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Confutazione dei testimoni di Geova: I 144.000

La dottrina dei Testimoni di Geova

Nel corso dell’esposizione delle dottrine dei Testimoni di Geova che ho compiuto sin ad ora è emerso diverse volte che i 144.000 sono una classe di credenti a se stante per i Testimoni di Geova. Vediamo ora di parlare di quello che essi dicono a riguardo del destino di questi 144.000 dopo la loro morte e di come fa un Testimone di Geova a dire di farne parte. I Testimoni di Geova affermano che in cielo andranno solo i centoquarantaquattromila che sono menzionati nel libro dell’Apocalisse, mentre tutti gli altri credenti regneranno sulla terra.

‘QUANTI VANNO IN CIELO? (….) Anni dopo il suo ritorno in cielo, in una visione Gesù fece conoscere il numero esatto all’apostolo Giovanni, che scrisse: ‘Vidi, ed ecco, l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila…che sono stati comprati dalla terra (…..) Comunque, ‘il piccolo gregge’ che va in cielo non è il solo a ricevere la salvezza. Come abbiamo visto, avranno felici sudditi terreni. Gesù si riferì a questi come alle sue ‘altre pecore’, di cui ‘una grande folla’ anche ora presta fedelmente servizio a Dio..’ (La verità che conduce alla vita eterna, pag. 77-78).

Loro dicono che di questi centoquarantaquattromila solo un piccolo numero rimane ancora in vita sulla terra, e si trova esclusivamente tra loro. Si tenga presente però riguardo a questo andare in cielo dei 144.000, che i Testimoni di Geova negando che costoro hanno un anima immortale che vive dopo la loro morte fisica, li fanno andare in cielo mediante la ‘risurrezione’. In altre parole essi affermano che quando uno di questi 144.000 muore, viene subito ‘risuscitato’ spiritualmente (quindi questa loro ‘risurrezione’ non si può vedere con questi occhi perché invisibile) ‘al suon dell’ultima tromba’ (perché per loro l’ultima tromba suona ogni qual volta muore uno di costoro) e assunto in cielo per regnare con Cristo. Un’altra cosa però va detta; come vedremo meglio in appresso i 144.000 hanno potuto cominciare ad andare in cielo solo a partire dal 1918, data in cui Cristo per loro assunse il Regno, e ci fu la prima risurrezione a cui parteciparono il grosso dei 144.000 formato dagli apostoli e dai discepoli morti dopo la Pentecoste.

‘Sebbene gli apostoli e gli altri eletti fossero accolti nel patto per il Regno ossia nella chiesa celeste, essi non vennero immediatamente assunti in cielo ed ivi uniti col Capo della ‘chiesa’. Ma dormirono nei sepolcri fino alla prima risurrezione, alla venuta di Cristo Gesù nel tempio di Geova nel 1918, e allora furono elevati alla gloria…’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 112).

Quindi, fra di essi non ci sono Abramo, Isacco e Giacobbe, tutti i profeti e tutti gli altri giusti dell’Antico Patto; perché vissero e morirono prima del giorno della Pentecoste, di cui si parla negli Atti degli apostoli al secondo capitolo. A riguardo di questa dottrina che solo i centoquarantaquattromila sono destinati ad andare in cielo occorre dire che all’inizio non veniva insegnata dai Testimoni di Geova perché per loro anche la gran moltitudine andava in cielo con essi:

‘Per molto tempo essi avevano considerato ‘la grande moltitudine’ come una classe spirituale secondaria che si sarebbe associata in cielo agli unti 144.000 come damigelle d’onore o ‘compagne’ di questa Sposa di Cristo’ (Annuario dei Testimoni di Geova del 1976, pag. 155) 

ma con l’avvento di Rutherford il destino della grande folla cambiò direzione perché costui, nel 1935, disse prima a voce e poi scrisse che la grande moltitudine era destinata a vivere sulla terra e non in cielo. Per quanto riguarda l’annuncio orale di questa ‘rivelazione’ si legge nell’Annuario dei Testimoni di Geova del 1976:

‘Le incertezze sulla ‘grande moltitudine’ furono eliminate quando il fratello Rutherford considerò questo soggetto durante l’assemblea che i testimoni di Geova tennero dal 30 maggio al 3 giugno a Washington, nel Distretto di Columbia. In quel discorso fu scritturalmente mostrato che la ‘grande moltitudine’ era sinonimo delle ‘altre pecore’ del tempo della fine. Webster L. Roe ricorda che in un momento culminante J. F. Rutherford chiese: ‘Tutti quelli che hanno la speranza di vivere per sempre sulla terra sono pregati di alzarsi in piedi’. Secondo il fratello Roe, ‘si alzò più di una metà dell’uditorio’, e l’oratore allora disse: ‘GUARDATE! LA GRANDE MOLTITUDINE!’ ‘In principio ci fu un silenzio’, ricorda Mildred H. Cobb, ‘quindi una gioiosa acclamazione e l’applauso fu lungo e scrosciante’ (ibid., pag. 155).

Rutherford scriverà poi nel suo libro Ricchezze:

‘I 144.000 sono membri spirituali dell’organizzazione divina che vivranno in eterno in cielo, mentre la ‘grande moltitudine’ comprende le ‘altre pecore’, la classe dei Gionadab, gli uomini di buona volontà che otterranno le ricchezze terrestri e vivranno per sempre sulla terra in una pace e in una gioia senza fine’. Ma come fa un Testimone di Geova ad affermare di fare parte di questa classe dei 144.000? Ecco come risponde a questa domanda un libro della Torre di Guardia. ‘COME PUÒ SAPERE UNA PERSONA SE APPARTIENE AL ‘PICCOLO GREGGE’. I membri del ‘piccolo gregge’ sanno che Dio li ha chiamati alla vita celeste. Come? Per mezzo dell’opera dello spirito di Dio, che pone in loro e coltiva la speranza della vita celeste. L’apostolo Paolo, come uno ‘del piccolo gregge’ scrisse: ‘Lo spirito stesso rende testimonianza col nostro spirito che noi siamo figli di Dio. Se, dunque, siamo figli, siamo anche eredi: eredi in realtà di Dio, ma coeredi di Cristo, purché soffriamo insieme per essere insieme anche glorificati… L’opera dello spirito di Dio cambia l’intera prospettiva di tale persona, così che i suoi pensieri e le sue preghiere si volgono al servizio di Dio in vista della speranza celeste. Essere con Cristo in cielo è per lei più importante di qualsiasi legame terreno’ (La verità che conduce alla vita eterna, pag. 78).

Come si può ben vedere la questione è interamente soggettiva.

Confutazione

Chi sono i 144.000 secondo le Scritture

Per confutare questa falsa dottrina sui 144.000 mi limiterò a ricordarvi chi sono questi centoquarantaquattromila di cui parla Giovanni.

Giovanni dice:

“Dopo questo, io vidi quattro angeli che stavano in piè ai quattro canti della terra, ritenendo i quattro venti della terra affinché non soffiasse vento alcuno sulla terra, né sopra il mare, né sopra alcun albero. E vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il suggello dell’Iddio vivente; ed egli gridò con gran voce ai quattro angeli ai quali era dato di danneggiare la terra e il mare, dicendo: Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché abbiam segnato in fronte col suggello i servitori dell’Iddio nostro. E udii il numero dei segnati: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figliuoli d’Israele:
Della tribù di Giuda dodicimila segnati,della tribù di Ruben dodicimila,della tribù di Gad dodicimila,della tribù di Aser dodicimila,della tribù di Neftali dodicimila,della tribù di Manasse dodicimila,della tribù di Simeone dodicimila,della tribù di Levi dodicimila,della tribù di Issacar dodicimila,della tribù di Zabulon dodicimila,della tribù di Giuseppe dodicimila,della tribù di Beniamino dodicimila segnati” (Ap. 7:1-8).

Più avanti Giovanni dice di avere visto l’Agnello in piedi sul monte Sion, e che con lui c’erano appunto questi centoquarantaquattromila servitori di Dio che avevano il suo nome e quello del Padre suo scritto sulle loro fronti; essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti alle quattro creature viventi ed agli anziani e nessuno poteva imparare il cantico all’infuori di quei centoquarantaquattromila segnati.

Poi l’apostolo dice di essi:

“Essi son quelli che non si sono contaminati con donne, poiché son vergini. Essi son quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati di fra gli uomini per esser primizie a Dio ed all’Agnello. E nella bocca loro non é stata trovata menzogna: sono irreprensibili” (Ap. 14:4-5. Diodati nell’ultima parte del verso 5 ha messo “…sono irreprensibili davanti al trono di Dio”).

Come si può ben vedere la prima volta che Giovanni menziona i 144.000 fa capire che erano ancora sulla terra perché dice che l’angelo che saliva dal sol levante gridò ai quattro angeli posti ai quattro canti della terra di non danneggiare la terrà, né il mare, né gli alberi finché non avessero segnato col suggello in fronte i 144.000 servitori di Dio. Si può confrontare questo segnare in fronte con quello descritto in Ezechiele per capire che gli uomini da segnare erano ancora sulla terra quando l’angelo gridò.

“..l’Eterno chiamò l’uomo vestito di lino, che aveva il corno da scrivano alla cintura, e gli disse: ‘Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e fa’ un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo di lei’. E agli altri disse, in modo ch’io intesi: ‘Passate per la città dietro a lui, e colpite; il vostro occhio non risparmi alcuno, e siate senza pietà; uccidete, sterminate vecchi, giovani, vergini, bambini e donne, ma non vi avvicinate ad alcuno che porti il segno; e cominciate dal mio santuario” (Ez. 9:3-6).

Per quanto riguarda la seconda volta in cui Giovanni parla dei 144.000 viene detto che furono da lui visti sul monte Sion con l’Agnello. E noi sappiamo che il monte Sion è sulla terra; ma pure si può dire che essi erano in cielo con il Signore perché è scritto che seguono l’Agnello dovunque egli vada, e poi perché viene detto che sono stati riscattati dalla terra, il che fa intendere che non fossero più sulla terra. Dopo avere detto ciò passiamo a descrivere i 144.000. Ora, innanzi tutto bisogna dire che tutti costoro sono degli uomini (per cui di donne non ce ne sono di fra loro, come invece dicono i Testimoni di Geova) , che quanto alla carne sono Giudei di nascita infatti é scritto chiaramente che per ogni tribù d’Israele ve ne sono dodicimila. Quindi l’interpretazione dei Testimoni di Geova secondo la quale costoro sono ‘l’Israele spirituale’ (per difendere la dottrina che afferma che tra di loro Gentili di nascita esiste un residuo di questi centoquarantaquattromila) è falsa perché è smentita dalla Parola di Dio. Poi bisogna dire che essi non hanno conosciuto donna difatti é scritto che sono vergini e che in bocca loro non si é trovata menzogna.

Ma oltre a ciò è necessario dire che Giovanni vide in cielo una folla di persone di cui lui non ne sentì il numero; era

“una gran folla che nessun uomo poteva noverare, di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue, che stava in piè davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di vesti bianche e con delle palme in mano. E gridavano con gran voce dicendo: La salvezza appartiene all’Iddio nostro il quale siede sul trono, ed all’Agnello” (Ap. 7:9-10).

Secondo quello che disse uno degli anziani a Giovanni questi

“son quelli che vengono dalla gran tribolazione, e hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello” (Ap. 7:14).

Quindi non c’erano solo i centoquarantaquattromila in cielo con il Signore ma molti e molti altri. Ma c’è da dire qualcosa d’altro a proposito di coloro che vanno in cielo e che Giovanni mise per iscritto, e cioè che Giovanni vide in cielo, ancora prima che parlasse dei 144.000 o che li vedesse, ventiquattro anziani attorno al trono di Dio:

“E attorno al trono c’erano ventiquattro troni; e sui troni sedevano ventiquattro anziani, vestiti di bianche vesti, e aveano sui loro capi delle corone d’oro” (Ap. 4:4),

e le anime di coloro che erano stati messi a morte a motivo della parola di Dio secondo che è scritto:

“E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa…” (Ap. 6:9).

Quindi Giovanni in cielo vide prima ventiquattro anziani, poi le anime dei martiri, poi vide la grande folla che veniva dalla gran tribolazione. E non è finita qui, perché sempre nell’Apocalisse troviamo scritto che dei due unti che profetizzeranno per milleduecentosessanta giorni e che saranno messi a morte, che essi in capo a tre giorni

“si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Ap. 11:11-12).

Come la mettiamo allora Testimoni di Geova? Non vedete e riconoscete che in cielo andranno più di 144.000 persone?

Ma andiamo avanti col confutare questa dottrina di demoni dei Testimoni di Geova. Gesù disse:

“Là dove son io, quivi sarà anche il mio servitore” (Giov. 12:26),

perciò non importa se chi serve il Signore su questa terra é Giudeo o Gentile, sposato o celibe, perché egli, secondo le parole di Gesù, quando morirà sarà ricevuto in gloria dal suo Signore nel regno dei cieli. Egli disse anche:

“Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli” (Matt. 5:10),

e:

“Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne’ cieli…” (Matt. 5:11-12),

ed ancora:

“Non vi fate tesori sulla terra, ove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sconficcano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, ove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sconficcano né rubano” (Matt. 6:19-20).

Quindi noi diciamo, se Gesù ha detto ai suoi discepoli che i perseguitati a cagion di giustizia sono beati perché il regno dei cieli è il loro, che quando saranno oltraggiati dagli uomini a motivo del suo nome dovranno rallegrarsi perché il loro premio è grande in cielo, e di non farsi dei tesori in terra ma in cielo, questo significa che per i perseguitati a cagion di giustizia, per gli oltraggiati a cagion del suo nome, e per coloro che si fanno tesori in cielo, li aspetta il cielo. Veniamo a queste altre parole di Gesù:

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno de’ cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli” (Matt. 7:21).

Come potete vedere, secondo Gesù in cielo ci entrerà chiunque avrà fatto la volontà del Padre suo. Ma qual’è questa volontà? Eccola:

“Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari…” (1 Tess. 4:3-6),

dice Paolo ai Tessalonicesi. Perciò, nessuno può dire che il numero di coloro che possono entrare in cielo è limitato a 144.000 perché Gesù ha detto che chi avrà fatto la volontà di Dio vi entrerà.

A proposito di Abramo, Isacco e Giacobbe e i profeti dell’Antico Patto che per la Torre di Guardia non entreranno nel regno dei cieli perché non sono parte dei 144.000, va detto che secondo quanto ha detto il Signore, essi ci sono entrati infatti Gesù disse:

“Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli…” (Matt. 8:11), ed ancora: “Quivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti, quando vedrete Abramo e Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e che voi ne sarete cacciati fuori” (Luca 13:28).

Cristo non ha fatto mai una distinzione tra i credenti, destinando gli uni a regnare in cielo con lui e tutti gli altri a regnare sulla terra sotto la sua direzione e quella dei destinati al cielo. Questa distinzione l’hanno fatta i Testimoni di Geova e non ha nessun fondamento scritturale. Che dire allora delle parole di Gesù quando parla delle altre pecore? Diciamo questo. Che quando Gesù disse:

“Ho anche delle altre pecore, che non son di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore” (Giov. 10:16),

si riferiva a coloro di fra i Gentili che egli avrebbe salvato, e tra questi ci siamo noi. Come potete vedere Gesù disse che ci sarebbe stato un solo gregge come anche un solo pastore; quindi se il gregge è uno ed è piccolo secondo che è scritto: “Non temere, o piccol gregge….” (Luca 12:32) di conseguenza anche a queste altre pecore al Padre è piaciuto di dare il regno perché Gesù rivolgendosi al piccolo gregge ha detto: “..al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno”. E quindi anche queste altre vanno in cielo. Come potete vedere i Testimoni di Geova si contraddicono da loro stessi!

Tutti coloro che hanno creduto in Gesù fanno parte del piccolo gregge di Gesù e perciò sono eredi del regno celeste di Dio

Per quanto riguarda il loro discorso sopra citato che spiega come si può dire di appartenere al piccol gregge non è errato. Il fatto è però che secondo loro il numero di coloro che vanno in cielo è ristretto a centoquarantaquattromila, di cui solo un piccolo rimanente rimane in vita sulla terra, essendo che gli altri sono già entrati nel regno dei cieli, e questo è falso. E’ vero che il gregge a cui Dio ha dato il regno è piccolo perché Gesù ha detto ai suoi: “Non temere, o piccol gregge; poiché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno” (Luca 12:32); ma esso non è composto solo di centoquarantaquattromila persone vissute dal giorno della Pentecoste fino ad adesso, ma da tutti coloro che nel corso dei secoli hanno seguito e servito Cristo Gesù che sono molti di più. Vogliamo ribadire così che il numero di quelli che sono entrati in cielo fino a questo presente giorno è molto superiore a 144.000. E noi credenti tuttora viventi siamo anche noi parte di questo piccolo gregge del Signore a cui al Padre è piaciuto di dare il regno, perché siamo stati costituiti eredi di Dio e coeredi di Cristo. In che maniera siamo stati costituiti eredi del regno dei cieli? Nascendo di nuovo. Abbiamo nei nostri cuori lo Spirito Santo di Dio che ci attesta che siamo figli di Dio secondo che è scritto:

“E perché siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei nostri cuori, che grida: Abba, Padre” (Gal. 4:6).

Per questo siamo sicuri di andare in cielo quando moriremo quantunque siamo Gentili e non facciamo parte di quel particolare numero di 144.000. Ma si tenga presente che noi in cielo quando moriremo ci andremo con la nostra anima e non in virtù di una ‘risurrezione spirituale’ che avverrebbe alla morte (come invece attesta la Torre di Guardia in relazione ai 144.000, perché essa nega l’esistenza di un anima immortale all’interno dei loro presunti 144.000).

Quindi, per concludere; solamente quando si ha lo Spirito di Dio nel proprio cuore si può dire con assoluta certezza di fare parte del piccolo gregge erede del regno celeste; e noi possiamo affermarlo appunto per questo. Grazie a Dio per averci fatto suoi eredi. Amen. Diletti, nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera dicendovi che il numero di quelli che vanno in cielo sono solo centoquarantaquattromila perché questa dottrina non ha nessun fondamento nella Parola di Dio; essa ha il suo fondamento su delle interpretazioni arbitrarie ed assurde che questa setta ha dato alle Scritture che concernono questo particolare numero di Giudei riscattati.

[Tratto dal libro ‘I testimoni di Geova’ di G. Butindaro]

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