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La santificazione: sul parlare sconveniente che non edifica

Fratelli, ora voglio parlarvi della lingua e di come deve essere il nostro modo di parlare affinché sia gradito a Dio e che cosa non dobbiamo proferire per non contaminarci.

Ora, la lingua è un membro del nostro corpo (piccolo per il vero) situato nella nostra bocca. Dio disse a Mosè: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo?.. non son’io l’Eterno?” (Es. 4:11), quindi la nostra bocca l’ha fatta Dio, e siccome che “l’Eterno ha fatto ogni cosa per uno scopo” (Prov. 16:4), anch’essa serve. Noi sappiamo che Dio ha fatto la bocca all’uomo per parlare e per mangiare e per bere e difatti noi per mezzo di essa lodiamo e preghiamo Dio, parliamo per comunicare agli altri i nostri pensieri, le nostre opinioni, i nostri sentimenti e soprattutto la Parola di Dio; e sempre per mezzo di essa mangiamo e beviamo per nutrire il nostro corpo affinché abbia le forze necessarie per lavorare e per muoversi liberamente. Ora, Gesù un giorno disse: “Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l’uomo” (Matt. 15:11), ciò significa che non c’è nulla fuori di noi che entrando in noi possa contaminarci e questo perché “nessuna cosa è impura in se stessa” (Rom.14:14), perché “tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1 Tim. 4:4). Ma se è vero che quello che mangiamo non può contaminarci perché è santificato dalla Parola di Dio e dalla preghiera, è pure vero che possiamo contaminarci facendo uscire dalla bocca parole disoneste. A questo punto è necessario fare questa premessa, e cioè che “quel che esce dalla bocca viene dal cuore” (Matt. 15:18), quindi quello che l’uomo dice con la bocca non è altro che quello che ha nel cuore. Il cuore dell’uomo possiamo paragonarlo ad una specie di magazzino da dove l’uomo tira fuori continuamente quello che vi ha accumulato; é per questo che si capisce che persona è, quella con cui abbiamo a che fare, anche da come parla, perché le parole che dice riflettono esattamente i pensieri del suo cuore. Gesù disse infatti: “Dall’abbondanza del cuore la bocca parla. L’uomo dabbene dal suo buon tesoro trae cose buone; e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvage” (Matt. 12:35). Vi siete mai domandati perché l’uomo buono parla in maniera differente dall’uomo malvagio? Questo avviene perché l’uomo buono nel suo cuore ha riposto la sapienza di Dio e perciò quando parla, parla con sapienza e con giustizia secondo che è scritto: “La sapienza riposa nel cuore dell’uomo intelligente, ma in mezzo agli stolti si fa tosto conoscere” (Prov. 14:33), e “la bocca del giusto sgorga sapienza” (Prov. 10:31); mentre il malvagio avendo un cuore pieno di malvagità fa sgorgare dalla sua bocca la perversità. Che dobbiamo fare quindi noi per non peccare con la nostra lingua e così contaminarci mediante di essa? Dobbiamo custodire il nostro cuore, per questo infatti la sapienza dice: “Custodisci il tuo cuore più d’ogni altra cosa poiché da esso procedono le sorgenti della vita” (Prov. 4:23). Ma se noi facciamo posto, nel nostro cuore, all’incredulità e all’iniquità, sappiate che di certo tutto ciò si ripercuoterà negativamente anche sul nostro modo di parlare. Alcuni esempi tratti dalla Scrittura per spiegare questo concetto. Nei salmi è detto che “lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c’è Dio” (Sal. 14:1), ma egli oltre a dirlo nel suo cuore, lo dice pure con la bocca; perché? perché dall’abbondanza del suo cuore parla la sua bocca. La cosa dunque è chiara, da un cuore incredulo escono espressioni di incredulità. E non è forse questo che ci insegna anche l’esempio degli Israeliti nel deserto? Certo, vediamolo da vicino. Dio definì gli Israeliti “una generazione dal cuore incostante” (Sal. 78:8) e “un popolo sviato di cuore” (Sal. 95:10). Ora, Dio è Colui che investiga i cuori e le reni e la testimonianza che Egli rese del cuore di quegli Israeliti è verace. Ma vediamo ora come parlarono gli Israeliti per capire come il loro modo di parlare rifletteva la caparbietà del loro cuore e l’incredulità che c’era in esso. Dopo che i dodici esploratori, mandati da Mosè ad esplorare il paese di Canaan, tornarono presso la raunanza d’Israele e fecero il loro rapporto su quello che avevano visto, siccome che dieci di loro dissero che benché il paese fosse buono essi non avrebbero potuto soggiogarlo perché il popolo che vi abitava era forte e potente, la raunanza si mise a mormorare contro Mosè ed Aaronne e disse: “L’Eterno ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorei e per distruggerci” (Deut. 1:27), ed anche: “Nominiamoci un capo, e torniamo in Egitto” (Num. 14:4); così essi non credettero a Dio che aveva detto al popolo: “Ecco l’Eterno, il tuo Dio, t’ha posto il paese dinanzi; sali, prendine possesso, come l’Eterno, l’Iddio de’ tuoi padri, t’ha detto; non temere, e non ti spaventare” (Deut. 1:21). E fu proprio a cagione della loro incredulità che Dio li fece perire nel deserto e non li fece entrare nella terra promessa. Ma quelle parole di incredulità da dove uscirono? Dal loro cuore sviato e incredulo.

Vediamo ora quali sono queste cose malvage che escono dal di dentro e contaminano l’uomo; Gesù disse: “E’ dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidî, adulterî, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose malvage escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mar. 7:21-23). Quindi Gesù ha definito tutte queste cose malvage e ha detto che esse contaminano chi le proferisce. Per questo l’apostolo Paolo agli Efesini dice: “Ma come si conviene a dei santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppur nominata fra voi; né disonestà, né buffonerie, né facezie scurrili, che son cose sconvenienti; ma piuttosto, rendimento di grazie” (Ef. 5:3-4); perché anche lui sapeva quali erano le cose sconvenienti che i santi non dovevano proferire per non contaminarsi. Ma ditemi: ‘Pensate voi che se quelle cose edificassero e conferissero grazia Paolo avrebbe comandato di non nominarle fra noi? Affatto, perché Paolo non vietò mai di fare qualcosa di edificante e perché tutto quello che lui ha scritto lo ha scritto “in vista di ciò che è decoroso” (1 Cor. 7:35) e per l’utile nostro proprio. Ma perché dobbiamo astenerci da tutte queste cose sconvenienti? Per questa ragione; per essere un esempio alla gente del mondo che invece prende piacere proprio nelle cose vietate da Dio; Gesù infatti ha detto che noi siamo “il sale della terra” (Matt. 5:13). Ora, il sale serve a dare sapore alle vivande infatti le vivande acquistano sapore dal sale, ma esso non prende alcun sapore dalle vivande. Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che sono gli uomini del mondo che hanno bisogno di vedere in noi un esempio, e non noi in loro, e questo perché noi siamo nella luce e loro nelle tenebre. E affinché quelli di fuori vedano in noi un esempio noi dobbiamo avere anche un parlare sano, grave, irreprensibile, privo di facezie e di buffonerie e di qualsiasi altra parola torbida; in questa maniera essi capiranno come si deve parlare tramite il nostro esempio. Ma se noi ci conformiamo al modo di parlare violento, scurrile e irriverente della gente del mondo, non serviremo nulla a loro, perché essi non potranno assaporare il sale divenuto insipido secondo che è scritto: “Se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini” (Matt. 5:13). Quindi, lo ribadisco in questi termini, se noi gettiamo lungi da noi il timore di Dio e la sapienza di Dio, diventeremo come il sale insipido che non è più buono a nulla se non ad essere gettato via. Io vi domando: ‘Ma a che serve, in questo mondo di tenebre, un credente che al culto piange e grida quando prega, si alza per leggere la Parola di Dio, e poi fuori dal locale di culto, a casa e per la strada o al lavoro, parla con parolacce, facezie scurrili, offendendo il suo prossimo con parole maligne?

Giacomo ha detto: “Se mettiamo il freno in bocca ai cavalli perché ci ubbidiscano, noi guidiamo anche tutto quanto il loro corpo” (Giac. 3:3), ciò significa che basta mettere il freno in bocca a questi animali così veloci e forti per guidare il loro corpo nella direzione voluta. Così è della lingua; se noi con l’aiuto di Dio, mettiamo un freno nella nostra bocca, riusciamo pure a tenere a freno anche tutto il nostro corpo, evitando così di fare gesti minacciosi, di percuotere con le mani e di fare dei movimenti con il nostro corpo che non si addicono ai santi. I buffoni (quelli che fanno per professione i comici) quando si esibiscono, fanno gesti minacciosi, facce strane e ridicole, si vestono in modo indecente e abominevole, si mettono a fare movimenti perversi con il loro corpo, ma sapete perché avviene questo? Perché essi si rifiutano di mettere un freno nella loro bocca e perciò la lingua li porta ad agire in questo modo. Riflettete pure sulle liti; sapete che cosa porta due uomini a litigare? La lingua perché è scritto che “le labbra dello stolto menano alle liti” (Prov. 18:6). E sapete che cosa porta spesso gli uomini ad alzare le mani su altri? Sempre la lingua infatti è scritto che la bocca dello stolto chiama le percosse (cfr. Prov. 18:6). La sapienza dice anche: “Il maldicente disunisce gli amici migliori” (Prov. 16:28), il che significa che chi si mette a calunniare il suo prossimo riesce con la sua lingua ad allontanare da lui i suoi amici migliori. Lo vedete quanto potere malefico c’è nella lingua fraudolenta? Quindi vegliamo affinché non ci escano di bocca parole disoneste le quali produrrebbero solo del male e nessun bene.

Giacomo ha detto che “la lingua è un fuoco” (Giac. 3:6), ma chi lo accende questo fuoco? Lo stesso apostolo dice che la lingua “è infiammata dalla geenna” (Giac. 3:6) che è il fuoco eterno; quindi non permettiamo alla geenna di infiammare la nostra lingua per non accendere liti.

Giacomo ha chiamato la lingua “il mondo dell’iniquità” (Giac. 3:6) perché con essa gli uomini dicono le cose più turpi e malvage che vogliono dire; lo stesso apostolo ha detto che la lingua “è piena di mortifero veleno” (Giac. 3:8) per fare comprendere come in potere della lingua ci sia pure la morte e non solo la vita.

Ma allora come dobbiamo parlare noi credenti? Paolo ha detto ai Colossesi: “Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno” (Col. 4:6), ed agli Efesini: “Siate ripieni dello Spirito, parlandovi con salmi ed inni e canzoni spirituali, cantando e salmeggiando col cuor vostro al Signore; rendendo del continuo grazie d’ogni cosa a Dio e Padre, e nel nome del Signor nostro Gesù Cristo” (Ef. 5:19-20). Se ubbidiamo a questi comandamenti allora riusciremo a contraddistinguerci in maniera netta dalla gente del mondo. Perché? Perché è risaputo che quelli di fuori si parlano con parolacce, con battute e con parole offensive, con le parole dei comici e dei loro cantanti preferiti, con le parole dei filosofi e degli scrittori; d’altronde loro non conoscono i salmi, gli inni e le canzoni spirituali e si parlano con ciò che hanno. Ma noi che abbiamo conosciuto la verità e che abbiamo la Parola di Dio nel nostro petto, dobbiamo parlarci con salmi, inni e canzoni spirituali. Avviene questo in mezzo al popolo di Dio? Sì, ma raramente, perché quasi tutti scherzano con ogni sorta di battute contro i fratelli, contro le sorelle, contro i giovani e contro gli anziani, contro le autorità ordinate da Dio e talvolta persino contro i profeti e gli apostoli. E tutto ciò passa in molti casi inosservato perché questo parlare è di moda oramai nella chiesa. Vi assicuro, fratelli, che questo modo di parlare che sovente si sente anche durante le predicazioni di alcuni non conferisce alcuna grazia a chi l’ascolta; fa ridere, fa sghignazzare, ma non edifica; ma d’altronde il popolo vuole questo, vuole che gli si parli scherzando e non seriamente; i più detestano le predicazioni serie, detestano le riprensioni e le esortazioni perché loro non prendono più piacere nella Parola di Dio; loro vogliono ridere, vogliono scherzare; esattamente come fa la gente del mondo. Ti dicono pure: ‘Dio non ci vuole sempre con il muso lungo!’ E chi ha mai detto il contrario? E’ scritto e lo proclamiamo: “Rallegratevi del continuo nel Signore. Da capo dico: rallegratevi” (Fil. 4:4), e: “Siate sempre allegri” (1 Tess. 5:16); sì, ma di quale allegrezza sta parlando l’apostolo? Di quella che è frutto dello Spirito Santo e non di quella falsa e momentanea allegrezza che provocano le barzellette. Di questa falsa ed ingannatrice allegrezza anch’io quand’ero del mondo ne avevo in abbondanza e provocavo in abbondanza; ma a che cosa mi servì? A nulla perché Paolo dice ai Romani: “Qual frutto dunque avevate allora delle cose delle quali oggi vi vergognate? poiché la fine loro è la morte” (Rom. 6:21).

E così tu inganni il prossimo per ridere; ma non hai mai letto la Scrittura che dice: “Come un pazzo che avventa tizzoni, frecce e morte, così è colui che inganna il prossimo, e dice: ‘Ho fatto per ridere!” (Prov. 26:18-19). Ascolta, tu che prendi piacere nell’intrattenere i credenti con le battute e le barzellette: ma la Scrittura che dice: “ogni cosa è lecita ma non ogni cosa edifica” (1 Cor. 10:23) l’hai mai letta? E se l’hai letta l’hai intesa o fai finta di non averla intesa? Dai ogni giustificazione a questo tuo modo perverso di parlare ma nessuna di essa è confermata dalla Parola di Dio e questo perché questo modo di parlare offensivo e disonesto che tanto ti piace, Dio lo aborrisce; ma tu fai finta di nulla e prosegui per la tua via iniqua non sapendo che è anche per questo modo di parlare iniquo che “l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli” (Ef. 5:6). Quando rientrerai in te stesso? Quando riconoscerai la verità? Sii assennato, il tuo parlare sia grave, condito con sale. E’ scritto: “L’orecchio giudica dei discorsi, come il palato assapora le vivande” (Giob. 34:3); come mai dunque il tuo palato discerne quando la tua vivanda è senza sale e il tuo orecchio ancora non si è accorto che il tuo parlare è privo di sale? Il tuo orecchio s’è indurato ed è diventato insensibile; e quindi non badi più a quello che dici anche se osceno, disonesto e offensivo. Ti esorto a circoncidere le tue orecchie per cominciare a riprovare le facezie che tu assieme ai tuoi baldanzosi amici dite… anche al culto. Se il giusto si rattrista nel sentirti parlare malamente è perché le tue facezie contristano lo Spirito Santo di Dio che è in lui oltre che in te; non prende piacere nelle tue barzellette perché procaccia la giustizia; lo vedi mesto e indignato a cagione della tua condotta ma tu non fai alcun caso a questo perché ti senti forte dato che siete un gran numero a parlare nello stesso modo.

Come ho detto prima è raro vedere fra il popolo di Dio fratelli che si parlano con salmi, inni e canzoni spirituali; e questo perché molti le cose giuste non le vogliono fare ma le cose ingiuste sì. In certe comunità un fratello che ripieno dello Spirito parla con salmi ed inni e canzoni spirituali dà solo disturbo a quelli che prendono piacere nelle battute e nelle barzellette. Per essere ben guardati e stimati da alcuni pare proprio che bisogna dire del continuo barzellette, parole a doppio senso anche dal pulpito, e non solo quando ci si trova con i fratelli al di fuori del locale di culto; persecuzioni e oltraggi aspettano invece chi si mette in testa di attenersi alla Parola di Dio. Perché? Perché ‘fanatico’, ‘troppo spirituale’, ‘musone’. Ci sono alcuni che quando predicano, dicono più battute che versi della Scrittura; e poi se tu dici che le battute non devono essere dette neppure dal pulpito perché questo modo di trasmettere la Parola di Dio non s’addice ai santi, allora ti dicono: ‘Ma che pensi? Che Gesù non scherzava di tanto in tanto con i suoi discepoli? Che gli apostoli in mezzo ai loro insegnamenti non ci mettevano qualche battuta anche loro?’ Ascoltate, voi che ancora non avete rinunziato a predicare con le battute e le barzellette; né Gesù e né gli apostoli predicarono mai infarcendo le loro predicazioni di battute come fate voi. Ravvedetevi quindi; perché mescolate il sacro con il profano? Ma non lo vedete che sono più seri quando predicano certi falsi profeti che voi; vi siete gonfiati d’orgoglio ed è perciò che parlate così. Lo so, questo vostro modo di parlare piace alle vostre platee infatti esse ridono, muovono la loro testa mostrandosi d’accordo con voi, agitano i loro fazzoletti, battono le mani alle vostre battute; vi sentite così grandi, stimati, quasi si prostrano davanti a voi quelli che non hanno abbastanza discernimento! Purificate i vostri cuori e allora smetterete di intrattenere i vostri uditori con le battute scherzose. “Sia il vostro riso convertito in lutto” (Giac. 4:9), è ora che mettiate in pratica questa parola.

Diletti, chiediamo a Dio di porre una guardia dinanzi alla nostra bocca e mettiamo un freno alla nostra bocca; ciò non significa che non dobbiamo parlare, ma che dobbiamo essere tardi nel farlo e che quando parliamo dobbiamo avere un parlare sano; facciamolo e ne avremo del bene. Certo, tutti falliamo in molte cose; anche nel parlare; talvolta perché precipitosi, talvolta nell’euforia ci distraiamo un momento e quella distrazione ci costa cara, altre volte involontariamente, senza nessuna premeditazione, diciamo qualcosa di inesatto. Ma quantunque ciò, noi vogliamo procacciare la perfezione; non saranno di certo gli errori che commettiamo che ci indurranno a smettere di procacciare la perfezione, perché il nostro desiderio rimane sempre quello di essere un esempio… anche nel parlare.

 

Tratto dal libro “La santificazione” di G. Butindaro

 

 

 

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