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Dalla ricerca della verità attraverso la meditazione trascendentale alla verità in Cristo Gesù

PRIMA DELLA CONVERSIONE:

833-3-grande-1-guarigione3Mi chiamo Enrico Maria Palumbo e ho 30 anni. Fin dall’età di 16 anni iniziai ad essere attratto dall’ignoto, percepivo fortemente che il mondo visibile era solo una minima parte di ciò che mi circondava e che il senso della vita non poteva essere ridotto a ciò che questo mondo materiale mi poteva offrire.

Non essendo mai pienamente soddisfatto, iniziai così la mia personale ricerca della verità. Il mio obiettivo era quello di capire il senso di tutte le cose e nonostante vivessi immerso nel mondo e nella materialità assecondando pienamente i desideri della carne, allo stesso tempo, qualcosa dentro di me era bramoso e assetato di conoscere la verità riguardo all’esistenza.

Iniziai il mio percorso abbracciando gli insegnamenti del buddismo che insegna la dottrina della reincarnazione, secondo la quale l’anima, dopo la morte, va a dimorare  in altri corpi, passando attraverso innumerevoli esistenze fino al raggiungimento finale della cosiddetta “illuminazione”, ricongiungendosi con il tutto da cui proveniva. Attraverso la pratica della meditazione, si sarebbe accelerato il processo, saltando varie rinascite, fino al finale raggiungimento del “Nirvana”, cioè la beatitudine eterna. Più mi sforzavo, più meditavo seguendo i precetti del Budda, e più velocemente avrei raggiunto il traguardo. Cominciai così, pieno di entusiasmo per la mia nuova scoperta, a praticare la meditazione e a seguire le dottrine buddiste (Karma, vegetarianesimo, etc.). A queste pratiche, mischiavo anche la vita mondana a cui non riuscivo a rinunciare. Le droghe, l’alcool e le lascivie di questo mondo continuavano ad essere parte della mia vita.

Questo periodo durò circa cinque anni, fino a quando, non trovando più soddisfazione nelle pratiche buddiste, mi imbattei negli insegnamenti di un guru indiano di nome “Paramahansa Yogananda” e della “Self-Realization Fellowship”, l’organizzazione religiosa da lui fondata. Iniziai a leggere i suoi libri e fui molto attirato dalla sua dottrina, poiché non contraddiceva, anzi, approfondiva tutto quello in cui avevo creduto fino a quel momento. Infatti, oltre a sostenere che tutte le religioni del mondo avevano un comune denominatore, cioè lo stesso “dio” che poteva essere raggiunto in maniere diverse, insegnava una pratica meditativa chiamata “Kriya Yoga”, detta anche “la via aerea”, con la quale, praticandola otto ore al giorno e accompagnandola con alcune regole di vita sana, avrebbe liberato l’anima dell’uomo dal ciclo delle reincarnazioni e gli avrebbe fatto realizzare la sua unione con Dio in una vita soltanto. Inoltre, sosteneva che questa potentissima tecnica spirituale era stata tramandata ai suoi antichi maestri da Gesù Cristo stesso. Ai suoi insegnamenti faceva conciliare i veda (le scritture indiane) con la Bibbia, prendendo un po’ di qua e un po’ di là, estrapolandone versetti fuori dal contesto. Io però non conoscevo la Bibbia e non avendola mai letta (avevo letto solo i vangeli, quando ero più piccolo, ma mai ponendovi mente e senza comprenderne il significato), prendevo per buono il fatto che la Parola di Dio, come tutte le altre scritture, potevano conciliarsi a vicenda. Questa volta, essendo convinto di avere trovato la via giusta da percorrere, presi davvero sul serio la faccenda e, oltre alla pratica assidua della tecnica, abbandonai anche la vita mondana che fino a quel momento non avevo mai completamente lasciato. Abbandonai ogni tipo di droga, alcool, fornicazione e diventai completamente vegetariano (fino a quel momento lo ero solo parzialmente, infatti avevo eliminato solo la carne e non il pesce). Praticando questa nuova tecnica, accompagnandola con digiuni e una vita sana, non feci altro che gonfiare il mio ego e insuperbirmi. Infatti, durante le mie meditazioni (che a volte raggiungevano le 3-4 ore), provavo stati di coscienza alterati come il distacco dal corpo fisico, sensazioni di onnipotenza, sogni lucidi e varie piacevoli esperienze extrasensioriali, che mi davano conferma che ciò che stavo facendo funzionava e la meta di realizzare di essere uno con “dio” si stava avvicinando.

Inizialmente queste esperienze mi gratificavano e mi aiutavano anche nella vita di tutti i giorni, ma con il passare del tempo divennero un laccio, nel vero senso della parola. Infatti, ero diventato molto più irritabile poiché cercavo di trattenere quelle sensazioni piacevoli per tutto l’arco della giornata, ma ciò mi era impossibile e questo pensiero mi innervosiva ulteriormente. Non manifestai mai esteriormente questo mio conflitto interiore, anche perché spesso lo nascondevo persino a me stesso. A quel tempo ero davvero pieno di orgoglio!

Dopo circa due anni da quando intrapresi questa via mi fidanzai e, progressivamente abbandonai tutte le pratiche meditative, ricominciai a bere, a fumare e a darmi ai piaceri della vita, anche se in maniera più misurata rispetto a prima. Trovai anche un lavoro stabile, quello che svolgo tutt’ora. Nonostante avessi abbandonato quasi del tutto la meditazione, credevo ancora alla reincarnazione, al karma e a tutte le false dottrine di cui mi ero imbevuto negli anni passati.

Intanto, dentro di me il vuoto e l’insoddisfazione crescevano a dismisura giorno dopo giorno. Vedendomi dal di fuori, si poteva vedere un ragazzo come tanti altri, con una fidanzata, un lavoro, gli amici, gli hobbies. Ma dentro, il mio cuore era lacerato dalle delusioni di questa vita e soprattutto dall’insoddisfazione di non avere ancora nessuna certezza riguardo alla verità. Avevo tante teorie e pensieri in testa, ma il mio spirito non trovava pace. La sofferenza e l’insoddisfazione interiore divennero così incontenibili che un giorno, mentre ero al lavoro alzai gli occhi al cielo e, senza rendermene conto, mi uscirono dalla bocca parole simili a queste: «Dio, io non so niente e mi rendo conto di non essere niente, non so neanche se esisti davvero, ma ti prego, se esisti, fammelo capire tirandomi fuori da questa situazione, perché sono disperato e sto troppo male. Ti prometto che sarò tuo per sempre, ti prometto che, se mi fai capire la verità, ti seguirò qualunque cosa tu mi chieda. Aiutami!».

Non avevo mai parlato con Dio, quella fu la prima volta e lo feci sinceramente, senza nascondere nulla.

Intanto la vita continuava come sempre, mi ero completamente scordato di quella preghiera, però dentro di me si formava sempre più forte il desiderio di lasciare tutto e ricominciare da capo per scoprire questa verità che ancora non ero riuscito a trovare e, munito di nuove forze, decisi di ritornare sull’unica via che conoscevo: la via delle filosofie orientali.

Così ricominciai con la meditazione e mi iscrissi ad un corso triennale per diventare insegnante di yoga e altre discipline esoteriche, ma frequentai solo le prime lezioni, perché Iddio aveva formato per me altri progetti (“Si gettan le sorti nel grembo, ma ogni decisione vien dall’Eterno.” – Proverbi 16:33 -).

A quel tempo vivevo in una grande casa di campagna con altri ragazzi, ed essendosi liberata una stanza, proposi a un mio collega di lavoro, mio coetaneo che aveva bisogno di aiuto, di venire ad occupare la stanza libera, poiché l’affitto era basso e conveniente. Diventammo così buoni amici e iniziammo ad uscire insieme. Nel frattempo mi ero lasciato con la fidanzata e, sia io che il mio collega, eravamo single.

Una sera avevamo organizzato di uscire insieme, per andare a divertirci, così, entrai nella sua stanza per chiamarlo ad uscire ma lo vidi strano, infatti era più tranquillo del solito e non voleva più uscire, ma voleva stare in casa. Vedevo che mi nascondeva qualcosa e che qualcosa era successo, però era come se si vergognasse di dirmelo. Insistetti, ma non mi disse niente ed io uscii senza di lui. Il giorno dopo continuai a chiedergli che cosa gli fosse successo, proprio non riuscivo a capire. Finalmente, dopo varie insistenze mi disse: “Ho conosciuto Dio”. Quando mi disse queste parole, mi prese subito un senso di grande stupore, misto a curiosità. Al che gli dissi d’istinto: “Anch’io lo voglio conoscere! non chiedo altro!”.

Domenico non mi spiegò bene che cosa gli fosse successo, ma mi disse solamente: “Domenica vieni con me a Milano, là ho conosciuto delle persone che pregano Dio, sono persone diverse, non voglio però dirti niente, voglio che tu venga e basta, senza fare domande e se Dio vorrà toccherà anche te!”. Così, ancora più incuriosito, decisi di seguirlo la domenica successiva.

Giunta la domenica, prendemmo la macchina e, dopo due ore di viaggio, giungemmo a Milano. Suonammo al campanello di un palazzo ed entrammo per una porta in un seminterrato, da cui giungeva della musica. Nella stanza c’erano circa una trentina di persone che cantavano e un gruppetto di ragazze con degli strumenti che suonavano canzoni in cui era spesso nominato e innalzato il nome di Gesù. Così mi sedetti e d’istinto chiusi gli occhi e mi feci trasportare dalla musica. Pensavo dentro di me: “Che strano posto è questo? Perché cantano a Gesù?” Proprio non riuscivo a capire dove fossi capitato, infatti, sembra assurdo, ma è la verità, in tutte le mie ricerche non mi ero mai imbattuto in una chiesa evangelica, né tantomeno sapevo cosa fosse. Durante i cantici mi sentivo strano, non riuscivo a sentirmi a mio agio, anzi, per certi versi ero molto imbarazzato. Una donna, che poi ho scoperto essere “la pastoressa” della comunità, iniziò a predicare la parola e a parlare di Gesù come mai avevo sentito prima. Infatti, a differenza di quanto credevo fino a quel momento, Gesù mi venne presentato per la prima volta come l’unigenito Figlio di Dio sceso in terra, per salvare l’uomo tramite il sacrificio della croce, non come uomo che realizzò col tempo di essere Dio.

Questo mi colpì grandemente.

Alla fine della predica, davanti a tutti, mi chiese se volevo dare a Gesù la mia vita e se volevo seguirlo per sempre, poiché solo tramite Lui sarei arrivato a Dio. Risposi subito di sì, senza pensarci e con molto entusiasmo, poiché ero molto attratto da questo nome. Così Lo pregai insieme a lei di perdonarmi e che avrei lasciato la mia vecchia vita per servire Lui. Ero contento di avere fatto quella preghiera, però continuavo a non sentirmi a mio agio. C’era qualcosa che si stava muovendo in me, qualcosa mi si stava togliendo di dosso con grande fatica e mi sentivo enormemente confuso. Dopo poco tempo, ci sedemmo a tavola per mangiare insieme con alcuni fratelli e sorelle, e alla fine del pranzo iniziai a parlare con il pastore e sua moglie che aveva appena predicato, la quale mi fece questa semplice domanda: “Parlami di tuo padre”. In quel preciso momento si squarciò un velo davanti a me. Fui investito da una potenza fortissima e nella mia mente iniziarono a rimbombare queste parole: “Dio è tuo padre! Io sono tuo padre!”. Questa potenza era così forte che non riuscivo più a trattenermi, le lacrime sgorgavano sul mio viso come mai mi era successo prima. Mi portarono in una stanza lì vicino e continuai a piangere ininterrottamente. Mentre piangevo sperimentavo il perdono di Dio; mentre piangevo comprendevo che Gesù era morto sulla croce anche per me; mentre piangevo mi rendevo conto di quanto spregevole, insensato e sporco fossi stato fino a quel momento; mentre piangevo sapevo che Gesù mi aveva perdonato. Sperimentai l’amore di Dio; sperimentai la salvezza mediante il sacrificio di Gesù. Qual gioia grande e celestiale provai quel giorno; quale liberazione! Ancora adesso, a distanza di più di due anni, mi commuovo di gioia ripensando a quel momento.

Durante il percorso in macchina verso casa Domenico ed io eravamo così felici! Il Signore era stato così buono con noi! Prima aveva salvato lui e la domenica dopo salvò me. La gioia era talmente grande che piangemmo insieme e ci promettemmo che, da quel momento, avremmo lasciato tutto per servire il nostro grande Dio.

La mattina dopo, quando mi svegliai, sapevo di non essere più la persona che ero prima. Il peso che avevo avuto fino a quel momento era scomparso. Mi sentivo completamente pulito, lavato, leggero e profondamente grato a Dio per quello che aveva fatto. Ero nato di nuovo e non vedevo l’ora di raccontare a tutti ciò che mi era successo. (Ricordo anche che, istintivamente cancellai il mio profilo di facebook e ne feci uno nuovo), per me quello fu il mio primo giorno di vita, di una nuova vita. Non sapevo ancora che Gesù avesse detto che era necessaria la nuova nascita per entrare nel Suo Regno e quando parlai con fratelli e sorelle più anziani nella fede, e lessi il capitolo 3 del vangelo di Giovanni, trovai conferma di ciò che mi era successo. In questa maniera Dio mi fece subito comprendere che ogni cosa che mi accadeva e che mi sarebbe accaduta nel futuro, avrei sempre dovuto prima confrontarla e riprovarla con la Bibbia, l’unica Parola perfetta e immutabile dell’Iddio Creatore di tutte le cose.

Termino questa breve testimonianza in cui si parla del periodo prima della conversione, volendo incoraggiare tutti coloro che ricercano la verità, tutti coloro che cercano risposte al senso di questa vita, tutti coloro che sono delusi da questo mondo e che non trovano pace nella propria anima, con queste parole di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita e nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). Sappiate che la verità è una sola, e la via da percorrere anche, non ci sono alternative. Gettate lungi da voi ogni religione, ogni superstizione, ogni tecnica meditativa o respiratoria, stregoneria, tarocchi, chiromanzia, new age; gettate via ogni idolo che sia di gesso, bronzo o umano. Non affidatevi ad organizzazioni religiose che non pensano ad altro che a chiedervi soldi e riempire i propri locali di culto. Niente di tutto ciò potrà salvarvi da un’esistenza eterna separata dal vostro Creatore. Non potrà salvarvi nè Sai Baba, né Krishna, né Budda, né il Papa, né San Gennaro, né Padre Pio, né nessun altro; sta scritto nella Bibbia: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati.” (Atti 4:12); il Suo nome è Gesù Cristo, Egli è Dio benedetto in eterno, Colui per il quale sono tutte le cose e ogni cosa sussiste in Lui, con Lui e per mezzo di Lui. Non sprecate la vostra occasione, abbandonate il vostro modo di pensare, smettetela di confidare in ciò che non dura, ma in Colui che è Eterno. “Dio ha tanto amato il mondo che dato il Suo unigenito figlio affinché chiunque CREDA in Lui non perisca ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16).” La salvezza, infatti, è per sola fede ed è gratuita, essa è data per grazia a tutti coloro che credono in Lui. “TUTTI HANNO PECCATO e sono privi della gloria di Dio e sono giustificati GRATUITAMENTE per la sua grazia mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:23-24). E tu? Ritieni di aver peccato o ti senti giusto davanti a Dio? Ti ritieni giusto, pulito così come sei o riconosci di essere un peccatore bisognoso di un Salvatore? Se riconosci di avere peccato e di avere bisogno di un salvatore, allora sappi che Dio te l’ha provveduto nel Suo Figliuolo Gesù Cristo. Egli infatti non è venuto a chiamare dei giusti ma dei peccatori. Gettate su di Lui ogni vostro peso, ogni vostro affanno, ogni vostra preoccupazione e ravvedetevi dai vostri peccati chiedendo perdono all’unico che può perdonarli. Senza indugiare, aprite la bocca e invocate con tutte le vostre forze l’unico nome che ha il potere di redimere le vostre esistenze separate dal Creatore, e darvi vita eterna.

Il nome dell’Eterno è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio. (Proverbi 18:10).

 

LE TECNICHE SPIRITUALI E LA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE

Prima di continuare la parte della mia testimonianza dopo la conversione, vorrei aprire una piccola parentesi e fare chiarezza sulle “tecniche spirituali” insegnate dai guru orientali o sedicenti maestri che vanno tanto di moda ai giorni nostri.

Un comune denominatore del buddismo, induismo, delle filosofie orientali in genere, professate da questi santoni, e ultimamente anche dal nuovo e più ampio movimento della new age, è l’insegnamento per il quale attraverso specifiche tecniche di meditazione si possano risvegliare centri energetici chiamati “chakra”, all’interno del nostro corpo spirituale. Risvegliando e aprendo queste “porte” l’uomo può così gradualmente liberarsi dal ciclo delle reincarnazioni liberando la propria anima nell’assoluto da cui proviene (il nirvana buddista o il braman induista per intenderci). Un esempio molto usato per far comprendere questo concetto è quello di far credere all’uomo di essere come una goccia che deve realizzare di essere parte dell’oceano (dio). In questo modo l’uomo crede di essere parte di dio come una goccia è parte dell’oceano e quindi di essere dio. Lo deve solo realizzare.

Ma cosa succede in realtà quando si aprono queste porte? Cosa succede quando si praticano questi esercizi spirituali? Cosa sono le “energie” che entrano nel corpo di coloro che fanno tali pratiche e che, essendo reali, fanno provare sensazioni che vanno da un semplice benessere fisico alla sperimentazione di stati alterati di coscienza, quali visioni, sogni lucidi ed esperienze paranormali?

La Scrittura ci parla molto chiaramente di spiriti malvagi o demoni che possono, non solo disturbare e indurre dall’esterno le persone a peccare e a commettere atti abominevoli, ma anche abitare all’interno del loro corpo. Gesù con l’aiuto dello Spirito di Dio liberò molti indemoniati tra cui “Maria Maddalena,dalla quale avea cacciato sette demoni” (Marco 16:9); o l’indemoniato di Gerasa, che aveva dentro di sé una legione di demoni: “E Gesù gli domandò: Qual è il tuo nome? Ed egli rispose: Legione, perché molti demoni erano entrati in lui” (Luca 8:30).

Anche Paolo nell’epistola ai santi di Efeso ci ricorda che “il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono ne’ luoghi celesti. (Efesini 6:12). Questi esseri o entità spirituali sono estremamente malvagi e odiano l’uomo, essi sono gli angeli caduti ingannati da Satana quando si ribellò al Creatore e sono la terza parte delle schiere angeliche, la terza parte malvagia. I vari Shiva, Krishna, Kali, Bramah, Ganesh e tutte le divinità raffigurate nella cultura indiana e new age, non sono altro che questi spiriti che si camuffano da esseri “divini” benevoli, anche se di divino non hanno nulla. Il loro vero scopo è quello di far allontanare l’uomo dall’unico vero Iddio Creatore. Ricordo infatti che quando ero dedito a queste pratiche demoniache, tutti gli studi che facevo erano l’esatto contrario di ciò che è scritto nella Bibbia e che potevo tranquillamente unire e far conciliare facilmente gli insegnamenti e le filosofie buddiste con quelli induiste, della new age  e dei vari guru e santoni. Basti solo pensare alla falsa dottrina della reincarnazione, insegnata e largamente accettata come fondamento, ma smentita dalla Sacra Scrittura: “E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Ebrei 9:27); o all’insegnamento secondo il quale attraverso l’eliminazione della carne e del pesce (vegetarianesimo) dalla propria dieta si sarebbe accumulato un buon “karma” per le prossime vite e avrebbero migliorato le prestazioni meditative. La dottrina del karma (azione-reazione) insegna infatti a fare buone azioni perché esse saranno premiate nella vita successiva. Al contrario, azioni cattive sarebbero state punite con rinascite nei regni inferiori quali il regno animale. Ma la Scrittura ci avverte anche riguardo a questo, infatti: “lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demonî per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza; i quali vieteranno il matrimonio e ordineranno l’astensione da cibi che Dio ha creati affinché quelli che credono e hanno ben conosciuta la verità, ne usino con rendimento di grazie. Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie” (1 Timoteo 4:1-4).

Voglio quindi esortare con forza tutti coloro che ancora si danno a queste pratiche dannose e in abominio a Dio ad abbandonarle immediatamente, perché, esercitandole, non stanno facendo altro che invocare indirettamente questi spiriti malvagi. In queste pratiche rientrano non solo la meditazione trascendentale, ma anche la recitazione di mantra e tutti i tipi di yoga che si stanno propagando sempre più in occidente (hata yoga, kriya yoga, nada yoga, raja yoga, etc.) e tutti i loro derivati new age(oroscopi, cartomanzia, chiromanzia, reiki etc ec). Sappiate che, se i satanisti e i praticanti di magia nera sanno benissimo di invocare questi spiriti direttamente; i meditatori o new –agers, lo stanno facendo indirettamente.

Non fatevi ingannare da come si presentano e dalle belle parole d’amore con cui tentano di sedurvi questi guru e sedicenti maestri, poiché dietro di loro si nascondono lupi rapaci. Essi non sono altro che servitori di Satana, mascherati da “sagge” e “amorevoli guide”. “E non c’è da maravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce.” (2Corinzi 11:14).

Rigettate immediatamente queste pratiche e queste false dottrine perché state adorando la creatura invece del Creatore che è benedetto in Eterno e, se non vi ravvedete ne porterete la pena, perché alla vostra morte sarete gettati nello stagno di fuoco e zolfo, per l’eternità, insieme alle vostre guide spirituali e a tutti i demoni che avete servito. Smettete di giocare con questa spiritualità da quattro soldi e date la vostra vita all’ Iddio Creatore di tutte le cose, l’unico che vi può salvare, mediante la fede nel prezioso sangue del Suo unigenito Figliuolo Gesù Cristo.

Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante; perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno.” (Deuteronomio 18:10-12).

DOPO LA CONVERSIONE:

Decidemmo con Domenico di chiedere un trasferimento a Milano per poter servire il Signore e approfondire la Sua conoscenza. Dio aprì le porte alla nostra richiesta e dopo quattro mesi ci trasferimmo nella nuova città per servirlo, nella piccola comunità dove era avvenuta la nostra conversione.

Iniziammo così  a partecipare ai culti, agli studi biblici e alle evangelizzazioni. Tutto ciò che mi insegnavano e che dicevano lo prendevo per buono poiché ero nuovo nella fede e non avevo esperienza né di chiese evangeliche, né delle Sacre Scritture.

Con il passare del tempo, però, iniziai a vedere e ad avvertire dentro di me che qualcosa in quella comunità non andava per il verso giusto.

Di seguito esporrò solo alcuni degli insegnamenti antibiblici che venivano perpetrati, altrimenti la lista sarebbe troppo lunga. Per prima cosa, la “pastoressa” mi disse che Dio mi aveva dato un ministero: “il ministero dell’intercessione e, che attraverso  questo ministero, Dio si sarebbe usato potentemente di me attraverso la mia preghiera”. Inizialmente ho creduto alle sue parole, ma leggendo la Bibbia vedevo che i ministeri erano cinque e tra questi il ministero dell’intercessione non c’era. Così chiesi spiegazioni e mi furono mostrati i passi di (Genesi 18:16-33) in cui Abrahamo intercedette per Sodoma e Gomorra e giustificarono così il mio “dono di ministerio”. Presi per buona la spiegazione, anche se dentro di me risuonavano sempre le parole di Paolo dove parla di cinque ministeri e non di sei; sta scritto, infatti: “Ed è lui che ha dato gli uni come apostoli; gli altri come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo” (Efesini 4:11-12).

Continuando la lettura della Parola, lessi l’insegnamento dell’apostolo Paolo in cui la donna non può insegnare e non può usare autorità sul marito. “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poichè non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perchè Adamo fu formato il primo, e poi Eva, e Adamo non fu sedotto;  ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1 Timoteo 2:11-14). Però in comunità avveniva l’esatto contrario, infatti, chi insegnava la Parola erano la “pastoressa” e una ragazza a cui era stato detto, sempre dalla “pastoressa”, di avere il ministerio di “dottore”. Inoltre, in molte occasioni, Domenico ed io abbiamo potuto constatare che i ruoli tra il pastore e la pastora erano spesso invertiti, dato che era lei ad insegnare a lui e alla comunità la Parola di Dio. Così ci facemmo coraggio e andammo a casa loro per esprimere le nostre perplessità, con la Bibbia alla mano. La “pastoressa” era visibilmente nervosa, e cercò di inventare sofismi di ogni genere per giustificare la sua disubbidienza a Dio. Vedendo che le sue spiegazioni si frantumavano contro la chiarezza della Parola, decidemmo di lasciare perdere. Ce ne andammo sconsolati, poiché credevamo di fare del bene e credevamo che, da figliuola dell’Altissimo, avrebbe accettato la riprensione e saremmo potuti crescere insieme nel Signore. Il suo cuore però s’ indurì e con la scusa che eravamo troppo giovani nella fede a differenza sua, che era da anni nel ministerio, la domenica dopo predicò indirettamente contro di noi dal pulpito e da ciò capii che non volle accettare la riprensione.

Nel frattempo, navigando su internet e cercando uno studio approfondito sull’insegnamento della donna, trovai il sito del fratello Giacinto Butindaro, che mi confermò quanto avevo appreso dalla Scrittura. Ricordo persino che in quei giorni inviai una e-mail al fratello, per chiedergli se esistesse il ministerio dell’intercessione e lui mi rispose che non si trovava nella Bibbia e che, come dice Paolo a Timoteo, tutti noi siamo chiamati ad intercedere per tutti gli uomini. Questo mi rafforzò molto, poiché avevo trovato qualcuno che confermava ciò che avevo letto nella Bibbia, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di confermarmi.

Nonostante ciò, non abbandonai la comunità, ma decisi di rimanerci ancora, anche perché, prima di avere avuto la discussione con i pastori, avevo comprato un biglietto per la Repubblica Domenicana, poiché ero stato invitato insieme ad un’altra sorella a casa della “pastoressa” (essendo lei dominicana), per testimoniare in alcune missioni in loco, e perché ero desideroso di vedere una “nazione evangelica”. Infatti, come l’Italia si può definire una nazione “cattolica”, la Repubblica dominicana si può definire una nazione “evangelica”. Come qua si trovano chiese cattoliche romane, così là si trovano locali di culto evangelici e, anche se  il ruolo di pastoressa è ampiamente accettato e anche lì vengono insegnate tante false dottrine, ho potuto comunque conoscere fratelli e sorelle sinceri nati di nuovo. Tra le varie comunità che visitammo, ricordo che andammo due volte in una comunità carismatica, nella quale, durante il culto, la gente iniziò a cadere. Ricordo che avevo una decina di persone attorno a me per terra però io rimanevo tranquillamente in piedi e non capivo il perché accadessero tali cose. Chiesi ai pastori spiegazioni, poiché ero molto confuso in merito a questo evento; avevo anche visto Benny Hinn che faceva cadere le persone, però non avevo ben chiaro se questo fosse giusto o sbagliato dal punto di vista biblico.

Mi fu detto che era una manifestazione dello Spirito Santo e per rispondere al passo della Scrittura in cui Paolo afferma che “Dio è un Dio d’ordine e non un Dio di confusione”, mi fu detto  che l’ordine di Dio non è come l’ordine dell’uomo e fui “istruito” con questa spiegazione.

Nonostante ciò, tornato in Italia, ero deciso a continuare a servire il Signore in quella comunità. Dio però, ancora una volta, nonostante i desideri del mio cuore fossero altri, diresse i miei passi verso di Lui, com’è scritto: “Ci sono molti disegni nel cuor dell’uomo, ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste”. (Proverbi 19:21).

Nelle due settimane successive al rientro in Italia, durante i culti domenicali , successero cose strane che non erano mai accadute fino a quel momento e ci turbarono molto: una sorella si buttò a terra urlando; un altro fratello iniziò a ridere come un pazzo; un’altra sorella iniziò a camminare a carponi per terra e un altro fratello, dopo l’imposizione delle mani di due sorelle, cadde a terra, proprio come negli spettacoli da baraccone di Benny Hinn. Tornammo a casa e, nonostante fossi ancora dubbioso, perché mi dispiaceva lasciare le persone con cui avevo legato in quei mesi, grazie anche al sostegno di Domenico., decidemmo di lasciare definitivamente la comunità.

Dopo questo evento non potei fare a meno che tornare sul sito del fratello Giacinto e iniziai sempre di più a leggere i suoi studi biblici e ad ascoltare le sue predicazioni, poiché erano gli unici studi che corrispondevano perfettamente, in maniera chiara ed esaustiva a quello che era scritto nella Bibbia ed erano gli unici che saziavano la mia sete di conoscenza.

In seguito agli studi che seguivo, mi divennero chiari: il ritorno del Signore (prima credevo nel rapimento segreto); l’insegnamento sulla decima e tante altre dottrine che prima non capivo. Più mi addentravo nella Parola, più il mio spirito si rinfrancava e più i dubbi si diradavano. Ricordo sempre con grande gioia il giorno in cui trovai, sul sito del fratello, un suo studio approfondito sulla dottrina della predestinazione e sulla sovranità di Dio, che riscontravo nella Scrittura, ma che nessuno mi aveva mai insegnato.

Quanto è liberatoria la verità, quanto è grande la Parola di Dio se compresa. Essa è vivente ed efficace ed io lo potevo sperimentare personalmente nel mio spirito. Ringrazio Dio anche per questo.

Erano passati sette mesi da quando mi ero trasferito a Milano e dentro di me iniziò a formarsi un forte desiderio di tornare a Bologna, la mia città, e di riprendere il lavoro che avevo lasciato. Pregai il Signore di darmi un segno se fosse stata la Sua volontà di farmi tornare, e l’ Eterno nella Sua fedeltà mi consolò con un sogno.

Sognai infatti me stesso, indossante la vecchia divisa che portavo nel mio vecchio lavoro, proprio nella postazione dove ero solito stare, nell’esatto punto dove Gli rivolsi la mia prima preghiera.

Dopo neanche un mese mi riassunsero nel posto da me precedentemente lasciato e tornai nella mia città. Vorrei anche testimoniare che, dal giorno della mia conversione, Dio mi ha in alcune occasioni parlato in sogno per avvisarmi di evitare pericoli in cui stavo imbattendomi, e per consolarmi nei momenti di forte afflizione.

Sì, infatti, è bene ricordare che a noi figli di Dio rinati dall’alto, “è stato dato rispetto a Cristo non solo di credere in Lui ma anche di soffrire per Lui” (Filippesi 1:29), e che Dio ancora oggi parla per mezzo di sogni e visioni per consolare e guidare coloro che Lo amano.

Decisi così, invitato da un fratello molto più anziano di me nella fede e che avevo conosciuto all’inizio della conversione, di andare al culto nella sua comunità, una chiesa evangelica ADI.

Nonostante sapessi tutte le eresie che insegnavano, decisi comunque di andarci e iniziai a frequentare la comunità. Inizialmente pensavo che nonostante le lacune dottrinali avrei potuto comunque servire il Signore e crescere nella Sua conoscenza, ma mi rendevo conto, col passare del tempo, che c’era tanta ignoranza nella Parola di Dio e poco zelo nel servirLo. Con questo non voglio dire che non ci fossero fratelli e sorelle sinceri nella comunità, ma invece di crescere nella conoscenza del Signore, sentivo dentro di me che si stava spegnendo qualcosa. Mi stavo infatti adeguando all’andazzo generale e non mi sentivo libero di proclamare la Parola per come essa è, poiché, oltre al fatto che tra i giovani si parlasse pochissimo del Signore, appena iniziai a discutere con qualche fratello della dottrina della predestinazione fui subito aggredito e additato quasi come se fossi un pazzo. Un fratello mi disse che da me non se lo sarebbe mai aspettato e un altro che solo i maledetti proclamano questa dottrina.

Fui molto rattristato da questo e mi ricordo che per trovare conforto scrissi al fratello Gian Michele Tinnirello, del quale avevo letto la testimonianza della sua esperienza negativa nelle ADI sul blog del fratello Giacinto. Parlando con lui su skype, provai grande gioia e consolazione, poiché finalmente potevo parlare delle cose di Dio di pari consentimento.

Dopo qualche settimana, conobbi, sempre tramite Skype, anche il fratello Giuseppe Piredda, che mi invitò a casa sua per parlare e offrire insieme il culto al Signore. Quel giorno erano a casa del fratello Giuseppe anche il fratello Gian Michele e il fratello Aldo Prendi. Con questi fratelli si parlava di Dio, si studiava la Scrittura e sentivo vera comunione poiché si parlava con la Bibbia e non con vani ragionamenti umani. Anche se eravamo in pochi, rendemmo il culto al Signore e passammo una giornata in comunione e nella gioia.

Ormai nelle ADI mi sembrava di perdere tempo, la mia anima non era saziata da tutti quei falsi insegnamenti, anzi ne era rattristata. Il pastore predicava con i foglietti e tutte le prediche sembravano uguali e senza spessore. La volta che si infervorò di più, fu quando dal pulpito gli uscì dalla bocca che non dare la decima fosse un peccato davanti a Dio. Anche per questo episodio decisi di lasciare definitivamente le ADI.

Benché non fossi membro della comunità, poiché non avevo mai deciso definitivamente di firmare la lettera di adesione, il pastore mi chiamò per capire le motivazioni della mia scelta, così mi incontrai con lui per esprimere tutto il mio disappunto e per spiegargli con le Scritture che ciò che insegnava era antibiblico. Incolpò subito il fratello Giacinto della mia decisione, ma lo stoppai immediatamente, perché non ero andato lì a parlare di persone che non erano presenti, ma per dimostrargli le dottrine false che insegnava. Iniziai con la predestinazione, ma appena vide che gli proclamavo versetti della Scrittura, sviò il discorso e disse che era un argomento troppo difficile e lungo da affrontare e che avremmo dovuto fare uno studio più approfondito da soli lui ed io (non commento questa affermazione, ma lascio il giudizio a chi legge). In quella comunità, inoltre, succedeva spesso che un fratello “parlasse in lingue” e subito dopo un altro “interpretasse”, iniziando sempre in questa maniera: “Così parla il Signore” o “Così dice il Signore”, facendo intendere che era Dio che aveva parlato attraverso il fratello che aveva parlato in lingue. Ma la scrittura non afferma quello che in pratica avviene in quella comunità, perché nella Parola di Dio sta scritto:“perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri.” (1Corinzi 14:2). Anche alle mie obiezioni sulle lingue e l’interpretazione delle lingue, il pastore non dimostrò niente con la Bibbia, ma iniziò a fare vani ragionamenti e alla fine mi disse, per chiudere il discorso e per non ammettere che si stava arrampicando sugli specchi, che sarei dovuto andare a casa a studiarmi il significato greco della parola “dono”. Lasciai perdere, poiché vedevo che era impossibile ragionare anche su questo argomento. Poi gli dissi che non era giusto il fatto che avesse affermato dal pulpito che era un peccato non dare la decima, ma negò, mentendo, di averlo detto e mi confermò comunque che secondo lui chi non dà la decima sta derubando Iddio. Finì così la nostra discussione e gli confermai che non sarei più tornato nella sua comunità. Provò a convincermi con vari discorsi, ma era con le Scritture che doveva convincermi, cosa che non fece.

Anche da questo laccio il Signore mi aveva liberato, me lo confermava Lui stesso nello spirito, poiché mi sentivo rafforzato e in pace. Anche in questo caso Dio mi aveva avvisato tramite un sogno, che mi diede nei primi giorni che frequentavo le ADI e che solo dopo questa esperienza ho realizzato pienamente.

Sognai infatti di essere seduto nel locale di culto, insieme a vari giovani, davanti a noi vi era il pastore che toccava con la propria mano, uno per volta, la fronte di tutti, quando però giunse davanti a me, mi saltò e fui l’unico a non essere da lui toccato. Inizialmente non capii cosa volesse dire esattamente questo sogno e mi diede anche un po’ fastidio il fatto di essere escluso, ma poi capii che il Signore mi stava avvisando che non ero dei loro, e nemmeno del pastore, ma che ero soltanto Suo.

Io ho veduto gli sleali e ne ho provato orrore; perché non osservano la tua parola.” (Salmo 119:158). Con tali parole del salmista, mi rivolgo a tutti i credenti che si rendono conto di frequentare comunità dove la Parola del Signore è calpestata, non compresa e non osservata. Fatevi illuminare dalla Parola dell’Eterno e chiedeteGli che guidi il vostro sentiero secondo la Sua Parola, facendovi comprendere pienamente, ma fatelo con fede, “Che se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata. Ma senza star punto in dubbio; perché chi dubita è simile a un’onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi già quel tale di ricever nulla dal Signore, essendo uomo d’animo doppio, instabile in tutte le sue vie. (Giacomo 1:5-8). Esaminate tutto ciò che vi insegnano i vostri pastori alla luce delle Scritture e ritenetene il bene soltanto. “Non spegnete lo spirito; non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene” (1Tessalonicesi 5:20-21). Se li trovate bugiardi, riprendeteli e metteteli alla prova, per vedere se sono da Dio, come anche dicono le Scritture: “Diletti non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se son da Dio; perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo” (1Giovanni 4:1). Non abbiate paura di proclamare tutto ciò che è scritto, poiché, se davvero siete figliuoli dell’Altissimo, dovete sapere che siete stati chiamati a temere il vostro Padre celeste e non l’uomo che non è in grado di fare un solo capello bianco o nero. “Coll’aiuto di Dio celebrerò la sua parola; in Dio confido e non temerò; che mi può fare il mortale?” (Salmi 56.4). Alzate dunque le vostre voci e liberatevi dai falsi insegnamenti che stanno avvelenando le vostre anime. Vegliate del continuo sulle anime vostre, perché “Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta” (Galati 5:9) e portate frutto alla gloria di Dio. Colui che porta frutto è colui a cui è dato da Dio di intendere la Sua perfetta e immutabile Parola e l’osserva. “Ma quei che ha ricevuto semenza in buona terra, è colui che ode la Parola e l’intende; che porta del frutto e rende l’uno il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta” (Matteo 13:23).

A Dio siano tutta la gloria, l’onore, la lode e la potenza, poiché a Lui solo appartengono.

La grazia sia con voi.

Enrico Maria Palumbo.

Indirizzo mail: Enrico_Palumbo@hotmail.com

Numero cellulare: 347/5801648

Contatto skype: Enrico170382

tratto da: http://laspadadellospirito.wordpress.com/2013/01/12/dalla-ricerca-della-verita-attraverso-la-meditazione-trascendentale-alla-verita-in-cristo-gesu/

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