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Un potente risveglio in Corea del nord nel 1906

repenteanceNel 1906, Howard Johnston portò ai missionari in Corea le notizie dei risvegli del Galles e dell’India. In breve tempo, molti si misero a pregare costantemente per un nuovo movimento dello Spirito Santo. A questo punto William Blair e Bruce Hunt, missionari in Corea, non osarono andare avanti senza la presenza di Dio. Allora aprirono il loro cuore a Dio, ricercando le condizioni per ottenere il risveglio. Dio li ascoltò e gli diede una visione di quello che sarebbe accaduto. Prima della fine delle riunioni, lo Spirito gli mostrò chiaramente che la via della vittoria per loro sarebbe stata una via di confessione, di cuori spezzati e lacrime amare.

“Lunedì pomeriggio, noi missionari ci incontrammo e gridammo a Dio dal profondo del cuore. Eravamo decisi a restare finché Dio non ci avesse benedetto. Quella sera fu molto diverso. Ognuno, entrando in chiesa sentì che la stanza era ripiena della presenza di Dio. Non solo i missionari, ma anche i coreani provarono la stessa cosa. Quella sera a Pyongyang sentimmo la vicinanza di Dio in un modo impossibile da descrivere. Dopo un breve sermone, il fratello Lee guidò la chiesa in preghiera. Furono così tanti quelli che incominciarono a pregare che Lee disse: “Se volete pregare così, allora pregate tutti” e l’intera chiesa incominciò a pregare ad alta voce. L’effetto fu indescrivibile; non confusione, ma una vasta armonia di suoni e spirito, un’unione di anime mosse da un’irresistibile impulso a pregare. La preghiera mi sembrava come una cascata d’acqua, un oceano di preghiere che bussava al trono di Dio. Non erano tante, ma una sola, nata da un solo Spirito, elevata a un solo Dio. Come nel giorno di Pentecoste erano tutti insieme in un posto, di un unico accordo, pregando, e improvvisamente arrivò dall’alto un suono come di vento impetuoso e riempì tutta la casa dove erano seduti. Dio non è sempre nel vento impetuoso né parla sempre con una voce soffusa, Lui venne a noi, a Pyongyang, quella notte con il suono del pianto. Mentre la preghiera continuava, uno Spirito di oppressione e di senso di colpa per il peccato cadde sulla chiesa. Da un lato della congregazione, qualcuno incominciò a piangere e in un attimo anche l’intera chiesa pianse. Uno dopo l’altro si alzavano, confessavano i loro peccati, piangendo e si prostravano a terra, picchiando i pugni sul pavimento in angoscia. Il mio cuoco cercò di fare una confessione, ma non riuscì a terminarla perché iniziò a piangere e mi gridò: ‘Pastore, c’è qualche speranza per me, posso essere perdonato?’ Dopo si gettò sul pavimento e pianse, e pianse, e gridò per l’angoscia. A volte, dopo una confessione, l’intera chiesa incominciava a pregare ad alta voce, e l’effetto nel sentire centinaia di persone pregare ad alta voce era indescrivibile. Sentendo un’altra confessione, piangevano tutti in modo incontrollabile, senza poterci fare niente. La riunione andò avanti fino alle due del mattino, con confessioni, pianti e preghiere”.

“Solo pochi missionari erano presenti quel lunedì notte. Martedì mattina, Lee ed io andammo di casa in casa raccontando le buone notizie a tutti quelli che erano assenti. Quel pomeriggio l’intera comunità straniera si radunò per rendere grazie a Dio. Quando incominciai a pregare dissi soltanto, Padre, Padre e non potei andare oltre. Sembrava come se il tetto fosse stato sollevato e lo Spirito di Dio scendesse dal cielo come una potente valanga su di noi. Alcuni si buttarono sul pavimento, centinaia erano in piedi con le mani alzate verso il cielo. Ognuno era faccia a faccia con Dio. Posso ancora sentire il suono di centinaia di uomini che imploravano Dio per le loro vite. Il grido arrivò fino in città, a tal punto che anche i pagani erano costernati”.

“Appena ne fummo in grado, noi missionari ci riunimmo vicino al pulpito senza sapere cosa fare. Pensavamo che alcuni sarebbero impazziti andando avanti così, ma non osavamo interferire. Avevamo pregato Dio di riversare il Suo Spirito sul popolo ed Egli ci aveva risposto. Adesso so che quando lo Spirito di Dio cade su anime colpevoli, ci sarà la confessione, e nessun potere sulla terra potrà fermarla. I cristiani tornarono ai loro villaggi portando con loro il fuoco della Pentecoste. La storia fu raccontata praticamente ovunque, l’intera penisola coreana ricevette la sua parte di benedizione. A Pyongyang, ci furono riunioni speciali nelle varie chiese per più di un mese”.

Uno zelo consumante nel rendere noti i meriti del Salvatore fu un segno speciale della Chiesa a Pentecoste. Lo stesso si può dire della chiesa coreana. I pagani si lamentavano che non potevano più sopportare le persecuzioni dei cristiani perché parlavano sempre del loro Salvatore. Alcuni decisero addirittura di vendere tutto quello che possedevano e di spostarsi in qualche quartiere dove non ci fossero cristiani, per avere un po’ di quiete. Ubriaconi, giocatori d’azzardo, adulteri, assassini, ladri, egoisti, Confucianisti ed altri diventarono uomini nuovi in Cristo. In cinque anni, dal 1906 al 1910, le chiese coreane erano cresciute di 79.221 membri, più di tutti i membri delle chiese del Giappone dopo mezzo secolo di sforzi evangelistici, e il doppio di quelli cinesi dopo ottant’anni di lavoro missionario. Nel 1912, c’erano circa 300.000 membri della chiesa coreana su una popolazione totale di dodici milioni di abitanti.

 

[Tratto da: tratto da: http://www.pentecoste.altervista.org/Risveglio/Biografie.html]

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