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Il nostro buon combattimento

Noi credenti in Cristo Gesù siamo soldati del Signore su questa terra e come soldati siamo del continuo in guerra. Noi dobbiamo guerreggiare quella che è chiamata dalla Scrittura “la buona guerra” (1Tim. 1:18), e la dobbiamo guerreggiare contro i nostri nemici. Sì, perchè noi abbiamo dei nemici che sono in gran numero e spietati; ma non mi riferisco ai nostri nemici di carne e ossa (che dobbiamo amare secondo che è scritto: “Amate i vostri nemici” [Luca 6:27]) perchè il nostro combattimento non è contro di loro. I nemici che noi figliuoli di Dio dobbiamo affrontare in questa guerra sono degli esseri spirituali malvagi la cui esistenza è reale come sono reali pure le loro diaboliche macchinazioni contro noi credenti. Ma Dio, sapendo che noi avremmo dovuto affrontare questa guerra ci ha forniti di un’armatura; le armi sono le sue, ma esse non sono carnali appunto perchè il nostro combattimento non è contro carne e sangue, ma comunque sono “potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze” (2Cor. 10:4) del nemico.

Paolo ha scritto: “Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; poichè il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinchè possiate resistere nel giorno malvagio, e dopo avere compiuto tutto il dovere vostro restare in piè” (Ef. 6:11-13).

Il diavolo è il nostro avversario ed è il principe di questo mondo malvagio che lui signoreggia servendosi di creature spirituali che sono al suo servizio, ed esse sono i principati, le potestà, i dominatori di questo mondo di tenebre e le forze spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti. Ora, tutti costoro sono dei nostri nemici, sappiatelo; essi non ci amano, non cercano affatto il nostro bene, non cercano la nostra edificazione, non ci proteggono, non mostrano nessuna pietà verso di noi perchè spietati, e quello che si propongono di fare è questo: vorrebbero farci rinnegare il Signore, per farci tornare a voltolare nelle immonde concupiscenze della carne e quindi nel pantano fangoso, da cui (pure loro lo sanno questo) Gesù Cristo ci ha tirati fuori mediante il suo prezioso sangue. Essi, con le loro macchinazioni, tentano di farci sviare dalla fede e dalla verità cercando di tenerci lontano dalla fratellanza, dalla lettura e dalla meditazione della Parola di Dio; cercando di farci credere qualche eresia di perdizione; cercando di non farci pregare, di non farci santificare perché essi sanno che è scritto che senza la santificazione nessuno vedrà il Signore; cercando di non farci perdonare chi deve essere da noi perdonato; cercando di farci dubitare della fedeltà di Dio; cercando di farci dimenticare dei poveri fra i santi per non supplire ai loro bisogni, insomma essi tentano di impedirci sia di conoscere la volontà di Dio e sia di compierla. Essi sono veramente nostri nemici, perchè non vogliono assolutamente che noi facciamo il bene ma vogliono che facciamo il male, proprio quello che noi invece dobbiamo odiare secondo che è scritto: “Aborrite il male” (Rom. 12:9). Ma voglio che sappiate anche che tutte le macchinazioni di Satana e dei suoi ministri non sono sconosciute a Dio perchè esse sono tutte davanti ai suoi occhi. Dio sa come farci opporre in modo efficace alle insidie del diavolo ed è perciò che Egli ci ha dato la sua armatura e ci ha comandato di rivestircene.

 

Come Gesù fu tentato dal diavolo e come Egli si oppose al tentatore

 

Prima di parlare in maniera dettagliata dell’armatura di Dio citata da Paolo agli Efesini, voglio soffermarmi sulla tentazione che il nostro Signore dovette affrontare; sì, perchè anche Gesù Cristo “è stato tentato in ogni cosa come noi, però senza peccare” (Ebr. 4:15). Riflettete su questo: Satana tentò Gesù, il Figlio di Dio, per farlo peccare affinchè Egli non potesse più salvarci! Il diavolo non voleva che Gesù morisse sulla croce portando tutti i nostri peccati sul suo corpo perchè sapeva che così facendo Egli avrebbe condannato il peccato nella sua carne e avrebbe riscattato molti uomini e molte donne dalle sue mani con il suo prezioso sangue.

Come Satana ha tentato Gesù così tenta pure noi, perciò dobbiamo sapere come Satana ha tentato Gesù, ma soprattutto dobbiamo sapere come Gesù si oppose a Satana, affinchè pure noi, seguendo le sue orme, possiamo opporci a Satana in maniera efficace e indurlo a lasciarci e a fuggire da noi. Parlo di opposizione a Satana, perchè questa è la cosa che tutti noi dobbiamo tenere a mente del continuo e cioè che al diavolo si deve resistere senza dargli nessuno spazio e nessuna confidenza. Questo è quello che ci hanno lasciato scritto gli apostoli a tale riguardo: Giacomo ha scritto: “Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Giac. 4:7); Paolo ha scritto: “Non fate posto al diavolo” (Ef. 4:27); e Pietro ha scritto: “Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli, stando fermi nella fede…” (1Piet. 5:8,9).

Vediamo ora le insidie del tentatore contro Gesù e come Gesù si oppose ad esso vittoriosamente. Gesù Cristo, dopo che fu battezzato nelle acque del Giordano fu unto da Dio di Spirito Santo e di potenza, dopodichè fu condotto dallo Spirito Santo su nel deserto per essere tentato dal diavolo (era necessario che Gesù venisse tentato in ogni cosa come noi affinchè lui stesso fosse poi in grado di soccorrerci quando pure noi saremmo stati tentati, e difatti questo è quello che Gesù può fare secondo che è scritto: “Poichè, in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che sono tentati” [Ebr. 2:18]).

Ÿ È scritto: “E dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. E il tentatore, accostatosi, gli disse: Se tu sei Figliuolo di Dio, dì che queste pietre divengano pani. Ma egli rispondendo disse: Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matt. 4:2-4). Notate che il diavolo aspettò la fine dei quaranta giorni del digiuno di Gesù per tentarlo; egli si accostò a lui proprio quando ebbe fame, cioè quando si trovò nella necessità, in questo caso di mangiare. Ora, nel deserto non v’era pane ma vi erano delle pietre e il tentatore disse a Gesù di dire alle pietre di diventare pani. Il fatto che Satana cominciò a tentarlo col dirgli: “Se tu sei Figliuolo di Dio..” (Matt. 4:3), ci fa comprendere come il diavolo sapeva che Gesù Cristo era il Figlio di Dio ma con le sue parole cercò di fare capire al Signore che dato che lui proclamava di essere il Figlio di Dio poteva, in virtù della sua potenza, mutare pure delle pietre in pani, ma anche che egli avrebbe riconosciuto che lui era il Figlio di Dio se lo avesse visto mutare le pietre in pani. Anche quando Gesù Cristo fu crocifisso fu tentato in una maniera simile, infatti, mentre egli era appeso alla croce, quelli che passavano di lì, “lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: Tu che disfai il tempio e in tre giorni lo riedifichi, salva te stesso, se tu sei Figliuolo di Dio, e scendi giù di croce!” (Matt. 27:39,40), e gli scribi e i sacerdoti dicevano: “Da che è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui” (Matt. 27:42); come potete vedere anche sulla croce Gesù fu tentato a ribellarsi a Dio perchè i suoi nemici avrebbero desiderato che lui mostrasse loro che egli era il Figlio di Dio scendendo dalla croce; ma Gesù non gli mostrò di essere il Figlio di Dio scendendo dalla croce ma risuscitando dalla morte, perchè questo era l’ordine che Egli aveva ricevuto dal Padre suo. Nel caso della tentazione nel deserto, il diavolo non disse a Gesù di dire alle pietre di diventare pani per vedere operargli un miracolo e per riconoscere da esso che lui era il Figlio di Dio perchè lui non voleva che Gesù facesse quel miracolo per credere in lui ma per farlo cadere nel peccato perchè sapeva che se Gesù gli avesse ubbidito avrebbe disubbidito a Dio; ma il tentatore non disse a Gesù di mutare le pietre in pani neppure perchè potesse mangiare qualcosa e riacquistare forze perchè al nemico della sua necessità e della sua debolezza fisica non gli importava nulla (“egli è stato omicida fin dal principio” [Giov. 8:44], quindi se avesse potuto lo avrebbe persino ucciso in quell’occasione), ma usò il suo desiderio di mangiare del pane per fargli fare le cose di testa sua e non in accordo con la volontà di Dio. Gesù si oppose al tentatore con la Parola di Dio, citandogli il verso della Scrittura che dice che l’uomo non vive soltanto di pane ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio, facendo chiaramente capire che non solo non era ancora giunto il tempo per lui di mangiare del pane, ma anche che non era quella la maniera di uscire da quella distretta nella quale si trovava, perchè Dio aveva stabilito altrimenti per lui. L’avversario ancora oggi tenta nella stessa maniera, infatti cerca di indurci a pensare che il fine giustifica i mezzi illeciti e disonesti, ma badiamo a noi stessi perchè il fatto di avere bisogno di qualcosa non ci deve mai portare ad agire di testa nostra o con la frode e con l’astuzia per ottenere quello che abbiamo il diritto d’avere; invece, noi dobbiamo a tutti i costi, soffrendo e pazientando, ottenere quello di cui abbiamo bisogno attenendoci alle leggi divine, cioè continuando a camminare nella giustizia e nella santità; si soffre, è vero, ma è meglio soffrire lottando secondo le leggi di Dio che impazientirci e cadere così in tentazione (ricordatevi che “chi cammina in fretta sbaglia strada” [Prov. 19:2]). Sappiate che in ogni nostra distretta ed afflizione, Satana tenta di farci cadere in tentazione perchè vede la nostra debolezza, vede il bisogno nel quale ci troviamo e ci suggerisce sempre di uscire dalle nostre distrette disubbidendo a Dio e mai ubbidendogli in tutto e per tutto. Gesù, colui che a Cana di Galilea mutò l’acqua in vino, avrebbe potuto pure mutare le pietre in pani perchè aveva il potere di farlo; ma egli non compì quello che gli propose di fare Satana perchè anche nella fame il suo cibo principale era quello di fare la volontà di Colui che lo aveva mandato e di compiere l’opera sua. Anche per noi nella fame e nella sete, il nostro cibo preferito deve rimanere sempre quello di fare la volontà di Dio. “Le vivande sono per il ventre, e il ventre è per le vivande; ma Iddio distruggerà e queste e quello” (1Cor. 6:13), quindi sia il pane che mangiamo per vivere e sia lo stomaco che possediamo in questo corpo sono cose che passeranno. Ma chi non passerà mai è chi fa la volontà di Dio secondo che è scritto: “Ma chi fa la volontà di Dio dimora in eterno” (1Giov. 2:17), perciò anche nelle nostre necessità dobbiamo anteporre ad ogni cosa il fare la volontà di Dio per evitare di smettere di temere Dio e di osservare i suoi comandamenti in mezzo ad esse, e questo perchè l’uomo non vive soltanto di pane. Certo, pure il pane ci è stato fornito da Dio per il nostro bene ma non dobbiamo pensare che basta solo avere le cose materiali necessarie al corpo per essere felici perchè questo non è vero, infatti Gesù ha definito felici non quelli che sono satolli ma quelli che ascoltano la parola di Dio e l’osservano secondo che è scritto: “Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano” (Luca 11:28). Coloro che invece pensano di potere vivere solamente di pane e che non sentono il bisogno di osservare i comandamenti di Dio sono delle persone che non solo sono infelici ma non possono neppure piacere a Dio perchè camminano secondo la carne secondo che è scritto: “Quelli che sono nella carne, non possono piacere a Dio” (Rom. 8:8), e questo anche se hanno il pane necessario ed ogni cosa materiale necessaria. Come dopo che Gesù si oppose a Satana e questi lo lasciò, degli angeli vennero a lui per servirlo, così anche a noi, dopo che avremo sofferto per un pò di tempo nelle nostre distrette, verranno degli angeli di Dio a servirci per ordine di Dio per supplire a tutte le nostre necessità (secondo che è scritto: “Non sono eglino tutti spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza?” [Ebr. 1:14]); sì, perchè, pure noi, se nelle nostre distrette ci sottomettiamo a Dio e resistiamo al diavolo vedremo le potenti liberazioni che Dio accorda agli uomini retti; grandi liberazioni che il Signore opera a pro dei suoi eletti servendosi dei suoi angeli.

Ÿ “Allora il diavolo lo menò seco nella santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei Figliuolo di Dio, gettati giù; poichè sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo” (Matt. 4:5-7). Quando il diavolo ricevette come risposta da Gesù le parole della legge del Signore, tentò di farlo cadere nel peccato in questa maniera; egli lo menò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse di buttarsi giù se lui era il Figlio di Dio perchè era scritto che Dio avrebbe ordinato ai suoi angeli di portarlo sulle loro mani affinchè non urtasse contro nessuna pietra. Certo che apparentemente sembrerebbe che non c’era nulla di male in quello che il tentatore disse di fare a Gesù, anche perchè gli citò pure una delle fedeli promesse di Dio che sono scritte. Sembrerebbe pure che il diavolo credeva che Dio avrebbe soccorso Gesù se questi si fosse buttato giù dal pinnacolo del tempio ed egli non avrebbe sofferto alcun danno nella sua caduta; ma tutto ciò è solo una vana apparenza perché dietro di essa c’era una astuta macchinazione del diavolo per distruggere il piano della salvezza che Dio aveva formato avanti la fondazione del mondo. Fratelli, voi dovete sempre tenere presente che il diavolo, non importa in che maniera agisce e parla, vuole sempre farci del male e mai del bene, e oltre a ciò vuole sempre fare bestemmiare il nome di Dio e mai farlo lodare; non vi fate ingannare dal fatto che citi di tanto in tanto pure la Parola di Dio perchè il suo fine rimane sempre malvagio. In questa specifica tentazione contro Gesù, il diavolo citò una promessa di Dio, ma non la citò per intero ma in parte, infatti lui non disse: “Egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno in palma di mano, che talora il tuo piè non urti in alcuna pietra” (Sal. 91:11,12), ma solo: “Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra” (Matt. 4:6); come potete vedere nella citazione fatta dal tentatore mancano le parole “di guardarti in tutte le tue vie” (Sal. 91:11). Forse che il diavolo si dimenticò di citarle? Affatto; sarebbe meglio dire che non volle citarle. Ma perchè? Perchè egli, ogni qual volta cita la Parola di Dio lo fa in un modo errato o omettendo delle parole o aggiungendone delle sue; perciò è necessario conoscerla bene la Scrittura per non essere sedotti dal diavolo. Anche nel giardino dell’Eden il serpente antico non citò in maniera esatta la parola di Dio alla donna, infatti Dio aveva detto all’uomo: “Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perchè, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Gen. 2:16,17), mentre il serpente disse ad Eva: “Come! Iddio v’ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?” (Gen. 3:1) In questo caso però la donna non si oppose al serpente come avrebbe dovuto e si lasciò sedurre e cadde in trasgressione. Gesù sapeva che il Padre suo aveva promesso di guardarlo in tutte le sue vie, a condizione che tutte le sue vie fossero sante e giuste, e sapeva anche che se egli si fosse gettato giù dal tempio non avrebbe camminato per una via santa; e quindi, come avrebbe potuto Dio guardarlo in tutte le sue vie se tra le sue vie ve ne fosse stata una iniqua? Se Gesù avesse camminato per quella via iniqua avrebbe peccato ed il Padre suo si sarebbe indignato contro di lui. Sì, Iddio ordinò ai suoi angeli di guardare il suo Figliuolo in tutte le sue vie nei giorni della sua carne, ma ricordatevi che tutte le sue vie furono giuste. Gesù sapeva che se avesse fatto quello che gli suggeriva Satana si sarebbe reso colpevole in verso Dio, perciò rispose al diavolo dicendogli: “Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo” (Matt. 4:7). Quello che avvenne a Gesù ci insegna che il diavolo, alcune volte, vuole indurci a tentare Dio facendo leva sulla Parola di Dio citata da lui a sproposito o dandogli il senso da lui voluto; ma anche che ad ogni citazione della parola di Dio fatta dal diavolo vi è sempre nella Scrittura un altro passo che annulla quello che vorrebbe farci fare o la ragione ingiusta per cui lui ci vorrebbe far fare quella cosa servendosi della Scrittura. Fratelli, dobbiamo stare attenti, perchè il fatto che Dio abbia promesso di proteggerci e di guardarci dal maligno non deve indurci a pensare che non importa quello che diremo o faremo o dove andremo, Dio ci proteggerà; non tentiamo Dio ma camminiamo nelle sue vie sante e allora avremo la certezza che Dio ci proteggerà da ogni male. Vediamo ora come il popolo d’Israele tentò Dio nel deserto perchè questo ci serve a comprendere cosa significhi tentare Dio. Dopo che Dio fece scaturire dalla roccia l’acqua a guisa di fiumi per dissetare gli Israeliti, “essi continuarono a peccare contro di lui, a ribellarsi contro l’Altissimo, nel deserto; e tentarono Dio in cuore loro, chiedendo cibo a loro voglia. E parlarono contro Dio, dicendo: Potrebbe Dio imbandirci una mensa nel deserto? Ecco, egli percosse la roccia e ne colarono acque, ne traboccarono torrenti; potrebb’egli darci anche del pane, e provvedere di carne il suo popolo? Perciò l’Eterno, avendoli uditi, s’adirò fieramente, e un fuoco s’accese contro Giacobbe, e l’ira sua si levò contro Israele, perchè non avevano creduto in Dio, nè avevano avuto fiducia nella sua salvazione…” (Sal. 78:17-22). Gli israeliti nel deserto, dopo che ebbero visto Dio far scaturire dei fiumi dalla dura roccia e si furono dissetati, tentarono Dio chiedendo del cibo a loro voglia. Ma come lo chiesero questo cibo? Parlando contro Dio mettendo in dubbio la potenza di Dio e la fedeltà di Dio di cui loro avevano visto fino ad allora delle evidenti prove. Piacquero quelle parole a Dio? Affatto, perchè Egli si vide messo alla prova da un popolo dal collo duro, e per questo si adirò gravemente contro Israele; “egli dette loro quello che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone” (Sal. 106:15), dice la Scrittura. Ricordatevi che Paolo dice ai Corinzi che queste cose avvennero per servire d’esempio a noi “onde non tentiamo il Signore come alcuni di loro..” (1Cor. 10:9); quindi fratelli, non seguiamo lo stesso esempio di disubbidienza di quelli che tentarono Dio per non provocare ad ira il nostro Dio e non essere puniti da lui. Vi faccio un esempio per farvi comprendere cosa significhi tentare Dio facendo leva sulla parola di Dio: In Isaia Dio ha fatto questa promessa: “Quando camminerai nel fuoco non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà” (Is. 43:2), ma se un credente per farsi vedere decide, tentato dal diavolo, di mettersi a camminare sui carboni accesi o fra delle fiamme di fuoco per certo egli tenta Iddio benchè in Isaia vi sia la suddetta promessa di Dio. Shadrac, Meshac ed Abed-Nego non se ne andarono di loro spontanea volontà nella fornace di fuoco (fatta attizzare da Nebucadnetsar) per fare vedere al re quanta fede avevano nel loro Dio o per acquistarsi fama, perchè loro furono gettati in essa contro la loro volontà. In questo caso non si può dire che essi tentarono Dio, ma si deve dire che essi per avere ubbidito a Dio furono gettati nel fuoco dai loro nemici e Dio li liberò dalla fornace di fuoco. Dio mandò ad effetto la sua parola a pro dei suoi servitori che ebbero fede in lui, infatti essi camminarono in mezzo al fuoco (perchè furono visti camminare in mezzo al fuoco dal re Nebucadnetsar) e non furono arsi in nessuna maniera dal fuoco secondo che è scritto: “E Shadrac, Meshac e Abed-Nego uscirono di mezzo al fuoco. E i satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re, essendosi radunati, guardarono quegli uomini, e videro che il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo, che i capelli del loro capo non erano stati arsi, che le loro tuniche non erano alterate, e ch’essi non avevano odor di fuoco” (Dan. 3:26,27). In questa potente liberazione di Dio vediamo l’adempimento delle parole scritte in Isaia. Nel profeta Isaia vi è anche questa promessa: “Quando passerai per delle acque, io sarò teco; quando traverserai dei fiumi, non ti sommergeranno” (Is. 43:2), ma è chiaro che anche in questo caso se un credente decide, istigato dal diavolo, di volere passare un fiume in piena appoggiandosi su queste parole per certo egli tenta Dio.

Ÿ “Di nuovo il diavolo lo menò seco sopra un monte altissimo, e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io te le darò, se, prostrandoti, tu mi adori. Allora Gesù gli disse: Và, Satana poichè sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto. Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli vennero a lui e lo servivano” (Matt. 4:8-11). In questa tentazione, il tentatore fece vedere a Gesù tutti i regni del mondo e la loro gloria e glieli promise a questa condizione, se Gesù si fosse prostrato davanti a lui e lo avesse adorato. Da questo episodio traiamo i seguenti ammaestramenti:

Il diavolo, come disse il Signore Gesù, “è bugiardo e padre della menzogna” (Giov. 8:44), perchè quando disse a Gesù: “Ti darò tutta quanta questa potenza e la gloria di questi regni; perchè essa mi è stata data, e la do a chi voglio” (Luca 4:6) gli mentì. Ora, è vero che il diavolo è il principe di questo mondo ma non è affatto vero che è in suo potere dare i regni delle nazioni e la loro gloria a chi vuole lui; perchè? Perchè è scritto nel libro di Daniele che “l’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole..e v’innalza l’infimo degli uomini” (Dan. 4:32,17), e perchè, quando Dio parlò al profeta Geremia (mentre Nebucadnetsar regnava in Babilonia) disse: “Io ho fatto la terra, gli uomini e gli animali che sono sulla faccia della terra con la mia gran potenza e col mio braccio steso; e do la terra a chi mi pare bene. E ora do tutti questi paesi in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, mio servitore” (Ger. 27:5,6); ed ancora perchè nel libro dei salmi Davide dice: “All’Eterno appartiene la terra e tutto ciò che è in essa, il mondo e i suoi abitanti” (Sal. 24:1). Diletti, è Dio, l’Onnipotente, che da i regni delle nazioni e la loro gloria a chi vuole lui e non il diavolo, questo è quello che attesta la Scrittura. Il diavolo anche a Gesù parlò il falso e del suo, infatti promise di dargli quello che solo Dio avrebbe potuto dargli, e che, è bene ricordare, Dio aveva già promesso di dare al suo Figliuolo, (ma prima egli avrebbe dovuto soffrire molte cose). Il Padre aveva detto al Figliuolo: “Chiedimi, io ti darò le nazioni per tua eredità e le estremità della terra per tuo possesso. Tu le fiaccherai con uno scettro di ferro; tu le spezzerai come un vaso di vasellaio” (Sal. 2:8,9); e questa potestà sulle nazioni della terra, il Figliuolo la ricevette dal Padre suo dopo che ebbe fatta l’espiazione dei nostri peccati, infatti dopo che fu risuscitato egli disse ai suoi: “Ogni potestà m’è stata data in cielo e sulla terra” (Matt. 28:18), e quando apparve a Giovanni sull’isola di Patmo gli disse: “E a chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine io darò potestà sulle nazioni, ed egli le reggerà con una verga di ferro frantumandole a mò di vasi d’argilla; come anch’io ho ricevuto potestà dal Padre mio” (Ap. 2:26,27). Ricordatevi che durante il Millennio, Gesù Cristo regnerà sulla terra su tutte le nazioni per decreto di Dio.

 

Il diavolo per farci cadere in tentazione fa leva sulla concupiscenza degli occhi infatti cercò di fare cadere il Signore facendogli vedere tutti i regni del mondo; quindi stiamo attenti a non lasciarci sopraffare dalla concupiscenza degli occhi che giace pure essa nel diavolo.

Gesù non desiderò possedere un regno sulla terra ai suoi giorni, benchè egli fosse re, perchè il suo regno non era di questo mondo. Perciò anche noi non dobbiamo volere diventare degli uomini potenti e ricchi secondo il mondo perchè noi pure non siamo di questo mondo come non lo era Gesù. Il nostro costante desiderio deve essere quello di ereditare il Regno dei cieli e non quello di ereditare qualche alta carica terrena o di farci un regno in questo mondo.

Il diavolo non dà nulla gratuitamente perchè vuole sempre qualcosa in cambio; quando egli dà dei poteri soprannaturali o dei beni materiali a coloro che glieli chiedono pretende l’adorazione. Nonostante egli non sia degno di essere adorato, pure riesce a farsi adorare da molti sulla terra in cambio di poteri e di ‘successi’ commerciali. Tutti coloro che accettano le sue offerte da un lato riescono a guadagnare fama e denaro, ma dall’altro perdono l’anima loro; perchè questo è il fine che si propone il nemico, di fare andare in perdizione più persone possibili accecandole con le vanità bugiarde e distraendole in ogni maniera per non fare loro cercare Dio. Gesù Cristo si rifiutò di prostrarsi davanti al diavolo e di adorarlo citandogli la Scrittura. E’ scritto nella legge: “Temi l’Eterno, il tuo Dio, a lui servi..Egli è l’oggetto delle tue lodi” (Deut. 10:20,21); quindi solo Dio è degno di essere adorato.

Dalla tentazione che affrontò il nostro Signore e dalla maniera in cui egli si oppose al diavolo noi credenti traiamo diversi insegnamenti utili. Innanzi tutto il diavolo è un essere spirituale che esiste veramente e non una leggenda, come alcuni pensano illudendosi. La sacra Scrittura parla pure del diavolo e delle sue opere e della fine che lo aspetta alla fine dei giorni e noi accettiamo tutto ciò che essa ci dice attorno a lui perchè riteniamo che la Parola di Dio è verità e non mente a riguardo di nessuno e di nulla.

In secondo luogo, da come il tentatore tentò Gesù apprendiamo che egli si serve della concupiscenza della carne, della superbia della vita e della concupiscenza degli occhi per fare cadere nel peccato i figliuoli di Dio, infatti egli, prima cercò di indurre a peccare Gesù per mezzo del desiderio di mangiare, poi lo tentò cercando di indurlo ad innalzarsi buttandosi dal pinnacolo del tempio, ed infine cercò di sedurlo facendogli vedere i regni del mondo e la loro gloria per fare nascere in lui il desiderio di possederli.

Anche con noi il tentatore agisce nella stessa maniera infatti si usa della concupiscenza della carne, della concupiscenza degli occhi e della superbia della vita per farci allontanare dal Signore; tutte queste cose sono nel mondo e siccome che tutto il mondo giace nel maligno pure queste cose sono immerse nel diavolo, perciò ci è comandato di non amare il mondo e le cose che sono nel mondo, perchè mettendoci ad amarle noi ci metteremmo ad amare ciò che giace nel diavolo. Il mondo e le cose che sono nel mondo si oppongono alla Parola di Dio ed ai desideri dello Spirito Santo perchè giacciono in colui che è il nemico di Dio e perciò quei credenti che si mettono ad amare le concupiscenze mondane e la superbia della vita si rendono automaticamente nemici di Dio secondo che è scritto: “Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giac. 4:4). Quindi, siccome che noi figliuoli di Dio viviamo in questo mondo e siamo circondati dalle cose di questo mondo dobbiamo vigilare e pregare del continuo per non farci vincere dalle concupiscenze mondane e dalla superbia della vita che Satana usa per farci cadere nella fossa. Sappiate che se c’è qualcuno che vuole che noi figliuoli di Dio camminiamo secondo la carne, ebbene, esso è Satana, che sa perfettamente che la Parola dice a noi figliuoli di Dio: “Se vivete secondo la carne voi morrete” (Rom. 8:13), e perciò cerca di sedurci con la sua astuzia dicendoci, come disse ad Eva: “No, non morrete affatto” (Gen. 3:4). Egli cerca con il fascino esteriore che emanano i piaceri della vita, le ricchezze, le donne corrotte, la moda di questo secolo, la filosofia, la musica moderna e tante altre cose di attirarci a queste cose e farci sopraffare da esse, perchè egli sa che il credente, una volta adescato e sopraffatto da queste funeste concupiscenze, smette di osservare i comandamenti di Dio e di portare frutto alla gloria di Dio, e muore.

Noi non ignoriamo le macchinazioni di Satana e sappiamo come resistergli quando egli ci attacca perchè Gesù pure in questo ci ha lasciato l’esempio da seguire. Noi dobbiamo fare uso della Parola di Dio per opporci al diavolo infatti Gesù rispose al diavolo con dei passi della Scrittura.

Fratelli, sappiate che “la Scrittura non può essere annullata” (Giov. 10:35), e che quando noi credenti ci opponiamo al tentatore con essa lui non può rendere vana la Parola di Dio e non può dimostrare che essa è falsa e perciò è costretto a lasciarci.

Ma vi è un’altra cosa da dire e cioè che quando si risponde al diavolo bisogna rispondergli sempre nella maniera giusta perchè egli rimane pur sempre la dignità, infatti è il principe di questo mondo. Quando Gesù rispose al diavolo gli disse: “Và Satana…” (Matt. 4:10); ora Satana significa avversario, e Gesù lo chiamò con questo nome; Gesù non si mise ad ingiuriarlo pur conoscendo bene il carattere e le opere del diavolo e questo ci serve d’ammaestramento a noi suoi discepoli affinchè noi non ci mettiamo a soprannominare il diavolo con dei nomignoli ingiuriosi per farci beffe di lui come fanno alcuni uomini corrotti che predicano pure l’Evangelo.

 

L’armatura di Dio

 

Noi credenti non abbiamo da noi stessi nessun’arma efficace con la quale opporci al diavolo, di questo siamo pienamente consci perchè in noi, vale a dire nella nostra carne, non abita alcun bene; ma grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo perchè Egli nella sua bontà e nella sua sapienza ci ha fornito un armatura completa e potente. Completa perchè non permette al diavolo di fare breccia nel credente da nessuna parte perchè essa protegge il credente da ogni lato; potente, perchè è così potente che con essa riusciamo ad opporci al diavolo, e a distruggere le sue fortezze e i ragionamenti ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio. L’armatura di Dio ci serve sia per difenderci e sia per attaccare i nostri nemici quindi faremo bene a rivestircene per vivere una vita vittoriosa sulla terra nell’attesa dell’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo. Paolo ha detto che noi dobbiamo rivestirci della completa armatura di Dio onde possiamo stare saldi contro le insidie del diavolo e affinchè possiamo resistere nel giorno malvagio e restare in piedi. L’apostolo ha parlato di ‘giorno malvagio’ perchè sapeva che il giorno in cui il diavolo ci insidia per farci cadere in tentazione è un cattivo giorno. Quindi tenendo presente la ragione per cui abbiamo bisogno di indossare l’armatura di Dio, vediamo queste armi che Dio ha tirato fuori dalla sua armeria per equipaggiare il suo esercito di soldati che si trova in mezzo a questo mondo di tenebre.

Ÿ “State dunque saldi avendo presa la verità a cintura dei fianchi” (Ef. 6:14). Come dei buoni soldati del Signore noi dobbiamo cingerci i fianchi con la verità, ciò significa che noi credenti dobbiamo dire la verità e non dobbiamo nè amare la menzogna e neppure praticarla perchè è scritto: “Bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perchè siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4:25). Diletti, dite la verità; la menzogna offre un rifugio debole e temporaneo a coloro che ne fanno la loro città di rifugio e la loro fortezza perchè Dio a suo tempo distrugge questa loro fortezza in un attimo e li rende confusi per mostrare loro che di Lui non si può fare beffe nessuno. Gesù ha detto che “non v’è niente di coperto che non abbia ad essere scoperto, nè di occulto che non abbia ad essere conosciuto” (Luca 12:2), perciò pure le menzogne che vengono dette per coprire le male azioni, l’ipocrisia e la frode, a suo tempo verranno rese palesi dal nostro Dio.

Prendiamo questo episodio accaduto nella vita di Abramo che ci fa comprendere come la verità anche se viene astutamente nascosta viene ad essere conosciuta. È scritto: “Or venne nel paese una carestia; e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perchè la fame era grave nel paese. E come stava per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie: ‘Ecco, io so che tu sei una donna di bell’aspetto; e avverrà che quando gli Egiziani t’avranno veduta, diranno: Ella è sua moglie; e uccideranno me, ma a te lasceranno la vita. Deh, dì che sei mia sorella, perchè io sia trattato bene a motivo di te, e la vita mia sia conservata per amore tuo’. E avvenne che quando Abramo fu giunto in Egitto, gli Egiziani osservarono che la donna era molto bella. E i principi di Faraone la videro e la lodarono dinnanzi a Faraone; e la donna fu menata in casa di Faraone. Ed egli fece del bene ad Abramo per amore di lei; ed Abramo ebbe pecore e buoi e asini e servi e serve e asine e cammelli. Ma l’Eterno colpì Faraone e la sua casa con grandi piaghe, a motivo di Sarai, moglie d’Abramo. Allora Faraone chiamò Abramo e disse: ‘Che m’hai tu fatto? perchè non m’hai detto ch’era tua moglie? perchè hai detto: È mia sorella? ond’io me la sono presa per moglie. Or dunque eccoti la tua moglie; prenditela e vattene!..” (Gen. 12:10-19). Ora, Abramo si era presa per moglie Sarai che era figliuola di suo padre ma non figliuola di sua madre, quindi era vero che Sarai era sua sorella ma era altresì vero che ella era sua moglie. Lui quando stava per entrare in Egitto ebbe paura infatti pensò che gli Egiziani vedendo la bellezza di Sarai lo avrebbero ucciso per impossessarsi di sua moglie, e quindi disse a Sarai di dire che era sua sorella e che lui gli veniva fratello, per proteggere la sua vita. Faraone naturalmente sentendo dire ad Abramo che Sarai era sua sorella se la prese per moglie, perchè credette ad Abramo. Ma a Dio non piacque che Faraone si fosse presa Sarai per moglie e perciò colpì Faraone e la sua casa con grandi piaghe per indurlo a restituire Sarai ad Abramo. Noi non sappiamo in che maniera Faraone venne a sapere che Sarai era la moglie di Abramo; una cosa è certa e cioè che lo venne a sapere. E quando lo venne a sapere riprese Abramo per avergli detto che era sua sorella e non sua moglie. Come potete vedere ciò che Abramo cercò di tenere nascosto non potè rimanere nascosto a Faraone per molto tempo e questo perchè Dio fece venire alla luce la verità.

 

I seguenti esempi mostrano come Dio rende confusi e punisce quelli che mentono:

 

Ø Ghehazi, il servo di Eliseo, mentì ad Eliseo quando questi gli chiese: “Donde vieni, Ghehazi?” (2Re 5:25), infatti gli rispose: “Il tuo servo non è andato in verun luogo” (2Re 5:25), mentre invece egli, poco prima, spinto dalla sua cupidigia, era andato appresso a Naaman e si era fatto dare dei vestiti e dell’argento e li aveva nascosti all’insaputa di Eliseo. Eliseo seppe che Ghehazi gli aveva mentito perchè Dio gli fece sapere quello che lui aveva fatto di nascosto, e gli preannunziò il giudizio di Dio su di lui dicendogli: “La lebbra di Naaman s’attaccherà perciò a te ed alla tua progenie in perpetuo” (2Re 5:27). In questo caso Ghehazi disse una menzogna per coprire la sua malvagia azione ma fu reso confuso mediante una rivelazione divina e punito da Dio con la lebbra.

 

Ø È scritto: “Ma un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendè un possesso, e tenne per sè parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: Anania, perchè ha Satana così riempito il cuore tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritenere parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perchè ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. E Anania, udendo queste parole, cadde e spirò” (Atti 5:1-5). Anania era un credente che mentì agli apostoli attorno a quella somma di denaro che portò ai loro piedi dopo avere venduto un suo possesso, e per avere proferito quella menzogna contro Dio, Dio lo fece morire. Notate che anche qui un uomo di Dio, in questo caso un apostolo, venne a sapere in maniera soprannaturale che qualcuno aveva detto una menzogna attorno a qualche cosa.

 

Ø I falsi profeti che sorsero in mezzo al popolo d’Israele praticarono la menzogna infatti dicevano a quelli che camminavano secondo la caparbietà del loro cuore malvagio: “L’Eterno ha detto: Avrete pace” (Ger. 23:17), quando non v’era alcuna pace per loro promessagli da Dio. Dio fu testimone di tutte le menzogne che quei profeti dissero usando il suo nome, e disse che Egli avrebbe messo allo scoperto le loro menzogne davanti a tutti quelli a cui avevano profetizzato la pace. Dio disse ad Ezechiele: “Quando il popolo edifica un muro, ecco che costoro lo intonacano di malta che non regge…dì a quelli che lo intonacano di malta che non regge, ch’esso cadrà; verrà una pioggia scrosciante, e voi, o pietre di grandine, cadrete; e si scatenerà un vento tempestoso; ed ecco, quando il muro cadrà, non vi si dirà egli: E dov’è la malta con cui l’avevate intonacato?” (Ez. 13:10-12) (la malta che non regge erano le visioni vane che quei profeti avevano). Questo, in realtà è quello che avvenne quando l’esercito dei Caldei assediava Gerusalemme ed era sul punto di espugnarla infatti la Scrittura dice che Geremia disse al re Sedechia che aveva creduto alle menzogne dei profeti: “E dove sono ora i vostri profeti che vi profetavano dicendo: – Il re di Babilonia non verrà contro di voi nè contro questo paese?” (Ger. 37:19). Come potete vedere quei falsi profeti che dicevano delle menzogne usando il nome del Signore vennero resi confusi da Dio, perchè il Signore manifestò a tutti che le loro profezie e i loro presagi erano menzogne. Ma non solo Dio rese vani i loro presagi, ma anche li punì. Abbiamo un esempio di come Dio punì un profeta per avere profetizzato al popolo delle menzogne usando il nome di Dio, nel profeta Anania il quale fu messo a morte da Dio.

 

Voi dovete sempre tenere presente che il padre della menzogna è il diavolo, e quindi ogni menzogna procede dal diavolo e non da Dio; e noi come credenti non dobbiamo fare posto al diavolo cominciando a dire menzogne, perchè questo farebbe indignare Dio che ci punirebbe di certo e ci renderebbe confusi. La menzogna è menzogna; e la menzogna detta a sostegno della verità è pure essa menzogna, anche se viene praticata allo scopo ‘di difendere e di onorare’ il Vangelo. Sappiate che il Vangelo non ha bisogno delle menzogne nè per essere difeso, nè per essere creduto, e questo lo dico perchè so che ci sono alcuni predicatori che incitano dei credenti malati a testimoniare che sono stati guariti dal Signore quando ancora sono malati, e questo per dimostrare a tutti che Gesù guarisce tutt’ora; ma la menzogna si palesa tale quando gli altri s’accorgono che in realtà essi non sono stati guariti da quella malattia o quando succede che quel credente che aveva detto di essere stato guarito da una certa malattia muore pochi giorni dopo, proprio di quella malattia. Purtroppo, avvengono questi scandali in mezzo alla fratellanza, scandali che non portano nessuno a glorificare Iddio, anzi la dottrina di Dio e la via della verità vengono vituperate da quelli di fuori a cagione di queste menzogne. E perchè avviene questo? Perchè essendo che mancano i miracoli e le guarigioni vere, alcuni, per attirare le folle alle loro riunioni decidono di fare uso della menzogna per suscitare interesse in coloro che udranno i loro annunci pubblicitari. Ma vi è un’altra cosa orrenda che avviene in mezzo al popolo di Dio, ed è questa; alcuni spargono voci calunniose sul conto di altri credenti per distruggerli moralmente e per fare loro acquistare una cattiva reputazione fra gli altri. Spargere una calunnia su qualcuno vuole dire mettere in giro delle accuse infondate contro qualcuno, infondate perchè non hanno nessun fondamento e nessun motivo di essere fatte perchè inventate. Oggi, alcuni prendono piacere a danno della loro vita a calunniare il loro prossimo dimenticando volontariamente che “chi scava una fossa vi cadrà e la pietra torna addosso a chi la rotola” (Prov. 26:27). Vi ricordo fratelli innanzi tutto che è scritto: “Non spargere alcuna voce calunniosa” (Es. 23:1) e poi che per ricevere una accusa contro qualcuno è necessario che l’accusa sia confermata da due o tre testimoni (fededegni e non falsi) e che non è sufficiente un solo testimone, quindi se sentite qualcuno accusare Tizio aspettate che l’accusa sia confermata da qualcun’altro per accettarla o cominciate a fare delle ricerche da voi stessi per vedere se le cose stanno veramente così perchè oggi alcuni calunniano con la loro lingua per rovinare il prossimo. Lo ripeto fratelli: Non spargete nessuna calunnia e non date retta alla lingua bugiarda per amore della verità. Diletti, chi dice la verità sta al sicuro e non teme di rimanere confuso perchè la verità non rende confusi coloro che l’amano e la dicono. Per affrontare i nostri nemici è necessario dire la verità per non rimanere noi stessi confusi dinnanzi a loro; sì, perchè se un figliuolo di Dio fa ricorso alla menzogna, che poi non è altro che un’arma del nemico che noi combattiamo, certamente rimarrà confuso dinnanzi al nemico stesso che gliela rinfaccerà alla prima occasione. Quello che io ho imparato nel corso della mia vita è che è meglio confessare gli uni agli altri i propri falli dicendo la verità anzichè coprire le proprie trasgressioni con la menzogna.

 

Ÿ “Essendovi rivestiti della corazza della giustizia”. (Ef. 6:14) Noi credenti dobbiamo procacciare la giustizia perchè è scritto: “Cercate la giustizia” (Sof. 2:3). Vediamo ora in che maniera dobbiamo procacciare la giustizia di Dio.

 

Noi come figliuoli di Dio non dobbiamo mostrare riguardi personali in verso nessuno perchè Giacomo dice: “Se avete dei riguardi personali, voi commettete un peccato essendo dalla legge convinti quali trasgressori” (Giac. 2:9), quindi noi non dobbiamo considerare la persona di pelle bianca superiore alla persona di pelle nera o gialla o rossa; non dobbiamo considerare il ricco più del povero, e neppure il savio secondo la carne (chi è laureato o diplomato) superiore a chi è analfabeta o a chi ha fatto poche scuole; non dobbiamo neppure tollerare il male quando a farlo sono i nostri amici e non tollerarlo quando invece lo fanno i nostri nemici, e questo perchè si tende a giustificare le male azioni di quelli che ci amano e rispettano mentre si tende a condannare quelle di quelli che non ci amano e non ci rispettano. Dio non ha riguardi personali in verso nessuno e noi come figliuoli di Dio dobbiamo imitarlo; non è facile, ma neppure impossibile. Dio ci aiuti a imitarlo pure in questo per condurci in modo degno del Vangelo.

 

Inoltre non dobbiamo neppure appropriarci dei beni altrui in maniera disonesta e dobbiamo dare retta alla sapienza che dice: “Meglio poco con giustizia che grandi entrate senza equità” (Prov. 16:8). Secondo quello che insegna la Scrittura noi non dobbiamo praticare l’usura e non dobbiamo neppure prestare ai nostri fratelli ad interesse secondo che è scritto: “Non farai al tuo fratello prestiti a interesse, nè di denaro, nè di viveri, nè di qualsivoglia cosa che si presta a interesse” (Deut. 23:19).

 

Non dobbiamo neppure falsificare le bilance o qualsiasi altra unità di misura perchè è scritto: “Non commetterete ingiustizie nei giudizi, nè con le misure di lunghezza, nè coi pesi, nè con le misure di capacità. Avrete stadere giuste, pesi giusti…” (Lev. 19:35,36). La Scrittura insegna che coloro che pensano che è meglio avere grandi entrate senza equità, cioè frodando il prossimo, che poco con giustizia sono degli stolti che a suo tempo ricevono da Dio la condegna mercede delle loro ingiustizie perpetrate a danno del loro prossimo. Nel libro del profeta Amos abbiamo una evidente prova delle ingiustizie che gli Israeliti commettevano in quei giorni, e di come Iddio prima li riprese e poi disse loro come li avrebbe puniti se non si fossero convertiti dalle loro vie malvage. Gli Israeliti avevano gettato a terra la giustizia infatti opprimevano gli umili, calpestavano i poveri esigendo da essi donativi di frumento; non vedevano l’ora che finisse il sabato per aprire i loro granai e scemare l’efa, aumentare il siclo, falsificare le bilance per rubare, comprare il misero per denaro ed il povero se doveva dare loro un paio di sandali; erano arrivati al punto di mettersi a vendere pure la vagliatura del grano! Ma il fatto è che essi agivano in maniera ingiusta e poi si recavano nei cortili della casa dell’Eterno per offrirgli il profumo, i loro olocausti e i loro sacrifici di azioni di grazie; e convocavano pure delle solenni raunanze nelle quali cantavano dei canti accompagnati dalla musica dei loro salteri. Ma Dio non gradì affatto il culto di quei ribelli e disse loro: “Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere nelle vostre solenni raunanze. Se m’offrite i vostri olocausti e le vostre oblazioni, io non li gradisco; e non fo conto delle bestie grasse, che m’offrite in sacrifici di azioni di grazie. Lungi da me il rumore dei tuoi canti! ch’io non oda più la musica dei tuoi salteri! Ma corra il diritto com’acqua, e la giustizia, come un rivo perenne!” (Amos 5:21-24). Fratelli, la sapienza dice che “praticare la giustizia e l’equità è cosa che l’Eterno preferisce ai sacrifici” (Prov. 21:3), quindi guardiamoci dal pensare che anche se non procacciamo la giustizia il nostro culto sarà accetto lo stesso a Dio, per non lusingare noi stessi e per non essere giudicati da Dio come lo furono gli Israeliti che non vollero ascoltare il profeta Amos. Dio preannunziò agli Israeliti i giudizi che Egli avrebbe esercitato contro di loro e disse loro tra le altre cose: “Il paese non tremerà esso a motivo di questo? Ogni suo abitante non ne farà egli cordoglio? Il paese si solleverà tutto quanto come il fiume, ondeggerà, e s’abbasserà come il fiume d’Egitto…Ecco, io farò scricchiolare il suolo sotto di voi, come lo fa scricchiolare un carro pieno di covoni. Muterò le vostre feste in lutto, e tutti i vostri canti in lamento; coprirò di sacchi tutti i fianchi, e ogni testa sarà rasa. Getterò il paese in lutto come per un figlio unico, e la sua fine sarà come un giorno d’amarezza” (Amos 8:8; 2:13; 8:10). E come Dio disse così avvenne infatti Dio mandò un forte terremoto prima e poi mandò contro Israele l’esercito Assiro che distrusse il paese e ne portò in cattività gli abitanti. Dio, dopo avere pazientato molti anni, riversò il suo furore sugli Israeliti ingiusti. Fratelli, Dio non tollera l’ingiustizia e riversa la sua ardente ira sugli ingiusti ancora in questa generazione perchè Egli non muta, quindi esaminiamo attentamente le nostre vie.

 

Una cosa che noi credenti dobbiamo fare, quando sorgono delle liti in seno alla fratellanza, è questa e cioè quella di chiamare i fratelli che fanno torto ad altri fratelli in giudizio davanti ai santi e non davanti agli infedeli. Questo significa che un credente che riceve un torto da un altro credente non deve mai portarlo in giudizio davanti ai tribunali querelandolo e denunziandolo. Voglio ricordarvi che nella chiesa di Corinto erano sorte delle liti fra i fratelli e che Paolo li ammonì per avere portato i credenti in giudizio davanti a degli infedeli anzichè dinnanzi ai santi. Ecco come Paolo li ammonì: “Ardisce alcuno di voi, quando ha una lite con un altro, chiamarlo in giudizio dinnanzi agli ingiusti anzichè dinnanzi ai santi? Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicare di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa. Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunciare un giudizio fra un fratello e l’altro? Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinnanzi agli infedeli. Certo è già in ogni modo un vostro difetto l’avere fra voi dei processi. Perchè non patite piuttosto qualche torto? Perchè non patite piuttosto qualche danno? Invece, siete voi che fate torto e danno; e ciò a dei fratelli. Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio?” (1Cor. 6:1-9). Noi sappiamo che anche portare un fratello in giudizio davanti agli increduli non è conforme a giustizia e che coloro che lo fanno sono degli ingiusti. I giudizi tra fratelli e fratelli attorno alle cose di questa vita devono essere espressi sempre da degli altri fratelli e mai dagli increduli perchè in tale caso si farebbero dei torti e dei danni ai santi. Fratelli, tenete presente che noi un giorno giudicheremo il mondo perchè è scritto nei salmi: “Esultino i fedeli adorni di gloria, cantino di gioia sui loro letti. Abbiano in bocca le alte lodi di Dio, e una spada a due tagli in mano per fare vendetta delle nazioni e infliggere castighi ai popoli; per legare i loro re con catene e i loro nobili con ceppi di ferro, per eseguire su loro il giudizio scritto. Questo è l’onore che hanno tutti i suoi fedeli” (Sal. 149:5-9); quindi, sulla terra, quando abbiamo da giudicare di cose di questa vita possiamo farlo benissimo da noi senza l’aiuto degli infedeli che non conoscono Dio. Noi giudicheremo pure quegli angeli che lasciarono la loro dignità primiera per commettere fornicazione con le figliuole degli uomini, i quali sono per ora custoditi negli antri tenebrosi, quindi non dobbiamo portare in giudizio davanti agli increduli nessuno dei santi per amore di giustizia perchè noi abbiamo l’autorità e la sapienza necessarie per giudicare con giustizia le cause fra i fratelli in lite.

Un’altra cosa che noi dobbiamo fare per procacciare la giustizia è quella di fare parte dei nostri beni a coloro che sono nel bisogno, secondo che è scritto: “Non dimenticate di esercitare la beneficenza e di fare parte agli altri dei vostri beni” (Ebr. 13:16). Questo lo dobbiamo fare per principio di uguaglianza ed affinchè ci sia uguaglianza nel popolo di Dio “secondo che è scritto: Chi aveva raccolto molto non n’ebbe di soverchio, e chi aveva raccolto poco, non n’ebbe mancanza” (2Cor. 8:14,15). Gesù ci ha lasciato l’esempio in questo perchè “essendo ricco, s’è fatto povero” (2Cor. 8:9) per amore nostro, onde, mediante la sua povertà, noi diventassimo ricchi.

Ricordatevi che “la giustizia protegge l’uomo che cammina nell’integrità” (Prov. 13:6), appunto come la corazza protegge il soldato, e che Dio ama i giusti.

Ÿ “E calzati i piedi della prontezza che dà l’Evangelo della pace” (Ef. 6:15). Noi, come si conviene a dei santi, dobbiamo essere pronti a fare ogni opera buona ed inoltre dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a nostra difesa a chiunque ci domanda ragione della speranza che è in noi, ma con dolcezza e rispetto avendo una buona coscienza come ci ha lasciato scritto l’apostolo Pietro. La sapienza dice che Dio odia “i piedi che corrono frettolosi al male” (Prov. 6:18); da ciò si comprende che alcuni hanno dei piedi pronti e veloci a fare il male. Ma il buon soldato di Cristo Gesù ha i suoi piedi calzati della prontezza che gli dà la Buona Novella della pace per premurarsi a fare il bene ogni qual volta ne ha l’opportunità. Egli non è impreparato, ma bene preparato a compiere opere buone e ad evangelizzare e non dice al suo prossimo: ‘Ti aiuterò un’altra volta, non adesso’, e neppure: ‘Adesso non saprei risponderti a quello che mi chiedi circa la mia speranza’.

 

Ÿ “Prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno” (Ef. 6:16). “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebr. 11:1), e noi che abbiamo creduto in Cristo abbiamo ciascuno una certa misura di fede assegnataci da Dio. Ora, la fede è paragonata allo scudo che il soldato romano aveva per ripararsi dai dardi che il nemico gli lanciava in battaglia; e questo paragone è appropriato, perchè per noi la fede in Dio è veramente lo scudo con il quale possiamo spegnere tutte le frecce infuocate del diavolo. Sì perchè il nostro avversario scaglia contro di noi dei dardi infuocati che noi possiamo spegnere solo con lo scudo della fede. Uno dei dardi infuocati del diavolo è rappresentato dal dubbio; pare una cosa da nulla il dubbio ma non lo è, perchè chi fa posto al dubbio nel suo cuore non può ricevere l’adempimento delle fedeli promesse di Dio nella sua vita. Dubitando non si può ricevere nulla dal Signore, ma credendo invece si possono vedere le promesse di Dio adempiersi nella nostra vita. Nelle nostre distrette, in mezzo alle svariate afflizioni con le quali la nostra fede è messa alla prova dobbiamo continuare ad avere fiducia in Dio e nella sua Parola; allora sì che vedremo la gloria di Dio apparire su di noi.

 

Vediamo ora alcuni esempi di uomini che nella distretta con lo scudo della fede in Dio hanno ottenuto adempimento di promesse ed hanno spento i dardi infuocati del diavolo.

 

Ø Dio aveva promesso ad Abramo un figlio e che avrebbe reso la sua progenie numerosa come le stelle del cielo. La Scrittura dice: “E senza venire meno nella fede, egli vide bensì che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent’anni), e che Sara non era più in grado d’essere madre; ma, dinnanzi alla promessa di Dio, non vacillò per incredulità, ma fu fortificato per la sua fede dando gloria a Dio ed essendo pienamente convinto che ciò che aveva promesso, Egli era anche potente da effettuarlo” (Rom. 4:19-21). Come potete vedere Abramo era vecchio e benchè non avesse più alcun vigore per generare un figlio, pure, dinnanzi alla promessa di Dio non dubitò nè della fedeltà di Dio e neppure della sua potenza; certo, la sua fede fu messa alla prova, ma alla fine egli ottenne l’adempimento della promessa perchè credette fermamente che Dio avrebbe fatto partorire Sara nella sua vecchiaia, anche se questa non aveva più i corsi ordinari delle donne e non era più in grado d’essere madre. Questo ci insegna che dinnanzi alle promesse di Dio non v’è nulla di troppo difficile per il Signore; che non c’è distretta o bisogno dal quale il nostro Dio non ci possa tirare fuori, ma da parte nostra ci deve essere un’attitudine di piena fiducia in Dio per vedere Dio operare in nostro favore.

 

Ø Shadrac, Meshac e Abed – Nego dissero al re Nebucadnetsar, quando questi li minacciò di buttarli nella fornace del fuoco se essi non avessero adorato la statua che egli aveva fatto: “Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re” (Dan. 3:17); e poco dopo essere stati gettati nella fornace del fuoco ne uscirono illesi perchè essi, per fede “spensero la violenza del fuoco” (Ebr. 11:34). Questo è un altro esempio di come con la fede in Dio si può guardare in faccia a qualsiasi distretta con la certezza che la liberazione del Signore è vicina. Nella distretta, il giusto spera nel Signore contro speranza; egli vede che le circostanze gli sono tutte avverse e sa che nessun uomo può liberarlo da essa perchè il soccorso dell’uomo è una vanità, ma possiede le promesse di Dio nelle quali ripone la sua fiducia e invoca Dio affinchè lo liberi. E Dio, nella sua fedeltà, lo libera dimostrando a lui e ai suoi avversari di essere in verità “l’Iddio delle liberazioni” (Sal. 68:20) e che chi crede in Lui non viene svergognato.

 

Ø Vediamo ora come Daniele e i suoi tre compagni per fede “scamparono al taglio della spada” (Ebr. 11:34). Il secondo anno del regno di Nebucadnetsar, Nebucadnetsar ebbe dei sogni che lo turbarono, ed egli fece chiamare i magi, gli astrologi, gl’incantatori e i Caldei affinchè gli spiegassero i suoi sogni. Ma il re non raccontò loro il sogno perchè volle che fossero loro a farglielo conoscere con la sua interpretazione. A questa richiesta i Caldei gli risposero: “Non c’è uomo sulla terra che possa fare conoscere quello che il re domanda; così non c’è mai stato re, per grande e potente che fosse, il quale abbia domandato una cosa siffatta a un mago, a un astrologo, o a un Caldeo. La cosa che il re domanda è ardua; e non v’è alcuno che la possa fare conoscere al re, tranne gli dèi, la cui dimora non è fra i mortali. A questo, il re s’adirò, montò in furia, e ordinò che tutti i savi di Babilonia fossero fatti perire. E il decreto fu promulgato, e i savi dovevano essere uccisi; e si cercavano Daniele e i suoi compagni per uccidere anche loro. Allora Daniele si rivolse in modo prudente e sensato ad Arioc, capo delle guardie del re, il quale era uscito per uccidere i savi di Babilonia. Prese la parola e disse ad Arioc, ufficiale del re: Perchè questo decreto così perentorio da parte del re? Allora Arioc fece sapere la cosa a Daniele. E Daniele entrò dal re, e gli chiese di dargli tempo; che avrebbe fatto conoscere al re l’interpretazione del sogno” (Dan. 2:10-16). Daniele credette che Dio gli avrebbe fatto conoscere questo segreto per poterlo riferire al re, ma non solo lo credette, ma lo confessò pure perchè disse al re di dargli tempo che glielo avrebbe fatto conoscere. Anche Daniele aveva “lo stesso spirito di fede che è in quella parola della Scrittura: Ho creduto, perciò ho parlato” (2 Cor. 4:13), infatti lui credette e parlò ancora prima di ricevere la conoscenza di quel segreto. Dal parlare di Daniele al re comprendiamo cosa significa “la fede è certezza di cose che si sperano” (Ebr. 11:1). Ora, Daniele dopo avere parlato al re “andò a casa sua, e informò della cosa Hanania, Mishael e Azaria, suoi compagni, perchè implorassero la misericordia dell’Iddio del cielo, a proposito di questo segreto, onde Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte col resto dei savi di Babilonia” (Dan. 2:17,18). Essi pregarono Dio affinchè gli facesse conoscere la cosa che il re voleva sapere e Dio li esaudì. Così Daniele andò dal re a dirgli il sogno e la sua interpretazione, e lui, i suoi compagni e tutti i savi di Babilonia non furono messi a morte. Il nostro Dio è il rivelatore dei segreti tutt’ora; noi lo crediamo fermamente e lo proclamiamo. Egli con fede può essere invocato ancora oggi a proposito di un segreto perchè Egli dice: “Invocami, e io ti risponderò, e t’annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non conosci” (Ger. 33:3); diletti, che cosa avete bisogno di conoscere circa la volontà di Dio specifica per voi? Che ministerio adempiere, dove andare a predicare il Vangelo, la sorella o il fratello che vi dovete sposare, o altre cose particolari? V’è nel cielo un Dio grande che rivela i segreti, invocatelo e otterrete da Dio la rivelazione di cui avete bisogno, ma invocatelo con fede senza stare punto in dubbio altrimenti non riceverete nulla dal Signore. Io che vi scrivo l’ho invocato diverse volte attorno a cose specifiche che riguardavano la volontà di Dio specifica in verso me e Dio mi ha esaudito; Lui non mi ha deluso, perchè è fedele.

 

Ø “Il quattordicesimo anno del re Ezechia, Sennacherib, re d’Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda, e le prese” (2Re 18:13), e si propose di espugnare anche Gerusalemme. E mentre si trovava a Lakis mandò i suoi servi a Gerusalemme a dire agli abitanti della città santa di arrendersi a lui. I servi di Sennacherib parlarono “contro l’Eterno Iddio e contro il suo servo Ezechia” (2Cron. 32:16), e lo stesso re d’Assiria scrisse pure delle lettere insultando l’Iddio di Ezechia dicendo che Egli non avrebbe potuto liberare il suo popolo dalla sua mano. Ezechia si trovò in grande angoscia, ma egli non si lasciò spaventare dalle parole di Sennacherib; ripose la sua fiducia in Dio ed esortò il popolo a non sgomentarsi perchè Dio era con loro per combattere le loro battaglie. Egli entrò nella casa di Dio e pregò Dio con fede affinchè liberasse la città dalla mano del re d’Assiria. Questa è la preghiera che Ezechia rivolse a Dio: “O Eterno degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini! Tu solo sei l’Iddio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. O Eterno, inclina il tuo orecchio, ed ascolta! O Eterno, apri i tuoi occhi, e vedi! Ascolta tutte le parole che Sennacherib ha mandate a dire per oltraggiare l’Iddio vivente! È vero, o Eterno; i re d’Assiria hanno devastato tutte quelle nazioni e le loro terre, e hanno dato alle fiamme i loro dèi; perchè quelli non erano dèi; ma erano opera di mano d’uomo, legno e pietra, e li hanno distrutti. Ma ora, o Eterno, o Dio nostro, liberaci dalle mani di Sennacherib, affinchè tutti i regni della terra conoscano che tu solo, sei l’Eterno!” (Is. 37:16-20). Dio rispose a questa preghiera fatta con fede infatti “mandò un angelo che sterminò nel campo del re d’Assiria tutti gli uomini forti e valorosi, i principi ed i capi. E il re se ne tornò svergognato al suo paese” (2Cron. 32:21). Il re Ezechia vinse per fede l’esercito del re d’Assiria. Anche in questo caso un uomo sperimentò una grande liberazione di Dio mediante la sua fede; semplicemente perchè confidò con tutto il suo cuore in Dio. In verità mediante la fede che Dio ci ha dato si possono sperimentare potenti liberazioni, dico si possono, perchè la fede è necessaria esercitarla in mezzo alla distretta per vedere Dio operare in nostro favore. Il soldato può pure averlo lo scudo ma rimane il fatto che se non lo usa quando il nemico gli lancia contro i suoi dardi non gli sarà di nessuna utilità. Così noi, se nel bisogno ci confidiamo nel braccio dell’uomo e non nel braccio dell’Eterno non possiamo affermare che ci stiamo opponendo al diavolo con lo scudo della fede e questo perchè rifiutiamo di riporre la nostra fiducia in Dio; possiamo dire di avere fede in Dio con la bocca, ma sta di fatto che gli uomini vedendo i fatti che attestano il contrario non potranno affermare che siamo di quelli che hanno piena fiducia nel loro Dio. Se si dice di avere fiducia in Dio bisogna altresì dimostrare con la propria vita di confidare in Dio; di parole finte la gente del mondo ne sente tante e da tante persone; studiamoci di non fargliele sentire pure noi!

 

Ø Un altro esempio di fede che mi pare grande è quello di quella donna dal flusso di sangue che per la sua fede nel Signore fu guarita dal suo flagello dopo dodici anni di sofferenze. È scritto: “Or una donna che aveva un flusso di sangue da dodici anni, e molto aveva sofferto da molti medici, ed aveva speso tutto il suo senz’alcun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata, avendo udito parlare di Gesù, venne per di dietro tra la calca e gli toccò la veste, perchè diceva: Se riesco a toccare non foss’altro che le sue vesti, sarò salva. E in quell’istante il suo flusso ristagnò; ed ella sentì nel corpo d’essere guarita di quel flagello. E Gesù, voltatosi e vedutala, disse: ‘Stà di buon animo, figliuola; la tua fede t’ha guarita” (Mar. 5:25-29; Mat. 9:22). Anche in questo caso una persona che era nel bisogno e che nessuno poteva aiutare ripose la sua fiducia nel Signore e per mezzo della sua fede ottenne ciò che desiderava. Quella donna non dubitò neppure per un istante; aveva sentito parlare di Gesù e delle sue opere potenti a favore degli infermi ed era convinta che se avesse toccato il lembo della sua veste sarebbe stata guarita. Avanzò fra la calca che affollava Gesù e gli toccò la veste e fu guarita all’istante; in questo caso lo scudo della fede si rivelò un arma potente contro la malattia. La fede nel Signore si è rivelata sempre un’arma invincibile contro la quale tutti i dardi del diavolo si sono andati ad infrangere senza potere impedire al credente di ricevere l’adempimento delle promesse di Dio.

 

Ø Al di sopra di tutti gli esempi di fede si erge quello che ci ha lasciato il nostro Signore Gesù Cristo. La Scrittura dice: “Anche noi, dunque, poichè siam circondati da sì gran nuvolo di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza l’arringo che ci sta dinnanzi, riguardando a Gesù, duce e perfetto esempio di fede, il quale per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce sprezzando il vituperio, e s’è posto a sedere alla destra del trono di Dio” (Ebr. 12:1,2). Nel libro del profeta Isaia è scritto: “Dopo avere dato la sua vita in sacrificio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani. Egli vedrà il frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti” (Is. 53:10,11). Ora, il Signore sapeva che per rendere giusti molti doveva prima offrire se stesso per le nostre iniquità, e quindi doveva prima soffrire e poi risuscitare (infatti Paolo dice che Cristo “è risuscitato a cagione della nostra giustificazione” [Rom. 4:25]). Egli, sapendo questo innanzi, cioè avendo questa grande gioia davanti a lui, che molti mediante le sue sofferenze sarebbero stati condotti alla gloria, per fede, sopportò la croce sprezzando il vituperio. Il nostro Signore non si tirò indietro dinnanzi alla morte ma l’affrontò per fede, certo che il Padre suo non avrebbe lasciato la sua anima nell’Ades e che Egli non gli avrebbe fatto vedere la corruzione. Ricordatevi che pure Gesù dovette avere fede in Dio per adempiere la volontà del Padre e che se noi oggi giubiliamo nel Signore per avere ottenuto la liberazione dai nostri peccati lo dobbiamo alla fede incrollabile che il Figlio di Dio, nei giorni della sua carne, ebbe in Dio suo Padre. Dio è grande fratelli, abbiate fede in Lui in mezzo alle vostre distrette; non fate posto al dubbio che il diavolo cerca di mettervi nella mente perchè esso vi distruggerebbe.

 

Per farvi capire come dubitando le promesse di Dio risultano inefficaci vi ricordo un episodio che avvenne sul mare di Tiberiade ai giorni di Gesù. È scritto: “Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perchè il vento era contrario. Ma alla quarta vigilia della notte Gesù andò verso loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: È un fantasma! E dalla paura gridarono. Ma subito Gesù parlò loro e disse: State di buon animo, sono io; non temete! E Pietro gli rispose: Signore, se sei tu, comandami di venire a te sulle acque. Ed egli disse: Vieni! E Pietro, smontato dalla barca, camminò sulle acque e andò verso Gesù. Ma vedendo il vento, ebbe paura; e cominciando a sommergersi, gridò: Signore, salvami! E Gesù, stesa subito la mano, lo afferrò e gli disse: O uomo di poca fede, perchè hai dubitato?…” (Matt. 14:24-31). In questo caso l’apostolo Pietro ricevette da Cristo l’ordine di andare a lui sulle acque e quando udì proferirgli le parole: “Vieni” (Matt. 14:29), smontò subito dalla barca e si mise a camminare sulle acque alla volta di Gesù. Ma che successe di lì a poco? Successe che Pietro vedendo il vento ebbe paura e questa paura lo portò a dubitare dell’ordine di Cristo, ed il dubbio lo fece affondare nelle acque tanto che gridò al Signore di salvarlo. Come potete vedere Pietro, inizialmente credette e per mezzo della sua fede camminò sulle acque ma in seguito dubitò e cominciò a sommergersi. Il vento soffiava anche quando lui pieno di fede cominciò a camminare sulle acque, quindi il fatto che lui ad un certo punto cominciò a sommergersi nell’acqua sta a indicare che lui non perseverò nella fede fino in fondo ma si fece prendere dalla paura di non farcela. Da questo episodio accaduto nella vita di Pietro impariamo che lo scudo della fede durante la nostra vita lo dobbiamo tenere sempre a portata di mano per opporlo ai nostri nemici quando questi tentano di farci dubitare delle promesse di Dio mediante la paura. Sì, perchè si viene trascinati a dubitare della fedeltà e della potenza di Dio proprio dalla paura di non farcela, di rimanere svergognati o dalla paura di rimanere soli contro tutti. Vi ricordate gli Israeliti nel deserto? Non fu forse per la paura che ebbero dei giganti, che essi si ribellarono a Dio e non ebbero fiducia nel suo nome? Certo, fu proprio per la paura che ebbero che non credettero alla parola di Dio e non poterono ereditare la terra che Dio aveva promesso di dare loro. Teneteli presenti davanti a voi questi episodi perchè essi fanno intendere come alla nostra fede in Dio, il diavolo oppone il dubbio distruttore.

 

Diletti, nelle vostre distrette, mantenetevi fermi nella fede fino alla fine, a costo di rimanere soli contro tutti, e vedrete le grandi liberazioni che Dio opererà per voi, alla gloria del suo nome; sì, perchè Dio vi libera da tutte le vostre distrette affinchè il suo nome sia glorificato per mezzo di voi, secondo che è scritto: “Invocami nel giorno della distretta: io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15).

 

Ÿ “Prendete anche l’elmo della salvezza” (Ef. 6:17). Siccome l’elmo, il soldato se lo mette sul capo, e Paolo dice che dobbiamo prendere “per elmo la speranza della salvezza” (1Tess. 5:8), noi ci dobbiamo armare di questo pensiero, e cioè che noi siamo stati salvati in isperanza. Ora, fermo restando che noi che abbiamo creduto siamo stati salvati dai nostri peccati ed abbiamo la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore rimane il fatto che ancora non abbiamo ottenuto “la redenzione del nostro corpo” (Rom. 8:23); questa è la ragione per cui noi diciamo di aspettare quella che Paolo chiama “la piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati” (Ef. 1:14), la quale sarà manifestata quando il nostro Signore Gesù apparirà dal cielo. È proprio così fratelli; per questo noi figliuoli di Dio in questa tenda, che è la nostra dimora terrena, “gemiamo” (Rom. 8:23), perchè desideriamo che ciò che è mortale (il nostro corpo) sia sopravvestito della nostra abitazione che è celeste. Noi sappiamo che questo nostro buon desiderio sarà esaudito alla risurrezione dei giusti, quando al suono della tromba di Dio i morti in Cristo risusciteranno ed i santi che saranno trovati viventi saranno mutati in un batter d’occhio per andare insieme ai risorti ad incontrare il Signore nell’aria. Quello è il giorno della nostra salvezza che noi vediamo avvicinarsi in gran fretta e che speriamo di vedere. È vero che quando parliamo della nostra redenzione parliamo di qualche cosa che non vediamo ma d’altronde non può essere altrimenti perchè “la speranza di quel che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perchè lo spererebbe egli ancora?” (Rom. 8:24); ma noi abbiamo la fede che Dio ci ha dato, la quale è certezza di cose che si sperano, e sorretti da questa fede, con la pazienza prodotta dalle nostre afflizioni e mediante la consolazione delle Scritture noi aspettiamo ciò che non vediamo, sicuri che il Signore Gesù ci salverà dall’ira a venire quando in quel giorno verrà con gli angeli della sua potenza a prendere a noi suoi eletti per portarci nel cielo. Per entrare nel Paradiso con un corpo dobbiamo possedere un corpo immortale ed incorruttibile perchè “carne e sangue non possono eredare il regno di Dio” (1Cor. 15:50), e per ottenerlo dobbiamo aspettare quel giorno: Dio ha stabilito così, è il suo disegno, quindi fratelli continuiamo ad attendere il Signore perchè di certo, egli, al tempo fissato da Dio apparirà dal cielo “a quelli che l’aspettano per la loro salvezza [ai santi]” (Ebr. 9:28) e ci darà un corpo glorioso e potente con il quale potremo eredare il Regno eterno del nostro Signore Gesù Cristo.

 

Ÿ “E la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio” (Ef. 6:17). La Parola di Dio è chiamata “la spada dello Spirito” (Ef. 6:17) perchè essa è ispirata dallo Spirito Santo infatti Pietro dice che “nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari; poiché non è dalla volontà dell’uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perchè sospinti dallo Spirito Santo” (2Piet. 1:20,21); anche Paolo conferma ciò, quando dice: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio” (2Tim. 3:16). Sappiate che noi credenti con questa spada mettiamo paura ai nostri avversari perchè con essa riusciamo a distruggere le loro fortezze, cioè tutti quei ragionamenti che si elevano contro la conoscenza di Dio. È con la Parola di Dio che noi annulliamo tutte le false dottrine che il diavolo è riuscito ad introdurre nel mondo ed anche in seno alla fratellanza; non v’è una falsa dottrina che la Parola di Dio non possa distruggere, questo è quello che noi abbiamo e stiamo sperimentando; siamo consolati nel constatare che non v’è arma del nemico che possa resistere dinnanzi a questa potente spada. Per l’avversario sono rovine quando tenta di ergere i suoi vani ragionamenti contro la sana dottrina di Dio, e questo perchè la Scrittura non può essere annullata da lui; il diavolo si oppone ad essa ma non riesce a distruggerla. Fratelli, la conoscenza delle Scritture è necessaria nel nostro combattimento perchè noi ci troviamo a combattere dei nemici che con la loro astuzia cercano di farci passare la menzogna per verità e la verità per menzogna e dobbiamo perciò sguainare la spada dello Spirito e forbirla contro di loro per non essere sedotti e sviati dalla verità. Dell’efficacia della Parola di Dio nel combattimento contro il diavolo abbiamo una chiara dimostrazione nella tentazione che il Signore affrontò, infatti Gesù Cristo a tutte le tre tentazioni del tentatore gli rispose con la Parola di Dio perchè per ben tre volte gli disse: “Sta scritto” (Matt. 4:4,7,10). Gesù citò la legge per difendersi dagli attacchi dell’avversario; non cercò di persuadere il diavolo che aveva torto con discorsi persuasivi di sapienza umana o con eccellenza di parole o con parole insegnate dalla sapienza umana, ma con la Parola di Dio. Questo ci insegna che al diavolo ci si deve opporre con la parola di Dio non adulterata per non rimanere soverchiati dalle sue macchinazioni. Dico con la Parola di Dio non adulterata perchè l’esempio di Eva nel giardino dell’Eden ci insegna che opporsi al diavolo con la parola di Dio mischiata alla menzogna non serve a nulla. Quando il serpente disse ad Eva: “Come! Iddio v’ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?” (Gen. 3:1), la donna gli rispose così: “Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al giardino Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire” (Gen. 3:2,3). La donna disse delle parole che Dio non aveva affatto detto all’uomo, infatti Dio non aveva detto all’uomo di non toccare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ma solo di non mangiarlo, mentre la donna disse che Dio aveva detto pure di non toccarlo. Anche il fatto che la donna disse: “Che non abbiate a morire” (Gen. 3:3) anzichè: ‘Per certo morrete’, ci fa capire come la donna rese la minaccia del Signore un pò più debole di quella che Egli aveva rivolta all’uomo. Le parole dell’Eterno sono potenti e pure ma se noi le adeguiamo ai gusti degli altri faremo perdere loro potenza e purezza perciò dobbiamo stare attenti a citare le parole di Dio così come sono scritte senza cercare di ammorbidire ciò che non piace alla carne o ai ribelli perchè duro. Considerando quelle specifiche tentazioni che affronto Gesù, possiamo vedere come pure la legge di Mosè, se usata legittimamente è un’arma efficace contro il diavolo, e questo ci ricorda le parole di Paolo ai santi di Roma: “Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia; anzi, stabiliamo la legge” (Rom. 3:31), e quelle che rivolse a Timoteo: “Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno l’usa legittimamente..” (1Tim. 1:8). Dico questo per ribadire che la legge è la Parola di Dio al pari delle parole di Gesù e di quelle degli apostoli, e che noi non dobbiamo sprezzare la legge ma conoscerla per essere in grado di proclamarla per distruggere tutto ciò che è contrario alla sana dottrina. Anche in questa generazione vi sono degli uomini come Jannè e Iambrè che contrastano Mosè (la legge di Mosè) affermando che i comandamenti che Dio diede a Mosè sono inadeguati ai tempi. Quando parlo dei comandamenti della legge non mi riferisco a quelli relativi alle feste giudaiche o al sabato o alla circoncisione o alle vivande, ma a quelli che condannano l’incredulità, l’adulterio, la frode, la menzogna, i peccati contro natura, la bestemmia, la stregoneria (non importa se essa viene chiamata magia bianca o nera), e tante altre iniquità che vengono perpetrate sulla terra, e che una certa categoria di persone riprovate quanto alla fede e prive della verità chiamano cose buone ed utili agli uomini. Fratelli, prendete la parola della verità e sbandieratela al fine di confutare le perverse dottrine di quelli di fuori; levatevi in favore del Vangelo dimostrando con la legge ed i profeti che Gesù di Nazaret è il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente, Colui del quale hanno parlato Mosè ed i profeti; “la parola di Cristo abiti in voi doviziosamente” (Col. 3:16) al fine di averla pronta sulle vostre labbra per opporvi ai contraddittori e convincerli. Custoditela nel vostro petto per tirarla fuori ed edificare la chiesa; sì, perchè pure voi potete edificare la chiesa, ma lo potete fare facendo uso della verità e non della menzogna. Il diavolo usa le menzogne per distruggere i santi, ma noi ci opponiamo a lui con la verità per distruggere le sue fortezze e vedere i redenti edificati, ammaestrati, corretti, e consolati dalle Sacre Scritture.

 

Ÿ “Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi, ed anche per me, acciocchè mi sia dato di parlare apertamente per fare conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena; affinchè io l’annunzi francamente, come conviene ch’io ne parli” (Ef. 6:18-20). Da queste parole si comprende chiaramente come sia la preghiera fatta mediante lo Spirito Santo e sia la preghiera fatta con la propria intelligenza siano delle armi efficaci contro i nostri nemici. Quella della preghiera è un’arma come potete vedere; per questo noi diciamo di lottare in preghiera per i santi, perchè siamo consci di combattere in loro favore quando preghiamo per loro. Quando noi preghiamo Dio in favore dei nostri fratelli domandiamo a Dio di fare, in una maniera o nell’altra, sempre del bene ai santi; proprio quello che il diavolo non vuole che essi ricevano dalla mano di Dio. Diletti, non sottovalutate la preghiera perchè per mezzo di essa i fratelli vengono aiutati, consolati, corretti, e benedetti dal Signore; considerate che voi con le vostre preghiere potete fare del bene a fratelli che non conoscete o che non vedete vicino a voi mentre voi pregate per loro, al fine di capire come voi pure, nella vostra cameretta, nel segreto, potete combattere la buona guerra. Sappiate che non combattono la buona guerra solo quelli che annunziano la via della salvezza agli increduli nei posti remoti della terra, o quelli che predicano la Parola nel locale di culto, ma anche quelli che pregano con fervore a pro di tutti i santi; siate tra questi, per amore del Signore e del suo popolo. L’amore verso la fratellanza si mostra anche pregando per la fratellanza; sappiatelo questo.

 

Mi voglio ora soffermare su quello che Paolo ha detto di chiedere a Dio per lui. L’apostolo Paolo desiderava annunziare l’Evangelo con ogni franchezza e riteneva che i santi potessero aiutarlo a predicare con franchezza pregando Dio per lui. Noi pure crediamo di avere bisogno delle vostre preghiere per annunziare con franchezza il mistero del Vangelo, per questo vi domandiamo di pregare per noi affinchè possiamo annunziare la Parola come si conviene. Sì, perchè è così che la Parola deve essere predicata, e non con discorsi persuasivi di sapienza umana o con eccellenza di Parola per non rendere inefficace la Parola di Dio. Qualcuno dirà: ‘Ma come può essere resa inefficace la Parola?’ La Parola viene resa inefficace appunto quando viene trasmessa con discorsi persuasivi di sapienza umana o con eccellenza di parola perchè Paolo ha scritto: “Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare; non con sapienza di parola, affinchè la croce di Cristo non sia resa vana” (1Cor. 1:17); quindi il diavolo ha tutto l’interesse a fare sì che la Parola di Cristo venga annunziata con sapienza di parola. E questo suo interesse lo manifesta perchè è riuscito ad introdurre nella predicazione della parola della croce fatta da alcuni quegli elementi che lui sa, renderanno vana la croce di Cristo, e questi elementi dannosi al Vangelo sono i discorsi persuasivi di sapienza umana e l’eccellenza di parola. Per eccellenza di parola si intendono tutti quei verbi e tutte quelle parole il cui significato è sconosciuto alla maggioranza delle persone e che sono usati spesso e volentieri nei loro discorsi dai politici, gli scienziati, gli economisti, i professori, i filosofi, e ahimè, anche da alcuni che predicano la Parola, e questo mi addolora perchè in questa maniera la parola della croce di Cristo viene svuotata della sua efficacia. Per comprendere in che maniera deve essere predicato l’Evangelo è sufficiente leggere come Cristo evangelizzava e come predicavano gli apostoli dato che sono trascritte pure alcune predicazioni sia dell’apostolo Pietro che dell’apostolo Paolo. Leggendo le predicazioni degli apostoli si arriva alla inevitabile ed inequivocabile conclusione che oggi molti non annunziano la Parola con quella stessa franchezza e con quella gravità che caratterizzavano le loro predicazioni. Oggi, molti predicano l’Evangelo con le barzellette e le battute, mescolando il sacro con il profano; mi si spezza il cuore nel constatare che sono più seri alcuni falsi profeti quando predicano le loro menzogne che molti predicatori del Vangelo quando predicano la verità. È vergognoso e scandaloso vedere predicatori che intrattengono il loro uditorio con le loro battute ed i loro scherzi; e si mettono a ridere pure con gusto per le cose da nulla che dicono e che non edificano affatto! Ma vi è un’altra cosa che rattrista e cioè che molti parlano, parlano, senza riuscire a dire quello che dovrebbero dire con ogni franchezza, e questo perchè infarciscono le loro predicazioni con la loro tanto amata sapienza umana. Dio disse a Gerusalemme: “Il tuo vino è stato tagliato con acqua” (Is. 1:22); ora, noi sappiamo che se il vino viene mescolato con l’acqua perde il suo sapore originale e che più acqua vi si mette e meno forte diventa. Non è forse quello a cui si assiste oggi? Non è forse vero che la Parola di Dio in molti casi, invece di essere annunziata con lo Spirito viene annunziata con discorsi persuasivi di sapienza umana? Non è forse vero che alcune predicazioni non hanno quasi nessun sapore proprio perchè sono infarcite di cose sconvenienti? La parola è meno forte di quella che annunziavano gli apostoli, irriconoscibile alcune volte, perchè stravolta da discorsi inutili nei quali prendono piacere solo quella gente che bada più all’estetica che alla sostanza. Quasi tutti cercano di ammorbidire ciò che non deve essere ammorbidito, e di parlare solo di cose piacevoli; e questo per evitare che l’uditorio sia scosso, affinchè chi ascolta non si metta a piangere e non si metta a gridare: ‘Che devo fare per essere salvato?’ È tutto diverso il messaggio del Vangelo da come veniva proclamato dagli apostoli e questo anche perchè molti hanno tolto certe espressioni forti dalle loro predicazioni e le hanno rese meno forti anche con la complicità di alcuni traduttori delle Scritture. È raro sentire predicare Cristo e lui crocifisso e attorno alla sua gloriosa risurrezione come ne parlavano gli apostoli e questo perchè ha messo radice in seno alla fratellanza un particolare modo di predicare l’Evangelo che non edifica e che differisce a vista d’occhio da quello trascritto. Ma d’altronde per soddisfare i gusti della maggioranza che vuole sentire cose piacevoli e non parole che incutono timore o paura, bisogna per forza di cose imparare a predicare in questa maniera! Da quello che si vede pare proprio che i peccatori nella raunanza dei giusti si devono trovare a loro agio, o come dicono alcuni a casa loro; essi non devono essere presi da tremito o dalla paura delle fiamme eterne e non devono neppure sentirsi dei così gran peccatori nel cospetto del nostro Dio. Questo è quello che riescono a fare alcuni facendo pure applaudire i credenti per dare un caloroso benvenuto ai peccatori nel loro mezzo! Ma c’è dell’altro, perchè questi predicatori parlano del peccato alla loro maniera facendolo passare per niente di così grave, niente di così pesante per chi ne è schiavo; gli si sente spesso dire: ‘Venite a Gesù e lui risolverà tutti i vostri problemi e troverete in lui un grande amico’, ma mai: “Convertitevi dalle vostre vie malvage” (Ez. 33:11), o: “Salvatevi da questa perversa generazione” (Atti 2:40), o ancora: “Ravvedetevi e credete all’evangelo” (Mar. 1:15); e questo perchè essi non vogliono sembrare agli occhi dei più ‘troppo seri’ o ‘esagerati’ o ‘antiquati’ (così vengono etichettati da alcuni quelli che esortano i peccatori a ravvedersi) e temono di fare sentire in pericolo ed in colpa i peccatori. Ma io vi domando: ‘Ma secondo voi i peccatori come si devono sentire?’ Come delle persone che hanno solo guai e dolori perchè non vogliono ascoltare la voce di Dio o anche come delle persone schiave del peccato e di Satana che possono essere liberate dal Signore solo se si ravvedono e credono nel nome di Gesù Cristo? Ravvedimento? Ma pare proprio che questa generazione non si debba ravvedere da nessun peccato perchè santa e giusta e irreprensibile, perchè è un vocabolo in disuso nelle predicazioni. Un verbo così usato nelle predicazioni da Gesù e dagli apostoli oggi è così trascurato, naturalmente sempre per la paura di spaventare i peccatori. Secondo alcuni, alla fin fine ai peccatori non bisogna fargli capire che ravvedersi è una questione di vita eterna o di tormento ed infamia eterna, perchè pensano di guadagnare le anime senza parlargli del ravvedimento. Ma come si può pensare una tale cosa quando Gesù un giorno disse: “Se non vi ravvedete, tutti similmente perirete” (Luca 13:3), e quando la Scrittura dice che “se il malvagio non si converte Egli aguzzerà la sua spada; egli ha teso l’arco suo e lo tiene pronto; dispone contro di lui strumenti di morte; le sue frecce le rende infuocate” (Sal. 7:12,13)? Diletti, i peccatori non si devono lusingare perchè così facendo gli si tende una rete davanti ai loro piedi e li si inganna; essi sono sulla via della perdizione che conduce nel fuoco inestinguibile, e non su qualche via che alla fin fine da qualche parte fa capo al paradiso di Dio. Essi devono essere scongiurati ad abbandonare la via nella quale sono e non devono essere fatti sentire affatto tranquilli su questa loro via. Ritengo che è necessario che si torni a predicare il ravvedimento dalle opere morte con forza, senza paura di niente e di nessuno; ma che vogliamo fare capire ai peccatori? Che unirsi a noi significa cambiare religione, o significa solo cambiare le pratiche relative al culto? Noi dobbiamo fare capire ai peccatori che unirsi a noi significa unirsi al popolo di Dio acquistato da lui con il suo proprio sangue, e che possono farlo solo ravvedendosi dalle loro opere morte e credendo nel nostro Signore Gesù Cristo. È ora di alzare la voce e di predicare il ravvedimento per vedere delle anime convertirsi veramente al Signore. Giuda dice a tutti noi: “Salvateli, strappandoli dal fuoco” (Giuda 23), ma pare che alcuni con il loro modo di parlare non li vogliono salvare i peccatori strappandoli dal fuoco, perchè si rallegrano nel vederli ridere e a loro agio nella raunanza dei giusti e non nel vederli piangere e rattristati nel sentire la fine che li aspetta se non si ravvederanno. Ma d’altronde oggi il motto che molti sbandierano è: ‘Più siamo e meglio è!’, perchè non pensano altro che a gonfiare la loro denominazione per farla apparire grande e sempre più prestigiosa agli occhi della società e delle altre denominazioni; più sono numericamente e più sicuri e più potenti si sentono alcuni, non gli importa nulla se le anime che vanno ad ascoltarli non si ravvedono perchè l’importante per loro è che il locale la domenica sia pieno in ogni ordine di posto per non portare disonore al nome prestigioso della propria denominazione. E poi costoro pensano, è meglio non parlare di ravvedimento ed avere le offerte dei ribelli, che parlarne e vedere le offerte diminuire. E poi che dire del fuoco eterno? È così raro sentirne parlare che pare proprio o che sia scomparso o che non sia mai esistito. Eppure il fuoco in quel luogo continua a bruciare, eppure è stato preparato dal Signore per il diavolo e per i suoi angeli e là vi saranno gettati il giorno del giudizio tutti coloro che hanno rifiutato di ubbidire al Vangelo. Ma allora perchè viene tralasciato di parlarne, quando è un luogo così reale come qualsiasi luogo su questa terra? Fratelli, chi annunzia l’Evangelo deve farlo con lo Spirito Santo, con potenza e gran pienezza di convinzione affinchè i peccatori si ravvedano dai loro peccati e credano nel Vangelo, quindi pregate Dio per i suoi servitori affinchè gli conceda questo. Ma voglio dire un’altra cosa e cioè che se gli apostoli fossero in vita oggi, predicherebbero come facevano allora e non muterebbero modo di parlare per piacere al loro uditorio o a qualche denominazione. Adesso, alcuni per cattivarsi l’amicizia ed il sostegno finanziario di alcuni gruppi denominazionali non parlano più di tutta la sana dottrina di Dio ma solamente di una piccola parte per non urtare l’animo di quelli che rifiutano di accettare l’altra parte; ma allora se è così, cattiviamoci pure l’amicizia dei peccatori, degli ubriachi, dei sodomiti, dei ladri e dei fornicatori dicendo loro solo che Gesù li ha amati e ha dato la sua vita anche per loro, e non diciamogli di ravvedersi dalle loro opere morte, e non diciamogli neppure che se non si ravvedono periranno nel fuoco eterno, perchè questo potrebbe urtarli! Lungi da noi questo! Paolo disse ai Galati: “Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo” (Gal. 1:10), quindi chi cerca il favore di Dio non si tira indietro dall’annunziare nessuna parte del consiglio di Dio perchè a lui non importa nulla del favore degli uomini; chi lo fa invece dimostra di tenere il favore degli uomini in più alta considerazione del favore di Dio ed in questo agisce male. Giovanni il Battista riprese Erode il Tetrarca a motivo di Erodiada, moglie di suo fratello, che lui s’era sposata (ed anche per tutte le malvagità che egli aveva commesse), e non gli disse: ‘Erode, ascolta, Erodiada ti è lecito tenertela se lei ha lasciato il marito perchè lui le è stato infedele’, o: ‘Ti è lecito tenertela se lei e Filippo di pari consentimento hanno deciso di divorziare’, ma gli disse: “Non t’è lecito di tenere la moglie di tuo fratello!” (Mar. 6:18), e basta; e per questa ragione Erodiada gli serbava rancore e bramava farlo morire. Certamente, se Giovanni avesse cercato il favore degli uomini o quello dello stesso Erode che viveva nell’adulterio non avrebbe ripreso Erode in quella maniera. Anche Gesù se avesse cercato il favore degli uomini non avrebbe chiamato Dio suo Padre, e non avrebbe ripreso neppure gli scribi ed i Farisei a motivo della loro malvagità ed ipocrisia. L’apostolo Paolo sapeva che i filosofi greci non credevano nella risurrezione dei morti, ma ciò nonostante ad Atene, quando ebbe l’opportunità di parlare nell’Aeropago non cercò di non menzionarla per paura della reazione degli Ateniesi e dei forestieri che l’ascoltavano. Davanti a Felice, il governatore, quando questi lo mandò a chiamare l’apostolo parlò con franchezza di giustizia, di temperanza e del giudizio a venire tanto che Felice tutto spaventato lo mandò via. Paolo non lusingò affatto Felice perchè non fu preso dalla paura che parlargli in quella maniera avrebbe potuto significare attirarsi la sua inimicizia e magari rimanere in prigione ancora più tempo del previsto. A Cesarea, nella sala d’udienza, davanti al re Agrippa ed a Berenice ed ai tribuni ed ai principali della città Paolo parlò con franchezza di come si era convertito al Signore e come il Signore Gesù gli era apparso in una visione e gli aveva parlato non curante di quale sarebbe stata la reazione di quelli che lo ascoltavano. Ed il tempo verrebbe meno se parlassi di come parlarono i profeti al popolo d’Israele, ai suoi capi, ai suoi sacerdoti, ai suoi pastori che avevano abbandonato l’Eterno e la sua legge. Ma lo sapete perchè i profeti soffrirono scherni, flagelli, catene e prigione e molti di loro furono uccisi di spada e lapidati? Perchè parlarono con franchezza da parte di Dio, senza omettere nulla di quello che Dio comandava loro di dire al popolo caparbio e ribelle. Se volete sapere cosa significhi parlare con franchezza andate a leggere quello che dissero i profeti antichi ai ribelli e capirete come essi esposero le loro vite e le misero a repentaglio proprio perchè con ogni franchezza dissero al popolo ciò che doveva fare e ciò che doveva smettere di fare per piacere a Dio. Ma quale battute dissero mai i profeti ai ribelli per rallegrarli?

 

Tratto dal sito di G. Butindaro

 

 

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