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“Coi Giudei mi sono fatto Giudeo”

L’odierna generazione di credenti ribelli, con a capo i loro pastori, – con il pretesto di evangelizzare, cioè di portare il Vangelo al mondo – ha introdotto nella Chiesa le scene teatrali, i mimi, pupazzi, clowns, svariati tipi di musica mondana e diabolica, danze moderne, e tante altre mondane concupiscenze, che fino a qualche decennio fa anche qui in Italia erano considerate cose sconvenienti per i santi. E prendono alcune parole scritte dall’apostolo Paolo a supporto di quello che fanno, o meglio di queste cosiddette moderne tecniche di evangelizzazione (già perché in primis queste cose servono ad evangelizzare!). Le parole sono queste: “Poiché, pur essendo libero da tutti, mi son fatto servo a tutti, per guadagnarne il maggior numero; e coi Giudei, mi son fatto Giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che son sotto la legge, mi son fatto come uno sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che son sotto la legge; con quelli che son senza legge, mi son fatto come se fossi senza legge (benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che son senza legge. Coi deboli mi son fatto debole, per guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E tutto fo a motivo dell’Evangelo, affin d’esserne partecipe anch’io” (1 Corinzi 9:19-23).

Ora, a questo punto è doveroso vedere quale era il metodo usato da Paolo per evangelizzare il mondo, cioè sia i Giudei che i Gentili, perché dato che le sue parole vengono usate per giustificare i suddetti modi di evangelizzazione, dobbiamo vedere se Paolo usava dei particolari metodi di evangelizzazione a secondo che evangelizzava i Giudei o i Gentili.

Alcuni esempi di evangelizzazione diretta ai Giudei.

Ad Iconio: “Or avvenne che in Iconio pure, Paolo e Barnaba entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in maniera, che una gran moltitudine di Giudei e di Greci credette” (Atti 14:1) – la città precedente era stata Antiochia di Pisidia.
A Tessalonica: “Ed essendo passati per Amfipoli e per Apollonia, vennero a Tessalonica, dov’era una sinagoga de’ Giudei; e Paolo, secondo la sua usanza, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando ch’era stato necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti; e il Cristo, egli diceva, è quel Gesù che io v’annunzio” (Atti 17:1-3).
A Corinto: “E ogni sabato discorreva nella sinagoga, e persuadeva Giudei e Greci” (Atti 18:4)
A Efeso: “Poi entrò nella sinagoga, e quivi seguitò a parlare francamente per lo spazio di tre mesi, discorrendo con parole persuasive delle cose relative al regno di Dio” (Atti 19:8)

Un esempio di evangelizzazione diretta ai Gentili.

Ad Atene: “Egli dunque ragionava nella sinagoga coi Giudei e con le persone pie; e sulla piazza, ogni giorno, con quelli che vi si trovavano. E anche certi filosofi epicurei e stoici conferivan con lui. E alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore? E altri: Egli pare essere un predicatore di divinità straniere; perché annunziava Gesù e la risurrezione. E presolo con sé, lo condussero su nell’Areopàgo, dicendo: Potremmo noi sapere qual sia questa nuova dottrina che tu proponi? Poiché tu ci rechi agli orecchi delle cose strane. Noi vorremmo dunque sapere che cosa voglian dire queste cose. Or tutti gli Ateniesi e i forestieri che dimoravan quivi, non passavano il tempo in altro modo, che a dire o ad ascoltare quel che c’era di più nuovo. E Paolo, stando in piè in mezzo all’Areopàgo, disse: Ateniesi, io veggo che siete in ogni cosa quasi troppo religiosi. Poiché, passando, e considerando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: Al dio sconosciuto. Ciò dunque che voi adorate senza conoscerlo, io ve l’annunzio. L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti d’opera di mano; e non è servito da mani d’uomini; come se avesse bisogno di alcuna cosa; Egli, che dà a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa. Egli ha tratto da un solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché Egli non sia lungi da ciascun di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni de’ vostri poeti han detto: ‘Poiché siamo anche sua progenie’. Essendo dunque progenie di Dio, non dobbiam credere che la Divinità sia simile ad oro, ad argento, o a pietra scolpiti dall’arte e dall’immaginazione umana. Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti. Quando udiron mentovar la risurrezione de’ morti, alcuni se ne facevano beffe; ed altri dicevano: Su questo noi ti sentiremo un’altra volta. Così Paolo uscì dal mezzo di loro. Ma alcuni si unirono a lui e credettero; fra i quali anche Dionisio l’Areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro” (Atti 17:17-34).

Ora, io non vedo nessuna differenza nel modo di evangelizzare usato da Paolo. Voi la vedete? Non credo.

Dunque, l’apostolo Paolo usava solo un metodo di evangelizzazione sia verso i Giudei che verso i Gentili, che era quello della predicazione della croce fatta con ogni franchezza, come si conviene, ed infatti era per questo che esortava i santi a pregare per lui “acciocché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell’Evangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena; affinché io l’annunzî francamente, come convien ch’io ne parli” (Efesini 6:19-20). E questo perché il Vangelo non va predicato con sapienza di parola, o mediante la sapienza di questo mondo, affinché la croce di Cristo non sia resa vana.
Paolo dunque non cambiava il suo metodo di evangelizzare a secondo che evangelizzava i Giudei o i Gentili. Ed oltre a ciò non usava altri mezzi, all’infuori della predicazione della croce. Eppure anche a quel tempo esisteva il teatro, e la musica mondana, e le buffonerie! Perché allora Paolo, come anche gli altri apostoli, non adottarono altri metodi di evangelizzazione? Perché essi credevano fermamente che l’Evangelo è potenza di Dio per ognuno che crede, e che coloro che Dio ha ordinato a vita eterna crederanno appunto tramite la predicazione del Vangelo! E quindi si limitavano ad annunciare agli uomini il Vangelo secondo l’esempio che aveva loro lasciato Gesù Cristo, pienamente persuasi e fiduciosi che Dio avrebbe concesso il ravvedimento e la fede a coloro che Egli aveva eletti fin dalla fondazione del mondo. Ricordatevi poi che la predicazione di Paolo era spesso accompagnata da segni e prodigi fatti nel nome di Gesù, che erano la testimonianza che Dio aggiungeva a quella degli apostoli per confermare la sua Parola. E questi segni e prodigi servivano anche per attirare le anime.

Purtroppo però oggi in molte Chiese manca proprio questa fiducia, come anche la franchezza e la potenza di Dio, e allora tanti ricorrono a moderne tecniche di evangelizzazione, che sono ormai dei veri e propri spettacoli mondani, che non hanno nulla di diverso da quelli organizzati dai pagani, tranne che cambia il tema. E quindi assistiamo alla profanazione del messaggio del Vangelo, perché si unisce il sacro al profano, invece di tenere le due cose ben separate. Il messaggio della croce viene presentato sotto forma di scene teatrali e mimi, con clowns e pupazzi, e quindi non con franchezza ma in maniera che la rappresentazione deve essere interpretata, e non solo, ma in questa maniera la si riduce ad una sorta di favola o storiella, perché il messaggio viene spogliato della sua gravità e della sua potenza. E poi che dire dei vari tipi di musica moderna, come rap, hip hop, rock, house, techno, e così via, che vengono usati per portare il Vangelo ai giovani? Anche qui assistiamo ad una unione tra sacro e profano, che non deve esistere. E poi queste musiche inducono a ballare, a divertirsi, a muoversi sensualmente, anziché a riflettere sulla parola della croce. Senza poi parlare della maniera indecente in cui si vestono quelli che suonano questo tipo di musica, che in nulla si distingue dal modo di vestire di quelli del mondo. Molti cantanti si presentano con dei capelli così lunghi che a prima vista sembrano donne, hanno l’orecchino e sono vestiti in modo indecente; se poi vedete le cantanti rock definite ‘cristiane’, esse non mostrano affatto di procacciare la santificazione perchè mostrano di essersi conformate in modo perfetto alla moda perversa di questo secolo malvagio. Sono vestite indecentemente, si muovono, si contorcono, aprono larga la bocca, gridano e schiamazzano, esattamente come i cantanti rock del mondo. Non v’è nessuna differenza tra loro, tranne che ogni tanto parlano di Gesù, citano qualche parola di Gesù e alcune distribuiscono pure dei vangeli. E tutto questo, loro dicono, serve ad attirare i giovani del mondo al Signore! Queste persone si devono convertire prima loro dalle loro vie tortuose al Signore prima di poter dire che vogliono convertire i giovani del mondo.

E’ evidente dunque che costoro che usano in questa maniera le parole di Paolo ‘coi Giudei mi sono fatto Giudeo’, le hanno interpretate male, perché esse non vogliono dire che con quelli del mondo ho adottato metodi di evangelizzazione diversi da quello della semplice predicazione della croce, come neppure che ho cominciato a comportarmi da persona mondana, a vestirmi da persona mondana, a muovermi da persona mondana, ad atteggiarmi da persona mondana, per avvicinarli ed annunciargli il Vangelo. Se infatti Paolo avesse agito così, non avrebbe potuto dire ai Corinzi: “Noi non diamo motivo di scandalo in cosa alcuna, onde il ministerio non sia vituperato; ma in ogni cosa ci raccomandiamo come ministri di Dio per una grande costanza, per afflizioni, necessità, angustie, battiture, prigionie, sommosse, fatiche, veglie, digiuni; per purità, conoscenza, longanimità, benignità, per lo Spirito Santo, per carità non finta; per la parola di verità, per la potenza di Dio; per le armi di giustizia a destra e a sinistra…” (2 Corinzi 6:3-7), ed ai Filippesi: “Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi” (Filippesi 3:17).

Ma allora cosa ha inteso dire Paolo con le parole ‘coi Giudei mi sono fatto Giudeo’? Ha inteso dire che lui quando era con i Giudei si studiava di non essere loro d’intoppo andando contro la legge di Mosè. Vi faccio un esempio pratico trascritto nel libro degli Atti, dove leggiamo quanto segue: “E venne anche a Derba e a Listra; ed ecco, quivi era un certo discepolo, di nome Timoteo, figliuolo di una donna giudea credente, ma di padre greco. Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano in Listra ed in Iconio. Paolo volle ch’egli partisse con lui; e presolo, lo circoncise a cagione de’ Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco” (Atti 16:1-3). Come potete vedere, quantunque Paolo non predicasse la circoncisione, in quella occasione volle circoncidere un giovane Ebreo credente, e questo a motivo dei Giudei di quel posto, che sapevano che il padre di questo ragazzo era greco, e quindi per non essere d’intoppo ai Giudei, cioè per non creare nessun ostacolo all’evangelizzazione dei Giudei. Ma Paolo non commise peccato circoncidendo Timoteo, perché lo fece solo per non essere d’intoppo ai Giudei.

Si potrebbe pure dire che Paolo quando si trovava ad evangelizzare i Giudei si studiava di non violare il sabato, di non mangiare cibi impuri secondo la legge, e così via. E questo sempre per non essere d’intoppo ai Giudei. Ma agire in questa maniera non costituisce peccato agli occhi di Dio, perché non c’è nessuna violazione della legge in questo comportamento. Anch’io coi Giudei mi farei Giudeo, per guadagnarli a Cristo, e quindi in giorno di sabato mi studierei di non violare il sabato, di non mangiare cibi da loro considerati impuri, e così via. E tutto questo a motivo del Vangelo, ma così agendo non commetterei nessun peccato.

Commetterei peccato invece se per evangelizzare cominciassi a pitturarmi la faccia di bianco o di nero, se interpretassi la parte del diavolo o di Gesù in una scena teatrale, se mi vestissi in maniera sconveniente, se mi mettessi a usare musica diabolica, se mi mettessi a compiere delle buffonerie, perché questi comportamenti sono una violazione dei comandamenti di Dio.

Dunque, fratelli, stabilito che le parole di Paolo non hanno nulla a che fare con metodi di evangelizzazione, non vi lasciate sedurre da coloro che le usano per giustificare e promuovere svariate cose storte in mezzo alla Chiesa.

L’Evangelo va predicato con franchezza, con pienezza di convinzione e con lo Spirito Santo. Per cui non va rappresentato, perché in questo caso non solo la rappresentazione teatrale esige la finzione, che la Bibbia condanna, ma anche una interpretazione, che non ci deve essere appunto perché questo significherebbe che il messaggio non è franco, non è diretto, non è facilmente comprensibile.

L’Evangelo non va portato usando concupiscenze carnali, perché questo significa usare l’astuzia verso le persone, in quanto si usano metodi umani come esche, appunto per adescare le persone. E noi siamo chiamati a pescare gli uomini, non ad adescarli facendogli vedere danzatrici del ventre, o danzatrici sensuali, o facendogli sentire musica rock o rap, o facendogli vedere qualche rappresentazione teatrale o qualche altra buffoneria.

Chi ha orecchi da udire, oda.

 

Giacinto Butindaro

 

tratto dal blog “Chi ha orecchie per udire, oda” di G. Butindaro

 

 

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