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L’eutanasia

Ecco come viene definita l’eutanasia dal Dizionario della lingua italiana: ‘Morte serena e senza sofferenze, provocata volontariamente per finalità umanitarie’. In altre parole è una morte accelerata dai medici con il consenso dei familiari del sofferente per evitare all’essere umano di continuare a soffrire.

Io vi esorto nel Signore a riprovare l’eutanasia perché si tratta di un omicidio agli occhi di Dio. Chi ha il potere di fare vivere e di fare morire gli uomini è solo Dio (cfr. 1 Sam. 2:6) e quindi quand’anche un vostro familiare si trovasse dal punto di vista medico in una situazione disperata perché secondo i medici condannato a morire dopo indicibili sofferenze senza alcuna possibilità di riprendersi voi non dovete dare nessun assenso a farlo morire prima del tempo per farlo smettere di soffrire o farlo soffrire meno perché in questa maniera voi partecipereste ad un omicidio. E poi chi lo ha detto che quell’uomo è destinato inesorabilmente a morire? I medici, e perciò degli uomini che non hanno il potere di prolungare la vita a nessuno, e che hanno una conoscenza limitata come tutti i mortali. Ma qual è il decreto di Dio verso quell’uomo? Che egli viva o che egli muoia? Non si sa, a meno che Egli non lo riveli dando una parola di sapienza a qualcuno, e perciò si deve pregare Dio di guarirlo. Non bisogna infatti mai perdere la speranza in Dio perché il nostro Dio è in grado di ristabilire un uomo che ormai è dato per spacciato dagli uomini o che si da egli stesso per spacciato. Il caso di Giobbe è un esempio eloquente: quando era in mezzo a terribili dolori, con la carne ormai consumata tanto che le ossa si attaccavano ad essa, quando oramai lui pensava di dipartirsi da questa terra, e con la moglie che ormai aspettava solo che egli morisse, Dio lo guarì e lo ristabilì alla condizione di prima. Un altro caso disperato dal punto di vista umano fu quello del re Ezechia il quale nella sua malattia pensava egli stesso di essere un uomo morto, ma Dio ascoltò la sua preghiera e vide le sue lacrime e aggiunse ai suoi giorni quindici anni. “Io dicevo: Nel meriggio de’ miei giorni debbo andarmene alle porte del soggiorno de’ morti; io son privato del resto de’ miei anni! Io dicevo: Non vedrò più l’Eterno, l’Eterno, sulla terra de’ viventi; fra gli abitanti del mondo dei trapassati, non vedrò più alcun uomo… dal giorno alla notte tu m’avrai finito…” (Is. 38:10-12) disse Ezechia nel suo cantico dopo che fu guarito dal Signore, ma anche: “Che dirò? Ei m’ha parlato, ed ei l’ha fatto;…. ma tu, nel tuo amore, hai liberata l’anima mia dalla fossa della corruzione, perché ti sei gettato dietro alle spalle tutti i miei peccati” (Is. 38:15-17). Questi due esempi ci stanno a dimostrare in maniera chiara come Dio è potente da capovolgere le circostanze più avverse nella vita degli uomini. Ma il fatto è che Dio oltre a guarire le malattie incurabili che conducono alla morte gli uomini, è in grado di risuscitare i morti, quindi di agire in favore dell’essere umano anche dopo che è morto.

Le risurrezioni descritte nella Scrittura lo attestano questo chiaramente, quindi se Dio ha decretato che quell’uomo deve prima morire e poi risuscitare, avverrà che quello morirà e dopo risusciterà. E se invece Dio non lo guarirà ma lo farà morire in mezzo ad atroci sofferenze? Sia fatta la sua volontà; se egli è un credente, quando morirà andrà ad abitare col Signore, se è un peccatore andrà nell’Ades nei tormenti e quindi a soffrire ancora di più di quanto stia soffrendo. Faccio presente infine che taluni di quelli che muoiono in mezzo ad atroci sofferenze sono uomini colpiti dalla verga di Dio a motivo delle loro malvagità a cui Dio fa mietere il male che hanno seminato durante la loro vita. Nella Scrittura si dice del re Jehoram che Dio, a motivo della sua malvagità, “lo colpì con una malattia incurabile d’intestini. E, con l’andar del tempo, verso la fine del secondo anno, gl’intestini gli venner fuori, in sèguito alla malattia; e morì, in mezzo ad atroci sofferenze” (2 Cron. 21:18-19).

Lo so che è penoso vedere queste persone soffrire sul letto di malattia a motivo delle loro iniquità, ma pure bisogna riconoscere che essi hanno fatto soffrire molti durante la loro vita e che perciò è giusto che Dio li faccia soffrire in quella maniera.

Tuttavia noi come credenti, che non ci rallegriamo della sventura altrui, dobbiamo essere mossi a compassione verso costoro e pregare per loro soprattutto affinché Dio li salvi perché così anche se moriranno colpiti da Dio pure continueranno a vivere in paradiso.

 

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