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L’ombra della massoneria sulle Assemblee di Dio in Italia (ADI) – parte 18 – il parlare massonico presenti nelle ADI su DIO

Dio viene presentato solo come un Dio di amore, che ama i peccatori

Nella Massoneria Dio viene presentato solo come un Dio d’amore che ama pergiunta i peccatori. Albert Pike infatti nel suo libro Morals and Dogma afferma:

‘Nessuno ha il diritto di pensare meschinamente della sua razza, a meno che egli pensi meschinamente anche di sè stesso. Se da una singola colpa o un singolo errore, egli giudica il carattere di un altro, e prende il singolo atto come la prova di tutta la natura dell’uomo e di tutto il corso della sua vita, egli dovrebbe acconsentire ad essere giudicato mediante la stessa regola, e ammettere che sia giusto che altri lo debbano in questo modo condannare ingenerosamente. Ma tali giudizi diventeranno impossibili quando egli ricorderà incessantemente a sè stesso che in ogni uomo che vive esiste un’Anima immortale che si sforza di fare quello che è giusto e retto; un Raggio, per quanto piccolo e quasi impercettibile, proveniente dalla Grande Sorgente di Luce e Intelligenza, che sempre lotta verso l’alto in mezzo a tutti gli impedimenti del senso e gli ostacoli delle passioni; e che in ogni uomo questo raggio muove guerra continuamente contro le sue passioni malvage e i suoi sregolati appetiti, o, se pur soccombe, esso non è mai interamente estinto e annichilito. Perchè egli capirà allora che non è la vittoria, ma la lotta, che merita onore, dato che in ciò come in tutto il resto nessun uomo può sempre comandare il successo. Fra una nuvola di errori, di fallimenti, e mancanze, egli cercherà l’Anima che lotta, ciò che fra il male è buono in ciascuno, e credendo che ognuno è migliore di quanto non sembri dai suoi atti e le sue omissioni, e che Dio ha ancora cura di lui, ed ha pietà di lui e lo ama, egli sentirà che persino il peccatore errante è ancora suo fratello, che ha diritto alla sua comprensione, ed è legato a lui dagli indissolubili vincoli della comunione’ (Albert Pike, Morals and Dogma, pag. 857 – 32° Sublimi Principi del Real Segreto – http://www.sacred-texts.com/mas/md/md33.htm).

E non è forse quello che si sente dire a tanti pastori ADI? Li sentite parlare solo dell’amore di Dio, quasi che Dio fosse solo amore, e poi gli sentite dire che nonostante tutto Dio ama il peccatore errante, cioè l’empio, che prende piacere nel trasgredire i comandamenti di Dio essendo schiavo del peccato e sotto la potestà del diavolo. E difatti in un articolo dal titolo ‘Dio ama l’omosessuale?’ scritto da Raffaele Lucano, che è pastore della Chiesa ADI di Cornaredo (Milano), leggiamo che ‘Dio ama il peccatore …’ (http://www.chiesadicornaredoadi.it/). Frase questa che viene proclamata ai quattro venti dai pastori ADI ogni qualvolta che ne hanno l’occasione, e dobbiamo dire dalla stragrande maggioranza dei pastori evangelici, quindi appartenenti anche alle altre denominazioni evangeliche. Quindi secondo costoro, Dio è un Dio che non odia nessuno, ma ama tutti, sia i giusti che gli operatori di iniquità. Che dice invece la Scrittura? Che Dio odia gli operatori di iniquità, secondo che dice Davide a Dio nei Salmi:

“Tu odii tutti gli operatori d’iniquità” (Salmo 5:5),

parole queste che fu lo Spirito Santo a pronunciare per bocca di Davide come del resto le altre presenti nei Salmi. E con queste parole si accordano anche altri passi della Scrittura, anche questi ispirati da Dio, che sono i seguenti:

“L’anima sua odia l’empio e colui che ama la violenza” (Salmo 11:5), “l’Eterno aborrisce l’uomo di sangue e di frode” (Salmo 5:6),

“Sei cose odia l’Eterno, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spandono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corron frettolosi al male, il falso testimonio che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli” (Proverbi 6:16-19).

La Scrittura dice che Dio “ama i giusti” (Salmo 146:8), che sono coloro che osservano i comandamenti di Cristo, secondo che disse Gesù: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l’amerò e mi manifesterò a lui. …. Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giovanni 14:21, 23).

Per costoro Dio, dato che non odia nessuno ed è amico di tutti, è un Dio che non castiga gli uomini, per esempio colpendoli con delle malattie o con la morte a motivo dei loro peccati. E quindi il loro Dio non fa morire nessuno, e non colpisce nessuno con malattie o altri giudizi. Che dice invece la Scrittura? Che l’Iddio e Padre che adoriamo e serviamo è un Dio che castiga, flagella, giudica, punisce – ora, qui sulla terra – in quanto è giusto. Egli è un giusto giudice (Salmo 7:11) e in quanto tale “non tiene il colpevole per innocente” (Nahum 1:3) ma lo giudica con giustizia, e si badi che il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio, cioè da noi (1 Pietro 4:17).

A tale proposito, la Bibbia dice che i terremoti, gli alluvioni, i fulmini che si abbattono contro le persone, la grossa grandine, e altri fenomeni naturali che causano disastri (e spesso anche tante vittime) sono giudizi di Dio.

Per quanto riguarda i terremoti la Scrittura dice che per l’ira di Dio trema la terra (cfr. Geremia 10:10), e difatti sempre la Scrittura dice che ai giorni di Uzzia ci fu un forte terremoto (cfr. Zaccaria 14:5), che era stato predetto da Dio tramite il profeta Amos contro Israele a motivo della malvagità che imperava tra il popolo:

“Ascoltate questo, o voi che vorreste trangugiare il povero e distruggere gli umili del paese; voi che dite: ‘Quando finirà il novilunio, perché possiam vendere il grano? Quando finirà il sabato, perché possiamo aprire i granai, scemando l’efa, aumentando il siclo, falsificando le bilance per frodare, comprando il misero per danaro, e il povero se deve un paio di sandali? E venderemo anche la vagliatura del grano!’ L’Eterno l’ha giurato per colui ch’è la gloria di Giacobbe: Mai dimenticherò alcuna delle vostre opere. Il paese non tremerà esso a motivo di questo? Ogni suo abitante non ne farà egli cordoglio? Il paese si solleverà tutto quanto come il fiume, ondeggerà, e s’abbasserà come il fiume d’Egitto” (Amos 8:4-8).

Ricordiamo pure che prima della venuta del Signore ci sarà un forte terremoto che Dio manderà contro questo malvagio mondo, il più forte terremoto della storia dell’umanità, secondo che è scritto:

“Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e una gran voce uscì dal tempio, dal trono, dicendo: È fatto. E si fecero lampi e voci e tuoni; e ci fu un gran terremoto, tale, che da quando gli uomini sono stati sulla terra, non si ebbe mai terremoto così grande e così forte. E la gran città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle il calice del vino del furor dell’ira sua” (Apocalisse 16:17-19).

Per ciò che concerne gli alluvioni, ricordiamo che ai giorni di Noè Dio mandò sul mondo degli empi di allora così tanta acqua da coprire tutte le più alte cime dei monti; tutti gli esseri umani perirono, tranne che Noè e sette altri; anche gli animali perirono tutti, eccezion fatta che quelli che erano nell’arca di Noè. Come dunque quel diluvio fu un giudizio di Dio contro gli empi di allora, così anche oggi i diluvi locali che causano danni e spesso vittime sono anch’essi dei giudizi di Dio. In Giobbe è scritto che Dio “trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra” (Giobbe 12:15), ed anche: “Egli carica pure le nubi d’umidità, disperde lontano le nuvole che portano i suoi lampi ed esse, da lui guidate, vanno vagando nei lor giri per eseguir quanto ei loro comanda sopra la faccia di tutta la terra; e le manda o come flagello, o come beneficio alla sua terra, o come prova della sua bontà” (Giobbe 37:11-13). Naturalmente, dato che le nuvole vanno a riversare l’acqua dove vuole Dio e nella misura da lui decretata, anche la siccità – cioè il fatto che in un luogo non piova – è un giudizio di Dio. Ricordiamo che ai giorni di Elia, Dio non fece piovere per tre anni e mezzo per punire Israele per la sua malvagità.

Sono giudizi di Dio anche i fulmini che colpiscono le persone, secondo che è scritto che Dio si riempie le mani di fulmini e “li lancia contro gli avversari” (Giobbe 36:32).

Anche la grossa grandine che talvolta cade sugli uomini è un giudizio di Dio, ricordiamoci infatti che una delle piaghe mandate da Dio contro gli Egiziani fu appunto la grandine secondo che è scritto: “Ecco, domani, verso quest’ora, io farò cadere una grandine così forte, che non ce ne fu mai di simile in Egitto, da che fu fondato, fino al dì d’oggi. Or dunque manda a far mettere al sicuro il tuo bestiame e tutto quello che hai per i campi. La grandine cadrà su tutta la gente e su tutti gli animali che si troveranno per i campi e non saranno stati raccolti in casa, e morranno’ (Esodo 9:18-19).

Vediamo ora alcuni castighi inflitti da Dio agli uomini, prendendoli dal Nuovo Testamento.

Anania e Saffira, ai giorni degli apostoli, per avere mentito allo Spirito del Signore

Dio fece morire Anania e Saffira perchè questi si erano accordati per tentare lo Spirito del Signore. Ecco come andarono le cose: “Ma un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendé un possesso, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. E Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E gran paura prese tutti coloro che udiron queste cose. E i giovani, levatisi, avvolsero il corpo, e portatolo fuori, lo seppellirono. Or avvenne, circa tre ore dopo, che la moglie di lui, non sapendo ciò che era avvenuto, entrò. E Pietro, rivolgendosi a lei: Dimmi, le disse, avete voi venduto il podere per tanto? Ed ella rispose: Sì, per tanto. Ma Pietro a lei: Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di quelli che hanno seppellito il tuo marito sono all’uscio e ti porteranno via. Ed ella in quell’istante cadde ai suoi piedi, e spirò. E i giovani, entrati, la trovarono morta; e portatala via, la seppellirono presso suo marito” (Atti 5:1-10).

Molti credenti della Chiesa di Corinto, perchè si accostavano indegnamente alla cena del Signore

Dio colpì con la morte e con la malattia parecchi credenti della Chiesa di Corinto perchè si erano accostati alla Cena del Signore in maniera indegna. Disse infatti Paolo ai santi di Corinto: “Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo. Quando dunque, fratelli miei, v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio” (1 Corinzi 11:28-34).

Quel credente della Chiesa di Corinto che si teneva la moglie di suo padre

Dio fece sì che quel credente della Chiesa di Corinto che si teneva la moglie di suo padre, e quindi che commetteva fornicazione, fosse dato in mano di Satana per la distruzione della sua carne, secondo che disse Paolo: “Si ode addirittura affermare che v’è tra voi fornicazione; e tale fornicazione, che non si trova neppure fra i Gentili; al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre. E siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi! Quanto a me, assente di persona ma presente in ispirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha perpetrato un tale atto. Nel nome del Signor Gesù, essendo insieme adunati voi e lo spirito mio, con la potestà del Signor nostro Gesù, ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù” (1 Corinzi 5:1-5)

Imeneo e Alessandro perchè si erano messi a bestemmiare

Paolo dice a Timoteo: “Io t’affido quest’incarico, o figliuol mio Timoteo, in armonia con le profezie che sono state innanzi fatte a tuo riguardo, affinché tu guerreggi in virtù d’esse la buona guerra, avendo fede e buona coscienza; della quale alcuni avendo fatto getto, hanno naufragato quanto alla fede. Fra questi sono Imeneo ed Alessandro, i quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Timoteo 1:18-20)

Jezebel, perchè seduceva i servi del Signore affinchè fornicassero e mangiassero cose sacrificate agli idoli

Nel libro dell’Apocalisse, il Signore ordinò a Giovanni di scrivere queste cose all’angelo della Chiesa di Tiatiri: “Ma ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl’idoli. E io le ho dato tempo per ravvedersi, ed ella non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io getto lei sopra un letto di dolore, e quelli che commettono adulterio con lei in una gran tribolazione, se non si ravvedono delle opere d’essa. E metterò a morte i suoi figliuoli; e tutte le chiese conosceranno che io son colui che investigo le reni ed i cuori; e darò a ciascun di voi secondo le opere vostre” (Apocalisse 2:20-23).

Il re Erode, ai giorni degli apostoli, per non avere dato a Dio la gloria

Dio punì il re Erode perchè quando in un occasione il popolo si era messo ad acclamarlo come se fosse un dio, lui non aveva dato a Dio la gloria. Ecco come andarono le cose: “Or Erode era fortemente adirato contro i Tirî e i Sidonî; ma essi di pari consentimento si presentarono a lui; e guadagnato il favore di Blasto, ciambellano del re, chiesero pace, perché il loro paese traeva i viveri dal paese del re. Nel giorno fissato, Erode, indossato l’abito reale, e postosi a sedere sul trono, li arringava pubblicamente. E il popolo si mise a gridare: Voce d’un dio, e non d’un uomo! In quell’istante, un angelo del Signore lo percosse, perché non avea dato a Dio la gloria; e morì, roso dai vermi” (Atti 12:20-23).

Gerusalemme, nell’anno 70, per avere ucciso i profeti e il Signore Gesù Cristo

L’apostolo Paolo attorno all’anno 50 scrivendo ai santi di Tessalonica diceva tra le altre cose: “Poiché, fratelli, voi siete divenuti imitatori delle chiese di Dio che sono in Cristo Gesù nella Giudea; in quanto che anche voi avete sofferto dai vostri connazionali le stesse cose che quelle chiese hanno sofferto dai Giudei, i quali hanno ucciso e il Signor Gesù e i profeti, hanno cacciato noi, e non piacciono a Dio, e sono avversi a tutti gli uomini, divietandoci di parlare ai Gentili perché sieno salvati. Essi vengon così colmando senza posa la misura dei loro peccati; ma ormai li ha raggiunti l’ira finale” (1 Tessalonicesi 2:14-16). E l’ira finale a cui Paolo si riferiva era quella che si abbattè su Gerusalemme nell’anno 70 dopo Cristo, per mano delle legioni romane. Gerusalemme infatti fu distrutta, e molti dei suoi abitanti uccisi e portati in cattività, perché si doveva adempiere sia ciò che era stato scritto dai profeti, e sia quello che poi Gesù Cristo confermò quando disse: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; ….” (Luca 21:20-24).

Come potete vedere, Dio castiga, eccome se castiga gli uomini.

Il concetto biblico che Dio è un Dio vendicatore viene rigettato

Strettamente collegato a quanto abbiamo appena visto, c’è quest’altro punto. Secondo la Massoneria, bisogna rigettare qualsiasi idea di un Dio vendicatore, o comunque qualsiasi cosa che possa farlo sembrare vendicativo e malvagio o crudele o ingiusto.

Ascoltate cosa disse il ministro del diavolo Albert Pike:

‘Noi non dovremmo credere in ciò che la Ragione nega decisamente, in ciò che il senso della giustizia respinge, in ciò che è assurdo o contraddittorio, in conflitto con l’esperienza e la scienza, in ciò che degrada il simbolo della Divinità, facendola apparire vendicativa, maligna, crudele o ingiusta’ (Albert Pike, Morals and Dogma, Edizione italiana, Vol. 1, pag. 59), ed ancora: ‘«Io ripongo la mia fiducia in Dio» è la protesta della Massoneria contro la credenza in un Dio crudele, adirato, e vendicatore che va temuto e non riverito dalle Sue creature’ (Albert Pike, Morals and Dogma, pag. 196 – 12° Grande Maestro Architetto – http://www.sacred-texts.com/mas/md/md13.htm).

E su un sito massonico del Sud Africa si legge:

‘Prima di diventare un massone, il candidato deve affermare che crede in un Essere Supremo. L’Essere Supremo assume molte forme nelle varie religioni. All’interno del nostro Volume della Sacra Legge noi possiamo vedere la Deità che viene trasformata da un Dio vendicatore personale dell’Antico Testamento ad un Dio universale di amore nel Nuovo Testamento’ (http://www.exsequi.org.za/principalsoffreemasonry.asp).

Già, perchè l’idea di Dio che il popolo aveva sotto l’Antico Testamento aveva bisogno di essere corretta, cosa a cui avrebbero dovuto pensare i sacerdoti, ma non lo fecero. Ecco infatti cosa ha affermato il ministro del diavolo Albert Pike, sommo pontefice della massoneria universale:

‘La Divinità dei primi Ebrei [….] fu irato, geloso, vendicativo, […] comandò l’esecuzione dei più impressionanti ed ignobili atti di crudeltà e di barbarie [….]. Tale era il concetto popolare della Divinità, sia perchè i sacerdoti non ne avevano alcuno migliore o si prendevano poca cura di correggerlo, sia perchè la fantasia popolare non era capace di elaborare alcuna concezione più alta dell’Onnipotente’ (Albert Pike, Morals and Dogma, Edizione Italiana, Vol. 2, pag. 149,150). Da questa concezione di Dio che ha la massoneria scaturisce il severo monito dato ai massoni di allontanarsi da coloro che vedono la mano di Dio nelle grandi calamità (cfr. Albert Pike, Morals and Dogma, Edizione Italiana, Vol. 3, pag. 231 – 29° Cavaliere di Sant’Andrea).

E non è forse questo quello che viene detto, magari con parole un pò diverse, anche nelle ADI? Ascoltate per esempio cosa ha affermato Francesco Toppi, ex presidente delle ADI, su Dio:

‘L’idea di un Dio vendicatore, pronto a giudicare e a condannare, è prettamente umana ed è retaggio di una concezione superstiziosa e pagana. Essa rivela l’assoluta ignoranza di chi non conosce il proprio Creatore e Salvatore’ (Francesco Toppi, A domanda risponde, Vol. 2, Roma 1993, pag. 186). E Salvatore Cusumano, altro pastore ADI, conferma questa concezione toppiana – ma più che toppiana, vorrei dire massonica – di Dio, affermando su un articolo dal titolo ‘Terremoti’: ‘Il non credente attribuisce la responsabilità all’ordine, o disordine, naturale. Il dubbioso argomenta che se vi fosse un Dio, non sarebbe buono ma responsabile di tali immani devastazioni. I credenti al contrario ritengono che Dio non sia causa di male, piuttosto la natura segue il proprio corso determinato dalla corruzione introdotta dal peccato del primo uomo. Alcuni fra loro, invece, ritengono che le calamità naturali siano il mezzo utilizzato da Dio per punire l’empietà umana (….) non ci sentiamo di condividere la posizione di quanti attribuiscono a Dio la responsabilità delle catastrofi, così come non riteniamo biblica la posizione di chi addita in ogni calamità naturale il giudizio divino, non escludendo con questo che Dio può utilizzare la natura per richiamare gli uomini all’attenzione rispetto le verità eterne. I discepoli di ogni tempo al pari di quelli del tempo di Gesù vogliono salvaguardare l’onore di Dio, non imputandoGli alcuna responsabilità, ed in questo sono nel vero, ma per raggiungere questo risultato non è detto che sia necessario scaricare ogni responsabilità su questa povera e già martoriata umanità. (…) Perché Dio dovrebbe colpire? Sarebbe una rivalsa tipicamente umana. Quanto siamo lontani dall’idea biblica di giustizia di Dio. (…)’ (‘Terremoti’ in Il Pruno Ardente, estate 2011, pag. 1).

Non vi pare che queste parole assomigliano alle sopracitate parole massoniche, in quanto in definitiva dicono la stessa cosa su Dio, e cioè che Egli non è un Dio vendicatore ma un Dio di misericordia e di amore? A me pare evidente. E quindi è innegabile che la concezione massonica di Dio è penetrata anche nelle Chiese ADI. Se si considera quindi che il Dio dei massoni non è l’Iddio della Bibbia, c’è da rabbrividire. Questa concezione massonica di Dio è falsa perché il nostro Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, è anche un Dio di vendette: in altre parole Egli è anche un vendicatore. Questo è quello che la Scrittura attesta in maniera chiara. Ma rivolgiamoci subito alla Scrittura per vedere quando essa definisce Dio un Dio di vendette.

Partiamo dall’Antico Testamento. Dio dice nella legge:

“A me la vendetta e la retribuzione, quando il loro piede vacillerà!’ Poiché il giorno della loro calamità è vicino, e ciò che per loro è preparato, s’affretta a venire” (Deuteronomio 32:35),

ed anche:

“… farò vendetta de’ miei nemici e darò ciò che si meritano a quelli che m’odiano” (Deuteronomio 32:41).

Mosè dice dunque:

“Nazioni, cantate le lodi del suo popolo! poiché l’Eterno vendica il sangue de’ suoi servi, fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari, ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo” (Deuteronomio 32:43).

Ci sono molti altri passi dell’Antico Patto che in una maniera o l’altra parlano del fare vendetta da parte di Dio; tra di essi voglio solo citare questo scritto nel libro del profeta Nahum:

“L’Eterno è un Dio geloso e vendicatore; l’Eterno è vendicatore e pieno di furore; l’Eterno si vendica dei suoi avversari, e serba il cruccio per i suoi nemici” (Nahum 1:2), e quest’altro scritto nei Salmi: “O Dio delle vendette, o Eterno, Iddio delle vendette, apparisci nel tuo fulgore!” (Salmo 94:1).

Veniamo ora al Nuovo Testamento: ci sono due passi in particolare che attestano la medesima cosa, e cioè che Dio è un vendicatore, il primo è il seguente e fa parte di un discorso di Gesù: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi de’ Gentili siano compiuti” (Luca 21:20-24). Il secondo passo si trova nella prima epistola di Paolo ai Tessalonicesi e dice: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendica-tore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato” (1 Tessalonicesi 4:3-6).

Come dunque si può constatare la Scrittura attesta in maniera eloquente e potente che il nostro Dio è un vendicatore che fa quindi le sue vendette. Ma d’altronde, se non fosse così, come potrebbe la stessa Scrittura affermare che Dio è giusto? Non potrebbe, quindi la vendetta si rende necessaria a Dio per manifestare la sua giustizia che è eccelsa. Siamo contenti di avere un Dio vendicatore, oltre che pietoso e misericordioso; siamo contenti perché sappiamo che lui ci farà giustizia dei torti che riceviamo sia da parte di credenti che di non credenti facendo ricadere il male sopra chi lo ha fatto. Certo, Dio dà talvolta a chi fa torto anche il tempo di pentirsi; ma una cosa è certa, se egli non si pente il giudizio di Dio gli piomberà addosso. Nessuno si illuda, Dio vendica sia credenti che increduli da ogni torto che subiscono. Egli è il Giusto, a Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen. Ma perchè in queste Chiese c’è il rifiuto categorico di parlare della giustizia di Dio che si manifesta con le sue vendette, che spesso sono immediate come nel caso di Anania e Saffira che per avere mentito allo Spirito Santo furono fatti morire immediatamente (cfr. Atti 5:1-11), e come nel caso del re Erode che quando i Tiri e i Sidoni cominciarono a gridare: ‘Voce di un dio, e non d’un uomo’ fu colpito all’istante da un angelo del Signore perché non aveva dato a Dio la gloria e morì roso dai vermi (cfr. Atti 12:20-23)? Per non spaventare l’uditorio; i credenti non devono essere presi dal timore di Dio, non devono tremare al solo pensiero che Dio li può punire immediatamente, anche con la morte se lo decreta, per dei loro misfatti, per le loro ribellioni, per la loro caparbietà di cuore. No, i credenti devono pensare solo all’amore di Dio, alla sua compassione, alla sua misericordia! E così i credenti che ascoltano costoro si fanno un’idea di Dio tutta loro personale, che riflette quella del loro pastore che amano ascoltare. E ovviamente quando costoro che sono abituati a sentire parlare solo dell’amore di Dio e della sua misericordia incontrano un credente che parla anche delle vendette di Dio, allora costui passa per un credente superstizioso, paganizzato da chissà quale idea! Fratelli, nessuno vi seduca con i suoi vani ragionamenti; investigate diligentemente le Scritture e vedrete da voi stessi che Dio è un vendicatore.

Termino questa parte dicendo questo: i comandamenti che gli apostoli hanno dato ai santi costituiscono la volontà di Dio verso i santi, che messi in pratica fanno di loro delle persone che camminano in maniera degna del Vangelo, e quindi persone che piacciono a Dio in tutta la loro condotta. Dunque nel mettere in pratica questi comandamenti si piace a Dio. E nello sprezzarli invece? Ci si costituisce dinnanzi ad essi debitori, e ci si attira l’ira di Dio, in quanto chi sprezza questi precetti sprezza non un uomo ma l’Iddio Onnipotente, il quale sappiamo che ha detto: “Quelli che mi sprezzano saranno avviliti” (1 Samuele 2:30). E come li avvilisce? Vendicandosi su di essi per la loro ribellione. Paolo è chiaro quando dice che il Signore è un vendicatore in tutte queste cose. Ma perché Dio non tollera che noi sprezziamo i suoi precetti? Perché Lui ci ha chiamati ad essere santi, e violare questi comandamenti significa venire meno alla chiamata che ci ha rivolto, facendo biasimare così la Sua dottrina e diffamare la via della verità. Badiamo a noi stessi fratelli, dunque, esaminiamo le nostre vie, per non subire la vendetta del nostro grande Iddio.

Dio non viene presentato come un Dio geloso

La Massoneria afferma:

‘Sentiamo che è un affronto e una indegnità nei confronti di Dio concepirlo come un Essere crudele, miope, capriccioso, ingiusto, geloso, adirato e vendicativo’ (Albert Pike, Morals and Dogma, pag. 223 – 14° Grande Eletto – http://www.sacred-texts.com/mas/md/md15.htm – We feel that it is an affront and an indignity to Him, to conceive of Him as cruel, short-sighted, capricious, and unjust; as a jealous, an angry, a vindictive Being).

Nelle ADI, oltre che negare che Dio sia un Dio vendicatore, e difatti non predicano mai a tale riguardo, negano con i fatti anche che Dio sia un Dio geloso. Perchè dico questo? Perchè manca una qualsiasi riprovazione pubblica dai pulpiti dei peccati a cui anche i membri delle ADI si abbandonano. Non importa se il peccato è la fornicazione, l’adulterio, l’omosessualità, il ladrocinio, la menzogna, l’abbandonarsi alle concupiscenze mondane (andare al mare a prendere la tintarella, e frequentare altri luoghi di divertimento), la sterilizzazione a cui si sottopongono certe donne o l’impedimento del concepimento, o il vestirsi in maniera indecente da parte di uomini e donne (sia dentro che fuori dal locale di culto), dal pulpito c’è un silenzio assoluto contro tutti questi comportamenti indegni che fanno indignare ed ingelosire Dio, cioè lo provocano ad ira e gelosia. E dunque questo silenzio attesta in maniera chiara che i pastori ADI non credono affatto che Dio sia un Dio geloso, perchè se lo credessero lo direbbero al popolo esortandolo a fuggire tutti quei comportamenti indegni che fanno ingelosire Dio, affinchè il popolo smetta di provocare a gelosia Dio. Ricordatevi infatti le parole di Paolo: “Ma siccome abbiam lo stesso spirito di fede, ch’è in quella parola della Scrittura: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo, e perciò anche parliamo” (2 Corinzi 4:13), e quindi uno parla di ciò in cui crede, e non parla di ciò in cui non crede. Per noi quindi il silenzio da parte di un pastore su qualche cosa che è scritta nella Bibbia, indica che quel tale non crede in quella cosa scritta nella Bibbia. E perciò, lo ripeto, l’assenza della riprovazione pubblica dal pulpito di ciò che fa ingelosire Dio, indica che chi sta sul pulpito non crede affatto che Dio sia un Dio geloso del suo popolo.

Quando il popolo d’Israele si abbandonò ai peccati, provocando ad ira e a gelosia Dio, cosa fece Dio? Parlò tramite i suoi santi profeti contro i peccati del suo popolo, e ammonì severamente il suo popolo che se non si fosse convertito dalle sue vie malvage, lo avrebbe giudicato con vari castighi. Perchè questo? “Perché l’Eterno, che si chiama ‘il Geloso’, è un Dio geloso” (Esodo 34:14), e prova gelosia per il suo popolo, come ebbe a dire tramite il profeta Zaccaria: “Io provo per Sion una grande gelosia, e sono furiosamente geloso di lei” (Zaccaria 8:2), e non tollera quindi che il suo popolo commetta adulterio con il mondo o che si prostituisca con i pagani o che nella distretta si appoggi su Faraone. E i profeti erano pienamente consapevoli della gelosia che Dio nutriva verso il suo popolo, e per questo soffrivano nel vedere il popolo contaminarsi e ribellarsi ai comandamenti di Dio. Così anche gli apostoli, e difatti con le loro parole e con il loro esempio, esortarono il popolo a santificarsi e a rinunciare all’empietà e alle mondane concupiscenze.

Nelle ADI i pastori invece non soffrono nel vedere il popolo corrompersi dietro le concupiscenze di questo mondo, o abbandonarsi ai piaceri della vita o mettersi con gli infedeli, anzi si compiacciono nella ribellione del popolo, essendo anche loro ribelli. Non esiste quindi per loro parlare di un Dio geloso che si indigna o si ingelosisce nel vedere il suo popolo che ama il mondo e ne è amico, e quindi che si vendica di un tale popolo ribelle.

Ecco dunque ancora una concezione massonica di Dio che hanno anche i pastori delle ADI.

[Tratto dal libro ‘La massoneria smascherata‘ di G. Butindaro]

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