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L’ubbidienza e la sottomissione ai conduttori

“Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perchè essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto; affinchè facciano questo con allegrezza e non sospirando; perchè ciò non vi sarebbe d’alcun utile” (Ebr. 13:17).

Dio non ha lasciato a se stesse le pecore che ha acquistate con il suo sangue, ma ha costituito su di esse degli uomini per pascerle; questi uomini sono gli anziani che sono chiamati pure conduttori, appunto perchè la loro funzione è quella di condurre il gregge del Signore. I conduttori sono degli uomini come tutti noi a cui Dio ha dato la potestà di pascere la sua chiesa; quindi, le pecore devono ubbidirgli e sottomettersi a loro. Essi vegliano per le anime dei fedeli e se vedono che le pecore non prestano attenzione ai loro insegnamenti e alle loro esortazioni è inevitabile che comincino a sospirare e a non adempiere più il loro ufficio con allegrezza. Sia ben chiaro che coloro che disubbidiscono ai loro conduttori non fanno ciò che è giusto nel cospetto di Dio.

Paolo, Silvano e Timoteo dissero ai santi di Tessalonica:

“Or, fratelli, vi preghiamo di avere in considerazione coloro che faticano fra voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono, e di tenerli in grande stima ed amarli a motivo dell’opera loro” (1 Tess. 5:12,13),

quindi, gli anziani che tengono bene la presidenza, che faticano nella predicazione e nell’insegnamento della Parola, e che si studiano di convincere i contraddittori ed ammoniscono i disordinati, e che mostrano chiaramente di prendersi cura della chiesa di Dio, devono essere tenuti in grande stima ed amati a motivo di quello che fanno a pro del gregge del Signore. Paolo scrisse ai Corinzi: “Vi esorto a sottomettervi…a chiunque lavora e fatica nell’opera comune” (1 Cor. 16:16) e i conduttori fanno proprio questo, faticano nell’opera comune perchè si dedicano al servizio dei santi, mettendo a servizio dei credenti l’autorità e la capacità ricevute da Dio.

Sappiate fratelli che coloro che mormorano (cioè che parlano contro) contro coloro che sono preposti da Dio in seno al suo popolo, mormorano contro Dio; ed anche che coloro che, mossi d’invidia, si ribellano contro quelli preposti da Dio a pascere il suo gregge, per usurparli, si attirano l’ira di Dio su loro. Durante il viaggio del popolo d’Israele attraverso il deserto, avvenne che gli Israeliti mormorarono contro Mosè ed Aaronne e si levarono pure contro di loro; ma prima di parlare di questi fatti specifici, ritengo doveroso ricordare chi erano Mosè ed Aaronne e come essi giunsero a ricoprire quella loro posizione in seno al popolo d’Israele. Mosè ed Aaronne erano due fratelli discendenti di Levi; dopo che Mosè fuggì dal cospetto di Faraone si fermò nel paese di Madian ove prese per moglie una figlia di Jethro, sacerdote di Madian. Durante il suo soggiorno in Madian, Mosè pasturò il gregge di Jethro, suo suocero. In capo a quarant’anni, l’Angelo dell’Eterno apparve a Mosè e lo mandò in Egitto assieme ad Aaronne per trarre Israele dall’Egitto. Nei salmi è scritto: “Egli mandò Mosè, suo servitore, e Aaronne, che aveva eletto” (Sal. 105:26) e sempre nei salmi, Mosè pure è chiamato “suo eletto” (Sal. 106:23), quindi, Mosè ed Aaronne furono ambedue eletti da Dio e costituiti da Dio sopra la raunanza d’Israele; non furono loro che si auto costituirono, ma fu Dio a costituirli in quella posizione di comando (considerate pure che Dio disse queste parole a Mosè: “Io ti ho stabilito come Dio per Faraone” [Es. 7:1]). Dopo che Dio trasse Israele dal paese d’Egitto con grandi giudizi e dopo che Israele passò a piedi asciutti il Mare Rosso, il popolo giunse nel deserto di Sin e qui, “tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto. I figliuoli d’Israele dissero loro: ‘Oh, fossimo pur morti per mano dell’Eterno nel paese d’Egitto, quando sedevamo presso le pignatte della carne e mangiavamo del pane a sazietà! Poichè voi ci avete menati in questo deserto per far morire di fame tutta questa raunanza…E Mosè disse: ‘Vedrete la gloria dell’Eterno quando stasera egli vi darà della carne da mangiare e domattina del pane a sazietà; giacchè l’Eterno ha udito le vostre mormorazioni che proferite contro di lui; quanto a noi, che cosa siamo? le vostre mormorazioni non sono contro di noi, ma contro l’Eterno” (Es. 16:2,3; 16:8). Fratelli, come potete ben vedere, quelle parole che gli Israeliti proferirono contro Mosè ed Aaronne, essi le proferirono contro Dio e non contro degli uomini.

Vediamo ora un altro fatto che si verificò nel deserto di lì a qualche tempo; è scritto: “Or Kore, figliuolo di Itshar, figliuolo di Kehath, figliuolo di Levi, insieme con Dathan e Abiram figliuoli di Eliab, e On, figliuolo di Peleth, tutti e tre figliuoli di Ruben, presero altra gente e si levarono su in presenza di Mosè, con duecentocinquanta uomini dei figliuoli d’Israele, principi della raunanza, membri del consiglio, uomini di grido; e, radunatisi contro Mosè e contro Aaronne, dissero loro: ‘Basta! tutta la raunanza, tutti fino ad uno son santi, e l’Eterno è in mezzo a loro; perchè dunque v’innalzate voi sopra la raunanza dell’Eterno?” (Num. 16:1-3). Che cosa portò quegli uomini a ribellarsi a Mosè e ad Aaronne? L’invidia, perchè è scritto nei salmi che “furono mossi d’invidia contro Mosè nel campo e contro Aaronne, il santo dell’Eterno” (Sal. 106:16). Ora, quei ribelli ritenevano che Mosè ed Aaronne s’innalzassero come degli arroganti sopra la raunanza di Dio e quindi non riconobbero più che essi erano stati stabiliti da Dio sopra la raunanza d’Israele; inoltre, ritenevano che tutti fossero santi nella raunanza perchè Dio era in mezzo a loro tutti, mentre in realtà solo Aaronne era stato insignito del titolo di ‘Santo all’Eterno’, infatti sulla mitra che Dio aveva comandato di fare per il Sommo Sacerdote Aaronne, vi era stata fissata una lamina d’oro sulla quale vi erano incise le parole ‘Santo all’Eterno’. Il sacerdozio, Dio lo aveva conferito ad Aaronne, ma quei ribelli di tra i figliuoli di Levi non erano più contenti di essere stati appartati da Dio ad esercitare il loro servizio nel tabernacolo; ora, mossi d’invidia, volevano il sacerdozio. Mosè quando ebbe udito le parole di quei ribelli, parlò così a Kore e a tutta la gente che era con lui: “Domattina l’Eterno farà conoscere chi è suo e chi è santo, e se lo farà avvicinare: farà avvicinare a sè colui ch’egli avrà scelto…tu e tutta la gente che è teco vi siete radunati contro l’Eterno! Poichè chi è Aaronne che vi mettiate a mormorare contro di lui?” (Num. 16:5,11). Il giorno dopo Dio punì i ribelli, infatti Kore, Dathan e Abiram, le loro mogli, i loro figliuoli e i loro piccini e tutta la loro roba discesero vivi nel soggiorno dei morti perchè la terra spalancò la sua bocca e li ingoiò, mentre gli altri duecentocinquanta uomini furono consumati dal fuoco che uscì dalla presenza di Dio; inoltre, Dio fece conoscere che aveva scelto Aaronne, il Levita, per adempiere il sacerdozio, facendo fiorire la verga su cui v’era stato scritto il suo nome. Pure questo episodio è stato scritto per nostro ammaestramento, quindi badiamo a noi stessi custodendo il nostro cuore più d’ogni altra cosa. “L’invidia è la carie dell’ossa” (Prov. 14:30) e quelli che pure in questa generazione, mossi d’invidia, si levano contro coloro che Dio ha preposto a pascere la sua chiesa, mietono a suo tempo il frutto della loro ribellione come lo mieterono nel deserto Kore e la gente che si alleò a lui. Lo ripeto: Tutti coloro che si ribellano agli anziani costituiti dallo Spirito Santo e che parlano contro di loro e li sprezzano, si oppongono a Dio che li ha costituiti e che parla tramite loro e perciò si attirano l’inimicizia di Dio.

Nessuno pensi che gli anziani costituiti dallo Spirito Santo sono liberi di fare il male e di insegnare quello che vogliono, e nessuno pensi che quando peccano nessuno ha il diritto di riprenderli, perchè la Parola di Dio non insegna affatto questo. Paolo disse infatti a Timoteo: “Non ricevere accusa contro un anziano, se non sulla deposizione di due o tre testimoni” (1 Tim. 5:19). Timoteo era un uomo di Dio, e benchè fosse ancora giovane d’età era stato costituito da Dio ministro del Vangelo e Paolo non gli scrisse di non ricevere nessuna accusa contro un anziano, ma gli scrisse di accettare una accusa contro un anziano solo sulla deposizione di due o tre testimoni; questo significa che egli non avrebbe dovuto accettare una accusa contro un anziano sulla deposizione di un solo testimone e questo perchè la legge dice: “Un solo testimone non sarà sufficiente contro ad alcuno, qualunque sia il delitto o il peccato che questi abbia commesso; il fatto sarà stabilito sulla deposizione di due o di tre testimoni” (Deut. 19:15). Nel caso l’accusa contro un anziano fosse stata attestata da due o tre testimoni fededegni, allora Timoteo aveva ricevuto questo ordine: “Quelli che peccano riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbiano timore” (1 Tim. 5:20); Paolo non disse a Timoteo: ‘Lascia perdere’, o: ‘Fa finta di niente’, o: ‘Sorvola anche se l’accusa risultasse verace’, ma: “Quelli che peccano riprendili in presenza di tutti…”.

A tale proposito, per confermare ciò, vi ricordo che cosa avvenne ad Antiochia, secondo quello che scrisse Paolo ai Galati: “Ma quando Cefa fu venuto ad Antiochia, io gli resistei in faccia perch’egli era da condannare. Difatti, prima che fossero venuti certuni provenienti da Giacomo, egli mangiava coi Gentili; ma quando costoro furono arrivati, egli prese a ritrarsi e a separarsi per timore di quelli della circoncisione. E gli altri Giudei si misero a simulare anch’essi con lui; talchè perfino Barnaba fu trascinato dalla loro simulazione. Ma quando vidi che non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo, io dissi a Cefa in presenza di tutti: Se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare?…” (Gal. 2:11-14). Quello che Paolo disse di fare a Timoteo, lo fece lui stesso in quest’occasione nei confronti di Cefa, cioè dell’apostolo Pietro, quando vide che egli non procedeva con dirittura rispetto alla verità, infatti dice che Cefa era da condannare. Paolo, in virtù dell’autorità ricevuta da Dio si oppose a Cefa e lo riprese davanti a tutti e voglio ricordarvi che Simon Pietro oltre che apostolo era anche anziano perchè nella sua prima epistola scrisse: “Io esorto dunque gli anziani che sono fra voi, io che sono anziano con loro…” (1 Piet. 5:1).

Anche riguardo a coloro che sono stati costituiti da Dio, apostoli, profeti, evangelisti, pastori e dottori, è necessario dire qualcosa, e cioè che coloro che non li ascoltano quando essi parlano da parte di Dio ma li sprezzano, sprezzano Dio e non degli uomini. A conferma di ciò, vi ricordo quello che Paolo scrisse ai santi di Tessalonica, dopo avere dato loro dei comandamenti da parte di Dio: “Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito” (1 Tess. 4:8). Paolo era un uomo della stessa natura che noi, ma in ragione della grazia, della sapienza e dell’autorità che aveva ricevuto da Dio era quello che era, e scrisse queste fedeli parole; noi, le parole degli apostoli le accettiamo non come parola d’uomini, ma come Parola di Dio e chi sprezza ciò che essi hanno detto, si illude, se pensa di disprezzare degli uomini, perchè sprezza Dio. Ricordatevi che quando Gesù designò quei settanta discepoli e li mandò davanti a sè a due a due, disse loro: “Chi ascolta voi ascolta me; chi sprezza voi sprezza me, e chi sprezza me sprezza Colui che mi ha mandato” (Luca 10:16). Un altro episodio che fa capire come chi si oppone agli uomini autorevoli fra la fratellanza (autorevoli in virtù dell’autorità ricevuta da Dio) si oppone a Dio, è questo narrato da Luca nel libro degli atti degli apostoli. La Scrittura dice che “un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendè un possesso, e tenne per sè parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli” (Atti 5:1,2). Ora, Anania non portò agli apostoli tutto il prezzo del podere che avea venduto, ma solo una parte, l’altra parte se l’era tenuta per sè, e quando si presentò davanti agli apostoli con quella somma di danaro, mentì loro perchè non disse loro che quella era solo una parte del prezzo del podere venduto e Pietro gli disse: “Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. E Anania, udendo queste parole, cadde e spirò” (Atti 5:4,5). Notate che Pietro disse ad Anania che egli aveva mentito a Dio e non agli uomini.

Fratelli, termino di parlare di questo soggetto esortandovi ad amare quelli che vi ammaestrano e vi riprendono per il vostro bene.

Tratto dal sito ‘La nuova via’

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