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Una parola d’esortazione alle donne Cristiane

Come la donna deve vestire e comportarsi

 

Sorelle, voi pure un giorno, per la grazia di Dio, avete creduto nel nostro Signore, ottenendo così la remissione dei vostri peccati. Dio vi chiama sue figliuole, perchè voi pure avete ricevuto Cristo e siete uscite di mezzo ai figli di questo secolo e siete state accolte da Dio in Cristo Gesù; quindi pure voi siete membri della famiglia di Dio e assieme formiamo il corpo di Cristo. Qui, “non c’è nè maschio nè femmina” (Gal. 3:28), poichè siamo uno in Cristo Gesù. Il fatto però che in Cristo non c’è nè maschio e nè femmina non significa che voi potete comportarvi nella casa di Dio come vi pare e piace, ma solo che, il fatto che voi siete donne non costituisce un muro divisorio in mezzo a noi che siamo credenti. Voi dovete sapere che Dio non ha mai mostrato e non mostra tutt’ora nessun riguardo personale in verso nessuno, quindi non vi mettete a pensare che Dio vi sprezzi perchè Eva, la prima donna, si lasciò sedurre dal serpente e cadde in trasgressione, perchè questo non è vero. Non è vero neppure che voi nella casa di Dio non servite a nulla e non potete contribuire al progresso del Vangelo in niuno modo, perchè la Scrittura attesta esattamente l’opposto, quindi non vi mettete in testa quei pensieri nocivi e vani che il serpente antico cerca, con la sua astuzia, di farvi pensare per fare nascere in voi un’invidia amara e farvi diventare altezzose e vanagloriose.

Dopo avere fatto questa premessa, voglio innanzi tutto dirvi come vi dovete vestire, poi di cosa non vi dovete ornare e di cosa invece vi dovete ornare affinchè la dottrina di Dio sia onorata per mezzo di voi. Paolo ha scritto a Timoteo: “Similmente (io voglio) che le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Tim. 2:9,10).

Sorelle, voi dovete indossare degli abiti adatti a voi che siete state santificate in Cristo; le vesti che s’addicono a voi sono quelle modeste e non quelle sfarzose che tanto piacciono alle donne corrotte che fanno sfoggio di tanta alterigia, quindi non abbiate l’animo a tutti quegli abiti femminili stravaganti e costosi che servono solo a distrarre gli uomini che vi vedono ed a farvi spendere danaro inutilmente. La moda femminile di questo presente secolo malvagio fa insuperbire le donne che gli vanno dietro e le fa camminare col collo teso e fa loro guardare le donne di basso stato dall’alto in basso; questa è una cosa che è sotto gli occhi di tutti, perciò non vi lasciate trascinare dietro di essa; siate umili e non fate posto a quello che le donne altezzose chiamano ‘l’orgoglio di essere donna’.

Oltre che ad essere modeste, le vostre vesti devono essere vereconde, cioè decenti; esse devono coprire pure le vostre gambe, le vostre braccia, e la parte sottostante il vostro collo; proprio quelle parti che le vesti indecenti non coprono. Questo significa che voi dovete rinunziare alle minigonne, ma anche a quelle gonne che arrivano giusto al ginocchio o poco sotto il ginocchio; io v’esorto a mettervi delle gonne lunghe senza spacchi, non aderenti e senza quegli strani disegni che vi stampano sopra i modellisti per attirare lo sguardo dell’ uomo su coloro che le indossano.

Per ciò che riguarda le vostre camicie, non siano nè trasparenti e nè aderenti e neppure scollate. A proposito dei colori, evitate di mettervi addosso vesti di colori troppo vivi e sgargianti, e questo per evitare che gli uomini, quando vi vedono, siano indotti a posare lo sguardo su voi.

Per quanto riguarda le scarpe da indossare, vi dico di mettervi delle scarpe modeste e di non mettervi quelle scarpette con i tacchi a spillo e così strette che non fanno respirare bene i vostri piedi e vi provocano dei dolori ai piedi; ma non solo, esse vi costringono a camminare in una maniera anormale, vergognosa e con tante più difficoltà. Non vi mettete addosso neppure quelle scarpe dorate o argentate, per evitare che i vostri piedi diventino oggetto degli sguardi maschili.

Per ciò che concerne le calze, voi, come si conviene a delle sante donne, mettetevi quelle modeste e non quelle a rete o di altro genere inventato per rendere la donna seducente e per provocare lo sguardo dell’uomo.

Quando vi recate presso un negozio per comprare una gonna o una camicia o delle scarpe o del tessuto per farvi le cose da voi stesse, tenete davanti agli occhi vostri la Scrittura che dice: “Non abbiate l’animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili” (Rom. 12:16).

“Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno l’usa legittimamente, riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl’iniqui e i ribelli….e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina” (1 Tim. 1:8-10), dice Paolo; e tra le cose contrarie alla sana dottrina v’è quella, per la donna, di mettersi i pantaloni, perchè è scritto: “La donna non si vestirà da uomo, nè l’uomo si vestirà da donna; poichè chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio” (Deut. 22:5). Badate che i cosiddetti pantaloni da donna sono sempre dei pantaloni che non s’addicono a voi donne in Cristo. Coloro a cui piace contendere e soffocare la verità con la menzogna, fanno ogni sorta di ragionamento per annullare ciò che è scritto così chiaramente. Essi dicono: ‘Ma questo ordine di Dio si riferisce solamente a quelle donne che hanno lasciato l’uso naturale dell’uomo e a quegli uomini che hanno lasciato l’uso naturale della donna ed agli effeminati!’ Fermo restando che Dio aborrisce quelli che si travestono, siano essi donne che uomini, ma ditemi: ‘Non viviamo forse in mezzo ad una generazione storta e perversa, senza affezione naturale, che muta le tenebre in luce e la luce in tenebre? Ma non pensate che queste parole di Dio si oppongono alle tendenze della moda di questo secolo? Oggi, più che mai, è necessario prendere questa parola e sbandierarla, per manifestare il nostro dissenso e il nostro disgusto in verso la moda maschile e quella femminile che tendono a effeminare l’uomo ed a maschilizzare la donna. Fratelli, viviamo in mezzo a città e a paesi che abbondano di sodomiti e di donne che hanno lasciato l’uso naturale dell’uomo,i quali vengono incoraggiati a fare il male in ogni maniera; oggi, in questa nazione il malcostume è chiamato tradizione culturale, i perversi vengono chiamati persone perbene, e sapete che cosa ha portato tutto questo in casa di molti credenti? Tolleranza e rispetto verso i gusti e i cattivi costumi di questa generazione peccatrice, e tanta vergogna per le parole degli apostoli, considerate antiquate e sorpassate, e non adeguate ai nostri tempi. Se oggi, alcune volte, è difficile distinguere da lontano una ragazza da un ragazzo, è perchè le ragazze si vestono come i ragazzi. Esse cominciano ad essere pervertite sin dalla loro giovinezza. La moda femminile che vuole far sembrare la donna più forte e più sicura è il frutto di quella voglia che esiste nella donna di non voler apparire diversa dall’uomo anche nel vestire. Sorelle; voi che avete sempre pronta sulle vostre labbra una parola per contraddire la sana dottrina, vi siete adeguate così bene ai gusti di questa generazione, che persino delle donne fra quelle di fuori, quali le suore, vi possono ammaestrare dandovi l’esempio su come vi dovete vestire. Vi dico questo, perchè ho visto di persona che esse, (triste a dirlo e a constatarlo) vestono molto meglio di voi. Sì, certo voi potete dire loro che pregare Maria, pregare per i morti, e farsi delle statue ed adorarle, sono tutte cose che sono in abominio a Dio; ma loro dal canto loro possono dirvi che nel vestire non mostrate affatto nè verecondia e nè modestia. Non ci sarebbe dunque da meravigliarsi un gran che, se venissimo a sentire che alcune di voi, vestite alla moda, siete state ammaestrate attorno al vestire da delle incredule! Ma che aspettate? Di incontrare delle donne del mondo vestite meglio di voi, per udire dalla loro bocca che dovete vestirvi con verecondia e modestia? O delle donne del mondo vestite malamente come voi che nel sentirvi dire che siete la luce del mondo, vi rispondano: ‘Ma dov’è questa luce in voi, perchè io non la vedo, difatti vestite come noi?’ Sorelle, voi dovete contraddistinguervi anche nel vestire, in mezzo alle donne di questo mondo, e non solo nel parlare; perciò esaminate attentamente il vostro guardaroba e sbarazzatevi dei vostri pantaloni e di tutte quelle gonne e camicie indecenti che avete indossato fino ad ora.

La parola di Dio dice anche che voi non vi dovete nè intrecciare i capelli e nè mettervi addosso dei gioielli d’oro.

Alcune fra voi si fanno delle trecce coi loro capelli perchè sanno che questo modo di acconciarsi il capo le rende più attraenti e provocanti; sorelle, non persistete in questo.

Altre si mettono addosso ogni sorta di gioielli d’oro; i pendenti alle orecchie, le collane di perle al collo, e i braccialetti ai polsi e gli anelli nelle dita delle mani; vi esorto a non persistere in questa cosa cattiva, ma andate a buttare tutti i vostri gioielli. Voi direte: ‘Ma che male facciamo nel metterci addosso un pò d’oro? E perchè dici di buttarlo via?’ Il male c’è, solo che non lo vedete con i vostri occhi perchè essi sono stati accecati dalle tenebre; ungetevi gli occhi con il collirio che dà il Signore e allora ci vedrete bene. Perchè buttarlo? Perchè sta scritto: “Getta l’oro nella polvere e l’oro d’Ophir tra i ciottoli del fiume, e l’Onnipotente sarà il tuo oro, egli ti sarà come l’argento acquistato con fatica” (Giob. 22:24,25).

Alcune di voi dicono: ‘Ma pure gli Israeliti, quando uscirono dall’Egitto erano adorni d’oro agli orecchi!’ Sì è vero, ma dopo che Israele fece il vitello d’oro e che Mosè lo distrusse, è scritto che “l’Eterno aveva detto a Mosè: ‘Dì ai figliuoli d’Israele: Voi siete un popolo di collo duro; s’io salissi per un momento solo in mezzo a te, ti consumerei! Or dunque, togliti i tuoi ornamenti, e vedrò com’io ti debba trattare’.E i figliuoli d’Israele si spogliarono dei loro ornamenti, dalla partenza dal monte Horeb in poi” (Es. 33:5,6). Sorella, se tu ancori porti gioielli addosso, sappi che Dio dice pure a te: ‘Togliti i tuoi ornamenti’, perciò farai bene a toglierteli, per continuare a camminare nella via santa in modo degno di Dio.

‘Ma l’oro lo ha fatto il nostro Dio’, voi dite. Sì è vero che Dio ha fatto l’oro, ma è anche vero che non è Lui che ha fabbricato i gioielli d’oro che vi mettete addosso, ma bensì gli uomini. Anche l’argento lo ha creato Dio, però i tempietti di Diana in argento, in Efeso, li faceva Demetrio che era orefice e non Dio. Non cercate di giustificare la vostra ribellione con vani ragionamenti, perchè “non c’è sapienza, non intelligenza, non consiglio che valga contro l’Eterno” (Prov. 21:30). Svestitevi delle vostre opere morte che vi portate addosso; non siate contenziose.

Voglio che sappiate che pure l’apostolo Pietro ha confermato ciò che ha detto Paolo a Timoteo, dicendovi: “Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose” (1 Piet. 3:3); quindi, sia l’apostolo dei Gentili (che non era ammogliato) che l’apostolo della circoncisione (che era sposato) esortavano le donne a non mettersi addosso gioielli d’oro, nè vesti sontuose, e a non intrecciarsi i capelli.

Ecco di che cosa invece vi dovete ornare, sorelle. Paolo dice che le donne si devono ornare “di opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Tim. 2:10); ora Gesù disse (queste parole sono rivolte sia ai figliuoli di Dio che alle figliuole di Dio): “Voi siete la luce del mondo..risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinchè veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matt. 5:14,16). La luce che è in voi e che deve risplendere in questo mondo di tenebre sono le vostre buone opere, perchè è scritto che “il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità” (Ef. 5:9); quindi, come la Chiesa di Dio che è la sposa dell’Agnello si riveste di opere giuste (secondo che è scritto: “La sua sposa s’è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro: poichè il lino fino sono le opere giuste dei santi” [Ap. 19:7,8]) così pure voi dovete rivestirvi di ogni opera buona, affinchè il nome di Dio sia glorificato in voi; sì perchè allora il nome di Dio sarà glorificato per mezzo di voi, perchè la gente vedrà che non siete corrotte e neppure altezzose, ma buone, pietose e umili. Tabita era una discepola di Cristo, ed “abbondava in buone opere (faceva tuniche e vestiti) e faceva molte elemosine” (Atti 9:36); imitatela.

Ma se pure voi vi vestite e vi adornate come le donne che non temono Dio come potranno vedere gli altri la luce in voi? Come potrà essere glorificato il nome di Dio? Non verrà forse biasimato e profanato il nome di Dio, se vi lasciate ingannare dal principe di questo mondo? Ma che pensate? Che il principe di questo mondo voglia che il nome di Dio sia glorificato in voi?

Non vi lasciate sedurre da vani ragionamenti, che oggi, purtroppo, sono in bocca ad alcuni dei nostri, quali: ‘Ma un pò di vanità non guasta!’ Ma non avete mai letto la Scrittura che dice: “Un pò di lievito fa lievitare tutta la pasta” (1 Cor. 5:6)? Non sapete voi che “un pò di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria” (Ecc. 10:1)? Non sapete voi che “le mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere” (Ecc. 10:1)? La Scrittura non può essere annullata perchè è ispirata da Dio, e questo pò di vanità, che alcuni dicono che non guasta, non fa altro che guastare voi e la chiesa di Dio.

Vi esorto, quando sentirete dire a certi uomini corrotti di mente che sono nel vostro mezzo: ‘Sorelle, voi non dovete vestirvi come delle bigotte (chiamano bigotte le donne che si vestono in maniera vereconda e con modestia), perchè altrimenti le persone del mondo non si sentiranno attratte a venire nel locale di culto e ad accettare Cristo’, a non dare loro retta, ma a guardarvi da loro come vi guardereste da dei serpenti velenosi. Non acconsentite a quello che vi diranno, perchè essi vogliono usarsi di voi come di esche, per attrarre gli uomini con le concupiscenze carnali. Oggi, alcuni predicatori privi di sapienza divina e di potenza, per attirare le anime alle loro riunioni, sono disposti pure a calpestare la sana dottrina e ad indurre le credenti a battere vie tortuose. Vi dicono: ‘Potete truccarvi un pò, potete vestirvi alla moda, non siate ‘troppo’ austere (usano il ‘troppo’, per farvi pensare che esagerate) nel vestire per non essere d’intoppo agli infedeli!’ Sappiate che voi non sarete nè di scandalo e nè d’intoppo a nessuno se ubbidite a quello che gli apostoli hanno scritto, ma sappiate pure che se fate come vi dicono questi cianciatori sarete sia di scandalo che d’intoppo per molti. È scritto: “È bene non mangiare carne, nè bere vino, nè fare cosa alcuna che possa essere d’intoppo al fratello” (Rom. 14:21), ed ancora: “Non siate d’intoppo nè ai Giudei, nè ai Greci, nè alla Chiesa di Dio” (1 Cor. 10:32); perciò, sorelle, compiacete al vostro prossimo nel bene, e non nel male come vorrebbero invece questi ribelli.

Qualcuna fra voi dice pure: ‘Ma io voglio piacere a mio marito!’ Ascoltami: Prima di tutto, se tuo marito ti ama e teme Dio, non vorrà assolutamente che tu ti vesti come una meretrice. Hai mai letto come apparve vestita Babilonia, la madre delle meretrici, a Giovanni? Giovanni dice che “la donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle” (Ap. 17:4); certo, essa era vestita in modo molto attraente, ma “sulla fronte aveva scritto un nome: Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra” (Ap. 17:5). Non sai tu che tale è la madre e tale è la figlia? Non vedi come le meretrici vanno vestite e adorne attorno per le strade e le piazze, per adescare gli uomini? Non hai notato che ancora oggi esse fanno largo uso di vesti di porpora e di color scarlatto e si mettono attorno gioielli d’oro, pietre preziose e perle?

Voi siete ora figliuole di Sara, “se fate il bene e non vi lasciate turbare da spavento alcuno” (1 Piet. 3:6), quindi dovete imitare Sara, vostra madre. Pietro, nella sua prima epistola, dice che il vostro ornamento non deve essere l’esteriore, ma “l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo” (1 Piet. 3:4), e che così “si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio, stando soggette ai loro mariti, come Sara che ubbidiva ad Abramo, chiamandolo signore” (1 Piet. 3:5,6). Sorelle, vi è un ornamento incorruttibile del quale il vostro cuore deve essere decorato, ed esso è lo spirito benigno e pacifico, il che significa che voi dovete essere buone e pacifiche, e non cattive e rissose. Questo è l’ornamento che ha un grande valore agli occhi di Dio, del quale si adornarono una volta le sante donne speranti in Dio, tra le quali Sara vostra madre.

Sara era una donna bella, ma anche buona e pacifica ed era moglie del patriarca Abramo, ed ella non passava il tempo ad intrecciarsi i capelli, e neppure si metteva gioielli d’oro addosso, o vesti sontuose, perchè ella era una santa donna che ubbidiva ad Abramo.

Abramo era un uomo molto ricco che possedeva pure dell’oro e dell’argento (Eliezer, suo servo disse un giorno a Labano e a Bethuel: “L’Eterno ha benedetto abbondantemente il mio signore, ch’è divenuto grande; gli ha dato pecore e buoi, argento e oro, servi e serve, cammelli e asini” [Gen. 24:35]) ma Sara sua moglie non ne prese per adornarsi. Qualcuno dirà: ‘Ma Abramo non aveva gioielli d’oro!’ Non hai mai letto che quando Eliezer partì per andare a prendere una moglie per Isacco, “partì, avendo a sua disposizione tutti i beni del suo signore” (Gen. 24:10), e che tra questi beni d’Abramo che si portò, vi erano pure “un anello d’oro del peso di mezzo siclo, e due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro” (Gen. 24:22) che egli diede poi a Rebecca? Quindi Abramo, tra i suoi beni aveva pure dei gioielli d’oro, ma Sara non se li mise addosso.

E poi, vi dico che nel caso vostro marito non sia credente, non è vestendovi in maniera provocante e lussuosa che lo guadagnerete a Cristo, perchè Pietro dice: “Parimente voi, mogli, siate soggette ai vostri mariti, affinchè, se anche ve ne sono che non ubbidiscono alla Parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli, quand’avranno considerato la vostra condotta casta e rispettosa” (1 Piet. 3:1,2). Alcune fra voi cercate di guadagnare a Cristo i vostri mariti solo con le parole, non curandovi della vostra condotta che è da riprovare perchè non degna di una donna che fa professione di pietà, e poi venite a pregare Dio e a piangere nel suo cospetto affinchè Egli salvi il vostro coniuge! Ma ditemi: ‘Non è ora che buttate via tutti quei gioielli d’oro che indossate? Non è ora che non vi vestite più in maniera seducente e che smettete di usare autorità sul vostro marito?

Sorelle, oltre a questo, vi esorto ad avere un portamento che si conviene a delle sante donne, perciò, quando vi sedete non vi mettete con le gambe accavallate e neppure con le gambe divaricate. Voi non dovete provocare l’uomo nè coll’ornamento esteriore sconveniente e neppure assumendo posizioni che non vi si addicono.

Alcune di voi vi mettete la gomma in bocca durante il culto e vi mettete a masticarla, cominciando così a muovere la vostra bocca in maniera vergognosa; smettete di tenere questa condotta.

Siate avvedute, non vi strappate parte delle vostre sopracciglia; non vi imbellettate, come fece Izebel, la moglie di Achab, la quale praticava la stregoneria, secondo che è scritto: “Si diede il belletto agli occhi” (2 Re 9:30); non alterate il colore del vostro viso e nè quello delle vostre labbra, impiastrandoci sopra quei cosmetici dannosi che vendono; non dipingetevi con lo smalto nè le unghie delle mani e nè quelle dei piedi; conservatevi pure.

Non vi mettete addosso neppure tutti quei profumi così forti e provocanti che distraggono chi vi sta vicino e lasciano una scia dovunque mettete piede; vi assicuro che questi profumi vengono fabbricati per farvi diventare seducenti e attrarre gli uomini, e questo si capisce anche vedendo la maniera in cui vengono pubblicizzati e dal nome seducente che alcuni di essi portano, come ‘malizia’, ‘tentazione’, ecc..

Inoltre, vi esorto a non acconciarvi il vostro capo con quelle stravaganti pettinature moderne che vanno di moda oggi, come per esempio ‘la permanente’; vi esorto pure a non tingervi i vostri capelli; perché volete dare un’altro colore ai vostri capelli? Perchè non siete più contente di come li ha fatti Dio?

Ora voglio dire qualcosa a voi donne che non siete più giovani e cercate di ringiovanire tingendovi i capelli bianchi che appaiono sul vostro capo: ‘Ma perchè vi vergognate di essere invecchiate, e cercate in tutti i modi (inutilmente poi) di ringiovanirvi, spendendo così tanto danaro per cose che non giovano a nulla? Non avete mai letto la Scrittura che dice: “La bellezza dei vecchi (sta) nella loro canizie” (Prov. 20:29)? E quella che dice che “i capelli bianchi sono una corona d’onore” (Prov. 16:31)?

“La grazia è fallace e la bellezza è cosa vana” (Prov. 31:30), dice la sapienza; e questo perchè sono cose che col passare degli anni vengono meno, perciò non cercate di abbellire ciò che si disfa di giorno in giorno sotto i vostri occhi. A colei che persiste nella durezza del suo cuore Dio dice: “Hai un bel vestirti di scarlatto, un bel metterti i tuoi ornamenti d’oro, un bell’ingrandirti gli occhi col belletto! Invano t’abbellisci” (Ger. 4:30).

Voi, donne attempate, abbiate un portamento convenevole a santità, non siate maldicenti e neppure curiose andando ad ingerirvi nei fatti altrui e parlando di cose delle quali non si deve parlare; non siate dedite a molto vino, perchè inebriandovi perdereste il senno e comincereste a dire e a fare cose perverse; siate maestre di ciò che è buono per insegnare alle giovani ad amare i loro mariti, i loro figli, ad essere assennate, caste, date ai lavori domestici, buone e soggette ai loro mariti.

 

La donna deve avere sul capo un segno dell’autorità da cui dipende

 

È scritto: “Io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo; ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perchè è lo stesso che se fosse rasa. Perchè se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. Poichè, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo; perchè l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo. Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende. D’altronde, nel Signore, nè la donna è senza l’uomo, nè l’uomo senza la donna. Poichè, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio. Giudicatene voi stessi: È egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’essere velata? La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perchè la chioma le è data a guisa di velo” (1 Cor. 11:3-15). Sorella, il tuo capo, l’autorità da cui tu dipendi è l’uomo. Sia se sei una giovane non ancora maritata, sia se sei maritata, e sia se sei vedova, sappi che tu dipendi da un’autorità, da un capo, che è l’uomo. Tu devi avere sul capo, quando preghi o quando profetizzi, un segno dell’autorità da cui tu dipendi e questo a motivo degli angeli; e questo segno che tu devi avere sulla tua testa è il velo. Se tu non hai il tuo capo velato, quando preghi o profetizzi, disonori il tuo capo, cioè l’uomo, (in altre parole lo privi dell’onore che egli è degno di ricevere da te). Ti ricordo che non devi velarti il capo solo quando la chiesa è radunata nel locale di culto, ma anche quando preghi o profetizzi in un altro luogo che non è il locale di culto, e questo perchè il tuo capo continua ad essere l’uomo e gli angeli continuano ad osservarti, anche fuori dal locale di culto; inoltre ti consiglio di legartelo davanti il velo, per evitare che ti scenda sulle spalle. A colei che dice: ‘Ma la chioma che ho, mi è data a guisa di velo, quindi avendo i capelli lunghi non ho bisogno di velarmi il capo’, dico questo: ‘Ascolta: La chioma è certamente un onore per te sorella che la porti, ma non è il segno dell’autorità da cui dipendi, appunto perchè essa ti è “data a guisa di velo” (1 Cor. 11:15); ‘a guisa’ significa ‘a similitudine’.

Alla domanda di Paolo: “È egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’essere velata?” (1 Cor. 11:13) noi rispondiamo che non è cosa conveniente per una donna pregare Dio non velata.

Concludo a riguardo di questo soggetto con le parole di Paolo: “Se poi ad alcuno piace d’essere contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppure le chiese di Dio” (1 Cor. 11:16).

Alla donna non è permesso né d’insegnare e né d’usare autorità sul marito

È scritto: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poichè non permetto alla donna d’insegnare, nè d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio” (1 Tim. 2:11,12).

Sorelle, voi dovete imparare in silenzio con ogni sottomissione, quindi senza mormorare e senza interrompere, mentre parla, chi insegna la Parola. A voi non è permesso di insegnare la dottrina di Dio, quella medesima dottrina che Paolo, Pietro e gli altri apostoli insegnavano ai santi e che Paolo stesso ordinò di insegnare a Timoteo e a Tito. Non solo non vi è permesso d’insegnare, ma neppure di usare autorità sul vostro marito, e questo perchè egli è il vostro capo e voi dovete stare soggette a lui.

Se è una cosa indecorosa e sconveniente vedere una di voi sorelle usare autorità sul proprio marito, sappiate che è altresì indecoroso vedere una di voi insegnare. A voi è permesso di pregare, e di profetizzare se avete il dono di profezia, ma non vi è permesso di insegnare. Vi sono quelli che dicono: ‘Siccome che la donna può profetizzare, può anche insegnare perchè chi profetizza insegna’, ma io voglio ricordare a costoro e a voi medesime, che il dono di profezia e il dono d’insegnamento sono due doni differenti l’uno dall’altro, e non lo stesso. Questo lo attesta Paolo, quando dice: “E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d’insegnamento, all’insegnare” (Rom. 12:6,7); badate che Paolo non ha detto: ‘Non permetto alla donna di profetizzare’, perchè ciò sarebbe andato contro la Parola che dice: “Le vostre figliuole profetizzeranno” (Gioele 2:28), ma ha detto una cosa differente, e cioè: “Non permetto alla donna d’insegnare” (1 Tim. 2:12).

La Parola dichiara che nella chiesa di Cencrea vi era una diaconessa, infatti Paolo disse ai santi di Roma: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perchè la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza, in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poichè ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso” (Rom. 16:1,2); quindi, una donna può essere fatta diaconessa in una chiesa, se ha i requisiti necessari, ma vi ricordo che i diaconi non sono preposti ad insegnare la dottrina di Dio, ma a svolgere svariati servizi assistenziali a pro dei santi; ecco perchè tra i requisiti che un diacono deve avere per assumere questo ufficio non v’è quello di ‘atto ad insegnare’. Voglio che sappiate queste altre cose:

Ÿ Quando Dio appartò i Leviti, sotto la legge di Mosè, per conferirgli il servizio del tabernacolo e per insegnare a Israele le sue leggi (secondo che è scritto: “Essi insegnano i tuoi statuti a Giacobbe e la tua legge a Israele” [Deut. 33:10]) scelse degli uomini per fare ciò e non delle donne.

Ÿ Al tempo di Nehemia e di Esdra, dopo che furono ricostruiti il tempio e le mura di Gerusalemme, fu fatta la pubblica lettura della legge di Dio con la relativa spiegazione dinnanzi al popolo radunato, ed anche in questo caso furono degli uomini fra i Leviti a fare tutto questo, secondo che è scritto: “Jeshua, Bani, Scerebia, Jamin, Akkub, Shabbethai, Hodia, Maaseia, Kelita, Azaria, Jozabad, Hanan, Pelaia e gli altri Leviti spiegavano la legge al popolo, e il popolo stava in piedi al suo posto. Essi leggevano nel libro della legge di Dio distintamente; e ne davano il senso, per far capire al popolo quel che s’andava leggendo” (Neh. 8:7,8).

Ÿ Gesù scelse dodici uomini come apostoli, per mandarli a predicare, e dopo i dodici elesse altri settanta discepoli per mandarli dinnanzi a sè, i quali erano pure essi degli uomini.

Ÿ Le donne che seguivano Gesù ebbero il loro ruolo e Luca ce lo descrive in questa maniera: “Con lui erano i dodici e certe donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni, e Giovanna, moglie di Cuza, amministratore d’Erode, e Susanna ed altre molte che assistevano Gesù ed i suoi coi loro beni” (Luca 8:2,3). Le donne che erano con Gesù e con i suoi discepoli non erano affatto occupate a predicare e a insegnare la parola di Dio, ma erano occupate a prestare loro assistenza con i loro beni. Non sta forse scritto: “Colui che viene ammaestrato nella Parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi l’ammaestra” (Gal. 6:6)?

Io sono persuaso che voi, sorelle, dovete seguire l’esempio di Maria, la sorella di Marta, “la quale, postasi a sedere ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola” (Luca 10:39). Gesù disse di Maria che ella aveva scelto la buona parte che non le sarebbe stata tolta; quello che invece avviene in seno a molte chiese è questo; alcune sorelle non hanno scelto la buona parte che scelse Maria, cioè quella di ascoltare la parola di Dio e di imparare in silenzio, ma hanno scelto una parte che non s’addice affatto a loro, cioè quella d’insegnare.

A quelli che affermano che la donna può insegnare perchè Dio nell’antichità costituì pure delle donne nell’ufficio di profeta, ricordo che il ministerio di profeta è differente da quello di dottore, e che il fatto che uno sia profeta non significa che di conseguenza sia atto ad insegnare. Debora era profetessa, come lo erano Hulda, al tempo del re Giosia, ed Anna, ai giorni in cui nacque Gesù, ma esse non erano preposte da Dio ad insegnare la legge al popolo, perchè a questo (secondo la legge) erano preposti i sacerdoti Leviti, infatti Dio disse: “Le labbra del sacerdote sono le guardiane della scienza e dalla sua bocca uno cerca la legge” (Mal. 2:7). Anche il profeta Michea fece una distinzione fra l’ufficio del sacerdote e quello del profeta, infatti Dio, biasimando il popolo per mezzo di lui, disse: “I suoi sacerdoti insegnano per un salario, i suoi profeti fanno predizioni per danaro” (Mic. 3:11); come potete vedere erano i sacerdoti che insegnavano la legge e non i profeti. Una donna, sotto la grazia, può essere costituita da Dio profetessa, ma essere profeta non significa essere preposti ad insegnare; una donna profetessa, profetizza per lo Spirito quando lo Spirito viene su lei, e riferisce le visioni e le rivelazioni che Dio le da, ma questo non fa di lei una donna preposta ad insegnare la dottrina di Dio. L’errore di alcuni è quello di considerare il dono di profezia dono d’insegnamento e il ministerio di pastore uguale a quello di profeta, ma da ciò che insegna la Scrittura non è così, altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto.

 

Voglio soffermarmi ancora su questo soggetto, perchè ritengo doveroso farlo, per amore della verità.

 

Alcuni dicono che la donna può insegnare perchè Gesù, quando risuscitò apparve per prima ad una donna, a Maria Maddalena, alla quale disse: “Và dai miei fratelli, e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro” (Giov. 20:17). Ora, “Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che aveva veduto il Signore, e ch’egli le aveva dette queste cose” (Giov. 20:18), ma non andò ad insegnare la dottrina ai discepoli del Signore, e non è che da quel giorno in poi divenne atta ad insegnare. La Scrittura dice che (dopo che lo Spirito fu sparso sulla chiesa) i credenti “erano perseveranti nell’at-tendere all’insegnamento degli apostoli” (Atti 2:42), e non mi dice affatto che vi era qualcuna delle donne a cui era apparso Gesù ad insegnare assieme a loro. Quando Gesù apparve agli undici su un monte della Galilea disse a loro: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservare tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matt. 28:19,20), e non alle donne alle quali era apparso.

Veniamo ora ad Anna, profetessa, che “non si partiva mai dal tempio, servendo a Dio notte e giorno con digiuni ed orazioni” (Luca 2:37). Innanzi tutto questa donna pia stava sempre nel tempio, in un luogo santo, dove tutti i Giudei si radunavano, ma non vi ammaestrava i Giudei insegnando loro la legge di Mosè, ma vi serviva Dio pregando e digiunando. E poi, quando sopraggiunse nella stessa ora in cui il bambino Gesù fu presentato al Signore, la Scrittura dice che “lodava anch’ella Iddio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Luca 2:38). Anna si mise a parlare del bambino ed alcuni hanno dedotto che insegnava; ma come si può affermare una tale cosa quando è detto solo che ella parlava del bambino? Io sono persuaso che se quelle donne che vogliono a tutti i costi insegnare si mettessero a servire Dio nella stessa maniera in cui faceva Anna, cioè pregando e digiunando, e smettessero di voler insegnare, farebbero una cosa gradita a Dio.

Ora veniamo ad alcune donne che collaborarono con l’apostolo Paolo, perchè quelli che vogliono contendere affermano che esse insegnavano la Parola di Dio.

Ecco i passi delle Scritture, che secondo alcuni, affermano che la donna può insegnare:

Ÿ “Ma Priscilla ed Aquila, uditolo (ad Apollo), lo presero seco e gli esposero più appieno la via di Dio” (Atti 18:26):

Ÿ “Io esorto Evodìa ed esorto Sintìche ad avere un medesimo sentimento nel Signore. Sì, io prego te pure, mio vero collega, vieni in aiuto a queste donne, le quali hanno lottato meco per l’Evangelo…” (Fil. 4:2,3).

Ora, se questi passi volessero dire che Priscilla, Evodìa e Sintìche insegnavano la Parola, ciò significherebbe che Paolo permetteva loro d’insegnare. Ma allora, se è così, Paolo mentì a Timoteo, perchè gli disse che lui non permetteva alla donna d’insegnare! Ma se è così allora, chi dice la verità ? Quelli che sostengono che questi passi significano che queste donne insegnavano o Paolo? Ma forse, si potrebbe dire che Paolo permetteva ad alcune donne di insegnare ed ad altre no! Ma in questo caso come avrebbe potuto dire a Timoteo: “Io ti scongiuro, dinanzi a Dio, dinanzi a Cristo Gesù e agli angeli eletti, che tu osservi queste cose senza prevenzione, non facendo nulla con parzialità” (1 Tim. 5:21)?

 

Ad alcuni piace contendere, ecco perchè non si sottomettono alla parola di Dio.

 

Sorelle, quando la chiesa è radunata, non vi mettete a parlare con nessuno, ma statevene in silenzio; tacete, “perchè è cosa indecorosa per una donna parlare in assemblea” (1 Cor. 14:35), dice Paolo; se volete imparare qualcosa non vi mettete a fare le vostre interrogazioni in assemblea, ma a casa ai vostri mariti, perchè è scritto: “E se vogliono imparare qualcosa interroghino i loro mariti a casa” (1 Cor. 14:35), quindi, “come si fa in tutte le chiese dei santi, si tacciano le donne nelle assemblee, perchè non è loro permesso di parlare, ma debbono stare soggette come dice anche la legge” (1 Cor. 14:34).

Prima ho detto che alla donna non è permesso neppure di usare autorità sul marito; vediamo quindi come una donna si deve comportare nei confronti del proprio marito.

Paolo ha scritto: “Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al Signore; perchè il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo. Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli essere soggette ai loro mariti in ogni cosa” (Ef. 5:22-24), ed ancora: “La moglie rispetti il marito” (Ef. 5:33).

La Chiesa è la sposa dell’Agnello ed essa è sottoposta al suo capo che è Cristo Gesù, quindi come la Chiesa mostra ogni sottomissione in verso Cristo e non ardisce usare autorità sul Cristo di Dio, così, nella stessa maniera, la moglie deve stare sottomessa al suo marito. Di Sara è detto che “ubbidiva ad Abramo chiamandolo signore” (1 Piet. 3:6); ella stava soggetta a suo marito, ma non era una schiava di suo marito, ma una donna libera, infatti è scritto che “Abramo ebbe due figliuoli: uno dalla schiava, e uno dalla donna libera” (Gal. 4:22). Perchè dico questo? Perchè alcune donne ritengono che anticamente le mogli dei patriarchi erano trattate e considerate come delle schiave. Le sante donne speranti in Dio di una volta stavano soggette ai loro mariti, e per questo loro rispettoso comportamento sono state etichettate ‘schiave’.La ragione per cui oggi, molte donne reputano che quelle sante donne fossero delle schiave risiede nel fatto che per loro è assurdo, in questa era moderna, sottomettersi al proprio marito come fecero loro. Oggi, quello che deve essere normale fare per una donna viene fatto passare per inadeguato ai tempi, e sorpassato; quindi non c’è da meravigliarsi nel vedere tante donne che non vogliono sottomettersi al proprio marito. Quelle che soprannominano ‘schiavitù’ l’ubbidienza e la sottomissione di Sara nei confronti di Abramo, non sono altro che delle donne che sono diventate schiave di un perverso modo di pensare, e che per uscire dal laccio nel quale sono state prese si devono ravvedere e ubbidire alla verità. Viviamo in mezzo ad una generazione storta e perversa che ha pervertito le diritte vie del Signore, e quello a cui si assiste è questo: sono sorti molti movimenti chiamati ‘femministi’, i quali nella pratica, non fanno altro che combattere contro Dio perchè l’obbiettivo che si propongono si oppone alla sana dottrina di Dio. Quella che è chiamata ‘la lotta per l’emancipazione femminile’ non è altro che una macchinazione di Satana per distruggere il nucleo familiare. Alcune poi non sanno neppure cosa significhi ‘emancipare’. Ora, emancipare significa liberare da servitù, da soggezione; e la donna, quando dice di volersi emancipare non vuole dire altro che vuole sottrarsi alla riverenza e all’obbedienza che lei deve rendere al marito o se non è ancora sposata all’uomo. Dio disse alla donna, dopo che ella fu sedotta e cadde in trasgressione: “I tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te” (Gen. 3:16); questo lo ha detto Dio, il Creatore di tutte le cose, e la donna che è una creatura si è messa in testa di annullare la Parola di Dio. Forse riuscirà nella sua impresa? Affatto. Forse che questa sua lotta ha portato dei miglioramenti in seno alla società? Affatto, anzi le cose in questo mondo stanno andando di male in peggio, e da quello che si vede, questo sforzo della donna di emanciparsi non sta facendo altro che accelerare il processo di distruzione della famiglia. Mi sbaglio forse se dico che oggi una donna sottomessa ed ubbidiente al proprio marito, viene considerata una pazza e un’ignorante? Mi sbaglio forse se dico che le femministe nutrono un odio particolare in verso la Parola di Dio, perchè essa mette a tacere tutte le loro pretese? Mi sbaglio forse se dico che sono in aumento i divorzi e le separazioni proprio per colpa di tutte le idee perverse che sbandierano questi movimenti che sono capeggiati dal diavolo? Oggi, il serpente antico, cioè Satana, continua a sedurre la donna; egli iniziò a farlo nel giardino d’Eden, ed ha continuato a farlo nel corso dei secoli. Egli sa come fare; egli sa che è sufficiente far passare Dio per bugiardo, per far cadere la donna in trasgressione. Che disse Dio ad Adamo? “Nel giorno che tu ne mangerai (del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male), per certo morrai” (Gen. 2:17); ma che disse il serpente ad Eva? “No, non morrete affatto” (Gen. 3:4), ed ella ci credette, e mangiò di quel frutto pensando di non morire, e le tragiche conseguenze della sua disubbidienza si continuano a vedere dopo migliaia di anni. Sorelle, io v’esorto ad ubbidire alla Parola di Dio e a non illudervi, pensando che la libertà che vi propongono le femministe sia proprio quello che fa per voi e per le vostre famiglie.

La vera libertà è nel Signore, perchè è scritto: “Dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà” (2 Cor. 3:17); dove non c’è lo Spirito di Dio, ma c’è lo spirito di questo mondo non c’è nessuna libertà, ma solo soggezione al peccato. Sorelle, volete essere veramente libere? Perseverate nella parola di Cristo, perchè Gesù ha detto: “Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giov. 8:31,32).

Figliuole di Sion, siate date ai lavori domestici per fare trovare a vostro marito, quando egli torna stanco dal lavoro, la casa pulita e in ordine ed i suoi indumenti lavati e stirati, pronti per essere indossati ; fategli trovare una pietanza saporita, al fine di ricreare il suo spirito dopo una giornata faticosa; fategli del bene e mai del male, lui ha bisogno di voi, voi siete l’aiuto convenevole che Dio gli ha fatto e dato; rispettatelo, e non disprezzatolo (non fate come Mical, la moglie di Davide, che disprezzò in cuore suo Davide, suo marito, quando lo vide saltare e danzare dinnanzi all’Eterno; la quale poi, “non ebbe figliuoli fino al giorno della sua morte” [2 Sam. 6:23]); mostrategli a fatti e in verità che lo amate; siategli fedeli, non siate litigiose, non alzate la voce contro di lui; quando passerà una prova, rimanetegli al suo fianco per sostenerlo, e non fate come la moglie di Giobbe che quando vide suo marito soffrire gli disse: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio e muori!” (Giob. 2:8,9); abbiate figli ed allevateli, poichè questa pure è un opera buona di cui voi vi dovete rivestire.

Ora vediamo perchè alla donna non è permesso nè di insegnare e nè di usare autorità sul marito ma le è ordinato di starsene in silenzio.

Paolo dice che è “perchè Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1 Tim. 2:13,14). Innanzi tutto vi ricordo che “l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo” (1 Cor. 11:9), infatti, dopo che Dio formò Adamo, prima disse: “Non è bene che l’uomo sia solo” (Gen. 2:18), e poi formò, con una costola che tolse all’uomo, la donna; l’uomo è venuto prima della donna perchè la donna non fu formata nello stesso momento in cui fu formato l’uomo, ma successivamente alla sua formazione. Dio, operando in questa maniera, ha voluto dimostrare la priorità dell’uomo rispetto alla donna. Ma vi è un’altra cosa da dire, per amore di verità; ed è che, nel giardino dell’Eden, non fu sedotto Adamo ma Eva. Paolo, conferma ciò ai Corinzi, quando dice loro: “Il serpente sedusse Eva con la sua astuzia” (2 Cor. 11:3); perchè non sta scritto che il serpente sedusse Adamo con la sua astuzia? Perchè non è vero che il serpente sedusse Adamo. Sia ben chiaro, Adamo peccò quando mangiò il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male secondo che è scritto: “Ma essi, come Adamo, hanno trasgredito il patto, si sono condotti perfidamente verso di me” (Os. 6:7), ed ancora:”Per il fallo di quell’uno i molti sono morti” (Rom. 5:15); ma dobbiamo dire tutta la verità intorno a ciò che avvenne nel giardino d’Eden, dicendo che il serpente sedusse Eva e non Adamo, infatti quando Dio disse alla donna: “Perchè hai fatto questo?” (Gen. 3:13), la donna rispose: “Il serpente mi ha sedotta ed io ne ho mangiato” (Gen. 3:13). Come potete vedere, fu la donna stessa a riconoscere di essere stata sedotta. Io sono persuaso che ancora oggi in seno alla Chiesa di Dio, alcuni uomini disubbidiscono ai comandamenti di Dio a causa di donne sedotte dal serpente antico che con le loro parole dolci e lusinghiere riescono a trascinarli a battere vie tortuose, e sapete che avviene allora? Sorge la confusione.

Perchè molte donne non vogliono più essere soggette ai loro mariti in ogni cosa? Perchè non vogliono essere più date ai lavori domestici? Perchè non vogliono più avere figli, o se ne vogliono, dicono con tanta arroganza: ‘Non più di uno o due!’? Perchè invece di fare quello Dio ha comandato loro di fare, vogliono fare e fanno proprio quello che non è permesso loro di fare? Perchè il serpente con la sua astuzia è riuscito a sedurle.

 

La donna sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore, e nella santificazione con modestia

 

Dopo aver detto che Adamo non fu sedotto, ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione, Paolo dice: “Nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:15). Ma che significa che la donna sarà salvata partorendo figliuoli? Significa che ella sarà salvata dopo aver partorito dei figli. State attenti che queste parole non significano che una donna sterile che non può avere figli, quando morirà andrà all’inferno! E neppure che se una giovane moglie muore senza avere il tempo di partorire figli, andrà all’inferno! Se una donna credente per essere salvata deve per forza di cose avere figli, ciò significherebbe che tutte le donne sarebbero obbligate a sposarsi per avere figli, ma noi sappiamo che ci sono delle vergini che rimangono per tutta la loro vita in questa condizione, cioè non si maritano, perchè il padre loro ha determinato di serbarle vergini e di non darle a marito (come dice Paolo ai Corinzi). Che dobbiamo dire allora di queste donne? Che non saranno salvate perchè non hanno avuto figli? Così non sia.

Innanzi tutto bisogna dire che Paolo non ha detto che la donna sarà salvata se partorirà figli, ma ‘partorendo figliuoli’, e poi che subito dopo spiega a quali condizioni ella sarà salvata, dicendo: “Se persevererà nella fede, nell’amore, e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:15); questo ‘se’ all’inizio della frase spiega chiaramente che cosa deve fare qualsiasi donna credente, sia maritata che non maritata, per essere salvata: Ella deve perseverare nella fede, nell’amore, e nella santificazione compiuta nel timore di Dio.

“La donna sarà salvata partorendo figliuoli” (1 Tim. 2:15), significa che Dio vuole che la donna maritata abbia figliuoli; lo stesso Paolo a Timoteo disse: “Io voglio dunque che le vedove giovani si maritino, abbiano figliuoli…” (1 Tim. 5:14), e questo conferma che colei che si sposa deve volere avere figli e partorirli. Dico che deve volere, perchè ci sono alcune donne che non vogliono avere figli.

Lo ripeto: Dio vuole che la donna partorisca figliuoli, infatti Dio disse all’uomo e alla donna, al principio della creazione: “Crescete e moltiplicate” (Gen. 1:28). Ora, qualcuno dirà: ‘Fratello, ma tu stai parlando di parole che non concernono la coppia moderna, perchè esse risalgono a troppo tempo fa, quando ancora la terra aveva bisogno di essere popolata; ora, non c’è bisogno di moltiplicare per riempire la terra, perchè essa è già troppo piena secondo i calcoli fatti!’ Innanzi tutto vi dico che non è come dite voi, perchè la parola di Dio è vivente e permanente, e poi, se è così come dite voi, non capisco perchè non accettate queste parole di Dio ma accettate quelle che dicono: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24), le quali furono anch’esse pronunciate da Dio dopo avere fatto il primo uomo e la prima donna.

Ora voglio dirvi qualcosa: Noi non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia, ma questo non significa che la legge non sia più buona a nulla, perchè Paolo dice a Timoteo: “Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno l’usa legittimamente, riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati e gl’irreligiosi, per i percotitori di padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina” (1 Tim. 1:8-10). Ora, se qualcuno vi domanda: ‘Un uomo può avere relazioni carnali con un altro uomo?’, voi gli rispondete di no perchè sta scritto nella legge: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Lev. 18:22), e fate bene a rispondergli in questa maniera servendovi della legge. Se un altro vi domanda: ‘Un uomo può avere relazioni carnali con una donna che non è sua moglie?’ voi gli rispondete di no perchè sta scritto nella legge:”L’uomo lascerà suo padre e sua madre e s’unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne” (Gen. 2:24), ed anche in questo caso fate bene a rispondergli in questa maniera servendovi della legge. Ma ora io vi domando: ‘Ma se qualcuno vi domanda: ‘È giusto impedire il concepimento per non avere figli o per non averne più di un certo numero? che gli rispondete? Se impedire il concepimento è una cosa contraria alla sana dottrina, ci deve per forza di cose essere scritto qualcosa nella legge che dice o sta a dimostrare che non è giusto farlo nel cospetto di Dio. Io non uso la legge per imporvi l’osservanza del sabato, di noviluni, di feste giudaiche, o per imporvi di pagare la decima, o per farvi osservare delle pratiche relative a vivande, perchè se lo facessi userei la legge in maniera illegittima e la mia coscienza mi riprenderebbe, ma io uso la legge per dimostrarvi come impedire il concepimento è una cosa contraria alla sana dottrina di Dio. Voglio ricordarvi che spesso, l’apostolo Paolo, scrivendo ai Gentili in Cristo, ha fatto uso della legge di Mosè, ma ne ha fatto un uso legittimo e saggio per confermare la sana dottrina e non per far ricadere i Gentili sotto la schiavitù della legge. Per esempio; quando scrisse ai Corinzi, per confermare che “il Signore ha ordinato che coloro i quali annunziano l’Evangelo, vivano dell’Evangelo” (1 Cor. 9:14), egli citò la legge, dicendo: “Nella legge di Mosè è scritto: Non mettere la musoliera al bue che trebbia il grano” (1 Cor. 9:9; Deut. 25:4). Voglio ricordarvi anche che Gesù Cristo, quando i Farisei gli domandarono se era lecito al marito mandar via la moglie per una qualsiasi ragione, rispose loro citando la legge, infatti disse loro: “Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne?” (Matt. 19:4,5; Gen. 2:24). Quando poi i Farisei gli domandarono perchè Mosè comandò di darle un atto di divorzio e di mandarla via, Gesù disse loro: “Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli, ma da principio non era così” (Matt. 19:8). Gesù, per dimostrare ai Farisei che mandar via la propria moglie per qualsiasi ragione, tranne che per ragione di fornicazione, era farla adultera, citò le parole che Dio proferì al principio del creato. Se su un argomento così importante Gesù citò le parole che Dio proferì al principio della creazione per spiegare che al principio non era permesso di dare un atto di divorzio alla propria moglie e mandarla via, ritengo che per dimostrare che impedire il concepimento per non avere figli sia una violazione della legge di Dio, quindi peccato, noi dobbiamo citare quello che Dio disse al principio. Egli disse all’uomo e alla donna: “Crescete e moltiplicate” (Gen. 1:28); questo ordine lo rivolse ad ambedue, quindi non importa se chi vuole impedire il concepimento e non avere figli è solo l’uomo o solo la donna, o ambedue assieme, perchè chi lo trasgredisce si attira l’ira di Dio. Sì fratelli, la legge è fatta per qualsiasi cosa contraria alla sana dottrina, e pure il non volere figli è cosa contraria alla sana dottrina.

La Scrittura narra un fatto accaduto al tempo di Giacobbe, che è scritto per nostro ammonimento; questo avvenne ancora prima che la legge fosse promulgata sul monte Sinai. È scritto: “E Giuda prese per Er, suo primogenito, una moglie che aveva nome Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, era perverso agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: Và dalla moglie del tuo fratello, prenditela come cognato, e suscita una progenie al tuo fratello. E Onan, sapendo che quella progenie non sarebbe sua, quando s’accostava alla moglie del suo fratello, faceva in modo d’impedire il concepimento, per non dare progenie al fratello. Ciò che egli faceva dispiacque all’Eterno, il quale fece morire anche lui” (Gen. 38:6-10).

Notate che è scritto chiaramente che Onan impediva il concepimento, il che sta a dimostrare che quello di impedire il concepimento è una cosa che risale a tanto tempo fa. Onan non volle dare figli a Tamar, e per questo Dio lo fece morire. Paolo, dopo aver parlato degli uomini che non hanno ritenuto la conoscenza di Dio, dice di loro che “pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose sono degni di morte, non soltanto le fanno ma anche approvano chi le commette” (Rom. 1:31); quindi se Dio reputò che Onan fosse degno di morire per quello che faceva, ciò significa che la sua trasgressione fu grave. Notate un altra cosa, e cioè che le parole: “Ciò che egli faceva dispiacque all’Eterno” (Gen. 38:10), sono molto simili a quelle che sono trascritte nel libro di Samuele, dopo la narrazione dell’adulterio di Davide e dell’omicidio di cui lui si rese colpevole facendo morire il marito di Bath-Sheba, infatti è scritto: “Ma quello che Davide aveva fatto dispiacque all’Eterno” (2 Sam. 11:27). Anche questo dovrebbe farvi riflettere sulla gravità dell’impedire il concepimento.

È scritto nei salmi: “Ecco, i figliuoli sono un eredità che viene dall’Eterno; il frutto del seno materno è un premio. Quali le frecce in man d’un prode, tali sono i figliuoli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno! Non saranno confusi quando parleranno coi loro nemici alla porta” (Sal. 127:3-5). Che cosa sono i figli? Sono un’eredità che viene dall’Eterno; mentre “casa e ricchezze sono un’eredità dei padri” (Prov. 19:14), i figli sono un eredità che viene da Dio perchè essi sono donati da Dio. Avere figli non significa essere sventurati, ma significa ricevere una eredità preziosa da Dio. Molti sono felici e disposti a ricevere un eredità dai genitori o dai nonni, quali case, campi e ricchezze, ma non sono affatto disposti a ricevere in eredità da Dio dei figli; alcuni perchè non ne vogliono proprio, altri invece perchè non vogliono sorpassare il limite consentito; ma non il limite consentito dalla legge di questa nazione o dalla legge del Signore, (che non esiste) ma quello consentito dall’orgoglio e dall’egoismo che ci sono in loro.

“Il frutto del seno materno è un premio” (Sal. 127:3); ma ditemi: ‘Sapete che cosa è un premio? Il premio è una ricompensa, è un segno di onore dato a chi ha compiuto un azione coraggiosa o a chi si è distinto in una competizione sportiva. Ma che cosa pensate sia un premio? Un disonore per chi lo riceve? Chi viene premiato viene onorato, viene lodato, viene rispettato dal suo prossimo: nel mondo coloro che si distinguono in guerra per il loro eroismo, coloro che nelle competizioni sportive si contraddistinguono con i migliori risultati vengono premiati, e quando vengono premiati si commuovono e alcuni di loro piangono pure dalla gioia davanti a tutti; ora invece, se una donna rimane incinta del suo marito invece di benedire Dio e di gioire di grande allegrezza, comincia dal dolore a piangere, comincia a maledire il proprio marito ed il giorno in cui si è sposata. Ma non vi rendete conto quanto sia perversa una tale condotta?

I figliuoli della giovinezza sono come le frecce in mano d’un prode; sapete che cosa sono le frecce? Sapete a cosa servono le frecce in mano d’un arciere? Le frecce sono degli strumenti di guerra che l’arciere usa in guerra contro i suoi nemici. Quando un arciere va alla guerra si accerta che il suo turcasso sia pieno di frecce perchè se fosse vuoto come guerreggerebbe contro i suoi nemici? Le frecce sono importanti per un guerriero, hanno un gran valore proprio per l’uso che ne deve fare, e più ne ha più sicuro si sente. Fratelli, i figli sono come le frecce in mano d’un prode, quindi sono utili e preziosi, ma non solo quando sono pochi ma anche quando sono molti (“Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno!” [Sal. 127:5]).

Certo, è Dio che stabilisce il numero di figli da dare ad una coppia, però da parte della coppia non deve essere mostrata nessuna opposizione a Dio, che è colui che li dona.

Sappiate inoltre che quando una donna rimane incinta dal proprio marito, viene visitata da Dio, e questo lo insegna la Scrittura, infatti essa dice che “l’Eterno visitò Sara” (Gen. 21:1) e che “l’Eterno visitò Anna, la quale concepì e partorì tre figliuoli e due figliuole” (1 Sam. 2:21). Essere visitati da Dio è una cosa bella e meravigliosa, ma non essere visitati da Dio è una cosa triste, molto triste.

Una cosa orrenda viene perpetrata in seno al popolo di Dio; uomini e donne mediante operazione chirurgica si fanno sterilizzare per non avere figli superiori alla media, e per, come dicono loro, ‘essere sicuri’. Ma sicuri da che cosa? Qual’è il pericolo di morte dal quale vi volete mettere al sicuro? Qual’è la sciagura dalla quale non volete essere colpiti? Ma come è possibile che dei credenti si mettano allo stesso livello delle meretrici e degli uomini che si prostituiscono? Quelli che fanno così sono stati sedotti dal serpente e non si mettono affatto al sicuro, perchè solo “il giusto se ne sta sicuro come un leone” (Prov. 28:1). Vi esorto a risvegliarvi dal sonno nel quale siete caduti e a riprovare codeste opere infruttuose delle tenebre.

A voi ora che dite: ‘La vita è cara, i figli costano e noi non possiamo permetterci tanti figli!’ È vero che per mantenere i figli occorre del danaro, ma credete che Dio non lo sappia questo? Credete forse che Dio non possa supplire a tutti i bisogni di una famiglia numerosa? La mano dell’Eterno è forse raccorciata?

“Dio fece moltiplicare grandemente il suo popolo” (Sal. 105:24) in Egitto, dopodichè lo trasse dal paese d’Egitto e lo menò per quarant’anni attraverso un deserto arido, pieno di serpenti e di scorpioni; e badate che in base al censimento degli Israeliti fatto nel deserto, il numero degli uomini dai vent’anni in su era di seicentotremila cinquecentocinquanta, senza contare le donne e i bambini. Ora, la Scrittura ci insegna che Dio riuscì a supplire a tutti i bisogni di quella gran moltitudine in mezzo ad un deserto arido, non facendogli mancare nulla per lo spazio di quarant’anni infatti Mosè disse ad Israele, prima che questo entrasse nella terra di Canaan: “L’Eterno, il tuo Dio, è stato teco durante questi quarant’anni, e non t’è mancato nulla” (Deut. 2:7). Quindi, se Dio con la sua potenza supplì a tutti i bisogni di un popolo intero in mezzo ad un deserto per quarant’anni, noi crediamo che Egli, oggi, è potente da supplire a tutti i bisogni di una famiglia numerosa. Paolo scrisse ai Filippesi: “L’Iddio mio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze e con gloria, in Cristo Gesù” (Fil. 4:19); non è scritto: ‘Solo a certi bisogni, e non a tutti, perchè troppi’, ma: “Ad ogni vostro bisogno” (Fil. 4:19); quindi abbiate fiducia in Dio e nelle sue fedeli promesse, non dubitate della sua fedeltà. Ricordatevi che nel deserto, durante quei quarant’anni, non ci fu un solo Israelita che morì di fame o di sete, perchè Dio “fece piovere su loro manna da mangiare, e dette loro del frumento del cielo” (Sal. 78:24), e “fece scaturire ruscelli dalla roccia” (Sal. 78:16). Ricordatevi di quello che disse Asa a Dio, quando si trovò nella distretta: “O Eterno, per te non v’è differenza tra il dare soccorso a chi è in gran numero, e il darlo a chi è senza forza..” (2 Cron. 14:10), affinchè intendiate che per il nostro Dio non c’è differenza tra aiutare una famiglia numerosa ed una famiglia piccola.

Prendiamo per esempio Giobbe, il quale ebbe sette figli e tre figlie, di cui Dio rese testimonianza che era un uomo integro che temeva Dio e fuggiva il male. Alcuni sostengono che Giobbe generò molti figli perchè se li poteva permettere essendo molto ricco e senza problemi economici. Ma questo non è vero, perchè Giobbe generò molti figli perchè temeva Dio e lo spaventava il suo castigo. Oggi ci sono persone molto ricche che non temono Dio e non vogliono avere figli o ne vogliono uno solo e basta, mentre ci sono persone povere che temono Dio e hanno molti figli. E poi fratelli, ma la causa di questi problemi economici qual’è? La Scrittura dice che “chi ama godere sarà bisognoso” (Prov. 21:17); certo è che se le proprie entrate uno le spende, anzichè per comprare cose necessarie e utili, per comprare cose inutili perchè amante del mondo e dei piaceri della vita, allora sì che sarà bisognoso e con seri problemi economici…ma per colpa sua. Se uno lavora onestamente e amministra con giustizia le sue entrate avrà pane da saziarsi con tutta la famiglia. Se cominciaste a rinunziare a tante mondane concupiscenze a cui ancora non volete rinunziare e a tanti piaceri della vita a cui ancora vi date, vi accorgereste di poter avere a disposizione più di quello che avete. Se cominciaste a lasciarvi attirare dalle cose umili e cessaste di avere l’animo alle cose alte sono convinto che sperimentereste una maggiore abbondanza che servirebbe a voi medesimi e ai bisognosi fra i santi.

Ed ora a voi che dite: ‘Ma se facciamo tanti figli, abbiamo paura che la gente dirà di noi che siamo come le bestie!’ Innanzi tutto non dovete per nulla spaventarvi degli insulti che potranno rivolgervi alcune persone nel vedervi fare molti figli; ma poi, anche se la gente vi insultasse e vi schernisse perchè fate molti figli, beati voi! Pietro ha detto: “Nessuno di voi patisca come omicida, o ladro, o malfattore, o come ingerentesi nei fatti altrui…” (1 Piet. 4:15); quindi siccome che avere molti figli non è un reato punito da Dio e neppure dalle leggi di questa nazione, non vedo di che cosa bisogna avere paura. Lo so, sulla terra “vi sono dei giusti i quali sono trattati come se avessero fatto l’opera degli empi” (Ecc. 8:14), ma vi ricordo che questo trattamento lo ricevono dagli uomini ripieni d’ingiustizia, e non certamente da Dio.

Una cosa è certa: La Scrittura dice di quelli che hanno molti figli: “Non saranno confusi quando parleranno coi loro nemici alla porta” (Sal. 127:5).

Se voi pensate che generare tanti figli secondo la carne è male, allora pensate che è male pure generare molti figli in Cristo Gesù mediante l’Evangelo! Ma quando vi renderete conto di avere dato ascolto alla menzogna e non alla verità! Speriamo che leggendo queste parole siate persuasi da Dio e riconosciate la verità.

Dal punto di vista spirituale, voi sapete che noi credenti in Cristo Gesù generati da Dio Padre mediante la Parola di verità, abbiamo una madre, che è la Gerusalemme di sopra, secondo che è scritto: “Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa è nostra madre” (Gal. 4:26). Noi, quando ci siamo ravveduti dai nostri peccati e abbiamo creduto nel Vangelo siamo stati partoriti dalla nostra madre che è libera. Noi siamo i suoi figliuoli perchè siamo stati affrancati dal peccato e resi liberi. Ma quanti sono i figli della libera, di colei che per molto tempo fu sterile, ma a suo tempo ha partorito? Molti, perchè la Scrittura dice: “Saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito” (Gal. 4:27; Is. 54:1); per questo è scritto: “Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto!” (Gal. 4:27; Is. 54:1). Sapete che cosa è avvenuto in cielo il giorno che siamo stati partoriti da nostra madre e per la grazia di Dio siamo nati dall’alto? È avvenuto che gli angeli di Dio si sono rallegrati (perchè Gesù disse: “V’è allegrezza dinnanzi agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede” [Luca 15:10]); la nostra madre si è rallegrata; e Dio pure si è rallegrato, secondo che è scritto: “Egli si rallegrerà con gran gioia per via di te…esulterà, per via di te, con gridi di gioia” (Sof. 3:17); qualcuno dirà: ‘Ma che vuoi dire con questo?’ Voglio dire: ‘Rallegriamoci quando vediamo le famiglie dei credenti moltiplicare, perchè è scritto nei salmi: “Egli..fa moltiplicare le famiglie a guisa di gregge. Gli uomini retti lo vedono e si rallegrano, ed ogni iniquità ha la bocca chiusa” (Sal. 107:41,42). Anche l’iniquità parla, ma ha la bocca chiusa, mentre la sapienza che scende dall’alto parla e grida senza che nessuno possa turargli la bocca, perchè dice la verità.

Sorelle in Cristo, termino, esortandovi a perseverare nella fede, nell’amore, ed a continuare a santificarvi con modestia fino alla fine, “poichè così vi sarà largamente provveduta l’entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2 Piet. 1:11). A Lui sia la gloria in eterno. Amen.

 

A te che vuoi emanciparti

 

A te sorella che vuoi emanciparti (come ti hanno suggerito di fare le donne altezzose): tu hai cercato e trovato un lavoro secolare di cui non avevi assolutamente bisogno e questo perchè non vuoi che sia tuo marito a comprarti le cose di cui hai bisogno con il danaro che guadagna, perchè lo consideri un disonore per te donna, e perchè vuoi avere pure tu dei soldi su un tuo conto in banca per poterli gestire come vuoi tu, senza che nessuno apra bocca a riguardo, e poter dire: ‘Me li sono guadagnati io!’, e perchè hai cominciato ad avere l’animo agli abiti firmati, provocanti e lussuosi che ti fanno sentire (come dici ora anche tu) ‘più donna’. Ti sei lasciata sedurre perchè vai dicendo: ‘Voglio realizzarmi’, e non ti sei ancora accorta che questa tua realizzazione la stai procacciando ribellandoti a Dio e non ubbidendogli. Ti sei messa a fare le cose non necessarie e trascuri le cose necessarie, che tu sorella devi fare per il tuo bene, per quello di tuo marito e per quello della famiglia; torni dal lavoro stanca, irritata e sapendo che devi cucinare, lavare e stirare e fare altre cose utili, ti metti a mormorare, non fai più quelle cose allegramente come una volta, ma di malavoglia e ardisci pure dire a tuo marito che li deve fare lui i lavori domestici; il ritmo della tua vita è diventato frenetico, hai troppe cose da fare; sei sovraccarica di lavoro, a fare figli non ci vuoi neppure pensare e quando ne senti parlare e li vedi nascere agli altri cerchi di fare finta di nulla, sei diventata altezzosa, cammini a piccoli passi, col collo rigido, su tacchi alti. Ti sei messa a trascurare tuo marito, i tuoi figli e la tua casa perchè hai voluto metterti addosso delle cose di cui avresti potuto fare a meno; forse tuo marito, ti ha detto tante volte: ‘Vado io a lavorare, tu resta a casa, non c’è bisogno che ti metti a lavorare anche tu, riusciamo lo stesso a farcela’, ma tu non volevi fare una vita modesta nella semplicità; hai cominciato a leggere le riviste di moda, hai cominciato a volerti andare a fare le vacanze nei famosi posti di villeggiatura, volevi una villa moderna con la mobilia moderna e costosa e questo perchè mossa d’invidia in verso i tuoi superbi vicini e le tue altezzose amiche, e per fare tutto ciò occorrevano molti più soldi di quelli che guadagnava tuo marito. Ravvediti, ubbidisci a Dio e ne riceverai del bene e farai felice tuo marito.

 

tratto dal sito “La Nuova Via”

 

Predicazione audio:

 

 

 

1 Comment

  1. Pace fratello Haiaty, sono contento che le predicazioni convertite in video da me sono utili per l’edificazione dei Cristiani. Grazie a Dio

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