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Rivelazioni divine: la testa del giovenco

bullock-231790_1280Nell’anno 1900, quando Isacco aveva otto anni e la sua sorella più giovane, Hamas, aveva quattro anni, arrivò la notizia che un centinaio di Cristiani Russi stavano arrivando sui loro carri coperti. Tutti erano contenti. Era usanza in Kara Kala di tenere una festa per i Cristiani visitatori ogniqualvolta essi arrivavano. Nonostante il fatto che egli non era d’accordo con il ‘pieno Vangelo’ predicato dai Russi, mio nonno considerava le loro visite come dei periodi di tempo contraddistinti per Dio, e insistette che la festa di benvenuto fosse tenuta sul grosso appezzamento di terreno livellato che era davanti alla sua propria casa.

Ora, mio nonno andava fiero del suo bel bestiame. Avendo avuto la notizia che i Russi stavano arrivando, egli andò ad ispezionare la sua mandria. Egli, per questo pasto speciale, avrebbe scelto il giovenco più bello e più grasso.

Sfortunatamente, però, dall’ispezione risultò che il giovenco più grasso nella mandria aveva un difetto. L’animale era cieco da un occhio. Che doveva fare? Mio nonno conosceva bene la sua Bibbia: Egli sapeva che non doveva offrire un animale imperfetto al Signore: non era forse detto nel ventiduesimo capitolo del Levitico, al verso 20: “Non offrirete nulla che abbia qualche difetto, perché non sarebbe gradito”?
Che dilemma! Nessun altro animale nella mandria era abbastanza grosso per cibare un centinaio di ospiti. Mio nonno si guardò intorno. Nessuno stava guardando. E se avesse macellato il grosso giovenco e poi avesse semplicemente nascosto la testa sfigurata? Sì, questo è quello che avrebbe fatto! Mio nonno portò il giovenco mezzo cieco nel granaio, lo macellò lui stesso, e pose velocemente la testa in un sacco che lui nascose sotto un mucchio di grano trebbiato in un angolo buio.

Mio nonno era appena appena in tempo, perché come ebbe finito di preparare la carne di manzo, egli sentì il rimbombo dei carri che entravano in Kara Kala. Che veduta gradita! Dalla polverosa strada stava scendendo la familiare carovana di carri, ogni carro era trainato da quattro cavalli che trasudavano. Accanto al conducente del primo gruppo, fermo e imponente come sempre, stava seduto il patriarca con la barba bianca che era il capo e il profeta del gruppo. Mio nonno e il piccolo Isacco corsero sulla strada per salutare i loro ospiti.

In ogni parte della città i preparativi per la festa erano ben avviati. Presto il grosso giovenco stava arrostendosi su uno spiedo posto sopra un enorme strato di carbone. Quella sera tutti si riunirono in attesa e affamati attorno ai lunghi tavoloni. Però prima che il pasto potesse cominciare, il cibo doveva essere benedetto.

Quei vecchi Cristiani Russi non dicevano nessuna preghiera – neppure il ringraziamento prima dei pasti – fino a che essi non ricevevano quella che essi chiamavano l’unzione. Essi aspettavano il Signore fino a che, secondo il loro modo di dire, lo Spirito non cadeva sopra loro. Essi sostenevano (cosa che faceva un po’ ridere a mio nonno), che essi potevano letteralmente sentire scendere la Sua Presenza. Quando questo accadeva essi alzavano le loro braccia e danzavano con gioia.

In quell’occasione, come sempre, i Russi aspettarono l’unzione dello Spirito. Effettivamente, mentre tutti guardavano, prima uno e poi un altro si misero a danzare sul posto. Tutto procedeva come di solito. Presto sarebbe venuta la benedizione del cibo, e la festa avrebbe potuto iniziare.

Ma per la costernazione di mio nonno, il patriarca improvvisamente alzò la sua mano – non in segno di benedizione – ma come un segnale che tutto si doveva fermare. Dando a mio nonno uno strano sguardo penetrante, l’alto uomo dai capelli bianchi lasciò il tavolo senza dire una parola.

Gli occhi di mio nonno seguirono tutti i movimenti del vecchio uomo perché il profeta camminò a grandi passi attraverso il cortile e andò dentro il granaio. Dopo un momento egli riapparve. Nella sua mano egli teneva il sacco che mio nonno aveva nascosto sotto il mucchio di grano.

Mio nonno cominciò a tremare. Come aveva potuto quell’uomo saperlo? Nessuno lo aveva visto. I Russi non avevano neppure raggiunto il villaggio quando lui aveva nascosto quella testa. Ora il patriarca piazzò la sacca rivelatrice davanti a mio nonno e la fece cadere aperta, rivelando a tutti la testa con l’occhio bianco come il latte.

‘Hai qualcosa da confessare, Fratello Demos?’ domandò il Russo.

‘Sì, ho qualcosa da confessare’, disse mio nonno, ancora tremante. ‘Ma come lo hai saputo?’

‘Me l’ho ha detto Dio’, disse semplicemente l’uomo anziano. ‘Tu non credi ancora che Egli oggi parla al suo popolo come nel passato. Lo Spirito mi ha dato questa parola di conoscenza per una ragione speciale; affinché tu e la tua famiglia crediate. Tu ti sei opposto alla potenza dello Spirito. Oggi è il giorno in cui tu non ti opporrai più’.

Davanti ai suoi vicini e ai suoi ospiti quella sera mio nonno confessò l’inganno che lui aveva tentato. Con le lacrime che gli scendevano dalla faccia nella sua barba ruvida, egli chiese il loro perdono. ‘Mostrami’, egli disse al profeta, ‘come anch’io posso ricevere lo Spirito di Dio’.

Mio nonno si inginocchiò e l’anziano Russo impose le sue mani segnate da duro lavoro sulla sua testa. Mio nonno immediatamente scoppiò in una gioiosa preghiera in una lingua che né lui né i presenti potevano capire. I Russi chiamavano questo tipo di espressione estatica ‘lingue’ e la consideravano come un segno che lo Spirito Santo era presente con colui che parlava. Quella notte anche mia nonna ricevette questo ‘Battesimo nello Spirito’.
 
[Tratto da: The Happiest People on Earth. The long-awaited personal story of Demos Shakarian as told to John and Elizabeth Sherrill [Le persone più felici sulla terra. La tanto attesa storia personale di Demos Shakarian come raccontata a John ed Elizabeth Sherrill], U.S.A. 1975, pag. 16-19]

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