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La completezza della Bibbia

La Bibbia contiene tutto ciò che l’uomo ha bisogno di credere per essere salvato e che noi credenti abbiamo bisogno di sapere per piacere a Dio con tutta la nostra condotta, oltre che le predizioni di cose future che sono indispensabili conoscere in vista della fine di ogni cosa.

Ÿ Per essere salvati. Prendiamo inizialmente gli scritti del Nuovo Testamento. Paolo dice ai Romani che per essere salvati si devono fare queste cose: “Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Rom. 10:9); e nel Nuovo Testamento ci sono molti passi che parlano della signoria di Cristo e del fatto che Dio l’ha risuscitato dai morti. Quindi se un peccatore apre un Nuovo Testamento e legge la storia di Gesù di Nazaret (scritta da Matteo o da Luca o da Marco o da Giovanni) e l’accetta così come è scritta viene salvato all’istante da Dio. Anche nel caso egli leggesse solo una epistola di Paolo e confessasse che Gesù è il Signore e credesse col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti egli verrebbe salvato all’istante da Dio. E se per caso egli avesse solo gli Scritti dell’Antico Patto? Bene, diciamo che anche in questo caso egli può essere salvato perché la legge, i Salmi e i profeti parlano di Gesù di Nazaret. Nei Salmi e nei profeti per esempio sono trascritte le sofferenze del Cristo per i nostri peccati, nel salmo sedicesimo Davide parla della risurrezione del Cristo; quindi se uno crede che quelle parole si sono adempiute in Gesù di Nazaret, di cui egli ha udito parlare, egli viene salvato dai suoi peccati. Ricordatevi che l’eunuco quando Filippo lo sentì parlare stava leggendo il profeta Isaia, e che Filippo da quel passo della Scrittura gli annunciò Gesù, e l’eunuco fu salvato (cfr. Atti 8:26-38). Ancora non c’erano gli Scritti di Matteo, Marco, Luca e Giovanni che parlano della venuta di Cristo della sua morte e risurrezione e di come in lui si sono adempiute le Scritture; eppure Filippo da quel passo di Isaia gli annunciò lo stesso Gesù che predichiamo noi, e quell’eunuco fu salvato. Anche l’apostolo Paolo a Roma annunciò ai Giudei che Gesù era il Cristo traendo i suoi ragionamenti dalle Scritture dell’Antico Patto ed alcuni restarono persuasi e furono salvati (cfr. Atti 28:23-24). A dimostrazione questo che anche solo con gli Scritti dell’Antico Patto si può annunciare ai Giudei la morte e la risurrezione di Cristo e persuaderli che Gesù è il Cristo (naturalmente per far questo è necessario conoscere bene le Scritture dell’Antico Patto e quelle del Nuovo). Quindi dei Giudei possono rimanere persuasi che Gesù di Nazaret è il Messia morto per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione sentendo parlare accuratamente delle cose relative a Gesù solo con la legge, i Salmi e i profeti. Niente di cui meravigliarsi ben sapendo che l’Evangelo fu promesso da Dio negli Scritti dell’Antico Testamento (cfr. Rom. 1:2-3); tanto è vero che Gesù quando apparve ai due che erano sulla via di Emmaus “cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano” (Luca 24:27), e quando apparve ai suoi discepoli disse loro: “Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme” (Luca 24:46-47). Va detto ora qualcosa circa il mistero di Dio occulto sin dalle più remote età, ma manifestato ai santi del Signore nella pienezza dei tempi. Mi riferisco al fatto che i Gentili sono eredi con i Giudei, e membri di un medesimo corpo con loro perché Cristo sulla croce ha fatto morire l’inimicizia che esisteva fra loro e Dio e quella che esisteva fra i Giudei e i Gentili; ossia come dice Paolo: “Ha abbattuto il muro di separazione con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti” (Ef. 2:14-15). Questo mistero infatti è strettamente collegato al messaggio della salvezza perché con la sua rivelazione Dio ha manifestato che Egli “vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1 Tim. 2:4), e non solo i Giudei. E’ evidente che fino a che Cristo non morì sulla croce e lo Spirito Santo non rivelò questo mistero ai santi apostoli e profeti, questo mistero rimase nascosto. Sì, nelle Scritture dell’Antico Patto vi erano molti versi che predicevano in svariate maniere che i Gentili un giorno sarebbero entrati a far parte del popolo di Dio per cui Dio non si sarebbe vergognato di chiamarli suo popolo, ma questi passi erano coperti da un velo per cui ancora non venivano intesi. Ma quando il Signore aprì la mente per intenderli allora le cose furono chiare agli occhi di Giudei e Gentili; Dio aveva deciso di chiamare i Gentili a far parte del suo popolo. E come poté adempiersi questa predizione di Dio? Mediante la morte sulla croce di Cristo Gesù. Infatti, come ho detto prima, egli morendo sulla croce abbatté il muro di separazione, costituito dalla legge di Mosè, che divideva Giudei e Gentili da Dio, e i Giudei dai Gentili. E banditore di questo mistero fu costituito Paolo da Tarso il quale nelle sue epistole ne parla in svariate maniere. Le sue epistole sono dunque necessarie per intendere la gloria di questo mistero. Il piano della salvezza che Dio aveva formato in se stesso avanti la fondazione del mondo è stato dunque fatto conoscere a tutte le nazioni.

Ÿ Per piacere a Dio. Paolo dice a Timoteo che ogni Scrittura è ispirata da Dio “e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona” (2 Tim. 3:16-17): quindi per essa noi possiamo essere resi compiuti. Consideriamo gli Scritti del Nuovo Testamento; in essi ci sono i precetti per i mariti e per le mogli, per i figli e per i genitori, per i servi e per i padroni, per i conduttori e per i fedeli, in essa ci sono diversi riferimenti alla preghiera, al digiuno, alla lode, alla elemosina e ad ogni altra opera buona, ai miracoli e alle rivelazioni e a tante altre cose; in verità essi sono in grado di renderci compiuti in ogni bene e renderci savi in Cristo. E non è che questo discorso non può essere fatto per gli Scritti dell’Antico Patto perché anche in essi ci sono tanti precetti per tutti noi, non importa la posizione che ricopriamo nel corpo di Cristo o se siamo maschi o femmine, genitori o solo figli, la cui osservanza porta onore a Dio; in essi ci sono tante storie che ci esortano ad avere fede in Dio per ottenere rivelazioni, guarigione, doni, ecc., ed oltre che fede in Dio anche pazienza per ottenere l’adempimento delle promesse di Dio. Paolo dice ai Romani che “tutto quello che fu scritto per l’addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinché mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture, noi riteniamo la speranza” (Rom. 15:4). Naturalmente, va detto che per quanto riguarda diverse cose (precetti su cibi, su giorni, sulla circoncisione, ecc.,) per evitare di ricadere sotto la legge di Mosè sono necessari gli insegnamenti degli apostoli che spiegano che quelle cose sono ombra di cose che dovevano avvenire e quindi non vanno più osservate. Ma Dio, che ben sapeva tutto ciò, a suo tempo ha provveduto l’insegnamento che completa quello antico.

Ÿ La conoscenza delle cose future. Per quanto riguarda gli avvenimenti che devono accadere prima del ritorno di Cristo, al suo ritorno, e dopo il suo ritorno, ci sono scritti nella Bibbia così tanti riferimenti che possiamo dire di non avere bisogno di sapere di più. Basta leggere le parole concernenti gli avvenimenti ultimi pronunciate da Gesù sul monte degli Ulivi prima di essere arrestato ed in altre circostanze, quelle scritte da Paolo, da Pietro, da Giovanni, e quelle pronunciate dagli antichi profeti secoli prima della venuta di Cristo (Isaia, Ezechiele, Daniele, Gioele, Zaccaria, Malachia) per rendersi conto di questo.

Stando dunque così le cose a riguardo degli Scritti sacri è evidente che ci fu un tempo nel quale essi erano ancora incompleti perché mancavano gli Scritti del Nuovo Testamento che dovevano completare quelli dell’Antico. Possiamo quindi dire che alle Scritture (qui mi riferisco a quelle dell’Antico Patto già disponibili prima dell’apparizione di Cristo) la parte che mancava affinché divenissero complete era quella concernente la venuta di Cristo. Ed infatti una volta che Cristo apparve e compì l’opera del Padre suo trasmettendo le sue parole e morendo sulla croce per i nostri peccati e risuscitando il terzo giorno (e la sua vita e i suoi insegnamenti e le sue predizioni furono messi per iscritto), e gli apostoli dopo di lui trasmisero per iscritto da parte di Dio altri insegnamenti e altre predizioni utili alla Chiesa, allora le Scritture furono rese complete. La Bibbia così composta è la finale rivelazione di Dio all’uomo. Non manca proprio nessun scritto per renderla completa perché già lo è. Guai a chi aggiunge altri scritti ad essa; Gesù Cristo a Giovanni sull’isola di Patmos attestò infatti: “Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro” (Ap. 22:18). Qualcuno forse obbietterà che queste parole si riferiscono esclusivamente al libro della Rivelazione, ma non è così. Come potremmo infatti affermare che sia lecito aggiungere qualcosa alla Bibbia nel suo insieme tranne che al libro della Rivelazione solo perché quelle parole di Gesù sono scritte alla fine di questo specifico libro della Bibbia? Ma non è forse scritto nella legge: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla…” (Deut. 4:2)? Quindi, l’ordine di non aggiungere nulla, pena la punizione descritta nel libro della Rivelazione, riguarda anche la Bibbia nel suo insieme e non solo il libro della Rivelazione; e poi quand’anche uno aggiungesse delle parole solo al libro della Rivelazione implicitamente le aggiungerebbe alla Bibbia perché l’Apocalisse è parte della Bibbia. Oltre la Bibbia non esiste sulla faccia di tutta la terra un altro libro che può essere definito sacra Scrittura come la Bibbia; tutti coloro che pretendono di possedere dei libri sacri (oltre la Bibbia o al posto della Bibbia) definendoli sacre Scritture sono stati sedotti dal serpente antico e seducono gli altri.

Alcuni (i Mormoni per esempio) attaccano la completezza della Bibbia dicendo che nel corso dei secoli furono tolte dal libro molte cose chiare e preziose. Ma ciò non corrisponde al vero perché le molte copie dei manoscritti dell’Antico Testamento che esistono variano solo in certe cose minime quali l’ortografia delle parole, l’omissione di una frase qui e là. Nell’insieme si può dire che nessuna parte dei Libri dell’Antico Testamento esistenti al tempo di Gesù e degli apostoli è andata perduta ma che noi possediamo quegli stessi Libri dell’Antico Testamento che possedevano gli Ebrei senza nessuna parte fondamentale mancante. Una conferma dell’attendibilità dei Libri dell’Antico Testamento così come li abbiamo noi ora dopo migliaia di anni dalla loro stesura è venuta dal ritrovamento nel 1947 dei manoscritti tra i rotoli del Mar Morto che generalmente datano dal 200 circa al 50 a.C. Ebbene questi manoscritti contengono porzioni di ogni Libro dell’Antico Testamento eccetto Ester, e gli studi hanno rivelato che questi documenti così antichi sono sostanzialmente identici al testo dell’Antico Testamento che noi possediamo. Anche per quanto riguarda i manoscritti del Nuovo Testamento, i più vecchi dei quali risalgono al secondo secolo dopo Cristo, la situazione è sostanzialmente la medesima. Le variazioni che si possono riscontrare in essi, che sono copie degli originali o copie delle copie fatte dagli originali, sono di una importanza relativa perché riguardano questioni di ortografia, l’ordine delle parole, il tempo di alcuni verbi, e così via; ma in essi non mancano parti importanti del testo originale, e le variazioni esistenti non intaccano le dottrine fondamentali della Bibbia. Una conferma a ciò che stiamo dicendo in difesa dell’Antico e del Nuovo Testamento così come li abbiamo oggi nella Bibbia viene dalla versione latina della Bibbia denominata Vulgata che risale al quarto secolo dopo Cristo e che fu fatta da Girolamo, (che è la versione della Bibbia adottata ufficialmente dalla chiesa cattolica romana con il concilio di Trento): in essa non mancano parti ‘chiare e preziosissime’ degli antichi manoscritti. Vero è che in essa sono presenti dei passi tradotti malamente da Girolamo, ma in essa non mancano ‘parti chiare e preziosissime’ della Bibbia da ritenerla una versione della Bibbia ‘mutilata’ di parti fondamentali, non sufficiente dunque per la salvezza.

 

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