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Una banda di affaristi si è insinuata fra noi

Giovanni ha scritto: “Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme. E trovò nel tempio quelli che vendevano buoi, e pecore e colombi, e i cambiamonete seduti. E fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio, pecore e buoi; e sparpagliò il danaro dei cambiamonete, e rovesciò le tavole; e a quelli che vendevano i colombi, disse: Portate via di qui queste cose; non fate della casa del Padre mio una casa di mercato. E i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo della tua casa mi consuma” (Giov. 2:13-17; Sal. 69:9).

Fratelli, “tutto quello che fu scritto per l’addietro, fu scritto per nostro ammaestramento” (Rom. 15:4), quindi, pure questo episodio verificatosi durante il ministerio di Gesù, è stato scritto per insegnarci qualcosa. È impossibile che Dio abbia voluto che esso fosse trascritto senza una ragione perchè la Scrittura dice che “Dio ha fatto ogni cosa per uno scopo” (Prov. 16:4). Ora, Dio ha voluto che fosse conservato il ricordo di questo episodio nel corso dei secoli nel seno della sua casa. Ma che ammaestramento traiamo dalla lettura di queste parole? Questo: che durante la vita terrena di Gesù vi erano coloro che avevano mutato la casa di Dio in una casa di mercato e che il Figlio di Dio, mosso dallo zelo per la casa di Dio, la purificò, perchè non sopportò la vista di quel commercio che veniva fatto nella casa di Dio che era adibita al culto del Signore. Ci dovrebbe fare riflettere una cosa attorno a questo episodio, e cioè che quei commercianti non si misero a svolgere il loro commercio nelle prossimità del tempio che era in Gerusalemme o in un luogo adatto al mercato; no, ma proprio dentro il tempio, e così facendo profanarono quel santo luogo che era santificato da Colui che l’abitava.

Ora, nel tempio si dovevano recare i sacerdoti leviti per compiervi gli atti del culto prescritti dalla legge. Ma nel tempio si recavano pure i Giudei, i quali, secondo la legge, dovevano offrire a Dio dei sacrifici, e tra gli animali che dovevano essere sacrificati vi erano i buoi, le pecore e i colombi e Gesù trovò nel tempio proprio quelli che li vendevano. È sufficiente andare in un mercato di animali per rendersi conto di quanta confusione e sporcizia e di quanto fetore vi siano in esso; pensate dunque alla confusione e all’immondizia che c’erano nel tempio! I buoi, le pecore e i colombi che venivano venduti nel tempio erano necessari ai Giudei, i quali li compravano per offrirli poi a Dio; Gesù sapeva tutto questo, ma che fece? Rimase indifferente dinnanzi a quella compravendita che si svolgeva nella casa del Padre suo? Fece forse finta di non vedere e di non sentire nulla? No, ma fece una sferza di cordicelle e cacciò fuori del tempio i buoi e le pecore, rovesciò con le sue mani le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori dei colombi, e “non permetteva che alcuno portasse oggetti attraverso il tempio” (Mar. 11:16). Oltre a ciò, Gesù in quel tempio pronunciò delle parole dure infatti disse nel suo insegnamento: “Non è egli scritto: La mia casa sarà chiamata casa d’orazione per tutte le genti? ma voi ne avete fatta una spelonca di ladroni” (Mar. 11:17; Is. 56:7; Ger. 7:10); ecco come chiamò Gesù quelli che si erano messi a fare commercio nel tempio, ‘dei ladroni’. I venditori di quegli animali avrebbero potuto dire: ‘Ma noi non siamo dei ladri, ma degli onesti commercianti, che ci siamo messi qua nel tempio per vendere ai nostri fratelli, ad un prezzo giusto, le cose di cui hanno bisogno!’, ed ancora: ‘Ma anche noi serviamo il Signore in questa maniera; perchè dunque chiamarci ladroni?’. Io non so se quelle persone proferirono quelle parole; una cosa so: Gesù li chiamò ladroni, e disse che la casa di Dio era stata mutata in una spelonca di ladroni. Quindi, quella casa che era stata mutata in una casa di mercato era nello stesso tempo una spelonca di ladroni; lo so, Gesù usò delle parole dure, ma Egli sapeva bene quello che diceva; Egli non diceva una cosa per un’altra. Gesù nei suoi insegnamenti ha detto che “il ladro non viene se non per rubare e ammazzare e distruggere” (Giov. 10:10), e questo lo ha confermato dicendo che sulla terra “i ladri sconficcano e rubano” (Matt. 6:19). Noi sappiamo quindi che il ladro ha un fine malvagio e non un fine buono (questo ce lo insegnò Gesù, anche quando nella parabola del buon samaritano disse che “un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’imbattè in ladroni i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto” [Luca 10:30]); ma sappiamo pure che egli non si presenta solo con il viso coperto da un passamontagna e con un’arma in mano, ma talvolta anche a viso scoperto, con un volto lucente, vestito elegantemente e con dei prodotti da venderti. Chi fa il ladro escogita ogni sorta di macchinazione e fa uso di qualsiasi pretesto per derubare il suo prossimo.

Oggi, in seno alla casa di Dio, di uomini senza scrupoli, che fanno professione di conoscere Dio e di credere in Dio, ma in realtà sono dei ladroni, non ne mancano. Ti si presentano sorridenti, cordiali, vestiti elegantemente, ma nel loro cuore macchinano di estorcerti il danaro. E come? Offrendoti i loro prodotti costosi e belli a vedersi con gli occhi; e non potrebbe essere altrimenti, perchè essi devono suscitare in te la brama di comprarli. Ma non lo vedete che molti locali di culto sono diventati dei mercati? Ma non lo vedete che molte riunioni di evangelizzazione sono state trasformate in dei veri mercati, dove chi cerca il suo proprio interesse si presenta con la sua bancarella personalizzata? Gratuitamente puoi solo guardare quello che vendono, perchè essi non ti regalano nulla, e se qualcosa è offerta in omaggio è offerta a condizione che tu compri qualcosa da loro, o perchè vogliono adescarti e farti diventare loro cliente. Si deve riconoscere che molti speculatori hanno piantato le loro tende in mezzo al campo di Dio, e questo lo vede pure la gente del mondo. Per i quali, poi, noi credenti dobbiamo essere un esempio; ma purtroppo, nel nostro mezzo molti di quelli che un giorno hanno creduto, invece di essere un esempio a quelli del mondo non sono altro che una loro ‘fotocopia’. La differenza che c’è tra gli stands e le bancarelle che ci sono in molti locali di culto, sotto le tende di evangelizzazione, negli auditori presi in affitto per evangelizzare, e gli stands e le bancarelle che i cattolici romani istallano nei luoghi dove si riuniscono loro e nei luoghi dove vanno a fare i loro pellegrinaggi (quali Lourdes, Fatima, Assisi), sta nel fatto che quello che si vende nel nostro mezzo non è contaminato dalla tradizione cattolica romana che annulla la Parola di Dio; ma per il resto, il commercio è il medesimo e le tecniche usate nella vendita sono le stesse, infatti anche nel nostro mezzo la pubblicità è molto diffusa, anche tra di noi ci sono gli esperti di ‘Marketing’, anche nel nostro mezzo ‘compri tre, paghi due’; anche nel nostro mezzo si vedono rispettate scrupolosamente le regole che impone un vero commercio. Commercio, sì, questa è la parola che descrive perfettamente quello che avviene nel nostro mezzo.

Ma vediamo ora di descrivere un pò più da vicino questo commercio che ha preso piede in mezzo ai fedeli. Considerando la maggiore parte dei libri messi in vendita ci si accorge che le loro copertine sono affascinanti, voglio dire che sono delle copertine che non hanno nulla da invidiare alle copertine dei libri della gente del mondo, infatti vi sono dei libri che hanno delle fotografie stampate sul loro fronte che sono molto suggestive, tanto che appena si scorgono si vanno ad imprimere nella mente di chi le guarda. D’altronde voi sapete bene che nel commercio su ogni prodotto, chi lo fabbrica, ci mette una foto o un disegno particolare e questo per fare venire il desiderio di comprarlo in chi lo vede. Per chi mette in commercio un prodotto è di suprema importanza dargli una ‘facciata’ che sia la più presentabile, seducente ed unica possibile perchè sa che il successo commerciale del prodotto dipenderà pure dal simbolo, dalla foto o dal disegno che vi si metterà addosso. Parlate con i pubblicisti che studiano del continuo come attrarre le persone ad un prodotto e vi daranno i loro suggerimenti per vendere di più un libro, tra cui appunto il come deve essere una copertina. Ma per colpire, il libro deve pure avere un titolo suggestivo, ed ecco allora che gli autori si inventano dei titoli particolari per fare venire in chi lo legge la brama di acquistarlo. Ci sono dei libri cristiani che hanno dei titoli veramente unici e veramente seducenti; anche da questo si capisce che dietro di essi si nasconde l’astuzia. E che dire poi della pubblicità che viene fatta dei libri? Anche essa è molto diffusa tra di noi e non può essere altrimenti, perchè ogni prodotto commerciale ha bisogno di essere pubblicizzato per essere venduto e fatto conoscere al pubblico. Alla fine di ogni libro vi è la pubblicità di altri libri fatta con o senza fotografie. La maniera in cui vengono presentati i libri cristiani assomiglia molto alla maniera in cui vengono pubblicizzati i libri di politica, di filosofia e i romanzi d’amore.

Ma vale la pena poi comprare questi libri dai titoli e dalle copertine suggestive? Debbo dirvi che in molti casi no, perchè non sono di edificazione all’anima assetata di giustizia. Ma il fatto è che molti libri cristiani che sono venduti non si attengono neppure alla sana dottrina in molti punti. Molti libri sul matrimonio per esempio parlano a favore dell’impedire il concepimento; parlano anche a favore del matrimonio con persone divorziate; in essi vi sono scritte anche delle cose intime che riguardano la coppia di cui non si deve parlare ma di cui certi autori prendono piacere a parlare perchè sanno che quasi tutti desiderano sentire parlare di queste cose. Alcuni di essi, se si tolgono i versetti delle Scritture, sono uguali a quelli che scrivono gli scrittori del mondo sullo stesso soggetto; altri ancora incoraggiano i giovani fidanzati a darsi all’impurità! Ci sono pure i libri che incoraggiano gli uomini ad avere l’animo alle cose alte e le donne ad adornarsi di gioielli d’oro ed a vestirsi sfarzosamente; insomma quei libri scritti da quei dottori che non sopportano la sana dottrina, che vanno dietro le loro voglie e hanno distolto le orecchie dalla verità. Se poi si va ai libri sulla venuta del Signore e sulla fine del mondo e sull’anticristo allora ci si accorge che ognuno ha le sue peculiari opinioni su quello o su quell’altro evento (tempi e modi in cui avverrà) e che ognuno da le sue particolari interpretazioni ai versetti che parlano di questi argomenti; il tempo verrebbe meno se mi mettessi a dire quanti speculano su questi argomenti e come costoro si sono arricchiti con le loro speculazioni. Ma d’altronde ai commercianti di questi libri poco importa del contenuto dei libri che vendono o che fanno stampare perchè a loro quello che importa è vendere. A riprova di questo basta considerare che in molte librerie evangeliche adesso sono messe in vendita pure delle Bibbie Cattoliche vale a dire quelle con l’Imprimatur dello Stato Pontificio; le quali oltre a non essere affatto delle fedeli traduzioni, contengono i libri apocrifi che non sono canonici perchè non ispirati da Dio e contengono pure ai margini le arbitrarie e perverse interpretazioni che l’organizzazione cattolica romana ha dato nel corso dei secoli a molti passi delle Scritture per sostenere le sue eresie di perdizione.

Ma il commercio non si limita ai libri perchè in una libreria cristiana evangelica si può trovare di tutto in questi giorni; puoi trovare cassette musicali con della musica moderna incisa su di esse che quando uno l’ascolta gli pare di trovarsi in una discoteca o ad uno di quei concerti dove i giovani vanno drogati e ubriachi ad ascoltare i loro cantanti preferiti. Pare di non credere ai propri occhi quando si vedono le copertine di questi dischi e di queste audio cassette, perchè sono ‘mondane’; puoi trovare pure magliette con dei versetti scritti su di esse; puoi trovare penne, spille lucenti e portachiavi con su scritto: Gesù ti ama, Dio è amore, ecc…; puoi trovare una sfilza di video cassette con registrate le riunioni di questi predicatori che amano farsi riprendere con la telecamera mentre predicano o meglio mentre lusingano ed intrattengono con le loro battute il loro uditorio e mentre pregano sugli ammalati; puoi trovare video cassette di cantanti che cantano delle canzoni non spirituali a suon di musica moderna; insomma puoi trovare e portarti a casa di tutto, basta che domandi ciò che t’interessa e lo paghi in contanti. Ma ditemi: ‘Se questo non è commercio che cosa è?’

Ah! che vergogna! Il popolo di Dio che dovrebbe fare luce a questo mondo si ritrova a imitare le vie della gente del mondo. Noi non siamo contro lo scrivere libri di insegnamenti, o libri di testimonianze, anzi siamo a favore di questo; ma siamo contro il vergognoso commercio e la inaudita speculazione che c’è nel nostro mezzo. Gesù ha detto: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matt. 10:8); questo significa camminare nella luce; è facendo così che si è di esempio a questo mondo di tenebre che non ti dà nulla se tu non gli dai dei soldi. Ma se pure noi ci mettiamo a fare commercio della Parola di Dio, delle rivelazioni che Egli ci da, dei miracoli che egli compie nel nostro mezzo, della testimonianza della nostra conversione, non ci metteremo a fare certamente quello che è giusto nel cospetto di Dio. Lo so, questo discorso dà fastidio a quei commercianti che hanno trovato una fonte inesauribile di guadagno nel vendere ai credenti Bibbie, libri di dottrina e di testimonianze, ma è ora che si faccia. E giunta l’ora che sia riprovato questo vergognoso commercio che c’è nel nostro mezzo.

Noi siamo pronti a riprovare il commercio delle reliquie, delle statue raffiguranti Maria, Pietro, Paolo; il fatto che i preti vogliono esser pagati per celebrare le loro messe in favore dei morti; siamo pure pronti a ricordare ed a riprovare il fatto che alcuni secoli fa il perdono dei peccati veniva offerto dall’organizzazione cattolica romana agli uomini in cambio di denaro, e facciamo bene; questa prontezza la dobbiamo conservare perchè è cosa giusta riprovare tutte queste cose. Ma che dire del commercio che c’è nel nostro mezzo? Non è anche esso da riprovare? Certo, non si vendono statue e neppure assoluzioni dai propri peccati e neppure reliquie, ma è pure sempre un commercio. “Sono diventato vostro nemico dicendovi la verità?” (Gal. 4:16) Fratelli, è ora che vi svegliate dal sonno; è ora che non facciate più finta di niente dinnanzi a tutto ciò; fino ad ora siete stati a guardare; rientrate in voi stessi e cominciate pure voi a riprovare questo disgustoso commercio.

L’obbiettivo di questi avvoltoi è solo quello di vendere per guadagnare; sono disposti a collaborare con tutti, pur di farsi nuovi clienti pronti a comprare le loro mercanzie. Sono soci dei ladri e degli adulteri; a loro non importa proprio nulla se colui con cui collaborano ha una cattiva testimonianza da quelli di fuori perchè rapace, adultero, amante del danaro, e questo perchè tra di loro si sono concertati in modo da dividersi ‘il bottino’. Parlano tanto di collaborazione tra chiese e pastori; ma se vai a vedere da vicino su che cosa si basa questa apparente collaborazione e comunione che c’è fra loro che stanno assieme, ti renderai subito conto che essa è imperniata sui loro interessi finanziari che sono enormi e irrinunciabili per loro, perchè cupidi di disonesto guadagno. Non fanno nulla per nulla, non ti danno nulla per nulla; fanno tutto per danaro! Sto parlando di gente che serve Mammona e che dice di conoscere Dio. Ma il nostro Dio è amore e ci ha dato e ci continua a dare tutto gratuitamente, senza venderci nulla per danaro. Il nostro Dio ha detto: “Venite, comprate senza danaro, senza pagare, vino e latte” (Is. 55:1). Ma allora quale dio servono questi commercianti? Quale dio conoscono costoro? Il loro dio è il loro ventre; sì, perchè è quello che essi servono. Dio, nella sua bontà ci ha dato e ci dà tutto senza farci pagare! Egli ci ha dato la vita eterna gratuitamente, la sua Parola gratuitamente, la sapienza e la conoscenza gratuitamente, i doni di ministerio e i doni dello Spirito Santo gratuitamente e ogni altro bene pure gratuitamente. Ma ditemi: ‘Avete forse mai pagato Dio per quello che vi dà? Vi ha mai fatto conoscere qualche tariffa, inerente a qualcuno dei suoi buoni prodotti? Dio non ci ha mai dato un catalogo di vendita con apposto accanto a ciascuno dei suoi prodotti il relativo prezzo di vendita; però questo è proprio quello che avviene oggi nel nostro mezzo. Di tanto in tanto ci vediamo arrivare nelle nostre mani e nelle nostre case, cataloghi molto lunghi con su scritti i libri in vendita e i loro prezzi. ‘Tutto normale’, qualcuno dirà. Ma che vi mettete a fare adesso? A chiamare ‘normale’ ciò che è anormale? Ma non è forse ora che investighiate le Scritture per vedere se le cose stanno proprio così? All’insegnamento, alla testimonianza! Volgiamoci alle sacre Scritture per vedere come agirono quelli che scrissero dei libri nell’antichità come i profeti e gli apostoli.

Iniziamo a parlare di Mosè che scrisse la legge; è scritto: “E Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figliuoli di Levi che portano l’arca del patto dell’Eterno, e a tutti gli anziani d’Israele. Mosè diede loro quest’ordine: ‘Alla fine d’ogni settennio, al tempo dell’anno di remissione, alla festa delle Capanne, quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti all’Eterno, al tuo Dio, nel luogo ch’egli avrà scelto, leggerai questa legge dinanzi a tutto Israele, in guisa ch’egli l’oda..” (Deut. 31:9-11). Ora, Mosè scrisse il libro della legge; certo, pure lui ci mise del tempo per scriverlo, pure lui dovette impiegare del materiale per scriverlo, ma che fece con questo prezioso libro? Lo mise in vendita forse, sempre però per l’edificazione e l’ammaestramento del popolo d’Israele? Affatto, egli lo diede gratuitamente ai sacerdoti Leviti ed agli anziani affinchè essi lo leggessero dinanzi al popolo, al tempo stabilito. Pensate a questo per un momento; Mosè in fin dei conti avrebbe potuto mettere in vendita il libro della legge; lui era l’autore di esso, avrebbe potuto rivendicare il diritto di vendita, o meglio i diritti d’autore. Il fatto è però, che Mosè, innanzi tutto “era un uomo molto mansueto” (Num. 12:3), e non un uomo arrogante; poi era anche un fedele servitore del Signore in tutta la casa di Dio (secondo che disse Dio di lui: “È fedele in tutta la mia casa” [Num. 12:7]) che si studiava di condursi onestamente; ma poi bisogna dire che egli non aveva il diritto di vendere quello che Dio gli aveva dato gratuitamente, cioè la conoscenza di come furono create tutte le cose al principio e l’ordine in cui furono create, la conoscenza delle storie di Noè, di Abrahamo, di Isacco, di Giacobbe e di Giuseppe. Dell’esodo dei figliuoli d’Israele, dei tremendi giudizi di Dio sugli Egiziani, e delle opere potenti che Dio operò nel deserto per Israele Mosè ne fu un testimone oculare; avrebbe potuto scrivere un ‘libro di testimonianze’, incaricare degli scribi di farne molte copie e poi metterle in vendita. E chi non le avrebbe comprate? Ma voglio che meditate anche su questo: “Quando l’Eterno ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli dette le due tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte col dito di Dio” (Es. 31:18); come potete vedere fu Dio a scrivere i dieci comandamenti su quelle tavole di pietra, e questo è confermato dalla Scrittura che dice poco dopo: “Le tavole erano opera di Dio, e la scrittura era scrittura di Dio, incisa sulle tavole” (Es. 32:16). Ora, Dio trasse dalla pietra due tavole di pietra e su di esse scrisse le dieci parole con il suo dito, e poi le diede a Mosè gratuitamente; Dio compì un lavoro per il suo popolo, ma lo compì gratuitamente; non volle denaro in cambio, perchè non ne chiese nè a Mosè e neppure al popolo suo. Quindi, come avrebbe potuto Mosè poi, quando scrisse con la sua mano il libro della legge per il popolo di Dio, metterlo in vendita? Egli sapeva che un eventuale messa in vendita del libro della legge sarebbe stata in abominio a Dio, per questo non ardì fare una tale cosa. Paolo ha detto: “Siate dunque imitatori di Dio, come figliuoli suoi diletti” (Ef. 5:1); non pensate che sia bene imitare Dio anche in questo? O pensate che Dio ci ha lasciato un esempio che noi non possiamo seguire in questa generazione di grande consumismo? Veniamo ora ad altri profeti, i quali scrissero pure loro, per vedere come agirono pure loro.

Di Samuele è scritto: “Allora Samuele espose al popolo la legge del regno, e la scrisse in un libro, che depose nel cospetto dell’Eterno” (1 Sam. 10:25); anche il profeta Samuele scrisse un libro e pure lui non lo mise in vendita. Egli agì sempre onestamente verso il popolo, tanto che un giorno i Giudei gli dissero pubblicamente: “Tu non ci hai defraudati, non ci hai fatto violenza, e non hai preso nulla dalle mani di chicchessia” (1 Sam. 12:4). Se Samuele avesse cercato di arricchirsi con il libro che aveva scritto o avesse cercato di far pagare le cosiddette ‘spese di produzione’, vi assicuro che il popolo non avrebbe dato quella testimonianza di lui.

Veniamo ora al profeta Isaia; Dio gli disse: “Or vieni e traccia queste cose in loro presenza sopra una tavola, e scrivile in un libro, perchè rimangano per i dì a venire, sempre in perpetuo” (Is. 30:8). Forse che Isaia mise in vendita il libro che prende il nome da lui che ne fu l’autore? Affatto! E come avrebbe potuto metterlo in vendita e poi dire al popolo: Così parla l’Eterno: “Venite, comprate senza danaro, senza pagare, vino e latte” (Is. 55:1)?

Anche il profeta Geremia scrisse un libro per ordine di Dio. È scritto: “Or avvenne, l’anno quarto di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che questa parola fu rivolta dall’Eterno a Geremia, in questi termini: ‘Prenditi un rotolo da scrivere e scrivici tutte le parole che t’ho dette contro Israele, contro Giuda e contro tutte le nazioni, dal giorno che cominciai a parlarti, cioè dal tempo di Giosia, fino a quest’oggi. Forse quei della casa di Giuda, udendo tutto il male ch’io penso di fare loro, si convertiranno ciascuno dalla sua via malvagia, e io perdonerò la loro iniquità e il loro peccato’. Allora Geremia chiamò Baruc, figliuolo di Neria; e Baruc scrisse in un rotolo da scrivere, a dettatura di Geremia, tutte le parole che l’Eterno aveva dette a Geremia. Poi Geremia diede quest’ordine a Baruc: ‘Io sono impedito, e non posso entrare nella casa dell’Eterno; perciò, và tu, e leggi dal libro che hai scritto a mia dettatura, le parole dell’Eterno, in presenza del popolo, nella casa dell’Eterno, il giorno del digiuno…” (Ger. 36:1-6). In questo caso, sia la dettatura del libro fatta da Geremia e sia la stesura del libro e la sua pubblica lettura compiute da Baruc furono fatte gratuitamente.

Anche gli apostoli scrissero; vediamo come agirono l’apostolo Giovanni e l’apostolo Paolo con i loro scritti.

L’apostolo Giovanni mise per iscritto diverse cose che Gesù fece ed insegnò; egli scrisse anche tre epistole, ed il libro della rivelazione. Voglio brevemente soffermarmi sulla stesura del libro della rivelazione. Giovanni era sull’isola di Patmo a motivo della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù, e in un giorno di domenica fu rapito in Ispirito, ed udì dietro a lui una gran voce, come d’una tromba, che gli disse: “Quel che tu vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea” (Ap. 1:11). Egli scrisse in un libro tutto ciò che il Signore gli fece vedere e lo mandò alle sette chiese dell’Asia. Giovanni diede gratuitamente alle chiese quello che il Signore gli aveva dato gratuitamente; anche lui non ardì mettere in vendita nessuno dei suoi scritti perchè non stimò la pietà essere guadagno.

L’apostolo Paolo è l’apostolo a cui Dio ha dato la grazia di scrivere la maggior parte delle epistole che abbiamo. Egli ha scritto molte epistole che contengono molti insegnamenti e molte esortazioni che sono di grande utilità alla Chiesa di Dio; ora, io vi domando: ‘Paolo, mise mai in vendita le sue epistole? Anche lui ebbe delle ‘spese di produzione’ da sostenere; infatti egli spese del tempo ed usò della carta (la pergamena) e dell’inchiostro per scriverle. Ma che fece egli? Forse che alla fine di ciascuna di esse, mise per iscritto la somma di danaro che lui richiedeva per coprire le spese di produzione che aveva affrontato? Eppure Paolo avrebbe potuto mettere in vendita le sue epistole, e di sicuro gli acquirenti li avrebbe trovati subito in seno alle chiese, ma lui reputava che la buona reputazione fosse da preferire alle molte ricchezze e la stima all’argento e all’oro. Le epistole di Paolo almeno avrebbe valso la pena acquistarle anche ad un prezzo molto alto, perchè erano parola di Dio! Paolo avrebbe potuto diventare un uomo molto ricco in seno alle chiese se avesse messo in vendita i suoi scritti, o avesse messo in piedi ‘una casa editrice’ con i suoi collaboratori per mettere in vendita le sue epistole. Avrebbe potuto pagare dei traduttori e degli scribi i quali avrebbero pensato a scrivere le sue epistole nelle lingue straniere ed a farne molte copie e poi mandarle ai credenti che c’erano nelle nazioni straniere. Poi avrebbe potuto giustificare la messa in vendita dei suoi scritti dicendo: ‘Io ho il diritto di vivere dell’Evangelo, perciò metto in vendita le mie epistole, per avere i soldi per mangiare e bere e per pagare i frequenti viaggi che faccio assieme ai miei collaboratori a motivo dell’Evangelo, e poi ci sono tante spese da affrontare per far tradurre le mie epistole e farle scrivere!’; ma lui non agì così e non parlò così. Qualcuno dirà: ‘Ma Paolo scrisse solo una copia per ogni epistola!’; sì questo è vero, ma è altresì vero che anche se ne avesse dovute scrivere migliaia di esemplari per ciascuna epistola non le avrebbe messe in vendita ugualmente, e questo perchè Paolo aveva ricevuto dal Signore la grazia di essere fedele, e Gesù ha detto che “chi è fedele nelle cose minime, è pure fedele nelle grandi” (Luca 16:10). Gesù ha detto pure che “chi è ingiusto nelle cose minime, è pure ingiusto nelle grandi” (Luca 16:10); per questo coloro che mettono in vendita piccole quantità di Bibbie o di altri libri cristiani cercano di guadagnarci anche sulle grosse quantità. Ricordatevi che chi è cupido di disonesto guadagno cerca di guadagnare sia con le piccole quantità di ‘merce’ e sia con le grandi.

Lo ripeto: Noi non siamo contro la stesura di libri di dottrina o di testimonianze e neppure contro la loro traduzione e la loro divulgazione, ma siamo contro il chiedere soldi per essi e la loro messa in vendita per guadagnarci, perchè la Scrittura ci insegna che non è giusto farlo. Se Paolo rinunciò ad agire ed a parlare come fanno molti predicatori oggi, lo fece perchè lui si esercitava ad avere una coscienza pura sia davanti a Dio che davanti agli uomini. Questa è la ragione per cui molti si mettono a mercanteggiare con le cose sante di Dio, perchè a loro di avere una buona coscienza non importa proprio nulla; ma neppure di avere una buona testimonianza; loro vogliono avere solo una bella apparenza, ma la loro ipocrisia sarà manifesta a tutti un giorno. Oggi, sono molte e svariate le giustificazioni che vengono date a questa vergognosa vendita delle predicazioni e degli insegnamenti, e della propria testimonianza, ma esse non possono essere confermate dalle Scritture. La verità è che alla base di questo lucroso mercato che c’è in mezzo al popolo di Dio, c’è l’amore del danaro, la mancanza di fede in Dio e la mancanza di timore di Dio, tutte cose che vengono abilmente coperte con parole finte.

A questo punto qualcuno dirà: ‘Ma allora cosa deve fare uno che vuole scrivere un libro di testimonianze o di insegnamenti?’ Deve scriverli a sue spese, pubblicarli a sue spese, e darli gratuitamente a coloro che li vogliono leggere (fermo restando il diritto di accettare le offerte volontarie che i fratelli avranno in cuore di fargli). Qualcuno dirà: ‘Ma guarda che le spese sono molte!’ Allora? Che pensate? Che Dio non le conosca o non sia più in grado di provvedere i soldi necessari, le attrezzature necessarie o i collaboratori necessari? Quando l’opera è da Dio, Dio fa arrivare tutti i soldi che sono necessari, le attrezzature necessarie e i collaboratori necessari; è sufficiente mettersi a pregare e a domandare a lui ogni cosa. Forse adesso mi dirai: ‘Ma per fare così ci vuole fede!’ Certo, che ci vuole fede; però ricordati che essa “viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Dio” (Rom. 10:17; cfr. Rom. 10:17 Diod.). La fede non viene sentendo parlare i servi di Mammona, o gli affaristi o i commercianti che vogliono avere il denaro non confidando in Dio ma seguendo le loro vie tortuose, ma dall’udire la Parola di Dio. Oggi alcuni parlano di avere fede in Dio, e poi mandano il conto corrente postale per ricordare di pagare l’abbonamento; parlano di avere fede in Dio e poi se scrivono qualcosa lo mettono subito in vendita, senza pensarci minimamente a dare gratuitamente i loro scritti (loro dicono: ‘Ma chi me lo fa fare?’); esattamente come fa la gente del mondo, nè più, nè meno, anzi, alcune volte peggio. È raro trovare quelli che hanno deciso di rinunciare alle cose nascoste e vergognose per condursi come si condussero i profeti e gli apostoli prima di noi. Ma forse sto parlando di fare qualcosa che nessuno può fare in questi tempi così malvagi? Non credo; forse sarebbe meglio dire che sto dicendo qualcosa che quasi nessuno è disposto a fare, perchè ha paura che Dio non riesca a supplire alle spese che si devono affrontare, e perchè quasi nessuno oggi è disposto a rinunciare all’illecito guadagno che si può trarre anche dalle cose di Dio che i santi desiderano leggere e sentire.

Qualcun’altro, sentendo dire queste cose, dirà: ‘Ma anche se sono messe in vendita le Scritture o delle porzioni di esse, per mezzo di esse le persone del mondo vengono salvate lo stesso e i credenti edificati lo stesso!’ Certo, che la Parola di Dio non cambia, anche se viene venduta; è vero che il Vangelo di Dio rimane “potenza di Dio per la salvezza di ogni credente” (Rom. 1:16) anche se viene messo in vendita; è vero pure che noi credenti siamo edificati anche quando leggiamo gli Scritti sacri che sono messi in vendita, e non può essere altrimenti, però questo non giustifica la maniera in cui viene divulgata la Parola di Dio. Anche se Gesù stesso avesse messo in vendita le sue predicazioni, l’efficacia della Parola da lui trasmessa non sarebbe mutata, però avrebbe commesso un peccato in questo caso, e avrebbe dato motivo di scandalo, e questo avrebbe costituito un ostacolo al Vangelo. Anche se Paolo avesse messo in vendita le sue epistole per una qualsiasi ragione, anche per guadagnarsi da vivere, l’efficacia delle sue parole non sarebbe mutata e noi continueremmo ad essere edificati nel leggerle; ma lui non ardì metterle in vendita per non dare motivo di scandalo e per non creare alcun ostacolo al Vangelo di Dio. Paolo disse: “Non siate d’intoppo nè ai Giudei, nè ai Greci, nè alla Chiesa di Dio” (1 Cor. 10:32), ed ancora: “È bene non mangiare carne, nè bere vino, nè fare cosa alcuna che possa essere d’intoppo al fratello” (Rom. 14:21), ma queste cose non le disse solamente ma le applicò pure a se stesso per non scandalizzare il suo prossimo. Considerate quello che vi dico adesso: Se Paolo, che era un apostolo di Cristo chiamato ad essere apostolo per volontà di Dio, pur avendo il diritto di non lavorare come ministro del Vangelo, rinunziò a fare uso di questo diritto a Corinto (per non creare alcun ostacolo all’Evangelo di Cristo, e per non dare alcuna occasione a quelli che desideravano un’occasione), e a Tessalonica (perchè volle mostrare personalmente ai credenti come si dovevano condurre), e si mise a lavorare (pur avendo il diritto di non lavorare), è impensabile che egli mettesse in vendita le sue epistole perchè questo avrebbe fornito un’occasione di maldicenza ai suoi avversari, avrebbe fatto scandalo, e sarebbe stato in piena contraddizione con le sue stesse parole. È vero che Paolo fece tante rinunzie per non creare alcun ostacolo al Vangelo di Dio, ma è altresì vero che lui in virtù di tutte le sue rinunzie poteva affermare apertamente ai Corinzi: “Questo, infatti, è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza, che ci siamo condotti nel mondo, e più che mai verso voi, con santità e sincerità di Dio, non con sapienza carnale, ma con la grazia di Dio” (2 Cor. 1:12). Quanti sono oggi quelli che predicano l’Evangelo che possono dire le stesse parole di Paolo? Dio lo sa quanti sono e chi sono; certo è che coloro che mettono in vendita la verità del Vangelo non possono in alcun modo affermare di condursi verso il mondo ed i credenti con santità e sincerità di Dio e questo perchè infrangono il comandamento scritto che dice: “Acquista verità e non la vendere” (Prov. 23:23).

Fratelli, nessuno vi seduca in alcuna maniera, perchè il fine non giustifica i mezzi illeciti, anche se il fine è buono. Ricordatevi che quando noi compariremo davanti al tribunale di Cristo dovremo pure rispondere delle maniere che abbiamo usate nella divulgazione del Vangelo. Non è il Vangelo di Dio che sarà giudicato in quel giorno, ma quelli che lo hanno predicato, in altre parole, saranno giudicate tutte le nostre opere. Noi non abbiamo il diritto di predicare l’Evangelo in qualsiasi maniera, perchè se fosse così avremmo pure il diritto quando evangelizziamo coloro che non conoscono Dio di chiedere loro dei soldi per la fatica che abbiamo impiegato e per il tempo che abbiamo speso per evangelizzarli. Se tu vai ad evangelizzare e dopo aver parlato ad un peccatore gli offri dei fogli di carta con dei versetti della Scrittura scritti sopra di essi (per guadagnarlo sempre a Cristo naturalmente) e gli dici: ‘Amico, mi devi dare questa somma di danaro o un offerta se vuoi riceverli, perchè io ho affrontato delle spese per farli, e non avendo un lavoro secolare devo guadagnarmi da vivere in questa maniera!’, tu non ti condurresti con santità e con sincerità di Dio verso quella persona, ma gli saresti d’intoppo. Ma poniamo pure il caso che egli accetti i tuoi fogli di carta e accetti di darti il denaro che gli chiedi, e poi vieni a sapere che egli ha creduto in Cristo ed è stato salvato dai suoi peccati; che penseresti in questo caso? Di avere agito onestamente verso quella persona perchè essa è stata salvata dal Signore? Ti assicuro che un tale ragionamento è vano e perverso perchè si oppone alla giustizia ed alla santità di Dio.

Fratelli, è ora che rientrate in voi stessi e che riconosciate che non possiamo giustificare un certo modo di fare o di parlare solo perchè la maggioranza lo accetta e lo tollera. Se io avessi voluto continuare a parlare e ad agire come fanno quelli del mondo, non mi sarei convertito al Signore per seguirlo. E se tu pensi di poterti santificare e piacere a Dio seguendo l’esempio della maggior parte di quelli che in questa generazione dicono di avere creduto stai illudendo te stesso. Leggi la vita dei santi profeti, quella degli apostoli, ma soprattutto quella del nostro Signore Gesù. Imita Cristo, segui lui, non ti potrai corrompere se decidi di imitare Cristo, ma se invece ti metti in testa di imitare o certi famosi evangelisti che fanno scandali di frequente perchè stimano la pietà essere fonte di guadagno, o certi pastori che invece di dare il buon esempio danno quello cattivo perchè anche loro fanno le cose per soldi ti assicuro che ti corromperai in breve tempo, e poi anche tu comincerai a dire: ‘Ma lo fanno tutti!’ e: ‘Non è possibile che loro che sono da tanti anni nella fede e che sono così famosi stiano agendo malamente’. Investiga le Scritture, prega Dio, domandagli sapienza ed Egli ti farà intendere il timore di Dio e la rettitudine.

 

La legge sui diritti d’autore difende gli interessi economici degli affaristi senza scrupoli che sono fra noi

 

Voglio dirvi qualcosa d’altro, e cioè che chi annunzia l’Evangelo ha sì il diritto di vivere dell’Evangelo come ha ordinato il Signore, ma non ha (dinnanzi a Dio) il diritto esclusivo di pubblicare gli insegnamenti sani scritti nella Parola di Dio e neppure quello di stabilire tariffe e chiedere compensi per le sue predicazioni e per i suoi insegnamenti scritti perchè questo modo di agire non s’addice ai santi. Per questa ragione noi non siamo d’accordo a scrivere sulle Bibbie e sui libri cristiani: ‘Tutti i diritti riservati’, o frasi come questa: ‘È vietata la riproduzione totale o parziale di quest’opera (comprese le copie fotostatiche) senza il consenso scritto dell’Editore o dell’autore’. Ora, in questa nazione vi è una legge che tutela il diritto d’autore. Vediamo cosa affermano alcuni articoli di questa legge che è del 22 Aprile 1941: L’articolo 12 dice: ‘L’autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera. Ha altresì il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo, originale o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l’esercizio dei diritti esclusivi indicati negli articoli seguenti. È considerata come prima pubblicazione la prima forma di esercizio del diritto di utilizzazione’; l’articolo 13 dice: Il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi mezzo, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, la incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione; l’articolo 17 dice: Il diritto esclusivo di mettere in commercio ha per oggetto di porre in circolazione, a scopo di lucro, l’opera o gli esemplari di essa e comprende altresì il diritto esclusivo di introdurre nel territorio dello Stato le riproduzioni fatte all’estero, per porle in circolazione; l’articolo 68 dice tra le altre cose questo: È libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell’opera nel pubblico. Come potete ben vedere questa legge difende gli interessi economici di chi scrive e mette in vendita i suoi libri, perchè vieta a coloro che comprano un libro di riprodurlo e di divulgarlo pubblicamente (anche gratuitamente) senza il previo consenso dell’autore o dell’editore. Ma fino a quando sono le persone del mondo che fanno ricorso a questa legge per tutelare i loro scritti che trattano cose di questo mondo e cose profane la cosa è comprensibile e passa inosservata perchè loro scrivono e mettono in circolazione i loro scritti a scopo di lucro (questo è il loro lavoro); però se un servitore del Signore scrive delle cose che concernono il Regno di Dio, e poi mette in circolazione i suoi scritti a scopo di lucro e fa ricorso a questa legge per salvaguardare i suoi interessi economici allora la cosa non può passare inosservata e non può essere tollerata perchè una tale condotta non s’addice ai servitori del Signore.

Il punto capitale di questo discorso è che se uno di noi scrive un libro di testimonianze o d’insegnamento non ha nè il diritto esclusivo di pubblicarlo (perchè tutti i credenti hanno il diritto di diffondere a voce e per iscritto una opera compiuta da Dio o una rivelazione concessa da Dio, e tutti i credenti hanno il diritto di riprodurre e di diffondere pubblicamente un insegnamento scritto, senza il previo consenso del credente che ha sperimentata l’opera di Dio o che ha ricevuto la rivelazione o che ha rivolto l’insegnamento e l’ha messo per iscritto) e neppure quello di metterlo in vendita (questo diritto non ce l’ha nè l’autore e neppure chi decide di riprodurre e diffondere lo scritto) quindi, in questo, non ci possiamo mettere ad agire come fanno gli scrittori dei libri mondani che si appoggiano su questa legge per non vedere i loro interessi economici intaccati.

Certo è che se uno di noi si mette invece a scrivere delle cose relative al regno di Dio per guadagnarci, allora sì che si preoccuperà di far tutelare il suo ‘diritto d’autore’, facendo ricorso alla legge nel caso la sua opera venisse senza il suo consenso divulgata pubblicamente da terzi a scopo di lucro o anche non a scopo di lucro. Ma questo avviene quando l’autore dell’opera cerca il suo proprio interesse. Invece, chi scrive un libro non a scopo di lucro ma alla gloria di Dio e per l’edificazione della chiesa non solo non si arroga il diritto esclusivo di riprodurlo e diffonderlo, ma non lo mette neppure in vendita, ed incoraggia i lettori a riprodurlo e a divulgarlo se sentono in cuore di farlo e non si preoccupa neppure se terzi lo riproducono e lo divulgano senza il suo previo consenso, anzi è contento se altri lo riproducono e lo divulgano. Qualcuno dirà: ‘E se lui non lo mette in vendita, ma chi lo riproduce e lo divulga senza il suo consenso lo mette in vendita come si comporterà?’ Certamente non lo denuncerà, e non farà ricorso alla legge per punire l’autore della messa in vendita dei suoi scritti, e questo perchè sa che all’Eterno “appartiene la vendetta” (Ebr. 10:30).

Ma a questo punto voglio dirvi qualcosa d’altro: voi sapete che le sacre Scritture nel corso dei secoli sono state contorte. Abbiamo una conferma che questo veniva fatto già mentre gli apostoli erano in vita infatti Pietro nella sua seconda epistola dice: “Nelle quali epistole (quelle di Paolo) sono alcune cose difficili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione” (2 Piet. 3:16); quindi siccome che l’autore delle epistole era Paolo, egli avrebbe dovuto perseguire penalmente od in qualche altra maniera quegli uomini scellerati che avevano contorto i suoi scritti. Lo fece forse? Affatto! Altrimenti non avrebbe potuto dire: “Ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo” (1 Cor. 4:12).

Voi sapete che secondo la legge di questa nazione l’autore di un libro ha il diritto di perseguire penalmente chi si impossessa del suo scritto e lo mette in commercio senza il suo permesso; quindi, secondo questa legge, se qualcuno si impossessa dello scritto (con tutti i diritti riservati) di uno scrittore cristiano e lo riproduce e lo mette in commercio senza il suo permesso, questo può essere denunciato dall’autore per farsi risarcire i danni. Ma se uno scrittore credente agisse così allora agirebbe secondo la legge di Mosè che dice: “Occhio per occhio e dente per dente” (Matt. 5:38; Es. 21:24), e non secondo la parola di Cristo che dice: “Non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra” (Matt. 5:39)! Gli scellerati hanno contorto le epistole degli apostoli anche dopo che essi sono morti, ma noi sappiamo che essi non rimarranno impuniti; essi hanno adulterato la Parola di Dio e Dio dall’alto riverserà su loro la sua indignazione perchè è scritto: “L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia..” (Rom. 1:18).

Ma vi è un’altra cosa da dire che è questa, e cioè che se gli apostoli fossero in vita non si rallegrerebbero affatto nel vedere i loro scritti messi in vendita tra la fratellanza al pari di qualsiasi prodotto commerciale con i diritti di pubblicarli e di metterli in vendita riservati all’Editore!

Voi sapete che “Elia deve venire e ristabilire ogni cosa” (Matt. 17:11), come disse Gesù, e che egli verrà prima che venga il giorno del Signore; mi domando come reagirà nel constatare che la sua storia assieme a tutte le altre Scritture sono messe in vendita e che per tradurre e riprodurre e divulgare pubblicamente la sua storia come quella degli altri profeti bisogna chiedere il permesso ad una casa editrice!

Ma allora se parliamo di diritti riservati, (parlo come uno fuori di sè) noi Gentili a chi avremmo dovuto chiedere il consenso per tradurre, pubblicare e divulgare gli scritti sacri dell’antico testamento? Forse al popolo d’Israele, cioè ai Giudei, perchè ad essi furono affidati gli oracoli di Dio e ad essi appartengono la legislazione, i patti e le promesse? E poi per quanto riguarda gli scritti di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo, e Giuda vi è forse mai stato bisogno per i primi traduttori o per coloro che li hanno riprodotti e divulgati pubblicamente mentre essi erano ancora in vita di chiedere il previo consenso orale o scritto degli autori di essi? Ma noi sappiamo che la Parola di Dio che essi hanno trascritta è proceduta da Dio, la sapienza con la quale hanno scritto pure è proceduta da Dio, la conoscenza delle cose di Dio pure è proceduta da Dio e non da degli uomini, quindi se mai dovessimo chiedere dei consensi li dovremmo chiedere a Dio che è l’autore ed il donatore di tutte le cose. Ma non c’è bisogno di chiedere questo consenso a Dio, e questo perchè Dio ha già da molto tempo ordinato di divulgare la sua Parola infatti ha detto in Geremia: “Colui che ha udito la mia parola riferisca la mia parola fedelmente” (Ger. 23:28).

Ma allora perchè questa scritta: Tutti i diritti riservati, compare pure su quasi tutti i libri che parlano delle cose di Dio? Perchè viene proibita la riproduzione parziale o totale dello scritto e la sua divulgazione senza il previo consenso dell’autore (spesso questi diritti vengono fatti pagare come li fanno pagare la gente del mondo)? La ragione principale è che siccome che questi scrittori e le case editrici che pubblicano i loro libri fanno quello che fanno a scopo di lucro, per difendere i loro propri interessi economici hanno fatto ricorso a questa legge; d’altronde è risaputo che un’eventuale riproduzione e divulgazione gratuita dello stesso scritto fra i credenti apporterebbe un danno economico all’autore o alla casa editrice, perchè le vendite diminuirebbero (quindi alla radice di questo male che serpeggia fra i santi c’è l’amore del denaro). Io mi domando alcune volte: Che cosa avverrebbe se qualche credente riproducesse e divulgasse gratuitamente una versione delle sacre Scritture con tutti i diritti riservati senza chiedere o pagare il consenso alla casa editrice che dice di avere tutti i diritti riservati? Sarebbe subito denunciato all’autorità e fatto passare come malfattore? E poi chi sono mai quei credenti che vogliono che si chieda a loro il permesso per tradurre, riprodurre e diffondere uno scritto che parla di un’insegnamento o di una rivelazione o di guarigioni e miracoli compiuti da Dio, quando gli apostoli non dissero mai e non fecero mai sapere che se qualcuno voleva riprodurre o divulgare i loro scritti doveva chiedere il permesso a loro? La domanda si può formulare anche in questa maniera: Avevano gli apostoli che erano gli autori delle loro epistole il diritto di dire che tutti coloro che volevano tradurre o riprodurre e divulgare le loro epistole dovevano prima chiedere a loro il loro consenso perchè essi avevano il diritto esclusivo di tradurle, di riprodurle e di diffonderle? Non lo dissero, quindi non lo avevano. Leggendo le loro epistole si comprende che esse circolavano liberamente tra le chiese d’allora e che esse per ordine degli stessi apostoli venivano lette pubblicamente, quindi alla loro riproduzione e divulgazione gli apostoli non misero nessun ostacolo; fratelli è adesso che noi siamo abituati a leggere queste scritte sulle Bibbie “ma da principio non era così”. Ora, noi non sappiamo se al tempo degli apostoli vi fosse una legge che tutelasse il diritto d’autore come oggi, ma poniamo il caso che ci fosse, pensate voi che gli apostoli avrebbero messo pure loro sulle loro epistole la scritta ‘Tutti i diritti riservati’? e che essi avrebbero preteso che i fratelli che avevano in cuore di tradurle e di pubblicarle chiedessero il loro permesso per tradurle e per divulgarle gratuitamente? Il fatto è fratelli che quando un credente si svia dalla semplicità e dalla purità rispetto a Cristo e si conforma al presente secolo avviene che comincia ad agire in tutto e per tutto come la gente del mondo e cessa di riprovare un certo modo di agire tortuoso anche perchè si sente sostenuto da certe leggi dello Stato che legittimano ciò che noi credenti non abbiamo il diritto di fare; ma siate certi che non sarà sostenuto dalla testimonianza della sua coscienza perchè essa lo accuserà giorno e notte, ed egli non potrà metterla a tacere fino a che seguirà la durezza del suo cuore. Faccio un esempio per spiegarvi ciò: in questa nazione vi è una legge che conferisce a una donna il diritto d’abortire, ma se una donna credente decide di abortire perchè non vuole un altro figlio si rende colpevole di un grave peccato davanti a Dio e la sua coscienza l’accuserà anche se quello che ha fatto è legittimato da una legge di questa nazione. Questo è quello che avviene anche quando un traduttore o uno scrittore cristiano afferma, aiutato dalla legge, di avere tutti i diritti riservati sugli Scritti sacri o su dei libri cristiani e che è necessario il suo consenso (cioè è necessario comprarlo) per tradurli, riprodurli e divulgarli; la sua coscienza lo accusa. Ma dove sono quella semplicità e quella purità di coscienza che caratterizzavano la vita del nostro Signore Gesù e quella dei santi apostoli?

Che cosa fanno allora i credenti davanti a queste scritte, o meglio davanti a questa legge dei diritti d’autore? La verità è che alcuni la ‘infrangono’ perchè ritengono che per riprodurre e diffondere qualcosa che parla delle cose di Dio non ci sia bisogno di chiedere il permesso a nessuno; mentre altri per non disubbidire all’autorità (questa è la conclusione a cui arrivano) si guardano dal fare delle riproduzioni e dal darle gratuitamente ad altri senza il previo consenso di chi lo richiede. E tutto questo perchè avviene? Perchè i credenti si vengono a trovare in queste situazioni imbarazzanti? Perchè dei credenti devono pagare i diritti d’autore ad altri credenti? Perchè molti essendosi messi a fare commercio con le cose di Dio si sono conformati al mondo per tutelare i propri interessi e costringono gli altri ad adeguarsi alle leggi. Se invece tra il popolo di Dio non ci fosse nessun interesse personale e nessun commercio attorno alle Scritture e ai libri d’insegnamento e di testimonianze allora non verrebbero apposte queste scritte legittimate dalla legge, e tutte le cose (le traduzioni, le riproduzioni e la divulgazione) avverrebbero senza ostacoli e senza pericoli, nella semplicità. Ma dov’è la differenza tra noi e quelli del mondo? Tra la traduzione, la riproduzione e la divulgazione degli Scritti sacri e dei vari libri cristiani che vengono effettuate nel nostro mezzo e la traduzione, la riproduzione e la divulgazione dei libri profani che fanno quelli del mondo che differenza passa? Possono quelli di fuori vedere nei credenti un esempio? Possono quelli del mondo dire che hanno bisogno di imparare dai cristiani perchè loro non aiutano per denaro ma disinteressatamente perchè mossi dall’amore di Cristo che è in loro? Bisogna dire che tranne che in alcuni pochi casi, no, perchè la luce che c’era è diventata tenebre e quindi è scomparsa, e perciò quelli di fuori non vedono nessuna differenza tra il loro modo di agire e quello (di molti) che c’è nel nostro mezzo. Ma quale esempio possono dare al mondo dei credenti che si sono convertiti al mondo? Io credo che se tutti i credenti che si sono messi a commerciare le cose di Dio rinunciassero ad appoggiarsi alla legge sui diritti d’autore (per quel che concerne le cose relative al regno di Dio) e tornassero alla legge di Cristo osservandola, tornerebbero a spuntare tra noi quella semplicità e quell’onestà che c’erano all’inizio nella chiesa primitiva.

Mettiamo al bando gli interessi personali degli affaristi, mettiamo al bando il mercato che c’è nella casa di Dio; purifichiamo la casa di Dio buttando fuori il facile commercio che c’è in essa; santifichiamo il Signore della gloria che dimora in mezzo a noi camminando in modo degno del Vangelo.

 

La Bibbia per molti rappresenta un grosso affare economico

 

Non c’è da meravigliarsi se attorno alla traduzione ed alla pubblicazione e divulgazione delle sacre Scritture sì è sviluppato questo colossale commercio; possiamo dire che era inevitabile che molti nel constatare che la richiesta di Bibbie è sempre in aumento, perchè sono sempre in maggior numero le persone che ne vogliono possedere almeno una copia, si mettessero a fare commercio pure della Parola di Dio. Essi sfruttano proprio la fame e la sete che hanno gli uomini della Parola di Dio per arricchirsi. Nel mondo avviene la stessa cosa, perchè molti sfruttano la sete di leggere ciò che c’è di più nuovo che è radicata nelle persone per arricchirsi. ‘Nel mondo dell’informazione’ viene spesso detto che il cittadino ha il diritto all’informazione cioè ad essere informato, e naturalmente molti capiscono che possono fare tanti soldi sfruttando questa sete d’informazione e questa curiosità e si mettono a scrivere e a pubblicare ogni sorta di articoli sulle riviste scandalistiche e d’informazione ecc.., ed a mettere in commercio nuove riviste (sono sempre in aumento le riviste d’informazione) arricchendosi proprio facendo leva sulla inesauribile sete di leggere la vanità e l’oscenità che c’è nelle persone del mondo, o meglio sfruttando il cosiddetto ‘diritto all’informazione’ del cittadino. Purtroppo, un discorso simile si deve fare anche per ciò che riguarda la vendita delle Bibbie in mezzo alla chiesa di Dio.

Per farvi comprendere come sia molto facile arricchirsi sfruttando il grande desiderio dei credenti di leggere la Parola di Dio e di entrare in possesso di una copia delle sacre Scritture, vi dico quello che è successo in un paese dove fino ad alcuni anni fa era vietata la divulgazione della Scrittura. In questo paese molti credenti erano sprovvisti di una Bibbia, e per entrare in possesso di una Bibbia erano disposti a compiere qualsiasi sacrificio, noi sappiamo che erano disposti a comprarla anche ad un prezzo altissimo, anche al prezzo corrispondente a diversi stipendi mensili sommati tra di loro. Che cosa è avvenuto? È avvenuto questo, e cioè che le Bibbie, entravano nella nazione dove i credenti erano perseguitati, per mezzo di credenti timorati di Dio i quali consegnavano gratuitamente le Bibbie ai pastori delle chiese, alcuni dei quali, invece di darle gratuitamente ai fedeli affamati della Parola di Dio (come avrebbero dovuto fare) gliele hanno vendute, guadagnandoci sopra. Ai credenti sinceri ed umili naturalmente non importava quanto costasse una Bibbia perchè essi amavano la Parola di Dio così tanto che erano disposti pure a spendere molte mensilità per una sola copia; ma il fatto è che neppure a questi lupi importava alcunchè e si sono arricchiti sfruttando la fame spirituale dei veri credenti. Ma io vi domando: ‘È questa la maniera per fare avere a dei credenti una Bibbia?’

In questa nazione, anche se la traduzione la pubblicazione e la divulgazione delle Scritture non sono per nulla vietate; ed anche se non vi è la persecuzione che c’è in alcuni paesi; il meccanismo perverso che si è instaurato tra il popolo di Dio per opera di gente senza scrupoli è molto simile a quello descritto qui sopra. Perchè dico che è molto simile? Perchè i lupi rapaci approfittano della fame e della sete che molti credenti sinceri hanno della Parola di Dio per arricchirsi per mezzo di essa. In questa nazione questi lupi della sera estorcono il denaro ai credenti in maniera ‘legale’ perchè essi sono stati autorizzati dalla legge a svolgere questo commercio di Bibbie. Anche loro vanno dai ‘grossisti’ a rifornirsi di molte Bibbie e le comprano ad un prezzo basso perchè hanno degli sconti sulle grosse quantità, e poi le vanno a vendere al minuto ad un prezzo superiore per guadagnarci. Non è questo commerciare la Parola di Dio? È forse anche la Parola di Dio un ‘prodotto commerciale’? E poi si vantano pure di contribuire alla diffusione della Parola di Dio! Certo, da un lato contribuiscono a divulgare la Parola di Dio perchè Dio converte la loro cupidigia in bene, ma dall’altro è fuori di dubbio che contribuiscono a fare diffamare la via della verità tenendo una tale condotta. E poi che dire delle giustificazioni date alla vendita degli Scritti sacri? Pretesti, solo pretesti che vengono dati per cercare di mettere a tacere quelli che si levano contro questo affarismo. Gli affaristi dicono: ‘Ma noi non facciamo pagare la Parola di Dio ma solo la carta ed il lavoro che c’è dietro!’, testimoniando così con la loro bocca contro loro stessi perchè dimostrano che per loro quello di pubblicare e di distribuire gli Scritti sacri è un lavoro come tanti altri, fatto esclusivamente per guadagnarci e non per amore del Signore e degli eletti. Domandate a costoro perchè non distribuiscono gratuitamente le Bibbie e vi diranno che la ragione è perchè non gli conviene dal punto di vista economico. Sono pronti a dirti: ‘E chi ce lo fa fare?’(dimenticandosi che nel cielo c’è uno che vuole farglielo fare) e questo perchè secondo loro non c’è nulla da guadagnarci in soldi. Essi non ci pensano minimamente a non mettere in vendita le Bibbie perchè il loro motto è; Vendere per guadagnare soldi, e non: Divulgare la Parola di Dio per guadagnare anime ed edificare la Chiesa. Sono disposti a rinunciare ad avere una buona coscienza piuttosto che a rinunciare a mettere in vendita le Bibbie! Naturalmente a motivo di tutto ciò sono sorte le concorrenze commerciali pure tra i commercianti di Bibbie perchè ognuno cerca di venderne più copie possibili per guadagnare di più e per acquistarsi una migliore reputazione ed una maggiore rinomanza. La battaglia tra di loro si svolge facendo uso di qualsiasi mezzo; devono anche loro conquistare il mercato e raggiungere sempre più persone e perciò si insinuano da per tutto con i loro dèpliants, con le loro nuove proposte, con i loro prezzi speciali, con i loro sconti. Anche gli sconti sono un’arma efficace per vendere tanto ed i commercianti delle Bibbie questo lo sanno bene; con gli sconti ci guadagnano i grossisti e ci guadagnano i piccoli commercianti. Questi affaristi appena sanno di qualche congresso o di qualche riunione dove è prevista una larga partecipazione di persone si mettono in moto per potersi prenotare il posto. Ma per fare ciò bisogna pagare gli altri affaristi, cioè gli organizzatori del congresso, ma non c’è nessun problema per questo perchè facendo i conti giungono alla conclusione che gli conviene; e così pagano gli organizzatori per potersi mettere a vendere la loro merce con le loro bancarelle dove si tiene la riunione. Questi congressi sono come le fiere, nè più nè meno, ma a costoro non importa nulla perchè il guadagno è assicurato. Alla fine del congresso gli affaristi si scambiano strette di mano e baci e brindano per il loro successo; sono tutti contenti perchè hanno fatto dei buoni affari e si danno appuntamento al prossimo congresso con la speranza che l’incasso sarà ancora maggiore. Ma badate che non gli sentirete mai dire che hanno fatto dei buoni affari o che si sono fatti dei nuovi clienti a questi congressi; affatto, perchè loro chiamano tutto ciò evangelizzazione. Questo è quello che c’è dietro alla vendita delle Bibbie e dei libri cristiani in questa nazione.

Paolo diceva: “Io sopporto ogni cosa per amore degli eletti” (2 Tim. 2:10) ed ancora: “Sopportiamo ogni cosa, per non creare alcun ostacolo all’Evangelo di Cristo” (1 Cor. 9:12) perchè lui aveva carità non finta, quella carità che “sopporta ogni cosa” (1 Cor. 13:7) che non cerca il proprio interesse ma compiace a tutti in ogni cosa cercando l’utile dei molti affinchè siano salvati, mentre coloro che hanno un falso amore non sono disposti a parlare del Signore ed a fare qualcosa di utile alla fratellanza senza stabilire tariffe e chiedere compensi in denaro. Loro non ci riescono a riporre la loro fiducia nel Signore affinchè sia lui a provvedere loro tutto quello di cui hanno bisogno per vivere assieme alle loro famiglie, perchè confidano nelle loro vie e non in quelle del Signore. Ma io vorrei domandare a costoro: ‘Conoscete forse qualche operaio del Signore che si sia affaticato nell’opera del Signore senza fare pagare le sue prestazioni come fate voi che è morto di fame o a cui siano venute a mancare le cose necessarie per lui e la sua famiglia?’ Io sono giovane ed ancora non sono divenuto vecchio (come invece lo era Davide quando scrisse il trentasettesimo salmo), ma pure io posso dire che “non ho visto il giusto abbandonato, nè la sua progenie accattare il pane” (Sal. 37:25); pure io posso dire di avere constatato che “quelli che cercano l’Eterno non mancano d’alcun bene” (Sal. 34:10) e che “nulla manca a quelli che lo temono” (Sal. 34:9).

Noi tutti siamo costretti a comprarle le Bibbie; dico siamo costretti perchè questa è la verità; ci costringono, sia nel caso sia ad uso personale e sia se dobbiamo darla ad altri. Le Bibbie non sono offerte liberamente e perciò coloro che le acquistano non sono messi in grado dai venditori di dare una libera offerta secondo che hanno deliberato in cuore loro ma sono forzati a pagare il prezzo fissato in rapporto alle leggi di mercato. Ed ancora una volta dobbiamo dire che tutto questo avviene per colpa del commercio sorto attorno alle cose di Dio; tutto ciò si potrebbe benissimo evitare; basterebbe che costoro offrissero le cose gratuitamente con la piena fiducia che il Signore non solo coprirà le spese di produzione affrontate ma anche provvederà a tutti i loro propri bisogni. Certo c’è un costo da pagare, ma chi è disposto a pagarlo?

Comunque noi crediamo che un credente timorato di Dio benchè sia costretto a comprare delle Bibbie per darle ad altri, quando le distribuirà, sia a credenti che a non credenti, non le metterà in vendita e non chiederà loro denaro, e questo a motivo di coscienza, ma anche perchè lo spaventa il castigo di Dio.

 

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

 

Colui che viene ammaestrato nella Parola ha il dovere di fare parte di tutti i suoi beni a chi l’ammaestra, perchè questo è quello che dice la Scrittura; e chi insegna la Parola non deve farlo per denaro. Gesù, quando mandò gli apostoli a predicare il Vangelo, dopo avere detto loro: “Predicate e dite: Il regno dei cieli è vicino. Sanate gl’infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, cacciate i demoni” (Matt. 10:7,8), disse loro pure: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matt. 10:8). Ma che cosa avevano ricevuto gratuitamente gli apostoli dal Signore? Essi avevano ricevuto la Parola di Dio (secondo che disse Gesù: “Le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute” (Giov. 17:8), ed anche: “Io ho dato loro la tua parola” [Giov. 17:14]), ed anche la potestà di cacciare gli spiriti immondi e di sanare qualunque malattia e qualunque infermità (secondo che è scritto: “Poi, chiamati a sè i suoi dodici discepoli, diede loro potestà di cacciare gli spiriti immondi, e di sanare qualunque malattia e qualunque infermità” [Matt. 10:1]); e come essi dovevano dare gratuitamente la Parola di Dio udita e ricevuta gratuitamente da Cristo così dovevano mettere gratuitamente al servizio degli uomini la potestà di cacciare i demoni e quella di guarire le malattie ricevuta ugualmente gratuitamente, in altre parole essi non dovevano chiedere compensi. Vedete, se noi accettiamo che uno che insegna la Parola metta in vendita i suoi insegnamenti scritti, allora dobbiamo accettare pure che egli metta in vendita i suoi insegnamenti dati a voce; ma non solo questo, dobbiamo pure accettare il fatto che chi ha ricevuto dei doni di guarigioni metta in vendita le guarigioni che compie, o l’imposizione delle sue mani o le sue preghiere per gli infermi. Perchè dico questo? Perchè i doni di guarigioni sono dei doni che si ricevono dallo stesso Dio dal quale si riceve anche il dono d’insegnamento. Quindi se è giusto che si chiedano compensi per insegnare, di conseguenza si possono chiedere dei compensi pure per imporre le mani sugli infermi e per le preghiere sugli infermi! Diletti, nessuno vi seduca; perchè qualunque sia il dono che si riceve da Dio esso deve essere messo al servizio degli altri e non dei propri interessi. Pietro l’apostolo disse: “Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo faccia valere al servizio degli altri” (1 Piet. 4:10); certo, se noi avessimo ricevuto qualche dono dal Signore in cambio di danaro allora avremmo sì avuto il diritto di farci pagare le nostre prestazioni, ma allora non si potrebbe neppure chiamare dono quello ricevuto dal Signore, ma bensì un nostro buon acquisto fatto presso Dio. Sì è vero che i doni ricevuti dal Signore sono dei beni acquistati da Dio…ma senza denaro; perchè non sono in vendita, ma pronti ad essere distribuiti gratuitamente a coloro che li desiderano per l’edificazione della chiesa. Quando Gesù disse all’angelo della chiesa di Laodicea: “Io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinchè tu arricchisca; e delle vesti bianche, affinchè tu ti vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungertene gli occhi, affinchè tu vegga” (Ap. 3:18) è vero che gli disse di comprare da lui quelle cose, ma ricordatevi che l’acquisto lo doveva fare senza denaro.

Quando Simone, a Samaria, vide che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, “offerse loro del danaro, dicendo: Date anche a me questa potestà, che colui al quale io imponga le mani riceva lo Spirito Santo. Ma Pietro gli disse: Vada il tuo danaro teco in perdizione, poichè hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro. Tu, in questo, non hai parte nè sorte alcuna; perchè il tuo cuore non è retto dinnanzi a Dio. Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinchè, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. Poichè io ti veggo in fiele amaro e in legami d’iniquità” (Atti 8:18-23). Da questo episodio trascritto traiamo i seguenti ammaestramenti:

Ÿ Qualsiasi dono di Dio non si può acquistare con denar 

Ÿ Chi stima poterlo fare non ha un cuore retto davanti a Dio e si deve ravvedere di questo pensiero malvagio

Ÿ I servi di Dio devono riprendere coloro che offrono loro del denaro per comprarsi le loro prestazioni.

Come potete vedere ci sono diverse Scritture che attestano che i doni si ricevono gratuitamente, e quindi siccome che devono essere messi al servizio degli altri gratuitamente, coloro che fanno pagare le loro prestazioni (non importa se un insegnamento scritto, a voce, o una preghiera per un malato) stimano la pietà essere fonte di guadagno. Se io ti vedessi in un bisogno spirituale e ti dicessi che ti potrei aiutare (perchè ho ricevuto dal Signore la grazia di poterti aiutare) in cambio di danaro, io stimerei la pietà essere fonte di guadagno. Ma di persone del mondo che sono disposte ad avere pietà del prossimo in cambio di danaro ce ne sono in abbondanza nel mondo! Ma noi come figliuoli di Dio dobbiamo esercitarci alla pietà in verso gli altri, con animo contento delle cose che abbiamo, ciò significa che non dobbiamo approfittare del bisogno spirituale o materiale nel quale si viene a trovare una persona, aiutandola in cambio di denaro o di favori; e tutto ciò per avere dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini una buona coscienza e per non fare biasimare la dottrina di Dio per colpa nostra.

Dobbiamo riconoscere però che nella chiesa vi sono coloro che si ribellano alla parola di Dio e decidono di agire seguendo le voglie della carne (cioè decidono di esercitare la pietà per amore di disonesto guadagno); costoro sono “corrotti di mente e privati della verità” (1 Tim. 6:5); sono ben conosciuti nelle chiese perchè sono diventati famosi e potenti, ma purtroppo sono conosciuti bene pure dalle persone del mondo che a cagione della loro cupidigia biasimano la via della verità.

Certo costoro che stimano la pietà essere fonte di guadagno ti aiutano, ma in cambio di denaro; fino a quando gli farà comodo, cioè fino a quando gli darai i tuoi denari si mostreranno disposti ad aiutarti. Ma se mai avvenga che tu non gli convieni più, allora ti scaricano alla prima occasione. Quelli che stimano la pietà essere fonte di guadagno si manifestano prima o poi, perchè sono persone che non sono disposte a fare delle rinunzie. Chi fa le cose per denaro, quando vede che, nel fare un servizio (lui dice che lo fa per il Signore ma non è vero) non vi è nessun guadagno di denaro, anzi vi è da ‘rimetterci’ denaro, siate certi che non sarà affatto disposto a proseguire a fare quella cosa. Chi invece non fa le cose per danaro, serve il Signore con zelo e con gioia sia nell’abbondanza e sia nella penuria, perchè lui fa le cose per amore del Signore e per amore dei santi, e non per amore del danaro. Non stabilisce tariffe e non chiede compensi perchè ha piena fiducia nel Signore che lui serve, ritenendolo potente da supplire ad ogni suo bisogno; lui crede che non c’è bisogno affatto di proclamare ai quattro venti tutti i propri bisogni perchè ha sperimentato la fedeltà di Dio innumerevoli volte. Lui si mette in ginocchio nella sua cameretta o in luogo appartato e chiede a Dio le cose di cui lui ha bisogno ed aspetta con pazienza e con fede l’esaudimento della sua preghiera. Lui continua a mostrarsi pietoso verso il suo prossimo e ad essere contento del proprio stato in qualsiasi circostanza; soffre, è vero, ma preferisce soffrire ed avere nello stesso tempo una buona coscienza ed una buona reputazione in seno alla chiesa di Dio e in mezzo a questo mondo, che invece rinunciare a soffrire (facendo ricorso all’astuzia) ed avere una coscienza sporca ed una cattiva reputazione sia nella Chiesa che nel mondo.

Davanti ad ogni operaio del Signore ci sono quindi due vie: quella della rinunzia e della sofferenza, e quella della disonestà; la migliore è la prima, perchè è su questa via che si gode abbondanza di pace e di gioia e che si vedono le potenti liberazioni di Dio; è camminando su questa via che si può dire: “Io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo; perchè quando sono debole, allora sono forte” (2 Cor. 12:10). Ma sulla seconda, non ci sono altro che infelicità, spine e lacci, guai e dolori, e vituperio. Dopo avere letto tutto ciò, sceglierai di fare l’onesto o di continuare a fare l’affarista? Di dare gratuitamente quello che hai ricevuto gratuitamente da Dio, o di continuare a metterlo in vendita e di guadagnarci sopra? Io non so quale decisione prenderai, ma ti voglio ricordare che la sapienza dice: “Se sei savio, sei savio per te stesso; se sei beffardo tu solo ne porterai la pena” (Prov. 9:12).

 

A voi che fate commercio delle cose di Dio

 

Mi rivolgo a voi che avete trovato una fonte di disonesto guadagno nel commerciare la Parola di Dio, gli insegnamenti dottrinali, le testimonianze dei fratelli ed altre cose che trattano sempre argomenti scritturali. Voi avete capito che potevate diventare ricchi anche facendo questo tipo di commercio, e vi siete messi a farlo. Non avete indugiato a mettere in vendita neppure le cose sante per amore di lucro; sì, perchè quello che vi ha spinto a mettere in vendita gli Scritti sacri, i vostri scritti o gli scritti degli altri non è altro che l’amore del denaro. Siete diventati degli idolatri, perchè avete innalzato nel vostro cuore l’idolo del denaro, ponendo davanti a voi l’intoppo che vi fa cadere nella vostra iniquità. Ingannate i fratelli semplici ed instabili nelle loro vie facendogli credere che quello che fate lo fate per l’edificazione della chiesa. Certo, le Scritture, le testimonianze edificanti e gli insegnamenti sani contribuiscono senza ombra di dubbio all’edificazione dei credenti; ma noi non ci opponiamo alla verità, “perchè noi non possiamo nulla contro la verità” (2 Cor. 13:8) ma ci opponiamo al vostro modo di agire che non è conforme a giustizia.

Con la disonestà del vostro commercio avete profanato il santuario di Dio; con il vostro commercio siete diventati ricchi ed alteri; siete diventati famosi e potenti, ma non per agire con fedeltà, infatti le vostre case sono piene di frode. State in agguato ad ogni angolo cercando qualche anima a cui potere strappare di dosso la pelle e divorare la carne. Siete spietati; lo so, di fuori sembrate delle persone pietose ma la vostra è una falsa pietà, infatti avete solo le forme della pietà perchè ne avete rinnegata la potenza. Sì avete rinnegato la potenza della pietà, perchè per voi la pietà con animo contento delle cose che si hanno è solo una perdita e non un gran guadagno come dice invece la Scrittura. Le vostre opere inique parlano chiaro, è inutile quindi che cercate di giustificare con parole finte il vostro lucroso e disonesto commercio.

Vi esorto a ravvedervi; sì, perchè vi dovete convertire dalle vostre vie malvage e tornare al Signore con tutto il vostro cuore. Smettete di mettere in vendita la Parola di Dio affinchè la dottrina di Dio non venga più biasimata a cagione vostra. Fino ad ora, infatti, il vostro modo di agire non ha fatto altro che indurre molte persone a biasimare la dottrina di Dio. È ora che comprendiate il danno che avete perpetrato con la vostra condotta; è ora che date retta alla Parola di Dio e cominciate a dare gratuitamente la Parola di Dio, perchè questo vuole Dio.

Non persistete in questa cosa cattiva agli occhi di Dio perchè procurereste del male a voi stessi. Il Giudice è alla porta, e vi retribuirà secondo le vostre opere, come meritate, se non vi ravvedete.

 

Tratto dal sito “La nuova Via

 

 

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