Pages Menu
TwitterFacebook
Categories Menu

Posted by | 0 comments

La differenza tra il battesimo ministrato dallo Spirito Santo e quello ministrato da Cristo, e tra le lingue come segno e le lingue come dono

CONFUTAZIONE DEL LIBRO SCRITTO DA TOMMASO HEINZE CONTRO CERTE DOTTRINE PENTECOSTAL

Ora, Tommaso Heinze cita due passi che secondo lui fanno cadere tutta la dottrina dei Pentecostali sul battesimo con lo Spirito Santo, e questi passi sono i seguenti:

il primo è: “Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito” (1 Cor. 12:13);

e il secondo è: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Cor. 12:30).

Secondo lui, come del resto secondo tutti quelli che rifiutano le lingue come segno esteriore ed iniziale del battesimo con lo Spirito Santo, questi passi dicono chiaramente che tutti i credenti sono stati battezzati con lo Spirito Santo quando hanno creduto ma non tutti parlano in altre lingue.

Dunque non c’è da aspettare o bramare, dopo avere creduto, il battesimo con lo Spirito perché lo si è già ricevuto; e non solo, ma quando lo si riceve non occorre necessariamente parlare in altre lingue.

Heinze però fa due errori, innanzi tutto scambia il battesimo di cui parla Paolo ai Corinzi (cfr. 1 Cor. 12:13) con il battesimo con lo Spirito Santo, infatti qui Paolo sta parlando di un altro battesimo e precisamente di quello che compie lo Spirito Santo sul credente quando lo inserisce nel corpo di Cristo, mentre quando si parla del battesimo con lo Spirito si parla di un battesimo ministrato da Cristo Gesù secondo che disse Giovanni: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco” (Matt. 3:11).

Quindi? Quindi non è vero che tutti coloro che hanno creduto sono stati battezzati da Cristo con lo Spirito Santo; è vero però che tutti coloro che hanno creduto sono stati battezzati dallo Spirito Santo nel corpo di Cristo.

L’altro errore che fa Heinze è quello di non tenere presente che Paolo dicendo che non tutti parlano in lingue non ha inteso dire che non tutti coloro che sono stati battezzati con lo Spirito Santo parlano in altre lingue, ma che non tutti hanno il dono della diversità delle lingue che lui menziona tra i doni spirituali. Lui infatti quando nel dodicesimo capitolo di prima Corinzi parla delle lingue ne parla in primo luogo in riferimento al dono della diversità delle lingue che è la capacità data dallo Spirito Santo di parlare diverse lingue straniere. E che sia così è confermato dal fatto che poco prima di domandare “parlano tutti in altre lingue?”, Paolo dice che Dio ha costituito nella Chiesa “la diversità delle lingue” (1 Cor. 12:28).

Dunque le parole di Paolo vogliono dire che non tutti i credenti hanno il dono della diversità delle lingue, il che è vero, come è vero che non tutti sono apostoli, non tutti sono profeti, non tutti sono dottori, non tutti fanno miracoli, non tutti hanno doni di guarigioni, non tutti interpretano. Quindi Heinze ancora una volta dimostra di non tagliare rettamente la parola di Verità.

Proprio lui che suggerisce quindi di tagliare rettamente la parola di verità per non rimanere confusi, rimane confuso appunto perché non taglia rettamente la Parola di Dio.

Ovviamente Heinze anche interpretando queste parole nella suddetta maniera sbagliata deve per forza riconoscere che al tempo di Paolo alcuni che erano battezzati con lo Spirito (ricordatevi però che secondo Heinze questo battesimo si riceve quando si crede) parlavano in lingue; non lo può negare, è evidente. Cosa dice allora? Che in questi casi il dono delle lingue serviva come conferma del battesimo con lo Spirito, ma più tardi (dopo la conversione di Cornelio e quelli di casa sua) non era normalmente così. Questa deduzione è arbitraria perché il caso dei circa dodici discepoli di Efeso conferma invece che era normalmente così; ci tengo però a precisare che non era il dono delle lingue che veniva dato a conferma del battesimo con lo Spirito ma solo il parlare in lingue.

Ma ecco che Heinze visto l’ostacolo dei discepoli di Efeso lo aggira dicendo che Paolo li aveva scambiati per dei discepoli di Cristo mentre erano dei discepoli di Giovanni!! Questo significherebbe che Paolo non era in grado di riconoscere un discepolo di Cristo! Falso, Heinze dice il falso perché si avvede dei danni a cui andrebbe incontro nel riconoscere che quei circa dodici uomini erano veramente dei credenti. ‘Non erano vecchi credenti in Cristo…’, questo dice lui; ma lui se le inventa queste cose. Ma Heinze non si arrende, poi deve spiegare come mai essi parlarono in lingue quando lo Spirito Santo scese su di essi; e allora riconosce sì che essi parlarono in lingue quando ricevettero lo Spirito Santo ‘ma di solito non fu così’. Invenzioni, supposizioni, frutto dell’ignoranza delle Scritture e della potenza di Dio.

No, Tommaso ti sbagli, quelli erano veri discepoli di Cristo. Come avrebbe potuto infatti Paolo domandare a quei circa dodici uomini se avevano ricevuto lo Spirito Santo quando avevano creduto, se essi non erano dei credenti in Cristo? Perché avrebbe usato il verbo credere nei loro confronti? Non pensi che egli lo abbia fatto perché capì che essi in realtà avevano creduto nel Signore? Ma dimmi un po’: ‘Useresti tu il verbo credere in una domanda fatta a qualcuno di cui ti avvedi che non ha veramente creduto nel Signore Gesù Cristo? Perché mai dunque Paolo avrebbe usato il verbo credere in una domanda fatta a qualcuno che non aveva creduto?’ Ripeto, ti sbagli grandemente nel dire che quelli che incontrò Paolo ad Efeso non erano dei credenti in Cristo.

Ma proseguiamo; quei circa dodici credenti dunque avevano creduto ma ancora non avevano ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo e quando lo ricevettero cominciarono a parlare in altre lingue come avvenne ai discepoli il giorno della Pentecoste quando lo Spirito venne su di loro. Era normalmente questo che succedeva quando i credenti venivano battezzati da Cristo con lo Spirito Santo; anzi avveniva sempre così.

A proposito, vorrei domandare a Tommaso Heinze che ammette che le lingue accompagnarono in alcuni casi il battesimo con lo Spirito Santo: ‘Come mai il giorno della Pentecoste e a casa di Cornelio era necessario che quei credenti parlassero in lingue all’atto della ricezione dello Spirito Santo mentre in seguito normalmente non ce ne sarebbe stato più bisogno? Se allora era necessario questo segno come conferma dell’avvenuta ricezione dello Spirito Santo, come mai in seguito questo segno non sarebbe stato più necessario?

Il parlare in altre lingue come segno dell’avvenuto battesimo con lo Spirito Santo non è una tradizione umana nata in America all’inizio dello scorso secolo; no, ma un segno reale e inconfutabile che Dio diede sin dall’inizio a quei credenti su cui scese lo Spirito Santo e che ha continuato a dare a credenti, Giudei e Gentili, di ogni luogo e tempo nel corso della storia della Chiesa; certamente non a tutti, ma sicuramente a tutti coloro che sono stati battezzati con lo Spirito Santo.

Tu, Tommaso, vuoi fare risalire l’affermazione che il parlare in altre lingue sia il segno del battesimo con lo Spirito Santo, all’esperienza di Agnes Osmond in America, ma forse non sai che ancora prima che quella credente ricevesse il battesimo con lo Spirito Santo, in Russia c’erano già credenti che parlavano in lingue perché avevano ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo. No, non fu niente di nuovo dal punto di vista biblico che avvenne a quella donna, ma semplicemente quello che era avvenuto a Pietro, a Giovanni a Paolo e a tutti gli altri credenti, antichi e non, quando ricevettero il battesimo con lo Spirito Santo. Insegnare che il parlare in lingue è il segno iniziale e evidente del battesimo con lo Spirito Santo non è – come vorresti fare credere tu, Tommaso Heinze – una regola umana che qualcuno un giorno ha deciso di introdurre tra i Cristiani, regola che contrasta la Parola di Dio, ma un qualcosa che è pienamente confermato dalla Parola di Dio.

Insegnare che il parlare in lingue accompagna sempre il battesimo con lo Spirito Santo non è una ‘rivelazione’ extrabiblica avuta da qualcuno agli inizi del precedente secolo che noi abbiamo accettato non tenendo conto della Scrittura, ma bensì un insegnamento fondato pienamente sulla Bibbia che siamo costretti ad accettare per amore della verità.

Noi non sottoponiamo l’autorità della Bibbia a non importa quale insegnamento o rivelazione o profezia o esperienza spirituale, perché facciamo proprio il contrario cioè esaminiamo ciò che viene insegnato, rivelato o profetizzato o sperimentato a livello spirituale, alla luce delle Sacre Scritture al fine di stabilire se l’insegnamento, la rivelazione, la profezia o l’esperienza spirituale in questione siano da accettare o meno. Noi non accettiamo qualsiasi esperienza spirituale come buona e giusta e utile se prima non l’abbiamo esaminata alla luce delle Scritture. Se vediamo che è biblica l’accettiamo, altrimenti la scartiamo. Siamo tuttavia certi che quello che lo Spirito fa ancora oggi è confermato dalla Bibbia; lo Spirito non agisce contro la Parola scritta ma in armonia con essa. E difatti lo Spirito Santo nel fare parlare in lingue chi da esso viene riempito non agisce per nulla contro la Scrittura perché essa ci mostra che anticamente ci furono credenti che parlarono in lingue.

Perché mai dunque dovremmo scartare il parlare in lingue come segno del battesimo con lo Spirito Santo, ossia perché mai dovremmo scartare il parlare in lingue come fenomeno spirituale che si verifica al riempimento con lo Spirito Santo? Basandoci su quale autorità dovremmo rigettare il parlar in lingue oggi? Evidentemente basandoci su una autorità che non è quella divina procedente dalla Parola di Dio. Quindi noi rigettiamo il parlare di Heinze in merito al parlare in lingue perché esso contrasta la Parola di Dio scritta. Come rigettiamo di riconoscere il papa come il capo della Chiesa, come il successore di Pietro, come rigettiamo di riconoscere la perpetua verginità di Maria, l’esistenza del purgatorio, perché queste cose vanno contro la Parola di Dio, così rigettiamo i ragionamenti di Heinze e di tutti coloro che la pensano come lui in merito al parlare in lingue.

[Tratto dal libro scritto da Giacinto Butindaro, dal titolo Confutazione del libro di Tommaso Heinze ‘La Bibbia e il movimento pentecostale’, pagg. 12-14]

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Leggi altro:
Struttura e organizzazione delle ADI

Lo Statuto assieme al Regolamento Interno mostrano quale sia la struttura organizzativa delle ADI che esse hanno voluto darsi, struttura...

Procacciate la perfezione e la santificazione

Fratelli e sorelle che avete creduto con tutto il vostro cuore nel Figlio di DIO, Gesù Cristo, e nel Suo...

Isaia 1 – Esortazione al popolo di DIO

Isaia riceve una rivelazione dal Signore per portare un messaggio duro e di esortazione al popolo; In questo capitolo il...

Chiudi