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Come Dio mi ha fatto rigettare la falsa dottrina delle ADI: ‘Il destino se lo crea l’uomo’

Pace. Mi chiamo Gian Michele Tinnirello ed ho vent’anni, e voglio raccontarvi come Dio mi ha fatto capire la dottrina della predestinazione tramite la Sua Parola.
Sono ormai tre anni che servo Dio; e in questi tre anni molte cose sono cambiate sia all’inizio quando ho conosciuto Dio e sia in questi ultimi tempi. Io sono membro della Chiesa Evangelica ADI di Partinico (PA), quindi di una Chiesa che purtroppo – lo dico a malincuore – rifiuta questa dottrina che è biblica.
Il mio racconto inizia l’estate scorsa quando ‘per caso’ insieme ad un mio amico scoprimmo il sito del fratello Butindaro Giacinto.
Inizialmente la prima cosa che vidi nel sito era il video delle ADI e la minigonna e guardando questo video pensavo che era un po’ esagerato nel dire che si mettevano la minigonna.
Poi in seguito iniziai a vedere i vari scritti di Giacinto ed Illuminato Butindaro. Con questo giovane fratello, con cui ero molto unito, scoprimmo che è sbagliato passare con il cestino dell’offerta, che è sbagliato andare alle messe funebri cattoliche e che è sbagliato andare al mare. Queste cose ci colpirono e io andai un po’ in crisi domandandomi se era giusto oppure no.
Quando leggevo questi articoli non avevo neanche la forza per protestare: accadeva la stessa cosa che mi era accaduta quando un mio compagno di classe mi aveva detto che era sbagliato pregare Maria, perchè allora non riuscii a rispondergli.
Passando i giorni, ogni volta che andavo a casa del mio amico capitava che mi collegavo ad internet da casa sua e non so perché ma andavo a finire sempre in quei siti. Questi scritti li leggevamo insieme io e il mio amico e vedevamo che Giacinto citava sempre passi della Bibbia e ti spiegava tutto, però non riuscivo a comprendere appieno il fatto del mare, non capivo perché era sbagliato.
Un giorno domandammo ad un anziano della Chiesa, che tanti anni fa era stato pastore a Partinico, e lui ci disse sul fatto dell’andare a mare che dipende con quale spirito ci vai e poi sulle offerte ci disse che in Malachia è scritto che dobbiamo fare l’offerta. Quelle risposte mi sembrarono giuste e le accettai.
Continuavo quindi ad andare al mare con i giovani. Nel gruppo c’erano sia maschi che femmine e ci divertivamo in spiaggia. Andammo pure all’Acqua Park a Morreale (PA) e passammo una giornata a divertirci. Incominciavo un po’ a capire che non era tanto giusto andare al mare, e poi ci andavo pure con delle sorelle. Ne parlai con il mio amico, e lui mi disse: ‘Se dobbiamo ragionare così, non possiamo andare da nessuna parte’, e io non dissi più niente.
Ogni tanto in quel periodo capitava, non so come, che andavo a finire nel sito di Giacinto e iniziai a vedere che parlava male delle ADI o meglio confutava varie cose che le ADI affermavano. Diceva continuamente che le ADI non credono nella predestinazione. Io a quel tempo non avevo assolutamente chiaro questo concetto, non ne avevo peraltro mai sentito parlare. Poi un giorno mentre leggevo la lettera di Paolo agli Efesini lessi che siamo stati predestinati senza però capire quello che voleva dire Paolo e pensai: ‘La predestinazione c’è’. Non capivo però cosa era questa predestinazione: la mia mente era ottusa e perciò non intendevo, ero cieco. Butindaro denunciava continuamente il fatto che questa dottrina non veniva insegnata, però io non capivo niente, ma proprio niente.
Mi ricordo che in quel periodo i giovani avevano deciso di andare alle bancarelle della festa che si teneva a Balestrade e a Terrasini ed io ero disponibile ad andarci. Ma chiesi ad alcuni giovani: ‘Ma questa festa è per qualche santo o per la ‘Madonna’?’ Mi dissero che era una festa della ‘Madonna’, e allora io decisi di non andarci, perché secondo me era sbagliato. Poi pensai: ‘Se dico a mia madre, che è cattolica, che vado a questa festa, sicuramente mi risponderà: ‘E poi dici che non ci credi alla Madonna!’. Allora per non dare una brutta testimonianza non ci andai.
Quanto mi prendevano in giro i giovani della Chiesa. Andavano dicendo: “Gian Michele dice che andare alle bancarelle è peccato”. Quante risate si son fatti su di me. Loro mi invitavano e io continuavo a dirgli di no. Poi, preso dal dubbio, contattai il fratello Giacinto tramite e-mail, mentre stavo per inviargli l’e-mail mi batteva forte il cuore, e gli chiesi se era giusto quello che stavo facendo. Dopo un po’ di giorni mi rispose e mi disse che non ci dovevo andare assolutamente perché noi non dobbiamo partecipare alle opere infruttuose delle tenebre (Efesini 5:11). Memorizzai quel verso e lo citavo ad alcuni giovani, ma loro ci andavano lo stesso.
Una sera uscimmo insieme: io ero nella mia macchina. Mentre ero dietro la loro macchina, il mio amico che era nell’altra davanti uscì fuori quasi del tutto dal finestrino e gridava: “E’ peccato, è peccato!” Io all’inizio non capii perché dicesse quelle parole, poi capii che le diceva per prendermi in giro. Nei giorni successivi gli dissi che mi aveva deluso perché lui si definiva il mio migliore amico.
Alla fine di luglio andai al campeggio. In questo campeggio conobbi dei fratelli di Milano. Nella stanza dove ero io, eravamo in undici, la maggior parte era di Partinico. Una volta si incominciò a parlare di Butindaro e alcuni dicevano: ‘Lui ce l’ha con le ADI!’, poi un altro replicava dicendo: ‘La dottrina ce l’ha giusta, però critica molto’. Ed un giovane di Milano diceva che una volta Butindaro l’aveva chiamato al cellulare, e io in quell’istante avrei desiderato che quella chiamata me l’avesse fatta a me.
Poi nei giorni seguenti si parlava se era giusto andare al mare. Io dissi ad un fratello che secondo me non è tanto giusto andarci e lui mi rispose: “Allora non devo provare gusto neanche a mangiarmi questo gelato!” (questo fratello si era comprato un gelato al chioschetto del campeggio).
Nel mese di Agosto mi ricordo che mi iscrissi al sito di Butindaro per ricevere le newsletter, ero un po’ spaventato perché non sapevo se stavo facendo bene, però non so come, ma mi iscrissi. Passando le settimane e i mesi guardavo le notifiche che mi arrivavano e leggevo molti post e articoli. Lessi parecchi studi che faceva e vidi che c’erano anche delle prediche on line però non le ascoltavo mai.
Nel mese di Settembre il cognato di questo mio amico si sposò. Questo giovane aveva da poco finito il terzo anno dell’IBI, e io in quel tempo desideravo andare a quella Scuola Biblica. Con questo ragazzo mi trovavo molto bene. Alla fine di Settembre incominciò la riunione dei giovani presieduta e tenuta da una monitrice, che è stata la mia professoressa di Italiano i primi tre anni di scuola superiore e mi vedeva come un figlio acquisito e si vantava di me nella Chiesa parlando bene di me. Effettivamente rispetto agli altri giovani ero un po’ più zelante. Però amavo molto mettermi vestiti alla moda, e stavo cadendo malato della marca Calvin Klein; comprai pure una cravatta costosa. Ero un po’ vanitoso, curavo ogni piccolo dettaglio del mio aspetto, ma non me ne accorgevo forse perché gli altri lo erano più di me.
Mi facevo fare anche le sopracciglia, ma un giorno il Signore mi fece levare questo vizietto. Un giorno infatti mentre parlavo con mia madre, le dissi che la donna deve avere un certo ornamento esteriore, e che dobbiamo avere pudore e modestia. Lei all’istante mi replicò dicendomi: “Parli tu che ti fai le sopracciglia e ti metti il vestito alla moda!”. Io in quel momento mi sentii morire e mi cadde tutto addosso. Mia madre aveva ragione, come potevo dirle che certe cose non si fanno e io stesso le facevo? Non andai quindi più a farmi le sopracciglia.
Ora, quando c’era la riunione dei giovani la monitrice faceva predicare e a volte presiedere questo giovane che aveva finito l’IBI. Una volta però la monitrice aveva in cuore di farci fare delle domande perché vedeva che molti giovani avevano molte domande da fare sulla Bibbia e sulla morale e questo giovane cognato del mio amico fu incaricato di rispondere a tutte le domande che gli dovevamo fare. Io ne preparai una quindicina che gli feci leggere anche in privato. Gli chiesi se era giusto andare al mare con le sorelle e lui mi disse che era sbagliato però si ci poteva andare; poi gli chiesi se era giusto che un credente si prende le medicine e lui mi disse che non c’era niente di sbagliato e io gli dissi che io non volevo prendermele perché credevo che Dio poteva guarirmi anche da un mal di testa. Ci credevo perché una volta Dio mi guarì per davvero dal mal di testa. Però non avevo una così gran fede perché se stavo male anch’io ricorrevo alle medicine: non ce la facevo ad affidarmi completamente a Dio. Il giovane che doveva rispondere alle domande si portò un po’ di fogli dell’IBI dove veniva spiegato che è sbagliato farsi i tatuaggi, giocare la schedina, non portare il velo, ecc. Ogni volta lui prendeva i fogli e ci diceva di prendere i versetti. Le domande furono tante, i giovani purtroppo erano molto ignoranti ed anch’io mi vedevo mancante, però volevo conoscere tutta quanta la Bibbia.
Un giorno mentre leggevo la mia Bibbia, io avevo la Bibbia con i commenti di C.I. Scofield, vidi una nota con scritto ‘predestinazione’ e più la leggevo e più non la capivo. Ogni tanto mi capitava di andare sul sito di Giacinto per vedere cosa diceva lui e piano piano iniziavo a capire qualcosina. Dopo un po’ di giorni sentii parlare il giovane che si era sposato con la sorella del mio amico e disse ridendo: ‘Allora esiste la predestinazione!’ Rideva come per dire: ‘Può essere mai?’ Io mi sedetti accanto a lui e gli chiesi: ‘Non esiste?’ E lui mi rispose: ‘Dipende cosa intendi per predestinazione’. Io gli feci vedere la nota della mia Bibbia che parlava della predestinazione, e lui mi disse che era sbagliata. Mi disse che la Chiesa è predestinata, ma l’individuo non lo è, perché sei tu che scegli se vuoi essere salvato, sei tu che hai scelto, sei tu che accetti. ‘Dio ti chiede di accettarlo e tu sei libero di accettare o di rifiutare’, diceva lui. Io gli presi alcune parole della Bibbia che sembravano dicessero il contrario di quello che diceva lui: “Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi, e v’ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia” (Giovanni 15:16), e lui mi disse che quelle parole riguardavano il ministerio. Io accettai quello che mi disse e me ne andai. Poi la sera tornando a casa meditavo su quello che mi aveva detto ed entrai nella mia cameretta e pregai e dissi a Dio: “Ma mi devi ringraziare Tu perché ti ho accettato?” Entrai in confusione; pregai allora con tutto il cuore e chiesi a Dio che volevo capire perché vedevo che Giacinto diceva altro. Passando i giorni, volevo cancellarmi dalle newsletter di Giacinto perché pensavo che se avessi continuato a leggere i suoi scritti mi sarei allontanato dalle ADI. Dicevo a me stesso: ‘Tanto o è giusto o è sbagliato, io servo il Signore lo stesso; non voglio inoltrarmi in questa dottrina’. In quei giorni il mio cuore era in confusione, non capivo, però non riuscii a cancellarmi dal sito di Giacinto. Riflettevo sulle parole che mi aveva detto quel giovane e con difficoltà le accettavo. Io pensavo che Dio aveva preparato un piano per me, che aveva guidato gli eventi per farmi grazia e riflettevo sulla mia vita e dicevo: ‘Non può essere un caso!’ Proprio in quel periodo un mio compagno delle scuole medie, nipote di un fratello di Partinico, si avvicinò a Dio e io subito rimasi contento. Un giorno uscimmo insieme per andarci a mangiare una pizza e vedevo in lui la luce di Dio. Quella sera che ci mangiammo la pizza, io gli raccontai la mia testimonianza e lui mi raccontò la sua; ero stupefatto dalla sua conoscenza della Bibbia e lui all’improvviso mi disse: “Se Dio non chiamava Paolo alla salvezza, ne aveva tempo”. Incominciò a parlarmi della predestinazione: io rimasi senza parole, lui continuava a parlarmi e mi diceva: ‘Non è così!’ e io gli dissi timidamente di sì. Rimasi scioccato da quell’evento verificatosi proprio in quei giorni in cui stavo meditando su questo argomento.
Questo compagno partì su una crociera dove l’avevano assunto, e tornò nel mese di maggio del 2011, ma quando ritornò vidi che era totalmente diverso, infatti si era allontanato da Dio. Io avevo sperato di trovare in lui un appoggio, ma la mia speranza risultò vana.
I primi mesi dell’anno piano piano iniziai a capire cosa intendeva Butindaro per predestinazione. Incominciai a leggere sempre di più quello che scriveva e lo confrontavo continuamente con la Bibbia per vedere se era giusto; capivo che sbagliavo quando mi vestivo in modo lussuoso, capii che dovevo indossare abiti modesti e avere un atteggiamento umile come l’aveva Gesù.
Più passavano i giorni e più avevo il desiderio di parlare o di incontrarmi con il fratello Giacinto. Avevo pensato persino di iscrivermi all’IBI che si trova a Roma per andare poi a trovarlo! Ero andato a cercare su google maps il suo indirizzo, ero disposto a partire ed andarlo a trovare. Poi lo contattai via e-mail. Lui mi diede il suo numero e dopo un paio di giorni lo chiamai. Il cuore mi batteva forte. Quando lo chiamai, lui subito mi parlò delle cose di Dio tra cui la predestinazione. Gli spiegai tutto e lui mi raccontava tante cose sulle varie sette e religioni. Mentre lui parlava non riesco a spiegarlo ma glorificavo Dio. Dicevo: ‘Gloria a Dio’, senza riuscire a spiegarmi il perché. Quando ci salutammo mi disse di iscrivermi su Skype e così ci saremmo sentiti più spesso. Così io andai subito ad iscrivermi.
Alla fine di Aprile del 2011, ci fu un convegno regionale delle ADI ad Agrigento e io ci andai con abiti modesti per la prima volta perché in questi convegni c’è un lusso tremendo. C’è uno sfarzo incredibile, le sorelle sembrano modelle che sfilano in passerella, e i fratelli sembrano che si devono sposare. A molti, i convegni ed i campeggi servono solo per mettersi in mostra. Mi ricordo che quando stavo per entrare al palacongressi sentii qualcosa di strano, sentivo il desiderio di mettermi vestiti lussuosi (mi ero portato solo una giacca molto appariscente), e sgridai quel sentimento e dissi a me stesso: ‘C’è qualcosa di strano qui’. Come sospettavo, tutti o quasi tutti indossavano un bel vestito con delle belle cravatte e alcune sorelle vestite in modo indecoroso che a guardarle mi veniva di vomitare altro che essere tentato. Mi accorgevo di più cose, vedevo tante cose che prima non vedevo. Quanto ho pregato e letto la Bibbia! Il mio desiderio era di piacere a Dio. Il mio amico si stupiva perché non mi ero portato nessun vestito (a volte nei convegni me ne portavo addirittura due anche se il convegno durava due giorni), e io gli dissi che l’ornamento esteriore deve essere modesto affinché il cuore non diventi altero. In quel convegno tante cose non mi piacevano: vedevo che c’erano degli stand di ADI-media e commerciavano con le cose di Dio e questo mi faceva star male perché avevo capito che era sbagliato fare commercio con le cose del Signore. Gesù disse: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10:8). Poi sentii alcuni fratelli di Agrigento che parlavano con l’addetto alle vendite e gli dicevano ridendo: “Anche voi avete la vostra percentuale eh!” Capii che loro si riferivano alla Chiesa di Agrigento, però mi sentii male nell’udire quelle parole. Cercano in tutti i modi di fare riempire le cassa della Chiesa, venderebbero di tutto alcuni pur di far arricchire la Chiesa. Più stavo lì, più mi disgustavo di certe cose. Lì però mi comprai una Bibbia perché volevo lasciare la Scofield. Non volevo essere aiutato dai commenti, ma volevo che Dio mi illuminasse, e così mi comprai una Bibbia versione Riveduta. Ogni 5 minuti incontravo fratelli e sorelle che mi conoscevano (sono molto conosciuto negli ambienti giovanili delle ADI) e mi facevano festa. Andavo d’accordo con tutti anche se a volte qualcuno non era tanto convertito.
Prima che cominciasse il culto, c’erano due giovani di Partinico che discutevano sulla profezia e uno diceva: ‘Adesso vedrai che Dio parla’, e continuò a dirgli: ‘Durante il momento di preghiera un credente alza la preghiera in lingue e un altro interpreta’ – cioè dà una profezia (un messaggio diretto agli uomini) – , e l’altro giovane che ascoltava aveva la Bibbia aperta nella prima lettera ai Corinzi al capitolo 14. Io mi girai verso di loro e gli guardai la Bibbia aperta e lessi i primi versetti e queste parole: “Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri”, folgorarono il mio cuore e la mia mente e dissi: ‘Allora fanno delle false profezie, perché chi parla in lingue parla a Dio’. Qualcosa di soprannaturale aveva aperto la mia mente e capii cosa voleva dire il fratello Giacinto su questo argomento, perché fino ad allora non avevo capito cosa lui intendesse per profezia. Fui scosso.
Dio mi stava facendo capire tante cose e poi dicevo a me stesso: ‘Perché a me? io non so parlare’. Finendo i culti, si discuteva con le monitrici e con i giovani ma io quelle cose le serbavo nel mio cuore. Volevo vederci chiaro. A me mi vedevano come un giovane super spirituale, un esempio per gli altri. Tutti avevano stima di me. Finito il convegno dissi a me stesso: ‘Non ci andrò più, e non andrò più neanche al campeggio perché vedevo molta emotività nei giovani al momento dell’appello, infatti tutti là davanti alzavano le mani e piangevano, e c’era chi si abbracciava, ma appena il pastore diceva ‘amen’ e finiva il culto, questi giovani ritornavano come prima; alcuni erano volgari sia nel parlare che nel vestire. Sembravano tali e quali a quelli del mondo. Io mi sentivo un po’ estraneo. C’erano ragazze che si vestivano in modo molto provocante, e mi veniva di vomitare, per non parlare del trucco. Queste cose mi facevano soffrire ma mi tenevo tutto dentro.
La penultima sera mi convinsi a mettermi la giacca, quella lussuosa, che mi ero portato. Quando la misi sentivo che qualcosa in me non andava bene e mi misi in ginocchio nella mia stanza e dicevo a Dio: ‘Non me la sto mettendo per farmi vedere, ti prego dammi un cuore umile’. Però quella preghiera sembrò inutile. Subito dopo andai al culto, e durante il culto soffrivo tanto, sentivo che mi dovevo levare la giacca. Quando finì il culto, me ne andai subito in stanza a levarmi quella giacca che non potevo più vedere, quella fu l’ultima volta che l’indossai. Chiesi perdono a Dio. Il pastore faceva dei bei discorsi, questo devo dirlo, però non sentivo potenza da parte da Dio. Mi ricordo che tempo prima mi ascoltai una predica del fratello Giacinto sulla bugia e mi era rimasta impressa, ma talmente impressa che una volta quando per sbaglio stavo dicendo una bugia le sue parole mi ritornarono in mente.
Passando i giorni c’era sempre una parola che dicevo: “Prima o poi cercherò il significato della parola ‘eletto’ nel dizionario’. Non capivo infatti cosa voleva dire, però mi colpiva. Andai dunque a cercarlo nel dizionario etimologico. Eletto deriva dal latino electus p.p. di eligere che vuol dire SCELTO. Capii allora che Dio mi aveva scelto; quella parola è ripetuta tante volte nella Bibbia soprattutto nel Nuovo Testamento. Inizia a leggermi l’epistola ai Romani e quando arrivai ai capitoli 8 e 9 capii che Dio sceglie, e non sono stato io ma Lui ha voluto salvarmi e ha deciso di donarmi la salvezza! Mi sentivo privilegiato, e dicevo: ‘Ora capisco cosa vuole dire!’, perchè vedevo tutto chiaro. Paolo dice: “Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica” (Romani 8:33), ed anche: “Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali son chiamati secondo il suo proponimento. Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli” (Romani 8:28-29). E poi diceva: “Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. …. Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole. …. E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione, e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso de’ vasi di misericordia che avea già innanzi preparati per la gloria, li ha anche chiamati (parlo di noi) non soltanto di fra i Giudei ma anche di fra i Gentili?” (Romani 9:14-16, 18, 22-24). Questi versi erano così chiari! Mi lessi le lettere di Paolo, di Pietro, di Giacomo, di Giovanni e l’Apocalisse e segnai con la matita tutte le volte che c’era scritto eletto, elezione, chiamata, preordinato e mi scrissi i passi su un foglio.
Mi ricordo che quando uscivo, quando camminavo o quando andavo a fare la spesa, ringraziavo Dio perché Lui mi aveva scelto prima della fondazione del mondo ed è Lui che l’ha voluto. Io mi sentivo immensamente privilegiato, e mi consacrai di più perché bramavo Dio.
Una domenica c’era il culto di santa cena e io volevo testimoniare nell’assemblea e ringraziare Dio per questo stupendo dono. Cantavo sempre ‘Io vo narrar’, mi sentivo come Jonh Newton che scoprì la grazia di Dio. Io l’avevo sperimentata tre anni prima, ma la ‘sperimentai’ di nuovo. Quella domenica il culto era alle 17 e io avevo in cuore di dedicare tutta la giornata a Dio infatti me ne andai in una zona di campagna a Partinico dove non c’era nessuno e fino alle 3 del pomeriggio pregai e lessi la Bibbia, senza neanche mangiare. Poi andai al culto e Dio mi diede la forza per testimoniare e così testimoniai e ringraziai Dio leggendo il Salmo 119:33-40 e dicendo “Ringrazio Dio perché Egli mi ha scelto e vuole che io lo servo. Nonostante avessi peccato e disubbidito a Dio, Lui mi ha fatto grazia. Mi ricordo un uomo che si chiamava John Newton mercante di schiavi e durante una tempesta disse: ‘Dio abbi pietà di me!’ e lui si accorse che Dio non poteva avere pietà di lui perché era un peccatore. Successivamente si pentì e sperimentò la grazia di Dio e lo ringraziò” Infine dissi, prima di sedermi: ‘Lo ringrazio perché mi ha eletto prima della fondazione del mondo’. Notai che il pastore mi guardò fissò negli occhi.
Quella sera pubblicai su Facebook una nota dal titolo “E’ PECCATO ANDARE A MARE”. Appena la pubblicai accadde il finimondo. Alcuni giovani della chiesa di Partinico mi contrastarono e uno di loro era un mio ex compagno di scuola, figlio di un pastore. Lui mi chiamò e mi disse: ‘Andiamo dalla monitrice e vediamo se quello che dici tu è giusto perché mi è crollato tutto. Tutto quello che mi hanno insegnato per vent’anni è falso allora?’. Così dopo andammo da lei e appena si menzionò il nome di Giacinto Butindaro incominciarono a parlarmi male di lui per screditarlo. Poi io cercai di parlare di alcune cose: parlammo della dottrina della predestinazione. La monitrice non voleva accettarla, le prendevo i riferimenti e lei gli dava un altro significato. Mi ricordo che sul versetto che dice “quelli che ha preconosciuti li ha pure predestinati” si mise tutto il tempo a parlare della preconoscenza. Io le dicevo che doveva anche leggere i versetti sotto, ma non c’era niente da fare. Lei mi disse: ‘Se è così, posso dare la colpa a Dio se non mi ha salvata!’ e io le dicevo che ci sono due tipi di vasi: i vasi per uso nobile e i vasi per uso ignobile. Lei mi diceva: ‘Ma che c’entra?’ Poi gli lessi i passi sotto: “E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione, e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso de’ vasi di misericordia che avea già innanzi preparati per la gloria, li ha anche chiamati (parlo di noi) non soltanto di fra i Giudei ma anche di fra i Gentili?” (Romani 9:22-24). Non c’era modo per farglielo capire. Confondeva e faceva confondere. Poi affrontammo il fatto del ritorno del Signore. Insomma tutto quello che gli dicevo era sbagliato per lei! Si era fatto tardi e me ne andai a casa. Lei mi disse: ‘Non leggere la Bibbia con troppa attenzione, ma leggila come hai sempre fatto, con semplicità!’
Chiedevo a Dio continuamente: ‘Se sto sbagliando fammelo capire, mi pentirò e non parlerò più, ma se ho ragione fammi parlare’. Questa era la mia preghiera giornaliera. Avevo paura di sbagliarmi.
Da quel giorno comunque sono cambiati gli atteggiamenti di molti fratelli verso di me; quando li saluto vedo che lo fanno per forza, mi vedono come uno sviato, e alcuni mi domandano: ‘Come stai?’ come se spiritualmente avessi dei problemi. Vedo e sento ostilità nei miei confronti. Molti ce l’hanno con me perché dico che andare al mare è peccato. Sento dire: “Gian Michele è diventato seguace di Butindaro”. Sono visto in modo diverso; e pensare che poco tempo fa ero visto come il più zelante e fervente giovane, e mi portavano sulla palma della mano. Uno mi ha detto: ‘Stai rinnegando lo Spirito Santo’, e altri mi dicono: ‘Stai attento a quel Butindaro’. Molti attacchi li ho subiti su Facebook. Mi dicono: ‘Ti sei convertito a Giacinto Butindaro’.
In quei momenti pregavo e dicevo: ‘Dio ti prego illuminami’. Era il 5 maggio quando stavo meditando sulla predestinazione. Proprio in quel momento mi arrivò un messaggio sul cellulare, era una sorella che mi aveva inviato queste parole tratte dalla Bibbia: “Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni’. E io risposi: ‘Ahimè, Signore, Eterno, io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo’. Ma l’Eterno mi disse: ‘Non dire: – Sono un fanciullo, – poiché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò. Non li temere, perché io son teco per liberarti, dice l’Eterno.” (Geremia 1:5-8). Rimasi scioccato. Quelle parole erano per me. Dio mi consolò. Quei versi in Geremia mi hanno confortato fino ad ora. Quanto mi parla Dio con questi versi.
Il 3 agosto stavo meditando su quello che mi aspettava perché sapevo che chi vuole vivere piamente in Cristo sarà perseguitato (cfr 2 Timoteo 3:12) e il mio cuore veniva meno nel pensare a questo, mi sentivo solo e tutti mi vedevano diversamente. Mentre meditavo su questo, mi arriva un messaggio sul cellulare con scritto “Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io son teco per liberarti, dice l’Eterno” (Geremia 1:19). Il mio cuore venne consolato grandemente.
Il giorno dopo lessi tutto il primo capitolo di Geremia e tutte quelle parole sentivo che erano per me. Mi colpì fortemente il verso “Vedi, io ti costituisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per svellere, per demolire, per abbattere, per distruggere, per edificare e per piantare” (Geremia 1:10) e allora dissi a Dio: ‘Dammi la forza per fare ciò’. Nonostante tutto, il mio cuore era pieno di sgomento e Dio mi disse: “Non ti sgomentare per via di loro, ond’io non ti renda sgomento in loro presenza.” (Geremia 1:17). Capii che era peccato tollerare Jezabel e che Dio vuole che mi batta per la verità. So che incontrerò molte difficoltà, ma io so una cosa “che Dio è con me.” Mi basta sapere solo questo.

Gian Michele Tinnirello

Borgetto (Palermo), Agosto 2011

tratto da: http://giacintobutindaro.org/2011/08/19/come-dio-mi-ha-fatto-rigettare-la-falsa-dottrina-delle-adi-il-destino-se-lo-crea-luomo/

 

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