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Il mistero di Dio che è stato manifestato ai santi

Gesù Cristo: pietra angolare eletta e preziosa per i credenti, ma pietra d’inciampo per gli increduli

 

Dio, per mezzo del profeta Isaia aveva detto: “Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chiunque crede in lui non sarà confuso” (1 Piet. 2:6; Is. 28:16). Cristo Gesù è “la pietra angolare sulla quale l’edificio intero ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore” (Ef. 2:20,21) e questo edificio spirituale che è stato edificato sopra Cristo Gesù (pietra eletta e preziosa per tutti coloro che hanno creduto in lui) è la Chiesa di Dio, “colonna e base della verità” (1 Tim. 3:15).

Dio aveva predetto che chiunque avrebbe creduto in lui (nel solido fondamento di Dio) non sarebbe stato svergognato, ma aveva anche predetto che la pietra eletta (il suo Unto) sarebbe stata rigettata dagli edificatori e che essa sarebbe diventata per gli increduli una pietra d’inciampo, infatti Dio disse: “La pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella che è divenuta la pietra angolare, e una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo” (1 Piet. 2:7). Anche il profeta Isaia a tal proposito disse che l’Unto di Dio sarebbe stato una pietra d’intoppo per Israele e che molti in Israele avrebbero inciampato in essa e lo disse in questi termini: “Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio e saranno presi” (Is. 8:14,15). Quell’uomo di nome Simeone, che era timorato di Dio e che aspettava la consolazione d’Israele, quando prese nelle sue braccia il bambino Gesù, disse a Maria madre di Gesù: “Ecco, questi è posto a caduta ed a rialzamento di molti in Israele…” (Luca 2:34), e difatti questo è quello che è avvenuto, perchè molti in Israele disubbidendo al Vangelo hanno inciampato nella Parola. L’apostolo Pietro, di costoro dice: “Ed a questo sono stati anche destinati” (1 Piet. 2:8), perchè la loro caduta fa parte del disegno che Dio aveva formato in se stesso prima della fondazione del mondo e che Egli, nella pienezza dei tempi, ha mandato ad effetto nel Signore Gesù Cristo affinché la salvezza giungesse a noi Gentili di nascita.

 

Per la caduta di Israele la salvezza è giunta a noi Gentili

 

L’apostolo Paolo disse: “Per la loro caduta la salvezza è giunta ai Gentili” (Rom. 11:11), quindi è a motivo del fatto che Cristo Gesù è stato reietto da Israele che la salvezza di Dio che è in Cristo Gesù è pervenuta a tutti i popoli e a tutte le nazioni e tutto ciò affinché le Scritture profetiche si adempissero, infatti Dio aveva detto che avrebbe fatto del suo Unto la luce dei popoli e le strumento della sua salvezza fino alle estremità della terra.

Gli antichi profeti predissero per lo Spirito che la salvezza di Dio e la giustizia di Dio sarebbero state rivelate ed estese a tutte le nazioni; vediamo ora in che maniera lo dissero e come ciò che essi dissero si è adempiuto.

Dio, tramite Isaia, disse del suo Santo Servitore: “Egli insegnerà la giustizia alle nazioni” (Is. 42:1) e questo si è adempiuto perchè Cristo ha predicato agli uomini la giustizia di Dio basata sulla fede; egli disse: “Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio…” (Giov. 5:24), (non viene in giudizio perchè viene avvolto nel manto della giustizia di Dio) e queste parole sono rivolte a tutti, Giudei e Gentili.

Che pure noi, Gentili di nascita, saremmo stati giustificati mediante la fede, era stato detto da Dio ad Abramo in questa maniera: “Tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie” (Gen. 22:18) e difatti noi siamo stati giustificati in Cristo Gesù (che è la progenie d’Abramo), il quale ci è stato fatto da Dio giustizia, secondo quello che era stato detto di lui da Geremia: “Questo sarà il nome col quale sarà chiamato: ‘L’Eterno nostra giustizia” (Ger. 23:6). Paolo disse ai Giudei in Antiochia di Pisidia: “Per mezzo di lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto essere giustificati per la legge di Mosè” (Atti 13:39), queste parole sono fedeli perchè “il termine della legge è Cristo, per essere giustizia ad ognuno che crede” (Rom. 10:4), difatti, chiunque crede in Gesù Cristo riceve la remissione dei suoi peccati e viene giustificato, proprio perchè Egli ci è stato fatto da Dio ‘giustizia’. Dio aveva detto: “La mia giustizia sta per essere rivelata” (Is. 56:1) ed ha mantenuto la sua parola perchè Egli, nella pienezza dei tempi l’ha rivelata e si è adempiuta così la Scrittura che dice: “Ha manifestato la sua giustizia nel cospetto delle nazioni” (Sal. 98:2).

Anche a riguardo della sua salvezza Dio aveva promesso di farla conoscere e di estenderla a tutti gli uomini; Egli aveva detto: “La mia salvezza sta per venire” (Is. 56:1) ed anche: “Volgetevi a me e siate salvati voi tutte le estremità della terra. Poiché io sono Dio…. e fuori di me non v’è salvatore” (Is. 45:22; 43:11). Noi sappiamo che Dio ha manifestato la sua salvezza perchè Cristo ci è stato fatto da Dio ‘redenzione’ e che questa salvezza è offerta a tutti gli uomini, Giudei e Gentili, perchè è scritto: “Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Rom. 10:13; Gioe. 2:32). Gesù Cristo è il Signore che dice tuttora: ‘Volgetevi a me e siate salvati voi tutte le estremità della terra perchè io sono Dio e fuori di me non v’è salvatore’. Noi Gentili siamo stati salvati di una salvezza eterna, di quella salvezza di cui parlarono anticamente i profeti e che nella pienezza dei tempi fu annunziata prima da Gesù Cristo che disse: “Io sono la porta; se uno entra per me sarà salvato..” (Giov. 10:9), e poi dagli apostoli, i quali annunziarono questa così grande salvezza sia ai Giudei che ai Gentili.

Dio disse del suo Servo: “È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele;.. farò di te la luce delle nazioni..” (Is. 49:6), e ciò è avvenuto perchè Egli ha fatto di Gesù la luce del mondo.

Dio aveva detto che avrebbe posto il suo diritto come luce dei popoli, e che questa luce si sarebbe levata su quelli che camminavano nelle tenebre illuminandoli e questo si è adempiuto perchè noi Gentili in Cristo siamo stati inondati di luce da Cristo talché possiamo dire ora al Signore: ‘Per la tua luce noi vediamo la luce’. Noi che un tempo camminavamo nelle tenebre senza sapere dove andavamo, ora, per la grazia di Dio essendo stati illuminati da Cristo, camminiamo nella luce e sappiamo dove andiamo.

Dio disse tramite Isaia: “Ecco, io leverò la mia mano verso le nazioni, e alzerò la mia bandiera verso i popoli” (Is. 49:22) e disse pure che questa bandiera che Egli avrebbe issato verso noi Gentili sarebbe stata la radice d’Isai, infatti disse: “In quel giorno, verso la radice d’Isai, issata come vessillo dei popoli, si volgeranno premurose le nazioni” (Is. 11:10). Ora, ma chi è questa radice d’Isai? Essa è Gesù Cristo, secondo che è scritto: “Egli è venuto su dinnanzi a lui come un rampollo, come una radice che esce da un’arido suolo” (Is. 53:2) e ancora: “Un ramo uscirà dal tronco d’Isai e un rampollo spunterà dalle sue radici…” (Is. 11:1), quindi Gesù è la nostra bandiera, la bandiera di tutti noi che abbiamo creduto in lui secondo che è scritto: “L’Eterno è la mia bandiera” (Es. 17:15) e noi come dei buoni soldati di Cristo Gesù dobbiamo tenere alta la Parola della vita in mezzo a questa generazione storta e perversa perchè è scritto: “Tu hai dato a quelli che ti temono una bandiera per alzarla” (Sal. 60:4 Diod.).

Dio disse del suo Unto: “Ecco, io l’ho dato come testimonio ai popoli” (Is. 55:4); Gesù è il fedele testimone dato alle nazioni perchè egli rese testimonianza di quel che aveva veduto e udito presso il Padre suo, e questa sua fedele testimonianza è nota ai popoli. Giovanni il Battista, disse del Cristo: “Egli rende testimonianza di quel che ha veduto e udito, ma nessuno riceve la sua testimonianza. Chi ha ricevuto la sua testimonianza ha confermato che Dio è verace” (Giov. 3:32,33). Fratelli, ricordatevi che Gesù disse: “Io dico quel che ho veduto presso il Padre mio” (Giov. 8:38) e: “Le cose dunque che dico così le dico come il Padre me le ha dette” (Giov. 12:50) e ancora: “La mia testimonianza è verace” (Giov. 8:14). Noi abbiamo piena fiducia in ciò che Cristo ha detto perchè le sue parole sono le parole di Dio che egli ha riferito fedelmente agli uomini senza aggiungervi nulla e senza togliervi nulla; e noi di fra i Gentili che abbiamo ricevuto la sua testimonianza abbiamo confermato la veracità di Dio.

Dio disse pure tramite Isaia: “Ecco, io l’ho dato come principe e governatore dei popoli” (Is. 55:4) e questo si è adempiuto perchè Dio ha costituito Gesù, Principe su tutti noi Gentili; Egli è Colui che è sorto per governarci, il nostro governatore.

La Scrittura dice: “Ecco, tu chiamerai nazioni che non conosci, e nazioni che non ti conoscono accorreranno a te, a motivo dell’Eterno, del tuo Dio, del Santo d’Israele, perch’Ei ti avrà glorificato” (Is. 55:5) e pure questa scrittura si è adempiuta, perchè noi siamo quelle nazioni che Cristo ha chiamato alla sua eterna gloria; noi siamo quelle nazioni che sono accorse al Salvatore che prima non conoscevano e tutto ciò si è potuto verificare perchè Dio ha glorificato il suo Santo Servitore Gesù.

Dio disse del suo Unto: “Io ne raccoglierò (di esuli) intorno a lui anche degli altri, oltre quelli dei suoi che sono già raccolti” (Is. 56:8) e pure questa parola si è adempiuta, infatti noi Gentili siamo quegli ‘altri’ che Dio promise avrebbe raccolto attorno al suo Servo. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto per raccogliere attorno a lui, oltre che le pecore perdute della casa d’Israele, anche le pecore perdute delle altre nazioni; questo lo confermò lui stesso quando disse: “Ho anche delle altre pecore che non sono di questo ovile: anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore” (Giov. 10:16). Attorno a lui oltre che il residuo d’Israele, Gesù ha raccolto molte altre pecore che non sono di quell’ovile (cioè che non appartengono all’Israele secondo la carne) ed esse siamo noi tutti Gentili che siamo sulla via della salvezza. Ora, in Cristo Gesù v’è un solo gregge, un solo popolo e non più due, perchè lui “dei due popoli ne ha fatto uno solo” (Ef. 2:14).

Dio aveva detto tramite Isaia: “Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano; sono stato chiaramente conosciuto da quelli che non chiedevano di me” (Rom. 10:20; Is. 65:1) e questo è quello che è avvenuto, infatti il Signore è stato trovato e chiaramente conosciuto da noi Gentili, sì proprio da noi che non lo cercavamo e che non chiedevamo di lui: Paolo, apostolo dei Gentili, disse ai santi in Roma: “I Gentili che non cercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, ma la giustizia che viene dalla fede” (Rom. 9:30) e queste sue parole confermano pienamente ciò che il Signore aveva detto secoli prima tramite Isaia.

Dio aveva detto tramite Isaia: “E la loro razza sarà nota fra le nazioni, e la loro progenie, fra i popoli; tutti quelli che li vedranno riconosceranno che sono una razza benedetta dall’Eterno” (Is. 61:9). Noi Gentili in Cristo Gesù siamo quella razza che è nota fra le nazioni e tutti quelli che ci vedono riconoscono che siamo una razza benedetta da Dio. Questa progenie benedetta dal Signore che è sparsa sulla faccia della terra, l’ha generata Dio; è lui che l’ha fatta venire all’esistenza in questo mondo di tenebre; coloro che Dio ha generati sono stati e sono tuttora chiamati Cristiani e noi siamo felici e ci sentiamo onorati di portare questo nome. Quando soffriamo come Cristiani non ci vergogniamo affatto di portare questo nome, anzi glorifichiamo Dio portando questo nome e ci rallegriamo nelle sofferenze che patiamo a cagione del nome di Cristo che è invocato su di noi.

Dio disse al Figliuolo: “Chiedimi, io ti darò le nazioni per tua eredità e le estremità della terra per tuo possesso” (Sal. 2:8) e ciò si è adempiuto; noi figliuoli di Dio di fra i Gentili siamo ‘le nazioni’ che Dio ha dato quale eredità al suo Figliuolo perchè Gesù dice di noi Gentili che abbiamo creduto in lui: “Ecco me e i figliuoli che Dio mi ha dati” (Ebr. 2:13; Is. 8:18) e voi sapete che la Scrittura attesta che “i figliuoli sono una eredità che viene dall’Eterno” (Sal. 127:3). Noi credenti di fra i Gentili siamo stati dati come eredità e come possesso al Figliuolo di Dio e si è adempiuta la parola scritta nei salmi, che concerne il Figliuolo, che dice: “Una bella eredità mi è pure toccata” (Sal. 16:6).

Dio disse tramite il profeta Osea: “Io chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo, e ‘amata’ quella che non era amata; e avverrà che nel luogo ov’era loro stato detto: Voi non siete mio popolo, quivi saranno chiamati figliuoli dell’Iddio vivente” (Rom. 9:25,26; Os. 2:23), questa parola si è adempiuta; noi siamo coloro che non erano un popolo ma ora siamo chiamati da Dio ‘il suo popolo’, noi siamo coloro che non avevano ottenuto misericordia ma ora hanno ottenuto misericordia e proprio a noi che veniva detto che non eravamo il popolo di Dio, ora viene detto: ‘Voi siete figliuoli dell’Iddio vivente’ perchè tali siamo diventati il giorno in cui abbiamo creduto secondo che è scritto: “A tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figliuoli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome…” (Giov. 1:12) e ancora: “Vedete di quale amore ci è stato largo il Padre, dandoci d’essere chiamati figliuoli di Dio!” (1 Giov. 3:1) e altrove: “Siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù” (Gal. 3:26).

Dio disse tramite il profeta Amos: “In quel giorno, io rialzerò la capanna di Davide che è caduta, ne riparerò le rotture, ne rileverò le rovine, la ricostruirò com’era ai giorni antichi, affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è invocato il mio nome, dice l’Eterno che farà questo” (Amos 9:11,12; Atti 15:16-18) e queste parole si sono adempiute, perchè noi Gentili, in Cristo Gesù siamo entrati a far parte dell’edificio che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito. Noi Gentili in Cristo siamo quelle nazioni sulle quali è invocato il nome di Dio; Gesù Cristo è il nostro grande Iddio ed è il suo nome che è stato invocato su noi.

Dio disse tramite il profeta Michea: “Ma avverrà, negli ultimi tempi, che il monte della casa dell’Eterno si ergerà sopra la sommità dei monti, e s’innalzerà al di sopra delle colline, e i popoli affluiranno ad esso. Verranno delle nazioni in gran numero e diranno: ‘Venite, saliamo al monte dell’Eterno e alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli c’insegnerà le sue vie e noi cammineremo nei suoi sentieri!” (Mic. 4:1,2); noi siamo le nazioni che sono venute al monte sul quale è costruita la casa di Dio e su di esso siamo saliti; il profeta Gioele disse: “Sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà salvezza, come ha detto l’Eterno, e fra gli scampati che l’Eterno chiamerà” (Gioe. 2:32) e difatti sul monte Sion e in mezzo agli scampati che Dio ha chiamati v’è la salvezza di Dio, Cristo Gesù, e noi siamo venuti al monte di Sion e a Gesù secondo che è scritto nell’epistola agli Ebrei: “Voi siete venuti al monte di Sion… e a Gesù, il mediatore del nuovo patto…” (Ebr. 12:22,24). Diletti, sul monte Sion v’è salvezza, v’è riposo, v’è pace ed allegrezza in abbondanza e noi che prima come pecore erranti vagavamo per i monti dell’infedeltà, ora per la grazia di Dio siamo venuti al monte dell’Eterno.

 

Il Vangelo della grazia doveva essere predicato prima ai Giudei e poi ai Gentili

 

Quando il Signor Gesù mandò i suoi dodici discepoli a predicare il Regno di Dio, disse loro: “Non andate fra i Gentili e non entrate in alcuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele” (Matt. 10:5,6) e questo lo disse perchè non era ancora giunto il tempo in cui il Vangelo doveva essere predicato apertamente ai Gentili; innanzi tutto l’Evangelo doveva essere predicato ai Giudei; le prime pecore ad essere raccolte attorno al Cristo dovevano essere quelle perdute della casa d’Israele, poi in seguito Dio avrebbe raccolto attorno a lui delle altre pecore che non appartenevano alla nazione d’Israele, cioè noi che siamo Gentili di nascita. Bisogna dire comunque che già durante la vita terrena di Gesù ci furono alcuni non facenti parte della nazione Giudaica che manifestarono la loro fede nel Signor Gesù; fra questi vi ricordo il centurione romano che pregò Gesù di guarire il suo servitore paralitico dicendogli: ‘Dì soltanto una parola e il mio servitore sarà guarito’, e della fede di questo uomo Gesù disse a quelli che lo seguivano: ‘Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato cotanta fede’; vi furono anche molti Samaritani che credettero in lui e questo lo dico per dimostrare come il Signore non mostrò nessun riguardo personale nei giorni della sua carne perchè lui stesso aveva detto: “Tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori” (Giov. 6:37). Dopo che Gesù risuscitò dai morti, prima di essere assunto in cielo, disse ai suoi discepoli: “Così è scritto: che il Cristo soffrirebbe e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remissione dei peccati a tutte le genti cominciando da Gerusalemme” (Luca 24:46,47) e: “Andate per tutto il mondo e predicate l’Evangelo ad ogni creatura” (Mar. 16:15) ed ancora: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservare tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matt. 28:19,20); come potete vedere Gesù ordinò di predicare il Vangelo a tutte le nazioni e non solo alla nazione d’Israele, ma gli apostoli, benchè avessero ricevuto questi ordini, inizialmente mostrarono una certa resistenza ad andare a predicare ai Gentili e questo perchè come Giudei non volevano avere relazioni con gli stranieri; il Signore vide questa loro resistenza e operò in modo da persuaderli che Egli non aveva riguardo alla qualità delle persone ma era il Salvatore di tutti gli uomini, ricco in misericordia verso tutti quelli che lo invocano in verità. Cornelio era un centurione romano, “era pio e temente Iddio con tutta la sua casa, e faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo” (Atti 10:2); quest’uomo, un giorno, mentre pregava fu avvertito divinamente da un angelo di Dio di far chiamare Simon Pietro che albergava a Ioppe, il quale gli avrebbe parlato di cose per le quali sarebbe stato salvato lui e la sua casa. Cornelio fece come l’angelo di Dio gli aveva comandato. Pietro, il giorno seguente ignaro di quello che sarebbe accaduto di lì a poco “salì sul terrazzo della casa, verso l’ora sesta, per pregare. E avvenne che ebbe fame e desiderava prendere cibo; e come gliene preparavano, fu rapito in estasi; e vide il cielo aperto, e scenderne una certa cosa, simile a un gran lenzuolo che, tenuto per i quattro capi, veniva calato in terra. In esso erano dei quadrupedi, dei rettili della terra e degli uccelli del cielo, di ogni specie. E una voce gli disse: Levati, Pietro; ammazza e mangia. Ma Pietro rispose: In niuno modo, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla d’immondo, nè di contaminato. E una voce gli disse di nuovo la seconda volta: Le cose che Dio ha purificate non le fare tu immonde. E questo avvenne per tre volte; e subito il lenzuolo fu ritirato in cielo. E come Pietro stava perplesso in se stesso sul significato della visione avuta, ecco gli uomini mandati da Cornelio, i quali, avendo domandato della casa di Simone (il coiaio), si fermarono alla porta. E avendo chiamato, domandarono se Simone, soprannominato Pietro, albergasse lì. E come Pietro stava pensando alla visione, lo Spirito gli disse: Ecco tre uomini che ti cercano. Levati dunque, scendi, e va con loro, senza fartene scrupolo, perchè sono io che li ho mandati” (Atti 10:9-20). Il giorno dopo Pietro andò con alcuni dei fratelli a Cesarea in casa di Cornelio il quale lo stava aspettando con i suoi parenti e i suoi intimi amici per ascoltare quello che Simone Pietro aveva da dire loro. Quando Pietro arrivò e vide tutti quei Gentili che lo aspettavano per udirlo parlare, disse loro: “Voi sapete come non sia lecito ad un Giudeo di avere delle relazioni con uno straniero o di entrare da lui; ma Dio mi ha mostrato che non debbo chiamare alcun uomo immondo o contaminato” (Atti 10:28). Pietro annunziò loro il Vangelo e mentre parlava loro lo Spirito Santo cadde su tutti quelli che udivano la Parola i quali poco dopo furono battezzati in acqua nel nome del Signor Gesù. Dio mostrò a Pietro che non doveva avere dei riguardi personali perchè Egli voleva trarre pure dai Gentili un popolo per il suo nome e non solo di fra i Giudei di nascita. Dopo di ciò, è scritto che “gli apostoli e i fratelli che erano per la Giudea, intesero che i Gentili avevano anch’essi ricevuto la Parola di Dio. E quando Pietro fu salito a Gerusalemme, quelli della circoncisione questionavano con lui, dicendo: Tu sei entrato da uomini incirconcisi, e hai mangiato con loro” (Atti 11:1-3). Pietro allora si mise a raccontare come erano andate le cose e quelli della circoncisione, dopo averle udite “si acquetarono e glorificarono Iddio dicendo: Iddio dunque ha dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita” (Atti 11:18). Sì, Dio ha dato il ravvedimento anche a noi Gentili infatti l’Evangelo della nostra salvazione è giunto fino a noi; così, Dio dopo avere glorificato il suo Figliuolo Gesù, aprì la porta della fede ai Gentili e questa porta è rimasta aperta fino ad oggi, nessuno l’ha potuta chiudere e nessuno potrà chiuderla perchè si deve adempiere la parola che disse Gesù: “E questo Evangelo del Regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti…” (Matt. 24:14).

 

Noi Gentili in Cristo siamo diventati partecipi della radice e della grassezza dell’ulivo domestico; ma non insuperbiamoci contro i rami naturali che sono stati troncati

 

La Scrittura insegna che Dio ha mostrato la sua gran misericordia verso noi Gentili sino dai giorni degli apostoli e che Dio scelse Saulo da Tarso per portare l’Evangelo ai Gentili; diletti, questa così grande salvezza ci è stata mandata da Dio il quale ci ha aperto la mente per intendere la Parola della sua grazia e si è adempiuta la Parola che dice: “Coloro che non ne avevano udito parlare intenderanno” (Rom. 15:21; Is. 52:15). Certo, ora noi non siamo più stranieri, ma siamo concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio per la grazia di Dio e Paolo ci ha lasciato scritto nella sua epistola: “Ricordatevi che un tempo voi, Gentili di nascita, chiamati i non circoncisi da quelli che si dicono i circoncisi, perchè tali sono nella carne per mano d’uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, non avendo speranza, ed essendo senza Dio nel mondo” (Ef. 2:11,12). Fratelli, voi che siete Gentili di nascita come lo sono io, non dimenticatevi che è agli Israeliti che “appartengono l’adozione e la gloria e i patti e la legislazione e il culto e le promesse” (Rom. 9:4) e che è a loro che “furono affidati gli oracoli di Dio” (Rom. 3:2); noi essendo Gentili eravamo estranei a tutto questo perchè non facevamo parte secondo la carne di questo popolo. Noi eravamo lontani da Dio “ma ora (dice Paolo), in Cristo Gesù, voi che già eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Poiché è lui che è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo ed ha abbattuto il muro di separazione con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, affin di creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo facendo la pace; ed affin di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio, mediante la sua croce, sulla quale fece morire l’inimicizia loro. E con la sua venuta ha annunziato la buona novella della pace a voi che eravate lontani, e della pace a quelli che erano vicini. Poiché per mezzo di lui e gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito. Voi dunque non siete più nè forestieri nè avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. Ed in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito” (Ef. 2:13-22). Fratelli, Cristo Gesù morendo sulla croce, di due popoli ne ha fatto uno solo e questo perchè ha fatto morire sulla sua croce l’inimicizia che c’era fra i Giudei e noi Gentili; Egli ha abbattuto il muro che ci separava dai Giudei, un muro fatto di una legge di comandamenti, abolendo questa legge nella sua carne e oltre che riconciliarci coi Giudei ci ha anche riconciliati assieme a loro con Dio mediante la sua morte. Se noi oggi siamo membri della famiglia di Dio e se siamo entrati a far parte dell’edificio spirituale che ha da servire di dimora a Dio (cioè la Chiesa) lo dobbiamo a Cristo, il Figlio di Dio che ha permesso la nostra entrata nel Regno di Dio, la nostra riconciliazione coi Giudei e il nostro avvicinamento a Dio. Paolo scrisse ai Galati: “Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui nè Giudeo nè Greco… poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Gal. 3:27,28). Fratelli, siamo di Cristo, gli apparteniamo e con i Giudei che hanno creduto in lui formiamo un solo popolo e un solo gregge e sottostiamo ad un solo Capo e ad un solo Pastore che è Cristo Gesù. Questo che vi ho esposto qui sopra è “il mistero della sua volontà giusta, il disegno benevolo che Egli aveva già prima in se stesso formato, per tradurlo in atto nella pienezza dei tempi, e che consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose..” (Ef. 1:9,10), e noi credenti di fra i Gentili, siamo grati a Dio perchè Egli ha voluto farci conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero. Paolo dice che “questo mistero, nelle altre età, non fu dato a conoscere ai figliuoli degli uomini nel modo che ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui” (Ef. 3:5), infatti esso è stato tenuto occulto sin dai tempi più remoti, per essere fatto conoscere nella pienezza dei tempi. Dio ci ha fatto conoscere questo mistero (che consiste nel fatto che noi Gentili siamo eredi con i Giudei che hanno creduto che Gesù è il Cristo e membra con loro d’un medesimo corpo e con loro partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo) “affinché nel tempo presente, ai principati ed alle potestà, nei luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio…” (Ef. 3:10); oltre a ciò, questo mistero “mediante le Scritture profetiche, secondo l’ordine dell’eterno Dio, è fatto conoscere a tutte le nazioni per addurle all’ubbidienza della fede..” (Rom. 16:26).

Fratelli nel Signore, noi riconosciamo la misericordia che Dio ha avuto verso noi in Cristo Gesù ed è a cagione della misericordia di Dio che noi dobbiamo glorificare Iddio secondo che è scritto: “I Gentili hanno da glorificare Iddio per la sua misericordia” (Rom. 15:9) e altrove: “Gentili, lodate tutti il Signore” (Rom. 15:11; Sal. 117:1), quindi rallegriamoci nel Signore, celebriamolo con canti perchè Egli ci ha salvati, ma non insuperbiamoci contro i Giudei che non hanno creduto in Cristo. Paolo parlando del nostro innesto dall’ulivo selvatico in quello domestico ha detto: “E se la primizia è santa, anche la massa è santa; e se la radice è santa, anche i rami sono santi. E se pure alcuni dei rami sono stati troncati, e tu, che sei olivastro, sei stato innestato in luogo loro e sei divenuto partecipe della radice e della grassezza dell’ulivo, non t’insuperbire contro i rami; ma, se t’insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te. Allora tu dirai: Sono stati troncati dei rami perchè io fossi innestato. Bene; sono stati troncati per la loro incredulità, e tu sussisti per la fede; non t’insuperbire, ma temi” (Rom. 11:16-20). Fratelli, noi siamo stati troncati dall’ulivo per sua natura selvatico e siamo stati innestati nell’ulivo domestico per mezzo della nostra fede. Noi sappiamo che molti dei rami naturali di questo ulivo domestico sono stati troncati a motivo della loro incredulità e che noi siamo stati innestati in luogo loro e a motivo di questo nostro innesto nel loro proprio ulivo, noi ora godiamo le benedizioni di Cristo e le sue consolazioni essendo stati fatti partecipi dei beni spirituali dei Giudei, però non ci dobbiamo insuperbire contro i Giudei disubbidienti, sapendo che la radice dell’ulivo nel quale siamo stati innestati è Israelita secondo la carne ed oltre a ciò è la radice a portarci e non il contrario. Paolo disse dei Giudei disubbidienti: “Per quanto concerne l’Evangelo, essi sono nemici per via di voi; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati per via dei loro padri; perchè i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento” (Rom. 11:28,29), ciò significa che benchè molti Giudei non hanno ubbidito al Vangelo e non piacciono a Dio a motivo della loro incredulità e durezza di cuore, Dio non ha rigettato Israele, infatti Paolo disse: “Iddio non ha reietto il suo popolo che ha preconosciuto” (Rom. 11:2). Fratelli, guardatevi dal considerare Israele come un popolo rigettato da Dio, perchè Dio ha detto: “Se i cieli di sopra possono essere misurati, e le fondamenta della terra di sotto, scandagliate, allora anch’io rigetterò tutta la progenie d’Israele per tutto quello che essi hanno fatto” (Ger. 31:37) ed ancora: “Se io non ho stabilito il mio patto col giorno e con la notte, e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra, allora rigetterò anche la progenie di Giacobbe e di Davide..” (Ger. 33:25,26). Certo, se da un lato vediamo la benignità di Dio verso quelli che hanno creduto, cioè verso di noi, dall’altro vediamo pure la severità di Dio verso quelli che sono caduti, cioè verso i Giudei che hanno inciampato nella pietra d’intoppo, però Paolo dice a proposito di quest’ultimi: “Ed anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perchè Dio è potente da innestarli di nuovo” (Rom. 11:23) ciò significa che i rami naturali troncati dall’ulivo domestico saranno innestati di nuovo nel loro proprio ulivo se non perseverano nella loro durezza di cuore, ma badate che è altresì vero che se noi credenti non perseveriamo nella fede e nel buon operare sino alla fine saremo troncati dall’ulivo domestico, quindi temiamo Dio. L’Apostolo Paolo disse: “Fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un induramento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili; e così tutto Israele sarà salvato, secondo che è scritto: Il liberatore verrà da Sion; Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando io torrò via i loro peccati. Poiché siccome voi siete stati in passato disubbidienti a Dio ma ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch’essi sono stati ora disubbidienti, onde, per la misericordia a voi usata, ottengano essi pure misericordia. Poiché Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per fare misericordia a tutti” (Rom. 11:25-27, 30-32), quindi Dio ha promesso di salvare tutti gli Israeliti e di fargli misericordia quando sarà venuta la pienezza dei Gentili, allora avverrà che il velo che è tuttora steso sul loro cuore quando fanno la lettura dell’Antico Patto sarà rimosso, perchè è in Cristo che esso viene abolito; sapendo tutto ciò sin da ora, non siamo presuntuosi perchè Dio è fedele e a suo tempo manderà ad effetto la sua buona parola in verso il popolo che ha preconosciuto.

 

I Giudei disubbidienti; predestinati a inciampare per la salvezza dei Gentili

 

Quando si parla dell’induramento parziale che si è prodotto in Israele nasce spontanea la domanda: ‘Ma chi li ha indurati i Giudei disubbidienti? Perchè sono stati indurati? Ora, il fatto che molti Giudei sono rimasti disubbidienti al Vangelo di Cristo non significa affatto che la Parola di Dio sia caduta a terra, e questo Paolo lo spiega in questi termini: “Però non è che la Parola di Dio sia caduta a terra; perchè non tutti i discendenti da Israele sono Israele; nè per il fatto che sono progenie d’Abramo, sono tutti figliuoli d’Abramo; anzi: in Isacco ti sarà nominata una progenie. Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio; ma i figliuoli della promessa sono considerati come progenie. Poiché questa è una parola di promessa: In questa stagione io verrò e Sara avrà un figliuolo” (Rom. 9:6-9). Considerate questo: Abramo ebbe due figliuoli, uno dalla schiava cioè da Agar, e uno dalla libera cioè da Sara. Tutti e due furono generati da Abramo, ma solo uno era il figlio che Dio aveva promesso ad Abramo e cioè Isacco. Dio promise ad Abramo che avrebbe dato la terra promessa alla sua progenie cioè a Isacco e non a Ismaele il figlio della schiava; inoltre Dio aveva promesso ad Abramo che avrebbe concluso il suo patto con Isacco secondo che è scritto: “Gli porrai nome Isacco e io fermerò il mio patto con lui” (Gen. 17:19), e difatti il patto Dio lo stabilì con i discendenti di Isacco (gli Israeliti) e non con i discendenti di Ismaele (le tribù arabe). Ora, il figliuolo della schiava nacque secondo la carne, mentre quello dalla libera in virtù della promessa o come disse Paolo: ‘Secondo lo Spirito’, ciò significa che Ismaele benchè discendesse da Abramo non era la progenie che Dio aveva promesso ad Abramo. Tra i Giudei di nascita, non tutti sono figliuoli d’Abramo (benchè tutti sono discendenti d’Abramo) perchè tra loro vi sono quelli nati secondo la carne alla maniera di Ismaele, i quali sono schiavi del peccato perchè hanno urtato nella pietra d’intoppo e non sono nati da Dio. I figliuoli d’Abramo fra i Giudei sono tutti coloro che avendo creduto che Gesù è il Cristo sono stati liberati dai loro peccati mediante la loro fede in Gesù; essi sono benedetti col credente Abramo e sono eredi del Regno di Dio appunto perchè sono figliuoli della libera alla maniera d’Isacco. Sappiate che i figliuoli della schiava, cioè i Giudei disubbidienti non sono eredi del Regno perchè non sono nati da Dio; la Scrittura dice: “Caccia via la schiava e il suo figliuolo; perchè il figliuolo della schiava non sarà erede col figliuolo della libera” (Gal. 4:30; Gen. 21:10), infatti è scritto che Abramo cacciò via la schiava Agar e il suo figliuolo e che “Abrahamo dette tutto quello che possedeva a Isacco” (Gen. 25:5), il figlio della libera, e non a Ismaele, il figlio della schiava; così tra i Giudei di nascita, quelli che sono nati secondo la carne ma non secondo lo Spirito perchè disubbidiscono al Vangelo, non erediteranno la vita eterna assieme a quei Giudei che ubbidiscono al Vangelo della grazia di Dio. Voglio farvi notare che fu Dio a costituire Isacco, erede d’Abramo e che questo lo fece secondo il beneplacito della sua volontà. Paolo prosegue e dice: “Non solo: ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa, quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; Poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà il minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe ma ho odiato Esaù” (Rom. 9:10-13; Gen. 25:23; Mal. 1:2,3). Rebecca, moglie d’Isacco, quando rimase incinta concepì due gemelli, e “i bambini si urtavano nel suo seno; ed ella disse: Se è così, perchè vivo? E andò a consultare l’Eterno. E l’Eterno le disse: Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore” (Gen. 25:22,23). Allora, per quale motivo Dio disse a Rebecca (prima che i bambini nascessero e prima che avessero fatto alcun che di bene o di male) il maggiore servirà il minore? La ragione è questa: “Affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama” (Rom. 9:11,12); Dio ha agito così per dimostrare di agire in tutte le cose come vuole lui.

Noi siamo stati generati da Dio mediante la sua Parola, non in virtù di qualche opera buona che avessimo fatto o per la volontà dell’uomo, ma, come disse Giacomo, “di sua volontà” (Giac. 1:18). Fratelli, ricordatevi delle parole che Gesù disse ai suoi discepoli: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi” (Giov. 15:16). Fratelli, benchè nel corso dei secoli molti hanno cercato di abbatterlo a terra, io vi dico che il proponimento dell’elezione di Dio è rimasto fermo e i tentativi degli audaci sono risultati vani, perchè le parole che Dio rivolse a Rebecca dimostrano che Dio elegge a salvezza chi vuole lui. Non fu nè Giacobbe e nè Esaù a decidere chi dei due sarebbe stato il popolo più forte; non fu nè l’uno e nè l’altro a decidere con quale dei due Dio avrebbe stabilito il suo patto e badate che a decidere queste cose non furono nè Isacco loro padre e nè Rebecca loro madre. Inoltre bisogna dire che Giacobbe non meritò da Dio (per qualche sua opera giusta) che Esaù suo fratello maggiore, lo servisse, perchè quando Dio disse: ‘Il maggiore servirà il minore’, egli era ancora nel seno della madre e ancora non aveva fatto alcun che di bene. È scritto: “Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque nè da chi vuole, nè da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perchè il mio nome sia pubblicato per tutta la terra. Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole” (Rom. 9:14-18; Es. 33:19; 9:16). Mentre Gesù era sulla terra (cioè nei giorni della sua carne) Dio indurò i cuori di molti Giudei onde non credessero nel suo Figliuolo, e questo lo dice Giovanni in questi termini: “Sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui, affinché s’adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro ed ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giov. 12:37-40; Is. 53:1; 6:10). Molti Giudei erano stati destinati a non credere e ad inciampare nella Parola infatti Isaia aveva detto: “Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi” (Is. 8:14,15), per questo Giovanni disse dei Giudei disubbidienti: “Non potevano credere”, perchè si dovevano adempiere le parole del profeta Isaia a loro riguardo, e non solo le sue ma anche quelle di Mosè: “Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno” (Rom. 11:8; Is. 29:10; Deut. 29:4), e pure quelle di Davide che disse: “La loro mensa sia per loro un laccio, una rete, un inciampo, e una retribuzione. Siano gli occhi loro oscurati in guisa che non veggano, e piega loro del continuo la schiena” (Rom. 11:9,10; Sal. 69:22,23). Sappiate che Dio non è da biasimare per avere agito così, anzi sia Dio riconosciuto verace ma ogni uomo bugiardo; se Dio disse a Mosè: “Farò grazia a chi vorrò fare grazia, e avrò pietà di chi vorrò avere pietà” (Es. 33:19; Rom. 9:15) per che cosa è da biasimare? Non è Egli Colui che fa tutto ciò che gli piace in cielo in terra e nei mari e in tutti gli abissi? Non è egli forse colui che ha detto: “Metterò ad effetto tutta la mia volontà… io opererò, chi potrà impedire l’opera mia?” (Is. 46:10; 43:13) Ma chi è colui che è così tanto ardito da dirgli: ‘Che fai?’ Dovrebbe Dio forse agire come vogliono gli uomini per non essere criticato da loro? Sappiate che Dio rimane sempre vincitore quando viene giudicato dagli uomini.

Dio, se da un lato ha indurato i cuori di molti Giudei, dall’altro ha fatto misericordia a un residuo d’Israele eletto secondo la grazia, infatti è scritto: “E così anche nel tempo presente v’è un residuo secondo l’elezione della grazia…Quel che Israele cerca non l’ha ottenuto; mentre il residuo eletto l’ha ottenuto…” (Rom. 11:5,7), ma pure questo, cioè che solo un residuo d’Israele si sarebbe convertito al Signore, era stato preannunziato dai profeti. Isaia disse: “Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà all’Iddio potente. Poiché, quand’anche il tuo popolo, o Israele, fosse come la rena del mare, il rimanente solo sarà salvato..” (Is. 10:21,22; Rom. 9:27) e: “Se il Signore degli Eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra” (Rom. 9:29; Is. 1:9) ed ancora: “Avverrà che i superstiti di Sion e i rimasti di Gerusalemme saran chiamati santi.. Poiché da Gerusalemme uscirà un residuo e dal monte di Sion degli scampati” (Is. 4:3; 37:32). Il profeta Michea a tale riguardo disse: “Per certo io raccoglierò il rimanente d’Israele, io li farò venire assieme come pecore in un ovile..” (Mic. 2:12) ed ancora: “Il resto di Giacobbe sarà, in mezzo a molti popoli, come una rugiada che viene dall’Eterno…” (Mic. 5:6). Dio tramite il profeta Sofonia disse del rimanente d’Israele: “Il residuo d’Israele non commetterà iniquità..” (Sof. 3:13) e questo è in pieno accordo con quello che Giovanni nella sua epistola dice di chi è nato da Dio: “Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perchè il seme d’Esso dimora in lui; e non può peccare perchè è nato da Dio” (1 Giov. 3:9).

Gesù disse ai Giudei: “Niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre” (Giov. 6:65), perchè egli sapeva bene che avrebbero creduto in lui solo quelli a cui l’Iddio e Padre suo avrebbe fatto grazia; egli sapeva che sarebbero venuti a lui solo quelli che il Padre gli avrebbe dato, e l’apostolo Paolo ha confermato le parole di Cristo dicendo: “Egli fa misericordia a chi vuole” (Rom. 9:18).

Fratelli, vi ricordo che è stato proprio in seguito alla caduta dei Giudei che l’Evangelo è giunto fino a noi Gentili infatti è scritto: “Per la loro caduta la salvezza è giunta ai Gentili” (Rom. 11:11), e sapete perchè? “Per provocare loro a gelosia” (Rom. 11:11), dice Paolo, affinché si adempissero le parole che Dio aveva detto per mezzo di Mosè ad Israele: “Io vi moverò a gelosia di una nazione che non è nazione” (Rom. 10:19; Deut. 32:21). Dio, prima che il popolo d’Israele entrasse nella terra promessa, aveva detto di Israele: “Essi m’hanno mosso a gelosia con ciò che non è Dio, m’hanno irritato coi loro idoli vani” (Deut. 32:21), difatti Israele nel deserto mosse a gelosia Dio portando la tenda di Moloc e la stella del dio Romfan, delle immagini che si era fatte per adorarle e Dio per vendicarsi e per retribuire gli Israeliti di ciò che essi avevano fatto contro di lui, disse: “E io li moverò a gelosia con gente che non è un popolo, li irriterò con una nazione stolta. Poiché un fuoco s’è acceso nella mia ira..” (Deut. 32:21,22), e questo è avvenuto e avviene tuttora perchè i Giudei disubbidienti sono mossi a gelosia per via di noi Gentili che abbiamo creduto nel Vangelo che Dio aveva promesso nelle Sacre Scritture mediante gli oracoli rivelati ai profeti Ebrei e sono pure sdegnati contro di noi e tutto ciò a motivo del Vangelo. Questa è la ragione per cui Paolo disse circa i Giudei: “Sono avversi a tutti gli uomini, divietandoci di parlare ai Gentili perchè siano salvati” (1 Tess. 2:15,16); vi siete mai domandati perchè i Giudei perseguitavano Paolo loro connazionale? Questo avveniva perchè Paolo parlando ai Gentili di Gesù (dimostrando per le Scritture che egli era il Cristo) li provocava a gelosia e li faceva sdegnare e a conferma di ciò vi ricordo quello che avvenne ad Antiochia di Pisidia dove “i Giudei, vedendo le moltitudini, furono ripieni d’invidia, e bestemmiando contraddicevano alle cose dette da Paolo” (Atti 13:45). Quindi, mentre gli Israeliti provocarono a gelosia Dio con ciò che non era Dio adesso Dio provoca loro a gelosia con noi Gentili di nascita che siamo agli occhi loro della “gente che non è un popolo” ma agli occhi di Dio “il suo popolo”; si è avverato quello che Dio aveva predetto, quindi riconoscete anche voi che Dio ha fatto ogni cosa per uno scopo e che pure questo induramento da lui prodotto in Israele rientrava nel disegno che lui aveva fatto innanzi i secoli in nostro favore. “Tu allora mi dirai: ‘Perchè si lagna Egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà? Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: ‘Perchè mi facesti così? Il vasaio non ha egli potestà sull’argilla, da trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile, e un altro per uso ignobile? E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità dei vasi d’ira preparati per la perdizione, e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già innanzi preparati per la gloria, li ha anche chiamati (parlo di noi) non soltanto di fra i Giudei ma anche di fra i Gentili?” (Rom. 9:19-24); fratelli, ve lo dico con franchezza: ‘Non v’è nulla da replicare se Dio per adempiere i suoi meravigliosi disegni ha fatto e fa quello che qui sopra è descritto chiaramente dalla Scrittura. A molti queste parole dell’apostolo non piacciono, essi si turbano e si indignano nel leggerle e cercano di annullarle con i più svariati vani ragionamenti umani. A questi che replicano a Dio, io dico: ‘Quando smetterete di censurare Iddio? Quando smetterete di giudicare le vie di Dio come fanno gli empi? Dio è più grande dell’uomo e non v’è uomo che si sia indurato contro di lui che abbia prosperato e che non sia stato ripreso da lui; la verità è che tutti gli uomini che sono sulla terra sono come argilla nelle sue mani, Lui li ha fatti e Lui da tutta la massa degli uomini trae alcuni per farne un uso nobile ed altri per farne un uso ignobile, Egli ha il potere di farlo, e lo fa perchè è il Vasellaio.

A Lui sia la gloria in eterno. Amen.

 

Ancora sull’induramento parziale di Israele

 

Gesù fu rigettato dal popolo d’Israele, e difatti furono proprio i Giudei, i discendenti di Abrahamo secondo la carne, a condannarlo a morte e a darlo in mano a Ponzio Pilato affinché fosse crocifisso. La ragione che addussero fu che egli meritava la morte perché si era fatto Figliuolo di Dio. Tutto ciò non fu altro che l’adempimento di queste parole proferite dallo Spirito per mezzo di Davide: “Perché hanno fremuto le genti, e hanno i popoli divisate cose vane? I re della terra si son fatti avanti, e i principi si son raunati assieme contro al Signore, e contro al suo Unto” (Atti 4:25-26). I popoli a cui il salmista fa riferimento sono i Gentili e il popolo d’Israele, e i re e i principi sono Erode, che al tempo governava sulla Galilea, e Ponzio Pilato che era governatore della Giudea, i quali nell’occasione diventarono amici. Dunque Gesù, il Messia promesso da Dio per mezzo dei suoi santi profeti, fu rigettato da Israele. Ma non proprio da tutto Israele, difatti un residuo di Israeliti accettarono Gesù come il Messia di Dio. Ora, per quanto riguarda la posizione odierna del popolo dei Giudei nei confronti di Gesù dobbiamo dire che essa a distanza di più di millenovecento anni dalla venuta di Cristo Gesù non è cambiata, perché ancora oggi solo un rimanente dei Giudei che sono nel mondo accettano Gesù come il Messia; la stragrande maggioranza di essi invece rigetta Gesù come il Messia. Ci sono degli ebrei ortodossi che si rifiutano persino di pronunciare il nome di Gesù di Nazareth, tanto è la loro avversione verso il suo nome. Si badi bene però che il fatto che la maggior parte dei Giudei rigetti Gesù non significa che la parola di Dio sia caduta a terra; Paolo dice infatti: “Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; perché non tutti i discendenti da Israele sono Israele; né per il fatto che son progenie d’Abramo, son tutti figliuoli d’Abramo; anzi: In Isacco ti sarà nominata una progenie. Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie. Poiché questa è una parola di promessa: In questa stagione io verrò, e Sara avrà un figliuolo. Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù. Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia pubblicato per tutta la terra. Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole” (Rom. 9:6-18). Questo discorso di Paolo spiega come l’accettazione di Cristo da parte di un piccolo numero di Giudei e il suo rigetto da parte della maggioranza di essi siano cose che dipendano da Dio perché Egli fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole. In altre parole, il motivo di questa situazione che si è venuta a creare nel mezzo del popolo dei Giudei è da ricercarsi nel proponimento dell’elezione di Dio che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama. Ecco dunque perché la maggior parte dei Giudei rigetta Cristo, e solo un piccolo numero lo accetta, perché Dio ha indurato i primi e fatto grazia ai secondi, quantunque siano tutti discendenti di Abramo e di Isacco. Ma d’altronde, spiega Paolo, il fatto di essere discendenti di Abramo non significa per forza di cose essere figli di Abramo. Perché? Perché Abraamo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla libera, ma il figlio della promessa era Isacco e non Ismaele. Dio aveva infatti prestabilito di concludere il suo patto con Isacco, il figlio della libera, e non con Ismaele, il figlio della schiava. Dopo che nacquero Ismaele e Isacco, Dio disse ad Abramo: “E’ in Isacco che ti sarà nominata una progenie”. Ismaele era certamente progenie di Abramo, ma non fu costituito erede assieme ad Isacco; Dio lo benedisse, ma non concluse il suo patto con lui. Con Isacco avvenne una cosa simile, infatti sua moglie Rebecca partorì due figli gemelli generati da Isacco, ma Dio ancora prima che nascessero scelse Giacobbe, il minore; e rigettò Esaù, il maggiore, perché disse a Rebecca che il maggiore avrebbe servito il minore. E difatti Dio fece il suo patto con Giacobbe e non con Esaù. Tutto ciò, come dice Paolo, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio.

Evidentemente qualcuno potrebbe pensare che questo modo di agire sia ingiusto, quindi che Dio sia ingiusto, ma ciò va negato categoricamente perché Dio disse a Mosè: “Farò grazia a chi vorrò far grazia; e avrò pietà di chi vorrò aver pietà” (Es. 33:19). Questo modo di comportarsi di Dio verso Israele era stato predetto da Dio in questa maniera: “Quand’anche il numero dei figliuoli d’Israele fosse come la rena del mare, solo il rimanente sarà salvato” (Rom. 9:27), ed anche: “Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma e Gomorra” (Rom. 9:29). Questo residuo d’Israele dunque costituisce il residuo eletto secondo la grazia, residuo che assieme a tutti quei Gentili che hanno accettato Cristo, costituiscono la Chiesa di Dio, cioè l’assemblea dei riscattati, dei chiamati fuori da questo presente secolo malvagio. Questo perché in Cristo il muro di separazione è stato abolito, e Lui con la sua morte, dei due popoli ne ha fatto uno solo. E gli altri Giudei, cioè i disubbidienti? Essi sono stati indurati secondo che fu detto da Mosè: “Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno” (Rom. 11:8). Questo indurimento prodotto in loro da Dio, indurimento che li ha fatti cadere (o intoppare nella Parola), si è reso necessario per muovere Israele a gelosia e farlo indignare. Difatti tramite la loro caduta la salvezza è giunta ai Gentili, ed essi vedendo che i Gentili sono stati messi in grado di partecipare alla radice ed alla grassezza del loro ulivo, sono mossi a gelosia ed indignati contro di loro. Tutte cose che Dio disse avrebbe fatto verso Israele sin dai tempi di Mosè: “Io li moverò a gelosia con gente che non è un popolo, li irriterò con una nazione stolta” (Deut. 32:21). Il motivo? Per punire Israele a motivo del suo comportamento ribelle e caparbio tenuto nel deserto. Dio infatti poco prima disse: “Essi m’han mosso a gelosia con ciò che non è Dio, m’hanno irritato coi loro idoli vani” (Deut. 32:21). Questo ci ricorda che Dio è un vendicatore, e quanto vera sia la sua parola: “Come hai fatto, così ti sarà fatto” (Abdia 15). Dunque, possiamo dire che l’indurimento dei Giudei non è altro che l’adempimento della promessa di vendetta fatta da Dio a Mosè nei confronti del suo popolo ribelle, perché indurando molti di essi Dio ha fatto giungere la salvezza ai Gentili provocando i Giudei a gelosia verso di loro. Le cose sono strettamente collegate dunque.

 

L’induramento parziale di Israele un giorno cesserà

 

Ma il piano di Dio prevede che l’induramento parziale che si è prodotto in Israele un giorno cesserà. Ecco cosa ci dice Paolo: “Perché, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un induramento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili; e così tutto Israele sarà salvato, secondo che è scritto: Il liberatore verrà da Sion; Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quand’io torrò via i loro peccati. Per quanto concerne l’Evangelo, essi sono nemici per via di voi; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati per via dei loro padri; perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento. Poiché, siccome voi siete stati in passato disubbidienti a Dio ma ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch’essi sono stati ora disubbidienti, onde, per la misericordia a voi usata, ottengano essi pure misericordia” (Rom. 11:25-31). Ora, come potete vedere Paolo ci dice qualcosa affinché non siamo presuntuosi. Questo qualcosa è che in Israele si è prodotto un induramento parziale che durerà fino alla pienezza dei Gentili. Allora tutto Israele sarà salvato perché Dio allontanerà da Giacobbe l’empietà e torrà via i loro peccati. Che qui Paolo parli di tutto il popolo d’Israele (cioè i Giudei secondo la carne) è evidente dal fatto che poco prima parla dell’induramento parziale che si è prodotto in Israele. Non si può quindi dire che quando Paolo dice che “tutto Israele sarà salvato” si riferisca alla Chiesa di Dio, come affermano invece alcuni. E’ chiaro però che quando tutto Israele sarà salvato, esso entrerà a far parte della Chiesa di Dio, perché Cristo dei due popoli ne ha fatto uno solo, e in Lui non c’è né Giudeo e né Greco. Paolo spiega il perché Dio un giorno salverà tutto Israele; perché essi se da un lato sono nemici per quanto concerne l’Evangelo, dall’altro sono amati per via dei loro padri perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento.

 

La fedeltà di Dio verso gli Israeliti nonostante la loro incredulità

 

Dio dunque non ha rigettato Israele come nazione; non lo respinse né nel deserto quando si ribellò ai suoi comandamenti, né dopo che entrò nel paese di Canaan e si mescolò con le nazioni prostituendosi dietro agli idoli muti, e neppure (dopo che il regno si divise in due regni) quando il popolo si abbandonò ad ogni iniquità al tempo dei profeti. I profeti furono oltraggiati, uccisi, ma Dio anche dopo che punì severamente Israele mandandolo in cattività ebbe pietà del suo popolo facendogli trovare compassione presso i popoli che lo dominavano e facendoli tornare sul suolo dato in eredità ai loro padri. Mi riferisco al ritorno dalla cattività adempiutosi ai giorni di Ciro, re di Persia, ritorno che portò i reduci a ricostruire il tempio (cfr. Esd. cap. 1-6); in seguito, sotto il re Artaserse I Longimano (465-424 a. C.), furono ricostruite pure le mura (sotto la direzione di Nehemia). Gesù venne centinaia di anni dopo la ricostruzione delle mura, ma fu rigettato e ucciso dai Giudei così come lo erano stati prima di lui molti profeti di Dio. La vendetta di Dio anche in questo caso non si fece attendere molto; nel 70 d.C. infatti Dio mandò contro Gerusalemme l’esercito romano capeggiato da Tito e per mezzo di esso fece uccidere centinaia di migliaia di Giudei, e distruggere il tempio di Gerusalemme, e fece menare in cattività molti Giudei. Grande ira e distretta si abbatté sul popolo dei Giudei in quell’anno. Sicuramente molti in quei tempi pensarono che Dio aveva rigettato Israele come nazione; non c’è dubbio; perché ogni qual volta Dio ha esercitato i suoi giudizi contro questo popolo le nazioni hanno detto che Dio ha rigettato il suo popolo. E non solo a quei tempi ma anche nei secoli successivi, quando i Giudei si trovavano dispersi per il mondo senza una patria terrena. Oggetto di derisione per tutti, senza una patria, senza uno stato che li rappresentasse si trovavano un po’ da per tutto. Ma ecco che nella seconda metà del secolo scorso cominciò a farsi strada tra una parte degli Ebrei l’idea che era giunta l’ora di tornare sul suolo dato in eredità ai padri. Alcuni accolsero l’idea con molto entusiasmo, altri erano scettici, ed altri ancora si opposero violentemente a questo ritorno nella terra dei padri. Pian piano il numero di coloro che credettero nello stabilimento di un futuro Stato d’Israele sul suolo dei padri crebbe, fino a che con Teodoro Herzl fu fondato, nel 1897, il movimento sionista che aveva come scopo dichiarato la fondazione dello Stato d’Israele. Sotto la spinta di questo movimento ebraico si ebbero diverse ondate migratorie che portarono nello spazio di circa cinquanta anni mezzo milione circa di Ebrei in Palestina. Nel 1948, dopo una serie di avvenimenti che sarebbe troppo lungo raccontare in questa occasione, fu fondato lo Stato d’Israele. Dio quindi facendo ritornare tanti Ebrei in Israele e permettendogli di rifondare lo Stato Ebraico dimostrò al mondo intero di non essersi dimenticato della nazione di Israele. Pur tuttavia ci sono coloro che non credono che tutto ciò sia stato fatto da Dio in adempimento della sua parola. Vorremmo perciò domandare a costoro che dicono che questo ritorno di molti Giudei sul suolo che Dio diede ai loro padri, e la fondazione dello Stato d’Israele dopo più di ben diciotto secoli non procedono da Dio: ‘Come fate a dire simili cose quando basta leggere un po’ l’Antico Testamento per rendersi conto quante volte Dio è tornato ad avere pietà del suo popolo anche dopo che questo gli era stato ribelle?’ Basti pensare per esempio alla ribellione di Israele nel deserto; Israele non osservò la legge di Dio nel deserto, ripetutamente la trasgredì e fu giudicato da Dio, e quando Dio gli comandò di prendere possesso della terra di Canaan esso non ebbe fiducia in Dio e Dio a motivo della loro incredulità li punì non facendoli entrare nella terra promessa. Eppure vi fece entrare la generazione successiva perché egli è fedele e mantiene le sue promesse. Non è forse scritto che se siamo infedeli egli rimane fedele? Perché questo non è valido verso i Giudei, il popolo che Dio ha preconosciuto? Dio non ha riguardi personali, vero? Se quando noi, noi suo popolo, quando ci rendiamo infedeli possiamo sempre contare sulla fedeltà di Dio, perché i Giudei nonostante le loro infedeltà, benché abbiano rigettato Cristo, non debbano anche loro contare sulla fedeltà di Dio? Certo, qui si tratterebbe per adesso solo di un ritorno da parte di molti Giudei nella terra data ad Abrahamo, di un ristabilimento dello Stato d’Israele, ma ciò rimane sempre una dimostrazione della fedeltà di Dio. Se prima molti potevano dire ai Giudei: voi siete un popolo senza patria, non siete rappresentati da nessun Stato sulla terra, ora questo non può più essere loro detto. Perché loro hanno uno Stato che li rappresenta; ed anche se sono cittadini di un’altra nazione possono sempre ritornare in questo Stato e diventare cittadini di Israele. Certamente per i nemici di Israele, e per nemici non bisogna intendere solo gli Arabi, la fondazione dello Stato d’Israele è stata una umiliazione. Ma d’altronde si sa; Dio ha umiliato Israele quando questo si è innalzato contro di lui, ma ha altresì umiliato i suoi nemici e questo perché egli è giusto. Per tutti coloro che si innalzano arriva il tempo dell’abbassamento; per chi apre la bocca e sparla arriva il momento in cui Dio gli chiude la bocca. E dopo molti secoli durante i quali i nemici di questo popolo hanno aperto la bocca ripetutamente contro di esso ritenendolo non più una nazione, per Dio giunse il tempo di chiudergli la bocca ristabilendo lo Stato d’Israele sul suolo dato in eredità ad Abramo e alla sua progenie. Dunque noi riconosciamo nel ritorno di una parte dei Giudei sul suolo di Israele un opera compiuta da Dio. E come si potrebbe dire che ciò non è avvenuto per volere di Dio quando sappiamo che neppure un passero cade a terra senza il volere di Dio? Quando sappiamo che il cuore del re nella mano del Signore è come un corso d’acqua che lui volge dove gli piace? Ma vediamo ora di vedere quali sono le Scritture che si sono adempiute con questo rientro dei Giudei e la fondazione dello Stato d’Israele nel 1948? Isaia disse: “Poiché l’Eterno avrà pietà di Giacobbe, sceglierà ancora Israele, e li ristabilirà sul loro suolo…” (Is. 14:1). Geremia disse: “Ecco, io li riconduco dal paese del settentrione, e li raccolgo dalle estremità della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e quella in doglie di parto: una gran moltitudine, che ritorna qua” (Ger. 31:8). Ed Ezechiele disse: “Perciò, dì alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: Io agisco così, non per cagion di voi, o casa d’Israele, ma per amore del nome mio santo, che voi avete profanato fra le nazioni dove siete andati… Io vi trarrò di fra le nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese…”, ed ancora: “Ecco, io prenderò i figliuoli d’Israele di fra le nazioni dove sono andati, li radunerò da tutte le parti, e li ricondurrò nel loro paese; e farò di loro una stessa nazione, nel paese, sui monti d’Israele…” (Ez. 36:22,24; 37:21-22). Zaccaria disse: “Io li farò tornare dal paese d’Egitto, e li raccoglierò dall’Assiria;…” (Zacc. 10:10). Queste non sono che alcune delle Scritture che hanno predetto il ritorno degli Ebrei nella loro terra. Che dire poi del tempio che fu distrutto nel 70 d. C. e che fino a questo preciso giorno non è stato ricostruito? Occorre dire che in base a delle Scritture presenti nel Nuovo Testamento esso dovrebbe essere ricostruito prima del ritorno in gloria di Cristo. Le Scritture sono le seguenti: “Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente. Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio” (2 Tess. 2:1-4); “Poi mi fu data una canna simile a una verga; e mi fu detto: Lèvati e misura il tempio di Dio e l’altare e novera quelli che vi adorano; ma tralascia il cortile che è fuori del tempio, e non lo misurare, perché esso è stato dato ai Gentili, e questi calpesteranno la santa città per quarantadue mesi” (Ap. 11:1-2) – e si tenga presente che quando Giovanni ebbe questa visione il tempio di Gerusalemme era stato già distrutto -. Come potete vedere in questi due passi si parla di un tempio che non può non essere quello terreno di Gerusalemme. Si badi però che la ricostruzione di questo tempio, quantunque dovrà adempiersi prima del ritorno di Cristo, non annullerà il fatto che con la venuta di Cristo tutti coloro che sono stati salvati sono entrati a far parte dell’edificio spirituale che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito, cioè del suo tempio; e che il tempio terreno rimane sempre una figura delle cose celesti. In altre parole per noi credenti, anche quando sarà ricostruito il tempio a Gerusalemme, il tempio di Dio continuerà ad essere la Chiesa di Dio ed il tempio terreno continuerà ad essere ombra delle cose celesti. Certamente per i Giudei secondo la carne la sua ricostruzione avrà un grande significato, ma per noi non avrà lo stesso significato. E certamente, una volta che il tempio sarà ricostruito e sapendo che in quel tempio si sederà l’uomo del peccato dicendo di essere Dio, noi non potremo non riconoscere che la venuta dell’empio sarà ancora più vicina come pure naturalmente la venuta di Cristo che distruggerà l’empio col soffio della sua bocca e con l’apparizione della sua venuta (2 Tess. 2:8). Adesso come adesso, la ricostruzione del tempio nel posto dove si trovava quando fu distrutto pare impossibile, perché come voi sapete nel sito del tempio ora c’è una moschea araba la cui rimozione da parte del governo Israeliano scatenerebbe una guerra dei paesi arabi contro Israele. Comunque questo non costituisce un problema per Dio, perché Lui quello che ha detto lo farà avvenire a suo tempo e nei modi da lui stabiliti. Ma desiderano i Giudei ricostruire il tempio? Sì, infatti nel cuore di molti Giudei c’è il desiderio di vederlo ricostruito al posto dove era prima di essere distrutto. Ricordo che alcuni anni fa un fratello mi disse che aveva avuta notizia che la ricostruzione del tempio a Gerusalemme era imminente; essendo perplesso a riguardo volli telefonare all’ambasciata Israeliana qui a Roma per domandare se la cosa fosse vera; la prima risposta fu: ‘Magari fosse vero!’, e poi mi fu smentita la notizia. Comunque, ci sono dei gruppi di Ebrei ortodossi estremisti che sono pronti persino a fare saltare in aria la moschea araba per ricostruire il tempio. Gruppi però che non hanno il favore di molti Giudei perché la distruzione della moschea araba significherebbe una guerra di portata senza precedenti contro Israele. Guerra però che non impaurisce questi gruppi che ritengono che nel caso scoppiasse questa guerra il Messia verrà e combatterà per loro!

 

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