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La santificazione: i santi non devono rubare

L’apostolo Paolo nella sua epistola agli Efesini dice: “Chi rubava non rubi più, ma s’affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, onde abbia di che far parte a colui che ha bisogno” (Ef. 4:28).

 

Quindi, chi prima di convertirsi al Signore era un ladro perché prendeva piacere nell’appropriarsi dei beni altrui con la frode e con la violenza, ora non deve più rubare, ma deve lavorare onestamente per guadagnarsi da vivere e avere di che aiutare i bisognosi. Vorrei che notaste che Paolo dice: “S’affatichi a lavorare onestamente” il che significa che il credente non solo deve lavorare con le proprie mani per condursi in modo degno del Vangelo, ma deve anche lavorare onestamente, cioè non deve truffare nessuno con il suo lavoro per guadagnare di più. Ricordatevi che la sapienza dice che è “meglio poco con giustizia, che grandi entrate senza equità” (Prov. 16:8). Non lasciatevi dunque ingannare dalle seguenti parole che sono in bocca a molti: ‘Rubano tutti e rubo pure io’.

 

Rubare è peccato; e come tutti i peccati il diavolo lo fa apparire o come lecito o come innocuo: ma esso non è né lecito perché Dio dice: “Non rubare” (Es. 20:15), e non è neppure innocuo tanto è vero che la sapienza dice: “Il pane frodato è dolce all’uomo; ma, dopo, avrà la bocca piena di ghiaia” (Prov. 20:17), perciò non associamoci con coloro che rubano per non esporre ad un insidia l’anima nostra. Vorrei dire qualcosa altro; anche il rubare ai propri genitori è peccato infatti la sapienza dice: “Chi ruba a suo padre e a sua madre e dice: ‘Non è un delitto!’, è compagno del dissipatore” (Prov. 28:24). Come è anche peccato rubare per aiutare i bisognosi (cosa che invece permette la ‘morale’ cattolica perché non lo considera un’ingiustizia). I servi, secondo l’insegnamento biblico, non devono rubare nulla ai loro padroni ma mostrarsi verso di essi sempre leali e ubbidienti (cfr. Tito 2:9-10). I ladri non erediteranno il regno di Dio (cfr. 1 Cor. 6:10).

 

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