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La santificazione: sul giudicare

Fratelli, Gesù ha detto: “Non giudicate..” (Matt. 7:1). E’ chiaro dunque che non si deve giudicare il proprio fratello. Ma che cosa significa non giudicare il proprio fratello? Per fare questo mi servirò di alcune Scritture.

 

Paolo dice ai Corinzi: “Non giudicate di nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1 Cor. 4:5). Ora, taluni dei Corinzi avevano giudicato Paolo inferiore, davanti a Dio, a Apollo e a Cefa infatti alcuni tra di loro dicevano di essere di Apollo e altri di Cefa, ma c’erano anche altri che lo avevano giudicato superiore a questi ministri del Signore perché si erano messi a dire: Io sono di Paolo. Al che Paolo li ammonì e gli disse tra le altre cose: “A me poi pochissimo importa d’esser giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppur da me stesso. Poiché non ho coscienza di colpa alcuna; non per questo però sono giustificato; ma colui che mi giudica, è il Signore” (1 Cor. 4:3-4), facendogli capire che il giudizio apparteneva a Dio e sarebbe stato lui a giudicarlo inferiore o superiore ad Apollo o a Cefa, mentre loro questo non potevano farlo perché non potevano conoscere appieno il cuore di lui e quello di Apollo e di Cefa. Da qui l’ordine di non giudicare di nulla prima del tempo quando il Signore premierà ciascuno secondo la sua fatica, ma tenendo conto anche delle cose nascoste agli altri (sia buone che cattive) compiute o dette o pensate. E’ chiaro dunque che da questo punto di vista noi non possiamo giudicare un fratello dicendo che è più grande di un altro o avrà un premio maggiore di un altro o sarà fatto sedere più vicino al Signore di un altro. Perché solo Dio conosce tutti i pensieri, tutte le opere, e tutte le parole di un suo figliuolo.

 

Paolo ha detto ai Romani: “Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni. L’uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l’altro, che è debole, mangia legumi. Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto; perché Dio l’ha accolto. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè. L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio… Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio. Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio. Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri…” (Rom.14:1-6,10-13). Da queste parole si evince che quando un fratello ha un’opinione diversa da un altro sui cibi, nel senso che lui per esempio ritiene di astenersi dalla carne, non deve giudicare colui che la carne invece la mangia perché mangia di tutto, e questo perché Dio come ha accolto lui che mangia solo legumi ha accolto anche l’altro che mangia anche la carne. Sia lui che l’altro fanno così per il Signore perché prima di mangiare rendono grazie a Dio quindi lui che è debole nella fede (perché mangia legumi) non deve giudicare l’altro che siccome che è forte nella fede mangia di tutto. Ma anche il fratello che mangia di tutto ha un obbligo verso l’altro fratello infatti non lo deve sprezzare. Anche a proposito dei giorni è la stessa cosa; se un fratello ha riguardo ad un particolare giorno per una sua convinzione particolare (il Sabato o la Domenica, ecc.) e fa così per il Signore, non deve giudicare colui che invece non stima quel particolare giorno nella stessa maniera perché per lui tutti i giorni sono uguali. E colui che stima tutti i giorni uguali non deve sprezzare colui che ha riguardo ad un giorno particolare. In altre parole i fratelli si devono accogliere come Dio ha accolto loro in Cristo e non devono mettersi a discutere su queste opinioni personali. Ognuno, in questo caso, si deve tenere la sua convinzione per se stesso presso Dio e non deve rattristare l’altro per la sua convinzione. Stima e rispetto per il fratello dunque qualunque sia la sua opinione personale in materia di cibi e di giorni. Badate che questo discorso non è affatto in favore all’ordine di astenersi da determinati cibi che alcuni rivolgono perché in questo caso si tratta di una dottrina di demoni (cfr. 1 Tim. 4:1-5), ma solo in favore di un opinione personale di un fratello che non ordina proprio a nessuno di astenersi da un determinato cibo.

 

Giacomo ha detto: “Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli. Chi parla contro un fratello, o giudica il suo fratello, parla contro la legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei un osservatore della legge, ma un giudice. Uno soltanto è il legislatore e il giudice, Colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?” (Giac. 4:11-12). Si tenga presente innanzi tutto che Giacomo in questa lettera si rivolgeva a dei Giudei che avevano creduto infatti all’inizio dell’epistola scrive: “Giacomo, servitore di Dio e del Signor Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella dispersione, salute” (Giac. 1:1), e quindi a persone che conoscevano la legge e che in certi punti l’osservavano ancora (ma non per esser giustificati). Probabilmente tra questi fratelli Giudei di nascita alcuni che ritenevano non doversi conformare più a certi riti dei padri parlavano contro o giudicavano altri che invece si mantenevano attaccati ad essi. Ricordiamoci che in Gerusalemme, dopo che Paolo fu tornato dal suo terzo viaggio apostolico, c’erano migliaia di Giudei che avevano creduto ed erano zelanti per la legge (Atti 21:20), quindi non ci sarebbe da meravigliarsi se anche nella dispersione c’erano dei Giudei che avevano creduto ed erano zelanti per la legge. Allora Giacomo fu costretto a scrivere a questi fratelli di non parlare contro o giudicare questi fratelli perché così facendo essi parlavano contro o giudicavano la legge. Quindi quel non giudicare il proprio fratello di cui parla Giacomo occorre interpretarlo in questa maniera.

 

A questo punto qualcuno domanderà: ‘Ma allora noi non possiamo esprimere nessun giudizio sui fratelli in nessuna circostanza in base alla parola di Dio?’ No, affatto, perché ci sono altre Scritture che attestano che noi possiamo anzi dobbiamo giudicare. Vediamo in quali casi ci è permesso giudicare. Paolo ai santi di Corinto in relazione al fatto che alcuni processavano il fratello davanti agli ingiusti invece che davanti ai santi ha scritto: “non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicar di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa. Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunziare un giudizio fra un fratello e l’altro?” (1 Cor. 6:2-5). Come si può ben vedere a noi santi è lecito esprimere un giudizio nelle liti fra i fratelli. Non c’è affatto bisogno che i fratelli portino la loro causa davanti agli infedeli perché i santi sono in grado di giudicare delle cose di questa vita. Anche nel caso che uno ha commesso determinati peccati è lecito ai santi giudicarlo dandolo in mano di Satana ed estrometterlo dalla raunanza: Paolo per esempio a quello che si teneva la moglie di suo padre in Corinto lo giudicò dicendo: “Quanto a me, assente di persona ma presente in ispirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha perpetrato un tale atto. Nel nome del Signor Gesù, essendo insieme adunati voi e lo spirito mio, con la potestà del Signor nostro Gesù, ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù” (1 Cor. 5:3-5). Anche Imeneo ed Alessandro erano stati giudicati da Paolo venendo dati in man di Satana infatti è scritto: “Fra questi sono Imeneo ed Alessandro, i quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Tim. 1:20). Ecco perché Paolo ci ha detto: “Non giudicate voi quelli di dentro? …Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1 Cor. 5:12). Perché noi abbiamo, come Chiesa, l’autorità di giudicare i malvagi (fornicatori, avari, idolatri, oltraggiatori, ubriaconi, e rapaci) ed estrometterli dall’assemblea.

 

Ci sono poi altre scritture che ci attestano che noi credenti possiamo emettere dei giudizi senza incorrere nella punizione di Dio. Per esempio Gesù disse a dei Giudei : “Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio” (Giov. 7:24) ed ancora: “E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (Luca 12:57). Paolo ai Corinzi dice: “Io parlo come a persone intelligenti; giudicate voi di quello che dico” (1 Cor. 10:15), ed anche: “Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata?” (1 Cor. 11:13), ed ancora: “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino…” (1 Cor. 14:29). Quindi come credenti possiamo giudicare molte cose, ma non secondo l’apparenza ma con giusto giudizio. E tra le tante cose che possiamo e dobbiamo giudicare ci sono le profezie che vengono proferite in seno alla Chiesa dai profeti.

 

In mezzo al popolo di Dio ci sono dei falsi profeti che sono dei ministri di Satana travestiti da ministri di giustizia. Come possiamo esprimere questo giudizio a loro riguardo? Perché portano frutti cattivi. Gesù infatti ha detto che l’albero si riconosce dal suo frutto, e perciò come si può riconoscere l’albero buono così si può riconoscere anche l’albero cattivo (cfr. Matt. 7:15-20; 12:33-35). E questi sono alberi cattivi perché il frutto della loro bocca è cattivo e non buono. Se la Scrittura quindi li chiama falsi noi li dobbiamo chiamare in questa maniera. Non vi fate ingannare dalle parole dolci e lusinghiere di taluni (anche con molti anni di fede) che hanno paura di smascherare questi impostori per evitare un eventuale persecuzione.

 

Un altra cosa che mi preme dire infine è che quando si dice che certe sorelle non si santificano con modestia perché si mettono le minigonne, o vanno scollate o con gioielli d’oro addosso o con i pantaloni, o si truccano ecc., non si sta per nulla giudicandole ingiustamente perché il giudizio non è dato secondo l’apparenza ma in base a fatti reali. Così anche quando si dice che tanti fratelli amano il mondo e non hanno l’amore del Padre in loro, non si sta giudicandoli ingiustamente perché i fatti parlano chiaro; essi amano il mondo e le cose che sono nel mondo. E così quando si dice che certi predicatori servono Mammona e non il Signore Gesù perché vogliono essere pagati un tot per ogni predicazione, o per ogni preghiera per un malato, o per una profezia ecc. non si sta giudicandoli ingiustamente ma equamente in base al loro iniquo comportamento. E potrei proseguire con molti altri esempi simili. Ma ditemi fratelli: Se uno vi dice che ha piantato nel suo campo un albero di ciliege e questo porta prugne e voi dite che quello è un pruno potreste mai accettare la sua riprensione che vi dice che non dovete dire che quell’albero è un pruno ma un ciliegio? Non credo proprio. E perché mai nel vedere dei credenti che amano la moda, il trucco, i gioielli, la televisione, la partita di calcio, il denaro, andare a ballare, al mare ed ai parchi di divertimento, fornicare, commettere adulterio, praticare la menzogna e la doppiezza, si dovrebbe essere accusati di giudicare ingiustamente costoro dicendo che essi non hanno l’amore del Padre in loro e che vivono una vita per loro stessi e non per il Signore? Perché mai si dovrebbe dire che essi sono spirituali? Forse perché frequentano un locale di culto con fuori scritto ‘Chiesa Evangelica Pentecostale’ o perché dicono di parlare in lingue o perché profetizzano? E perché mai si dovrebbero chiamare servi di Dio taluni che sanno imbastire un discorso con alcuni versetti della Bibbia messi uno dopo l’altro ma poi vivono una vita in aperta ribellione contro Dio avendo il proprio cuore esercitato alla cupidigia ed essendo dati alle concupiscenze della carne?

 

Dico questo perché oggi purtroppo tanti pastori pur di non riprovare le opere infruttuose delle tenebre perpetrate in seno alla chiesa (il che significherebbe attirarsi l’inimicizia di non pochi) ricorrono anche al versetto che dice di non giudicare, ingannando così tanti fratelli.

Fonte

 

 

 

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