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I contradditori devono essere convinti, non arsi vivi sul rogo come ha fatto Giovanni Calvino

Sta scritto:

«Poiché il vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio; non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non manesco, non cupido di disonesto guadagno, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, temperante, attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d’esortare nella sana dottrina e di convincere i contradittori.» (Tito 1:7-9)

Eppure il RIFORMATORE Giovanni Calvino, padre del calvinismo, ha fatto ricorso alla
ELIMINAZIONE fisica dei contradditori tramite il ROGO, infatti ha fatto ardere vivo l’eretico Michele Serveto.

Se dobbiamo studiare la storia della Chiesa, non si può non notare questo omicidio e il regno del terrore che incombeva sulla città di Ginevra ai tempi di Calvino.

Anche a quel tempo sorse una disputa sulla questione se era lecito ardere gli eretici oppure no, e Calvino scrisse un vero e proprio trattato per difendere L’UCCISIONE degli eretici, mostrando, quindi, il suo animo malvagio e violento contro coloro che lo contradicevano.

«Ma poiché Serveto aveva combattuto con scritti e con ragioni, con ragioni e con scritti bisognava refutarlo.» (Sébastien Castellion 1515 – 1563)

Chi ancora oggi vuole associare la propria religione al credo di Calvino, almeno dovrebbe ben documentarsi anche di queste cose, per amore della verità.

Giuseppe Piredda

Tratto dal blog “La buona strada” di G. Piredda

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