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Confutazione dei testimoni di Geova: la giustificazione

Ecco cosa insegnano i Testimoni di Geova a proposito del come si viene giustificati da Dio:

Molti protestanti credono nella giustificazione, o nell’essere dichiarati giusti, mediante la sola fede, e pensano che credere in Gesù garantisca la salvezza..’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 6),

e:

‘..credono che per essere salvati sia sufficiente credere in Gesù e, pertanto, che la giustificazione preceda il battesimo’ (ibid., pag. 7)

ed anche:

‘Il concetto della giustificazione sostenuto dai protestanti, secondo i quali il cristiano viene dichiarato giusto sulla base dei meriti del sacrificio di Cristo, è senza dubbio più vicino all’insegnamento della Bibbia’ (ibid., pag. 7) (di quanto lo sia quello cattolico esposto poco prima).

Già queste dichiarazioni basterebbero per comprendere che la giustificazione proclamata dai Testimoni di Geova non è quella biblica; ma noi vogliamo proseguire ed esporre la loro dottrina sulla giustificazione al fine di manifestarvela a tutti voi nella sua interezza. E’ abbastanza complicato esporre questa loro dottrina sulla giustificazione perché in essa troviamo due giustificazioni, quella dei 144.000 e quella delle ‘altre pecore’ che sono differenti l’una dall’altra; ma riteniamo che sia necessario esporla per smascherarla.

Innanzi tutto, essi affermano che

‘il sacrificio di riscatto di Cristo rende possibili due speranze, una celeste e l’altra terrena’ e che ‘per nutrire l’una o l’altra speranza occorre trovarsi in una condizione giusta agli occhi di Dio’ (ibid., pag. 7).

Per quanto riguarda la speranza celeste essa è posseduta solo dai 144.000, per quanto riguarda invece la speranza di vivere sulla terra paradisiaca essa è posseduta da tutti gli altri che costituiscono la grande folla o ‘le altre pecore’. Vediamo ora da vicino come essi parlano di questa condizione giusta davanti a Dio (la giustificazione) in relazione a queste due classi di persone.

La giustificazione dei 144.000. Alla domanda: ‘Chi sono quelli che sono stati giustificati, o dichiarati giusti, nel corso dell’attuale sistema di cose?’ (ibid., pag. 9-10), essi rispondono che sono

‘coloro che Geova sceglie per formare i giusti ‘nuovi cieli’, il governo del Regno retto dal Re Gesù Cristo’ e ‘secondo quanto è rivelato, il numero di questi ‘santi’ scelti per governare con l’Agnello Gesù Cristo sul celeste monte Sion è di 144.000’ (ibid., pag. 10);

in altre parole, essi affermano che solo questi possiedono una giustificazione ‘completa’ (la chiamiamo così per distinguerla da quella dell’altra categoria di persone che tratteremo dopo). Per loro infatti l’insegnamento della giustificazione esposto da Paolo nella lettera ai Romani è usato in relazione ai 144.000! ‘I 144.000 ‘santi’ vengono definiti ‘giusti che sono stati resi perfetti’; costoro dopo che muoiono al peccato vengono destati a novità di vita, e Dio avendoli dichiarati giusti li può generare mediante il suo Spirito affinché siano suoi figli spirituali. Divengono così Israeliti spirituali ed eredi di Dio. Sono loro che regneranno in cielo con Cristo, infatti alla loro morte (se rimangono fedeli sino alla fine della loro vita terrena) verranno ‘risuscitati’ (loro usano questo verbo impropriamente, perché non si tratta di una risurrezione corporale ma di una ‘risurrezione spirituale’ di cui la Scrittura non dice proprio nulla) ed andranno in cielo con Cristo.

Ricordiamo che di questi 144.000, secondo quanto essi dicono, la maggior parte sono morti e coloro che rimangono in vita si trovano esclusivamente tra i Testimoni di Geova. A questo punto è lecito domandarsi: ‘Ma come fa un Testimone di Geova a diventare uno di questi ‘unti’ giustificati con questa speranza celeste, ossia quale è la via che deve seguire per essere salvato in cielo? La risposta si può riassumere in queste fasi: innanzi tutto deve credere che Dio esiste e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano, credere che la Bibbia è la verità di Dio e la sicura guida dell’uomo, e deve accettare Gesù come proprio Salvatore; questa fede produrrà in lui il pentimento dai propri peccati. La fede e il pentimento richiedono che la persona rinunzi a se stessa e si dedichi a fare la volontà di Dio. E questa sua rinunzia egli la deve manifestare tramite il battesimo per immersione che simboleggia la sua dedicazione. Viene detto che Dio dichiara giusta una persona quando esercita fede nel sangue di Cristo (e quindi prima del battesimo) infatti si legge in Sia Dio riconosciuto verace:

‘Cristo Gesù opera allora [dopo che uno ha esercitato fede e ha dedicato se stesso a Dio] come avvocato, coprendo i peccati di quella persona con i meriti del Suo sacrificio, e questi vengono in tale modo giustificati mediante il sangue di Cristo’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 297),

ma in effetti la giustificazione avviene dopo il battesimo, cioè dopo l’atto simboleggiante la dedicazione. Ma quando? Nella Torre di Guardia a proposito di colui che entra a fare parte dei 144.000 si legge:

‘Se quest’uomo rimane fedele, Geova non solo si astiene dall’imputargli i suoi falli, ma gli attribuisce realmente la giustizia’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 9)

e che qui si parla della fedeltà fino alla morte lo si deduce anche da quest’altra espressione a riguardo dei 144.000:

‘Se rimangono fedeli sino alla fine della loro vita terrena, muoiono letteralmente e vengono risuscitati a un’eredità incorruttibile…’ (ibid., pag. 12).

Quindi, da queste loro ultime affermazioni si evince che questa giustificazione gli ‘unti’ non la ottengono né prima del battesimo e neppure subito dopo il battesimo, ma la otterranno solo alla fine della loro vita se si saranno mostrati ubbidienti alla società della Torre di Guardia (in effetti, ho potuto riscontrare che la Torre di Guardia è ambigua sul quando vengono ‘giustificati’ i 144.000). A questo punto (dopo il battesimo) Dio gli dona lo Spirito Santo e lo adotta come figlio spirituale. E in questa maniera egli nasce di nuovo e diventa re e sacerdote. Ma egli ancora non ha la vita eterna ma solo la speranza di essa davanti a lui, speranza che egli deve procacciare come una ricompensa. Solo dopo essersi mostrati fedeli a Dio dimostrando con i loro atti la loro elezione, tra cui il principale è quello di predicare l’Evangelo del Regno (il loro Evangelo ben inteso) egli otterrà la vita eterna [1]; quindi alla fine della sua vita. In realtà i membri dei 144.000 una volta ‘giustificati’ dovranno sacrificare loro stessi (come Gesù fece con se stesso) per ottenere il diritto di partecipare alla vita celeste con Cristo dopo morti [2].

La giustificazione delle ‘altre pecore’. Ma veniamo ora alle cosiddette altre pecore, che costituiscono la maggioranza, per vedere in che maniera essi sono giustificati davanti a Dio secondo la Torre di Guardia. Innanzi tutto anch’essi, per essere giustificati, devono esercitare fede in Dio e in Cristo, e dopo essersi pentiti devono dedicare la loro vita a fare la volontà di Dio manifestando tutto ciò con il battesimo e con una vita dedicata a Dio. Ma a differenza dei 144.000, di cui viene detto che ricevono la giustificazione (quella piena per intenderci) quando credono, di costoro non viene detta la stessa cosa sulla giustificazione. Ecco come parla la Torre di Guardia a loro riguardo:

‘Le ‘altre pecore’ radunate in questo tempo della fine formeranno la ‘grande folla’ che l’apostolo Giovanni vide in visione (…) A motivo della loro fede nel sangue sparso dell’Agnello viene loro attribuito un certo grado di giustizia (…) Il fatto che i componenti delle ‘altre pecore’ siano amici di Dio e che già ora godano di una condizione relativamente giusta agli occhi di Dio è pure reso chiaro dalla profezia di Gesù relativa al ‘segno della sua presenza’ (…) i componenti della ‘grande folla’ che sopravviveranno alla ‘grande tribolazione’ non vengono già dichiarati giusti per la vita (…) anche se Dio li aveva già considerati giusti rispetto all’umanità in generale e quali suoi amici, essi hanno bisogno di ulteriore aiuto, o di compiere altri passi, prima di potere essere dichiarati giusti per la vita (..) Dopo la prova finale saranno dichiarati giusti per la vita..’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 17-18). ‘Alla fine del regno millenario di Cristo, dopo avere superato la prova del giudizio finale, questi acquisteranno il loro diritto alla vita, ossia la giustificazione da parte di Geova Dio…’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 276).

Essi spiegano questo concetto dicendo che per ora le ‘altre pecore’ che ripongono la loro fede in Gesù hanno il loro nome scritto in un libro di memorie; se poi passeranno la prova, alla fine del millennio il loro nome verrà scritto nel libro della vita.

‘Geova stesso allora li dichiarerà giusti in senso completo. Saranno stati giustificati per vivere in eterno’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 18).

Confutazione

La giustificazione di cui parla la Scrittura si ottiene mediante la sola fede, ed è posseduta da tutti coloro che hanno creduto in Gesù senza alcuna distinzione

La giustificazione dei Testimoni di Geova in relazione ai 144.000 (che essi si sforzano di sostenere con le Scritture) si dimostra non essere la giustificazione di cui parla la Scrittura innanzi tutto perché la giustificazione di cui parla la Scrittura si ottiene da Dio prima del battesimo mediante la sola fede in Cristo secondo che è scritto:

“Il giusto vivrà per la sua fede” (Habac. 2:4), (quindi senza compiere nessuna opera giusta)

e non dopo come dicono i Testimoni di Geova [3]. E poi perché la giustificazione di cui parla la Scrittura è posseduta da tutti coloro che si sono ravveduti ed hanno creduto in Cristo Gesù senza distinzione alcuna. Sono ciance quelle che vogliono fare credere che la giustificazione di cui Paolo parla ai Romani si riferisce a quella posseduta solo dai centoquarantaquattromila. Ma da quando in qua Paolo fece una benché minima differenza tra la giustificazione dei 144.000 e quella del resto dei credenti? La giustificazione di cui parla Paolo in tutte le sue epistole (come anche la santificazione e redenzione che si ottengono assieme ad essa) la ottengono tutti coloro che credono infatti Paolo disse ai Giudei di Antiochia di Pisidia:

“Siavi dunque noto, fratelli, che… per mezzo di lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose…” (Atti 13:38,39).

Come potete vedere il “chiunque crede” annulla tutta questa dottrina della giustificazione relativa ai 144.000, perché mostra che tutti coloro che credono vengono giustificati da Dio. E questo – mi ripeto, ma è necessario farlo – avviene nel medesimo istante in cui la persona crede; non dopo il battesimo (perché è mediante l’atto di fede individuale che si ottiene la giustizia di Dio in Cristo, e questo atto precede sempre il battesimo in acqua) [4], non giorni dopo avere creduto o mesi o anni dopo avere dimostrato determinati atti di fedeltà a Dio e non è neppure qualcosa che avviene nel tempo. Difatti la Scrittura dice che quando Abramo credette, Dio gli mise subito la sua fede in conto di giustizia secondo che è scritto:

“Credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia” (Gen. 15:6);

quello stesso giorno egli fu dunque giustificato, non qualche tempo dopo, magari quando fu circonciso o quando offrì in sacrificio il suo figlio Isacco.

Questo esempio scritturale fa capire come e quando Dio dichiara una persona giusta nel suo cospetto; egli lo fa in base alla sua fede, non in base al suo comportamento, e quindi nel momento in cui egli crede e non dopo tempo che egli ha creduto. E tutto questo perché la giustificazione si ottiene soltanto mediante la fede, senza compiere opere giuste, secondo che è scritto:

“…avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù…” (Gal. 2:16), e: “…poiché noi riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge” (Rom. 3:28), ed ancora: “Giustificati dunque per fede, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore…” (Rom. 5:1).

Ed a proposito di Abramo va detto pure questo per confutare e rendere confusi i Testimoni di Geova. Ora, secondo loro, Abramo non faceva parte dei 144.000 e quindi egli non fu giustificato per la vita (cioè non ottenne la giustificazione completa), ma, strano a dirsi, i Testimoni di Geova dicono che l’insegnamento della giustificazione esposto da Paolo ai Romani è usato in relazione ai 144.000! Domandiamo quindi a questa gente: come mai l’apostolo Paolo per parlare della giustificazione completa dei 144.000 ha preso come esempio di uomo giustificato appieno Abramo che non era dei 144.000? Se Abramo non fu giustificato per la vita e perciò deve anche lui passare la prova del millennio per essere dichiarato tale per la vita, come mai la giustificazione da lui ottenuta si riferisce ai 144.000 che la prova del millennio non la devono passare? E poi ancora: come mai il padre di tutti quelli che credono, sarebbe stato destinato da Dio a vivere sulla terra, mentre i suoi figli in cielo? Come mai i suoi figli (i 144.000) dovrebbero stare in cielo a comandare pure sul loro padre? Il discorso dei Testimoni di Geova sulla giustificazione dei 144.000 quindi, ancora una volta, si dimostra falso. La verità è che Abramo, pur non facendo parte dei 144.000 (ma non per i motivi addotti dai Testimoni di Geova), fu giustificato pienamente per mezzo della sua fede, ed aveva una speranza celeste perché aspettava di andare nella sua patria celeste infatti agli Ebrei è detto di lui e di altri: ‘… Ma ora ne desiderano una migliore, cioè una celeste” (Ebr. 11:16). E noi che abbiamo creduto in Cristo abbiamo ottenuto la medesima giustificazione di Abramo, che è nostro padre, e desideriamo, come lo desiderò lui a suo tempo, una patria migliore di quella nostra terrena, cioè quella celeste.

Vogliamo ricordare poi che quando Dio giustifica l’uomo mediante la fede gli dona pure la vita eterna, perciò chi viene giustificato è sicuro di avere la vita eterna secondo che è scritto:

“Io v’ho scritto queste cose affinché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figliuol di Dio” (1 Giov. 5:13)

ed ancora: ‘…affinché, giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna” (Tito 3:7).

Ma ciò non è presente nella teologia della Torre di Guardia perché da come essa parla nessuno può dire di avere la vita eterna. Neppure i 144.000? Neppure loro, perché costoro devono prima sacrificare loro stessi sulla terra prima di ottenere la vita eterna. Da quello che si legge nei loro libri infatti l’uomo la vita eterna non la riceve in dono da Dio per i meriti ed il sacrificio di Cristo, ma la ottiene in virtù dei suoi meriti e dei suoi sacrifici terreni [5]. Opere, opere, opere; di queste si sente loro sempre parlare; come se la vita eterna fosse stata messa in vendita da Dio. Nella sostanza il loro messaggio è identico a quello della chiesa cattolica romana; la vita eterna ce la si deve guadagnare. Ma essi errano grandemente perché la vita eterna è il dono di Dio in Cristo Gesù nostro Signore, che si ottiene solo per fede secondo che è scritto:

“Chi crede ha vita eterna” (Giov. 6:48), ed anche: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna” (Giov. 3:36).

Gloria a Dio in ogni età. Amen.

E diciamo anche che quando Dio giustifica l’uomo lo salva pure, perciò egli è sicuro di essere salvato; ma anche questo concetto non è presente nella teologia di questa setta perché nessuno può dire di possedere la salvezza con assoluta certezza da quando crede. Neppure i 144.000? Neppure loro, perché essi devono prima mostrarsi ubbidienti a Dio fino alla morte. Nessuno di loro può dire di essere salvato fino a che non avrà terminata la sua vita terrena [6]. In altre parole i Testimoni di Geova a prescindere se sono ‘unti’ o ‘le altre pecore’ non si permettono di dire di essere stati salvati o possedenti la vita eterna perché dire ciò, per loro, è presunzione; per questo quando ci sentono affermare che siamo stati salvati ed abbiamo la vita eterna ci accusano di essere presuntuosi. Ma è forse presunzione affermare di avere ciò che Dio nella sua grande misericordia ci ha donato gratuitamente? Affatto, ma per loro lo è. Il motivo? Sono ancora perduti, e perciò si sentono colpevoli e impossibilitati a dire di essere salvati o di avere la vita eterna. Non è dunque perché sono umili e modesti (come essi dicono) che non si sentono di dire di essere stati salvati e di avere la vita eterna; ma perché essi sono ancora perduti.

Qualcuno potrebbe dire allora: ‘Ma come mai allora coloro che costituiscono il cosiddetto residuo dei 144.000 che si trova in mezzo a loro non è accusato di presunzione come noi? Eppure anche di loro è detto che sono stati giustificati come dice Paolo ai Romani, anche di loro è detto che sono nati di nuovo e sono figliuoli di Dio. La ragione è che anche costoro che formano questa classe di Testimoni di Geova non essendo stati veramente giustificati dai loro peccati e non avendo ancora ricevuto la vita eterna non possono dire di essere stati salvati e di avere la vita eterna; e perciò i loro compagni non li accusano di presunzione come invece fanno verso noi.

Per riassumere quindi brevemente, la dottrina sulla giustificazione dei ‘144.000’ non è affatto vera ma è falsa, innanzi tutto perché non esiste nella Scrittura una giustificazione riservata solo a questi 144.000, e poi perché nella realtà questa giustificazione si basa sui meriti dell’uomo e non sui meriti di Cristo; sulle opere e non sulla fede. In realtà è il loro sacrificio personale (dei cosiddetti unti) che farà sì che alla fine della loro vita gli verrà attribuita realmente la giustizia, e non la fede nel nome di Gesù che gli viene messa in conto di giustizia nel momento stesso in cui essi credono. Non vi fate ingannare dai loro discorsi infarciti di versi biblici nei quali sembra che questi ‘unti’ vengono giustificati per fede, perché le cose non stanno affatto così come sembra.

L’opera di Cristo fu perfetta, per questo chi crede in Lui è sin da ora sicuro della sua giustificazione e della sua salvezza.

Vediamo ora di spendere alcune parole anche a proposito della giustificazione delle ‘altre pecore’. Le cose sono chiare: anche per quanto riguarda la giustificazione delle ‘altre pecore’ essa non è quella di cui parla la Scrittura. Questo si comprende bene leggendo espressioni come ‘viene loro attribuito un certo grado di giustizia’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 17), ‘godano di una condizione relativamente giusta agli occhi di Dio’ (ibid., pag. 17), ‘prima di poter essere dichiarati giusti per la vita’ (ibid., pag. 17), ‘dopo la prova finale saranno dichiarati giusti per la vita’ (ibid., pag. 18), ‘Geova stesso allora li dichiarerà giusti in senso completo…’ (ibid., pag. 18).

La sacra Scrittura afferma in maniera inequivocabile che la persona che si ravvede e ripone la sua fede nel sangue di Cristo viene giustificata appieno da Dio, non in parte, non relativamente per cui deve aspettare la fine del Millennio prima di essere giustificato appieno. Quando Dio giustifica il peccatore gli imputa mediante la fede la Sua giustizia che è Cristo Gesù; Paolo dice che Cristo ci è stato fatto da Dio giustizia (cfr. 1 Cor. 1:30), quindi lui è la nostra giustizia davanti a Dio. E dato che Cristo ha adempiuto la legge senza peccare mai, la giustizia che viene accreditata a colui che crede in Gesù è completa.

In altre parole chi viene giustificato da Dio viene considerato agli occhi di Dio come uno che non aveva peccato mai, perché Dio gli cancella tutti i suoi vecchi peccati e non se ne ricorda più. Per questo egli è sicuro di essere salvato; perché è stato giustificato dai suoi peccati. Perché invece i Testimoni di Geova (sia che siano considerati parte dei 144.000 sia che siano considerati ‘le altre pecore’) non sono sicuri di essere salvati? E’ semplice: perché essi non hanno ottenuto la giustificazione di cui parla la Scrittura; giustificazione, lo ripeto questo, completa e piena che non fa difetto alcuno e che si ottiene subito quando ci si ravvede e si crede in Cristo.

Ecco ora alcune Scritture attestanti quello che abbiamo appena detto: Paolo dice ai Colossesi: “Voi, dico, Egli ha vivificati con lui, avendoci perdonato tutti i falli” (Col. 2:13), e ai Romani dice: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira” (Rom. 5:9). Notate nel primo verso le parole “tutti i falli” che attestano la piena giustificazione che si ottiene in Cristo, e nel secondo verso le parole “essendo ora giustificati” che attestano che Dio ci ha già giustificati e perciò nessun credente ha bisogno di attendere la fine del Millennio prima di dire di essere stato giustificato appieno da Dio. Egli ha la fede in Gesù e perciò la giustizia di Dio basata sulla fede; sin da ora.

Quello che il credente deve fare quindi è ritenere questa giustizia fino alla venuta del Signore, al fine di essere trovato in Cristo avendo non una giustizia sua, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo “la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede” (Fil. 3:9), come dice Paolo. Se si considera bene questo strano insegnamento della parziale giustificazione delle ‘altre pecore’ per il tempo presente si deve convenire che essa è un attacco sfrontato al valore e al potere dell’espiazione compiuta da Cristo Gesù. Esso infatti attribuisce al sangue di Cristo un potere relativo; non un potere assoluto tale da cancellare i peccati e rendere l’uomo subito perfettamente giusto davanti a Dio e riconciliarlo subito con lui appieno in virtù dell’offerta del corpo di Cristo, perché afferma che la piena riconciliazione tra i credenti (che non fanno parte dei 144.000) e Dio avrà luogo alla fine del Millennio quando Dio giustificherà appieno le altre pecore: ‘Geova stesso allora li dichiarerà giusti in senso completo (…) Saranno stati giustificati per vivere in eterno. Dio li adotterà quali suoi figli terreni (…) Nell’universo saranno state ristabilite la pace e l’armonia. Le ‘cose sulla terra’ e le ‘cose nei cieli’ saranno state pienamente riconciliate con Dio (….) La misericordiosa disposizione della giustificazione presa da Geova avrà conseguito il suo scopo’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 18). Questo loro insegnamento è un duro attacco alla dottrina dell’espiazione di Cristo perché la fa passare per incompleta e perciò non appieno efficace [7]. Noi lo respingiamo e lo annulliamo proclamando quello che la Scrittura dice a riguardo dell’espiazione compiuta da Cristo per riconciliarci con Dio.

Ÿ Giovanni dice: “E quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: E’ compiuto! E chinato il capo, rese lo spirito” (Giov. 19:30). Quindi l’opera compiuta da Cristo sulla croce è stata completa e non ha bisogno affatto di essere completata da nessun atto umano

Ÿ Lo stesso apostolo dice nella sua prima epistola: “Se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato” (1 Giov. 1:7). Dunque, siccome il sangue di Cristo purifica appieno chi si attiene ai suoi insegnamenti dobbiamo concludere che esso è sufficiente per essere salvati. Questo è confermato dalle seguenti parole, già citate prima, di Paolo ai Romani: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira” (Rom. 5:9).

Ÿ Nella lettera agli Ebrei è scritto: “Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna” (Ebr. 9:11-12), ed ancora: “Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa” (Ebr. 9:15). Quindi Cristo Gesù mediante il versamento del suo sangue ci ha acquistato una salvezza eterna e ci ha messo in grado di ricevere l’eterna eredità promessaci da Dio. Il suo sangue è sufficiente per ricevere la salvezza dell’anima, non c’é affatto bisogno di aspettare qualche altro evento per ricevere la salvezza perché essa è già disponibile nella sua pienezza. Possiamo dunque affermare che lo spargimento del sangue di Cristo assicura a chiunque crede in Lui una benedizione eterna, e subito. Gloria al suo santo nome. Amen.

Ÿ Sempre agli Ebrei è scritto: “Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebr. 10:14). Quindi tutti coloro che hanno creduto nel nome del Figliuolo di Dio sono stati aspersi di quell’aspersione che ha purificato la loro coscienza dalle opere morte. Mentre i sacrifici espiatori offerti secondo la legge non potevano togliere i peccati dalla coscienza di coloro che li offrivano, mediante il sacrificio di Cristo i credenti sono stati resi perfetti, quanto alla coscienza, e questo una volta per sempre.

Ÿ E’ scritto nella epistola ai Corinzi: “E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione; in quanto che Iddio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini i loro falli” (2 Cor. 5:18-19). Anche queste parole fanno comprendere che in virtù del sangue di Cristo noi siamo stati riconciliati con Dio in maniera piena. Questo è potuto avvenire perché l’opera che Cristo ha compiuto sulla croce è stata completa. Ecco perché quando si parla con i cosiddetti Testimoni di Geova della remissione dei peccati e della redenzione che noi abbiamo ricevuto mediante la fede in Cristo, essi fanno quei strani ragionamenti quasi che nessuno possa essere sicuro di essere perdonato o salvato durante la sua vita terrena e chi dice di esserlo è un presuntuoso. Ma d’altronde è scritto: “Egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figliuolo, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col. 1:13-14). Quindi noi non siamo affatto dei presuntuosi nell’affermare che in Cristo siamo stati salvati e purgati da tutti i nostri peccati mediante il suo sangue.

Ÿ Paolo dice agli Efesini: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo” (Ef. 1:3), ed anche: “Ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti in Cristo Gesù” (Ef. 2:6). Noi credenti in virtù del sacrificio espiatorio compiuto da Cristo siamo stati benedetti d’ogni benedizione spirituale; questo “ogni” significa qualsiasi quindi è del tutto errata la dottrina dei Testimoni di Geova che considera il sacrificio di Cristo come insufficiente a farci ricevere ora la piena giustificazione.

Ÿ Pietro dice nella sua seconda epistola: “Poiché la sua potenza divina ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati mercé la propria gloria e virtù” (2 Piet. 1:3). Pietro qui dice che Dio, in Cristo, ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita ed alla pietà: quindi il sacrificio di Cristo è del tutto sufficiente a fare ricevere tutte le benedizioni agli uomini, nessuna esclusa; perciò anche la piena giustificazione dai loro peccati. Ma questo ora, non alla fine del millennio.

Ÿ Paolo dice ai Colossesi: “In lui voi avete tutto pienamente” (Col. 2:10), quindi noi in Cristo abbiamo tutto, proprio tutto. Abbiamo lo Spirito d’adozione per il quale gridiamo ‘Abba’ Padre, abbiamo la redenzione, la remissione dei nostri peccati, la vita eterna, la coscienza pura, la fede mediante la quale piacere a Dio, la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, la gioia della salvezza, la speranza della gloria di Dio, la sapienza di Dio, la conoscenza di Dio, la forza, l’amore di Dio nei nostri cuori. Che diremo dunque? Che ci manca qualcosa per essere salvati e per essere benedetti da Dio o che ancora non siamo appieno giustificati per cui dobbiamo aspettare la fine del regno millenario? Affatto.

Alcune parole infine sulla loro dottrina secondo la quale i nomi di coloro che credono in Cristo verranno scritti nel libro della vita alla fine del Millennio se essi saranno trovati degni [8]. Essa è una impostura. I nomi dei giusti sono già scritti nel libro della Vita dell’Agnello e lo sono dalla fondazione del mondo (cfr. Ap. 13:8; 17:8) e non hanno bisogno di esservi ancora trascritti. Paolo diceva dei suoi collaboratori: “I cui nomi sono nel libro della vita” (Fil. 4:3) [9], e non: ‘I cui nomi saranno scritti nel libro della vita alla fine del millennio se….’. Ma che vanno cianciando i Testimoni di Geova? Sappiatelo fratelli; nella Scrittura non esiste il passaggio del nome dei credenti dal libro delle memorie al libro della vita. Certo, il nome di colui che è scritto nel libro della vita verrà cancellato da questo libro se esso rinnegherà il Signore perché è scritto: “Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro” (Es. 32:33); ma se egli crederà nel Signore fino alla fine vi rimarrà scritto in maniera chiara per l’eternità.

 

Note:

[1] In Sia Dio riconosciuto verace si legge: ‘I membri risuscitati uniti ora con Cristo Gesù nel tempio, i quali vennero tutti trovati fedeli in virtù di un’adeguata carriera di predicazione e di ministerio mentr’erano sulla terra, sono per l’eternità nel cielo…’ (pag. 115).

[2] Notate come affiora in maniera evidente in questi loro insegnamenti sulla giustificazione il merito dell’uomo, il sacrificio umano in vista della vita eterna, e come la grazia di Dio sia annullata.

[3] Notate anche che pure la nuova nascita di questi presunti 144.000 è fasulla e non autentica perché è detto che Dio genera questi ‘credenti’ dopo che sono stati battezzati mentre la Scrittura afferma che la nuova nascita si sperimenta prima del battesimo quando ci si ravvede e si crede;

[4] Negli Atti per esempio è scritto che “molti dei Corinzî, udendo Paolo, credevano, ed eran battezzati” (Atti 18:8) e siccome che Paolo predicava che “col cuore si crede per ottener la giustizia…” (Rom. 10:10), di conseguenza quelli che lui battezzava erano già stati giustificati da Dio

[5] Vedi la parte dove ho parlato del come e quando le ‘altre pecore’ ottengono la vita eterna, per capire perché costoro non possono dire di avere la vita eterna sin da ora, pur avendo creduto. [ç ]

[6] ‘…non significa che quelli che ottengono ‘la risurrezione di vita’ non superino una prova prima di ricevere effettivamente la vita eterna’ (La Torre di Guardia, 15 giugno 1965, pag. 374). Quindi, anche i 144.000 per essere sicuri di essere salvati nel regno celeste con Cristo devono meritarsi la salvezza. [ç ]

[7] Anche Russell attaccò l’espiazione di Cristo. A proposito del riscatto pagato da Cristo egli ebbe infatti a dichiarare: ‘Il ‘riscatto per tutti’ dato ‘dall’uomo Cristo Gesù’, non dà e non garantisce a nessuno la vita o la benedizione eterna, ma esso garantisce ad ognuno un’altra opportunità o prova per la vita eterna’ (op. cit., serie I, pag. 173). Perché questo? Perché per Russell, Gesù ‘s’è dato in riscatto (prezzo corrispondente) per tutti’ affin di poterli benedire tutti e di dare ad ogni uomo una prova individuale di vita’ (ibid., pag. 172). Spieghiamo il senso di queste sue parole. Il riscatto che Cristo pagò per tutti assicura agli uomini morti solo il ritorno in vita nel millennio (la liberazione dalla morte che è la condanna passata su tutti gli uomini) e la possibilità di essere giustificati e di meritarsi la vita eterna sulla terra; mentre a coloro che saranno in vita quando inizierà il millennio solo la possibilità di essere giustificati e di meritarsi la vita eterna sulla terra. ‘Quella prova deciderà, una volta per sempre, chi uscirà giusto e santo da mille prove, e chi da mille prove uscirà ingiusto, empio, e si contaminerebbe ancora’ (ibid.,pag. 173). Da questa prova milleniale sono esclusi però i membri della piccola greggia, perché per Russell solo i membri del piccolo gregge non avrebbero dovuto passare la prova milleniale per meritarsi la vita eterna, perché loro la prova la passano già in questa vita. ‘…soltanto quei pochi (la chiesa eletta e provata per lo scopo speciale di lavorare con Dio per la benedizione del mondo, – rendendo ora testimonianza, e poi – governando, benedicendo e giudicando il mondo nella sua età di prova) – godono già, fino ad un certo punto, dei benefizi del riscatto, o si trovano attualmente alla prova per la vita’ (ibid., pag. 175). Ecco dunque il fine per cui Cristo avrebbe offerto se stesso per tutti, per dare ad ogni uomo una prova individuale sulla terra per ottenere la vita eterna. Ai membri della sua chiesa (la piccola greggia) la prova gliela accorda adesso sulla terra, mentre a tutti gli altri gliela accorderà durante il millennio. Nella sostanza dunque si deve dire che i Testimoni di Geova, per quanto riguarda il valore e lo scopo del riscatto pagato da Cristo, si attengono agli insegnamenti di Russell. Perché anch’essi affermano che il riscatto offerto da Gesù offre una prova per la vita eterna sia alla piccola greggia che a tutti gli altri; ai primi qui sulla terra, agli altri durante il millennio. Preciso però che permangono delle differenze tra l’insegnamento di Russell e quello dei Testimoni di Geova, che vedremo più avanti. E’ evidente quindi la falsità di questo insegnamento sul riscatto offerto da Cristo; perché Cristo secondo quanto insegna la Scrittura non diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti per offrire a tutti gli uomini (per i Testimoni di Geova non proprio a tutti però) una prova sulla terra, prova che se sarà da essi superata gli permetterà di meritarsi la vita eterna; ma egli offrì se stesso per noi ‘affin di riscattarci da ogni iniquità” (Tito 2:14) e farci servi della giustizia, e per farci così eredi di una eterna eredità sin da adesso. Quindi i benefici del riscatto di Cristo li possono esperimentare e li sperimentano solo coloro che credono in lui; per coloro che muoiono nei loro falli non ci sarà mai più la possibilità di sperimentarli perché sono perduti per sempre. [ç ]

[8] Ecco cosa dicono a riguardo: ‘In vista delle loro prospettive di vita, si può ritenere che i loro nomi siano scritti in un libro di memorie. Questo libro contiene il nome di coloro che sono considerati ‘giusti’ da Geova, avendo dimostrato la loro fede con opere giuste e avendo la prospettiva di ricevere la vita eterna sulla terra. Questi nomi, comunque, non sono ancora scritti da Geova nel suo ‘libro della vita. (…) Il nome di coloro che rimarranno leali a Geova verrà indelebilmente scritto nel ‘libro della vita’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1985, pag. 15, 16, 18)

 

[Tratto dal libro ‘I testimoni di Geova‘ di G. Butindaro]

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