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Il pastorello del Navajo

1200px-the_shepherd_and_his_flockIl Navajo è una riserva indiana del Nuovo Messico, negli Stati Uniti, situata fra il deserto e le montagne.

Un vento freddo scendeva dalla “Mesa Bianca” quando il pastorello indiano Hosteen Nez radunò le sue pecore per farle rientrare nell’ovile. Quando le ebbe messe al riparo, si accorse che ne mancava una! Dove poteva averla persa?

Passando vicino ‘all’hogan’, che è una capanna tonda e bassa fatta di tronchi ricoperti di fango, diede un’occhiata dentro; quell’unica stanza gli era servita da casa durante i quattordici anni della sua vita; e quella sera essa sembrava più piacevole e confortevole che mai. Sua madre aveva appena tolto dal fuoco un pane navajo.

- Presto, dammelo, le disse, poiché devo ripartire; ho perso una pecora!

Fuori dalla capanna, le nuvole minacciose, ammucchiate sulla “Mesa Bianca”, annunciavano che una tempesta infuriava già sulla montagna e avrebbe presto raggiunto la valle.

Dov’è dunque che quella pecora perduta aveva lasciato le altre pecore? Vicino al Wash forse, dove lui le aveva menate a bere! L’uragano si era rafforzato e passava attraverso i suoi vestiti; nuvole di sabbia quasi l’accecavano; oh! se soltanto avesse potuto ritrovare la pecora scomparsa!

Avvolte intorno alle montagne, le nuvole diventavano sempre più nere, dei lampi le solcavano e il tuono rimbombava sordamente. Hosteen Nez avrebbe dato molto per essere a casa! Ma un pastore navajo non abbandona così le proprie pecore! Continuò quindi coraggiosamente il cammino verso il fondo del Wash. Sforzandosi di attraversare con gli occhi la crescente oscurità, chiamava, chiamava del continuo la fuggitiva. Alla fine gli rispose un belato così debole che solo l’orecchio di un Indiano era capace di sentire. Senza preoccuparsi del pericolo al quale si esponeva lui stesso, Hosteen si fece strada attraverso le sabbie mobili da dove veniva la lamentosa voce, per tirare fuori la pecora da quel posto a qualunque costo; e sebbene conoscesse a fondo i pericoli del deserto egli utilizzò tutta la sua forza e tutta la sua destrezza per salvarla. Alla fine egli la prese e gettandola sulle spalle ritornò sui suoi passi, attraversando faticosamente i banchi di sabbia, e lottando contro la pioggia, che cadeva adesso a dirotto sulla valle. Prendere in braccio la bestia quasi adulta, il cui vello era inzuppato e fangoso, e nasconderla alla meglio sotto il vestito non era cosa facile, ma era necessario poiché sarebbe sopravvissuta solo se fosse stata al caldo il più presto possibile. Egli la vide così debole e impotente che dimenticò le sue proprie angosce e riprese il cammino controvento.
Trascorsero due lunghe ore prima ch’egli raggiungesse il sicuro rifugio dell’hogan! Vi arrivò tutto bagnato, estenuato dalla fatica, e rabbrividito dallo spavento che gli causavano i fulmini!

L’agnello riposava accanto a lui, e dormiva placidamente, avendo dimenticato i terrori e ripreso forze, e il pastorello si domandava se quell’agnello non provasse qualche affetto per lui che aveva così tanto sofferto e affrontato così tanti pericoli per salvarlo. La giovane pecorella non aveva un gran valore, ma Hosteen gli voleva bene perché l’aveva acquistata a prezzo della sua propria vita. Se essa gli apparteneva già prima, ora se la sentiva doppiamente sua perché l’aveva salvata da una morte certa a prezzo di grandi sforzi. –

Erano passati dei mesi da quella memorabile notte quando Hosteen Nez si recò un giorno al mercato più vicino ed entrò in una locanda. Appena vi si accomodò la porta si aprì ed entrò un missionario, che si mise a parlare in navajo. Quel Bianco aveva delle idee strane e le sue parole dei suoni insoliti! Nondimeno, che cosa aveva appena detto? Parlava di un uomo che cercava gli uomini perduti e peccatori come un pastore navajo cercava una pecora perduta!…

“Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle” (Luca 15:4-5).

Hosteen Nez, chinatosi in avanti per sentire meglio, non perdeva una parola. Gli sembrava di sentire ancora il vento impetuoso, vedeva l’agnello che si dibatteva nella sabbia, provava la gioia profonda che aveva provato quando l’aveva strappata alla notte, alla pioggia, e alle acque che scorrevano dalle alture, che un istante dopo avrebbero trascinato quel piccolo corpo che era troppo debole per resistere alla furia delle acque.

“Tutti noi”, diceva il missionario, “(uomini bianchi o Navajos, ragazzi o ragazze) ci siamo smarriti come pecore, ci siamo volti ognuno verso la propria via e il Signore ha fatto cadere su Lui, (Gesù Cristo, il Figlio di Dio) l’iniquità di noi tutti (Isaia 53:6). Il Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, è venuto nel mondo per salvare i peccatori e non solo Egli li ha salvati ma ha anche acquistato la loro salvezza, morendo per loro, dando la Sua propria vita, così preziosa per loro”.

Hosteen Nez aveva sempre creduto che l’Iddio degli uomini bianchi era troppo strano perché un Indiano pellerossa potesse capirlo. Ma com’era facile da capire la storia di un tale amore! Era possibile che fosse vera? – Ma doveva essere vero!

Il Pastore così tenero che trovò in quel giorno Hosteen Nez, ha trovato anche te caro amico?

Poiché il Figlio di Dio “è venuto per cercare e salvare ciò che era perito” (Luca 19:10).
 
“Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37).
 
“Certa è questa parola e degna d’essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (1 Timoteo 1:15).
 
[Testimonianza tratta da: Pour petits et Grands (Per piccoli e Grandi), Éditions de Bibles et Traités Chrétiens, Vevey, 1959 – Série 317]
 
[Traduzione dal francese di Illuminato Butindaro]

[attributo immagine: “Courtesy of Special Collections, University of Houston Libraries.” ]

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