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L’ombra della massoneria sulle Assemblee di Dio in Italia (ADI) – parte 1

INTRODUZIONE

Nelle ADI è presente uno spirito massonico che promuove principi e insegnamenti della Massoneria. Voglio dire però che questo stesso spirito massonico esiste, oltre che nelle Chiese Protestanti storiche, anche nella stragrande maggioranza delle Chiese Pentecostali ‘non ADI’. A quando risale questa sua intrusione in mezzo alle ADI? A quanto pare questo è avvenuto nel dopoguerra quando le ADI si sono alleate con i massoni – con i quali condividevano la lotta per la libertà di religione – per poter ottenere la fine della persecuzione. Noi sappiamo infatti che quando la Chiesa permette a dei Massoni di entrare nel suo mezzo o essa si allea con la Massoneria, con i massoni entra anche lo spirito diabolico della Massoneria che porta corruzione e distruzione. I Massoni infatti sono ministri di Satana che fanno la sua volontà, e quindi è del tutto ovvio che con questi ministri fraudolenti è entrato anche uno spirito diabolico. E in questo capitolo ci sono le prove inconfutabili della presenza di questo spirito nelle ADI, che sono fiducioso nel Signore indurranno coloro che amano e temono Dio a uscire dalle ADI per mettersi in salvo, già proprio in salvo, perchè le ADI sono come una nave che sta imbarcando acqua da tutte le parti e sta colando a picco.

MASSONI ED AMICI DELLA MASSONERIA NEI RAPPORTI TRA ADI E GOVERNO ITALIANO

Cominciamo dunque con la storia delle Assemblee di Dio in Italia, e precisamente con i suoi rapporti con il Governo Italiano a partire dal secondo dopo guerra, quando le Chiese Pentecostali erano ancora sottoposte a persecuzioni e discriminazioni e vessazioni da parte delle autorità governative di concerto ovviamente con prelati della Chiesa Cattolica Romana. Infatti dopo la caduta del regime fascista, continuò a rimanere in vigore la circolare emanata nel 1935 dal sottosegretario Guido Buffarini-Guidi, che vietava ai pentecostali di rendere il loro culto a Dio sia privatamente che pubblicamente. Ecco il testo di quella circolare (che fu emanata dal governo Mussolini sotto pressione della Chiesa Cattolica Romana e che rimase in vigore fino al 1955):
‘Esistono in alcune province del regno semplici associazioni di fatto che, sotto la denominazione di pentecostali o pentecostieri o neumatici o tremolanti, attendono a pratiche di culto in riunioni generalmente presiedute da ‘anziani’. Il culto professato dalle anzidette associazioni, non riconosciute a norma dell’articolo 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, non può ulteriormente essere ammesso nel regno, agli effetti dell’articolo 1 della citata legge, essendo risultato che esso estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza. Pertanto le Loro Eccellenze provvederanno subito per lo scioglimento, dovunque esistano, delle associazioni in parola, e per la chiusura dei relativi oratori e sale di riunione, disponendo conseguentemente anche per una opportuna vigilanza, allo scopo di evitare che ulteriori riunioni e manifestazioni di attività religiosa da parte degli adepti possano avere luogo in qualsiasi altro modo o forma. Si gradirà sollecita assicurazione dell’adempimento’.
Nel 1946, le ADI (che però allora si chiamavano ‘Chiese Cristiane Evangeliche Pentecostali’) per cercare di far cambiare atteggiamento al Governo Italiano verso di loro, si rivolsero ad una associazione diretta da massoni con sede a New York, che si chiamava American Committee for Religious Freedom in Italy (Comitato Americano per la Libertà Religiosa in Italia), che mise in moto i suoi potenti canali in favore delle ADI. Nel 1952, poi, le ADI nel presentare il ricorso contro il Ministero dell’Interno si rivolsero ad Arturo Carlo Jemolo (1891-1981) e Leopoldo Piccardi (1899-1974), che erano degli avvocati molto conosciuti ed ambedue massoni.
Negli anni ’80 poi le ADI misero Giorgio Spini (1916-2006), che era un amico della Massoneria, a capo della delegazione che doveva rappresentare le ADI nella Commissione di studio istituita dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ‘per valutare le richieste delle Assemblee di Dio in Italia in vista della predisposizione del progetto di intesa’.

FRANK BRUNO GIGLIOTTI, CHARLES FAMA, PATRICK J. ZACCARA, E FRANCIS J. PANETTA, DEL COMITATO PER LA LIBERTA’ RELIGIOSA IN ITALIA

 

 

Roberto Bracco li menziona facendo solo i loro cognomi

Nell’agosto del 1947 (proprio mentre a Napoli si teneva il 6° Convegno Nazionale, che fu una pietra miliare per la costituzione dell’organizzazione ‘Assemblee di Dio in Italia’, e quando ancora al Movimento Pentecostale non era ancora stata accordata la cosiddetta libertà di culto), sulla rivista Risveglio Pentecostale, uscì un articolo a firma di Roberto Bracco (che era direttore della rivista, nonchè segretario delle nascenti ADI) dal titolo ‘La libertà del movimento pentacostale in Italia’ in cui si legge tra le altre cose:
‘Questo argomento, oltre ad essere di vivo interesse per tutte le chiese della nostra nazione, suscita in questi giorni la più appassionata partecipazione da parte delle fratellanze estere e delle rappresentanze politiche di molte nazioni e di Enti e Comitati costituiti al preciso scopo di promuovere leghe per la tutela delle fondamentali libertà dell’uomo. In Italia, però, nonostante tante pressioni interne ed esterne, non si è potuta ancora raggiungere la tanto auspicata libertà. E’ intuibile il perchè del mancato raggiungimento di questa principalissima libertà umana ed è soprattutto intuibile se si considera che, in questo particolare periodo storico, tutte le cose della nazione seguono il corso delle interessate manovre politiche delle fazioni dei vari colori. Le nostre chiese, che si sono costantemente tenute al di fuori e al di sopra delle questioni politiche, e che per questo motivo sono state sempre vittime delle basse manovre di partiti al potere, riguardano anche al presente il corso degli eventi con l’occhio sereno della fede, continuando a sperare più che dalle pressioni interne ed esterne, da quella pressione che può venire dall’ALTO. Registriamo per la cronaca e per informarne i fratelli che desiderano seguire da vicino quanto è stato fatto, le seguenti principali pratiche: – Nel 1945, con domanda circostanziata e perfettamente documentata è stato chiesto al Ministero degli Interni il primo riconoscimento per un ministro di culto del nostro Movimento. Nel corso dell’anno successivo sono state operate pressioni mediante solleciti per l’evasione della pratica. – Nel 1946, informati che il Governo italiano, per accertare le origini e la posizione legale del nostro Movimento, aveva inviato esplicita richiesta di informazioni all’Ambasciatore presso il Governo degli Stati Uniti, Sig. Tarchiani, abbiamo fatto pressione presso il Comitato per la Tutela della Libertà Religiosa, con sede in New York, perchè fossero fornite ampie e dettagliate informazioni del Movimento Pentecostale. Il menzionato Comitato, nelle persone dei propri dirigenti Rev. Panetta e Rev. Zaccara, affidò l’incarico di presentare una chiara memoria al Rev. Dott. Gigliotti. La memoria venne presentata, accompagnata da una lettera personale, al Sig. Tarchiani. In pari tempo venne data pubblica conoscenza negli Stati Uniti di quanto presentato al nostro ambasciatore, e la memoria del Dott. Gigliotti, a cura di vari enti e di varie chiese di differenti denominazioni, venne stampata e diffusa nella considerevole quantità di quattro milioni di copie. – Nel 1947 hanno inizio in Italia i dibattiti alla Costituente; per l’occasione viene presentata una nostra memoria con l’esposizione della ingiusta posizione giuridica del Movimento e con la legittima rivendicazione dei diritti umani. Essa viene menzionata in alcune discussioni e la questione del Movimento Pentecostale viene presentata come la questione tipica relativamente alla libertà religiosa. Alcune rigorose misure di pubblica sicurezza provocano prima un intervento del nostro rappresentante, fratello U. N. Gorietti, presso le competenti autorità centrali e periferiche e poi una protesta inviata dallo stesso in lettera circolare a tutti gli esponenti del Governo. Viene data ospitalità alla lettera del fratello Gorietti su alcuni quotidiani. In coincidenza con gli avvenimenti di cui sopra giungono in Italia i Dottori Fama e Gigliotti, inviati in rappresentanza di vari Comitati per la tutela delle libertà umane. Essi prendono contatto con moltissime personalità del Governo e si incontrano anche con l’On. De Gasperi, Presidente del Consiglio. Presentano varie questioni inerenti alla libertà ma con particolare insistenza, specialmente dal Dott. Gigliotti, la questione del Movimento Pentecostale. In linea di massima ricevono promettenti assicurazioni, benchè la Presidenza del Consiglio si prenda cura di smentire pubblicamente le promesse fatte personalmente da De Gasperi e rese di pubblica ragione attraverso una intervista concessa dai Dottori Gigliotti e Fama ai giornalisti italiani’ (Risveglio Pentecostale, Anno 2, n° 2, Agosto 1947, pag. 12).
Chi erano questi dottori Gigliotti e Fama di cui vengono omessi VOLONTARIAMENTE E ASTUTAMENTE i nomi? Erano Frank Bruno Gigliotti e Charles Fama. Questo è attestato dalla rivista The Pentecostal Evangel delle Assemblee di Dio USA che pubblicarono la memoria di Frank Gigliotti, che era peraltro un pastore presbiteriano, ed anche la lettera personale che quest’ultimo scrisse all’ambasciatore Alberto Tarchiani (che fu ambasciatore negli USA dal 1945 al 1955, e sul quale Frank Gigliotti nel febbraio 1945 espresse questo giudizio: ‘..capace di vendere chiunque per i propri interessi’ giudizio che è riportato in un rapporto del OSS cioè del servizio segreto americano – http://www.fondazionecipriani.it/), lettera nella quale egli menziona anche Charles Fama definendolo il presidente nazionale dell’American Committee for Religious Freedom in Italy (cfr. The Pentecostal Evangel, 8 Febbraio 1947, pag. 6-7,11 – vedi foto), che era ‘il Comitato per la Tutela della Libertà Religiosa con sede in New York’ di cui parla Bracco, fondato nel 1943, infatti il reverendo Panetta di cui parla Roberto Bracco era il pastore protestante Francis J. Panetta che era segretario appunto dell’American Committee for Religious Freedom in Italy (cfr. The Herald Statesman, 17 Maggio, 1950); e il reverendo Zaccara era Patrick J. Zaccara che era anche lui tra i dirigenti del Comitato (ne era presidente assieme a Fama). Peraltro, va anche detto che in quella lettera personale di Gigliotti all’ambasciatore Tarchiani, Gigliotti dice che l’incarico di preparare quella memoria gli fu dato non solo dall’American Committee for Religious Freedom in Italy di cui era presidente nazionale Charles Fama, ma anche dal National Committee of Americans for Religious Emancipation di cui era presidente il senatore Olin D. Johnston, nonchè da un gruppo di Chiese pentecostali che si chiamava Evangelical Christian Pentecostal Churches of the United States and Foreign Lands alla cui guida c’era il pastore pentecostale Dominick Lisciandrello. Altra cosa da notare, pure Frank Gigliotti faceva parte dell’American Committee for Religious Freedom in Italy e assieme a Fama ne era un rappresentante ufficiale (cfr. Christian Science Monitor, 9 e 30 Aprile 1947).
Anche la rivista avventista Review and Herald – nel giugno 1947 -conferma questo (cfr. Vol. 124, No. 24, Giugno 1947, pag. 2 – vedi foto), specificando che Frank Gigliotti era segretario dei Citizens United for Religious Emancipation, e Charles Fama presidente dell’American Committee for Religious Freedom in Italy. Li chiama uomini di Chiesa, e dice che partendo da Roma per Washington (dopo avere soggiornato in Italia per due mesi per una loro indagine sulla situazione delle Chiese Protestanti in Italia che poi presentarono alle autorità degli USA) in riferimento alla persecuzione della ‘setta pentecostale’ in Italia, essi hanno dichiarato: ‘Noi lasciamo l’Italia convinti che gli Stati Uniti dovrebbero richiedere garanzie per quanto riguarda la libertà religiosa per il Movimento Pentecostale a Roma’.

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La notizia sulla rivista avventista Review and Herald del giugno 1947

Ma andiamo avanti, col dire che Frank Bruno Gigliotti e Charles Fama – come pure Patrick J. Zaccara e Francis J. Panetta – erano massoni, già proprio massoni.

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Da sinistra: Frank B. Gigliotti, Charles Fama, Patrick J. Zaccara e Francis J. Panetta

Frank Bruno Gigliotti (1896-1975), originario di San Bernardo (Catanzaro, Calabria), emigrò negli USA – in una piccola città della Pennsylvania – con sua madre vedova quando lui aveva quattro anni, e rimase orfano all’età di 10 anni. Si trovò allora un lavoro come assistente di un ipnotizzatore, ma mentre si trovavano nel Sud Dakota l’ipnotizzatore una notte lo abbandonò.
Il giovane Frank fu quindi adottato prima dagli Indiani Sioux del Sud Dakota, e poi dagli Indiani Cheyennes del Montana, e stette con loro. In seguito cominciò una carriera di successo come fantino, partecipando a molte corse di cavalli in molte parti degli USA ed anche all’estero, e guadagnando molti soldi. Poi all’improvviso un giorno, mentre si trovava in Canada, lui racconta che si convertì sentendo parlare un predicatore ad un angolo della strada. Smise dunque di fare il fantino, col proposito di voler vivere una vita migliore. Nel 1917 Gigliotti parte per partecipare alla I Guerra Mondiale, durante la quale in Francia viene ferito gravemente e quindi costretto a passare molti mesi in un ospedale. Le ferite di guerra gli causeranno una invalidità di circa il 50%. Nel 1919, finita la guerra, torna negli USA dove entra in un Istituto Biblico a New York. Preso il diploma nel 1921 viene chiamato dalla Chiesa Presbiteriana Italiana di Schenectady (NY) per diventarne il pastore, e nel 1922 si sposò. Una volta ordinato pastore, però mostrò una condotta indegna di un ministro del Vangelo, infatti i Presbiteriani lo ripresero perchè ‘trascurava i suoi doveri religiosi’ per darsi a organizzazioni fraterne, alla politica e ad altri ‘interessi esterni’, e due diaconesse della Chiesa lo accusarono di essere un tipo ‘marcio nel cuore’ e ‘biblicamente ignorante’ e si dimisero perchè affermarono che era impossibile lavorare con lui. La presenza di Gigliotti diventò dunque una cosa imbarazzante per la Chiesa Presbiteriana, che quindi nel 1924 lo persuase ad accettare di andare a studiare presso un Istituto Biblico di Roma (informazioni prese da The Fabulous Frank Gigliotti [Il Favoloso Frank Gigliotti], terza ristampa, La Mesa, California, s. d. [post 10 lug. 1950]; ; ‘Gigliotti, World War Hero, Attains Boyhood Ambition’ in The Billings Gazette, 9 Ottobre 1927, pag. 4; e da Robert R. Pascucci, Electric City Immigrants: Italians and Poles of Schenectady, N.Y., 1880-1930, State University of New York at Albany, Department of History, 1984, pag. 129-184, presente qua http://www.schenectadyhistory.org/). E così Gigliotti venne in Italia e frequentò il Collegio Metodista Internazionale di Monte Mario a Roma. Mentre studiava presso quell’Istituto Biblico, fondò la Legione Americana dei Veterani di guerra, per i quali fece approvare nel 1926 dal Congresso Americano una legge in favore dei Veterani di Guerra Americani in Europa che permise loro di tornare in America (cosa che fino ad allora non era stata loro permessa a motivo di una clausola presente nelle leggi per le immigrazioni che glielo impediva). E sempre nel 1926 Gigliotti ricevette un importante riconoscimento dallo Stato Italiano, quello di Commendatore della Corona d’Italia, che gli fu conferito alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, di Benito Mussolini, ed altre importanti personalità politiche, per i suoi servizi al Governo Italiano e per quello che aveva fatto per i Veterani di Guerra (‘Gigliotti, World War Hero, Attains Boyhood Ambition’ in The Billings Gazette, 9 Ottobre 1927, pag. 4). Ecco perchè Gigliotti spesso veniva presentato come ‘il Commendatore Gigliotti’. Presa la laurea in teologia presso il Collegio Metodista di Roma nel 1928, tornò negli USA, dove fu pastore di una Chiesa nel Montana, poi di un’altra nell’Oregon, e poi pastore di una Chiesa Presbiteriana in California a Lemon Grove.
Gigliotti era un massone: quando nel 1946-47 entrò in contatto con le ADI era di sicuro già almeno maestro massone (3° grado), e nel 1971 ottenne il massimo grado, cioè il 33°. Che Gigliotti era un massone lo conferma Aldo Mola, storico della Massoneria, che lo chiama il ‘Fratello Frank Gigliotti’ (Aldo A. Mola, Storia della Massoneria Italiana, pag. 667 – vedi foto). Quando infatti morì nel 1975, i funerali di Gigliotti si svolsero a San Diego in un Tempio Massonico del Rito Scozzese sotto gli auspici della Loggia 736 di Lemon Grove. Ma per conoscere altri aspetti del profilo massonico di Gigliotti vedi più avanti. Gigliotti era anche un agente dei servizi segreti americani, ed anche qui vedi più avanti il suo profilo di agente segreto. Il presidente americano Franklin Roosevelt (1882-1945), massone del 32° grado, considerava Gigliotti ‘un uomo secondo il suo cuore’, e lo aveva soprannominato ‘Buddha’ (The Fabulous Gigliotti, pag. 5). A proposito del primo giudizio dato da Roosevelt su Gigliotti, sono persuaso che anche per i dirigenti delle ADI fosse un uomo secondo il loro cuore.

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Le pagine del libro Storia della Massoneria Italiana scritto da Aldo Mola, dove è confermato che Frank Gigliotti era un massone

Per quanto riguarda Charles Fama (1889-1959), originario di Mistretta (Messina), famoso medico di New York, pastore presbiteriano come Gigliotti, anche lui era massone in quanto lo storico Aldo Mola – in merito alle iniziative avviate da massoni italo-americani e loro simpatizzanti a favore degli antifascisti in esilio – afferma: ‘Per «creare una coscienza massonica italiana antifascista» – obbiettivo cui concorreva anche l’alto dignitario massonico Cowles da Washington – Charles Fama proponeva una azione su due livelli: la fondazione di un Concistoro di 32 ∴ grado, quale perno della riorganizzazione della famiglia massonica italiana in esilio, e la raccolta di fondi tra massoni e simpatizzanti da devolvere alla Concentrazione o a massoni in bisogno’ (Aldo Alessandro Mola, ‘La Massoneria e «Giustizia e Libertà», in AA.VV., Il Partito d’Azione dalle origini all’inizio della resistenza armata, Atti del Convegno (Bologna, 23-25 marzo 1984) promosso dalla F.I.A.P. e dall’Istituto di Studi Ugo La Malfa, Archivio trimestrale, 1985, pag. 323). Secondo un articolo apparso sul New York Times il 31 Agosto 1959 aveva il 32° grado e faceva parte dell’Ordine Sons of Italy.
In una lettera del 30 Ottobre 1930 scritta dal pastore metodista italo americano Arturo di Pietro (quando ancora era ‘profano’ in quanto fu iniziato alla Massoneria alla vigilia della sua morte) a Giuseppe Leti, già alto dignitario del GOI in Italia e figura molto importante della massoneria in esilio durante il regime fascista perchè fu tra coloro attorno a cui a Parigi si ricostituì il Grande Oriente d’Italia, leggiamo che Charles Fama era ‘un massone americano’ ed ‘il più leale e sincero amico della Massoneria Italiana’ (Ibid., pag. 364-365 – vedi foto).

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Anche il ‘reverendo’ Zaccara, menzionato da Bracco nell’articolo, era un massone, infatti si trattava di Patrick J. Zaccara (1909-1984), un pastore Presbiteriano, che faceva parte della Loggia Garibaldi No. 542 di New York, come risulta chiaramente sul sito della Loggia (http://garibaldilodge.com/ – foto a sinistra), e della quale faceva parte anche Frank Gigliotti. Anche su The Harlem Valley Times (9 Maggio 1957, pag. 7 – foto a destra) viene confermato che Zaccara era un massone. Peraltro, in merito alla Loggia Garibaldi, l’ex Gran Maestro del GOI Giuliano Di Bernardo parla di ‘mafia, infiltrata nella famosa loggia Garibaldi: un concentrato di esponenti dell’area grigia tra massoneria e malavita’ e dice: ‘Ricordo che una volta, quando andai in visita a quella loggia, pensai di avere intorno a me tutti i capi di Cosa nostra in America’ (in Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, pag. 36-37). Questo giusto per inquadrare meglio l’ambiente massonico in cui si muovevano i due ‘reverendi’ Gigliotti e Zaccara!

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A conferma che Patrick J. Zaccara era un massone c’è questo articolo apparso sul Reading Eagle del 28 Dicembre 1956, in cui si parla di un Banchetto tenuto da una loggia massonica, e durante il quale l’oratore principale è stato appunto Patrick J. Zaccara, gran cappellano della Gran Loggia dello Stato di New York, che ha sottolineato davanti ad una platea di oltre 500 persone l’importanza della fratellanza universale, che come sappiamo è uno dei principi della Massoneria.

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Nella foto da sinistra si vede Judson B. Severns, l’uscente venerabile maestro della Loggia 62, che consegna il Maglietto all’entrante venerabile maestro Lester E. Shoemaker. Quelli che osservano questa consegna sono Patrick J. Zaccara e James E. Bauer.

Su The Harlem Valley Times del 30 Novembre 1967 (pag. 11 – vedi foto) viene detto tra le altre cose che nel settembre 1967 Zaccara fu insignito del 33° grado della Massoneria, che è il più grande onore nella ‘Fraternità’.
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Zaccara era molto attivo nella Massoneria; le seguenti notizie apparse su alcuni giornali negli anni Sessanta lo confermano. Da sinistra: 1964, Zaccara fa un discorso a 419 Maestri Massoni; 1968, Zaccara tiene un discorso ad una celebrazione organizzata dall’Ordine massonico della Stella d’Oriente; 1966, in un tempio massonico Zaccara tiene un discorso dal titolo ‘Cattolicesimo Romano e Frammassoneria’.
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In un articolo apparso sul Millbrook Round Table del 9 Aprile 1964 (vedi foto), il cui titolo è ‘Zaccara dice ai Massoni: Noi dobbiamo vivere la Massoneria’, si parla di una riunione di oltre 500 Massoni a cui il Gran cappellano della loggia Patrick J. Zaccara ha fatto un discorso che aveva come tema il fatto che non bisogna solo parlare della Massoneria, ma bisogna anche praticarla! E badate che questo Zaccara è – come vedremo dopo – lo stesso con cui le ADI hanno collaborato in Italia nel dopoguerra!
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Per quanto riguarda il pastore protestante (della Chiesa Presbiteriana) Francis Joseph Panetta (nato nel 1874 e morto nel 1951), che era il segretario dell’American Committee for Religious Freedom in Italy, era pure lui un massone. Questo ci risulta in quanto su The New Age Magazine (che ora si chiama The Scottish Rite Journal of Freemasonry Southern Jurisdiction e che è una rivista ufficiale del Rito Scozzese Antico ed Accettato) v.58, 1950, a pag. 98 (vedi foto) si legge quanto segue: ‘Abbiamo ricevuto una lettera da Napoli, Italia, dal Rev. Francis J. Panetta, un Massone Italiano che vive a New York. Il Fratello Panetta visita la Casa del Tempio una volta ogni tanto e noi siamo sempre felici …’. Sappiamo inoltre che di sicuro tra il 1946 e il 1948 aveva il 3° grado (Maestro Massone).
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La visita in Italia di Francis J. Panetta a cui fa riferimento l’articolo è quella che Panetta fece in Italia nel 1949-1950 quando si trattenne in questa nazione per diversi mesi. L’House of the Temple che si dice che Panetta visitava una volta ogni tanto, è il Tempio del Rito Scozzese, che si trova a Washington e che è una costruzione ‘ricca di simboli egizi, costruito a imitazione del Mausoleo di Alicarnasso e progettato agli inizi del 1900 dall’architetto massone John Russell Pope. All’ingresso vi sono due sfingi egizie, che simboleggiano saggezza e potere. La sfinge della saggezza reca sul petto l’immagine di una dea egizia, forse Iside; mentre su quella del potere è inciso l’ankh (la cosiddetta chiave della vita) e il simbolo dell’ureo (decorazione a forma di serpente) che indica la discendenza solare dei faraoni. Nell’atrio vi sono due statue egizie di scribi seduti, collocate ai piedi di uno scalone cerimoniale’ (Da: Wikipedia). Ecco qua in questa foto l’House of the Temple.
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L’interno dell’House of Temple, con l’altare al centro
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Oltre a ciò, per rendere più completo il quadro, dovete sapere che il senatore americano Olin D. Johnston (1896-1965) che era il Presidente della National Committee of Americans for Religious Emancipation, che incaricò F. Gigliotti di presentare quella memoria, era anche lui un massone. Lo troviamo infatti nel libro di William R. Denslow 10000 Massoni Famosi (cfr. William R. Denslow, 10,000 Famous Freemasons – vedi foto), dove viene definito membro del Rito Scozzese a Charleston, nella Carolina del Sud.
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L’ambasciatore Alberto Tarchiani, a cui Frank Gigliotti mandò la memoria, era anche lui un massone

Ma la lista di massoni implicati in questa faccenda non è finita, perchè tra di essi bisogna pure annoverare Alberto Tarchiani (1885-1964), l’ambasciatore italiano negli USA, a cui Frank Gigliotti mandò la memoria (con lettera personale) e alla quale – lo abbiamo saputo tramite il deputato socialista Luigi Preti (vedi più avanti) – l’ambasciatore rispose favorevolmente.
Alberto Tarchiani, nato a Roma nel 1885, iniziò l’attività giornalistica nel 1903 collaborando al ‘Nuovo Giornale’ di Firenze, dove visse a contatto con ambienti noti ai suoi amici massoni aderenti alla loggia ‘Concordia’. Espatriato in Francia nel 1925, era stato nel 1930 tra i fondatori del gruppo ‘Giustizia e Libertà, e poi nel 1937 assieme al suo fratello massone Randolfo Pacciardi diede vita al movimento repubblicano e antifascista ‘La Jeune Italie’ (La Giovine d’Italia). Quando poi nel 1940 la Francia fu invasa dai Tedeschi, egli emigrò negli USA dove fu segretario della ‘Mazzini Society’. Rientrato in Italia nel 1943, aderì al Partito d’Azione, e poi diventò ministro dei lavori pubblici nel secondo governo Badoglio e ambasciatore italiano negli USA durante i governi Bonomi, Parri e De Gasperi. Alberto Tarchiani, in qualità di ambasciatore fu un elemento fondamentale della tessitura delle relazioni italo-americane, per intessere le quali si valse di Fiorello La Guardia, Charles Poletti, e Charles Fama, che erano tutti massoni (cfr. Giuseppe Casarrubea, Fra’ diavolo e il governo nero, Franco Angeli Editore, 1998, pag. 47).
Secondo lo storico Aldo Mola, Tarchiani era massone in quanto dice: ‘I massoni italiani in terra di Francia si contrastavano anche per ragioni che poco avevano a che fare con il diritto massonico. Mentre da una parte operavano i ‘politici’ in connessione con la dialettica partitica francese, Modigliani, Buozzi, Campolonghi, Tarchiani ‘il quale rimane il capo riconosciuto del nuovo raggruppamento’ (da un rapporto su Labriola, Parigi, 11 luglio 1931), Ubaldo Triaca e altri facevano riferimento al repubblicano Carlo Bazzi insieme con qualche ‘dissidente’ (Aldo Mola, Storia della Massoneria Italiana, pag. 614-615. Cfr. Gianni Rossi & Francesco Lombrassa, In nome della «Loggia»: le prove di come la massoneria segreta ha tentato di impadronirsi dello Stato italiano: i retroscena della P2, Casa Editrice Roberto Napoleone, Roma 1981, pag. 23). Che si tratta di Alberto Tarchiani, si evince anche dal fatto che nell’Indice dei nomi posto alla fine del libro alla voce ‘Alberto Tarchiani’ c’è la pagina 615 dove compare ‘Tarchiani’.
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Peraltro, nel libro In nome della «Loggia» Alberto Tarchiani viene definito ‘influente protettore del tandem Gigliotti-Fama’ (Gianni Rossi & Francesco Lombrassa, In nome della «Loggia»: le prove di come la massoneria segreta ha tentato di impadronirsi dello Stato italiano: i retroscena della P2, pag. 23).

Dunque l’American Committee for Religious Freedom in Italy con sede in New York, di cui era presidente Charles Fama, e su cui le nascenti Assemblee di Dio in Italia fecero pressione – come dice Roberto Bracco -, e che intraprese passi rilevanti a favore delle ADI, non era altro che un’associazione paramassonica. E questi due personaggi – vale a dire Gigliotti e Fama – che ne facevano parte e che hanno perorato la causa delle nascenti Assemblee di Dio in Italia, e con cui ovviamente sono entrati in contatto diversi pastori di allora, erano degli importanti massoni. Per non parlare poi del fatto che anche l’ambasciatore italiano negli USA, vale a dire Alberto Tarchiani, a cui Gigliotti presentò la memoria che ricevette il suo parere favorevole, era un massone anche lui. Giudicate voi, fratelli, da persone intelligenti.
Possiamo dunque dire che per cercare di fare ottenere alle Assemblee di Dio in Italia la tanto auspicata libertà di culto, si è messa in moto la massoneria americana, di concerto sicuramente con quella italiana che aveva i suoi esponenti non solo tra le autorità italiane ma anche tra le mura del Vaticano, cosa questa da non sottovalutare affatto. Ovviamente vi lascio immaginare i contatti o gli incontri tenuti dal massone Frank Gigliotti con i suoi fratelli massoni americani e italiani, e con pastori pentecostali, per portare avanti la sua ‘missione’ a favore dei Pentecostali in Italia. Che dire? Una vergogna e uno scandalo. Una cosa di una gravità enorme. E poi ci si domanda perchè proprio a partire da quel tempo è cominciato il declino morale, dottrinale e spirituale delle ADI: è evidente il motivo, perchè costoro per uscire dalla persecuzione si affidarono ai massoni – e vi ricordo che i Massoni hanno giurato di lavorare per l’utile della Massoneria – anzichè confidare in Dio. In altre parole, perchè le ADI si appoggiarono alla Massoneria, appoggio che porta inevitabilmente la maledizione di Dio.
Hanno avuto degli effetti positivi gli interventi massonici a favore delle Chiese Pentecostali? Sì, e già nel breve tempo infatti su The Pentecostal Evangel del 13 Settembre 1947 si legge che ‘la situazione tra le Chiese Pentecostali Italiane ora è più facile. Varie proteste, fatte contro le persecuzioni che esse hanno subito recentemente, sono state ascoltate dalle autorità’ (pag. 10 – vedi foto a sinistra). E sul Chicago Daily Tribune del 21 Marzo 1949 (foto a destra), Gorietti fece sapere che ‘la pressione esercitata da uomini di Chiesa americani ha portato il Governo qui ad assumere un’attitudine più tollerante verso i Pentecostali …’.

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Ma più avanti parleremo ulteriormente dei movimenti dei massoni in favore delle ADI e dei loro effetti: soprattutto di quello che fece Frank Gigliotti per le ADI, perchè è lui il personaggio diciamo chiave della storia delle ADI nel dopoguerra, personaggio che però nei libri o articoli ufficiali delle ADI che trattano la storia delle ADI non viene neppure menzionato; sembra incredibile ma è così.

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La parte dell’articolo di Roberto Bracco apparso su Risveglio Pentecostale dell’Agosto 1947 dove si parla di Fama, Gigliotti, Panetta e Zaccara (pag. 12)

 

 

 

La potenza del Comitato per la Libertà Religiosa in Italia

Il Comitato per la Libertà Religiosa in Italia (in inglese American Committee for Religious Freedom in Italy) – del quale era presidente Charles Fama assieme a Patrick J. Zaccara, mentre Francis J. Panetta ne era il segretario – era nato nel 1943, rappresentava oltre 400 Chiese, di cui la maggior parte erano italiane, ed era in costante contatto con il Governo Italiano del dopo guerra, il Governo Americano ed anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Sappiamo per certo che i dirigenti delle Chiese Valdesi, Battiste e Metodiste in Italia conobbero questo Comitato e la sua opera a favore della libertà religiosa in Italia quando Patrick Zaccara fu in Italia nel 1945 (cfr. Henry Smith Leiper, Christianity today: a survey of the state of the churches, Morehouse-Gorham Co., New York 1947, pag. 77-78). E’ molto probabile quindi che anche i Pentecostali in Italia vennero a conoscenza di questo Comitato in quel periodo. Per farvi capire cosa rappresentava nel secondo dopoguerra il Comitato per la Libertà Religiosa in Italia e a che livelli esso si muoveva, vi propongo i seguenti fatti.

Fece scrivere una clausola della Carta delle Nazioni Unite

Secondo quanto dice Frank Gigliotti nella sua memoria in difesa delle Assemblee di Dio mandata all’allora ambasciatore italiano negli USA, Alberto Tarchiani, di cui abbiamo detto innanzi, la clausola della Carta delle Nazioni Unite che garantisce la libertà religiosa a tutti i membri delle Nazioni Unite (ONU), fu scritta per istigazione del Comitato per la Libertà Religiosa in Italia. Ecco le parole di Gigliotti all’ambasciatore Tarchiani: ‘Vorrei richiamare la tua attenzione sulla clausola della Carta delle Nazioni Unite che assicura la libertà religiosa a tutti i membri delle Nazioni Unite. La Carta dichiara, in parte, che nessuna nazione sarà ammessa come membro delle Nazioni Unite a meno che non assicuri la libertà di culto religioso ai suoi cittadini e ai gruppi minoritari che vivono entro i suoi confini. (Ciò fu scritto nella Carta delle Nazioni Unite per istigazione del Comitato Americano per la Libertà Religiosa in Italia)’ (‘An Appraisal of the Pentecostal Movement’, in The Pentecostal Evangel, 8 Febbraio 1947, pag. 11).

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La parte della memoria scritta da Frank Gigliotti dove lui fa quest’osservazione

A proposito della stesura della Carta delle Nazioni Unite, faccio presente che Frank Gigliotti, che rappresentava anche il Comitato per la Libertà Religiosa in Italia, fu tra i delegati che nel 1945 a San Francisco si radunarono durante una Conferenza che si tenne dal 25 Aprile al 26 Giugno per fondare le Nazioni Unite, come si vede chiaramente in questa foto presente sul sito delle Nazioni Unite. E la Carta delle Nazioni Unite fu firmata il 26 Giugno 1945 a San Francisco dai rappresentanti delle 50 nazioni che si erano riuniti per redigere la Carta.

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http://www.unmultimedia.org/

Si presentò davanti al Senato Americano per chiedere di rivedere il Trattato di Pace

Ecco qui due audizioni compiute da rappresentanti di questo Comitato davanti alla Commissione per le Relazioni con l’Estero al Senato Americano, per chiedere la revisione del Trattato di pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 tra l’Italia e le potenze vincitrici della II Guerra Mondiale, perchè ritenuto da loro contenente delle condizioni insopportabili per la neonata Repubblica Italiana. La prima audizione è quella di Anthony Caliandro il 30 Aprile 1947 e la seconda quella di Patrick J. Zaccara il 2 Maggio 1947. Queste pagine in lingua inglese sono tratte da ‘Treaties of peace with Italy, Rumania, Bulgaria, and Hungary. Hearings before the Committee on Foreign Relations, United States Senate, Eightieth Congress, first session, on Executives F, G, H, and I. March 4, April 30, May 1, 2, and 6, 1947′ (pag. 117-118, 132-134), pubblicato dall’Ufficio Stampa del Governo a Washington nel 1947. Questo giusto per capire a che livelli si muovevano i rappresentanti di questo Comitato. Peraltro, bisogna dire che anche se il Trattato non fu rivisto, nella pratica le pressioni degli Italo-americani ebbero il loro effetto, in quanto il Trattato fu alleviato come scrisse l’ambasciatore Alberto Tarchiani nel suo libro America-Italia: Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti: ‘Il Trattato era duro e offensivo in qualche sua parte; ma l’America ne ignorava già, a nostro vantaggio, alcuni articoli tra i più incisivi (rimborso paghe truppe e spese militari americane in Italia) e prometteva di non applicarne altri, come quello sui beni italiani sequestrati e sull’eccedenza della nostra marina da guerra. Inoltre prometteva, per bocca di tutti i suoi uomini responsabili, sostegno ed aiuto, e senza mai domandare compensi o imporre condizioni: l’augurio era che l’Italia riprendesse il suo posto e che fosse retta coi sistemi di una sana e stabile democrazia’ (Alberto Tarchiani, America-Italia: Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti, Rizzoli Editore, Milano 1947 [finito di stampare nel luglio del 1947], pag. 13).

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Il Comitato per la Libertà Religiosa in Italia aveva contatti diretti con la Massoneria di Palazzo Giustiniani

Il Comitato per la libertà religiosa in Italia – di cui era presidente nazionale Charles Fama e di cui faceva parte anche Frank Gigliotti, e a cui vi ricordo si rivolsero le nascenti ADI facendo pressione su di esso, come scrisse l’allora pastore ADI Roberto Bracco – aveva dei rapporti diretti con la Massoneria di Palazzo Giustiniani a Roma, tramite il pastore protestante italo-americano Anthony Caliandro, che era tornato in Italia nel 1947 e aveva fondato a Napoli un istituto biblico evangelico per ex sacerdoti cattolici romani. Lo storico Roy Palmer Domenico infatti – rifacendosi alle parole di un prefetto – afferma nel suo ‘For the Cause of Christ Here in Italy’: Evangelical America’s Holy Mission in Italy and the Cultural Ambiguities of the Cold War (Diplomatic History 29 [4] September 2005), a pagina 647, che Caliandro ‘manteneva un contatto diretto con il quartiere generale massonico Italiano di Palazzo Giustiniani a Roma’. Ecco qui la foto della pagina.

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Questo Caliandro infatti era vice presidente del suddetto Comitato, cosa che risulta da un articolo del Daytona Beach Morning Journal del 20 Febbraio 1953 (vedi foto), che riporta la decisione del Governo Italiano di espellere Caliandro dall’Italia. Caliandro stesso infatti dice: ‘Io sono vice presidente dell’American Committee for Religious Freedom in Italy, fondato 10 anni fa’.

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La foto di Anthony Caliandro è presa da un articolo apparso su Cedar Rapids Gazette, 28 Ottobre 1950, pag. 2

Ora, Anthony Caliandro era un massone, infatti in un suo articolo dal titolo ‘Situation in Italy’ (Situazione in Italia) apparso il 20 Maggio 1947 sullo Scottish Rite News Bulletin [Bollettino di Notizie del Rito Scozzese] viene presentato come ‘Rev. Anthony Caliandro, 3°’. 3° nel linguaggio massonico significa ‘massone del terzo grado’ (Scottish Rite News Bulletin, v.79-126, 1946-47).
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Inoltre Anthony Caliandro teneva anche discorsi presso i Rotary Club, infatti in un articolo apparso sul San Mateo Times il 13 Maggio 1952 a pag. 6 viene dato come oratore ad un incontro del Burlingame Rotary Club, e noi sappiamo che il Rotary è un organizzazione filo massonica.

Dal  libro ‘La Massoneria smascherata’ (pag. 365-388)

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