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Come dimostrare che i testi che compongono la Bibbia non sono arrivati a noi modificati, manomessi o pieni di errori?

isaiaDomanda: “ammesso che i libri del nostro sacro canone siano effettivamente gli scritti divini, perfetti e completi, come possiamo dimostrare che sono stati preservati da modifiche, che il testo è genuino, privo di manomissioni ed errori?”

 

Risposta: “per tutto il tempo che precedette la venuta di Cristo, uno speciale gruppo di uomini detti «scribi» furono scelti con l’incarico specifico e la responsabilità di ricopiare e conservare le Scritture.

Poiché la stampa non esisteva ancora, tutte le copie delle Scritture dovevano essere fatte a mano; ma a nessun privato era però concesso di ricopiare una sola frase delle Sacre Scritture. Ciò doveva essere fatto ufficialmente dagli scribi scelti e istruiti per questo compito.

Così precisi e meticolosi erano questi uomini nel riprodurre le copie delle Sacre Scritture, che se essi avessero notato nel testo un puntino di cui non fossero in grado di dare una spiegazione, dovevano comunque riprodurlo fedelmente, per non essere accusati di aver modificato le Scritture. Se nel testo da ricopiare, una lettera ebraica era scritta un po’ più grande delle altre, lo scriba doveva riprodurla fedelmente con dimensioni maggiorate, anche se ciò non era giustificato dal punto di vista letterario. Questo dimostra la fedeltà dei copisti.

Quegli scribi conoscevano il numero esatto delle parole contenute in tutto il Vecchio Testamento e in ciascun singolo libro, come pure quale fosse la parola centrale. Conoscevano persino il numero esatto delle lettere dell’alfabeto ebraico di ogni libro del Vecchio Testamento e quale fosse la lettera centrale. In questo modo, se ad esempio nel lavoro di ricopiatura veniva per caso dimenticata una lettera, questa dimenticanza veniva presto individuata in seguito al conteggio del numero totale delle lettere contenute in una certa parte. Ponendosi immediatamente a controllare con attenzione il lavoro fatto, essi scoprivano qual era la lettera dimenticata e quindi distruggevano tutte le copie contenenti l’omissione.

Quando i manoscritti erano vecchi e logori e quindi non più chiaramente leggibili, venivano distrutti. Ciò impediva che qualcuno fosse tentato di ricavarne delle copie, col rischio di incorrere in errori a causa della poca chiarezza del testo. Ciascuna nuova copia doveva essere ricavata da un manoscritto approvato.

Anche se i manoscritti originali degli scrittori ispirati sono andati persi o distrutti, non c’è motivo di preoccuparsi, poiché esistono copie degli originali così precise quanto è umanamente possibile ottenere. Esistono migliaia di manoscritti della Bibbia sparsi in musei, biblioteche, e collezioni private. Tra i famosi rotoli del Mar Morto, sono stati rinvenuti manoscritti del Vecchio Testamento che risalgono a prima della venuta di Cristo. Vi è il libro di Isaia al completo e parti di tutti gli altri libri del Vecchio Testamento ad eccezione di uno.

È straordinario il fatto che i manoscritti della Bibbia ritrovati in differenti paesi (manoscritti prodotti entro un periodo di parecchi secoli), confrontati l’un con l’altro, risultano essenzialmente uguali, dimostrando che il testo non ha subito alterazioni importanti nel passaggio da un’epoca all’altra.

La conservazione e la riproduzione delle Scritture del Nuovo Testamento non è stata meno diligente e fedele di quella del Vecchio Testamento. A motivo della sacra riverenza dimostrata dai primi cristiani per gli scritti del Nuovo Testamento, non c’è dubbio che l’opera di riproduzione e di conservazione delle copie venne svolta con la massima cura. Si fece ogni sforzo per evitare l’introduzione di errori.

Possediamo manoscritti del Nuovo Testamento che risalgono a meno di 200 anni dall’ultimo scritto del Nuovo Testamento. Se è vero che non possediamo nessun manoscritto originale compilato di man propria dagli scrittori sacri sul papiro e sulle pergamene del tempo, è vero però che possediamo antichissime copie manoscritte di quegli originali, così antiche che vi è assoluta certezza che il testo sia essenzialmente conforme a quello che lo scrittore sacro stese sotto l’ispirazione divina.

Anche se l’epoca a cui risalgono questi manoscritti non dovesse essere così antica, abbiamo pur sempre gli scritti dei primi padri della chiesa i quali citano per esteso interi brani del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ireneo, vissuto dal 120 al 192 d.C., fece ricorso al Nuovo Testamento in più di milleottocento citazioni e referenze. Egli citò pure il Vecchio Testamento dimostrando tra le due parti una divina unità. Ireneo fu uno studioso di Policarpo e Policarpo, a sua volta, uno studioso dell’Apostolo Giovanni, l’ultimo degli scrittori del Nuovo Testamento.

Come già è stato detto, tutto il Nuovo Testamento potrebbe essere riprodotto solo ricorrendo agli scritti dei padri della chiesa.

Dio avrebbe potuto fare in modo che le copie originali degli scrittori ispirati fossero conservate, ma se lo avesse fatto, senza dubbio la gente si sarebbe lasciata tentare a farne oggetto di culto. Anche ora la gente venera le ossa e le ceneri, che si suppone appartengano a santi e martiri.

In effetti non c’è nessuna necessità di possedere le copie originali, dal momento che esiste un’abbondanza di materiale tale da assicurarsi che le Scritture in nostro possesso sono quasi esattamente uguali alle originali. Se vi è qualche variante o errore nel testo attuale delle Scritture, questi sono veramente lievi e in nessun caso alterano il senso della verità della Parola di Dio.”

[Domanda e risposta tratta dall’opuscolo in italiano andato in stampa il 1979, con il titolo: “La Bibbia, nostra guida”, traduzione dell’opera originale intitolata: “Our guide the Bible”, edito da “The Good News Broadcasting Association – 1962, opuscolo contenente messaggi di G. C. Weiss dati alla radio]

 

 

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