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Sugli Ebrei increduli e su quelli che credono

rotolo-legge

L’apostolo Paolo, che era ebreo, dice che gli Ebrei sono stati troncati dall’ulivo domestico per la loro incredulità, cioè perché non credono che Gesù è il Cristo (cfr. Romani 11:20). Essi intoppano nella Parola, ed a questo – dice l’apostolo Pietro, che era anche lui ebreo – sono stati anche destinati (cfr. 1 Pietro 2:8). Dio infatti aveva preannunciato che avrebbe indurato i loro cuori affinché non si convertissero (cfr. Giovanni 12:40), e affinchè per la loro caduta la salvezza giungesse a noi Gentili per provocare gli Ebrei a gelosia (cfr. Romani 11:11).

C’è però un residuo di Ebrei secondo l’elezione della grazia (cfr. Romani 11:5), a cui è stato dato di credere perché ordinati a vita eterna. Essi sono dunque nostri fratelli, membri con noi del corpo di Cristo.

Gli Ebrei increduli dunque sono figli d’ira, mentre gli Ebrei che credono in Gesù Cristo sono figliuoli di Dio (cfr. Giovanni 3:36; 1:12).

Questa distinzione è indispensabile farla, perché, come dice Paolo,

“non tutti i discendenti da Israele sono Israele; né per il fatto che son progenie d’Abramo, son tutti figliuoli d’Abramo; anzi: In Isacco ti sarà nominata una progenie. Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie. Poiché questa è una parola di promessa: In questa stagione io verrò, e Sara avrà un figliuolo. Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù. Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia pubblicato per tutta la terra. Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole” (Romani 9:6-18).

Giacinto Butindaro

[Tratto dal blog ‘chi ha orecchie per udire,oda’ di G. Butindaro]

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