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Confutazione della dottrina: ‘I cieli e la terra non saranno annientati ma solo rinnovati’ (insegnata nelle ADI e in alcune chiese evangeliche)

Nel periodico Cristiani Oggi, organo ufficiale delle Assemblee di Dio in Italia, dell’agosto 1996, in un articolo dal titolo ‘I nuovi cieli e la nuova terra saranno una totale nuova creazione o sarà quella attuale rinnovata?’ a firma di Francesco Toppi, ex presidente delle Assemblee di Dio in Italia, si leggono le seguenti parole:

‘…. non esiste neanche un verso biblico che provi l’annientamento o la distru­zione degli elementi’ (Cristiani Oggi, 1-31 Agosto 1996, pag. 2)

ed ancora:

‘Nella Scrittura non ci viene mai detto che i nuovi cieli e la nuova terra saranno completamen­te nuovi, ma che la creazione attuale sarà, invece, restaurata e modificata’ (Ibid. pag. 2).

In altre parole i cieli che noi vediamo adesso come pure la terra dopo che saranno rinnovati o restaurati sussiste­ranno in perpetuo.
 

Confutazione
 

Adesso passeremo alla confutazione di questa dottrina che è insegnata oltre che dalle Assemblee di Dio in Italia (a tale riguardo và detto che però non tutti la condividono) anche da altre Chiese Pentecostali e da tante altre Chiese Evangeliche e per finire anche da diverse sètte (tra cui i Testimoni di Geova e gli Avventisti).

Innanzi tutto diciamo che nella Scrittura esistono diversi passi che dicono in una maniera o nell’altra che il presente cielo e la presente terra scompariranno (passeranno) e lasceranno il loro posto a dei nuovi cieli e a una nuova terra. Eccoli:

● Gesù disse:

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35).

Gesù ha usato questo termine di paragone tra il cielo e la terra e le sue parole, per spiegare che mentre il cielo e la terra che noi vediamo ora non dureranno per sempre perchè avranno fine, le sue parole dureranno per sempre. Se dunque il cielo e la terra attuali un giorno non cesseranno di esistere, quel “ma le mie parole non passeranno” non avrebbe senso e l’in­tera frase sarebbe una contraddizione in cui è caduto Gesù. Ma riflettiamo: ‘Se il cielo e la terra attuali – sebbene restaurati – dureranno sempre, perchè Gesù avrebbe detto che essi passeran­no? Non avrebbe piuttosto dovuto dire che il cielo e la terra non passeranno nella stessa maniera che non passeranno le sue parole?

● Paolo dice ai Corinzi:

“Le cose che si vedono son solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne” (2 Corinzi 4:18).

Tra le cose che si vedono ci sono il cielo e la terra, quindi esse sono tra le cose che sono solo per un tempo (questo “sono solo per un tempo” significa che avranno fine) e perciò Paolo in questa maniera ha confermato le parole di Gesù Cristo. E quali sono le cose che non si vedono? I nuovi cieli e la nuova terra per esempio che attual­mente non vediamo perchè Dio non li ha ancora creati. Ma tra di esse c’è pure la Nuova Gerusalemme che esiste di già in cielo e che alla fine dei tempi scenderà sulla nuova terra.

●   Pietro dice nella sua seconda epistola:

“Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno striden­do, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. Poichè dunque tutte queste cose hanno da dissolversi, quali non dovete voi essere per santi­tà di condotta e per pietà, aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, a cagione del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si struggeranno? Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” (2 Pietro 3:10-13).

Come si può ben vedere, Pietro parlando dei cieli prima dice che essi “passeranno” e poi che essi “infuocati si dissolveranno” quindi quel “passeranno” è da intendersi nel senso che essi scompariranno perchè dissolversi significa tra le altre cose dileguarsi. E che questo è il senso di quel “passeranno” lo conferma il profeta Isaia quando dice che “i cieli si dilegueranno come fumo” (Isaia 51:6). Per quanto riguarda poi la terra e le opere che sono in essa Pietro dice che saranno arse; forse che questo “saranno arse” vuol dire che saranno purificate e rinnovate mediante quel fuoco? No, perchè poco dopo dice che “tutte queste cose hanno da dissolversi”; quindi la terra e le opere che sono in essa quando saranno investite dal fuoco di Dio si disintegreranno. Non sono abbastanza chiare queste parole di Pietro? Per noi lo sono, ma non per Francesco Toppi che dice:

‘I verbi usati in questo testo non fanno assolutamente intendere l’annientamento, cioè la cessazione di esistenza. Perfino quel mondo antidiluviano che ‘sommerso dall’acqua perì’ è evidente che non avvalora l’idea di annientamento’ (Ibid., pag. 2-3).

Ma noi diciamo: ‘Non è affatto così, i verbi usati fanno intendere chiaramente la cessazione di esistenza del cielo e della terra attuali. Il fatto poi che la terra non cessò di esistere quando fu inondata dal diluvio non deve affatto meravigliare, è del tutto normale, dato che quello fu un diluvio di acqua. Ma altra cosa avverrà quando dal cielo scenderà il fuoco; allora la terra si dissolverà e scomparirà. Avverrà alla terra (al globo terrestre) quello che avvenne a Sodoma e Gomorra e le città circonvicine quando Dio le distrusse, cioè che essa scomparirà come scomparvero dalla faccia della terra quelle città malvage. Che avvenne infatti a Sodoma e Gomorra? Dio le ridusse in cenere, dice Pietro (cfr. 2 Pietro 2:6). Quindi di esse dopo la loro distruzione non si poterono trovare neppure le rovine; e difatti ancora oggi la loro esistenza è posta in dubbio da alcuni a motivo della mancan­za di prove archeologiche. Considerate questo fratelli: non rimase neppure una pietra di esse. E dei suoi abitanti avvenne la medesima cosa, non rimasero neppure le ossa. In verità in poco tempo esse scomparvero dalla faccia della terra come se non fossero mai esistite. Così avverrà a questo cielo e a questa terra quando scenderà da parte di Dio il fuoco; essi scompariran­no e sarà come se non fossero mai esistiti. Non per nulla Isaia dice che quando Dio creerà i nuovi cieli e la nuova terra “non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria” (Isaia 65:17).

●   Nell’apocalisse Giovanni dice:

“Poi vidi un  gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggirono terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro” (Apocalisse 20:11), ed ancora: “Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perchè il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non era più” (Apocalisse 21:1).

Notate che prima Giovanni dice che il cielo e la terra fuggirono dalla presenza di Dio e non fu più trovato posto per loro e poi che essi erano passati. Ancora una volta troviamo il verbo passare, e ancora una volta da tutto il contesto in cui è usato emerge che esso signi­fica che il cielo e la terra si erano dileguati, non c’erano più. Ma noi diciamo; quel “fuggirono ..e non fu più trovato posto per loro” non è abbastanza chiaro? Che cosa ci vuole a capire che essi persero il loro posto affidatogli da Dio nell’universo? ma che cosa successe loro? Semplice, si erano dissolti. Di certo se questo cielo e questa terra fossero stati rinnovati o restaurati Giovan­ni non avrebbe detto che fuggirono e non fu più trovato posto per loro! Non vi pare?

Un’altra cosa che conferma che quel nuovo cielo e quella nuova terra, visti da Giovanni e che Dio creerà al posto di questo cielo e questa terra, sono completamente nuovi è il fatto che cesseran­no di esistere in cielo pure la luna e il sole. Questo lo si deduce dal fatto che sulla nuova terra (su cui scenderà la Nuova Gerusalemme) su cui regneranno i santi non ci sarà più bisogno nè di luna e nè della luce del sole; della luna perchè “non ci sarà più notte” (Apocalisse 22:5), del sole perchè i santi “non avranno bisogno .. di luce di sole perchè li illuminerà il Signore Iddio” (Apocalisse 22:5). Sulla nuova terra inoltre non ci sarà più il mare perchè Giovanni non lo vide sulla nuova terra. Quindi la nuova terra non sarà questa terra restaurata come dice Toppi, perchè se fosse così ci sarebbe ancora il mare che Dio ha fatto su questa terra.

Risposte alle obbiezioni

Adesso, per concludere, risponderò alle obbiezioni fatte da Francesco Toppi nel suo articolo alla cessazione di esistenza del cielo e della terra.

1) ‘Nella Scrittura i termini perire e distruggere non hanno mai il significato di annientare, far cessare di essere e annullare’ (Ibid., pag. 2).

Quando nella Scrittura troviamo il verbo distruggere o perire è chiaro che quando esso è riferito all’essere umano non significa che egli quando muore, perchè Dio lo distrugge o lo fa perire, cessa di esistere totalmente, e questo perchè egli possiede un’anima all’interno del corpo che continua a vivere dopo la sua morte. Gli uomini ribelli ai giorni di Noè, quando venne il diluvio, furono distrutti e perirono, ma non smisero di esistere del tutto infatti Pietro dice che Gesù quando morì andò a predicare proprio a loro che erano rinchiusi in carcere (cfr. 1 Pietro 3:19-20). I Sodomiti, – altro esem­pio – furono distrutti da Dio e perirono nel castigo della città, ma la loro anima continuò a vivere. Ma questo nel caso dell’esse­re umano che possiede un’anima. Ma altra cosa  è quando si parla del cielo e della terra; in questo caso la loro distruzione è sinonimo di cessazione di esistenza totale perché mediante il fuoco avverrà il loro dissolvimento, in altre parole avverrà quello che avvenne a Sodoma e Gomorra e le città circonvicine quando Dio fece scendere su di esse il fuoco e lo zolfo, essi scompariranno e non saranno più.

2) ‘Occorre ricordare che: a) Il mondo pre-adamico fu rovinato e deteriorato (Genesi 1:2); b) La creazione del mondo adamico fu una restaurazione descritta nei sei giorni di Genesi 1’ (Ibid., pag. 3).

Ecco dunque spuntare la gap-theory a supporto della teoria secondo cui questo mondo sarà restaurato e non annientato. Cosa dice la gap-theory o teoria dell’intervallo? Le seguenti cose: che prima ci fu la creazione perfetta di Dio, questa creazione però in seguito alla caduta di Satana dal cielo diventò informe e vuota per cui Dio dovette rifarla. Per cui i sei giorni della creazione non furono in realtà giorni di creazione ma giorni di ricreazione o di restaurazione. Tra il verso 1 e il verso 2 del primo capitolo della Genesi si possono tranquillamente collocare le varie ere geologiche di miliardi di anni di cui parlano gli scienziati!

Ho già confutato questa teoria in un altro luogo: qui mi limito a dire innanzi tutto che la paternità di questa teoria spetta soprattutto al predicatore scozzese Thomas Chalmers (1780-1847) il quale, nel cercare di conciliare la Genesi con le nuove scoperte sull’età della terra, diede luce a questa teoria che prima di lui nessuno aveva mai sostenuto; e in secondo luogo che la Scrittura parla continuamente di creazione (e mai di ri-creazione o restaurazione) in riferimento agli eventi del primo capitolo della Genesi. Dice infatti la Scrittura dopo che Dio si riposò dell’opera sua il settimo giorno che “queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l’Eterno Iddio fece la terra e i cieli” (Genesi 2:4), e Dio stesso quando ordinò ad Israele di ricordarsi del settimo giorno per santificarlo disse che “in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno” (Esodo 20:11). Non è abbastanza chiaro che prima di quei sei giorni creativi non ne esistettero altri?

Dunque, prendere la teoria dell’intervallo che sostiene la restaurazione del mondo adamico, che alla luce della Parola di Dio è una menzogna, per sostenere la futura restaurazione di questo mondo equivale a tracciare un parallelismo tra due menzogne, perché menzogna è la prima restaurazione e menzogna è anche la seconda che ancora deve avere luogo. 

3) ‘Se ‘i cieli e la terra’ attuali, o meglio il cosmo attuale, fossero distrutti e annientati e Dio creasse dal nulla ‘nuovi cieli e nuova terra’ dovremmo cominciare a credere che Dio agisca per tentativi e che quindi la Sua perfezione sarebbe da mettere in dubbio’ (Ibid., pag. 3).

Non è affatto vero questo e lo dimostriamo. Ora, noi sappiamo che Dio ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; ma allora come si spiega che nella nuova terra vista da Giovanni il mare non era più? Ammesso e non concesso che quella nuova terra era questa terra restaurata perchè non c’era più il mare? Dove era andata a finire tutta quella massa d’acqua salata fatta dal nostro Dio con tutti i pesci d’acqua salata? Dov’era andato a finire il mare, grande ed ampio, dove si muovono creature senza numero, animali piccoli e grandi (cfr. Salmo 104:25)?

Non è anche il mare una parte di quell’ope­ra perfetta che è il creato? Quindi, noi diciamo, anche i soste­nitori della teoria che la presente terra sarà solo restaurata e non distrutta, devono riconoscere che Dio distruggerà il mare, cioè lo farà cessare di esistere per sempre nella nuova terra. Ma allora – seguendo la suddetta riflessione – come possono conci­liare la restaurazione della terra, e quindi la restaurazione di tutto ciò che essa contiene, con la sparizione del mare (ricor­diamo che i mari coprono due terzi della superficie del globo terrestre)? Se è vero che questa terra sarà restaurata come era al principio ci si dovrebbe attendere che il mare conti­nuerà ad esistere in essa rinnovato, ma allora come mai non ci sarà più? Quindi questa riflessione di Toppi è annullata dalla Scrittura che dice che il mare non era più. Per riassumere, il mare lo ha fatto Iddio e nella nuova terra non esisterà più, ma non perchè la creazione di Dio sia imperfetta, ma solo perchè Dio lo farà scomparire assieme alla terra ed al cielo perchè così ha decreta­to. Certamente nella nuova creazione il mare per non essere più non sarà più utile agli uomini. Il mare non sarà restaurato quindi; perchè se così fosse continuerebbe a sussistere nella nuova terra.

4) ‘Dovremmo, poi, domandarci perchè Dio, il Quale poteva distrug­gere ed annientare Lucifero quando si ribellò, non l’abbia fatto, creando poi problemi a tutta l’umanità. Questa riflessione gette­rebbe dubbi sull’amore divino verso la Sua creazione’ (Ibid., pag. 3).

Lucifero quando si ribellò, non solo avrebbe potuto essere di­strutto e fatto sparire subito, ma avrebbe potuto essere subito inabissato come per esempio lo furono gli angeli che commisero fornicazione con le figliuole degli uomini i quali furono inabis­sati in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giorno del giudizio (cfr. 2 Pietro 2:4). Ma Dio decise, o meglio aveva già deciso, altrimenti. Segno forse che Dio non ama gli uomini sue creature perchè permi­se a Satana di agire liberamente contro gli uomini? Affatto.  Il fatto che Satana fu lasciato libero di agire non era altro che parte del disegno benevolo di Dio verso gli uomini. Non dobbiamo infatti dimenticarci che il piano di mandare Cristo Gesù ad offrire sè stesso come propiziazione dei peccati degli uomini e riscattarli così dalla potestà di Satana risale a prima della fondazione del mondo perchè Pietro chiama Cristo “L’agnello senza difetto nè macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pietro 1:19-20). Quindi il fatto che Dio abbia deciso di distruggere questa sua creazione e di fare ogni cosa nuova non getta per nulla dubbi sul suo amore verso la Sua creazione, come non ne getta il fatto che Egli non distrusse e non fece sparire o non incarcerò Satana.

5) ‘Accettando l’idea dell’annientamento, dovremmo rinunciare al concetto di eternità come un periodo senza fine’ (Ibid., pag. 3).

Probabilmente in questo caso Toppi allude al passo che dice che “la terra sussiste in perpetuo” (Ecclesiaste 1:4) e ad altri in cui è usato il termine perpetuo in relazione alla terra. Ricordiamo però che talune volte nell’Antico Testamento la parola ebraica per ‘in perpetuo’ è usata per significare finché durerà. Come nel caso in cui Anna disse a suo marito: “Io non salirò finché il bambino non sia divezzato; allora lo condurrò, perchè sia presentato dinanzi all’Eterno e quivi rimanga per sempre” (1 Samuele 1:22). No, per il fatto che Dio distruggerà la terra non bisogna rinunciare al concetto di eter­nità come un periodo di tempo senza fine, ma bisogna solo tenere presente quanto detto.

6) ‘Esiste, infine, la conferma scientifica. Infatti, gli scienzia­ti, secondo i principi della termodinamica, che è la ‘parte della fisica che studia le trasformazioni di calore in lavoro e vice­versa’, affermano che l’energia non si distrugge ma si trasforma. Quindi, non esiste nessuna prova, perfino del mondo scientifico, di annientamento di quanto è stato creato, ma soltanto si parla di trasformazione e modificazione’ (Ibid. pag. 3).

A questa obbiezione rispondiamo che anche se i principi della termodinamica affermano tutto ciò, noi preferiamo appoggiarci sulla Parola di Dio anziché su di essi, perchè i principi della termodinamica possono essere annullati da Dio mentre la Sua parola no, dato che Dio non può rinnegare  se stesso. Dio ha stabilito le leggi che regolano l’universo, e Dio può annullarle a suo piacimento come e quando vuole senza che alcuno glielo impedisca. Che dovremmo fare allora? Non credere che il sole si fermò su Gabaon, e la luna sulla valle d’Aialon (cfr. Giosuè 10:12-15) perchè non ci sono prove scientifiche che una simile cosa possa succedere (è chiaro che in base alle scoperte scientifiche adesso noi possiamo dire che in realtà fu la terra a fermarsi e non il sole, comunque il linguaggio biblico è corretto perchè fu il sole ad essere visto fermarsi e non la terra)? O forse che l’asina muta di Balaam non parlò con voce umana perchè gli scienziati che stu­diano gli animali affermano che essi non possono parlare come noi? O forse non accetteremo neppure il fatto che Gesù abbia camminato sul mare, perchè secondo la legge della natura che gli scienziati conoscono bene questo è impossibile all’uomo? Diletti, attenzione a quello che dicono gli scienziati; certamente  alcune cose che dicono gli scienziati nei vari campi confermano la realtà e la verità, e noi non possiamo dimostrare che sono sbagliate, ma quando le loro scoperte pretendono di annullare quello che dice Dio nella sua parola quelle cose vanno rigettate perchè distolgo­no l’uomo dal credere nella Parola di Dio. Per cui se gli scienziati dicono che secondo un determinato principio da loro scoperto e provato i cieli e la terra e tutto ciò che essi contengono non possono essere annientati ma solo trasformati, questo principio in questo caso va rigettato perchè la Parola di Dio dice il contrario.

Fratelli, rimanete attaccati alla Parola di Dio e ne avrete del bene. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Giacinto Butindaro

[Tratto dal sito ‘La Nuova Via’]

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