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Confutazione dello statuto delle ADI

A proposito della ragione per cui le ADI si diedero uno Statuto

 

Ora, abbiamo visto che terminata la guerra, un buon numero di Chiese Pentecostali presero la decisione di costituire una organizzazione al fine di ottenere la ‘libertà di culto e d’evangelizzazione’ in quanto pensavano che questo fine si sarebbe raggiunto meglio e più presto presentando alle autorità un corpo coordinato oltre che collegato in tutte le sue parti. Francesco Toppi ritiene che quella fu una decisione giusta, infatti afferma che ‘per non perdere la libertà di predicare ‘tutto l’Evangelo’, la maggior parte delle chiese pentecostali furono, nel 1947, obbligate ad organizzarsi costituendo l’Associazione religiosa delle ‘Assemblee di Dio in Italia’ con uno specifico statuto e regolamento interno introdotto successivamente (Francesco Toppi, E Mi Sarete Testimoni, ADI-Media, Roma 1999, pag. 190).

Ma quella decisione fu un errore, ed adesso spiegherò perchè.

 

 

La Chiesa è già libera in Cristo e deve salvaguardare questa libertà

 

La Chiesa è libera di rendere il culto a Dio e di evangelizzare ovunque si trovi, a prescindere il governo che c’è nella nazione. Dunque, o c’è un governo democratico o un governo dittatoriale, la Chiesa ha già questa libertà. Non è forse scritto: “Dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà” (2 Corinzi 3:17)? Altra cosa invece è se per libertà di culto e di evangelizzare, si intende la possibilità di ottenere dei permessi particolari o delle particolari agevolazioni dallo Stato. Perché in questo caso, la Chiesa può anche non averla questa libertà, semplicemente perché questa libertà è qualcosa che viene concessa dalle autorità a loro piacimento a chi vogliono loro, alle loro condizioni. Ma il punto è che la Chiesa non ha bisogno di questa libertà per riunirsi e rendere il culto a Dio o per evangelizzare. Infatti la comune adunanza si può tenere tranquillamente nelle case dei fratelli, come si faceva anticamente, e l’evangelizzazione ogni credente la può fare privatamente, parlando a quattro occhi con le persone in piazza o per le strade, o sempre nelle case. Ci sono tanti credenti nel mondo attualmente che fanno così, e il Signore opera con loro, salvando, battezzando con lo Spirito, guarendo e liberando i posseduti. La Chiesa moltiplica, è edificata, è consolata; eppure non possono avere permessi di nessun genere dalle autorità, perché non sono riconosciuti giuridicamente. Anzi sono anche perseguitati e vessati in ogni maniera, i torti che ricevono sono innumerevoli, i martiri in mezzo a loro sono frequenti, gli imprigionati anche. Eppure si sentono liberi nel Signore, e sono felici di poter essere perseguitati e ingiuriati a motivo di Cristo! Dunque, la mancanza della libertà legale di culto e di evangelizzazione è un falso problema, o meglio una necessità inesistente. Questa necessità o questo problema che dir si voglia però quando nasce? Quando la Chiesa vuole avere anch’essa gli stessi diritti e le stesse agevolazioni delle organizzazioni religiose già esistenti e che sono riconosciute giuridicamente dallo Stato, e non vuole più essere né perseguitata e neppure discriminata a motivo di Cristo. Ecco che allora la Chiesa comincia a fare tutto quello che è in suo potere per porre fine alla persecuzione perpetrata nei suoi confronti. E di fronte alla proposta dello Stato, che gli offre di legalizzare la sua posizione organizzandosi come una qualsiasi altra associazione religiosa (dunque creando uno statuto e una struttura gerarchica), per non essere più perseguitati o discriminati, o meglio per avere agevolazioni e privilegi, la Chiesa, ingannata dalle lusinghe, cede al compromesso, perché di compromesso si tratta. ‘Tu mi dai la libertà legale, e io rinuncio alla mia libertà spirituale o a parte di essa, e così troviamo un punto d’accordo, e diventiamo amici’, questo è il ragionamento fatto dalla Chiesa allo Stato, o comunque il pensiero della Chiesa. Le ADI dicono bene: ‘Il compromesso, tuttavia, si presenta allettante; esso ha la capacità ingannevole di evidenziare quello che possiamo ricevere offuscando ciò che abbiamo da perdere’ (Calendario 2009, 13 gennaio, ‘Favore umano o divino?’), ma evidentemente nei fatti le ADI in quella circostanza optarono per il compromesso.

E qui voglio soffermarmi appunto su questo punto cruciale: la libertà spirituale viene sacrificata per ottenere la libertà legale. Ora, considerate questo, fratelli, che la libertà spirituale che noi abbiamo l’abbiamo ottenuta da Dio gratuitamente in virtù del sacrificio di Cristo, e cioè a prezzo del suo sangue. La Scrittura dice infatti: “Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini” (1 Corinzi 7:23), ed anche: “Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi” (Galati 5:1), ed ancora: “Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36). Siamo stati liberati dalla legge, siamo stati liberati dal peccato, siamo stati liberati dalla menzogna, siamo stati liberati dalle mani del diavolo, siamo stati liberati da ogni giogo umano, tanto che persino chi è stato “chiamato nel Signore, essendo schiavo, è un affrancato del Signore” (1 Corinzi 7:22). Ora, considerate dunque quanto preziosa sia la libertà che abbiamo in Cristo!! Ora, è chiaro che essendo in possesso di un bene così prezioso dobbiamo stare attenti che nessuno ce lo porti via con i suoi sofismi, e difatti ci è comandato di non diventare schiavi degli uomini.

 

 

Come si diventa schiavi degli uomini

 

E come si può diventare schiavi degli uomini? Mettendoci ad obbedire di nuovo ai poveri elementi del mondo, costituiti dai precetti della legge mosaica, come la circoncisione, i precetti sui cibi, e così via.

Ma anche mettendoci ad ubbidire a precetti umani che contrastano la Parola di Dio, che riguardano l’organizzazione della Chiesa. Per esempio, nel momento che più chiese si alleano e si danno una struttura gerarchica, con un presidente, un consiglio generale di chiese, comitati di zona, a quel punto i credenti della singola chiesa locale, compreso il pastore, perdono la loro libertà, perché diventano schiavi degli uomini. Degli uomini cominciano a signoreggiare sulla loro fede, checché ne dicano coloro che signoreggiano. Facciamo degli esempi sui pastori delle ADI. Quando un pastore ADI risponde ad un fratello, che non vuole firmare il modulo per diventare membro comunicante e gli contesta questo modo di fare: ‘Devo ubbidire ai miei superiori!’, che cosa significa se non che quel pastore non è libero, essendo schiavo degli uomini? Quando un pastore ADI durante una riunione di culto, davanti a tutti racconta come un gruppo di credenti fuoriusciti dagli Zaccardiani che vogliono entrare a far parte di quella comunità, al suo invito a firmare il documento di adesione alle ADI, si sono rifiutati di porre la loro firma, e lui gli risponde: ‘Allora non se ne fa niente!’ (o comunque qualcosa del genere); che cosa significa che egli non è libero ma schiavo di precetti e schemi umani che non hanno nulla a che fare con la verità? Quando un pastore ADI dal pulpito non può riprovare con ogni franchezza la legge sull’aborto dello Stato Italiano, definendola una legge che approva un omicidio agli occhi di Dio, per paura della reazione dei suoi superiori (che hanno tutto l’interesse a non dire certe cose per non dispiacere allo Stato che tanto gli ha dato), che cosa significa questo se non che è schiavo degli uomini? Quando un pastore ADI dal pulpito non può chiamare il purgatorio ‘eresia di perdizione’, ‘dottrina di demoni’, o quello che si definisce capo universale della chiesa ‘un anticristo’ o un ‘falso cristiano’, sempre per paura dei suoi superiori (che hanno tutto l’interesse a mantenere dei rapporti di buon vicinato con la Chiesa Cattolica Romana), che cosa significa questo se non che è diventato schiavo degli uomini? Quando un pastore ADI non può dire durante l’evangelizzazione pubblica che le statue e le immagini di Maria, di Sant’Antonio, del cosiddetto padre Pio di Pietralcina, sono degli idoli in abominio a Dio, e che coloro che li venerano o adorano sono degli idolatri che sono sulla via dell’inferno (perché per i suoi superiori si devono evitare a tutti i costi queste parole per non inimicarsi il Vaticano), che cosa vuole dire se non che è schiavo degli uomini? Quando un pastore delle ADI non può dire dal pulpito che Francesco Toppi erra grandemente nell’insegnare che il fuoco dell’inferno è allegorico o altre cose antibibliche, perché questo equivarrebbe a mancargli di rispetto, che cosa vuol dire se non che è schiavo degli uomini? E potrei moltiplicare i miei esempi sui pastori. Ma veniamo ai membri di chiesa: quando i membri di una chiesa non possono definirsi Chiesa, perché non hanno raggiunto il numero legale di 30 (secondo una norma del regolamento interno), che cosa significa questo se non che quei credenti sono schiavi degli uomini? Quando i membri di una Chiesa ADI, dietro invito, non possono frequentare un culto di una Chiesa Pentecostale non ADI, che si attiene alla sana dottrina, perché hanno paura di essere ripresi in quanto questo gli viene vietato o sconsigliato, che cosa significa se non che sono diventati schiavi degli uomini? Volete che prosegua? Anche qui potrei moltiplicare gli esempi.

E tutto questo perché avviene? Perché le ADI si sono date uno statuto per allearsi con lo Stato Italiano (che vi ricordo nel dopoguerra era uno Stato Cattolico, fortemente influenzato dal Vaticano), e questo per ottenere ‘la libertà di culto e d’evangelizzare’.

Dunque la triste realtà è che molte Chiese hanno deciso di vendere la loro libertà spirituale in cambio della libertà legale. E questo è grave, molto grave. Ma la cosa più grave è che i credenti pensano che tutto quello che hanno ottenuto dallo Stato non è altro che la benedizione di Dio, segno del favore di Dio. Mi domando come si fa a definire tutto ciò un segno del favore di Dio, quando per ottenere questo favore, i pastori ADI hanno deciso di calpestare con ambo i piedi la Parola di DIO!!!! E’ come se un credente, che non può avere dei figli da sua moglie, decidesse di mettersi d’accordo con una prostituta affinchè pagandola si facesse mettere incinta e poi gli partorisse un bambino, e poi una volta che il bambino nasce, dicesse che Dio si è compiaciuto di donargli un figlio!!! Ormai purtroppo tanti credenti non riescono più a capire neppure la differenza che passa tra ottenere una cosa dallo Stato senza calpestare minimamente la dottrina di Dio e ottenerla invece calpestandola. Sono storditi, non capiscono nulla. Spero proprio che queste mie poche parole possano servire a far loro capire dove sta l’errore.

 

 

Quando si può dire che Dio ha piegato i cuori delle autorità a nostro favore

 

Ora, mi preme dire un’altra cosa collegata a quanto appena detto. Le ADI, quando ottennero il riconoscimento giuridico cantarono vittoria, e dissero: ‘La giustizia di Dio ha trionfato. Date all’Eterno gloria e forza, date all’Eterno la gloria dovuta al Suo nome, cantate la gloria del Suo nome, perché ha risposto al nostro grido mentre eravamo in distretta e l’Iddio della nostra giustizia ci ha messo a largo esaudendo la nostra preghiera …. Il nostro ricorso al Consiglio di Stato è stato accolto. L’Amministrazione dello Stato, dopo tanti anni di ostracismo, aveva negato il riconoscimento del nostro Movimento, malgrado avessimo corredato la nostra pratica di tutte le necessarie documentazioni. Iddio ci ha reso giustizia e il generale organo consultivo dell’amministrazione centrale dello Stato ha riconosciuto i nostri diritti. Sia resa lode al Signore che ha piegato o guidato i cuori nella dirittura’ (Risveglio Pentecostale, n° 6, Giugno 1954, pag. 1).

Ora, a parte il fatto che più che la giustizia di Dio, in quel giorno trionfò la loro arroganza, così palese nel ricorso che fecero contro l’allora Ministero dell’Interno, ed ancora più palese nello Statuto e nel Regolamento Interno che si dettero per ottenere quel riconoscimento giuridico così tanto bramato, vorrei soffermarmi su queste parole ‘sia resa gloria al Signore che ha piegato i cuori’.

Quali cuori? Naturalmente quelli delle autorità statali. Ora, io dico: ‘Ma come si fa a fare una simile affermazione quando è palese come la luce del sole, che per ottenere quel riconoscimento giuridico le ADI hanno dovuto andare contro la Parola di Dio? E poi, in base a quello che insegna la Scrittura, quando Dio nell’antichità piegò il cuore di un re in favore del suo popolo, non lo fece sollecitato da chi era perseguitato ma perché Dio destò il suo spirito.

Ora per spiegarvi questo con un esempio biblico vi citerò alcune parti del libro di Esdra, precisamente dove si parla del ritorno degli esuli nella terra d’Israele, e la costruzione del tempio a Gerusalemme: ‘Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme’. Allora i capi famiglia di Giuda e di Beniamino, i sacerdoti e i Leviti, tutti quelli ai quali Iddio avea destato lo spirito, si levarono per andare a ricostruire la casa dell’Eterno ch’è a Gerusalemme. E tutti i loro vicini d’ogn’intorno li fornirono d’oggetti d’argento, d’oro, di doni in natura, di bestiame, di cose preziose, oltre a tutte le offerte volontarie. Il re Ciro trasse fuori gli utensili della casa dell’Eterno che Nebucadnetsar avea portati via da Gerusalemme e posti nella casa del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece ritirare per mezzo di Mithredath, il tesoriere, che li consegnò a Sceshbatsar, principe di Giuda. Eccone il numero: trenta bacini d’oro, mille bacini d’argento, ventinove coltelli, trenta coppe d’oro, quattrocentodieci coppe d’argento di second’ordine, mille altri utensili. Tutti gli oggetti d’oro e d’argento erano in numero di cinquemila quattrocento. Sceshbatsar li riportò tutti, quando gli esuli furon ricondotti da Babilonia a Gerusalemme. …. Or come fu giunto il settimo mese, e i figliuoli d’Israele si furono stabiliti nelle loro città, il popolo si adunò come un sol uomo a Gerusalemme. Allora Jeshua, figliuolo di Jotsadak, coi suoi fratelli sacerdoti, e Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, coi suoi fratelli, si levarono e costruirono l’altare dell’Iddio d’Israele, per offrirvi sopra degli olocausti, com’è scritto nella legge di Mosè, uomo di Dio. Ristabilirono l’altare sulle sue basi, benché avessero paura a motivo dei popoli delle terre vicine, e vi offriron sopra olocausti all’Eterno: gli olocausti del mattino e della sera. E celebrarono la festa delle Capanne, nel modo ch’è scritto, e offersero giorno per giorno olocausti, secondo il numero prescritto per ciascun giorno; poi offersero l’olocausto perpetuo, gli olocausti dei noviluni e di tutte le solennità sacre all’Eterno, e quelli di chiunque faceva qualche offerta volontaria all’Eterno. Dal primo giorno del settimo mese cominciarono a offrire olocausti all’Eterno; ma le fondamenta del tempio dell’Eterno non erano ancora state gettate. E diedero del danaro agli scalpellini ed ai legnaiuoli, e de’ viveri e delle bevande e dell’olio ai Sidonî e ai Tirî perché portassero per mare sino a Jafo del legname di cedro del Libano, secondo la concessione che Ciro, re di Persia, avea loro fatta. Il secondo anno del loro arrivo alla casa di Dio a Gerusalemme, il secondo mese, Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, Jeshua, figliuolo di Jotsadak, con gli altri loro fratelli sacerdoti e Leviti, e tutti quelli ch’eran tornati dalla cattività a Gerusalemme, si misero all’opra; e incaricarono i Leviti dai vent’anni in su di dirigere i lavori della casa dell’Eterno. E Jeshua, coi suoi figliuoli, e i suoi fratelli, Kadmiel coi suoi figliuoli, figliuoli di Giuda, si presentarono come un sol uomo per dirigere quelli che lavoravano alla casa di Dio; lo stesso fecero i figliuoli di Henadad coi loro figliuoli e coi loro fratelli Leviti. E quando i costruttori gettaron le fondamenta del tempio dell’Eterno, vi si fecero assistere i sacerdoti vestiti de’ loro paramenti, con delle trombe, e i Leviti, figliuoli d’Asaf, con de’ cembali, per lodare l’Eterno, secondo le direzioni date da Davide, re d’Israele. Ed essi cantavano rispondendosi a vicenda, celebrando e lodando l’Eterno, «perch’egli è buono, perché la sua benignità verso Israele dura in perpetuo». E tutto il popolo mandava alti gridi di gioia, lodando l’Eterno, perché s’eran gettate le fondamenta della casa dell’Eterno. E molti sacerdoti, Leviti e capi famiglia anziani che avean veduta la prima casa, piangevano ad alta voce mentre si gettavano le fondamenta della nuova casa. Molti altri invece alzavan le loro voci, gridando per allegrezza; in guisa che non si potea discernere il rumore delle grida d’allegrezza da quello del pianto del popolo; perché il popolo mandava di gran gridi, e il rumore se n’udiva di lontano. Or i nemici di Giuda e di Beniamino, avendo saputo che quelli ch’erano stati in cattività edificavano un tempio all’Eterno, all’Iddio d’Israele, s’avvicinarono a Zorobabel ed ai capi famiglia, e dissero loro: ‘Noi edificheremo con voi, giacché, come voi, noi cerchiamo il vostro Dio, e gli offriamo de’ sacrifizi dal tempo di Esar-Haddon, re d’Assiria, che ci fece salir qui’. Ma Zorobabel, Jeshua, e gli altri capi famiglia d’Israele risposero loro: ‘Non spetta a voi ed a noi insieme di edificare una casa al nostro Dio; noi soli la edificheremo all’Eterno, all’Iddio d’Israele, come Ciro, re di Persia, ce l’ha comandato’. Allora la gente del paese si mise a scoraggiare il popolo di Giuda, a molestarlo per impedirgli di fabbricare, e a comprare de’ consiglieri per frustrare il suo divisamento; e questo durò per tutta la vita di Ciro, re di Persia, e fino al regno di Dario, re di Persia. Sotto il regno d’Assuero, al principio del suo regno, scrissero un’accusa contro gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme. Poi, al tempo d’Artaserse, Bishlam, Mithredath, Tabeel e gli altri loro colleghi scrissero ad Artaserse, re di Persia. La lettera era scritta in caratteri aramaici e tradotta in aramaico. Rehum il governatore e Scimshai il segretario scrissero una lettera contro Gerusalemme al re Artaserse, in questi termini: – La data. ‘Rehum il governatore, Scimshai il segretario, e gli altri loro colleghi di Din, d’Afarsathac, di Tarpel, d’Afaras, d’Erec, di Babilonia, di Shushan, di Deha, d’Elam, e gli altri popoli che il grande e illustre Osnapar ha trasportati e stabiliti nella città di Samaria, e gli altri che stanno di là dal fiume…’ ecc. Ecco la copia della lettera che inviarono al re Artaserse: ‘I tuoi servi, la gente d’oltre il fiume, ecc. Sappia il re che i Giudei che son partiti da te e giunti fra noi a Gerusalemme, riedificano la città ribelle e malvagia, ne rialzano le mura e ne restaurano le fondamenta. Sappia dunque il re che, se questa città si riedifica e se le sue mura si rialzano, essi non pagheranno più né tributo né imposta né pedaggio, e il tesoro dei re n’avrà a soffrire. Or siccome noi mangiamo il sale del palazzo e non ci sembra conveniente lo stare a vedere il danno del re, mandiamo al re questa informazione. Si facciano delle ricerche nel libro delle memorie de’ tuoi padri; e nel libro delle memorie troverai e apprenderai che questa città è una città ribelle, perniciosa a re ed a province, e che fin da tempi antichi vi si son fatte delle sedizioni; per queste ragioni, la città è stata distrutta. Noi facciamo sapere al re che, se questa città si riedifica e le sue mura si rialzano, tu non avrai più possessi da questo lato del fiume’. Il re mandò questa risposta a Rehum il governatore, a Scimshai il segretario, e al resto dei loro colleghi che stavano a Samaria e altrove di là dal fiume: ‘Salute, ecc. La lettera che ci avete mandata, è stata esattamente letta in mia presenza; ed io ho dato ordine di far delle ricerche; e s’è trovato che fin da tempi antichi cotesta città è insorta contro ai re e vi si son fatte delle sedizioni e delle rivolte. Vi sono stati a Gerusalemme dei re potenti, che signoreggiarono su tutto il paese ch’è di là dal fiume, e ai quali si pagavano tributi, imposte e pedaggi. Date dunque ordine che quella gente sospenda i lavori, e che cotesta città non si riedifichi prima che ordine ne sia dato da me. E badate di non esser negligenti in questo, onde il danno non venga a crescere in pregiudizio dei re’. Non appena la copia della lettera del re Artaserse fu letta in presenza di Rehum, di Scimshai il segretario, e dei loro colleghi, essi andarono in fretta a Gerusalemme dai Giudei, e li obbligarono, a mano armata, a sospendere i lavori. Allora fu sospesa l’opera della casa di Dio a Gerusalemme, e rimase sospesa fino al secondo anno del regno di Dario, re di Persia. Or i profeti Aggeo e Zaccaria, figliuolo d’Iddo, profetarono nel nome dell’Iddio d’Israele ai Giudei ch’erano in Giuda ed a Gerusalemme. Allora Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, e Jeshua, figliuolo di Jotsadak, si levarono e ricominciarono a edificare la casa di Dio a Gerusalemme; e con essi erano i profeti di Dio, che li secondavano. In quel medesimo tempo giunsero da loro Tattenai, governatore d’oltre il fiume, Scethar-Boznai e i loro colleghi, e parlaron loro così: ‘Chi v’ha dato ordine di edificare questa casa e di rialzare queste mura?’ Poi aggiunsero: ‘Quali sono i nomi degli uomini che costruiscono quest’edifizio?’ Ma sugli anziani dei Giudei vegliava l’occhio del loro Dio e quelli non li fecero cessare i lavori, finché la cosa non fosse stata sottoposta a Dario, e da lui fosse giunta una risposta in proposito. Copia della lettera mandata al re Dario da Tattenai, governatore d’oltre il fiume, da Scethar-Boznai, e dai suoi colleghi, gli Afarsakiti, ch’erano oltre il fiume. Gl’inviarono un rapporto così concepito: ‘Al re Dario, perfetta salute! Sappia il re che noi siamo andati nella provincia di Giuda, alla casa del gran Dio. Essa si costruisce con blocchi di pietra, e nelle pareti s’interpongono de’ legnami; l’opera vien fatta con cura e progredisce nelle loro mani. Noi abbiamo interrogato quegli anziani, e abbiam parlato loro così: – Chi v’ha dato ordine di edificare questa casa e di rialzare queste mura? – Abbiamo anche domandato loro i loro nomi per notificarteli, mettendo in iscritto i nomi degli uomini che stanno loro a capo. E questa è la risposta che ci hanno data: – Noi siamo i servi dell’Iddio del cielo e della terra, e riedifichiamo la casa ch’era stata edificata già molti anni fa: un gran re d’Israele l’aveva edificata e compiuta. Ma avendo i nostri padri provocato ad ira l’Iddio del cielo, Iddio li diede in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, il Caldeo, il quale distrusse questa casa, e menò il popolo in cattività a Babilonia. Ma il primo anno di Ciro, re di Babilonia, il re Ciro die’ ordine che questa casa di Dio fosse riedificata. E il re Ciro trasse pure dal tempio di Babilonia gli utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea portati via dal tempio di Gerusalemme e trasportati nel tempio di Babilonia; li fece consegnare a uno chiamato Sceshbatsar, ch’egli aveva fatto governatore, e gli disse: Prendi questi utensili, va’ a riporli nel tempio di Gerusalemme, e la casa di Dio sia riedificata dov’era. Allora lo stesso Sceshbatsar venne e gettò le fondamenta della casa di Dio a Gerusalemme; da quel tempo fino ad ora essa è in costruzione, ma non è ancora finita. Or dunque, se così piaccia al re, si faccian delle ricerche nella casa dei tesori del re a Babilonia, per accertare se vi sia stato un ordine dato dal re Ciro per la costruzione di questa casa a Gerusalemme; e ci trasmetta il re il suo beneplacito a questo riguardo’. – Allora il re Dario ordinò che si facessero delle ricerche nella casa degli archivi dov’erano riposti i tesori a Babilonia; e nel castello d’Ahmetha, ch’è nella provincia di Media, si trovò un rotolo, nel quale stava scritto così: ‘Memoria. – Il primo anno del re Ciro, il re Ciro ha pubblicato quest’editto, concernente la casa di Dio a Gerusalemme: La casa sia riedificata per essere un luogo dove si offrono dei sacrifizi; e le fondamenta che se ne getteranno, siano solide. Abbia sessanta cubiti d’altezza, sessanta cubiti di larghezza, tre ordini di blocchi di pietra e un ordine di travatura nuova; e la spesa sia pagata dalla casa reale. E inoltre, gli utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea tratti dal tempio di Gerusalemme e trasportati a Babilonia, siano restituiti e riportati al tempio di Gerusalemme, nel luogo dov’erano prima, e posti nella casa di Dio’. ‘Or dunque tu, Tattenai, governatore d’oltre il fiume, tu, Scethar-Boznai, e voi, loro colleghi d’Afarsak, che state di là dal fiume, statevene lontani da quel luogo! Lasciate continuare i lavori di quella casa di Dio; il governatore de’ Giudei e gli anziani de’ Giudei riedifichino quella casa di Dio nel sito di prima. E questo è l’ordine ch’io do relativamente al vostro modo di procedere verso quegli anziani de’ Giudei nella ricostruzione di quella casa di Dio: le spese, detratte dalle entrate del re provenienti dai tributi d’oltre il fiume, siano puntualmente pagate a quegli uomini, affinché i lavori non siano interrotti. E le cose necessarie per gli olocausti all’Iddio dei cieli: vitelli, montoni, agnelli; e frumento, sale, vino, olio, siano forniti ai sacerdoti di Gerusalemme a loro richiesta, giorno per giorno e senza fallo, affinché offrano sacrifizi di odor soave all’Iddio del cielo, e preghino per la vita del re e de’ suoi figliuoli. E questo è pure l’ordine ch’io do: Se qualcuno contravverrà a questo decreto, si tragga dalla casa di lui una trave, la si rizzi, vi sia egli inchiodato sopra, e la sua casa, per questo motivo, diventi un letamaio. L’Iddio che ha fatto di quel luogo la dimora del suo nome, distrugga ogni re ed ogni popolo che stendesse la mano per trasgredire la mia parola, per distruggere la casa di Dio ch’è in Gerusalemme! Io, Dario, ho emanato questo decreto, sia eseguito con ogni prontezza’. Allora Tattenai, governatore d’oltre il fiume, Scethar-Boznai e i loro colleghi, poiché il re Dario avea così decretato, eseguirono puntualmente i suoi ordini. E gli anziani de’ Giudei tirarono innanzi e fecero progredire la fabbrica, aiutati dalle parole ispirate del profeta Aggeo, e di Zaccaria figliuolo d’Iddo. E finirono i loro lavori di costruzione secondo il comandamento dell’Iddio d’Israele, e secondo gli ordini di Ciro, di Dario e d’Artaserse, re di Persia. E la casa fu finita il terzo giorno del mese d’Adar, il sesto anno del regno di Dario. I figliuoli d’Israele, i sacerdoti, i Leviti e gli altri reduci dalla cattività celebrarono con gioia la dedicazione di questa casa di Dio. E per la dedicazione di questa casa di Dio offrirono cento giovenchi, duecento montoni, quattrocento agnelli; e come sacrifizio per il peccato per tutto Israele, dodici capri, secondo il numero delle tribù d’Israele. E stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi, e i Leviti secondo le loro divisioni, per il servizio di Dio a Gerusalemme, come sta scritto nel libro di Mosè. Poi, i reduci dalla cattività celebrarono la Pasqua il quattordicesimo giorno del primo mese, poiché i sacerdoti e i Leviti s’erano purificati come se non fossero stati che un sol uomo; tutti erano puri; e immolarono la Pasqua per tutti i reduci dalla cattività, per i sacerdoti loro fratelli, e per loro stessi. Così i figliuoli d’Israele ch’eran tornati dalla cattività e tutti quelli che s’eran separati dall’impurità della gente del paese e che s’unirono a loro per cercare l’Eterno, l’Iddio d’Israele, mangiarono la Pasqua. E celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni, perché l’Eterno li avea rallegrati, e avea piegato in lor favore il cuore del re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele” (Esdra cap. 1,3-6).

Ora, fratelli, notate attentamente come gli Ebrei ricevettero il favore di ritornare nella loro terra per intervento di Dio, infatti è scritto che l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno, l’editto che permetteva agli Ebrei di ritornare in Israele per costruire il tempio di Dio (Esdra 1:1-4); poi, che dopo che cominciarono i lavori, i loro nemici fecero arrivare una accusa contro gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme presso il re Artaserse, che il re accolse e quindi mandò a far sospendere i lavori (cfr. Esdra 4:6-23); poi sotto il re Dario avvenne che Dio comandò al popolo tramite due suoi profeti di riprendere i lavori (cfr. Esdra 5:1-2), ma i loro nemici (con a capo il governatore d’oltre il fiume), pur non facendo cessare i lavori, mandarono un rapporto al Re Dario per sapere il da farsi nei confronti di quei Giudei, e la risposta fu favorevole al popolo dei Giudei, al punto che il re Dario diede persino ordine al governatore di aiutare materialmente quei Giudei nella ricostruzione del tempio, che fu terminata il sesto anno del regno di Dario (cfr. Esdra 5:6-17; 6:1-15). Ecco perché dunque è scritto che i Giudei, una volta terminata la ricostruzione del tempio, “celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni, perché l’Eterno li avea rallegrati, e avea piegato in lor favore il cuore del re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele” (Esdra 6:22), perché la loro opera era riuscita grazie all’intervento di Dio. Innanzi tutto non fecero nessuna richiesta di tornare al loro paese natio, e poi una volta incontrato l’opposizione dei loro nemici, non fecero ricorsi di nessun genere contro i loro nemici che pure erano delle autorità locali, ma Dio piegò veramente il cuore del re Dario in loro favore. Qualcuno dirà: ma in seguito è scritto per esempio di Esdra, che “il re gli concedette tutto quello che domandò” (Esdra 7:6). Certo, ma Esdra non ottenne dal re quello che domandò perché fece un compromesso con il re, nel senso che il re gli concedette quello che lui gli domandò a condizione che Esdra soddisfacesse delle condizioni che andavano contro la legge di Dio. Quindi le cose sono del tutto differenti nel caso di Esdra. Pensate che Esdra – e questo ve lo faccio notare per farvi capire quanto fosse timorato di Dio e non si sarebbe mai permesso di calpestare la Parola di Dio in cambio di favori reali -, quando ottenne dal re di tornare in Israele bandì un digiuno presso il fiume Ahava, per umiliarsi nel cospetto di Dio assieme a quelli che avevano deciso di tornare, per chiedergli un buon viaggio per loro, per i loro bambini, e per tutto quello che gli apparteneva; perché, lui si vergognava di chiedere al re una scorta armata e de’ cavalieri per difenderli per istrada dal nemico, giacché avevano detto al re: ‘La mano del nostro Dio assiste tutti quelli che lo cercano; ma la sua potenza e la sua ira sono contro tutti quelli che l’abbandonano’. (cfr. Esdra 8:21-22). Considerate dunque che uomo era Esdra!! Egli temeva di andare contro la Parola di Dio che ordina di confidare in Dio (e non nei carri o nei cavalieri), e di mostrare al re la sua incredulità nell’Iddio d’Israele che nella Scrittura assicurava al suo popolo di essere il guardiano d’Israele e che avrebbe guardato il loro uscire e il loro entrare (Salmo 121).

Dunque, alla luce di quanto insegna la Scrittura, se le massime autorità dello Stato Italiano nel dopoguerra avessero deciso di loro iniziativa di cessare di perseguitare e discriminare i Pentecostali e finanche di favorire in un certo senso la loro opera anziché ostacolarla in svariate maniere, e per ottenere tutto ciò DA PARTE DEI PENTECOSTALI NON CI FOSSE STATA NESSUNA, E RIPETO NESSUNA, INFRAZIONE DELLA PAROLA DI DIO, allora si potrebbe veramente dire che Dio piegò il loro cuore in favore dell’opera di Dio portata avanti dai Pentecostali. Ma le cose non andarono affatto così perché lo ripeto, i Pentecostali che ottennero quel riconoscimento dallo Stato, e con il riconoscimento la cessazione della persecuzione nei loro confronti, dovettero violare la Parola di Dio dando vita ad una organizzazione ecclesiastica gerarchica e verticistica con un Presidente, un Segretario, un Tesoriere, ecc. ecc., altrimenti non avrebbero potuto ottenere il riconoscimento. In altre parole, senza creare uno statuto non avrebbero mai potuto ottenere il riconoscimento statale.

 

 

Dio ‘rispose’ a Umberto Gorietti rinnegando la Sua Parola!

 

Ma c’è dell’altro: le ADI credono che il riconoscimento giuridico delle ADI fu Dio a volerlo che si ottenesse, e questa sua volontà la trasmise a Umberto Gorietti!! Ecco quanto affermò Umberto Gorietti nel 1961 a proposito di un episodio accadutogli nel 1947: ‘Il secondo episodio accadde in quello stesso anno in cui ebbi la conferma della profezia; cioè quando al Convegno Italiano [nel 1947. N.d.A.] fui eletto ad unanimità a rappresentare l’Opera d’Italia presso le autorità di Governo. Trascorsi giornate di preghiera domandando a Dio d’illuminarmi e guidarmi nel piano della Sua volontà. Il Signore, nella Sua benignità, nonostante la mia indegnità, mi rispose chiaramente: ‘Due compiti importanti ti affido. Sii fedele perché Io l’Eterno che ho fatto il cielo e la terra opererò e tu vedrai il compimento di quanto sei stato chiamato a fare. Primo: prendi a cuore la realizzazione di un opportuno locale di culto per la comunità di Roma. Secondo: adoperati per ottenere il riconoscimento dell’Opera da parte del Governo, affinchè la Chiesa possa in libertà espletare il mio Mandato’ (Francesco Toppi, Umberto Gorietti, ADI-Media 2004, pag. 51).

Dunque, Dio avrebbe chiesto a Umberto Gorietti di violare la Sua Parola per far ottenere il riconoscimento all’Opera!! Strano, molto strano questo, non vi pare?! No, non si può credere una simile cosa, perché Dio non spinge mai a fare compromessi, non induce mai i suoi a compromettere la Sua dottrina. Chi semmai induce i figliuoli di Dio a fare una simile cosa è il diavolo, che naturalmente sa come farlo. E purtroppo Umberto Gorietti scambiò la voce del nemico per la voce di Dio in quella circostanza, con tutte le nefaste conseguenze che sono conseguite naturalmente dalla decisione di allearsi con lo Stato! Se il Signore gli avesse parlato, gli avrebbe sicuramente ordinato di non compromettere la Sua Opera con un alleanza con gli infedeli, alleanza che ricordo a quel tempo costò la libertà spirituale dei credenti! Gli avrebbe detto qualcosa di molto simile a quello che disse al fratello Carmelo Catalano di San Biagio Platani (Agrigento), che tanti anni fa mi raccontò che dopo che giunsero le ADI al suo paese sentì la voce del Signore ordinargli con un tono perentorio: ‘Non entrare nell’organizzazione [ADI]’! E lui ubbidì all’ordine di Dio. A distanza di molti anni, mi risuonano ancora nelle orecchie quelle parole di quell’anziano fratello (io ero stato già persuaso dal Signore a non entrare nelle ADI, e quelle parole confermarono quello che lo Spirito mi andava attestando da tempo). Erano veramente le parole di qualcuno che aveva sentito la voce di Dio e che mi avvertiva per il mio bene!

 

 

Il problema è spirituale

 

Nel 1955, un anno dopo che il ricorso delle ADI fu accettato, con la revoca della circolare Buffarini-Guidi terminarono le persecuzioni da parte del Governo Italiano contro i Pentecostali. Il fatto è però che purtroppo anche dopo la cessazione delle persecuzioni, molti Pentecostali, pur avendo la libertà legale di riunirsi e di evangelizzare, e di professare la loro fede, in base alla costituzione italiana, non si sono accontentati, ed hanno voluto anche loro il riconoscimento giuridico, e naturalmente per ottenerlo hanno dovuto seguire anche loro le orme dei loro predecessori, il che equivale a dire che anche loro hanno deciso di calpestare la Parola di Dio per ottenere dei privilegi giuridici. Per esempio la Chiesa Apostolica in Italia (circa 120 locali aperti al pubblico e circa 7300 membri) e le Congregazioni Cristiane Pentecostali (circa 60 comunità, per un totale di circa 5.000 fedeli), che hanno ottenuto il riconoscimento giuridico rispettivamente nel 1989 (FONDAZIONE APOSTOLICA – ENTE PATRIMONIALE DELLA CHIESA APOSTOLICA IN ITALIA – D.P.R. 21/2/ 1989), e nel 2005 (CONGREGAZIONI CRISTIANE PENTECOSTALI – D.P.R. 20/6/2005).

Quindi il problema oltre ad essere generale è spirituale, ed è l’orgoglio che è riuscito a fare breccia anche nei cuori di costoro, perché hanno voluto a tutti i costi essere come gli altri. Dicono: ‘Perché non ottenere quello che altri hanno già ottenuto?’ e: ‘Non siamo mica stupidi noi!’

E naturalmente ci sono molte altre Chiese Pentecostali che sono in corsa per ottenere il riconoscimento giuridico, e quelle che lo hanno già ottenuto vorrebbero anch’esse stipulare un’Intesa con lo Stato, per ottenere dallo Stato ulteriori privilegi, gli stessi che hanno ottenuto le ADI. Una di queste è la Chiesa Apostolica in Italia, che – nonostante abbia presentato tutta la documentazione necessaria, e avesse già ottenuto nel 2007 la firma da parte del governo Prodi – sta incontrando delle notevoli difficoltà con il presente Governo presieduto da Silvio Berlusconi, che praticamente ha bloccato tutto. Ed un’altra è la CEIAM. A proposito di quest’ultima vorrei trascrivere delle parole tratte dal periodico L’Ultima Pioggia: ‘«L’operazione sta procedendo – ha detto il pastore Silvano Lilli della Chiesa Internazionale di Roma – Siamo pronti infatti per comunicare al Ministero dell’Interno la nostra volontà a fare l’intesa. Il passo successivo sarà la formazione di una commissione paritetica che discuterà articolo per articolo le nostre proposte, in sede alla quale ci sarà poi una forma di accordo preliminare». Gli obbiettivi sono fondamentalmente due: l’autonomia decisionale della chiesa nella nomina dei ministri di culto e alcune agevolazioni di tipo economico. Ce lo spiega ancora il pastore Silvano Lilli: «attualmente il riconoscimento dei ministri avviene per l’intervento del Ministero dell’Interno, domani si prevede che sia la Chiesa Internazionale a nominare i propri ministri per poi comunicarlo al Ministero dell’Interno, i quali potranno celebrare matrimoni religiosi con effetti civili. Tra gli altri obbiettivi – continua – la libertà di visitare i carcerati senza permessi speciali, la detrazione dalle imposte di parte dei contributi versati alla chiesa e un intesa normativa specifica che si adatti al ministero della Chiesa Internazionale riguardo all’acquisto e vendita di immobili»’ (‘Un’intesa con lo Stato’, in L’ultima Pioggia, Palermo Luglio 1996, pag. 4).

Dunque tra i Pentecostali il cattivo esempio delle ADI ha avuto delle nefaste conseguenze su tanti altri Pentecostali, persino su tanti di coloro che tanti anni fa erano contrari al riconoscimento giuridico e all’intesa con lo Stato, e difatti criticavano le ADI, ma che adesso non lo sono più, perché vogliono avere le stesse cose che hanno ottenuto le ADI.

 

 

Rispondo ad alcune obbiezioni

 

Ci voleva un rappresentante delle Chiese dinnanzi allo Stato

 

Qualcuno nelle ADI sicuramente mi dirà a proposito della necessità di organizzarsi in quella maniera per avere un rappresentante (il presidente dell’organizzazione) dinnanzi allo Stato: ‘Ma ci doveva pure esser qualcuno che ci rappresenta davanti allo Stato!’

E chi lo ha detto questo? Certamente non la Scrittura. Si legga tutto il Nuovo Testamento e si vedrà che le chiese al tempo dell’Impero romano non si erano confederate in nessuna associazione umana con statuti e regole umane e non si erano eletti nessun presidente che le rappresentasse davanti a Cesare. Sono ciance quelle che vorrebbero fare credere ai credenti che le chiese hanno bisogno di strutturarsi come le organizzazioni umane (e perciò hanno bisogno di un presidente) per portare avanti la loro opera di evangelizzazione e così via.

Le Chiese in Giudea al tempo degli apostoli non si erano costituite in nessuna associazione umana con nessun presidente che le rappresentasse davanti a Roma, erano duramente avversate dai Giudei eppure i membri di esse moltiplicavano e la Parola di Dio tramite di loro progrediva si spandeva sempre più. L’evangelizzazione progrediva in mezzo a dure persecuzioni perchè i credenti erano ripieni di Spirito Santo, di amore fraterno, perchè c’erano i doni dello Spirito Santo e c’erano uomini che predicavano Cristo con ogni franchezza e non con discorsi persuasivi di sapienza umana.

Come mai oggi dunque si vuole fare credere ai credenti che l’evangelizzazione non può essere così efficace se non ci si unisce in una confederazione di chiese e ci si dà un capo? La ragione è perchè si pensa che la forza stia nell’unione delle Chiese; cioè, essi dicono, se ci uniamo e diventiamo una denominazione le cose saranno più facili per ottenere permessi, per comprare locali di culto, potremo organizzare delle riunioni con molti partecipanti e fare impressione sul mondo, e molti si convertiranno, ecc. Ma questo è un inganno del diavolo; perchè il Signore può tramite una manciata di credenti ‘inorganizzati’ mettere sottosopra una nazione, e portare un così grande risveglio che non ci sarebbe proprio bisogno di andare a chiamarle le persone con la radio o con la televisione o con volantini perchè verrebbero esse stesse nel sentire parlare delle grandi opere di Dio compiute tramite questi servitori di Dio in mezzo alle chiese. Verrebbero a migliaia, si accalcherebbero ovunque, nelle case e in quei luoghi di culto che ci sono, piccoli o grandi che siano, o nelle zone aperte, parchi e così via, per udire la parola di Dio e per essere guariti. Accadrebbero insomma le stesse scene che si videro ai tempi di Gesù e degli apostoli; e il nome del Signore sarebbe altamente glorificato. E molte chiese dell’organizzazione prenderebbero così tanto coraggio che non gli importerebbe proprio più nulla dell’organizzazione umana, dei permessi facili, delle facilitazioni tributarie, e di tante altre cose. Perchè esse si renderebbero conto all’improvviso di avere qualcuno che può dargli molto di più di quanto possa fare un uomo a capo di un organizzazione umana con i suoi legami con le autorità: si renderebbero conto insomma di quello che per molto tempo gli era stato nascosto mediante dei sofismi. Non si sentirebbe dire più a molti credenti: ‘Sai che abbiamo un presidente a Roma che è amico con tale ministro o con il presidente della Repubblica?’, ma si sentirebbe dire: ‘Sai che noi abbiamo in cielo un grande Iddio che non è cambiato, che compie meraviglie nel nostro mezzo e che ha mandato tante persone alle nostre riunioni che non sappiamo più dove metterle, che si devono tenere più culti in un giorno? Lo sai che abbiamo fatto male a confidare nell’organizzazione umana e gerarchica per portare avanti l’evangelizzazione? Lo sai che le rivelazioni di Dio che vengono dal cielo sono molto più potenti della parola del presidente che è a Roma, perchè ti aprono la strada dove nessun uomo e nessuna agevolazione può fare nulla? Lo sai che le raccomandazioni divine sono molto più importanti di quelle del vostro presidente a Roma?’ E così avverrebbe che agli occhi di molti credenti, per i quali l’organizzazione e il suo presidente fino a pochi momenti prima era la cosa più importante perchè necessaria per portare avanti l’opera di Dio, le cose non sarebbero più le medesime.

 

Occorreva rimuovere gli ostacoli che ci avevano posto le autorità

 

Qualcun altro nelle ADI ci dirà: ‘E’ stato necessario nel dopoguerra organizzarsi sotto forma di associazione con un presidente e uno statuto per ottenere il riconoscimento giuridico e garantire alle nostre chiese la libertà di predicazione e di evangelizzazione così tanto ostacolata sotto il regime fascista’.

Al che rispondiamo: Ma da quando in qua la chiesa deve procacciare il riconoscimento giuridico dell’autorità per potere servire meglio Dio? Ma da quando in qua la chiesa deve spaventarsi davanti agli ostacoli che l’autorità gli frappone? Ma da quando in qua bisogna rifugiarsi sotto le ali dell’autorità terrena per supplicarla di smettere di maltrattare il popolo di Dio? No, sono solo sofismi e pretesti quelli che esibite. La chiesa di Dio ha il favore di Dio sotto qualsiasi regime, sia democratico che dittatoriale. Ed essa, anche se considerata dallo Stato illegale o pericolosa per la popolazione, è in grado lo stesso con il Suo potente aiuto, di diffondere l’Evangelo e di riunirsi per adorare Dio, e di servire la giustizia. Certo, quando la Chiesa viene perseguitata dalle autorità, ci sono insulti, scherni, e provvedimenti di ogni genere contro i credenti da parte dell’autorità per impedirle di evangelizzare e di riunirsi e di aiutare gli altri, ma dall’altro lato la vita dei credenti (con in testa i pastori), non è così monotona, così arida, così indifferente, così miserabile; perchè sono costretti a fortificarsi nel Signore in mezzo alle tante distrette e ai tanti pericoli, a confidare in lui con tutto il cuore perchè solo Lui li può aiutare e come risposta da Dio vedono tante e tante liberazioni potenti e tante manifestazioni della sua potenza e della sua benignità. E poi si sentono delle predicazioni infuocate piene di potenza e presentate con grande pienezza di convinzione, delle preghiere ferventi che edificano chi le ascolta, si vedono e si sentono i credenti piangere, umiliarsi davanti a Dio e davanti ai fratelli, si vedono i credenti aiutarsi, cercarsi; insomma si vede in seno alle chiese quello che purtroppo oggi non si vede perchè sono gonfie d’orgoglio, pieni di riconoscimenti statali, di favori, e di agevolazioni.

Per riassumere, la chiesa non deve cercare il favore dell’autorità sotto nessun regime; se l’autorità non gli crea ostacoli gloria a Dio, se glieli crea gloria a Dio lo stesso, ciò vuol dire che Dio ha deciso di mettere alla prova i credenti rivoltandogli contro le autorità e non bisogna fare proprio nulla che intacchi l’integrità, la semplicità e la purità della Chiesa e che costituisca un compromesso con l’autorità per rimuovere quegli ostacoli. D’altronde non disse forse il giusto Giobbe: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” (Giobbe 2:10)? Perché dunque rifiutarsi di essere perseguitati a motivo di Cristo, se questo male viene da Dio? Perché andare da Cesare e supplicarlo di smettere di perseguitarci, se Dio ha deciso che dobbiamo essere perseguitati? Accettiamo volentieri il bene dalla mano di Dio, perché non accettare dunque il male sempre dalla sua mano? Se Dio ha fatto ogni cosa per uno scopo, e noi sappiamo che i suoi pensieri verso di noi sono pensieri di pace e non di male, per darci un avvenire e una speranza, perché preoccuparsi della persecuzione lanciata contro di noi Chiesa da coloro che sono di fuori, e cominciare a protestare contro lo Stato per le persecuzioni ingiuste che subiamo? Ma non dovremmo invece compiacerci nelle persecuzioni che subiamo a motivo di Cristo, come faceva l’apostolo Paolo che affermava: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte” (2 Corinzi 12:10)? Ma non dovremmo piuttosto rallegrarci di essere reputati degni di essere vituperati per il nome di Cristo, come fecero gli apostoli a Gerusalemme, dopo che furono battuti a motivo di Cristo e fu loro ordinato di non parlare più nel nome di Gesù (cfr. Atti 5:41)?

Il defunto pastore ADI Vincenzo Federico (1911-1995) a proposito della storica decisione delle ADI di affiliarsi alle Assemblies of God, presa durante il Convegno del 1947, per poter ottenere il riconoscimento giuridico dallo Stato Italiano e sottrarsi quindi alla persecuzione, ha scritto: ‘Presi la parola e ricordai: ‘Fratelli, voi sapete che non solo noi responsabili stiamo subendo le persecuzioni, ma anche il popolo del Signore che è nelle chiese. Ora, se i fedeli sapranno che ci viene offerta la soluzione per far cessare questo stato di cose e che noi la rifiutiamo, non verremo da loro biasimati per una ragione giusta?’ A questo punto ci fu un momento di riflessione, dopo di che si procedette a stragrande maggioranza ad una delibera favorevole alla richiesta di affiliazione, la quale fu ottenuta in data 13 dicembre dello stesso anno. Sono trascorsi tanti anni che ci permettono di tirare le somme su quel passo effettuato dal nostro Movimento e affermo che è stato per noi di aiuto non solo morale ed organizzativo, ma anche di benedizione spirituale ‘ (Vincenzo Federico, ADI-Media 2006, pag. 104). Dunque, in quel Convegno pastorale aleggiò la paura di essere biasimati dalle pecore del Signore se queste avessero saputo che i loro pastori avevano rifiutato la soluzione per far cessare la persecuzione contro di loro!! Ora, ma io dico: ‘Non avrebbero semmai Vincenzo Federico e gli altri dovuto essere presi dalla paura di andare contro la Parola di Dio, perchè nel momento che avrebbero accettato l’affiliazione avrebbero poi dovuto formulare uno statuto e un regolamento palesemente contrari alla Parola di Dio, e quindi presi dalla paura di essere biasimati dal popolo di Dio per avere ottenuto la cessazione della persecuzione nei loro confronti in cambio di una disubbidienza agli statuti di Dio?’ Certo che sì, ma in quel convegno non c’era posto per il timore di Dio e per il desiderio di conservare una pura coscienza davanti a Dio, e quindi fu adottata quella soluzione, non curanti che la Parola di Dio veniva calpestata e soffocata nel prendere quella storica decisione!!! E poi dico anche questo: ‘Ma quand’anche le pecore del Signore, una volta rigettata l’offerta di affiliazione, si fossero rivoltate in blocco contro i loro pastori accusandoli di non aver cercato il bene del popolo di Dio, ma che cosa avrebbe dovuto importare loro della loro reazione, essendo una reazione sbagliata ad una decisione giusta che aveva il favore di Dio?’ Ma evidentemente i partecipanti a quel Convegno ebbero più paura della reazione negativa del popolo ad una decisione giusta, che di quella negativa di Dio ad una decisione sbagliata; anzi di questa reazione negativa non ebbero per nulla paura. Ma certamente Dio non ha mancato di retribuire come meritavano coloro che hanno deciso di violare la Sua Parola in cambio di un pezzo di pane e un piatto di lenticchie!!

A proposito degli ostacoli posti dinnanzi alla Chiesa da autorità religiose o civili; vi ricordate la chiesa primitiva in Gerusalemme? Essa era fieramente perseguitata dai Giudei eppure la parola di Dio si diffuse in poco tempo per tutta Gerusalemme infatti il sommo sacerdote disse agli apostoli: “Avete riempita Gerusalemme della vostra dottrina” (Atti 5:28). Non pensate dunque che una chiesa perseguitata in una nazione dalle autorità possa riempire quella nazione con il Vangelo? La chiesa quindi davanti a Dio è pienamente libera di evangelizzare e di operare ciò che Dio gradisce sotto qualsiasi governo e non deve chiedere all’autorità particolari privilegi per operare. Perchè? Perchè, come la storia ci insegna, ogni qual volta la Chiesa di Dio ha chiesto all’autorità di favorirla, ha disubbidito a Dio facendo dei compromessi, permettendo allo Stato di immischiarsi nelle faccende interne della chiesa, e di controllarla sotto certi aspetti. Che poi va detto, che non importa quanti privilegi lo Stato conceda alla Chiesa, se questa si conforma a certi suoi schemi e fa come lo Stato gli suggerisce nel darsi un’organizzazione centralizzata e uno statuto, la chiesa non riceverà mai nessun favore dal diavolo e da tutti i suoi ministri che tengono sotto il loro dominio la stragrande popolazione di una nazione (comprese anche le autorità); e quindi gli ostacoli il nemico glieli creerà sempre. Potrà avere dall’autorità umana delle facilitazioni ma nell’evangelizzazione e nelle altre sue opere incontrerà sempre la forte opposizione del diavolo che non vuole che i santi evangelizzano o si riuniscono o facciano opere buone ecc.

 

Lo statuto e il regolamento annullano la Parola di Dio

 

Francesco Toppi, ex presidente delle ADI, nel rispondere alla domanda: ‘Non esiste il pericolo che Statuti e regolamenti inducano a porre in secondo piano l’autorità della Parola di Dio?’, ha detto tra le altre cose: ‘Il fatto che l’autorità della Parola di Dio non sia stata assolutamente posta in secondo piano è provato inoltre, dalla realtà che nei circa 40 anni che sono trascorsi dalla decisione di strutturarci, le Assemblee di Dio in Italia hanno avuto uno sviluppo senza precedenti, favorendo il sorgere di centinaia di comunità composte da cristiani fondati su tutto l’Evangelo’ (Cristiani Oggi, n° 7, 1986, pag. 4).

Dunque, la prova che lo Statuto delle ADI e il loro Regolamento non hanno per nulla intaccato l’autorità della Parola di Dio, sarebbe la diffusione delle ADI senza precedenti in tutti questi anni. Ma è una prova valida e convincente? Possiamo veramente affermare una simile cosa? No, e adesso passerò a dimostrarlo mediante la Parola di Dio. E’ tramite di essa infatti che dimostrerò che simili affermazioni servono solo a gettare fumo negli occhi di tanti credenti, nascondendogli i numerosi danni pratici che provocano questi Statuti e questi Regolamenti, danni che non sono altro che il frutto dell’annullamento di alcuni principi molto chiari esposti dalla Parola di Dio.

 

 

Le tre categorie di chiese

 

Ma dove mai nella Scrittura le chiese vengono suddivise in a) chiese regolarmente costituite; b) gruppi o chiese in via di costituzione; e c) stazioni di evangelizzazione (Reg. art. 2)?

Ma dove mai si legge nella Scrittura che una chiesa locale per essere regolarmente costituita deve avere: a) almeno 30 membri comunicanti; b) un Consiglio di Chiesa; c) la capacità di sopperire alle proprie spese locali ed interne, di versare, secondo la possibilità, un’offerta mensile al fondo ‘pro missioni’ e di contribuire a qualsiasi altro programma finanziario per i fini dell’Ente; d) regolari riunioni di culto; e) varie attività per l’evangelizzazione, l’edificazione, l’insegnamento e la formazione biblica e dottrinale dei credenti adulti, dei giovani e dei fanciulli (Reg. art. 3), e che solo quando è regolarmente costituita ‘ha diritto alla propria autonomia interna’ (Reg. art. 4)? ‘Da nessuna parte’ è la risposta.

La chiesa locale è chiesa a tutti gli effetti nel momento in cui c’è un gruppo di veri credenti che si riuniscono per adorare Iddio e per pregarlo, per la lettura della Parola di Dio, per la predicazione e l’insegnamento della Parola e per spezzare il pane, sotto la guida di un fratello pastore o di un gruppo di anziani. Non importa proprio quanti sono, perchè possono pure essere solo 10; davanti a Dio essi sono chiesa. Ma non è forse vero che dovunque due o tre sono raunati nel nome di Gesù, Egli è nel loro mezzo? Ma non è forse vero che la chiesa è l’assemblea dei riscattati da questo presente secolo malvagio? Che c’entra dunque l’essere regolarmente costituita o meno in base a criteri umani?

E poi la chiesa locale come assemblea di Dio ha la sua autonomia interna per natura e non ha proprio bisogno di riceverla da nessun Ente e da nessun uomo. Essa è libera in Cristo, autonoma e indipendente da altre Chiese o da statuti umani; e tale deve sforzarsi di rimanere se non vuole perdere quella semplicità e quella purità che deve sempre caratterizzarla sulla terra.

Ma che cosa ha prodotto questa differenziazione tra le chiese locali? Che tra due comunità vicine della stessa denominazione quella che ha certi requisiti (quelli appunto prescritti dagli uomini) si considera superiore a quella che questi requisiti non li possiede ancora. Un’altra cosa che ha prodotto è la corsa al riconoscimento di chiesa locale ‘regolarmente costituita’, e perciò la ‘stazione di evangelizzazione’ o ‘la chiesa in via di costituzione’ si affannerà per raggiungere il numero di 30 membri. Sì, si evangelizzerà nelle strade e nelle piazze, si inviteranno le persone non credenti al locale di culto e i credenti di altre comunità al locale, ma non perchè in realtà c’è amore per le anime perdute e perchè si vuole che altri credenti sentano una predicazione potente e franca che edifica e scuote dal torpore spirituale chi dorme (che di fatto è assente) ma solo per raggiungere il numero di 30. E nei confronti dei credenti di altre comunità vicine (non importa se ‘ADI’ o ‘non ADI’) che vengono a quel locale di culto l’arrogante ed arrivista responsabile, che in testa ha solo il pensiero di raggiungere il numero di trenta membri comunicanti per ottenere il ‘riconoscimento’, eserciterà pressioni o lusinghe per farli entrare a fare parte del suo gruppo.

Stando così le cose, è chiaro che chi vuole diventare pastore di una chiesa di almeno 30 anime, e quindi di una chiesa ‘regolarmente costituita’ deve stare attento a come predica e che cosa predica, nel senso che deve stare attento a non toccare certi argomenti. In altre parole, egli non si può mettere a dire dal pulpito ai credenti di togliersi la televisione, di non andare al mare a fare il bagno, o alle sorelle di non mettersi le minigonne, il trucco e tante altre cose sconvenienti addosso, e tante altre cose perchè in questa maniera le anime fuggirebbero e se ne andrebbero in un altro locale dove queste cose non vengono riprovate: e così la ‘meta’ 30 si allontanerebbe invece che avvicinarsi. Certe cose non si possono dire ai credenti perchè altrimenti alcuni non verrebbero più al culto. Ed anche ai non credenti egli non potrà predicare come si conviene: in altre parole non potrà annunciargli il ravvedimento e non potrà avvertirli sui tormenti del fuoco dell’inferno che li aspettano se non si ravvedono, ma egli dovrà dire loro: ‘Gesù vi ama, accettatelo nel vostro cuore e lui vi darà perdono e pace’, e questo per evitare di scandalizzare le anime perdute. E quindi ci saranno membri comunicanti che non si sono mai ravveduti.

Naturalmente il discorso per chi è già pastore di una comunità di 30 membri o un po’ più di 30, e perciò ‘regolarmente costituita’, va fatto nell’altro senso, e cioè che egli deve stare attento a non predicare certe cose ‘spiacevoli’ ai credenti che vanno al culto, per non vedere diminuire il numero dei membri ‘comunicanti’ sotto i 30 e perdere così uno dei requisiti indispensabili alla chiesa per essere riconosciuta come chiesa ‘regolarmente costituita’. Che dovrà fare allora il conduttore in questo caso, cioè se il numero dei membri scende sotto i 30? Ce lo dice l’art. 6 del Reg. Int.: ‘Qualora una chiesa regolarmente costituita, per due anni consecutivi, non soddisfi ai requisiti descritti all’art. 3 del presente regolamento, il conduttore responsabile ne darà comunicazione al Comitato di Zona di Giurisdizione’.

Dinnanzi a tali regole e ai comportamenti che da essi scaturiscono non c’è dunque di che meravigliarsi se i locali di culto si riempiono la domenica di persone che sentono parlare di santificazione ma non sanno nella pratica in che cosa consiste questa santificazione, e di persone che talvolta non sono nate di nuovo ma vengono definite credenti perchè l’arrivista di turno li ha battezzati per fare crescere il numero fino a 30, o di persone che dicono di credere in Gesù ma non si sono mai ravvedute e non sanno cosa realmente aspetta i peccatori dopo la morte. Come potete vedere quindi questi regolamenti umani hanno prodotto dei danni per nulla indifferenti.

 

 

Membri comunicanti e membri aderenti

 

Ma dove mai nella Scrittura si dice che i membri di chiesa si dividono in membri comunicanti e membri aderenti? Da nessuna parte.

I credenti sono tutti uguali davanti a Dio, essendo tutti suoi figliuoli ed hanno tutti il diritto di prendere parte ‘attiva’ al culto dovunque si trovano, ed hanno il diritto di ricevere la necessaria cura da parte del pastore e degli anziani. Ma, ci si dirà, guardate che si chiamano membri aderenti quei credenti che ancora non sono stati battezzati! Al che noi diciamo: ‘Ma dove mai nella Scrittura c’erano dei credenti non battezzati nelle chiese fondate dagli apostoli? Non è forse vero forse che ogni qual volta qualcuno credeva alla predicazione degli apostoli egli veniva battezzato subito? Si legga per esempio la conversione dei circa tremila a Gerusalemme, quella di Lidia, quella del carceriere di Filippi e della sua famiglia e quella dei Corinzi e si vedrà che il battesimo era ministrato anticamente subito a coloro che credevano. Non è abbastanza evidente che essi non aspettavano né la stagione calda e né il numero consistente prima di battezzarli, ma li battezzavano subito? Quindi questa definizione di ‘credenti non battezzati’ scomparirebbe se i conduttori battezzassero subito coloro che nascono di nuovo; in altre parole lo stesso giorno.

Ma che cosa ha prodotto questa artificiosa suddivisione? Anche qui danno, perchè ci sarà un gruppo di credenti con pieni diritti perchè sono stati battezzati e altri che non hanno gli stessi diritti perchè il pastore indugia a battezzarli per i più svariati motivi.

Ma veniamo a quei credenti che sono stati battezzati in altre comunità ‘non ADI’ che per svariate circostanze si trovano a frequentare una comunità ‘ADI’, e che non se la sentono di sottomettersi allo statuto dell’Ente, ma vanno lo stesso alle riunioni della Chiesa e danno anche loro le offerte per i bisogni della Chiesa. Perchè non possono godere gli stessi diritti dei membri ‘comunicanti’? Perchè c’è lo statuto di mezzo, che se accettato porrebbe loro dei problemi di coscienza. Tutto questo naturalmente non succederebbe in una Chiesa dove non c’è uno statuto umano da accettare per essere definiti membri di quella chiesa.

Riconoscete dunque fratelli come ogni qual volta si introducono delle regole umane nella chiesa sorgono delle complicazioni non indifferenti.

 

 

Il Consiglio di Chiesa

 

Il Consiglio di Chiesa – secondo le ADI – è composto da un Presidente, un Segretario e un Tesoriere, e dei Consiglieri dove la Chiesa raggiunge un certo numero di membri comunicanti. Ma dove mai stanno scritte queste cose nella Scrittura? Da nessuna parte. La chiesa locale deve avere un pastore, e degli anziani e dei diaconi (alcune comunità hanno solo degli anziani e dei diaconi) i quali devono essere assunti a ricoprire questo ufficio quando dopo un periodo di prova vengono trovati irreprensibili (cfr. Timoteo 3: 1-13). Non esistono cariche o uffici che si chiamano o si possono chiamare presidente, segretario e tesoriere nella chiesa. Forse qualcuno dirà che Paolo ai Romani parla di un fratello tesoriere di nome Erasto: sì ne parla, ma egli era “il tesoriere della città” (Romani 16:23) e non della chiesa di quella città.

E poi faccio notare che nello Statuto e nel Regolamento non si parla degli anziani (chiamati anche vescovi) come ne parla la Scrittura, perchè si parla di Consiglieri. Infatti viene detto che in quelle comunità con oltre 200 membri (tra comunicanti ed aderenti) l’assemblea di chiesa ha la facoltà di aggiungere al presidente, al segretario e al tesoriere due consiglieri ogni 100 membri comunicanti. Perchè chiamarli consiglieri quando la Scrittura li chiama anziani? E poi perchè questa facoltà la chiesa ce l’ha solo dopo che il totale dei membri tra comunicanti e aderenti ha raggiunto le oltre 200 unità? E poi perchè di solo due ogni cento membri comunicanti? Perchè mai una comunità di poche decine di membri non dovrebbe avere il suo pastore e i suoi anziani debitamente stabiliti? Come si può ben vedere, queste norme umane si oppongono in svariate maniere alla Parola di Dio.

E poi non è affatto una cosa scritturale che uno per diventare pastore di una chiesa debba essere riconosciuto da una sede centrale, perchè chi ha ricevuto dal Signore il ministerio di pastore è riconosciuto tale dai fratelli che egli cura. Sarebbe come dire che per essere nominati apostoli, profeti, evangelisti e dottori occorrerebbe essere riconosciuti tali da una sede centrale o da una commissione di alti dignitari; ma allora la chiesa locale non è più in grado di riconoscere quando uno è veramente costituito in un particolare ministerio da Dio? Ma come è che questo discernimento di riconoscere un pastore pare averlo solo un certo gruppo di credenti che stanno guarda caso ai vertici dell’organizzazione? Non è strana la cosa? Inoltre non è scritturale che ogni due anni il pastore della chiesa venga confermato da un voto di fiducia dell’Assemblea di Chiesa, perchè il pastore costituito da Dio non ha affatto bisogno di queste conferme. Egli è pastore, e tale deve rimanere quand’anche magari alla maggioranza non piaccia perchè riprende, sgrida con ogni autorità affinché il popolo si santifichi. E’ chiaro però che nel caso il pastore si svia dalla verità o si abbandona alla dissolutezza deve essere subito ammonito ed allontanato perchè non è più in grado di esercitare il suo ministerio essendo caduto nel laccio del diavolo. La stessa cosa vale anche per gli anziani e i diaconi.

Non è scritturale neppure il voto segreto (Reg. art. 14d) perché in Atti 14:23 dove è scritto: “E fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale aveano creduto”, il verbo greco usato cheirotoneo significa scegliere per alzata di mano. Per cui l’elezione degli anziani nella Chiesa antica avveniva con un voto pubblico e non segreto.

Il locale di culto poi, non è giusto, che se lo compra o fa costruire la Chiesa locale, passi all’Ente. A tale proposito voglio però precisare che se la Chiesa decide di comprare o costruire un locale di culto perché c’è la necessità di farlo, è bene evitare di costituirsi in associazione perché anche ciò costituisce una forma di organizzazione non biblica.

Facciamo anche notare che la regola sul diaconato che abbiamo citato dal Regolamento è in aperto contrasto con quello che dice la Scrittura perchè i diaconi devono esercitare il loro ufficio in seno alla chiesa locale perchè devono assistere il pastore, gli anziani, e i bisognosi della chiesa (questo non esclude che possano affrontare dei viaggi per ragioni di assistenza ad altri fratelli). Ma come si fa a dire che il ministerio diaconale è sempre svolto al di fuori della comunità locale (Reg. art. 79), quando la Bibbia dice invece che la chiesa locale deve avere dei diaconi, come li aveva per esempio la chiesa di Filippi, secondo che è scritto: “Paolo e Timoteo, servitori di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, coi vescovi e coi diaconi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo” (Filippesi 1:1-2), e la chiesa di Cencrea, secondo che disse Paolo ai Romani: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno de’ santi, e le prestiate assistenza, in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso” (Romani 16:1-2)?

Ma quali sono i danni di queste ennesime regole umane? Eccone alcuni: tante chiese sono guidate da uomini che non hanno affatto il ministerio di pastore ma solo il titolo perchè hanno avuto la maggioranza dei voti da parte di credenti o di pseudo credenti a cui piace che i sermoni rimangano vaghi, sul generale, senza che vengano riprovate apertamente certe opere infruttuose delle tenebre; e sono stati riconosciuti come pastori da un Consiglio di una specie di cardinali. Sanno tenere un discorso perchè hanno fatto la scuola biblica; sanno come lusingare le anime per accaparrarsi i loro voti; sanno come farsi considerare spirituali (magari gridando a squarcia gola, proferendo sillabe e vocali per fare apparire di esser ripieni di Spirito Santo, interpretando falsamente le lingue a loro volta false e dicendo così parla l’Eterno, ecc..) ecc., ma sono falsi nel modo di agire, la loro è solo un’apparente spiritualità perchè non camminano secondo lo Spirito ma secondo la carne e di questo ce ne si rende conto quando li si conosce meglio: essi non conoscono le Scritture, non amano la giustizia e neppure il gregge del Signore.

Senza poi parlare delle votazioni manovrate, delle astuzie che queste regole umane favoriscono; senza poi parlare delle raccomandazioni umane cercate presso Tizio o Caio per farsi candidare al ministerio o poi farsi riconoscere come pastore; e di tante altre cose storte che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti.

E poi ci sono Chiese con conduttori designati direttamente dal Consiglio Generale, il che non è buono, perché il conduttore dovrebbe essere membro della Chiesa locale e quindi conosciuto dai membri di Chiesa. Questo per evitare di avere un pastore che non ha una buona testimonianza, cioè un uomo che per la sua condotta ingiusta e disordinata si era visto rigettare da una buona parte della Chiesa dove era prima, e di cui la nuova Chiesa naturalmente non sa nulla.

E oltre a ciò le comunità si vengono a trovare prive dei diaconi che devono invece avere.

E poi quelle comunità che hanno intestato il locale di culto all’Ente si vengono a trovare legate ancora maggiormente alla sede centrale. Non c’è il minimo dubbio infatti che il fatto che il locale di culto comprato o costruito dai credenti di una chiesa locale, sia di proprietà dell’Ente costituisce un’arma non indifferente nelle mani dell’Ente nel caso i vertici delle ADI vogliano collocare in quella chiesa un conduttore da loro voluto invece del conduttore voluto dalla chiesa locale, perché in caso di rifiuto di accettazione da parte della Chiesa locale del conduttore raccomandato dall’Ente potrebbe arrivare l’invito di andarsene dal locale di culto e nel caso di rifiuto il presidente delle ADI porterà davanti al tribunale i ‘ribelli’ per fargli lasciare il locale di culto, cosa che ovviamente si verificherà perché l’Ente ha tanto di leggi che difendono la proprietà dei suoi immobili. Naturalmente tutto questo avverrà a discredito della Parola di Dio perché si porteranno dinnanzi agli infedeli i santi per farli condannare o punire. Tutto questo, come si può vedere, è uno dei frutti amari del riconoscimento giuridico e dell’intesa tra le ADI e lo Stato. Ripeto, è del tutto normale per un certo verso.

 

 

I Comitati di Zona

 

Ma dove mai nella Scrittura si legge che una nazione veniva suddivisa in zone e su queste zone veniva posto un comitato per controllare come andavano le cose nelle diverse chiese di quella zona o per coordinare l’attività delle chiese di quella zona, o per notificare agli apostoli eventuali infrazioni d’ordine morale o dottrinale di ministri o di chiese ecc.? Da nessuna parte.

E quali sono i danni che queste regole hanno provocato? Eccone alcuni. La chiesa locale ha perso la sua autonomia perchè non è più libera di organizzarsi secondo la guida dello Spirito Santo, e perchè nel caso il conduttore provochi degli scandali o insegni cose strane essa non ha più la libertà nel Signore di prendere direttamente delle misure disciplinari nei confronti del conduttore perchè deve notificare la cosa al Comitato di zona che lo farà sapere a sua volta al Consiglio generale delle chiese che prenderà i provvedimenti che meglio crede. E senza parlare poi dei favori, delle raccomandazioni, che si scambiano i conduttori delle chiese o i candidati al ministerio con i membri del Comitato di zona per fare carriera anche loro.

 

Il presidente

 

Non si può affermare che la Chiesa di Dio ha come unico capo Cristo e poi creare un altro capo sulla terra che magari ne fa le sue veci, un po’ come ha fatto la chiesa cattolica romana che dice che il papa è il capo della chiesa universale perchè è il vicario di Cristo sulla terra e perciò ne fa le sue veci. Se dunque come credenti è giusto opporsi alla pretesa di questo uomo chiamato ‘papa’, è altresì giusto opporsi alle pretese di qualsiasi credente che in seno ad una chiesa o ad un certo numero di chiese ritiene di essere il ‘capo’ a cui tutti devono ubbidire e sottomettersi. Ecco perchè la carica di presidente di un Ente va rigettata perchè di fatto è una carica umana che usurpa la Sovranità di Cristo sui credenti. Ah, che non ci si dica che il presidente dell’Ente viene eletto democraticamente, che è un fratello come tutti gi altri, che si pone al servizio delle chiese, che il suo ruolo è solo quello di rappresentare un certo numero di chiese davanti allo Stato e che non si impiccia negli affari delle chiese locali, perchè questi sono solo dei sofismi; la realtà incontrovertibile è che il presidente dell’Ente ha così tanto potere (conferitogli dallo Statuto) da farla da padrone in mezzo alle chiese; la sua parola quand’anche sia sbagliata è considerata come la parola del papa, infallibile; se la Scrittura dice una cosa e lui ne dice un’altra contraria, Gesù, o l’apostolo o il profeta hanno torto, e lui invece ha ragione: le sue decisioni sono indiscutibili, il rispetto e l’onore che gli sono dovuti non gli sono dovuti più come fratello in Cristo o come pastore di una chiesa, ma come capo di una organizzazione potente, è lui che ha il potere di aprire le porte a chi vuole e di chiuderle a chi vuole in seno all’organizzazione. La sua firma non è considerata la firma di un semplice credente o di un semplice pastore, ma la firma di un capo, del mediatore fra i credenti e l’autorità. E’ lui che diventa il centro attorno a cui ruota il tutto; un po’ come la chiesa cattolica romana ruota attorno al papa di Roma. Diceva bene Roberto Bracco: ‘… il suo Presidente non è più considerato un fratello come tutti gli altri, ma bensì una autorità ecclesiastica per cui gli si deve particolare rispetto per la sua posizione, gli si deve riconoscere degli speciali diritti per la carica che ricopre talché, molte decisioni concernenti l’Opera nel suo insieme, per essere legalmente valide, dovrebbero avere il ‘nulla obstat’ o il ‘placet’ della sua autorità gerarchica conferitagli dallo Statuto’ (Roberto Bracco, La Verità vi farà liberi, pag. 10). Le ADI dunque mentono quando dicono che rifuggono ‘da qualsiasi forma gerarchica’, perché in effetti il presidente è una carica gerarchica, che non è un fratello come tutti gli altri.

 

 

Coloro che si trovano in alto

 

Chi sono coloro ai vertici di queste organizzazioni ecclesiastiche che hanno contratto svariate alleanze con lo Stato a cui i membri dell’organizzazione devono rendere un’incondizionata ubbidienza e sottomissione? Sono veramente uomini che hanno ricevuto da Dio un ministerio, che si conducono senza signoreggiare i credenti ma essendo un esempio ai fratelli nel parlare, nella pietà, nell’amore, nella condotta e nella purità? Sono veramente degli uomini che parlano da parte di Dio in Cristo, mossi da sincerità, che quando si sentono parlare si rimane edificati, si viene incoraggiati ed esortati a procacciare la santificazione perchè sono un esempio in questo e ti dicono chiaramente le cose che non si devono fare per piacere a Dio, e si avverte che parlano mossi da sincerità, e che conoscono le vie di Dio perchè camminano per lo Spirito? No, per nulla. Hanno lauree, hanno una certa parlantina, perchè conoscono come fare un discorso, ma quando predicano non si avverte la potenza di Dio, la sincerità di Dio, la pienezza di convinzione. Parlano di santificazione, ma in maniera vaga e superficiale, che chi li ascolta non riesce mai a capire cosa bisogna fuggire per santificarsi, e loro stessi mostrano di non santificarsi. Bisogna viverci assieme o frequentarli un po’ di tempo per capire che questi uomini non temono Dio e non sanno cosa significa camminare per lo Spirito. Ma loro possono permettersi di vivere così perchè sanno di avere sempre dalla loro parte un certo numero di persone come loro o di credenti disavveduti che alle elezioni gli daranno il voto che li confermerà in quella alta carica. Ma d’altronde che cosa ci si poteva aspettare da un sistema perverso quale quello dell’organizzazione gerarchica alleata con lo Stato? Che rendesse i suoi capi umili, santi, giusti, privi di interessi nell’opera di Dio?

 

 

Quando sorge una nuova chiesa locale

 

Cosa succede quando in un organizzazione gerarchica, si forma una chiesa per l’opera di evangelizzazione di un fratello che è membro dell’organizzazione? Succede che vengono mandati subito degli influenti membri dell’organizzazione per confermare quei credenti nella loro organizzazione piuttosto che nella fede nel Signore. In altre parole, il loro scopo è quello di fargli subito capire che non devono avere rapporti con nessun altro fratello o chiesa che non sia dell’organizzazione o che non venga a nome dell’organizzazione. E che si devono ben guardare da quelli che parlano contro il sistema della loro organizzazione perchè hanno una vista spirituale ‘miope’ e non buona come la loro. Naturalmente questi loro discorsi sono infarciti di versetti biblici e vengono fatti passare come necessari per salvaguardare l’integrità della dottrina ecc., ma in effetti sono fatti con uno spirito fazioso perchè hanno come scopo quello di fare passare i credenti delle altre chiese che non sono dell’organizzazione per dei credenti di seconda categoria, meno stabili nella fede, o meno radicati nella verità di quanto siano i membri della loro organizzazione. Per non parlare poi di quei discorsi fatti per fargli capire che essi sono considerati dalle autorità non più una setta come una volta ma un culto, ‘una confessione religiosa’ (per cui con loro sono al sicuro e non devono temere eventuali discriminazioni da parte della autorità), che essi hanno fatto un intesa con lo Stato, che hanno un’organizzazione efficientissima, ecc. Per questo non c’è da meravigliarsi se questi credenti sin dall’inizio mostrano quello spirito settario, che col tempo purtroppo andrà fortificandosi (a meno che il Signore non li trasformi), che non dovrebbe esserci nei figliuoli di Dio.

Certo, siamo d’accordo che ai credenti va detto sin dall’inizio di esser prudenti perchè non tutti coloro che si dicono cristiani lo sono effettivamente, di non accettare certe dottrine perchè false anche se presentate con dei versetti biblici, di guardarsi dai cattivi operai che vanno travestiti da operai di Cristo, ma altra cosa è fare quello che fanno le ADI, perchè in questa maniera ci si innalza sopra la fratellanza e si comincia a fare innalzare anche i credenti appena convertitisi che pensano di essere nella migliore chiesa, insomma in quella che ha più benedizioni da parte di Dio se non un certo riguardo personale da parte sua.

Che succede invece quando l’organizzazione sente che in un particolare posto è sorta una chiesa cosiddetta libera che non è legata a nessuna organizzazione umana? In questo caso essi cercano di assorbirla proponendogli di entrare nell’Ente. Insomma cercano di mettergli subito le mani addosso. E se il pastore è abbastanza avveduto da rifiutare le allettanti proposte, allora si vedrà rispondere malamente, con arroganza.

 

 

Rivelazioni

 

E’ lecito nell’organizzazione gerarchica, che un ministro del Vangelo vada in posti o in comunità o intraprenda delle cose nel Signore in seguito a delle rivelazioni divine? No, perchè un ministro del Vangelo deve collaborare solo con quelle Chiese della propria organizzazione; quindi sono inammissibili delle rivelazioni divine che contrastano gli ordini dello Statuto vigente; cioè quelle che guidano il ministro del Signore presso una comunità ‘estranea’. Lo Spirito Santo insomma non può rivelare ad un pastore o ad un evangelista di una denominazione di recarsi presso una chiesa di un altra denominazione; come non può rivelargli neppure altre cose. Stando così le cose, sono ammesse solo quelle rivelazioni o quelle profezie che si attengono scrupolosamente ai programmi e agli schemi umani. Per cui ci saranno rivelazioni e profezie false perchè si vorrà fare dire al Signore una cosa che lui non ha ordinato. In altre parole lo Spirito di Dio deve muoversi come e quando vogliono gli uomini; Egli è nelle loro mani e non può permettersi di scombussolare i loro disegni e programmi!

Ecco perchè costoro non sanno cosa significhi essere guidati dallo Spirito Santo con delle rivelazioni o mediante dei suoi impulsi chiaramente discernibili perchè sono abituati a muoversi come le marionette nelle mani di altri uomini. Non sono degli uomini ripieni di Spirito Santo che sanno muoversi per lo Spirito e discernono la grande utilità delle rivelazioni per ciò che concerne l’evangelizzazione o altre opere in seno alla Chiesa di Dio. No, perchè loro si muovono agli ordini dello Statuto e dei Comitati. Ma Dio sa sempre come far capire che è Lui che comanda nella sua Chiesa e che l’opera è la Sua e non tiene affatto conto dei programmi o delle consuetudini umane quando queste si oppongono alla Sua volontà.

Per spiegare questo vi ricordo l’esempio di Pietro. Egli evangelizzava solo i circoncisi perchè non era permesso ai Giudei di avere relazioni con i Gentili o di entrare in casa loro. Ma Dio un giorno mandò un angelo da Cornelio per dirgli di mandare a chiamare Simone detto Pietro che si trovava a Ioppe il quale gli avrebbe parlato di cose per le quali sarebbe stato salvato con la sua casa. Cornelio ubbidì e mandò degli uomini a far chiamare Pietro, ma Dio preparò anche Pietro affinché non si opponesse all’invito di quegli uomini, infatti gli diede una visione in cui gli mostrò che non doveva chiamare immondo ciò che Dio aveva santificato e quando quegli uomini furono davanti alla casa di Simone coiaio lo Spirito gli disse di andare con quegli uomini. E così avvenne che Pietro si recò a casa di quei Gentili per annunciargli l’Evangelo. E Dio confermò la sua parola salvando Cornelio e i suoi e riempiendoli di Spirito Santo (Atti cap. 10).

Il nostro Dio non è cambiato: lui li demolisce gli statuti umani che dividono i credenti dando delle rivelazioni simili. Affinché si veda come Dio ha in avversione quei regolamenti che impediscono ad un suo servo di andare a predicare presso delle comunità che non sono della sua organizzazione o in zone dove non è prevista dall’uomo nessuna evangelizzazione. Ma naturalmente, come succede ogni qual volta Dio opera sovvertendo i programmi e le regole umane, l’apostolo Pietro si dovette prendere una riprensione da parte di quelli della circoncisione i quali gli dissero: “Tu sei entrato da uomini incirconcisi e ha mangiato con loro” (Atti 11:2). Che fece dunque Pietro? Raccontò loro come erano andate le cose, all’udire le quali essi si acquietarono e glorificarono Iddio dicendo: Iddio ha dunque dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita (Atti 11:18). Ma non sempre succede che il ministro del Vangelo dopo avere raccontato come Dio lo ha guidato in maniera soprannaturale riceva l’approvazione degli altri come nel caso di Pietro; perchè alcune volte viene ammonito e scongiurato a desistere dalla sua opera pena l’espulsione dall’organizzazione. In questo caso quindi c’è una chiara manifestazione di come taluni non sopportano che Dio vada contro le loro regole. Essi si mettono così contro Dio.

 

 

Quando arriva un servo del Signore

 

Che cosa avviene quando presso una Chiesa dell’organizzazione arriva un servo di Dio che non fa parte dell’associazione religiosa? Quando un vero servo di Dio arriva presso una chiesa dell’Ente, pur essendo un ministro del Vangelo, pare che i credenti della chiesa locale non riescano a riconoscerlo o meglio essi non possono riconoscerlo come tale se prima non è comparso davanti alla commissione o al presidente dell’Ente.

Ma io dico; ma come mai i credenti non possono accettare subito un ministro del Vangelo solo perchè non fa parte della loro organizzazione o perchè non ha delle lettere di raccomandazione da parte del presidente dell’organizzazione? Non sono forse più in grado di riconoscere un bue da un cane o una pecora da una capra? Non sono forse più in grado di riconoscere un ministro di Cristo da un ministro di Satana? No, non per questi motivi; ma è perchè gli è vietato dall’alto. S’intende dal presidente e non da Dio, e perciò devono aspettare ordini dall’uomo per ricevere un servo di Dio. Ecco come molte chiese sono state ridotte alla servitù, ormai sono costrette a delegare ad altri quello che compete loro; cioè il mettere loro alla prova uno che si dice servo di Cristo per vedere se è vero o falso.

Che cosa provoca questo modo di agire? Che se uno parla e ragiona come il presidente dell’Ente allora verrà ricevuto, ma se non gli garba verrà rigettato anche se è un vero servo di Dio. E che uno può essere pure un manesco, un amante del denaro, un amante dei piaceri della vita, uno che non è in grado di predicare, ma se il suo nome rientra nel Ruolo Generale dei Ministri allora le Chiese lo devono accettare. No, non è dovuto alla prudenza questo modo di agire radicato nella denominazione, ma al fatto che si vogliono dominare le Chiese facendogli accettare chi vogliono i capi e rigettare chi vogliono loro.

 

 

L’assemblea generale

 

Ora le ADI affermano che l’Assemblea generale dell’Ente ha una base scritturale. E sapete qual è? L’assemblea di Gerusalemme descritta in Atti al capitolo 15 (cfr. Cristiani Oggi, N° 7, 1986, pag. 4), che loro dicono era ‘un organo di consultazione e deliberante per tutte le chiese cristiane esistenti’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, ADI-Media, Vol. I, pag. 154), nella stessa maniera che lo è la loro Assemblea Generale.

Ci vorrebbero insomma fare credere che i pastori delle ADI quando si riuniscono in assemblea generale (da loro chiamata anche ‘Conferenza generale dei pastori’) fanno semplicemente quello che fecero gli apostoli e gli anziani, con Paolo e Barnaba, quando a Gerusalemme si riunirono per trattare la questione che era sorta in quel tempo (che concerneva l’imposizione dell’osservanza della legge ai Gentili che avevano creduto).

Ora, affinchè possiate confrontare subito le due Assemblee vi trascrivo prima quello che dice la Bibbia a riguardo di quell’Assemblea di Gerusalemme, e poi quello che dice il Regolamento Interno delle ADI a proposito dell’Assemblea Generale dei pastori.

 

L’Assemblea di Gerusalemme: ‘Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati. Ed essendo nata una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattar questa questione. Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande allegrezza a tutti i fratelli. Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro. Ma alcuni della setta de’ Farisei che aveano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro d’osservare la legge di Mosè. Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro. E tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo, che narravano quali segni e prodigî Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire: Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. E con ciò s’accordano le parole de’ profeti, siccome è scritto: Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè, affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui son note ab eterno. Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio; ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrificî agl’idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate, e dal sangue. Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato. Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute. Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch’essi vi diranno a voce le medesime cose. Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie; cioè: che v’asteniate dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani. Essi dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. E quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava. E Giuda e Sila, anch’essi, essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono” (Atti 15:1-32).

 

L’Assemblea Generale delle ADI: L’Assemblea Generale è l‘organo deliberativo delle ADI e viene convocata in via ordinaria a norma dell’art. 6 dello Statuto o in via straordinaria a norma dell’art. 21 dello Statuto, o su decisione del Consiglio Generale delle Chiese o su richiesta di almeno un terzo dei rappresentanti di chiese regolarmente costituite (Reg. art. 32).

All’Assemblea Generale partecipano: a) i Conduttori di Chiesa in qualità di presidenti dei Consigli di Chiesa e i responsabili degli Istituti con diritto di parola e di voto; b) i delegati in rappresentanza di chiese, con diritto di voto, ma non di parola ed a cariche amministrative dell’Ente se non risultano iscritti nel Ruolo Generale dei Ministeri delle ADI; c) i ministri senza rappresentanza di chiese, con diritto di parola ma senza diritto di voto. d) i diaconi, descritti nell’art. 78 con diritto di voto, se inviati come delegati dal servizio o istituto al quale appartengono, ma non con diritto di parola. Questo criterio vale per tutti gli argomenti di carattere amministrativo dell’Associazione delle ADI, mentre per i soggetti di carattere spirituale o dottrinale, nelle sessioni pastorali ad essi riservati, tutti gli iscritti nel ruolo generale dei ministeri delle ADI o che lavorino in collaborazione con queste, hanno diritto a partecipare alla

discussione e alla votazione; e) i visitatori, in qualità di osservatori, ammessi col consenso dell’Assemblea, senza diritto di parola o di voto (Reg. art. 33).

L’Assemblea Generale, in sessione amministrativa: a) elegge il seggio di presidenza dell’Assemblea Generale a norma dell’art.9 dello Statuto; b) approva i regolamenti delle singole istituzioni ed attività, redatti dal C.G.C. riservandosi di modificarli quando ne riconosca la necessità; c) delibera sull’ammissione di nuove chiese e sull’esclusione o il recesso di quelle che non si conformino ai principi e agli scopi delle ADI a norma dell’art. 9 dello Statuto; d) delibera, in caso di estinzione dell’Ente, sia per scioglimento o per esaurimento degli scopi ai sensi dell’art. 4 dello Statuto, ed indica le opere evangeliche a cui dovrà essere devoluto il patrimonio; e) elegge con votazioni separate, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta (50% più uno) nel seguente ordine: il Presidente, il Segretario, il Tesoriere e sei Consiglieri del Consiglio Generale delle Chiese; f) nomina cinque sindaci revisori dei conti, tre effettivi e due supplenti; g) elegge con votazione per alzata di mano e a maggioranza assoluta i membri dei Comitati di Zona di giurisdizione, tenendo presente le indicazioni dei conduttori di chiesa delle rispettive zone; h) elegge o conferma i responsabili degli Istituti, con votazione, su proposta del Consiglio Generale delle Chiese, per alzata di mano ed a maggioranza assoluta. i) può eleggere su proposta del Consiglio Generale delle Chiese o dei Comitati di Zona, ad incarichi speciali, ministri che, pur non avendo la conduzione di una chiesa regolarmente costituita, abbiano svolto ininterrotto ministerio pastorale per almeno quindici anni (Reg. art. 34).

Tutti i componenti dell’Assemblea hanno diritto ad un solo voto ed uguali diritti. In ogni votazione, salvo quanto non sia stabilito diversamente, gli astenuti sono considerati assenti ai fini della determinazione della maggioranza, purché il loro numero non raggiunga un terzo di tutti i votanti (Reg. art. 35).

L’Assemblea avrà un culto pubblico presieduto dal Presidente uscente o da un suo incaricato. Il Presidente uscente presiede l’Assemblea fino all’elezione del Seggio che sarà composto da un Presidente, almeno un Vice presidente, un Segretario e almeno due Scrutatori. Il Seggio di Presidenza viene eletto per alzata di mano a maggioranza assoluta, salvo il caso che almeno il dieci per cento dei votanti faccia domanda a scrutinio segreto (Reg. art. 36).

Le adunanze sono valide in prima convocazione con l’intervento della metà più uno dei componenti, in seconda convocazione qualunque sia il numero dei partecipanti (Reg. art. 37).

Ogni seduta dell’Assemblea Generale viene aperta con un breve culto o con la lettura della Parola di Dio e con la preghiera (Reg. art. 38).

L’ordine dei Lavori è il seguente: a) relazione del Consiglio Generale delle Chiese: – relazione del Presidente e Legale Rappresentante; – relazione del Segretario; – relazione del Tesoriere. b) relazioni degli Istituti, delle attività e relativa elezione dei responsabili; c) interrogazioni e proposte che sono state presentate per iscritto alla segreteria nei termini fissati volta per volta dal Consiglio Generale delle Chiese; d) elezione del Consiglio Generale delle Chiese; e) nomina dei Sindaci Revisori dei conti; f) elezione dei membri dei comitati di Zona (Reg. art. 39).

Copia dell’Ordine del Giorno dell’Assemblea Generale dovrà essere inviata a tutti i partecipanti due settimane prima della data di convocazione (Reg. art. 40).

Ogni argomento dovrà essere esposto e discusso in tempo stabilito in precedenza dal Consiglio Generale delle Chiese, lasciando alla discrezione del Presidente dell’Assemblea di modificare il tempo stesso (Reg. art. 41).

Il Presidente dell’Assemblea regola la discussione, concedendo la parola nell’ordine in cui viene richiesta. Hanno precedenza le mozioni d’ordine ed il fatto personale. La domanda di chiusura di una discussione deve essere fatta propria da almeno il dieci per cento dei votanti per essere messa ai voti. Nessun reclamo sulla procedura di votazione, sia elezioni o deliberazioni, potrà aver corso se non sia fatto seduta stante, appena proclamato il risultato della votazione. Una deliberazione dell’Assemblea, può essere annullata quando la richiesta avanzata da almeno il dieci per cento dei votanti, sia approvata dai due terzi degli aventi diritto al voto. Tutte le deliberazioni spettanti all’Assemblea sono valide se adottate a maggioranza assoluta (50% più uno) dei votanti (Reg. art. 42).

Le deliberazioni dell’Assemblea, verbalizzate dal Segretario, sono lette seduta stante e, approvatane la redazione, sono trascritte in fogli numerati controfirmati dai membri del Seggio, questi devono essere rilegati e le correzioni e cancellature confermate dal Segretario. Copia delle deliberazioni verrà spedita ai Conduttori di Chiese e ai responsabili dei vari istituti e delle varie attività (Reg. art. 43).

 

Ora, io ritengo che dopo avere letto attentamente le cose, non si può non affermare per l’ennesima volta che le ADI fanno dire alla Bibbia quello che vogliono loro. E questo mi fa tremendamente indignare perché non sopporto che la Bibbia venga presa per ingannare i fratelli, perché di inganno si tratta. Quando infatti le ADI affermano che questo loro organo di consultazione e deliberante per tutte le Chiese ADI, esercita le funzioni che esercitava anticamente l’Assemblea di Gerusalemme per tutte le chiese cristiane esistenti ai giorni degli apostoli, non fanno altro che ingannare i fratelli. Perché?

Innanzi tutto perché l’Assemblea di Gerusalemme non era una assemblea che veniva convocata regolarmente come invece viene convocata la loro Assemblea, ma fu convocata in via del tutto straordinaria una volta sola per una questione di cruciale importanza allora che concerneva i Gentili che avevano creduto, e si badi che non fu convocata ‘su decisione del Consiglio Generale delle Chiese o su richiesta di almeno un terzo dei rappresentanti di chiese regolarmente costituite’ perché non esisteva un Consiglio Generale delle Chiese e neppure quella regola.

In secondo luogo, perché a quell’Assemblea non parteciparono tutti gli anziani di tutte le Chiese esistenti allora, per esempio non parteciparono gli anziani delle chiese di Antiochia di Pisidia, di Iconio, di Listra e di Derba (cioè di quelle chiese che erano state fondate da Paolo e Barnaba nel loro viaggio apostolico – cfr. Atti 13:13-52; 14:1-28), che vi ricordo erano costituite anche da Gentili, e quindi la questione riguardava direttamente anche loro anche se era sorta nella Chiesa di Antiochia di Siria; e da quanto ci viene detto non parteciparono neppure gli anziani della Chiesa di Antiochia di Siria, infatti gli anziani che vengono menzionati negli Atti erano gli anziani della Chiesa di Gerusalemme (cfr. Atti 15:4), e non quelli della Chiesa di Antiochia, infatti per la Chiesa di Antiochia c’erano Paolo e Barnaba e alcuni altri dei fratelli (cfr. Atti 15:2) di cui non viene detto che fossero anziani. E poi la lettera che fu redatta al termine di quella Conferenza non era indirizzata a tutte le Chiese dei Gentili esistenti allora, ma solo ai fratelli di fra i Gentili che erano in Antiochia, in Siria, e in Cilicia (cfr. Atti 15:23). Mentre all’Assemblea Generale delle ADI partecipano tutti i pastori delle ADI di questa nazione, e poi le delibere sono indirizzate a tutte le chiese ADI non importa che questioni riguardano.

In terzo luogo perché all’Assemblea di Gerusalemme la proposta di Giacomo non fu messa ai voti (Atti 15:13-22), come invece vengono messe ai voti le proposte che vengono presentate all’Assemblea Generale delle ADI.

In quarto luogo perchè l’Assemblea di Gerusalemme non si occupava di eleggere periodicamente nessun Presidente, nessun Segretario, nessun Tesoriere, ecc. come invece fa l’Assemblea Generale delle ADI.

In quinto luogo perchè l’Assemblea di Gerusalemme non aveva per nulla la funzione di deliberare sull’ammissione di nuove Chiese e sull’esclusione di quelle che non seguivano gli insegnamenti degli apostoli, mentre l’Assemblea Generale ADI delibera ‘sull’ammissione di nuove chiese e sull’esclusione o il recesso di quelle che non si conformino ai principi e agli scopi delle ADI’.

In sesto luogo perché non è vero che all’Assemblea di Gerusalemme parteciparono ‘soltanto gli Apostoli e gli Anziani, oltre Paolo e Barnaba’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, pag. 154), perché la Scrittura a riguardo di quella riunione dice che “tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo “ (Atti 15:12), e che dopo che parlò Giacomo “parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la Chiesa …” (Atti 15:22), il che lascia intendere che fosse riunita anche la Chiesa di Gerusalemme, e difatti è scritto che quando Paolo e Barnaba arrivarono a Gerusalemme “furono accolti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani” (Atti 15:4). Vorrei far notare che quando Luca dice che “tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo”, non può che riferirsi alla moltitudine dei discepoli, e quindi alla Chiesa, in quanto nel capitolo 2 degli Atti si dice: “E la moltitudine di coloro che aveano creduto, era d’un sol cuore e d’un’anima sola; né v’era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era comune tra loro” (Atti 2:32), e nel capitolo 6 viene detto: “E i dodici, raunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense …. “ (Atti 6:2), ed ancora poi quando Paolo e Barnaba arrivarono ad Antiochia (assieme a Giuda e Sila) è scritto: “E radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. E quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava” (Atti 16:30-31). All’Assemblea Generale delle ADI invece partecipano solo i ministri, e difatti è chiamata ‘l’Assemblea dei ministri’ (Ibid., pag. 155).

In settimo luogo perché l’Assemblea di Gerusalemme dopo che prese quelle decisioni si premurò a farle conoscere ai fratelli delle diverse chiese interessate a quel problema (Paolo e Sila poi durante il loro viaggio fecero conoscere quelle decisioni anche alle altre chiese – cfr. Atti 16:4), mentre l’Assemblea Generale delle ADI non mi risulta faccia conoscere ai fratelli tutte le decisioni dei loro convegni. A tale proposito, vorrei fare notare che lo Statuto e il Regolamento, che sono stati approvati dall’Assemblea Generale, non sono trasmessi a tutti i membri delle ADI. Eppure, sono dei documenti molto importanti che sono stati approvati dall’Assemblea Generale!!! E altra cosa importante da dire a tale riguardo è questa: secondo quanto deliberato durante il IX Convegno Pastorale del 1950, ‘i conduttori o i delegati di chiese che partecipano al Convegno, adempiono quest’obbligo cristiano soprattutto nell’interesse della Chiesa stessa e quindi è preciso dovere di questa di provvedere il proprio delegato o il proprio rappresentante delle spese necessarie alla partecipazione del Convegno’ (Atti del 9° Convegno, paragrafo II). Ci si domanda quindi come si faccia a dire che un pastore si rechi al Convegno nell’interesse della Chiesa che cura, e quindi quest’ultima ha il dovere di pagargli le spese necessarie alla partecipazione al Convegno, e poi egli non rende noti tutti gli atti dei Convegni alla Chiesa. Se il pastore va al Convegno per il bene della Chiesa, e a lui vengono dati gli atti dei Convegni in forma cartacea, perché la Chiesa locale non viene resa partecipe di tutte le decisioni che l’Assemblea Generale prende per il suo ‘bene’?

In ottavo luogo, l’Assemblea di Gerusalemme prese delle decisioni sotto la guida dello Spirito Santo, e quindi che non contrastavano la sana dottrina, mentre l’Assemblea Generale ha più volte preso delle decisioni che vanno apertamente contro la Parola di Dio. Ne cito solo due. Il 5° Convegno Nazionale, tenutosi a Roma dal 28 Agosto al 1° Settembre 1946, ha deliberato che la donna può insegnare: ‘‘Relativamente al ministerio dell’insegnare, che le donne possono svolgere nelle chiese, si precisa che le sorelle fornite dal Signore di tale virtù possono in circostanze particolari, adoperarsi in tale ministerio, lasciandolo quando questo possa essere espletato da fede di sesso maschile, suscitati dal Signore. Esse restano però nella completa libertà di adoperarsi con opportunità, secondo la guida del Signore. Comunque in seno alle chiese, le sorelle possono sempre adoperarsi secondo la misura del dono di Dio, per la guida dello Spirito Santo’ (Atti del 5° Convegno Nazionale, Atto 46). La XXVI Assemblea Generale 1981, ha deliberato che in alcuni casi i divorziati si possono risposare: ‘‘Riconosciuto che il divorzio e le seconde nozze mettono a disagio individui e famiglie, non onorando la causa di Cristo, come credenti nell’Evangelo è necessario scoraggiare ogni iniziativa rivolta a questi fini. Esistono, tuttavia, circostanze eccezionali nelle quali il credente può trovarsi, suo malgrado, nella necessità di passare a seconde nozze. In questi casi ognuno è chiamato ad assumersi in proprio ogni responsabilità davanti a Dio, senza coinvolgere in alcun modo ministri e comunità, affinché l’esistenza di tali casi non costituisca un precedente che possa menomare la testimonianza dell’Evangelo resa dalle chiese’ (AA. VV., La Famiglia Cristiana Oggi, ADI-Media, Roma 2001, Seconda edizione, pag. 347). Che differenza con le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani a Gerusalemme, che erano in perfetta armonia con le Sacre Scritture!

Devo continuare? Diletti, riconoscete da voi stessi, che quello che dicono le ADI a proposito della loro Assemblea Generale di pastori è semplicemente falso. Ma d’altronde, una volta creata questa organizzazione gerarchica e verticistica, con tutti questi organi, dovevano per forza creare un’assemblea generale dei pastori, e dare ad essa una parvenza biblica.

 

 

Le lettere di raccomandazione

 

E’ vero che le lettere di raccomandazione sono presenti anche nel Nuovo Testamento, infatti per esempio Apollo fu raccomandato presso i credenti dell’Acaia da una lettera scritta dai fratelli di Efeso (cfr. Atti 18:24-28). E noi non ci opponiamo a questo metodo di raccomandare i fratelli presso altri fratelli, perchè anche Paolo nella sua lettera ai santi di Roma gli raccomandò Febe con alcune parole (cfr. Romani 16: 1-2).

Ma ci opponiamo al fatto che le lettere raccomandatorie vengono prese come pretesto per non ricevere in maniera degna del Signore quei veri servitori del Signore che non le hanno perchè non fanno parte della stessa organizzazione o fanno parte di una chiesa cosiddetta libera. In altre parole, se sei un ministro del Vangelo che ha la lettera dei loro capi sei ben accolto, ma se non ce l’hai non ti danno neppure un bicchiere d’acqua fresca se vedono che hai sete; e neppure ospitalità se non hai un luogo dove posare il capo la notte. E questo è un modo di agire sbagliato perchè in questa maniera si finisce con il non accogliere coloro che vengono nel nome del Signore ma non hanno la raccomandazione umana. Certo, siamo d’accordo che i fratelli non devono ricevere gli operatori di scandali, i cattivi operai, coloro che predicano false dottrine, ma è altresì vero che per capire se uno è un falso mandato del Signore occorre metterlo alla prova come aveva fatto l’angelo della chiesa di Efeso, che aveva messo alla prova quelli che si chiamavano apostoli e non lo erano e li aveva trovati mendaci (cfr. Apocalisse 2:2), e non è affatto una prova che egli sia un falso il fatto che non ha nessuna lettera di raccomandazione da parte della gerarchia umana perchè può essere pure che egli sia vero ma chi lo avrebbe dovuto raccomandare è lui stesso falso.

Ed altresì diciamo che non perchè uno ha una raccomandazione umana (‘E’ uno di nostra fiducia’, essi dicono) da parte di un Comitato di Zona o del presidente o di chi altro si voglia, questo significa che egli sia un vero servo del Signore, perchè taluni hanno la raccomandazione umana ma la disapprovazione divina essendo pieni di furberia e di arroganza. Ma naturalmente questo non importa proprio nulla al raccomandante perchè l’uomo di fiducia è uno che ci tiene ad allargare le tende all’Ente. Per riassumere quindi diciamo; ‘sì’ alle lettere di raccomandazione, ma ‘no’ al non accettare un ministro del Signore solo perchè non le possiede perchè questo è un atto ingiusto: sia invece messo alla prova chi proclama di esser un servo del Signore, e fino alla fine, ma dal pastore e dai suoi collaboratori. E così si vedrà chi egli è veramente. Ed altresì, no al fidarsi ciecamente delle lettere di raccomandazione (perchè oggi ci sono dei servi di Mammona e degli operatori di scandali che le possiedono), ma siano messi alla prova anche coloro che le possiedono.

 

 

I fondi di beneficenza

 

Ora, la raccolta della colletta da parte di Paolo (cfr. 1 Corinzi 16:1-4) viene presa dalle ADI a sostegno dell’obbligatorietà ‘di versare, secondo le possibilità, un’offerta mensile al fondo ‘pro missioni’ e di contribuire a qualsiasi altro programma finanziario per i fini dell’Ente, approvato dall’Assemblea generale’ (Art. 3, c: del Reg. Int.). Ma anche qui il paragone non regge affatto perchè Paolo non era il Presidente di una denominazione di chiese e non aveva ordinato quella colletta perchè gli anziani di tutte quelle chiese (della Galazia, della Macedonia e dell’Acaia) dopo essersi riuniti in una assemblea generale avevano approvato determinati progetti finanziari per i fini della denominazione.

Egli lo aveva fatto perchè diceva che i Gentili in Cristo Gesù hanno un debito verso i loro fratelli di fra i Giudei, cioè di sovvenire ai loro bisogni. Ecco quanto scrisse infatti ai Romani: “Si sono compiaciute dico; ed è anche un debito ch’esse hanno verso di loro; perchè se i Gentili sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in obbligo di sovvenire loro con i beni materiali” (Romani 15:27). Quindi è giusto che noi Gentili in Cristo facciamo parte dei nostri beni materiali ai nostri fratelli poveri di fra gli Ebrei. Con questo non si vuole dire che non è giusto raccogliere tra le chiese dei Gentili delle offerte per dei poveri fra i Gentili di un altra nazione; ma solo che non si possono affatto prendere le offerte raccolte da Paolo presso le chiese da lui fondate e paragonarle alle offerte che le chiese di una denominazione sono obbligate a versare periodicamente alla sede centrale per i progetti approvati dall’Ente.

Ma poi basta pensare che se una chiesa decide di aderire all’Ente deve mostrarsi a favore del versare denaro alla cassa centrale per i svariati progetti dell’Ente per capire come in realtà le parole dell’apostolo ai Corinzi sono solo un pretesto per indurre i nuovi aderenti a conformarsi a delle regole umane. Non ci siamo proprio fratelli, non importa quanto le ADI si sforzino di difendere l’organizzazione. Ma d’altronde io dico: E’ chiaro che non essendo biblico il sistema dell’organizzazione gerarchica, coloro che lo accettano e difendono, devono poi cercare di giustificare certi loro modi di agire, certe regole umane, con qualche versetto della Scrittura e nel fare questo rimangono confusi appunto perchè il loro sistema di organizzazione non è per niente come quello delle chiese antiche. In altre parole, non c’è da meravigliarsi che le cose non combaciano con le Scritture che pure vengono prese a sostegno di certe cose perchè alla base c’è un sistema perverso, un sistema papale, che non si fonda sull’amore fraterno, sulla stima reciproca, sulla Parola di Dio. In effetti talvolta pare proprio di leggere i ragionamenti che fanno i teologi papisti appoggiandosi su alcuni versi della Bibbia per sostenere certe loro regole che si oppongono alla Parola di Dio.

 

 

 

Come era organizzata la Chiesa primitiva

 

 

Vediamo ora come era organizzata la chiesa primitiva al fine di comprendere quali sono i limiti entro cui si deve rimanere, per ciò che concerne l’organizzazione ecclesiale, se non si vuole diventare schiavi degli uomini o di regole umane che non fanno altro che contrastare e contristare lo Spirito Santo che abita in noi. Tenete presente che tutto quello che il Nuovo Testamento ci dice su come anticamente si svolgevano le cose nella chiesa antica è stato ordinato da Dio che fosse scritto e ci serve perciò d’ammaestramento.

 

 

Cos’è la Chiesa

 

Innanzi tutto voglio fare questa doverosa premessa: la chiesa non è il locale dove si radunano i credenti ma i credenti stessi che sono stati strappati da questo presente secolo malvagio e trasportati nel Regno del Figlio di Dio. La Scrittura è chiara a tale riguardo e non lascia spazio a opinioni personali; Gesù disse che avrebbe edificato la sua chiesa sopra la pietra angolare che era lui stesso (Matteo 16: 18) e di certo non si riferiva ad un edificio fatto di pietre morte ma ad un edificio di pietre viventi e perciò ad una casa spirituale e difatti Pietro comprese bene il senso delle sue parole perchè in seguito scrisse ai credenti: “Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale…” (1 Pietro 2:4-5). Sempre Gesù disse che quando un fratello non ascolta l’ammonizione del singolo fratello a cui ha fatto torto e neppure quella di due o tre testimoni, il fratello che ha ricevuto il torto deve dirlo alla chiesa (Matteo 18: 15-17) ed anche qui per chiesa non si può intendere affatto un edificio di pietre morte ma si deve intendere per forza di cose l’assemblea dei redenti strappati alla potestà di Satana. Saulo perseguitava la chiesa prima di convertirsi infatti egli disse poi: “Ho perseguitato la Chiesa di Dio” (1 Corinzi 15:9), e questa chiesa era costituita da tutti coloro che in seno ai Giudei seguivano la nuova via infatti quando egli si convertì le chiese della Giudea sentivano dire: “Colui che già ci perseguitava, ora predica la fede” (Galati 1:23).

Quindi fratelli, se lo fate, smettete di chiamare il locale di culto ‘chiesa’. La chiesa è anche chiamata la casa di Dio secondo che dice Paolo a Timoteo che lui vuole che egli sappia “come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa dell’Iddio vivente, colonna e base della verità” (1 Timoteo 3:15), e questo in virtù del fatto che l’assemblea di coloro che sono usciti da questo presente sistema di cose è l’abitazione o la dimora di Dio secondo che disse Dio: “Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro…” (2 Corinzi 6:16) ed ancora: “In lui voi pure entrate a fare parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito” (Efesini 2:22). Perciò anche in questo caso, vi dico, che se chiamate il locale di culto ‘la casa di Dio’ dovete smettere di dargli quest’appellativo, perchè ciò non corrisponde affatto a verità: “La sua casa siamo noi” (Ebrei 3:6) e non l’edificio dove andiamo ad adorare Dio assieme ad altri fratelli, sia esso la casa privata di un fratello o un locale pubblico adibito esclusivamente al culto del Signore.

Un’altra cosa importante da dire è che nella Scrittura il termine chiesa è usato sia per designare la chiesa di Dio universale, cioè l’intera assemblea degli eletti esistenti sulla terra; come per esempio quando Paolo dice che “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola, affin di fare egli stesso comparire dinnanzi a sè questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile” (Efesini 5:25-27) e sia per indicare la chiesa locale come per esempio quando Paolo dice: “Alla chiesa di Dio che è in Corinto” (2 Corinzi 1:1) o quando dice: “Salutate… Ninfa e la chiesa che è in casa sua” (Colossesi 4:15), o quando parla delle “chiese di Galazia” (1 Corinzi 16:1), delle “chiese di Macedonia” (2 Corinzi 8:1), delle “chiese dell’Asia” (1 Corinzi 16:19), ecc. Questo è necessario dirlo per fare capire sin dall’inizio che la chiesa locale è chiesa di Dio a tutti gli effetti e quindi come tutta quanta la chiesa è autonoma e indipendente dagli uomini perchè ha come unico capo Cristo Gesù (cfr. Efesini 1:22-23;4:15 Colossesi 2:19), così anche la chiesa locale è autonoma ed indipendente da regole umane e gerarchie umane perchè ha come capo Cristo Gesù e come guida la Parola di Dio. E vi ricordo che la chiesa locale può essere costituita anche da poche anime perchè Gesù ha detto: “Dovunque due o tre sono raunati nel mio nome, quivi sono io in mezzo a loro” (Matteo 18:20).

Per riassumere, la chiesa locale, secondo la Scrittura, è chiesa di Dio a tutti gli effetti e quindi assolutamente autonoma e indipendente e perciò non deve confederarsi con altre chiese per formare un’associazione con uno statuto e una gerarchia ecclesiastica che ha il suo culmine nel presidente.

 

 

Quando nacque la Chiesa

 

A quando risale la nascita della chiesa? Molti ritengono che essa sia nata il giorno della Pentecoste quando il Signore sparse lo Spirito Santo sui suoi discepoli, ma io non condivido ciò perchè se per chiesa si intende l’assemblea di coloro che sono stati strappati dal mondo, allora già prima del giorno della Pentecoste c’era la chiesa perchè Gesù disse ai suoi discepoli: “..ma perchè non siete del mondo, ma io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo” (Giovanni 15:19), e perchè coloro che dopo la dipartenza di Gesù perseveravano nella preghiera nella stanza di sopra e ogni giorno erano nel tempio benedicendo Iddio erano tutti suoi discepoli e perciò non persone di questo mondo ma tirate fuori da questo mondo.

Quindi dobbiamo dire che il giorno della Pentecoste la Chiesa esistente fu rivestita di potenza e crebbe di numero perchè come ben sappiamo in quel giorno dopo che Pietro predicò circa tremila anime furono aggiunte al numero dei ‘tirati fuori dal mondo’ (cfr. Atti 2:41).

Ma c’era una organizzazione ecclesiastica gerarchica allora, ossia c’era un presidente della Chiesa, coadiuvato da dei consiglieri, un segretario e un tesoriere, e un presidente che la rappresentava davanti all’Impero Romano? No. Ma questo non significa che la chiesa non fosse organizzata o non si organizzò; perchè se fosse stato così avrebbe regnato l’anarchia in mezzo ad essa; e ognuno avrebbe potuto insegnare quello che voleva e comportarsi come voleva. Ma come era dunque organizzata la chiesa?

 

 

Apostoli, profeti e dottori

 

C’erano i dodici apostoli che erano stati con il Signore (dopo la morte di Giuda era stato aggiunto Mattia che ne aveva preso il posto vacante), i quali predicavano ed insegnavano la parola di Dio e difatti è scritto che tutti coloro che avevano creduto “erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento degli apostoli” (Atti 2:42) e che “con gran potenza rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù” (Atti 4:33); e la loro testimonianza era confermata da Dio con segni e prodigi perchè è scritto: “E molti segni e prodigi erano fatti fra il popolo per le mani degli apostoli” (Atti 5:12), ed anche con doni dello Spirito Santo perchè lo Scrittore agli Ebrei dice che “Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con dei segni e dei prodigi, con opere potenti svariate e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà” (Ebrei 2:4). Ed ai piedi degli apostoli i credenti che vendevano i beni e le possessioni portavano il prezzo delle cose vendute e poi veniva distribuito secondo il bisogno (cfr. Atti 4: 34-35). La vendita di quei beni avvenne perché Gesù aveva detto: “Vendete i vostri beni, e fatene elemosina” (Luca 12:33)

Tra gli apostoli della chiesa primitiva (il cui numero non era limitato a dodici perchè Paolo dice ai Corinzi che Gesù dopo essere apparso ai dodici apparve “a tutti gli Apostoli” – 1 Corinzi 15:7) però non tutti venivano considerati alla stessa stregua infatti quando Paolo salì a Gerusalemme in capo a quattordici anni dice che Giacomo, Cefa e Giovanni erano reputati colonne e godevano maggiore considerazione (cfr. Galati 2: 6-10). Questo però non significa che questi tre formassero un consiglio di capi a cui tutti gli altri dovevano ubbidire ma solo che in seno alla fratellanza godevano di una particolare considerazione da parte degli altri fratelli. Cosa peraltro che a Paolo non importava nulla perchè egli disse: “Quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi personali” (Galati 2:6).

Si tenga presente comunque che gli apostoli erano degli uomini a cui i credenti dovevano ubbidire perchè essi parlavano da parte di Dio in Cristo (e quindi con autorità) essendo stati costituiti dal Signore per l’edificazione della Sua Chiesa. Non quindi degli uomini a cui andava resa l’ubbidienza perchè avevano delle alte cariche in seno ad una organizzazione gerarchica che aveva stipulato un intesa con l’Impero romano, ma degli uomini costituiti da Dio in seno alla Sua Chiesa (libera da schemi umani) che godevano grande stima e prestigio presso i santi perchè era manifesto che avevano ricevuto da Dio un ministerio utile al progresso dei santi, ministerio che, bisogna dire, non li portò a signoreggiare il popolo di Dio ma a servirlo con ogni umiltà senza cercare il loro interesse. In altre parole, gli apostoli erano degli uomini che non davano motivo di scandalo signoreggiando il gregge del Signore, perchè erano un esempio all’intera fratellanza nella fede, nell’amore, nella pietà, nella condotta, nel parlare e nella purità.

Gli apostoli furono mandati dallo Spirito Santo a predicare la Parola di Dio in altre nazioni per fondarvi delle Chiese, perché il ministerio di apostolo consisteva (e tuttora consiste) in questo.

Oltre agli apostoli c’erano i profeti. Per esempio a Gerusalemme sappiamo che erano profeti Giuda e Sila (cfr. Atti 15:22,32), e pare che anche il profeta Agabo fosse di Gerusalemme (cfr. Atti 11:27). I profeti oltre ad avere il dono di profezia avevano doni di rivelazione, come quello di parola di sapienza che consiste nella rivelazione di un evento futuro ben preciso (carestia, guerra, morte o nascita di qualcuno, ecc.). E difatti il profeta Agabo – ad Antiochia – predisse per lo Spirito una gran carestia per tutta la terra (cfr. Atti 11:28), e mentre si trovava a casa di Filippo a Cesarea predisse l’arresto dell’apostolo Paolo a Gerusalemme (Atti 21:8-11).

Inoltre c’erano i dottori, che erano uomini che insegnavano la Parola di Dio ed erano in grado di spiegarla accuratamente perchè il Signore gli aveva comunicato il dono d’insegnamento. Paolo, oltre che apostolo, era pure dottore; questo lo ha detto lui stesso a Timoteo, quando gli scrisse: “In vista del quale (del Vangelo) io sono stato costituito banditore e apostolo e dottore” (2 Timoteo 1:11). Leggendo le epistole di Paolo, ci si rende conto di quello che lui insegnava da per tutto, in ogni chiesa (chi è dottore quindi deve insegnare pure lui le cose che insegnava Paolo).

 

 

Gli anziani e i diaconi

 

Gli apostoli, guidati dallo Spirito della verità, fecero eleggere degli anziani (o vescovi) in base ai requisiti che si richiedevano per la loro assunzione. Requisiti che l’apostolo Paolo elenca a Timoteo e a Tito: quindi gli anziani eletti erano uomini irreprensibili, ospitali, sobri, costumati, non amanti del denaro, miti, con una buona testimonianza da quelli di fuori, santi, giusti ed attaccati alla fedel Parola in grado di esortare nella sana dottrina e di convincere i contraddittori (cfr. 1 Timoteo 3:1-7: Tito 1:5-9). E così a Gerusalemme oltre agli apostoli, ci furono degli anziani che avevano il compito di pascere il gregge del Signore; li troviamo questi fratelli quando Paolo e Barnaba salirono a Gerusalemme per discutere la questione che era sorta (cfr. Atti 15:4). E in quanto anziani (o vescovi) della Chiesa, essi erano sostenuti finanziariamente dalla fratellanza perchè così il Signore aveva stabilito (cfr. 1 Corinzi 9:7,14; 1 Timoteo 5:17-18: Galati 6:6). Come vedremo dopo, quando gli apostoli fondavano delle Chiese facevano eleggere per ciascuna di esse degli anziani.

Ma oltre agli anziani ci fu bisogno anche di fare eleggere degli uomini che servissero alle mense perchè era successo che era sorto un mormorio degli Ellenisti contro gli Ebrei perchè le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. Cosicché per ordine degli apostoli furono scelti dalla moltitudine sette uomini ripieni di Spirito Santo, con una buona testimonianza e ripieni di sapienza, i quali furono presentati agli apostoli i quali pregarono e imposero loro le mani e li incaricarono di compiere questa opera assistenziale (Atti 6: 1-6). Come ho già detto innanzi, le Chiese che furono fondate dagli apostoli avevano oltre che degli anziani anche dei diaconi (Filippesi 1:1), che erano preposti ad assistere i conduttori di Chiesa e i ministri del Vangelo ospiti e i bisognosi. Anche per essere eletti all’ufficio di diacono bisognava avere dei requisiti specifici, che Paolo elenca nella sua prima epistola a Timoteo (1 Timoteo 3:8-13).

A questo punto è bene fare questa precisazione in merito alla conduzione della Chiesa locale, e cioè che non è sbagliato che in una chiesa vi sia un pastore coadiuvato da degli anziani, in quanto ciò ha un fondamento scritturale. Vediamolo. Gesù disse a Giovanni di scrivere agli angeli delle sette chiese dell’Asia; qualcuno dirà: ‘Ma chi erano quegli angeli? Certamente non erano degli spiriti (come invece sono gli angeli del cielo), perchè da quello che il Signore disse loro si capisce chiaramente che essi erano degli uomini della stessa natura che noi, che in seno a quelle chiese esercitavano un ministerio. Che essi esercitavano un ministerio è confermato da queste parole del Signore all’angelo della chiesa di Tiatiri: “Io conosco… il tuo ministerio” (Apocalisse 2:19). Vorrei farvi notare una cosa; la Scrittura dice che Paolo “da Mileto mandò ad Efeso a far chiamare gli anziani della chiesa” (Atti 20:17), ma la Parola mostra anche che mentre Giovanni l’apostolo era ancora in vita, c’era l’angelo della chiesa di Efeso, infatti il Signore ordinò a Giovanni di scrivere all’angelo della chiesa di Efeso (e non agli angeli della chiesa di Efeso). Il Signore non disse a Giovanni di scrivere agli anziani di quella chiesa, ma al suo angelo; questo ci fa capire che questo angelo era il pastore di quella comunità.

 

 

 

La vita nella Chiesa a Gerusalemme

 

A Gerusalemme, la vita della Chiesa si svolgeva in questa maniera. I credenti erano tutti i giorni insieme al tempio, dove si radunavano per pregare. Pietro e Giovanni per esempio, quando fu guarito quell’uomo zoppo fin dalla nascita, stavano salendo al tempio per la preghiera dell’ora nona (cfr. Atti 3:1), ma essi pregavano anche nelle case come quando Pietro fu messo in prigione che molti fratelli erano radunati a casa di Maria per pregare (cfr. Atti 12:12); prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore, attendevano all’insegnamento degli apostoli che si svolgeva oltre che nel tempio anche per le case dei fedeli (cfr. Atti 5:42), alla rottura del pane, alla comunione fraterna, e vendevano le loro possessioni per fare fronte ai bisogni di ciascuno (cfr. Atti 2:45).

 

 

L’evangelista Filippo

 

A motivo di Stefano però, che era uno dei sette, ci fu una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme e tutti furono dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Tra coloro che erano stati dispersi, Filippo, che era anche lui uno dei sette e aveva ricevuto (non sappiamo se quando gli furono imposte le mani dagli apostoli o in seguito) il ministerio di evangelista (che consiste nel portare la Buona Novella di città in città e di villaggio in villaggio), scese in Samaria a predicare il Vangelo e il Signore confermò la sua parola con miracoli (cfr. Atti 8: 4-8). Molti credettero alla sua predicazione e furono da lui battezzati in acqua (battesimo che vi ricordo veniva ministrato ai credenti subito dopo che avevano creduto), tra cui anche un certo Simone, che aveva esercitato nella città le arti magiche. Ma Filippo non aveva il dono di imporre le mani ai credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo, per cui quando gli apostoli che erano in Gerusalemme sentirono che la Samaria aveva ricevuto la Parola di Dio tramite Filippo, vi mandarono Pietro e Giovanni affinché pregassero per quei credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo. Ed essi giunti là imposero loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo (cfr. Atti 8:14-17).

In questa occasione notiamo come gli apostoli che erano in Gerusalemme presero una decisione a favore della chiesa di Samaria; ma non perchè ritenevano che la chiesa di Gerusalemme avesse una superiorità su quella di Samaria o che Gerusalemme avesse giurisdizione spirituale sulla Samaria, ma solo perchè si resero conto che quei credenti appena nati di nuovo avevano bisogno del ministerio apostolico per essere confermati nella loro fede. Quindi fu l’amore verso quei nuovi credenti a spingere gli apostoli a mandare Pietro e Giovanni presso di loro. Ecco un bell’esempio di come dei ministri del Vangelo visto un particolare bisogno spirituale in un’altra chiesa, e sapendo di avere ricevuto dal Signore la capacità per supplire a quel particolare bisogno, si recarono dai loro fratelli per aiutarli nel nome del Signore; e come, arrivati presso quell’altra chiesa, non cercarono di signoreggiarla né appoggiandosi sul ministerio ricevuto da Cristo e neppure magari su una presunta superiorità o autorità che la chiesa di Gerusalemme avesse su tutte le altre chiese e neppure proponendogli di entrare in una sorta di confederazione ecclesiastica del tempo (che non esisteva). Lo stesso nobile sentimento che ritroveremo anni dopo nell’apostolo dei Gentili, Paolo da Tarso, che desiderava vedere i santi di Roma per comunicargli qualche dono spirituale affinché fossero fortificati (cfr. Romani 1: 11) e che siamo sicuri quando arrivò in Roma glieli comunicò.

Gli apostoli dopo avere reso testimonianza in Samaria alla parola del Signore se ne tornarono a Gerusalemme evangelizzando molti villaggi dei Samaritani. Mentre Filippo si trovava ancora in Samaria avvenne che un angelo del Signore gli parlò e gli disse di andare sulla strada che andava da Gerusalemme a Gaza, ed egli ubbidì. Qui incontrò un eunuco, ministro di Candace, regina degli etiopi a cui parlò del Signore e che credette. In questo episodio della conversione dell’Eunuco vediamo come l’evangelista Filippo era un uomo che davanti a Dio era pronto ad ubbidirgli qualsiasi cosa gli avesse rivelato e difatti appena ebbe la rivelazione divina lasciò subito la Samaria per andare su quella strada deserta, come gli aveva detto l’angelo del Signore (cfr. Atti 8:26-39).

 

 

La conversione di Saulo e le sue prime predicazioni

 

Veniamo ora alla conversione di Saulo, perchè anch’essa ci insegna diverse cose sull’organizzazione della chiesa antica. Saulo dopo avere ricevuto delle lettere dal sommo sacerdote di Gerusalemme si mise in cammino verso Damasco per arrestarvi di quelli che invocavano il nome di Gesù e menarli incatenati a Gerusalemme. Ma durante il viaggio gli apparve il Signore Gesù, in mezzo ad una luce più risplendente del sole, che lo convertì (Atti 9:1-7; 22:3-10; 26:9-18).

Giunto a Damasco, il Signore gli mandò un suo discepolo di nome Anania affinché lui ricuperasse la vista che aveva perduto in seguito a quella gran luce più risplendente del sole che gli era folgorata intorno, affinché fosse ripieno di Spirito e fosse battezzato in acqua. Anania era un membro della chiesa di Damasco e all’ordine di Cristo si levò subito e andò a trovare Saulo, gli impose le mani e lo battezzò. Non ci viene detto che egli andò prima a consultarsi con gli anziani della chiesa; no, ma che egli “se ne andò ed entrò in quella casa…” (Atti 9:17). Esempio di uomo, Anania, che all’ordine del Signore non si consulta prima con gli uomini per vedere se sono d’accordo o no con la rivelazione divina, ma subito ubbidisce anche se la cosa gli sembra strana. Con questo non si vuole dire che non occorre sottomettersi agli anziani della chiesa, affatto, ma solo che quando il Signore parla bisogna ubbidirgli subito non curanti di quello che potranno dire gli altri, compresi gli anziani della chiesa qualora essi fossero contrari alla rivelazione.

Dopo che Saulo recuperò la vista e fu battezzato, egli stette alcuni giorni con la chiesa di Damasco, e subito si mise a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio (cfr. Atti 9:19-20). Anche Saulo, guidato dallo Spirito di Dio, si mise subito a fare quello che gli aveva ordinato il Signore, cioè di testimoniare di Lui e della Sua grazia. Non si mise a predicare perchè ricevette il permesso di predicare dai discepoli di Damasco o dalla chiesa in Gerusalemme; no, ma perchè il Signore lo aveva stabilito ministro del Vangelo.

Paolo, dopo che predicò in Damasco, aveva la possibilità di salire subito a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di lui, ma non fece così. Egli se ne andò subito in Arabia e tornò a Damasco. Dopodiché, in capo a tre anni, salì a Gerusalemme a visitare Cefa e stette da lui quindici giorni, e vide pure Giacomo il fratello del Signore (cfr. Galati 1:15-19).

Inizialmente i discepoli in Gerusalemme non lo volevano ricevere perchè non credevano che fosse un discepolo, ma Barnaba veduto ciò, lo prese e lo condusse dagli apostoli e gli raccontò come egli aveva veduto il Signore e il Signore gli aveva parlato e come in Damasco egli aveva predicato con franchezza nel nome del Signore. Al sentir queste cose gli apostoli lo accolsero con loro e lo lasciarono predicare assieme a loro. Avvenne però che taluni volevano uccidere Paolo e allora i fratelli lo imbarcarono a Cesarea e lo mandarono a Tarso di Cilicia (Atti 9:26-30).

 

 

La nascita della Chiesa di Antiochia e il primo viaggio apostolico di Paolo

 

Alcuni di coloro che erano stati dispersi a motivo della persecuzione avvenuta a cagione di Stefano arrivati in Antiochia parlarono anche ai Greci e tante persone si convertirono al Signore. Nacque così la chiesa di Antiochia. La notizia del fatto giunse alla chiesa di Gerusalemme la quale vi mandò Barnaba. Per quale motivo ve lo mandò? Per confermare quella chiesa infatti quando Barnaba vi arrivò, “veduta la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore” (Atti 11:23). E non fece solo questo Barnaba, perchè egli se ne andò subito a Tarso in cerca di Saulo e lo portò ad Antiochia (cfr. Atti 11:25-26). Anche in questo caso impariamo che cosa significa farsi guidare dallo Spirito di Dio. Barnaba, visto il bisogno che c’era ad Antiochia, ricordatosi della grazia di Dio che era con Saulo, andò a cercare questo fratello per ammaestrare assieme a lui i credenti di Antiochia. Notate fratelli la limpidezza con cui avvenivano le cose in seno alle chiese a differenza di oggi.

In seguito, mentre Barnaba e Saulo erano ad Antiochia avvenne che dei profeti arrivarono da Gerusalemme. Uno di loro di nome Agabo predisse che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra. Che fecero allora i santi di quella Chiesa? Credettero alla rivelazione e determinarono di raccogliere una sovvenzione per i fratelli della Giudea (cfr. Atti 11:27-30). Una decisione questa che ci fa capire come la chiesa di Antiochia fosse pienamente autonoma. Può accadere questo in una chiesa facente parte dell’organizzazione, cioè che essa decida di mandare una sovvenzione a dei fratelli di un’altra nazione che non fanno parte della stessa organizzazione nell’altra nazione? Può accadere, ma chi agisce così, quando viene scoperto, rischia un’ammonizione dai ‘superiori’! Perchè? Perchè le offerte occorre mandarle dove dice l’Ente e non dove lo Spirito di Dio guida in base alle circostanze o in base a delle rivelazioni.

Nella chiesa d’Antiochia c’erano dei profeti e dei dottori ed un giorno mentre celebravano il culto del Signore, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati” (Atti 13:1-2). La chiesa ubbidì ed essi, mandati dallo Spirito Santo, andarono ad annunziare la Parola in Cipro, in Pisidia e in Licaonia. Gli apostoli Barnaba e Paolo durante questo viaggio fondarono diverse chiese e per ciascuna di essere fecero eleggere degli anziani dopo avere pregato e digiunato (cfr. Atti 14: 23). Facciamo notare come all’ordine dello Spirito Santo a riguardo di Barnaba e Paolo, la chiesa di Antiochia ubbidì senza consultare quella di Gerusalemme o gli apostoli che erano in Gerusalemme perchè essa era perfettamente autonoma. In altre parole la chiesa d’Antiochia non dipendeva da Gerusalemme per cui per lasciare andare quei due servitori del Signore aveva bisogno di una sorta di nulla osta da Gerusalemme. E inoltre facciamo notare che le Chiese fondate dagli apostoli rimasero autonome e la chiesa d’Antiochia, da cui pure erano partiti gli apostoli Barnaba e Paolo, non esercitò nessuna giurisdizione su di esse. Questi eventi dovrebbero fare seriamente riflettere tutti coloro che pensano che una chiesa o una sede centrale abbia il diritto di giurisdizione su altre chiese.

 

 

L’assemblea di Gerusalemme

 

Dopo che gli apostoli tornarono ad Antiochia avvenne che alcuni discesi dalla Giudea si misero ad insegnare ai credenti che se non si facevano circoncidere essi non potevano esser salvati. Ne nacque una grande controversia fra Paolo e Barnaba e costoro e perciò “fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattare questa questione” (Atti 15:2).

Ma non perchè Paolo e Barnaba non sapessero che i Gentili erano stati salvati da Dio soltanto mediante la fede e perciò non avevano bisogno di farsi circoncidere, perchè questi due apostoli si opposero a quei seduttori venuti ad Antiochia (come si opposero in Gerusalemme ad alcuni falsi fratelli che s’erano insinuati fra loro per costringere Tito a farsi circoncidere – cfr. Galati 2: 3-5) per non fare ricadere sotto il giogo della legge i credenti di fra i Gentili di Antiochia, ma solo perchè quei discorsi avevano provocato un turbamento negli animi di quei fratelli e volevano essere confermati dagli apostoli e dagli anziani in Gerusalemme nella fede prima di loro, e poi si tenga sempre presente la stima di cui godevano presso le Chiese di allora gli apostoli che erano in Gerusalemme.

Ci fu dunque una riunione a Gerusalemme in cui fu deciso di non imporre la circoncisione della carne ai Gentili che avevano creduto ma di ordinare loro solo di astenersi dalla fornicazione, dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dal sangue e dalle cose soffocate. Questa decisione, che fu presa con l’assistenza dello Spirito Santo, fu scritta su una lettera che gli apostoli, gli anziani e la chiesa mandarono ad Antiochia con Paolo, Barnaba, e Giuda e Sila che erano degli uomini autorevoli che erano stati scelti per mandarli con gli apostoli. Quando quella lettera arrivò ad Antiochia e fu letta, i credenti si rallegrarono nel Signore e il turbamento terminò (cfr. Atti 15:6-29).

Come ho già detto innanzi, però, l’assemblea di Gerusalemme non era un’assemblea che veniva convocata regolarmente per trattare questioni di dottrina o etica, perché da quello che sappiamo si tenne solo in quella circostanza in circa 30 anni di storia della Chiesa descritti negli Atti degli apostoli.

 

 

Il secondo viaggio apostolico di Paolo

 

Dopo che Paolo e Barnaba furono tornati ad Antiochia, Paolo, dopo un certo tempo, ripartì per visitare i fratelli nei luoghi dove lui e Barnaba avevano annunziato la parola del Signore. Barnaba però questa volta non andò con lui perchè tra lui e Barnaba ci fu un’aspra contesa a proposito di Marco, il cugino di Barnaba. Paolo non voleva prenderlo perché durante il loro viaggio apostolico (di cui ho parlato prima) egli si era separato da loro sin dalla Panfilia e non era andato all’opera assieme a loro; mentre Barnaba voleva prenderlo. E la contesa finì con la separazione dei due. Paolo dunque, preso con sè Sila, partì per questo viaggio che lo portò oltre che nelle città di Derba, Listra, Iconio, e Antiochia di Pisidia, anche in Macedonia, dove lui Sila e Timoteo (che egli aveva incontrato a Listra e aveva voluto che andasse con lui) fondarono delle chiese in Filippi, in Tessalonica, e in Berea. Dopo che egli fu in Berea, Paolo si recò ad Atene dove dopo aver predicato nell’Areopago credettero alcune poche anime. E dopo venne in Corinto dove invece credettero alla sua predicazione una gran moltitudine di persone. Lasciata la città di Corinto dopo un anno e sei mesi, egli tornò ad Antiochia (Atti 15:36-41; 16:1-40; 17:1-34; 18:1-22).

Anche da questo viaggio dell’apostolo Paolo non si evince che ai suoi giorni le chiese fossero organizzate come in una denominazione con una sede centrale ed una gerarchia; come neppure si evince nella maniera più assoluta che l’apostolo Paolo cercasse ogni qual volta fondava una chiesa di farla entrare in una confederazione di Chiese.

 

 

Il terzo viaggio apostolico di Paolo

 

Da Antiochia, dopo un certo tempo, Paolo ripartì percorrendo di luogo in luogo il paese della Galazia e la Frigia confermando i discepoli. Mentre lui si trovava in questi posti arrivò ad Efeso Apollo, un ministro del Signore, che insegnava accuratamente le cose relative al Signore Gesù, quantunque avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni. Quando lo udirono parlare Aquila e Priscilla, collaboratori di Paolo (che erano ad Efeso perchè Paolo mentre tornava dal precedente viaggio li aveva lasciati quivi), essi gli esposero più appieno la via del Signore. Poi Apollo si propose di andare in Grecia, e perciò i fratelli scrissero delle lettere di raccomandazione ai santi affinché lo accogliessero. E così giunto là essi lo accolsero ed egli fu di grande aiuto a quei credenti (Atti 18:23-28).

Mentre Apollo era a Corinto, Paolo arrivò ad Efeso e Dio operò potentemente in questa città tramite di lui talché molti credettero nel nome del Signore. Mentre egli si trovava in Efeso (ci stette tre anni) scrisse ai santi di Corinto quella che è chiamata impropriamente la sua prima lettera a Corinto perchè di fatto egli ne aveva scritto una ancora prima che non ci è però pervenuta (1 Corinzi 5: 9-12). In questa lettera, tra le altre cose, gli disse di togliere dal loro mezzo quel credente che si teneva la moglie di suo padre (1 Corinzi 5:1-12), ed anche: “Or quanto alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte a casa quel che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare” (1 Corinzi 16:1-2). Quindi Paolo aveva ordinato una colletta tra le chiese in favore dei poveri fra i santi. A questa colletta parteciparono oltre alle chiese della Galazia e dell’Acaia (Grecia), quelle della Macedonia secondo che lui scrisse in seguito ai Corinzi: “..io ne rendo testimonianza, secondo il potere loro, anzi al di là del potere loro, hanno dato volenterosi, chiedendoci con molte istanze la grazia di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi” (2 Corinzi 8:3-4) ed ai Romani: “..la Macedonia e l’Acaia si sono compiaciute di raccogliere una contribuzione a pro dei poveri fra i santi che sono in Gerusalemme” (Romani 15:26).

Dopo avere lasciato Efeso, Paolo si recò in Macedonia e in Grecia, dove prese le offerte messe da parte da quelle Chiese per quell’opera di carità, e tornò a Gerusalemme, dove poi mentre i Giudei stavano cercando di ucciderlo, arrivarono i soldati romani che lo presero e lo misero in prigione (cfr. Atti 21:27-34). In seguito, Paolo, essendosi appellato a Cesare (cfr. Atti 25:11-12), fu mandato a Roma, per difendersi dalle accuse mossegli dai Giudei di Gerusalemme. E così Paolo ebbe l’opportunità di incontrare i santi di Roma (cfr. Atti 28:15), che aveva desiderato di vedere da molti anni (cfr. Romani 15:23).

 

 

Piccolo riassunto

 

Termino questa parte riassumendo brevemente cosa si evince dalla Scrittura a riguardo dell’organizzazione della chiesa.

1) Ogni chiesa ha come capo Cristo Gesù

2) Ogni chiesa è di per sè autonoma e indipendente; quindi essa è libera nel Signore di eleggere coloro che aspirano all’ufficio di anziano e a quello di diacono se questi hanno i requisiti richiesti. E’ di vitale importanza che tutti questi requisiti siano soddisfatti perchè questi uomini dovranno prendersi cura della chiesa e dell’amministrazione dei beni materiali

3) L’autonomia e l’indipendenza che possiede ogni chiesa non significano anarchia perchè nella chiesa non si è liberi di comportarsi come si vuole essendo che ci sono dei comandamenti ben precisi da osservare per tutti. Sia per gli anziani preposti nel Signore a pascere il suo gregge (1 Pietro 5: 1-4) e sia per coloro che vengono pasciuti (Ebrei 13:17; 1 Tessalonicesi 5:12-13: 1 Tim 5: 17-18: Galati 6:6). Se questi ordini vengono rispettati la chiesa ne avrà del bene fortificandosi e rimanendo unita. Potrà in questa maniera essere un esempio ad altre chiese. Nel caso invece questi precetti non vengono osservati allora la chiesa intera ne avrà del danno e la dottrina del Signore verrà biasimata da quelli di fuori anziché onorata. Ma il Signore che è il Padrone di casa farà mietere a suo tempo ai disubbidienti tutto quello che hanno seminato. E non ci sono riguardi personali.

4) Ogni chiesa ha il dovere di sostenere materialmente il pastore e gli anziani perchè essi hanno il diritto di cibarsi del latte del gregge.

5) Ogni chiesa ha il dovere di supplire alle necessità dei bisognosi; ma questo è libera nel Signore di farlo da sola. In altre parole non è costretta a farlo assieme ad altre chiese.

6) Ogni chiesa è libera nel Signore di ricevere i ministri che vuole, purché essi si attengano alla dottrina di Dio e non siano d’intoppo alla fratellanza con la loro condotta.

7) Ogni chiesa è libera di collaborare con le chiese che vuole, purché queste si attengono alla dottrina di Dio sia nelle parole che nei fatti.

8) Ogni chiesa è libera nel Signore di organizzarsi quanto all’evangelizzazione nella maniera in cui si sente guidata da Dio. Questo naturalmente esclude l’evangelizzazione con i mimi, scene teatrali, musica rock, e altri metodi antibiblici.

8) Ogni chiesa ha l’autorità da parte di Dio di sciogliere e legare sulla terra; per cui se un credente che ha peccato contro un altro fratello viene ammonito da questo e non gli presta ascolto; viene poi ammonito in presenza di due o tre testimoni e non si pente; viene ammonito dalla chiesa e non presta ascolto; la chiesa deve escluderlo dalla raunanza e considerarlo come un pagano. Nel caso invece egli ascolta l’ammonizione della chiesa allora la chiesa gli deve confermare il suo amore.

9) Ogni Chiesa ha l’autorità di togliere dal mezzo dei santi coloro che pur chiamandosi fratelli sono fornicatori, o avari, o idolatri, o oltraggiatori, o ubriaconi, o rapaci.

 

 

Conclusione

 

Ho ampiamente dimostrato mediante le Scritture quanto dannosi siano sia lo Statuto che il Regolamento Interno delle ADI, che purtroppo vengono volontariamente tenuti nascosti ai membri delle ADI. Non posso quindi non rimanere profondamente indignato nel sentire dire a Francesco Toppi: ‘Dio sia ringraziato che i membri delle ADI hanno ormai perduto il ‘timore panico’ che avevano verso statuti e regolamenti al di fuori della Parola di Dio ….’ (Francesco Toppi, E Mi Sarete Testimoni, pag. 190).

Perché da un lato mi domando come possano i membri delle ADI avere perduto il ‘timore panico’ degli Statuti e dei Regolamenti fuori dalla Parola di Dio, se non gli è stato mai consegnato una copia dello Statuto e del Regolamento, in modo da farglieli esaminare alla luce delle Scritture: e dall’altro, come si può ringraziare Iddio per il fatto che dei credenti non abbiano più – ammesso che un giorno lo abbiano avuto – il timore panico di sottomettersi a regole umane che contrastano la Parola di Dio! Io semmai ringrazio Iddio che ci sono dei credenti che frequentano delle comunità ADI che, dopo che gli ho fatto pervenire lo Statuto e il Regolamento Interno delle ADI, hanno espresso il loro sdegno e la loro riprovazione verso di essi, perché questo significa che hanno capito quanto antibiblici siano.

Quindi, fratelli che siete nelle ADI, vi esorto a rigettare tutti gli statuti e regolamenti umani che contrastano la Parola di Dio, al fine di riacquisire quella libertà spirituale che avete perduto sottoponendovi ad essi. Questa stessa esortazione la rivolgo anche a tutti quei fratelli che sono in altre denominazioni evangeliche che hanno anch’esse statuti e regolamenti simili a quelli delle ADI.

Ricordatevi delle parole di Paolo: “Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini” (1 Corinzi 7:23).

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti coloro che lo amano con purità incorrotta

 

Giacinto Butindaro

 

Roma, 2010

 

Tratto dal sito “La nuova Via

 

 

1 Comment

  1. hai fatto una buona analisi….mi dispiace molto per le ADI perche’ nasco ADI….che Dio stesso rinnovi con il fuoco cio’ che l’ opera dell’ uomo ha raffreddato…..ringrazio Dio per il percorso fatto…ora sono una pentecostale libera e tale rimarro’

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