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Pietro Tacchi Venturi: il gesuita di Mussolini

pietro-tacchi-venturiC’è un solo uomo dell’establishment vaticano per il quale la porta dello studio di Mussolini era sempre aperta, dagli anni della conquista del potere alla caduta del fascismo, e il suo nome è Pietro Tacchi Venturi. Nessuno come lui ha avuto un rapporto tanto continuativo con il duce (1). Eppure, sorprendentemente, nella miriade di studi dedicati al fascismo e ai rapporti tra governo e Santa Sede egli viene sì citato, ma di quando in quando, spesso nelle note a piè pagina e comunque a ben vedere in modo quasi sempre fugace. Gesuita, e dunque legato ad una visione ben precisa in relazione agli ebrei, Tacchi Venturi si colloca nella ricostruzione del puzzle delle relazioni organiche tra governo e Vaticano come una sorta di ambasciatore sui generis della Santa Sede, inviato personale del papa che delega soprattutto a lui la trattazione delle questioni più spinose. Il fatto di essere un «fiduciario» lo pone al di fuori dell’ufficialità e questa è la ragione principale per cui la sua figura appare di sfuggita nei libri.

Quando si lavora a contatto diretto con le carte d’archivio le cose cambiano radicalmente. Il suo nome ricorre ovunque nei documenti riservati, nei rapporti degli ambasciatori, nelle relazioni segrete delle spie fasciste in Vaticano, negli appunti di Eugenio Pacelli come in quelli di Domenico Tardini. È soprattutto nella recente documentazione dell’Archivio Segreto Vaticano (pontificato di Achille Ratti, Pio XI, 1922-1939, disponibili a partire dal settembre 2006)(2) che la figura del gesuita appare sotto una luce ben diversa e si ha prova di quanto in parte era possibile intuire da altri fondi. Nei momenti topici – sia in positivo che in negativo – delle relazioni tra Santa Sede e fascismo egli era sempre presente nelle riunioni ristrette tra Pio XI e il segretario di Stato.

Tra Mussolini e Tacchi Venturi vi era un rapporto di grande stima e reciproco rispetto, e non poteva essere altrimenti. Quando, nell’autunno del 1938, le relazioni sembrano per un momento incrinarsi, il padre gesuita non mancherà di ricordare, in una lettera indirizzata a Mussolini dai toni amichevoli e dispiaciuti a un tempo, la lunga frequentazione che durava ormai da diciassette anni (3).

Quale fu la sua influenza sul duce e in che modo egli fece sentire il peso della sua visione del mondo su un Mussolini sempre disposto ad ascoltarlo?

Nel novembre del 1935 Tacchi Venturi, dopo aver domandato a Mussolini se aveva avuto modo di leggere l’articolo di un giornale francese circa l’attacco italiano all’Etiopia, così commentava la cosa con le sue parole(4):

Avrà veduto come l’anonimo autore provi evidentemente che la Massoneria, collegata con i comunisti e bolscevichi, abbia costituito un fronte unico con lo scopo di volere la fine del Fascismo, di Mussolini e la rivoluzione in Italia; la rivoluzione che considera, non a torto, mezzo indispensabile per instaurare in Italia l’impero del bolscevismo. Trattasi, eccellenza, mi creda, di un terribile tranello ordito con la complicità della Lega delle Nazioni, dominata dagli ebrei e dalla Massoneria.

«L’onorevole Mussolini» scrive ancora Tacchi Venturi nei suoi inediti appunti – che oggi possiamo leggere tra le carte dell’Archivio Segreto Vaticano – «mi ascoltò serio e taciturno, poi, quasi scattando, disse: se vogliono la guerra l’avranno».

Per molto tempo, come è noto, tutta la questione della via italiana all’antisemitismo è apparsa soprattutto, al di là delle eccezioni che confermano la regola, come una faccenda di fascisti e nazisti, di Mussolini e del suo alleato germanico, di un intero popolo del tutto estraneo e anzi ostile sia al razzismo che all’antisemitismo(5); e ancora, di una Chiesa protestataria e, da un certo momento, addirittura nemica di un regime solo tollerato per lunghi anni, di un papa che si dichiara semita e che lotta fino alle ultime ore della sua vita per porre la firma su di una enciclica di solenne condanna alla degenerazione del razzismo antiebraico, destinata infine a sparire tra le carte segrete del Vaticano(6).

Lo «stato delle cose» sembra essere diverso: «L’onorevole Mussolini» (vale la pena di ripetere ancora le parole di Tacchi Venturi dopo il suo riferimento alla Lega delle Nazioni dominata da massoni ed ebrei) «mi ascoltò serio e taciturno, poi, quasi scattando, disse: se vogliono la guerra l’avranno».

È universalmente accettato il fatto che a partire dalla seconda metà degli anni Trenta si assiste ad un cambiamento di rotta della politica fascista riguardo la questione del razzismo. A mio modo di vedere la cosa più importante è il radicale cambiamento nella visione mussoliniana, direi addirittura della sua psicologia riguardo il problema ebraico. Fino a quel momento – nonostante il tentativo di alcuni di dimostrare un cosciente e radicato antisemitismo ante litteram in Mussolini e nel fascismo(7) – la questione ebraica semplicemente non era un problema se non quando un certo sionismo finiva con l’intrecciarsi con l’antifascismo tout court o con gli interessi geopolitici dell’Italia in Medio Oriente. Questo è un fatto che appare evidente solo a chi ha avuto modo e tempo per fare un lavoro sistematico sulle fonti di prima mano provenienti da luoghi diversi e spesso per varie ragioni trascurate(8).

Il cambiamento della visione mussoliniana è certamente «politico» ma anche, e forse soprattutto, segnale di un diverso «atteggiamento mentale» e della «accettazione e condivisione» di un’idea perniciosamente diffusa nella cultura italiana e radicata da molto tempo. La Roma fascista e cattolica, come suggerito da Tacchi Venturi e da una parte delle gerarchie del vaticano, compresa la sua stampa, aveva un nemico potente nell’internazionalismo finanziario dominato dalla massoneria e in quello bolscevico: dietro ad entrambi si nascondeva il «vero nemico», l’ebreo(9). [….]

[…]È praticamente impossibile – con un’unica eccezione che vedremo più avanti –trovare una relazione di Tacchi Venturi relativa a uno dei suoi molteplici e settimanali colloqui con Mussolini nella quale quest’ultimo non si mostri pienamente disponibile ad accogliere i suggerimenti e i desiderata della Santa Sede: dalla moralità all’educazione dei giovani, dalla politica demografica alle questioni interne in qualche modo legate all’identità cattolica da difendere a tutti i costi. Nel marzo 1937 così scrive il Tacchi Venturi, «servo e figlio obbedientissimo», a Eugenio Pacelli(25):

Post oscula pedum. L’Onorevole Capo del Governo col quale fui ieri sera, dopo aver udito con molto piacere le buone notizie della salute di Vostra Santità, mi commise interamente di presentarle i suoi devoti omaggi, ciò che mi fo un dovere di eseguire con la presente. L’udienza ebbe un esito che posso dire molto felice. Infatti mi assicurò che avrebbe subito fatto cessare gli articoli addirittura ereticali che un giornale «Il Merlo» da qualche tempo va pubblicando. Nello stesso tempo ha ordinato il sequestro del qui unito foglio protestantistico dall’America, dove si pubblica, spedito ai protestanti d’Italia e da questi fatto correre per il Regno. Notò in mia presenza un ordine per richiamare i militari dell’Africa Orientale all’osservanza dei regolamenti che interdicono la bestemmia. Accordò alle donne

della Venezia Giulia, le quali hanno ultimamente supplicato Vostra Santità che volesse intercedere per esse, la facoltà di contrarre matrimonio con le Guardie di Finanza. All’Emo. Arcivescovo di Milano ha concesso piena libertà di smembrare le parrocchie, anche senza il beneplacito dei Parroci della Parrocchia da smembrare, beneplacito che i Parroci, naturalmente, il più delle volte negano. [….]

Perfino sulle questioni internazionali, e segnatamente sui rapporti ancora controversi (siamo al principio del 1937) con la Germania nazista, la Santa sede non aveva mancato di far valere la sua potente influenza e, al solito, Mussolini finì coll’assecondare i desideri del Vaticano […]

NOTE:

(1) Pietro Tacchi Venturi nacque a San Severino Marche il 12 agosto 1861. Entrato nella Compagnia di Gesù il 12 novembre 1878, fece il noviziato in Francia per trasferirsi più tardi a Roma dove si laureò in filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Collaboratore per le materie storiche de «La Civiltà Cattolica», fu segretario generale della compagnia dal 1914 al 1921. Autore di numerose opere, il suo lavoro più importante è la Storia della Compagnia di Gesù in Italia. Muore a Roma il 19 marzo del 1956. Si veda il necrologio a lui dedicato da M. Scaduto su «La Civiltà Cattolica», CVII, 1956, pp. 47-57. G. Castellani, P. Pietro Tacchi-Venturi S.I., Milano, 1939 e Id. Notizie biografiche del p. Pietro Tacchi Venturi, Roma, Tip. Pontificiae Universitatis Gregorianae, 1958.

(2)Le carte dell’Archivio Segreto Vaticano relative al pontificato di Achille Ratti, Pio XI, sono state rese disponibili agli studiosi a partire da quella data ma non nella loro interezza. Alcuni fondi, infatti, sono ancora in fase di sistemazione e in diversi casi gli inventari sono solo provvisori o non ancora consultabili. Nel 2003 vi è stata l’anticipazione dei documenti relativi alla Germania (Affari Ecclesiastici Straordinari, Germania).

(3)Archivio Segreto Vaticano (d’ora in poi ASV), Stati Ecclesiastici, 576 PO, fasc. 607, appunto di Tacchi Venturi in data 4 novembre 1938.

(4)ASV, Affari Ecclesiastici Straordinari, Italia, (AESI), 967 PO, vol. II, appunto di Tacchi Venturi in data 30 novembre 1935.

(5)Per una panoramica generale delle letture più ricorrenti si vedano E. Collotti, Il fascismo e gli ebrei, Roma-Bari, Laterza, 2003; M. Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Torino, Einaudi, 2000 (ma n.e. 2007); G. Israel-P. Nastasi, Scienza e razza nell’Italia fascista, Bologna, Il Mulino, 1998. Sia pure con tutti i suoi limiti rimane un punto di riferimento assoluto il lavoro di R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1961 (n.e. 1993) e Id. Mussolini il duce. Lo Stato totalitario (1936-1940). Per un’analisi dell’atteggiamento degli italiani da una prospettiva inedita mi permetto di rimandare a un mio saggio: Italian Reactions to the Racial Laws of 1938 as seen throught the Classifield Files of the Ministry of Popular Culture, «Journal of Modern Italian Studies», vol. 11, n. 2, June 2006, pp. 171-187.

(6) Il riferimento è ovviamente alla famosa enciclica di Pio XI mai pubblicata. Non è questa la sede per entrare nei particolari di una polemica storiografica che meriterebbe un discorso a parte. È però a mio modo di vedere assai significativa la mancanza di documenti relativi alla preparazione di questa enciclica tra le carte dell’Archivio Segreto Vaticano recentemente disponibili mentre, tanto per fare due esempi, le abbiamo per la Mit Brennender Sorge e la Divini Redemptoris. Su Pio XI e il suo «isolamento» all’interno delle gerarchie vaticane si veda in particolare E. Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa, Torino, Einaudi, 2007. Sull’atteggiamento della Santa Sede ci limitiamo qui a segnalare almeno un paio dei contributi più recenti: V. De Cesaris, Vaticano, fascismo e questione razziale, Milano, Guerini, 2010; G. Sale, Le leggi razziali e il Vaticano, Roma, Jaca Book, 2009. Su questo tema mi permetto ancora di rinviare ad un mio lavoro: A. Visani, The Jewish Enemy. Fascism, the Vatican, and anti-Semitism on the Seventieth Anniversary of the 1938 Race Laws, «Journal of Modern Italian Studies», vol. 14, n. 2, June 2009, pp. 168-183.

(7)Per un approfondimento di questo tema, e in generale per una visione orientativa aggiornata si veda Le radici storiche dell’antisemitismo. nuove fonti e ricerche, a cura di M. Caffiero, Roma, Viella, 2009.

(8)Oltre ovviamente alla nuova documentazione dell’Archivio Segreto Vaticano ci sono fondi disponibili da tempo presso l’Archivio Centrale dello Stato che, spesso a causa di alcune carenze nella compilazione degli inventari, contengono invece carte di straordinario interesse.

(9)Sulla circolazione di miti e stereotipi antiebraici fortemente radicati si vedano tra gli altri: M. Caffiero, La nuova era. miti e profezie dell’Italia in rivoluzione, Genova, Marietti, 1991, in particolare il cap. II, Il mito della conversione degli ebrei, pp. 71-131. Per un discorso più generale cfr. Vero e falso. l’uso politico della storia, a cura di M. Caffiero-M. Procaccia, Roma, Donzelli, 2008. Per una lettura che pone l’accento su pregiudizi diffusi nel mondo cattolico, cfr. D.I. Kertzer, I papi contro gli ebrei, Milano, Rizzoli, 2001.

(25)ASV, AESI, Pos 855PO, fasc. 551, relazione di Tacchi Venturi a Eugenio Pacelli in data 2 marzo 1937.

tratto da: http://www.academia.edu/1874581/Il_gesuita_di_Mussolini , uno scritto di Alessandro Visani

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