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Alla Comunità Cristiana Evangelica Pentecostale ADI di Popoli (PE)

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Fratelli e sorelle, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.

Con questa mia lettera voglio comunicarvi la mia separazione dalla vostra comunità appartenente all’Ente Morale di Culto denominato “Assemblee di Dio in Italia” (ADI).

Con l’aiuto del Signore cercherò di spiegarvi il perché di questa mia decisione. Sono certo che alcuni di voi capiranno la mia situazione ma altri, purtroppo, non l’accetteranno. Con questo non voglio erigermi a giudice o inorgoglirmi, ma voglio cercare di dimostrare che tante cose insegnate nell’organizzazione ADI sono contrarie alla sana dottrina biblica.

Dio mi ha aperto il cuore circa due anni fa e mi ha fatto incontrare la vostra Comunità. Uscendo dalle tenebre della chiesa cattolica-romana, il Signore mi ha fatto vedere un raggio di luce che risplendeva nella nostra amata Valle Peligna: quella luce eravate voi fratelli e sorelle. I primi tempi che frequentavo le riunioni ero estasiato nel pregare, testimoniare, cantare inni di lode e ascoltare le predicazioni insieme a voi. Ma piano piano questa luce si è fatta sempre più debole. Frequentando le riunioni vedevo che la mia crescita spirituale, ad un certo punto non andava più avanti, si era arenata. Durante i culti, le predicazioni avevano quasi tutte lo stesso tenore e spesso ci si addormentava letteralmente (ad un certo punto ho pensato che “anestetizzare” spiritualmente i credenti sia intenzionalmente voluto). Con l’aiuto del Signore, leggendo, meditando e investigando le Sacre Scritture e, anche soprattutto con l’aiuto degli insegnamenti, esortazioni e confutazioni del fratello Giacinto Butindaro e del fratello Giuseppe Piredda (per coloro che ancora non conoscono questi fratelli, vi suggerisco ad andare su questi siti: www.lanuovavia.org,www.sentieriantichi.org e i blog da loro curati: http://giacintobutindaro.org/ ehttp://labuonastrada.wordpress.com/) sono venuto a conoscenza che tante cose insegnate dalle ADI sono contrarie alle Sacre Scritture.

Vi faccio presente, inoltre, che tutto questo scaturisce dalla mia ricerca della verità: quella biblica, naturalmente!!!

Badate bene, fratelli e sorelle, qui non si tratta di semplici errori umani commessi dai conduttori di chiesa durante la vita terrena (tutti possiamo sbagliare!!!), ma, cosa ancora più grave si tratta di “insegnamenti dottrinali” e perciò riconducibili, in questo caso, ad una errata interpretazione della Parola di Dio, o meglio ad una interpretazione “volutamente” errata, per scopi non propriamente “spirituali”.

La mia decisione definitiva è arrivata dopo l’ultimo incontro con il pastore, il quale, dopo avermi dichiarato che io e lui siamo su due piani di pensiero completamente diversi, mi ha vietato espressamente di partecipare alla Santa Cena e mi ha vietato anche di testimoniare, ma avrei comunque potuto continuare a frequentare il locale di culto (secondo me, facendo così qualche euro l’avrei continuato a mettere nel loro cestino delle offerte!!!).

Tra le altre cose, ciò che il pastore non ha gradito di più è il fatto che ho scoperto questi siti e tramite di essi sono venuto a conoscenza di molte verità che le ADI tengono nascoste (mi appello alla vostra intelligenza per scoprire il perché) e che i fratelli Giacinto e Giuseppe hanno ampiamente confutato con le Sacre Scritture e mai, dico mai, nessun appartenente alle varie organizzazioni (non solo ADI) è riuscito a contraddire tramite la Parola di Dio. Un detto recita: “la verità fa male” ed è proprio la verità che i dirigenti dell’organizzazione vogliono tenere celata ai credenti che ne fanno parte.

Un’altra cosa che il pastore mi ha detto è che lui non considera queste persone dei “fratelli”. E io rispondo: e chi dovrei considerare mio fratello? Chi mi nasconde la verità biblica proferendomi menzogne, oppure chi desidera la mia salvezza svelandomi la verità? Fate voi.

Evidentemente la verità di alcuni pastori ADI non risiede nella Sacra Bibbia la quale è Parola di Dio, bensì negli insegnamenti e precetti umani dettati nello Statuto ADI e nella dottrina umana dettata dai “gerarchi” dell’organizzazione.

Vorrei rivolgere ancora una domanda al pastore con le parole di Gesù scritte nell’Evangelo di Giovanni 18:23: «Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

Fratelli e sorelle, prima di affermare che alcune cose da me accennate in questa lettera siano importanti o meno per il credente, bisogna, come ho innanzi detto, vedere se sono bibliche o meno; poi bisognerebbe porsi questa domanda: ”Quale autorità ho io (o meglio: quale autorità hanno coloro che sono nella linea gerarchica dell’organizzazione ADI) per decretare se una cosa descritta nella Parola di Dio è importante, oppure non è importante e perciò si può fare a meno di osservare???”.

A mio avviso tutto ciò che è scritto nella Bibbia è importante, in quanto Dio ci parla per mezzo di Essa essendo compiutamente ispirata. Perciò vi dico che noi (creature) non possiamo contendere con la Parola di Dio (e quindi con il Creatore). Se un comandamento ci viene da Essa prescritto, vuol dire che deve essere osservato e che non si deve discutere poiché è stato ordinato da Dio, sia che ci piaccia sia che non ci piaccia, sia che secondo il nostro modo di vedere possa sembrare “importante” sia che possa sembrare “meno importante”. Bisogna, inoltre, saper scindere ciò che veniva imposto sotto la legge di Mosè e ciò che non lo è più sotto la Grazia.

Questa “organizzazione” sta sostituendo la Parola di Dio con gli usi e costumi del presente secolo. O meglio, sta facendo conformare la Bibbia a tutto ciò che è umano anziché uniformare i credenti agli insegnamenti del Signore.

Tengo, inoltre, a precisare che non sono critiche rivolte ai fratelli e sorelle (i quali spesso ignorano detti comandamenti descritti nella Bibbia poiché i “gerarchi” dell’organizzazione pilotano anche ciò che si deve leggere), ma sono cose che vengono insegnate, tollerate o comunque non proibite (nel caso di divieto) dai conduttori della comunità, che si discostano dal sano insegnamento della Parola di Dio.

Vorrei riportare alcune cose da me notate personalmente le quali vengono insegnate o comunque tollerate presso la comunità di Popoli, in aperto contrasto con la sana dottrina biblica:

1. si nega il proponimento dell’elezione di Dio;
2. si permette alle donne di pregare o profetizzare con il capo scoperto durante il culto;
3. viene insegnata o comunque diffusa nei confronti dei credenti la convinzione che vi sia l’obbligo del pagamento della decima sotto la Grazia, anche con l’utilizzo del giornalino mensile denominato “Tempi di ricostruzione” (a tal proposito si veda il numero di dicembre 2012);
4. si permette alle donne di insegnare (cd. “monitrici” alle scuole domenicali);
5. c’è una scarsissima presenza del pastore sia al culto domenicale che durante le preghiere (spesso le riunioni sono tenute da un suo sostituto);
6. il pastore ha molto a cuore (o ha avuto molto a cuore, dato che ora è ultimata) la ristrutturazione del locale di culto a Montesilvano (PE), chiamata anche “chiesa madre”, elemosinando denaro durante i saluti al termine del culto domenicale) anziché darsi pensiero del povero (es. raccolta fondi, vestiario, generi alimentari, ecc.);
7. il locale di culto viene definito “chiesa”, “casa di Dio” o “casa del Signore”;
8. il passaggio del cestino delle offerte non è biblico;
9. il battesimo viene definito “patto con Dio”;
10. durante la mia permanenza nella comunità non ho visto nessuna evangelizzazione nei confronti dei non credenti;
11. la maggior parte delle predicazioni durante il culto verte sull’amore di Dio, ma mai che Dio sia anche un Dio di castighi e vendette;
12. alla fine del culto, spesso, il pastore dice: “Ci vediamo la prossima volta, se il Signore non torna prima”.

Su tali argomenti vi esorto ad indagare le Sacre Scritture.

Riguardo al pastore che non pasce il gregge del Signore, riporto parte del capitolo 34 del Libro di Ezechiele, il cui contenuto è di sorprendente attualità: “La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta, dicendo: «Figlio d’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele; profetizza e di’ a quei pastori: Così dice il Signore, l’Eterno: Guai ai pastori d’Israele che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero invece pascere il gregge? Voi mangiate il grasso, vi vestite di lana, ammazzate le pecore grasse, ma non pascete il gregge. Non avete fortificato le pecore deboli, non avete curato la malata, non avete fasciato quella ferita, non avete riportato a casa la smarrita e non avete cercato la perduta, ma avete dominato su loro con forza e durezza. Così per mancanza di pastore esse si sono disperse, e sono diventate pasto di tutte le fiere della campagna e si sono disperse. Le mie pecore vanno errando per tutti i monti e su ogni alto colle; sì, le mie pecore sono state disperse su tutta la faccia del paese, e nessuno ne ha avuto cura ed è andato in cerca di loro,». Perciò, o pastori, ascoltate la parola dell’Eterno: «Com’è vero che io vivo», dice il Signore, l’Eterno, «poiché le mie pecore sono divenute una preda, le mie pecore sono andate in pasto a tutte le fiere della campagna, per mancanza di un pastore e perché i miei pastori non hanno avuto cura delle mie pecore, ma i pastori hanno pasciuto se stessi e non hanno pasciuto le mie pecore». Perciò, o pastori, ascoltate la parola dell’Eterno: Così dice il Signore, l’Eterno: «Ecco, io sono contro i pastori; chiederò loro conto delle mie pecore e li farò smettere dal pascere le pecore. I pastori non pasceranno più se stessi, perché strapperò le mie pecore dalla loro bocca e non saranno più il loro pasto»” (Ezechiele 34:1-10).

Il pastore mi ha detto che, se volevo ancora avere un incontro con lui, avremmo potuto vederci dalle sue parti (badate bene: non ha detto che sarebbe venuto lui a cercarmi!!!). Vorrei chiedervi: da quando in qua è la pecora perduta (ammesso e non concesso che sia io la pecora perduta!) che va in cerca del pastore? Da sempre è il pastore che va in cerca della pecora perduta e non il contrario.

Da uno scritto di C.H. Spurgeon:
L’apostolo Paolo ci offre il modello perfetto di un uomo sinceramente consacrato. Pastore vigilante, si preoccupava incessantemente del gregge affidato alle sue cure e non si limitava a predicare l’Evangelo, né pensava di aver fatto tutto il suo dovere annunziando la salvezza; ma i suoi occhi erano sempre aperti sulle Chiese che aveva fondato, seguendo con vivo interesse i loro progressi spirituali o il loro declino della fede.
Quando l’apostolo Paolo doveva allontanarsi in altre località a proclamare l’Evangelo, non cessava mai di vigilare sul benessere spirituale di questi brillanti gruppi di Cristiani della Grecia e dell’Asia minore. Egli aveva largamente seminato in mezzo alle tenebre del paganesimo e mentre accendeva nuove luci alla fiaccola della verità, non trascurava mai quelle già accese. Infatti, mentre era lontano dalla piccola Chiesa di Filippi, dà prova della sua sollecitudine per quel gruppo di credenti facendo loro giungere consigli ed avvertimenti. Così scriveva: «Io ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo che molti fra voi camminano da nemici della Croce di Cristo» (Filippesi 3:18).
L’apostolo Paolo era fedele e vigilante e quando vedeva il peccato nelle Chiese non esitava a denunciarlo apertamente a tu per tu ai peccatori. Non era un debole e non aveva timore di dichiarare la verità anche lui, fedele e saggio, non poteva sopportare che i credenti, di cui sentiva la responsabilità, si allontanassero dalla verità. Sì, egli era severo, energico ma anche quando la sua bocca pronunciava le più terribili minacce, il suo cuore batteva così forte di compassione e d’amore per le anime che le stesse persone alle quali s’indirizzava non potevano dubitare del suo grande affetto per loro.
Miei cari nel Signore, l’avvertimento solenne che Paolo indirizzava più volte ai Filippesi: «Io ve l’ho detto più volte e ve lo ripeto ancora piangendo», è bene che lo prendiate in seria considerazione anche voi, oggi. Questo avvertimento non è meno necessario che al tempo dell’apostolo perché nei nostri giorni, come a quei tempi, ve ne sono parecchi nelle Chiese e fuori, la cui condotta testimonia altamente che essi sono nemici della Croce di Cristo. Il male, anziché diminuire, guadagna terreno ogni giorno di più. Nel nostro secolo c’è un maggior numero di persone che fanno professione di pietà, come al tempo di Paolo e vi sono anche più ipocriti di allora. Le nostre Chiese, lo dico a loro vergogna, tollerano nel loro seno membri che non hanno alcun diritto di dirsi «Cristiani», ma che starebbero assai meglio piazzati in una sala di festini o in un luogo di dissipazione o di follia. Mai dovrebbero avvicinare le loro labbra al calice o mangiare il pane nella commemorazione della morte del nostro Signore Gesù: molti, troppi ve ne sono la cui condotta è in completo disaccordo con la santa Legge Divina.
Io mi propongo, fratelli miei, di ricercare con voi la causa della sofferenza straordinaria dell’apostolo, versante lacrime. Sappiamo bene che Paolo non era una sensibilità malata o pronto a commuoversi anzi, in nessuna parte della Scrittura si legge che pianse quando fu perseguitato, né quando con la verga gli fecero dei solchi sul dorso: non una lacrima, secondo l’espressione del Salmista, uscì dai suoi occhi. Gettato in prigione cantava invece di gemere. Ma seppure Paolo non pianse per le sofferenze alle quali egli si espose per l’amore di Cristo, piange scrivendo ai Filippesi.
La prima causa di tante lacrime fu per lo scatenarsi del peccato fra alcuni membri della Chiesa, la seconda per i dolorosi effetti della loro cattiva condotta (divisioni, risentimenti, ecc.) e infine per la sorte disastrosa a cui andavano incontro. Abbiamo detto dall’inizio che Paolo pianse a causa del peccato di alcuni formalisti che, pur facendo parte duna Chiesa Cristiana, non camminavano dritti dinanzi a Dio, né dinanzi agli uomini. Uno dei peccati più gravi che egli rimproverava loro è la sensualità. Vi era infatti nella Chiesa primitiva gente che dopo aver fatto professione di fede in Dio ed essersi seduta alla tavola del Signore, partecipava ai banchetti dei pagani e là si lasciava andare senza alcun ritegno agli eccessi del mangiare, del bere e alle voglie della carne. Si abbandonavano a tali piaceri che non soltanto perdono l’anima ma anche il loro corpo ne risentiva gli effetti disastrosi. Altri ancora, senza cadere tanto in basso per le loro concupiscenze, si preoccupavano assai più di figurare come «veri» Cristiani che esserlo realmente.
Ebbene, questo grave rimprovero dell’apostolo Paolo non è forse applicabile anche a noi oggi, come allora, per la Chiesa di Filippi?
Anche fra i membri delle nostre Chiese ve ne sono molti, purtroppo, che in apparenza sono a posto, ma in realtà sciupano tutto e dimenticano di servire fedelmente la causa del Salvatore, come sarebbe loro dovere di fare.
Si sono introdotte nelle nostre file falsi fratelli che strisciano come serpenti sotto l’erba e spesso si scoprono quando già hanno inflitto, una dolorosa ferita o un serio danno alla gloriosa causa del nostro Maestro.
Io rilevo tutto ciò con profonda tristezza ma anche con intima convinzione e, per esser certi di quanto ho detto, basta aprire gli occhi all’evidenza.
Non vi sono forse fra i credenti molti ambiziosi? Eppure il Signore ha dichiarato che colui che vuole essere innalzato deve abbassare se stesso. Una volta il Cristiano era un uomo semplice, modesto, si accontentava di quello che riceveva dalle Mani del Signore: ma nel nostro secolo non è più così. Fra i pretesi discepoli dell’umile Galileo, vi è chi aspira ad arrivare al massimo gradino dei valori umani e di cui l’unico pensiero è, non di glorificare Cristo ma di glorificare se stesso ad ogni costo. Ce ne sono molti di questi aventi apparenze di pietà ma che non sono meno mondani dei più mondani e che hanno dimenticato in che consiste il vero spirito cristiano. E’ anche vera la constatazione che vi sono alcuni molto avari, fra i credenti, e che invece di utilizzare una parte dei loro beni per aiutare l’opera nell’avanzamento del Regno di Cristo, non pensano che a tesorizzare il loro danaro.
Se, fra i membri più considerati dei nostri gruppi, fra quelli che occupano cariche ecclesiastiche importanti, vi si trovano quelli fortemente attaccati alle cose di questo mondo e che non possiedono assolutamente nulla della «vita nascosta in Cristo» senza la quale non esiste vera carità cristiana. Lasciatemelo dire: tutti questi grandi mali non sono i frutti di una vera fede, né quelli di una religione vivente!
Che Dio sia benedetto, poiché c’è anche il residuo degli eletti preservato da queste funeste tendenze ma la massa dei cristiani di nome che ha invaso le nostre Chiese ne è presa in maniera deplorevole. E’ tanto facile oggi farsi passare per figliuoli di Dio! Ma quanto a rinunzie, all’amore per Cristo, alla mortificazione della carne, si è poco esigenti. Lo so, io continuo a ripetere cose dure, pungenti, ma perché sono cose vere non posso tacere. Il mio sangue ribolle nelle vene quando incontro persone della cui condotta mi vergogno e che spavaldamente si dicono: «fratelli in Cristo».
Come si può essere di Cristo o in Cristo e vivere nel peccato? Io prego Dio di perdonarli per questo loro traviamento e che presto siano ricondotti a vivere in maniera degna della loro vocazione. Non c’è crimine più spaventoso dell’audace ipocrita che, mentendo a Dio e alla coscienza, dichiara solennemente che appartiene al Signore e che Cristo gli appartiene. Poi vive come quelli del mondo, secondo l’andazzo del presente secolo, commettendo le stesse ingiustizie, raggiungendo gli stessi scopi di quelli che non si sono mai interessati di appartenere a Cristo con tutta l’anima.
Ah, se nelle nostre assemblee quelli che dubitano essere preda di tali peccati si mettessero subito in ginocchio e con sofferenza e spasimo chiedessero a Dio di aiutarli ad uscire di nuovo dalla «perversa generazione». Quale benedizione per la loro anima! Trafiggere Cristo, tradirLo ancora facendo credere d’essere Suoi è un peccato così odioso che non dovrebbe più esistere.
La storia ci racconta che Cesare, moribondo sotto i colpi dei suoi nemici, non perdette il dominio di se stesso fin quando non vide il suo figliolo adottivo Bruto colpirlo a sua volta. Allora, gridò: «Anche tu, Bruto, figlio mio!» E coprendosi la testa col suo mantello pianse.
Fratelli miei, se Cristo comparisse in mezzo ad una assemblea, non direbbe la stessa cosa a parecchi di voi: «E tu, che dici d’essere mio figliuolo, un mio discepolo, mi colpisci ancora?» Guardate bene come vi comportate, che non si dica anche di voi che siete dei traditori.
Il soldato di Cristo che vuole combattere al Suo fianco, che vuole testimoniare e difendere la Sua Causa, deve camminare con Lui nelle Sue vie fedelmente, seguendo i Suoi ammaestramenti. In una parola, il vero discepolo non deve più cedere all’avversario, in nessun caso. Ricordate bene che tutti coloro che hanno il privilegio di chiamarsi «Cristiani», nel preciso significato di questa parola, se la loro condotta è di scandalo, fanno un male incalcolabile anche agli inconvertiti. I poveri peccatori che cominciano a volgere lo sguardo sulla Croce di Cristo, sono tenuti lontano da Lui se non si testimonia fedelmente con la vita oltre che con le Parole della Sacra Scrittura. Dovete dimostrare di appartenere a Cristo.
State bene in guardia, non disonorate la Causa del Cristo e cercate di nutrirvi tutti i giorni della Manna Celeste che dà la visione esatta di quello che siamo e di come dovremmo essere come fedeli discepoli di Cristo. Studiatevi di affermare la vostra vocazione la vostra elezione e non ritenete mai troppo alta l’opinione di voi stessi: guardatevi dalla presunzione! Quante anime considerate dalla Chiesa piene di carità cristiana non sono che spazzatura dinanzi al Santo dei Santi!
Che ciascun credente provi se stesso e ripeta in preghiera: «Mio Dio, scrutami e fa che nel mio cuore non vi sia più alcun male. Conducimi per mano sulla via che Tu mi hai tracciata e fa di me un sincero figliuolo di Dio, vivente in Cristo mio Salvatore». [1]

Passiamo ad un altro argomento: lo Statuto e Regolamento delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” (ADI).

Vorrei riportarvi prima due citazioni:’Stai attento’ – Un ladro non ti metterà mai in guardia dal suo amico ladro con cui si diletta a rapinare le persone, perché ambedue hanno in comune questo obbiettivo: vogliono derubarti. E così un falso ministro di Cristo non ti metterà mai in guardia dai suoi amici e compagni che sono anche loro falsi ministri di Cristo, perché hanno in comune un obbiettivo comune: ingannarti con le loro menzogne. Semmai il falso ministro ti metterà in guardia da chi mette in guardia dai falsi ministri (dicendoti frasi tipo: Non ascoltarlo, non ha amore, ce l’ha con tutti e tutto …’), affinché lui che è falso possa continuare tranquillamente a ingannarti. Stai dunque molto attento. [2]

Fratelli nel Signore, dovete sapere che noi vi stiamo mettendo in guardia dai lupi rapaci, dai falsi ministri, dagli eretici, dagli insensati e tanti altri personaggi dannosi per la vostra crescita spirituale. Voi, dal canto vostro, dovete metterli alla prova, dovete verificare se quello che noi vi diciamo corrisponde al vero oppure no. Non è intelligente rigettare degli ammonimenti fatti per il vostro bene senza che questi siano prima messi alla prova e verificati. Siate savi, dunque, cari nel Signore, siate avveduti e provate tutti gli spiriti per vedere se sono da Dio. [3]

Come oramai saprete, sono sceso nelle acque battesimali il giorno 2 aprile di quest’anno in una comunità Evangelica Pentecostale non appartenente ad alcuna denominazione. Questo in disaccordo con il pastore Michele Venditti allorquando io gli ho manifestato la mia intenzione di farmi battezzare insieme a mia figlia Sara, dal mio consuocero il quale è pastore presso quella comunità.
Desidero mettere in evidenza questo: quando ho chiesto di essere battezzato, non ho dovuto riempire moduli per domande; non ho frequentato corsi; non ho dovuto aspettare nessun termine di ristrutturazione di qualche locale di culto; sono stato battezzato appena c’è stata l’occasione di farlo; non ho dovuto aspettare il raggruppamento di altri credenti; il pastore ha indetto un culto per il battesimo in un giorno diverso dagli incontri ed esclusivamente per me e mia figlia e non sono stato iscritto in nessun registro di chiesa.

Voglio che le ADI sappiano questo: non mi interessa né voglio che il mio nome compaia nei loro registri “per fare numero” (dopo la mia conversione ho fatto cancellare il mio nome dal registro di battesimo della chiesa cattolica-romana da cui sono venuto fuori); mi basta che il mio nome sia stato scritto nel Libro della Vita fin dalla fondazione del mondo.

Sia il pastore che alcuni fratelli mi hanno detto che allontanandomi dal locale di culto mi sarei allontanato dal Signore. Ciò non è affatto vero; forse questo varrà per alcuni. Con l’aiuto del Signore leggo e investigo le Sacre Scritture, prego e, nonostante queste vicissitudini il Signore mi fortifica nella fede ogni giorno di più e non ho perso, anzi ho riacquistato lo zelo che avevo agli inizi della mia conversione.

Vorrei chiedere alla fratellanza: la comunità di Popoli viene chiamata “missione “ dalle ADI; sapete dirmi dove è scritto nelle Sacre Scritture che una comunità per chiamarsi “chiesa” ha bisogno di 30 (trenta) membri comunicanti? E dove è scritto nella Bibbia che esistono “membri aderenti” e “membri comunicanti”? E il “Consiglio Generale delle Chiese”? E i “Comitati di Zona”? E il “Presidente”, il “vice presidente”, il “segretario”, il “tesoriere”, i “consiglieri”, il “presidente emerito” e i “consiglieri onorari”? Da nessuna parte! Questo è scritto solo nello Statuto umano delle ADI. Se tutto ciò vi sembra biblico, come cercano di sostenere i dirigenti ADI, perché non vi citano anche il capitolo, il versetto ed il Libro della Scrittura dove sono riportate tali cose?

Voglio raccomandarvi la lettura del libro “Contro lo Statuto e il Regolamento delle ADI” scritto dal fratello Giacinto Butindaro, affinché, come indicato nel frontespizio, tutti coloro che sono rimasti incatenati dagli statuti e dalle regole umane delle ADI (e delle altre denominazioni evangeliche che hanno statuti e regole simili) possano recuperare la libertà spirituale perduta. [4]

Da uno scritto di Giacinto Butindaro:
‘Una delle cose che voi fratelli dovete fuggire è l’ignoranza circa le cose di Dio. Perché non è volontà di Dio che voi ignoriate la sua volontà. Alcune espressioni dell’apostolo Paolo vi faranno capire questo meglio:
– Ai Romani Paolo disse: “Perché, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un induramento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili” (Rom. 11:25). – Ai Corinzi egli disse: “Perché, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furon tutti sotto la nuvola, e tutti passarono attraverso il mare, e tutti furon battezzati, nella nuvola e nel mare, per esser di Mosè, e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e la roccia era Cristo. Ma della maggior parte di loro Iddio non si compiacque, poiché furono atterrati nel deserto” (1 Cor. 10:1-5); ed ancora: “Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza” (1 Cor. 12:1); e: “Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio” (1 Cor. 11:3). – Ai Tessalonicesi egli disse: “Or, fratelli, non vogliamo che siate in ignoranza circa quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza” (1 Tess. 4:13). – A Timoteo egli disse: “Io ti scrivo queste cose sperando di venir tosto da te; e, se mai tardo, affinché tu sappia come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa dell’Iddio vivente, colonna e base della verità” (1 Tim. 3:14-15).
Come potete vedere l’apostolo Paolo voleva che i santi conoscessero, e non che non conoscessero. Naturalmente egli voleva che i credenti conoscessero non solo quelle cose, ma anche tutte le altre che sono trascritte nelle sue epistole.
Ma non tutti oggi sono d’animo pari a Paolo perché ci sono molti in mezzo alle chiese che non vogliono che i credenti sappiano certe cose; sì, costoro vi faranno sapere che dovete dare la decima o l’8 per mille (cose che si preoccupano di fare sapere al più presto per ovvi motivi), che dovete andare al culto la domenica (cosa giusta e santa), o meglio come essi dicono alla casa di Dio (e così penserete che le quattro mura dove andate è la casa di Dio quando invece la casa di Dio siete voi stessi), che dovete sottostare allo statuto della denominazione (che naturalmente è un documento che si oppone alla Spirito Santo ma che voi forse ancora non sapete), che non dovete quindi avere rapporti con fratelli di altre chiese perché pericolosi (quando il pericolo lo correte voi dando retta a quei discorsi diabolici) ed altre cose; ma su tante cose del consiglio di Dio vi faranno stare nell’ignoranza o cercheranno di spaventarvi per tenervi lungi da certe esperienze da loro definite, con una punta di sarcasmo, ‘mistiche’.
E così non sentirete mai parlare di visioni o sogni, di rivelazioni; e quando ne sentirete parlare ne sentirete parlare in una maniera particolare da cui capirete o che non sono importanti oggi o che Dio non è interessato molto a darli oggi come nei tempi antichi o che proprio ha smesso di darli; o vi impauriranno citandovi sempre le false rivelazioni (che naturalmente esistono); dei miracoli e delle guarigioni della Bibbia ne sentirete parlare ma in molti casi saranno allegorizzati per cui capirete che oggi i miracoli e le guarigioni non sono poi così importanti. Del battesimo con lo Spirito Santo poi vi farete l’idea che si tratta di un’esperienza sì biblica, ma non sconvolgente come lo fu per i primi discepoli, per cui basterà che sentiate qualcuno che dice: ho parlato in lingue e vi farete l’idea che è stato battezzato con lo Spirito Santo, quando purtroppo quelle lingue sono il frutto della sua furbizia o della sua ignoranza e basta, perché egli privo di potenza era e privo di potenza è rimasto dopo queste cosiddette lingue.
E che dire della santificazione? Ne sentirete parlare certo, ma nella maniera in cui vogliono loro. ‘Niente regole’, essi dicono (ma intanto il loro statuto è pieno di regole umane); ed ancora ‘santi sì, ma bigotti no’ (volendo dire con questo che le ‘esagerazioni’ non sono ammesse) e tante altre cose. Cosicché vi farete un concetto della santificazione tutto particolare. Quale? Questo; che Dio guarda al cuore e non a come vi vestite e a tante altre ‘bazzecole’ (guardare la televisione, andare al mare, andare al cinema, andare a ballare, ai parchi di divertimento ecc.).
Per cui potrete continuare ad andare vestiti superbamente e indecentemente come facevate sotto la potestà di Satana, al mare ci continuerete ad andare magari con il vostro pastore cieco, e la televisione la continuerete a guardare come se niente fosse accaduto nella vostra vita, e tante altre cose che sarebbe troppo lungo trascrivere adesso.
Come farete allora a dire che le cose vecchie sono passate e sono diventate nuove? Non potrete, a meno che non vogliate ingannare voi stessi. Ma perché questi ‘pastori pentecostali’ hanno l’interesse a farvi sapere certe cose e a dirvele con franchezza, ma a non farvi sapere molte altre cose (ammesso che essi le sappiano)? Perché se uno non dà la decima la domenica si scatenano con i loro sermoni basati su Malachia accusando i credenti di derubare Dio, ma se una sorella va al culto con la minigonna o scollata o adornata con gioielli, o truccata, o attillata fanno finta di niente? Perché insistono così tanto sul dare soldi per l’opera di Dio, ma non insistono sul come si devono adornare le sorelle? perché se si tratta di dire che una certa chiesa non accetta la dottrina del battesimo con lo Spirito Santo lo proclamano con forza, ma non denunciano con forza i falsi battesimi con lo Spirito Santo nel loro mezzo ed anche le false interpretazioni delle lingue fatte passare per profezia ma che non sono altro che invenzioni?
Perché vi dicono con tanta chiarezza e con tanta forza che in un particolare locale di culto non ci dovete andare perché là non insegnano il pieno Vangelo, ma non vi dicono per nulla che al mare non ci dovete andare per non contaminarvi? E potrei proseguire, ma mi fermo qui.
La ragione è che loro queste cose non vogliono farle sapere perché hanno paura che coloro che sentono queste cose si scelgano un’altra comunità dove il pastore queste cose le ammette, e quindi che la ‘sua’ chiesa si sgonfi a motivo di ciò e perciò anche le offerte diminuiscano e il loro prestigio diminuisca nella denominazione perché chi più anime ha più grande è.
Ma per quanto mi concerne il mio desiderio è che voi queste e tante altre cose che vi vengono nascoste voi le sappiate affinché possiate crescere spiritualmente e consacrarvi a Dio, e farò di tutto con la grazia di Dio per ricordarvele ogni qual volta ne avrò l’occasione. Ma se questo è il mio impegno, il vostro deve essere rivolto nella stessa direzione, cioè voi dovete desiderare di conoscere ardentemente la verità su tutte le cose che concernono il consiglio di Dio e che ci è dato di conoscere. E perciò dovete investigare le Scritture ogni giorno, meditarle, divorarle, assimilarle, domandando a Dio luce su certe cose su cui voi non vedete ancora chiaramente.
Pregate, digiunate fratelli, astenetevi da ogni apparenza di male e vedrete che pian piano scoprirete quello che taluni vogliono tenervi nascosto o che non sanno o non vogliono sapere nella loro ignoranza. Vi scongiuro ogni qual volta vi sembra che c’è qualcosa che non va, a piegare le ginocchia davanti a Dio e a chiedergli sapienza e guida ed Egli vi esaudirà, egli non vi deluderà affatto.
Non vi fate spaventare da niente e nessuno perché io so che il diavolo si scatenerà contro di voi per cercare di dissuadervi da questa ricerca: vi accorgerete allora della spaventosa ignoranza in cui molti fratelli giacciono e prendono piacere a giacere, e come molti non cercano il bene del popolo di Dio ma solo il proprio interesse. E quando otterrete conoscenza su questo o quell’altra cosa fate partecipi della vostra scoperta anche gli altri affinché odano e serviate loro di testimonianza’. [5]

Dal sermone “Consider your ways”:
Onorate il vostro ministro come ambasciatore fedele di Cristo, ma non dimenticate mai che l’infallibilità non si trova nei ministri, ma solo nella Bibbia. Non costruite la vostra fede su qualsiasi ministro o su una serie di ministri… che nessuno diventi il vostro PAPA … Non accontentatevi di dire: “Ho speranza, perché lo ha detto il mio ministro” ed altre cose del genere; cercate di essere capaci di dire: “Ho speranza perché così lo trovo scritto nella Parola di Dio”. Lasciate che il vostro credo sia la Bibbia, nient’altro che la Bibbia; il vostro esempio sia Gesù Cristo, nessun altro, solo Lui. [6]

Dal sito www.protestantesimo.it:
‘Esiste in alcuni credenti, specie se pastori, la preoccupazione che ci possa essere una migrazione di propri membri di chiesa da quella comunità ad un’altra. La preoccupazione aumenta poi, quando ci sono chiese nascenti che, per qualche motivo propongono novità di Spirito e libertà in Cristo. In questi casi qualcuno ha azzardato l’idea che si possa trattare impropriamente di “abigeato”, cioè di furto di pecore.
E’ un pensiero “nuovo”? Assolutamente no. È un pensiero ricorrente, quando una comunità sta morendo e ne sta nascendo un’altra. È il pensiero di coloro che vivono una realtà già vissuta mille volte nella storia della chiesa: dalla chiesa cattolica alla chiesa luterana, dalla chiesa anglicana alla chiesa metodista, dalla chiesa metodista alla chiesa battista, dalla chiesa dei fratelli alla chiesa metodista, dalla chiesa battista alla chiesa pentecostale, dalla chiesa ADI alle chiese libere…
Lì per lì, parlare di “furto di credenti”, può lasciare sconcertati, perché ci si ritiene immuni da tali pensieri estranei all’Evangelo, ma io stesso mi ricordo che ragionavo così, quando stavo nelle ADI e osservavo dall’interno questo fenomeno di “travaso” di credenti da una chiesa ad un’altra.
Ringrazio quanto evidenziato ultimamente da un nostro iscritto il quale parlava addirittura di “concorrenza” sleale, quando esiste fra le chiese un rapporto stridente e di accuse reciproche…
La colpa è del comportamento talvolta intransigente di una chiesa? La chiesa che raccoglie gli esuli è forse migliore? Esiste un serbatoio di fedeli “scontenti”?
La verità sta altrove. Ogni movimento evangelico ha tre momenti: la sua nascita, la sua vita, il suo declino. Esaminiamone brevemente le caratteristiche principali.

NASCITA DI UN MOVIMENTO DI RISVEGLIO: L’ACCOGLIENZA
Quando un movimento nasce, la caratteristica principale è … l’APERTURA.
Un movimento “nuovo”, inizialmente non teme confronti, con gli altri movimenti. Anzi, ne è fiero, perché si propone come “alternativa” alla staticità delle religioni di “regime”, o alle denominazioni che si sono raffreddate, e sono diventate… “storiche”!
Gesù manda sempre nuovi “suoi discepoli” a proclamare la SUA offerta di salvezza, con la potenza dello Spirito Santo, mandato da Lui e agente in Nome SUO.
La gente si converte e il Signore conferma con segni e prodigi la Sua Parola. Tutti possono entrare e tutti sono invitati a convertirsi. Tutti sono i benvenuti e tutti sono amati. Ci si ama l’un l’altro, legati tutti dall’amore di Cristo e da un profondo amore per Cristo.
Chi vi fa parte, può essere già evangelico “nato di nuovo”, oppure può diventarlo, ma tutti sono sullo stesso piano, bisognosi di capire sempre di più la Parola di Dio e di metterla in pratica.
Nessuno considera i fedeli presenti come qualcosa che appartiene all’uomo, ma come “proprietà esclusiva” di Gesù, mediante la potenza dello Spirito Santo.
Il pastore si propone, non si impone.
Nessuno dice di avere PECORE SUE, perché, fino a prova biblica contraria, le pecore sono DEL SIGNORE e non del PASTORE!
E’ sempre ben tenuto presente il passo di Giovanni: “Pasci le MIE pecore…”
Ogni riunione è un dono di Dio, per la salvezza di quanti ascoltano ed accettano le predicazioni infuocate e toccanti di chi ha la passione per le anime perdute.

LA VITA DI UN MOVIMENTO: CONSOLIDAMENTO
Si cerca di consolidare il successo riscosso, cercando di sistemare le questioni transitorie, ed aleatorie, mediante accordi di stabilità e di prestigio o di privilegio.
Si costruiscono grandi locali. Si cercano nuove forme di bravura, nel canto e nella predicazione. Si impiantano grandi opere con grandi mezzi.
Si cerca di “normalizzare” gli incassi, mediante decime, piuttosto che offerte.
Si stabiliscono modi e tempi per tutte le attività, in modo da pianificarle.
Le predicazioni sono ancora “unte”, ma si cerca di fare meglio e bene nell’annunciare, dichiarare, affermare e sostenere la VERITA’
E’ meravigliosa la Parola di Dio ma è anche meravigliosa la Sua Presenza, in mezzo al suo popolo di santi.

IL TRAMONTO DI UN MOVIMENTO: CHIUSURA DELLE PORTE
La grandezza di un movimento permette l’entrata del mondo all’interno di esso. Non si riesce più a “vivere l’Evangelo”, perché si vuole che “il bue non abbia la museruola, anche se non trebbia”. Fuor di metafora, i pastori sono diventati “mestieranti” professionisti, che non hanno interesse a perdere tutto, pur di vedere Cristo vincente, ma sono disposti a vendere di nuovo Cristo per trenta denari.
Si amministra la comunità, spremendola in tutte le sue risorse economiche e spirituali, che non si ingrandiscono, ma che piano piano diminuiscono, senza però estinguersi mai, come il biblico lucignolo fumante. Le chiese sopravvivono al loro stesso risveglio, rimanendo simulacri di se stesse, come pittoreschi fenomeni culturali.
Si sopravvive e si guarda con sospetto o con “superbia storica” gli altri movimenti. E’ la mentalità egoistica del lavoratore della prima ora della famosa parabola.
I credenti diventano “fedeli”, e sono sempre i soliti: i nuovi sono rari e guardati con diffidenza o con spirito di superiorità.
La frase biblica “Chi non raccoglie, disperde”, diventa il loro “atto di accusa di Dio”.
Molte chiese hanno perso l’unzione e non se ne sono accorte o ne se ne accorgeranno mai, così come non se ne accorse Saul, quando Dio gli nominò un sostituto in Davide.
Non è previsto che Saul ceda spontaneamente “la corona” a Davide.
L’adattamento alle tradizioni diventa un motivo di orgoglio, piuttosto che un motivo di riflessione ed esse diventano un ostacolo alla crescita, piuttosto che un segno di ubbidienza alla Parola di Dio. Anche il popolo di Israele, finito schiavo in Babilonia non si accorse della rinascita di Gerusalemme in Canaan e … solo un resto di esso “uscì da Babilonia”.
Anzi, per non far scappare il “gregge”, si chiudono le porte. Chi è dentro, viene pressato a rimanere e chi è fuori, viene indicato come estraneo privo di sostegno divino.
E’ allora “normale”, che i pastori finiscano per credere e predicare di avere possesso o proprietà sulle pecore, al posto del solo servizio di pascolo: la predicazione alla libertà in Cristo ha ceduto il posto alla predicazione del “timor di Dio”.
La chiesa del “tramonto” mette sulle pecore il Suo marchio!
Ben profetizzò il profeta Geremia, quando Dio gli mostrò il destino atroce di una cintura divenuta inservibile (Geremia 13:1-13). “Poiché, come la cintura aderisce ai fianchi dell’uomo, così io avevo strettamente unita a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda, dice l’Eterno, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode, mia gloria; ma essi non hanno voluto dare ascolto” (Geremia 13:11), e la cintura è diventata inservibile.
Come la cintura è anche il sale che è divenuto insipido (Matteo 5:13).
Il movimento propone “suoi campioni del passato”, perché non ne ha di nuovi: se ci sono, sono osteggiati, annichiliti, disistimati, cacciati!
E’ inevitabile che il vino nuovo venga messo in otri nuovi!
Comincia allora il periodo di “confusione”, dove si assiste a tentativi di uscita dei fedeli, alla ricerca di “cibo solido” da mangiare altrove!
Molti parlano allora di “furto di pecore”, quando sono le stesse pecore a scegliere…
Nessuno ha mai affermato che le pecore debbano mangiare la terra e se c’è erba fresca in un campo, l’attrazione è inevitabile…
In fondo è importante che i cuori dei responsabili si induriscano, come si indurì il cuore del Faraone, al fine di consentire una… migliore uscita dall’Egitto!
L’ordine di Dio è sempre lo stesso in tutte le epoche: “uscite da essa o popol mio….!” (Apocalisse 18:4), altrimenti nessuno potrà servire il Signore per predicare l’Evangelo della salvezza.
Il Signore allora converte ancora… e il Signore li manda a pascolare dove Gli pare e piace, ma sicuramente al di fuori dei recinti dove il lupo ha imparato ormai a fare allevamento di pecore!
Gesù Cristo è buono e misericordioso e non spegnerà il lucignolo fumante, ma lo metterà nel fuoco consumante di altri movimenti e non spegnerà la canna rotta, perché la legherà ad altre fascine ben salde: nella Chiesa del Signore, quella vera, quella cioè fatta di tutti i “nati di nuovo” senza etichetta o denominazione alcuna, ogni pecorella avrà la difesa e la protezione del Suo Buon Pastore che non permetterà mai che “nessuno li rapirà dalla mia mano” (Giovanni 10:28)
Nessuno ruberà mai una pecora, perché Gesù non si è mai fatto rubare una pecora!
Nel tramonto di un movimento, molti parleranno male di coloro che ne escono, e altri soffriranno molto, prima di uscirne, ma è sicuro che la nuvola dello Spirito Santo si è spostata altrove e molti stenteranno a seguirla…
Come i puritani che scappavano dall’Inghilterra, a bordo del May Flower, così i moderni esuli dalle comunità morte andranno in cerca della Terra promessa, sapendo tutti che essa non si trova su questo mondo, ma solo nel nostro cuore o… al ritorno di Cristo.
Nel frattempo è “umano” che le chiese “chiudano le porte, come quegli innamorati che amano tanto una donna da ucciderla piuttosto che farla appartenere a qualcun altro uomo…
RIMEDI?
Con molto rammarico devo ricordare che troppo spesso ho ascoltato prediche di maledizioni al posto di benedizioni, prediche basate sull’Evangelo delle Denominazioni, piuttosto che basate sull’Evangelo della Grazia, educando alla sottomissione ai pastori, piuttosto che alla Libertà in Cristo…
Ogni rimedio, non biblico, è dettato da condizioni e considerazioni umane, carnali e deleterie: considerazioni sociologiche, come si dice adesso!
L’unico rimedio è rimettersi in marcia dietro la guida dello Spirito Santo, avendo l’onestà di rimettersi in discussione e di rinunciare al primato e al signoreggiamento sui confratelli e sulle consorelle.
In una chiesa, o comanda il Signore o si è fatto troppo spazio ai … “signori”!
Dare più spazio agli “Anziani” di chiesa e meno potere al pastore? E lo Spirito Santo è con gli anziani?
Disciplinare con amore? E lo Spirito Santo è lasciato libero di agire?
Evitare l’ecumenismo, e puntare al proselitismo? E lo Spirito Santo è libero di soffiare dove vuole?
Cominciare a vedere positivamente e senza timori, l’apertura di nuovi locali di culto ed agevolare quindi proprio tali iniziative? E lo Spirito Santo è assecondato nel suo mandato di portatore dell’Amore di Cristo, essendone il sostituto e vicario in terra? (Giovanni 14:16)’ [7]

Da uno scritto di Roberto Bracco:
‘Il cristianesimo, dalla sua nascita non si è mai spento, non è mai tramontato; anche quando la corruzione e l’immoralità si sono allargate nel mondo religioso, la presenza della chiesa, della vera chiesa, ha diffuso luce fra le tenebre del peccato.
La chiesa è stata presente vittoriosa, anche se perseguitata, in tutti quei movimenti di risveglio che come tanti anelli di una catena hanno attraversato i secoli. Rigenerazione, santificazione, vita carismatica sono state sempre le esperienze di un popolo che si è chiamato ed è stato veramente cristiano.
Purtroppo però non c’è stato uno solo di questi risvegli che abbia saputo o potuto resistere ad una crisi che ha trasformato in una “composta denominazione” quello che era libera manifestazione dello Spirito. Quasi sempre l’infausta trasformazione è stata aiutata dall’organizzazione, che nel regolamentare e comprimere la vita della chiesa ha fatalmente soffocato e spento il fuoco dello Spirito.
La storia parla per esprimere un appello e più chiaramente parla la parola di Dio che ci dice: “Esaminiamo le nostre vie, scrutiamole, e torniamo all’Eterno” (Eccl. 3:40).
Le righe che seguono non si propongono altro fine oltre quello di un ritorno al fuoco della Pentecoste che è amore, santità, libertà, affinché un movimento in crisi possa tornare ad essere “risveglio”. E mentre si propone questo fine vuole essere anche un esercizio del diritto di libertà ad esprimere un pensiero. Nella vita cristiana questo diritto deve essere riconosciuto ed esercitato in modo franco, sincero ed onesto.
Soltanto i governi oppressivi temono le analisi e le impediscono con la soppressione della libertà, ma nella chiesa cristiana questo fenomeno deve essere rifiutato e respinto, ed infatti in questo breve scritto viene ripetutamente citato il lavoro di un servo di Dio che ha saputo e potuto liberamente esprimere francamente le proprie considerazioni nel seno del movimento ove svolge il proprio ministero.
1.- LA SCRITTURA O LO STATUTO?
Un servitore di Dio, stimato ed amato, mi diceva, non molto tempo fa: – Se vogliamo salvare la nostra comunione spirituale e la nostra unità cristiana dobbiamo distruggere lo statuto”. Questa frase pronunciata con calma non aveva la più lieve sfumatura polemica o il più debole accento di furia distruttrice, era soltanto la sincera espressione di una riflessione prolungata e sofferta.
Non ho potuto fare a meno di riandare con la mia mente indietro nel tempo e ricordare l’affettuoso avvertimento di un altro servitore di Dio che in un convegno del 1950 sentendo parlare di organizzazione, statuti e regolamenti disse: Attenzione fratelli miei, perché tutte le strade conducono a Roma.
Infatti c’è una sola strada che non conduce all’autoritarismo, alla centralizzazione, al papato ed è la strada della Parola di Dio che è la strada della libertà cristiana.
Quando il risveglio pentecostale ha avuto il suo inizio, fra gli italiani negli Stati Uniti, ha trovato subito tutti concordi nel voler conservare gelosamente quella libertà che avevano trovato uscendo dalle diverse denominazioni protestanti o dalla chiesa di Roma.
Non possiamo meravigliarci di questo proposito, perché ogni “movimento di risveglio” è nato con questo programma, perché ogni movimento di risveglio è nato libero in Cristo. Potrei citare decine di testimonianze, ma mi limito a sceglierne due: una lontana di secoli, ed una vicinissima a noi.
Per la prima mi limito a citare le dichiarazioni di uno storico, che nello scrivere di un movimento “nato” evangelico e che poteva svilupparsi e vivere come quello ad esso contemporaneo di Valdo, e che invece fu purtroppo assorbito e strumentalizzato dalla curia romana dell’epoca e dalle epoche successive, così si esprimeva:
“Senza organizzazione, per evitare il pericolo di costringere lo Spirito entro aride formule, quei pazzi del Signore (come venivano chiamati) si ponevano umilmente al servizio altrui…
…presto la curia romana intervenne a moderare gli entusiasmi e ad irregimentare il moto entro schemi più precisi… Francesco cedette “con intima sofferenza” perché secondo lui il Vangelo doveva essere vissuto “sineglossa”, alla lettera…”.
Dopo la morte di Francesco e raccogliendo proprio una sua raccomandazione, ci furono molti che vollero tornare a vivere il risveglio originale: furono perseguitati ed uccisi, ma respirarono di nuovo l’aria pura della libertà anche se a prezzo di martirio.
Vengo alla testimonianza recente, quella ricordata da A. Biginelli nel libro “La chiesa e la sua autorità”. Ecco le parole dell’autore: All’inizio del loro “risveglio” i “fratelli”, provenienti dalle Chiese Anglicana, Presbiteriana, Metodista ecc., si radunavano insieme nel nome del Signore nel Quale avevano creduto, compivano le loro attività spirituali ed offrivano la loro adorazione avendo come unico centro la Persona di Cristo e risolvendo tutti i loro problemi sulla base dell’unica autorità valida:
Quella della Parola di Dio.
Il risveglio pentecostale ha realizzata la medesima esperienza: nato libero era fermamente deciso a rimanere libero e la prova più chiara l’abbiamo dal fatto che quando è stato obbligato a dare conto della propria identità si è dichiarato “congregazioni cristiane inorganizzate; inorganizzate cioè autonome, libere, ma unite dai vincoli della grazia di Dio nella comunione cristiana.
Per molti anni questa condizione è rimasta inalterata e coloro che potevano essere considerati i padri spirituali, gli apostoli del movimento, sono stati rispettati ed ascoltati e le loro appassionate esortazioni a conservare la libertà cristiana non sono cadute nel vuoto.
Fra tanti voglio ricordare il fratello L. Francescon che può essere considerato “primizia” del risveglio pentecostale fra gli italiani negli Stati Uniti; questo generoso servo di Dio si è coraggiosamente battuto per la libertà insidiata dall’organizzazione; egli aveva sintetizzato il suo messaggio, intorno a questo soggetto, affermando di aver ricevuta luce da Dio. Ecco le sue parole:
COSTITUZIONE DELLA CHIESA DI DIO
Gesù è il Capo della Chiesa. Lo Spirito Santo è la legge per guidarla in ogni verità. La sua organizzazione è la carità di Dio nei cuori dei membri che la compongono – “Legame della perfezione”.
Dove questi Tre non governano, è satana che governa in forma d’uomo per sedurre il popolo di Dio con la sapienza umana.
Questa luce l’ho ricevuta dal Signore l’anno 1910. L.F.
E’ onesto precisare che Francescon non si opponeva alla designazione di fratelli che avessero potuto curare l’amministrazione dei beni strumentali delle singole comunità, ma respingeva decisamente il concetto di una organizzazione investita di autorità spirituale e strutturata gerarchicamente. Comunque anche la “funzione puramente amministrativa” doveva rappresentare, secondo il pensiero di Francescon non un “servizio imposto”, ma un “servizio liberamente scelto” dalle comunità che ne avessero voluto usufruire.
In parole estremamente semplici, si può dire che questo servitore di Dio escludeva categoricamente la costituzione di un “corpo” di amministratori investiti di autorità sopra i propri fratelli. Francescon paventava il verificarsi di un fenomeno ricorrente e che purtroppo ha turbato o addirittura spento molti movimenti di risveglio.
Ritorno a questo proposito al già citato lavoro di Biginelli che affronta il problema delle chiese dei fratelli, un risveglio spirituale precedente a quello pentecostale; così l’autore denuncia questo male:
Si hanno, così, dei fratelli posti legalmente al vertice con la facoltà di comandare ed altri fratelli rimasti in basso che hanno solamente il dovere di ubbidire. Ma tutto questo è in aperto contrasto con i principi stabiliti dal Signore e che tutti ben conosciamo (Matt. 20:25; Marco 10:12; Luca 22:25; 2 Cor. 1:24: 1 Pietro 5:3).
Questo grave pericolo incombente e questa deviazione in atto, sono insiti in una costante sempre più evidente burocratizzazione legalistica di molte attività spirituali, che svilisce quando non distrugge, il carattere squisitamente carismatico del nostro servizio spirituale e della nostra vita di relazione con Dio e con i fratelli.
Il Biginelli denuncia lo statuto e le degenerazioni prodottesi nelle chiese per averlo accettato e così scrive:
Introdotto nelle Assemblee per imposizione di un governo dittatoriale, subito per timore umano o per debolezza e miopia spirituale e affermatosi, per la mancanza di un vigoroso insegnamento scritturale e per l’assenza di una decisa difesa delle verità dottrinali, il principio della gerarchia umana nella Chiesa è diventato evidente e si è fatto acutamente sentire dal Consiglio dell’Ente Morale sia per l’autorità che gli conferisce lo statuto, e sia perché il suo Presidente non è più considerato un fratello come tutti gli altri, ma bensì una autorità ecclesiastica per cui gli si deve particolare rispetto per la sua posizione, gli si deve riconoscere degli speciali diritti per la carica che ricopre talché, molte decisioni concernenti l’Opera nel suo insieme, per essere legalmente valide, dovrebbero avere il “nulla obstat” o il “placet” della sua autorità gerarchica conferitagli dallo Statuto.
Ma quello che si è verificato nelle chiese dei fratelli e in tanti altri movimenti di risveglio, purtroppo si è determinato anche nel movimento pentecostale. Dopo la seconda guerra mondiale, quasi a quarant’anni dalla nascita del movimento incominciano a manifestarsi chiari segni di insofferenza fra le chiese pentecostali italiane degli Stati Uniti.
Questo fenomeno nasce soprattutto dai confronti che da parte di molti vengono fatti oltre che con le chiese storiche, con le denominazioni protestanti, anche con diversi rami del movimento pentecostale indigeno che già si sono strutturati secondo vari schemi organizzativi.
Il ragionamento semplicistico dei sostenitori dell’organizzazione era questo:
Se tutte le denominazioni hanno un’organizzazione, se altri movimenti pentecostali hanno un’organizzazione perché non dovremmo averla anche noi? Il fr. L. Francescon s’impegna in una dura battaglia per tentare di ricordare a tutti che Dio ci ha liberato in Cristo e ci ha fatto uscire fuori dalle organizzazioni. Egli sostiene con forza il principio di una comunione fraterna priva di gerarchia istituzionale e quello non meno importante di una vita e di un servizio compiuti non sui binari di una regolamentazione legale, ma nella libertà e nella guida dello Spirito Santo.
I suoi avversari crescono di numero e di forza ed egli è costretto a ritirarsi dopo aver dato l’ultimo solenne avvertimento…
Purtroppo ho dovuto personalmente raccogliere la dichiarazione di uno di questi avversari, considerato fra i maggiori, che, trovandosi a Roma, mi disse testualmente:
Nel prossimo Convegno venga Francescon o S. Francesco, noi faremo quello che siamo intenzionati di fare cioè ci organizzeremo legalmente. (Sic) A quel convegno Francescon non andò; aveva detto l’ultima parola nel precedente convegno e aveva “sentito” che quella parola non era stata ricevuta e quindi egli non aveva più responsabilità nei confronti di fratelli che “non avevano avuto orecchio”, per ascoltare il suo consiglio.
Sono andato lontano nel tempo e nello spazio, ma voglio ora tornare a quel servitore di Dio che con profonda mestizia esprimeva il suo punto di vista intorno ad una crisi che invano si cerca di nascondere con programmi clamorosi o con adunate oceaniche. Crisi dell’amore, crisi della libertà, crisi della vera santità e quindi, di conseguenza crisi della comunione sincera, della collaborazione pura, della fede genuina e semplice, del servizio disinteressato.
Non voglio e non posso attribuire tutto questo all’esistenza di uno statuto, benché questo possa rappresentare un ostacolo alla ricerca e al rispetto della parola di Dio, ma non posso non fare osservare che sempre la storia ci dice che “crisi spirituale” ed “organizzazione” si presentano sempre assieme proprio quando un risveglio si avvia verso il suo tramonto, cioè verso la trasformazione in una denominazione da collocarsi silenziosamente nell’ambito delle tante già esistenti e che sono state prima altrettanti movimenti di risveglio.
Ma distruggere lo statuto vuol dire “scissione?” Il desiderio di quel servo di Dio, ricordato all’inizio di questo capitolo, era quello di provocare una divisione?
Assolutamente no, anzi distruggere lo statuto proprio per realizzare unità e comunione non mediante l’adesione ad una organizzazione, ma in virtù dei vincoli spirituali della grazia di Dio.
Prima dello statuto, prima dell’organizzazione, eravamo e vivevamo fratelli in semplicità e in purità perché Dio ci aveva fatto e ci ha fatto Suoi figliuoli e se oggi si alza una voce, questa vuole essere non sediziosa, ma sostenitrice di unità nella libertà e quindi unità non condizionata da etichette, da tesserini, da regolamenti, ma unità piena e libera nella gioia dello Spirito Santo.
2. – “DOVE CI TROVIAMO?”
I “Ricorsi storici” sono fenomeni che hanno spazio in ogni ambiente dinamico, cioè dove c’è il movimento, la vita e quindi non deve sorprenderci il fatto che i medesimi eventi, con sconcertante puntualità, si riproducono nel seno dei movimenti di risveglio che si susseguono lungo il corso della storia della chiesa.
Nel capitolo precedente ho ricordato due testimonianze, lontane fra loro di molti secoli, ma concordi nell’esprimere l’anelito di coloro che avevano ricevuto la conoscenza di quella verità che rende liberi; in questo voglio ricordare la mesta recriminazione di un servitore di Dio:
Siamo caduti molto in basso. Stiamo edificando sul terreno infido dell’organizzazione umana, sulla sabbia mobile di un legalismo giuridico che spesso è stato invocato per privarci della nostra LIBERTA’, del nostro DIRITTO, e della nostra RESPONSABILITA’ di esaminare, insieme ai nostri fratelli, i problemi comuni nello intento di risolverli sul fondamento dell’autorità assoluta della Parola di Dio (Luca 11:28).
Il tentativo di fare prevalere l’autorità legale dell’Ente Morale nelle responsabilità spirituali delle singole Assemblee, ci ha condotti, anche per la nostra colpevole acquiescenza od ignoranza delle verità, in un manifesto conflitto con l’autorità della Parola di Dio.
E’ sempre il Biginelli che nell’opera già ricordata si ferma ad analizzare la condizione di quelle tante comunità dei “fratelli” che nate libere ed autonome erano scivolate sul “terreno infido” dell’organizzazione fino alla centralizzazione e all’autoritarismo.
La trasformazione di un Ente Morale (nato soltanto come organo amministrativo di alcune proprietà immobiliari) in un “istituto” investito di potere e preposto al governo delle comunità e dei ministri in relazione alle attività spirituali, aveva deformato le caratteristiche del risveglio e ne aveva mortificato la libertà.
L’autore infatti nel ricordare il “principio” dell’autonomia delle chiese (e non della “chiesa”) dei fratelli lo difende alla luce della Parola di Dio.
L’autonomia della chiesa locale non è anarchia perché essa, pur non avendo un regolamento formato ed approvato dagli uomini, ha un codice unico e perfetto, valido per tutte le Chiese: la Parola di Dio! A questo codice tutti i credenti e tutte le Chiese devono inchinarsi ed “attenersi con fermo proponimento di cuore” (Atti 11:23).
Di fronte all’autonomia si erge, come un idolo, l’immagine delle istituzioni umane, sempre strutturate ed organizzate secondo principi gerarchici e regolamentazioni legali. I movimenti di risveglio, come il popolo d’Israele ai giorni di Samuele, finiscono sempre per cedere all’allettamento di un modello che si propone per essere imitato ed essi non si rendono conto, come scrive il Biginelli che:
Ma quando diverse chiese locali si eleggono un Comitato direttivo, una Tavola o un Sinodo, e di conseguenza, un moderatore, un presidente o un sovraintendente e cioè una persona o un gruppo di persone che riassumono e che rappresentano di fronte allo Stato, sia i loro beni materiali quanto le loro attività spirituali essi abdicano alla loro autonomia spirituale, o, con maggiore precisione, all’autorità del Signore nel loro seno.
E’ dunque chiaro che la Chiesa locale è indipendente ed autonoma da ogni autorità umana, perché tutte le Assemblee devono dipendere, essere sottomesse, ed ubbidire a Dio e alla Sua Parola.
L’autore non nasconde la propria amarezza perché è costretto a scrivere non di cose che possono avvenire, ma di cose che sono avvenute e che hanno rovinato l’esperienza spirituale di quelle comunità sorte in Italia nel secolo scorso e che hanno conosciuto un periodo fiorentissimo di vita cristiana e di servizio evangelistico.
Noi dobbiamo far tesoro delle riflessioni espresse dal Biginelli proprio perché apparteniamo ad un movimento di risveglio successivo a quello che spesso viene ricordato, particolarmente per alcuni fra i più attivi animatori: Guicciardini, Muller, Rossetti…
Dobbiamo temere il verificarsi di “eventi” che hanno posto in crisi coloro che ci hanno preceduti e compiere quanto è in nostro potere per scongiurarli o addirittura per capovolgerli, se già sono giunti a noi, come purtroppo è avvenuto.
Non è impossibile vincere la battaglia che deve essere combattuta per riacquistare la libertà, ma il combattimento deve essere affrontato con energia e senza perdere tempo ed infatti ancora una volta citando il Biginelli, possono essere ricordate le sue appassionate parole:
Se non ci liberiamo tempestivamente da questo lievito dell’autorità umana, che serpeggia nel seno delle Assemblee, si giungerà, attraverso l’inesorabile processo della lievitazione, ad un capo umano nelle Chiese di Cristo (dette Chiesa dei Fratelli) in contrasto con l’insegnamento della Parola di Dio.
L’autorità divina si è trasferita, dall’Iddio Santo e perfetto, all’uomo peccatore e manchevole; dalla Sacra Scrittura, tutta divinamente ispirata, alla fallace gerarchia della Chiesa e da questa, al capo che si trova al vertice della scala gerarchica.
Come s’introduce il “lievito” in un movimento di risveglio?
Ho ricordato quello che si è verificato nell’opera italiana degli Stati Uniti, ho anche accennato brevemente al sorgere del fenomeno in Italia, ma posso riprendere l’argomento per ricordare qualche particolare importante.
L’opera pentecostale in Italia è di poco posteriore a quella americana perché molto presto, coloro che avevano accettato la salvezza e realizzata l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo, si sentirono spinti a recare il messaggio ai loro paesi d’origine, alla loro nazione; ma anche l’opera italiana, come quella negli Stati Uniti, rimase completamente estranea ad un programma organizzativo; le chiese erano autonome anche se unite da sincera e calda comunione spirituale.
Il primo incontro fra conduttori di chiese fu realizzato venti anni dopo la nascita del movimento in Italia e cioè nel 1928; a questo che aveva avuto una partecipazione piuttosto scarsa, ne seguì un secondo nell’anno successivo.
Non si parlò di organizzazione, anzi il principio dell’autonomia appariva cosa tanto ovvia da non aver bisogno di una qualsiasi difesa. Voglio d’altronde ricordare che quell’incontro, o se preferiamo quel convegno del 1929 aveva, come guida spirituale, quel fratello L. Francescon del quale già ho ricordato i principi di uguaglianza e di libertà.
Dopo quello del 1929 un successivo incontro, a carattere nazionale, fu realizzato nel 1945 in Sicilia; c’era stato un incontro anche l’anno precedente, ma erano mancati i fratelli del continente in conseguenza degli eventi bellici ancora presenti nel nostro paese.
In quel convegno del 1944 si parlò di organizzazione “amministrativa”, di coordinazione di programmi, di comitati provinciali o zonali e si abbozzò anche qualche iniziativa in queste direzioni, ma senza dare quel carattere o quel significato autoritario e accentratore proprio dell’organizzazione.
Comunque, nel convegno successivo anche queste iniziative furono in notevole parte contestate dagli stessi che l’avevano promosse l’anno precedente e che in pratica le avevano trovate non corrispondenti a quei principi di libertà cristiana ancora difesi nel movimento.
Ma nel convegno del 1945 che poteva essere considerato nazionale, per la prima volta fu posto all’ordine del giorno il problema dell’organizzazione; la proposta veniva da quella che era allora l’unica chiesa di Palermo, ma a questa proposta la reazione immediata fu tanto massiccia da indurre i proponenti a ritirarla senza che fosse messa in discussione.
I fratelli giunti dal continente furono fra i primi e fra i più decisi ad opporsi al progetto e a convegno concluso i più soddisfatti di aver contribuito con la loro partecipazione a scongiurare il “pericolo”.
Di fronte a questo fatto, appare almeno strano che soltanto alla distanza di un anno e cioè nel convegno tenutosi a Roma nel 1946 la proposta venga presentata di nuovo e non più da coloro che erano stati costretti a ritirarla, ma proprio da coloro che l’avevano respinta.
E se si tiene presente che quel Convegno fu presieduto dal fr. N. D. Gregorio, diacono di quella chiesa di Chicago guidata dal fr. L. Francescon, oppositore dichiarato dell’organizzazione, la cosa sembra tanto strana da apparire addirittura paradossale.
Tutto però può essere spiegato alla luce di due elementi; il movimento italiano aveva avuto, nel periodo fra i due convegni, contatti con fratellanze estere già organizzate e queste avevano esplicitamente consigliato di organizzarsi per poter affrontare, con il peso dell’organizzazione il problema della libertà religiosa.
Il secondo elemento può essere indicato nell’arrivo proprio durante il convegno del 1946 del fr. H. Ness, di Seattle che all’epoca era esponente non secondario delle Ass. of God degli Stati Uniti. Questo fratello, pastore di una grande comunità e direttore di una Scuola biblica fondata da lui stesso, era non soltanto assertore convinto dell’organizzazione, ma anche generoso e disinteressato consigliere per costituirla.
Il paradosso fu proprio accentuato dalla contemporanea presenza in quel convegno degli esponenti dell’inorganizzazione e dell’organizzazione e cioè dei fratelli Di Nicola e Ness; purtroppo la presenza e la parola del secondo prevalse su quella del primo e l’organizzazione incominciò la sua marcia.
E’ giusto ricordare, come dirò più chiaramente in seguito, che allora non c’era altro proposito all’infuori di quello di ottenere libertà di culto e si pensava che questo fine si sarebbe raggiunto meglio e più presto presentando alle autorità un corpo coordinato oltre che collegato in tutte le sue parti. Comunque la cosa si è messa in movimento ed è andata avanti per la sua strada…verso Roma.
Non ho voluto fare la storia o proporre la cronistoria dell’organizzazione dalla sua nascita; sarebbe stato necessario fornire particolari e forse dare interpretazioni. Mi sono limitato a ricordare alcune circostanze fondamentali che hanno dato l’avvio ad un fenomeno del quale non si erano certamente previste le conseguenze.
3. – “IL PARADOSSO SI ALLARGA”
L’organizzazione in movimento: giunge la richiesta concessione di affiliazione con l’organizzatissima Ass. of God degli Stati Uniti e con questa l’inizio di una pratica di riconoscimento. Un inizio forse malato d’ingenuità; sembrava che tutto potesse essere eseguito con estrema semplicità, assolvendo ad alcuni atti “puramente formali” e al solo fine di ottenere libertà per esercitare il servizio del Signore. Anche la compilazione di uno “statuto” appariva come una cosa affatto impegnativa ed infatti la stesura di questo fu affidata ad un fratello designato in sede di convegno.
Ma già dai primi contatti con il Ministero apparve chiaro che la pratica implicava impegni e responsabilità maggiori di quelli del nostro preventivo semplicistico. La pratica doveva essere affidata ad un legale e doveva essere questo a compilare uno statuto.
Non fu difficile trovare il legale perché indicato e consigliato dallo stesso funzionario del Ministero, ma fu anche facile constatare che questo legale per avviare la pratica doveva servirsi della stazione di partenza e dei binari delle organizzazioni già esistenti, cioè quelle delle denominazioni protestanti. Quindi lo “statuto” preparato dal legale s’ispirava e ricopiava in parte gli statuti delle diverse denominazioni dalle quali molti credenti pentecostali erano usciti.
Incominciava così quel processo che molti anni prima si era prodotto nella chiesa dei fratelli e che ha fatto scrivere ad A. Biginelli le amare parole che qui ricordo:
Ci troviamo di fronte ad un totale rovesciamento, e cioè di fronte all’organizzazione gerarchica ed all’autorità ecclesiastica, proprie della denominazione e che “i Fratelli”, nel loro risveglio, avevano abbandonate e combattute costituendo delle Assemblee libere da ogni vincolo umano perché fossero solamente vincolate al Signore ed alla Sua Parola.
Tale principio, inseritosi nello Statuto dell’Ente Morale in circostanze eccezionali e, certamente, anche per mancanza di fedeltà e di discernimento spirituale, oltre a non avere nessun fondamento nella Parola di Dio, priva i credenti della completa libertà dello Spirito e limita la loro dipendenza da Dio e dalla Sua Parola. Infatti, i credenti del Risveglio “dei Fratelli” nazionale od internazionale, come le altre Chiese dalle quali erano usciti per liberarsi dall’autorità umana e perché appunto credevano ed insegnavano che la vera Chiesa, la Chiesa di Cristo, è là OVUNQUE (Matt. 18:20) i nati di nuovo si radunano insieme nel Suo nome per pregare, per rompere il pane e bere il calice in rammemorazione di Lui, per adorarLo in Ispirito e verità e per esercitare il ministerio dei doni spirituali nell’attesa del Suo ritorno, nella piena libertà dello Spirito.
Ma la mancanza di “discernimento spirituale” di cui fa cenno Biginelli, sembra essere purtroppo una caratteristica sempre presente in un movimento di risveglio che inizia la parabola discendente.
Bisogna ricordare però che sarebbe stato necessario individuare non grosse, ma “piccole volpi”, e non in riferimento a persone, che forse all’epoca erano ancora tutte in buona fede, ma in riferimento ad elementi e circostanze. Infatti allora non si parlava di avere un “presidente” che avesse autorità anche spirituale sopra le chiese o sopra i fedeli o di avere “organismi” che potessero avere il potere e la pretesa di comandare, meno ancora si parlava di avere un “regolamento” totalmente estraneo o addirittura in conflitto con gli insegnamenti della Scrittura. Anzi le più convinte e calde assicurazioni venivano dati agli esitanti ( e forse ai pochi ancora pienamente illuminati): “Saremo sempre fratelli” “Uniti dall’amore e perfettamente uguali”, “La Bibbia sarà sempre lo Statuto delle chiese”, “Vivremo sempre nella libertà dello Spirito”. Assicurazioni e promesse che sono state sbriciolate dal tempo e soffocate dagli eventi.
Ma in quei giorni quasi tutti credevano a queste assicurazioni e coloro che le esprimevano e coloro che le ricevevano; in fondo si trattava semplicemente di formalizzare una domanda per avere “libertà di culto” cioè per neutralizzare, finalmente, quelle misure e quelle circolari che avevano scatenata la persecuzione all’epoca del regime fascista e che avevano ostacolato tanto l’attività edificativa, quanto quella evangelistica delle chiese. Non si pensava e non si parlava di “Ente Morale”, ma soltanto di ottenere quanto esplicitamente accordato dalla costituzione e che probabilmente avremmo avuto senza far domande.
Non c’erano ancora beni immobili da tutelare o istituzioni da proteggere, ma c’era un grande e forse esagerato desiderio di essere legalmente liberi (spiritualmente il cristiano è libero anche nella persecuzione) di svolgere tutta l’attività cultuale e ministeriale.
La semplicità, o l’ignoranza, erano ancora tanto determinanti da far accettare ad “occhi chiusi” lo statuto compilato dal legale. A coloro che ne chiedevano la lettura ed eventualmente la discussione fu data assicurazione che si trattava di un “documento” necessario soltanto per corredare la domanda, ma non “impegnativo” per noi che avevamo uno statuto superiore: la Parola di Dio.
Molti anni dopo invece quello statuto è stato letto, esaminato, discusso ed approvato, ma questo è avvenuto quando ormai l’organizzazione aveva assunto il controllo del movimento, delle chiese e condizionato anche il modo di “pensare” dei ministri.
Quanto sarebbero state opportune le parole di Biginelli in quel lontano passato:
La vera comunione fraterna e l’unità dello Spirito, consistono e si mantengono nell’accettazione, da parte di tutti i credenti, della “sola Scrittura” e della sua autorità tanto nella nostra vita personale quanto nella vita collettiva delle singole chiese. La comunione fraterna e l’unità dello Spirito sono turbate, quando subentra, nei rapporti spirituali, sostituendosi a quella divina, l’autorità umana.
La “sola Scrittura” l’affermazione solenne che ha dato un fondamento alla riforma, dovrebbe rimanere il principio irrinunciabile di ogni movimento di risveglio. Purtroppo sembra difficile resistere alla tentazione di imitare i modelli proposti dal “presente secolo” e come gli israeliti lottarono per avere un “re”, un re come lo avevano altre nazioni, così i movimenti nati liberi e guidati da Dio, arrivano a volere ed accettare forme di governo che finiscono per escludere la signoria di Dio; torno ancora una volta a quanto scriveva Biginelli:
Dal momento in cui la nostra autorità è Dio e la Sua Parola, noi dipendiamo unicamente da Lui e se desideriamo esercitare il nostro servizio del ministero nell’opera del Signore nella piena libertà e nella guida dello Spirito, non possiamo e non dobbiamo accettare altre signorie e né sottometterci ad altre autorità. (Eccl. 8:9).
Non si deve tollerare, nella vita e nel servizio delle chiese locali, l’intromissione di altra autorità che non sia quella delle Sacre Scritture e del Signore Gesù Cristo, perché tale intrusione sacrificherebbe sul Moloc dell’autorità umana, la gloriosa libertà dello Spirito di operare con pienezza nelle membra del corpo di Cristo.
Rifiuto dell’organizzazione e dell’autorità gerarchica non vuol dire rifiuto dell’ordine e del ministero. Un servo di Dio ha detto che la chiesa non è un’organizzazione, ma un organismo e noi tutti sappiamo che quando un organismo è sano presenta il più perfetto quadro di ordine e di armonia; lo Spirito Santo coordina, unisce, muove tutto e tutti ed anche quelle circostanze di carattere locale, nazionale, internazionale, che sono considerate di “emergenza” possono essere perfettamente affrontate e cristianamente vissute nella guida e nella potenza di Dio.
Non è vero che siano necessari comitati permanenti ed istituzioni legalizzate; nella chiesa apostolica sorgevano problemi assistenziali, disciplinari, dottrinali, sociali e tutti trovavano una perfetta soluzione mediante le risorse dello Spirito Santo. Atti 6:3, 11:29-30, 13:3-4, 15:2, 1 Cor. 16:1-4; 2 Cor. 8:4.
Il ministero è e deve essere onorato tanto nella comunità locale, quanto nell’esercizio della comunione e della collaborazione, ma quando ci riferiamo al ministero dobbiamo riferirci ad una qualifica data da Dio e non ad un titolo ottenuto mediante un suffragio che non raramente è il risultato di una votazione elettorale abilmente manovrata. Quando aggiungiamo titoli e qualifiche a quelle definizioni carismatiche date dalla Scrittura, noi oltrepassiamo il limite entro il quale siamo chiamati a vivere la nostra esperienza cristiana e possiamo soltanto contribuire all’affermazione e all’esaltazione della personalità umana.
Anche su questo elemento si può raccogliere una triste considerazione di Biginelli che anzi si limita a parlare degli “anziani” la cui qualifica è scritturalmente esatta, ma che purtroppo in una struttura organizzativa anche queste qualifiche possono andare incontro alle più perverse degenerazioni:
In sostanza, la stima, il rispetto e l’ubbidienza non sono dovuti alla carica di anziano (alla quale molti fratelli ci tengono e sovente la usurpano), ma alle qualità spirituali che egli possiede (così rare oggi) e che dimostra nell’esercizio fedele e zelante delle sue funzioni nella Chiesa.
E’ evidente che una funzione esercitata senza le qualità richieste dalla Parola di Dio è un’intrusione illecita e dannosa, un’irrisione alla verità ed un impedimento alla edificazione del corpo di Cristo e perciò non può e non deve essere riconosciuta e tanto meno accolta.
Di queste degenerazioni forse la peggiore è rappresentata dall’autoritarismo, ed il Biginelli lo denuncia alla luce di un passo della Scrittura:
Di questo tipo di anziani, Diotrefe, ne è l’esempio più noto. Infatti, nella terza epistola di Giovanni vv. 9-10 leggiamo che egli “procacciava il primato”, mentre il Signore Gesù aveva detto: “Voi tutti siete fratelli” (Matt. 23:28) e, più tardi, Pietro avrebbe scritto: “…non come signoreggiando quelli che vi sono toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge” ( 1 Piet. 5:3). Poi, “non riceveva i fratelli”, agendo proprio all’opposto di quanto scriveva Paolo:
“Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo ma non per discutere opinioni” (Rom. 14:14). E finalmente “cianciava di male parole…impediva coloro che volevano riceverli e li cacciava fuori dalla Chiesa”.
Il “paradosso si allarga”; da quello iniziale costituito dall’incontro in uno stesso convegno dei rappresentanti di due opposte tendenze, sono arrivato a parlare delle conclusioni infauste che si sono avute mentre si continuava e si continua a dire: “Siamo tutti liberi”. “Siamo tutti uguali”. “Fra noi non esistono gerarchie”.
Credo che sia superfluo ricostruire minuziosamente la storia di quel che si è verificato; oltretutto si corre il rischio di dimenticare qualche particolare o di dare interpretazioni personali a qualche dettaglio anche importante. La sola cosa che si deve dire è questa: – Il movimento pentecostale, da uno stato di libertà realizzato nell’autonomia delle chiese, è giunto ad una condizione di legalismo condizionante ad opera della propria organizzazione.
Naturalmente non tutti si accorgono di questo stato di cose e non perché manchi conoscenza o discernimento, ma perché non tutti sono impegnati in attività che possono essere in conflitto con le regolamentazioni o le norme statutarie, o perché non tutti rappresentano un ostacolo vero o immaginario del “potere”.
Se mi è permesso un esempio posso ricordare che anche sotto i regimi totalitari e dittatoriali non tutti si accorgono delle limitazioni imposte alla libertà perché ci sono un numero notevole di persone che possono agevolmente vivere la loro vita entro i confini anche ristretti delle leggi e questo perché la loro vita non ha esigenze superiori a quelle dello spazio che viene loro concesso.
Nessuna meraviglia quindi se s’incontrano individui che non comprendono perché si alza la voce per denunciare l’oppressione, e se l’oppressione è sconfitta, nessuna meraviglia se si incontrano coloro che vengono definiti “nostalgici”. Noi vogliamo e dobbiamo avere una sola nostalgia: quella per le cose sante; per la libertà, per la verità, per la semplicità già in parte compromesse.
Torniamo alla Pentecoste dell’Alto Solaio, delle camerette segrete, della vera separazione dal mondo, dal vero, puro amore fraterno realizzato e vissuto nell’uguaglianza. Torniamo ad un servizio attivo, disinteressato, privo di pretese accademiche e di artificiosità scolastiche, ma ricco di calore e di esperienze; si, torniamo a Dio e così distruggeremo ogni pernicioso paradosso presente in mezzo al popolo di Dio.
4. – UNA VITTORIA
Forse proprio l’opera di Biginelli ripetutamente ricordata ha contribuito a far conseguire una vittoria, diciamo pure una liberazione alle chiese dei fratelli. Finalmente lo statuto che sanzionava il centralismo, che limitava la libertà, è stato annullato.
In data 14 maggio 1980 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno (Rognoni) ha approvato il nuovo Statuto. Quindi non uno statuto semplicemente modificato, ma un “nuovo statuto” che ha un carattere esclusivamente amministrativo.
Per avere un’idea del radicale cambiamento posso fare degli esempi; nel nuovo statuto non esistono più articoli come questi:
Art. 3:
a) L’Ente Morale è l’organo giuridico responsabile di tutte le comunità e che le rappresenta anche nelle loro attività spirituali.
Art. 16:
b) L’Ente Morale nomina i ministri di culto ed è responsabile delle loro attività.
Il nuovo Statuto quindi limita l’attività dell’Ente alla gestione dei beni immobili, senza escludere però che le chiese stesse possano avere il possesso diretto di questi beni. L’Ente Morale diviene quindi praticamente un “servizio amministrativo” quale tutti possono “liberamente” godere senza essere però condizionati nell’esercizio della vita comunitaria, e senza neanche essere obbligati ad accettarne il servizio amministrativo. Qualcuno potrà dire che la vittoria sarebbe stata completa se si fosse addirittura sciolto l’Ente e ripudiato definitivamente lo statuto, ogni statuto, ma dobbiamo sinceramente ammettere che quando la nostra libertà cristiana ed il rispetto completo della Parola di Dio non subiscono attentati, possiamo anche tollerare (farne a meno forse sarebbe meglio) quelle costituzioni suggerite dagli ordinamenti giuridici del paese.
Spesso quando si affronta l’argomento delle leggi si pensa a Paolo e si parla di Paolo cioè del “cittadino romano” che in varie circostanze si è appellato alla “legge”. Frequentemente però il riferimento all’apostolo è se non proprio strumentale, almeno equivoco; Paolo non ha mai cercato di introdurre un metodo legalista nella vita cristiana o nelle chiese. Non dobbiamo poi creare confusione non distinguendo fra l’osservanza di quelle leggi che c’impegnano esclusivamente nella nostra vita sociale e quelle leggi che ci vincolano direttamente alla parola di Dio. Infatti io sono convinto che se Paolo avesse dovuto scrivere oggi quello che ieri scrisse ai credenti della Galazia, avrebbe usato parole diverse, forse parole come queste:
V.
1) Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della servitù!
2) Ecco io vi dichiaro che se vi fate sottomettere ad uno statuto o ad un regolamento, Cristo non vi gioverà nulla.
3) E da capo protesto ad ogni uomo che accetta uno Statuto o un Regolamento che egli è obbligato ad osservare questi.
4) Voi che volete essere allineati mediante il Regolamento e lo Statuto, avete rinunciato a Cristo, siete lontani dalla Sua Parola.
VI.
12) Tutti coloro che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono ad accettare lo Statuto e il Regolamento e ciò al solo fine di non essere perseguitati per la croce di Cristo.
13) Poiché neppure quelli stessi che vi propongono lo Statuto osservano gli articoli di esso; ma vogliono che accettiate lo Statuto per potersi gloriare del numero.
No! non vuole essere un audace rifacimento del testo paolino, ma piuttosto una rispettosa interpretazione del suo pensiero applicato ad una situazione reale. D’altronde quel capitolo 5 dell’epistola ai Galati al quale mi riferisco è estremamente chiaro ed anzi ci dice che se non è lecito ad un cristiano cercare giustizia e giustificazione nella Legge (con la lettera maiuscola) quanto meno deve sentirsi impegnato a cercarla in un Regolamento alienante dalla libertà e addirittura dalla dipendenza da Dio.
Paolo non è schiavo degli uomini, è schiavo di Gesù Cristo anzi un volontario di Gesù Cristo e nello stesso modo che rivendica il diritto ad esercitare il ministero senza limitazioni (1 Cor. 9:1-6), così rivendica quello di liberamente soffrire con gioia per il nome di Gesù Cristo. Atti 21:13.
Egli non accetta, non può accettare tutori o procuratori, meno ancora è disposto a vendere l’acquistata libertà ad un “nuovo sinedrio”; è stato redento e quindi strappato dal sinedrio di Gerusalemme e non vuole conoscerne un altro anche se questo potrebbe presentarsi con il più allettante dei nomi e la più suggestiva delle forme.
Le lettere dell’apostolo non trascurano mai il tema della libertà, egli lo sviluppa in tutte le articolazioni: libertà dal peccato, dalle tradizioni, dalla paura, dall’errore e con grande enfasi: libertà dal legalismo il che vuol dire libertà dall’organizzazione, dalle gerarchie, dai regolamenti.
Mai l’apostolo avrebbe accettato uno statuto da aggiungersi all’Evangelo di Gesù Cristo; egli lo avrebbe visto come un altro Vangelo, quindi come un tentativo di coprire ed oscurare la Parola di Dio. Nell’esprimersi così non mi riferisco alla parola scritta, ma alla parola di Dio interamente ricevuta e interamente custodita dalla chiesa apostolica (Atti 2:42).
Paolo è l’espressione sana del pensiero e del sentimento della chiesa che vive nella libertà dello Spirito. Ogni movimento di risveglio infatti è nato libero, privo di ogni forma organizzativa, ed anzi animato dal proposito di non voler imitare le associazioni e le istituzioni umane sempre strutturate gerarchicamente e statutariamente.
Quindi se parliamo di Paolo dobbiamo saperlo “vedere” ed “ascoltare” perché da lui ci viene un solo messaggio; quello che ci esorta a conservare e riacquistare la libertà.
Biginelli scriveva: Siamo caduti molto in basso…; la sua parola si è unita a quella di altri che hanno detto la medesima cosa; quel suono si è dilatato, è diventato tuono e finalmente il tuono, terremoto che ha fatto crollare le strutture di un autoritarismo centralizzato che mortificava le chiese e questa è stata una vittoria che sinceramente guardiamo ed auspichiamo come inizio di un nuovo risveglio. Ma alle parole del Biginelli: “siamo caduti in basso…”; domandiamoci: e noi, dove ci troviamo?
Tergiamo il pianto sterile e soffochiamo le recriminazioni inutili, ma alziamo alta la voce per dire anche a coloro che si mettono al riparo delle loro posizioni e dei loro titoli altisonanti:
Torniamo all’Eterno!
Non riconosciamo i vostri titoli e non ci sottomettiamo alle vostre pretese autoritarie: vogliamo essere liberi; liberi di onorare Dio e fare non la nostra, non la VOSTRA, ma la Sua volontà.
I suffragi che avete ricevuti non annullano il fatto che avete preteso assumere un ruolo che non vi è stato conferito da Dio e che è totalmente estraneo all’insegnamento della Scrittura. Perciò rifiutiamo le vostre direttive, perché vogliamo seguire soltanto quelle di Dio. Vogliamo esaltare la comunione, incrementare la collaborazione, onorare il ministero, ma solo e sempre nell’esercizio della libertà cristiana e, soprattutto nella realizzazione di quel puro amore fraterno che ci ha fatto figliuoli di Dio e quindi uguali per vivere sotto la suprema Autorità di Dio nella guida dello Spirito Santo! Amen!
Quando saremo capaci di alzare la voce ed esprimere queste decisioni; soprattutto quando saremo capaci di attuare questi principi, con quel coraggio che deve venirci dalla consapevolezza di essere liberi figliuoli di Dio, potremo anche noi affermare che una battaglia è stata vinta per il bene del popolo cristiano e, soprattutto, alla gloria di Dio.
LA CHIESA
E’ stato osservato che quando il Nuovo Testamento parla di chiesa si riferisce quasi sempre (cioè 100 volte su 110) alla chiesa “locale” che può essere anche una piccola chiesa (Mt. 18:20) e che può raccogliersi forse in una casa. (Rom. 16:5). E’ stato anche detto che la Scrittura parla di ogni singola comunità locale come del “Corpo di Cristo” in quel luogo e per quell’epoca. Non dobbiamo quindi avere il concetto che la comunità di una città rappresenti l’occhio e quella di un’altra città l’orecchio… e così di seguito, anzi dobbiamo credere che ogni comunità rappresenta dove si trova, il corpo di Cristo. (1 Cor. 12:27).
Ogni chiesa locale, quindi è autonoma ed anche se ha comunione e rapporti di collaborazione con altre comunità, riconosce un solo “capo” e questo capo è Cristo.
Nessun “corpo” può avere pretese di superiorità sopra gli altri e nessuna “autorità” ha il diritto di esercitare “potere” sopra le comunità. Cristo è il capo di ogni comunità ed Egli guida ed edifica mediante l’opera del ministero, per la luce della Parola, per la guida dello Spirito. Se vogliamo tracciare un rapido schema scritturale della chiesa, possiamo articolarlo come segue:
1) La chiesa cristiana di ogni secolo e di ogni luogo ha un solo capo: Gesù Cristo. Ef. 5:23.
2) La “chiesa” è costituita dai “primogeniti scritti nei cieli” e dai “giusti resi perfetti”. Ebrei 12:22-23.
3) Ed è perfezionata ed edificata mediante l’opera del ministero assolto dagli operai suscitati e dati da Cristo. Efesi 4:11.
4) La chiesa di ogni luogo e di ogni epoca è stata chiamata ad essere la luce del mondo e ad evangelizzare i popoli nella potenza dello Spirito Santo. Mt. 5:14 – Atti 1:8.
5) La chiesa è costituita nella sua struttura terrena dalle chiese locali. Apoc. 1:4.
6) Ogni chiesa locale ha Cristo, quale capo supremo. Apoc. 2:1.
7) In ogni chiesa c’è perfetta uguaglianza fra tutti i membri che la compongono. Mt. 23:8.
8) Ogni chiesa viene perfezionata ed edificata a mezzo del servizio suscitato da Dio ed esercitato in umiltà. Matt. 20:26.
9) Ogni chiesa è assolutamente autonoma e libera di amministrarsi in relazione alla propria vita ed esperienza. Atti 14:26.
10) Le “chiese” hanno un rapporto ugualitario di comunione mediante i vincoli dell’amore ed i rapporti spirituali di libera collaborazione sul piano di una vera e profonda identità dottrinale e morale. Col. 4:16.
11) Le chiese non sono sottoposte a nessun potere centrale e non accettano strutture gerarchiche che volessero sovrapporsi alla propria autonomia e libertà. Atti 11:1-3.
12) Ogni chiesa è libera di:
a) Programmare la propria attività. Atti 13:1-3.
b) Avere le proprie missioni e le proprie pubblicazioni Fil. 4:15.
c) Sovvenzionare i propri operai cristiani Gal. 6:6.
d) Partecipare liberamente a programmi collettivi 1 Cor. 16:1.
e) Accettare ministri ed avere rapporti di comunione e collaborazione con altre chiese, prescindendo da considerazioni denominazionali od organizzative, ma non da quelle dottrinali e morali Col. 4:16 – Mc. 9:38-39.
f) Possedere i propri locali 1 Cor. 16:19 – Col. 4:15.
g) Riconoscere i propri ministri, anziani e diaconi e conservare il governo della comunità secondo i principi stabiliti dalla Parola di Dio ed in rapporto ad esigenze locali 1Tess. 5:12 – Fil. 1:1.
13) Ogni chiesa nel rifiutare “organi”, “titoli” e “qualifiche” estranei all’insegnamento della dottrina cristiana non fa altro che riaffermare la validità dei “ministeri” conferiti da Dio e quindi la “disponibilità” ad accettare liberamente l’offerta di collaborazione edificativa che può essere data e ricevuta. Rom. 1:11-12.
14) Ogni chiesa deve sentirsi impegnata per difendere quella libertà cristiana che deriva dalla verità. Gal. 5:1.’ [8]

Inoltre, fratelli e sorelle, dovete sapere che ADI Media Servizio Pubblicazioni delle Assemblee di Dio in Italia, ha manipolato “Il nuovo commentario biblico illustrato” di Merril F. Unger, i libri “Solo per Grazia” e “Meditazioni del Mattino e della Sera” di C.H. Spurgeon, “Le dottrine della Bibbia” di Myer Pearlman. Vi esorto ad informarvi, ne scoprirete delle belle. Per questo state attenti anche a ciò che acquistate da loro. Quale comunione potremmo avere con costoro? Quale comunione v’è fra la luce e le tenebre? Nessuna.

Qualcuno ha detto: “Tenere la gente nell’ignoranza e nella confusione è un buon trucco per poter governare meglio”.

Se sei servo del Signore Gesù Cristo, non puoi esserlo di altri.

Ponetevi, inoltre questa domanda: se i conduttori di chiesa durante le loro predicazioni sono guidati dallo Spirito Santo come asseriscono, come mai hanno bisogno dei fogliettini nascosti nelle loro Bibbie dietro il pulpito? Provate a toglierglieli prima del sermone e vedrete cosa succede…!!!

Fratelli e sorelle non vi lasciate sedurre da vani ragionamenti. Per interpretare le Sacre Scritture non c’è bisogno di frequentare una scuola biblica di qualsivoglia denominazione. Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo. Non mi risulta che gli Apostoli abbiano mai frequentato una scuola biblica con annesso un esame finale seguito da un attestato di frequenza rilasciato da una di queste scuole (da incorniciare ed appendere come un quadro a casa), e che senza uno di questi attestati non abbiano potuto svolgere il ministero assegnato loro da Dio.
“Or costoro erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica e ricevettero la parola con tutta prontezza, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se queste cose stavano così”. Atti 17:11.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno noi credenti è scritto nella Parola di Dio. Essa ci deve guidare in ogni momento della nostra vita terrena.
Abbiamo una cura a tutto questo? Certamente sì: informiamoci, condividiamo il sapere, scambiamoci le informazioni e leggete, leggete, anzi con la maiuscola LEGGETE e investigate le Sacre Scritture, non in maniera assonnata e distratta ma meditando; discutete e confrontatevi, non fermatevi, progredite, studiate, ponetevi delle domande.
Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere.
Gli scritti che vi ho riportati sono molto più eloquenti delle mie parole. Come avrete capito, essi riescono a spiegare le cose molto meglio di chiunque altro senza sofismi, giri di parole e filosofie, ma il tutto insaporito con un unico condimento: la Parola di Dio.
Sono stato additato dal pastore come uno avente “doppiezza d’animo”. Tutto questo per essere assetato di verità e cercare di divulgarla! Sì, la verità che avrebbero dovuto insegnarmi i conduttori di chiesa e che invece mi è stata negata cercando di far cadere anche me nella trappola ADI ed essere soggiogato ai loro statuti e regolamenti umani. Ma ringrazio il Signore che mi ha spalancato gli occhi facendomi vedere questo abisso appena in tempo per non caderci dentro.
Capite adesso il perché di tanta avversione nei miei confronti?

Alcuni fratelli e sorelle mi hanno detto che, nonostante tutto potrei frequentare comunque il locale di culto durante le riunioni. Certo, potrei farlo, ma con quali vincoli? Partecipare al culto non potendo testimoniare, non potendo prendere parte alla Santa Cena, essere messo in un angolo a mo’ di “scolaretto disubbidiente”, vi garantisco che non è il massimo per un credente; sarei “utile” solo per poter dare le offerte per l’opera del Signore (a proposito, avete mai chiesto al pastore quale sarebbe questa “opera”?). E poi continuare a ricevere insegnamenti che anziché essere presi dalla Parola di Dio, vengono dettati dalla struttura piramidale delle ADI? No, grazie.

Di tutto questo da me esposto, lascio a Voi giudicare da persone intelligenti: “Non giudicate secondo l’apparenza, ma fate un giusto giudizio” Giovanni 7:24. Non vi lasciate ingannare da chi vi dice di non giudicare; costoro dicono ciò solo perché non vogliono che qualcuno gli metta il “bastone fra le ruote” in modo che possano continuare a fare quello che più gli aggrada.
“Chi dice la verità proclama ciò che è giusto, ma il falso testimone proferisce inganno”. Proverbi 12:17.
Voi dite: “se il pastore ci insegna cose sbagliate se la vedrà con il Signore”; mentre io vi chiedo: “e voi che date retta a falsi insegnamenti con chi ve la vedrete?”. Sapete voi che nei confronti di Dio chi riceve un insegnamento biblico errato è colpevole quanto chi lo insegna? Investigate le Sacre Scritture e lo scoprirete.

State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù. Ecco, io, Paolo, vi dico che se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. E daccapo attesto ad ogni uomo che si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta la legge. Voi, che cercate di essere giustificati mediante la legge, vi siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. Noi infatti in Spirito, per fede, aspettiamo la speranza della giustizia, poiché in Cristo Gesù né la circoncisione né l’incirconcisione hanno alcun valore, ma la fede che opera mediante l’amore. Voi correvate bene; chi vi ha ostacolato impedendovi di ubbidire alla verità? Questa persuasione non viene da colui che vi chiama. Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta. Io sono fiducioso per voi nel Signore, che non penserete diversamente; ma colui che vi turba ne porterà la pena, chiunque egli sia. Ora quanto a me, fratelli, se io predico ancora la circoncisione, perché sono perseguitato? Allora lo scandalo della croce sarebbe abolito. Oh, fossero pur recisi coloro che vi turbano! Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà; soltanto non usate questa libertà per dare un’occasione alla carne, ma servite gli uni gli altri per mezzo dell’amore. Tutta la legge infatti si adempie in questa unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». Galati 5:1-14.

Vi ho citato solo alcuni versetti di questa bellissima epistola scritta dall’Apostolo Paolo, ma in realtà essa merita di essere letta, studiata e meditata tutta.

Dobbiamo essere grati a Dio per aver ottenuto la libertà in Cristo. Conserviamo questa libertà (badate bene: non è “dissolutezza”). Non permettiamo a nessuno di toglierci questa libertà così preziosa. “Voi siete stati comprati a prezzo, non diventate schiavi degli uomini”. 1Corinzi 7:23.

Potrei tornare a frequentare le riunioni nella vostra comunità allorquando si tornerà ad insegnare la “sana dottrina” rifiutando tutti quegli insegnamenti anti-biblici che vigono tutt’ora nelle ADI e nelle altre denominazioni simili.

Fratelli e sorelle, cercate di prendere anche in considerazione l’uscita da questa organizzazione per tornare a riunirci nelle case o altrove come ai tempi della persecuzione. Il Signore provvederà ai nostri bisogni. Confidiamo solo in Lui e Lui ci ricompenserà.

Ricordate: se volete vivere una vita spirituale “libera”, interamente consacrata al Signore, dovete essere “schiavi” solo di Cristo e perciò vivere una vita non assoggettata ad alcuna regola denominazionale umana, e solo conoscendo la verità si può divenire realmente liberi: “se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Giovanni 8:31-32.

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi.

Pasquale Ferrini

27 agosto 2013

pas.ferr65@gmail.com
pasquale.ferrini@hotmail.it
cell. 3346589311

Tutte le mie citazioni bibliche sono tratte dalla versione Nuova Diodati.

Allego, inoltre, alcuni scritti:
– 
“Non è giusto sotto la Grazia imporre il pagamento della decima ai Santi” (Giacinto Butindaro);
– “La decima” (Enrico G. Sheppard);
– 
“Contro lo statuto e il regolamento delle ADI”- cap. 3 Confutazione (Giacinto Butindaro);
– 
“Alcuni motivi per cui riteniamo che le ADI siano costruite sulla sabbia” (Giuseppe Piredda);
– 
“Confutazione della dottrina insegnata dalle ADI: «Il destino se lo crea l’uomo»” (Giacinto Butindaro);
– 
“Giudicare” (Giacinto Butindaro);
– 
“Lettera aperta ad un fratello che frequenta una comunità delle Assemblee di Dio in Italia” (Giuseppe Piredda).

_______________________

Note:
1 Charles H. Spurgeon (predicatore battista riformato britannico, 1834 – 1892)
2 Giacinto Butindaro (
http://giacintobutindaro.org/2013/06/22/stai-attento/)
3 Giuseppe Piredda (
http://labuonastrada.wordpress.com/2013/06/25/stai-attento-fratello-stai-attento/)
4 Scaricabile, inoltre, in forma integrale e gratuitamente da:
http://www.lanuovavia.org/confutazioni-statuto-regolamento-adi.html
5 Giacinto Butindaro “L’ignoranza delle cose di Dio”
6 John C. Ryle (dal suo sermone “Consider your ways”)
http://www.protestantesimo.it/risveglio.htm
8 Roberto Bracco 
“La verità vi farà liberi”

 

 

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