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La santificazione: sul mormorare

La storia del popolo d’Israele durante il viaggio dall’Egitto alla terra promessa è costellata di mormorii contro Dio e contro Mosè ed Aaronne. Alle acque di Mara, dato che le acque erano amare “il popolo mormorò contro Mosè, dicendo: ‘Che berremo?” (Es. 15:24); nel deserto di Sin “tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto. I figliuoli d’Israele dissero loro: ‘Oh, fossimo pur morti per mano dell’Eterno nel paese d’Egitto, quando sedevamo presso le pignatte della carne e mangiavamo del pane a sazietà! Poiché voi ci avete menati in questo deserto per far morir di fame tutta questa raunanza” (Es. 16:2-3). Anche a Refidim il popolo mormorò contro Mosè infatti è scritto: “E non c’era acqua da bere per il popolo. Allora il popolo contese con Mosè, e disse: “Dateci dell’acqua da bere”. E Mosè rispose loro: ‘Perché contendete con me? perché tentate l’Eterno?’ Il popolo dunque patì quivi la sete, e mormorò contro Mosè, dicendo: ‘Perché ci hai fatti salire dall’Egitto per farci morire di sete noi, i nostri figliuoli e il nostro bestiame?” (Es. 17:1-3). A Taberah “il popolo fece giungere empi mormorii agli orecchi dell’Eterno” (Num. 11:1). A Kibroth Hattavaa: “I figliuoli d’Israele ricominciarono a piagnucolare e a dire: ‘Chi ci darà da mangiare della carne? Ci ricordiamo de’ pesci che mangiavamo in Egitto per nulla, de’ cocomeri, de’ poponi, de’ porri, delle cipolle e degli agli. E ora l’anima nostra è inaridita; non c’è più nulla! gli occhi nostri non vedono altro che questa manna” (Num. 11:4-6). A Kades pure il popolo mormorò infatti è scritto che dopo che i dieci esploratori screditarono davanti alla raunanza il paese che avevano visitato “tutta la raunanza alzò la voce e diede in alte grida; e il popolo pianse tutta quella notte. E tutti i figliuoli d’Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la raunanza disse loro: ‘Fossimo pur morti nel paese d’Egitto! o fossimo pur morti in questo deserto! E perché ci mena l’Eterno in quel paese ove cadremo per la spada? Le nostre mogli e i nostri piccini vi saranno preda del nemico. Non sarebb’egli meglio per noi di tornare in Egitto?’ E si dissero l’uno all’altro: ‘Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Num. 14:1-4). In un’altra occasione gli Israeliti mormorarono perché non avevano pane ed acqua ed erano nauseati della manna, e per questo Dio mandò contro di loro dei serpenti ardenti che fecero molte vittime tra il popolo (cfr. Num. 21:4-6).

Tutte queste cose avvennero per servire d’esempio a noi infatti l’apostolo Paolo dice: “E non mormorate come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore” (1 Cor. 10:10). Giacomo conferma che non dobbiamo mormorare quando dice: “Fratelli, non mormorate gli uni contro gli altri, onde non siate giudicati; ecco, il Giudice è alla porta” (Giac. 5:9). Dunque noi credenti non dobbiamo mormorare né contro Dio e neppure contro i fratelli per non essere puniti da Dio. Dobbiamo invece essere pazienti in mezzo alla sofferenza (cfr. Giac. 5:7), come dice Giacomo, e prendere come esempio di sofferenza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore (cfr. Giac. 5:10), ed anche Giobbe che mostrò costanza in mezzo alle prove a cui fu sottoposto da Dio (cfr. Giac. 5:11).

 

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