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Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre

Esortazioni

Cari fratelli nel Signore, noi siamo in obbligo di rendere grazie a Dio per voi perchè pure voi avete creduto nel nostro Signore Gesù Cristo, essendo stati pure voi sin dal principio eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità; ma noi siamo in obbligo pure di ricordarvi che noi “siamo diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio” (Ebr. 3:14).

Con questo mio scritto voglio esortarvi a perseverare nella fede fino alla fine onde pure voi otteniate in quel giorno “la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che l’amano” (Giac. 1:12); e lo faccio traendo i miei ragionamenti dalle Scritture.

Parlerò del popolo d’Israele e del suo esempio di disubbidienza per farvi capire come gli Israeliti dopo avere creduto in Dio finirono col tirarsi indietro, e a motivo della loro incredulità perirono nel deserto e non poterono entrare nel riposo di Dio; ritengo che ciascuno di noi debba ricordarsi della condotta caparbia e ribelle di questo popolo al fine di non seguire il suo stesso esempio di disubbidienza.

I figliuoli d’Israele, secondo quello che insegna la Scrittura, scesero in Egitto con Giacobbe mentre Giuseppe era governatore d’Egitto, e questo perchè Giuseppe, dopo che si fece conoscere ai suoi fratelli, volle che Giacobbe suo padre e tutto il suo parentado scendessero in Egitto. Essi vennero in Egitto e si stanziarono nel paese di Goscen dove poterono vivere tranquillamente durante tutta la vita di Giuseppe e dove poterono sopravvivere durante la grave carestia che Dio aveva mandato sulle nazioni in quegli anni. Ma dopo che Giuseppe morì, “sorse sopra l’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe” (Es. 1:8), il quale, vedendo che gli Israeliti erano diventati più numerosi degli Egiziani e temendo che in caso di guerra essi si sarebbero uniti ai loro nemici per combattere contro di loro e poi se ne sarebbero andati dall’Egitto, decise di cominciare a maltrattare gli Israeliti e di ridurli in schiavitù per impedire che essi moltiplicassero maggiormente. Questa schiavitù e questo maltrattamento a cui furono sottoposti gli Israeliti durarono molto tempo, ma tutto ciò avvenne per volontà di Dio perchè molto tempo prima Dio aveva parlato ad Abramo e gli aveva detto che i suoi discendenti avrebbero dimorato in un paese straniero e vi sarebbero stati schiavi e vi sarebbero stati oppressi per quattrocento anni. Ma come Dio aveva predetto la schiavitù d’Israele in Egitto così aveva predetto pure la sua liberazione infatti Egli aveva detto sempre ad Abramo: “E, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze..E alla quarta generazione essi torneranno qua” (Gen. 15:14,16) (nel paese di Canaan). E questo è quello che avvenne, infatti Dio mandò in Egitto Mosè per liberare Israele dalla mano di Faraone, e dopo avere operato per mezzo di lui grandi e terribili giudizi contro Faraone e gli Egiziani, Egli trasse il suo popolo dalla fornace di ferro dove per quattro secoli era stato rinchiuso. Quando Dio divise il mare Rosso davanti agli Israeliti e li fece passare a piedi asciutti in mezzo ad esso la Scrittura dice che “Israele vide la gran potenza che l’Eterno aveva spiegata contro gli Egiziani; onde il popolo temè l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo” (Es. 14:31). Nei salmi è confermato che gli Israeliti credettero nel Signore dopo avere visto questo prodigio infatti è scritto: “Allora credettero alle sue parole, e cantarono la sua lode” (Sal. 106:12); tenetele davanti agli occhi vostri queste espressioni perchè esse dimostrano che gli Israeliti dopo che uscirono con baldanza e grande allegrezza dal paese d’Egitto credettero in Dio e nel suo servo Mosè.

Ma che cosa avvenne in seguito, durante il proseguimento del loro viaggio attraverso il deserto? Avvenne questo, che è scritto nei salmi: “Ben presto dimenticarono le sue opere; non aspettarono fiduciosi l’esecuzione dei suoi disegni, ma si accesero di cupidigia nel deserto, e tentarono Dio nella solitudine. Ed egli dette loro quel che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone. Furono mossi d’invidia contro Mosè nel campo, e contro Aaronne, il santo dell’Eterno. La terra s’aprì, inghiottì Datan e coperse il seguito d’Abiram. Un fuoco s’accese nella loro assemblea, la fiamma consumò gli empi. Fecero un vitello in Horeb, e adorarono un immagine di getto; così mutarono la loro gloria nella figura d’un bue che mangia l’erba. Dimenticarono Dio, loro salvatore, che aveva fatto cose grandi in Egitto, cose meravigliose nel paese di Cham, cose tremende al Mare Rosso. Ond’egli parlò di sterminarli; ma Mosè, suo eletto, stette sulla breccia dinanzi a lui per stornare l’ira sua onde non li distruggesse. Essi disdegnarono il paese delizioso, non credettero alla sua parola; e mormorarono nelle loro tende, e non dettero ascolto alla voce dell’Eterno. Ond’Egli, alzando la mano, giurò loro che li farebbe cadere nel deserto, che farebbe perire la loro progenie fra le nazioni e li disperderebbe per tutti i paesi” (Sal. 106:13-27). Ma chi furono quelli che si gettarono alle spalle la legge di Dio e rifiutarono di credere a Dio, quando questi disse loro: “Ecco l’Eterno, il tuo Dio, t’ha posto il paese dinanzi; sali, prendine possesso, come l’Eterno, l’Iddio dei tuoi padri, t’ha detto; non temere e non ti spaventare” (Deut. 1:21)? Essi furono quegli stessi Israeliti che Dio aveva tratto dall’Egitto con allegrezza e con giubilo e che alle acque del mare Rosso avevano creduto nelle parole di Dio. Tra tutti i peccati che Israele commise nel deserto voglio soffermarmi su quello dell’incredulità.

Ora, secondo la Parola di Dio, gli Israeliti, quando Dio divise il mare Rosso davanti a loro, avevano creduto alle parole che Dio aveva rivelato al suo servo Mosè e avevano pure temuto Dio alla vista di quel prodigio; quindi, il fatto che essi in seguito si ribellarono ai comandamenti di Dio e non credettero all’ordine di Dio che gli comandava di prendere possesso del paese di Canaan sta a dimostrare che essi non furono costanti, cioè che essi non perseverarono nella fede e nel timore di Dio. Ma considerate anche questo e cioè che coloro che non perseverarono nella fede e nel timore di Dio non furono delle persone che non avevano visto Dio operare miracoli ma furono uomini e donne che avevano visto con i loro occhi Dio operare delle cose tremende, sia in Egitto e sia nel deserto, i quali dopo che erano stati liberati dal giogo di quella schiavitù secolare si erano rallegrati grandemente perchè dopo molto tempo poterono assaporare la libertà.

Dio si disgustò di quella generazione di persone dal cuore incostante e dallo spirito infedele e disse: “Sempre erra il cuore loro; ed essi non hanno conosciuto le mie vie, talchè giurai nell’ira mia: Non entreranno nel mio riposo!” (Ebr. 3:10,11). Questa fu la testimonianza che Dio rese di quegli Israeliti e la sentenza che Egli emanò contro di loro. Dio giurò di non fare entrare quei ribelli nel suo riposo a motivo della loro incredulità; certo Dio annunziò pure a loro una buona notizia quando essi giunsero ai confini del paese di Canaan ma quella parola non servì loro a nulla perchè essi rifiutarono di credere in essa infatti è scritto: “La parola udita non giovò loro nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano udita” (Ebr. 4:2). Il comportamento di quei ribelli non deve essere seguito ma solo ricordato perchè esso ci serve d’ammaestramento e ci fa capire quale sia la sorte che attende quelli che dopo avere creduto smettono di credere nella parola di Dio. Veniamo ora a noi, perchè la nostra storia, in alcune cose, assomiglia a quella d’Israele.

Noi per un certo tempo della nostra vita siamo vissuti sotto la potestà di Satana il quale con la sua forza e con la sua astuzia ci angariava e ci aveva ridotto allo stremo; questo non lo ricordiamo con piacere, (oggi noi ci vergogniamo di tutte quelle cose che abbiamo fatto quand’eravamo sotto la sua potestà), però dobbiamo ricordarlo perchè serve a tutti noi per comprendere quanto grande e gloriosa sia la liberazione che Dio ha operato per noi. Sì, perchè pure noi siamo stati liberati da una schiavitù, ma non dalla schiavitù di qualche despota di questa terra, ma dalla schiavitù del peccato e da quella del diavolo. Ricordiamo tutti con piacere il giorno in cui, per la grazia di Dio, siamo stati liberati da questa schiavitù, perchè in quel giorno sentimmo le nostre iniquità che gravavano su noi rotolare via da noi, sentimmo quel giogo che ci schiacciava venire tolto da sopra noi; siamo grati a Dio per avere operato ciò mediante Cristo Gesù, Colui che Egli ha mandato in questo mondo per liberarci dai nostri peccati e dalla potestà di Satana. Il nostro cuore in quel giorno traboccò di gioia, di una gioia che non avevamo mai provato sotto la potestà di Satana ed al servizio del peccato; io personalmente devo dire che il giorno che mi ravvidi dei miei peccati e invocai il nome del Signore chiedendogli di avere pietà di me, prima piansi perchè Dio mi aveva rattristato (“la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza”) (2Cor. 7:10), ma poi giubilai perchè Egli mutò la mia tristezza in letizia liberandomi dai miei peccati e perdonandomi. In quel giorno assaporai la vera libertà che c’è in Cristo Gesù, gustai la vera pace che dà il Signore, gustai la gioia della salvezza; finalmente dopo tanti anni di dura servitù potevo dichiararmi un affrancato dal Signore nostro Gesù, un figliuolo di Dio; grazie siano rese a Dio per avermi salvato, ma anche per avere salvato ciascuno di voi dal dominio del diavolo. Per noi in quel giorno cominciò un nuovo cammino, quello unito al Signore Cristo Gesù; abbiamo cominciato per fede perchè fu per fede che ottenemmo la liberazione dai nostri peccati e dal dominio del diavolo, e per fede dobbiamo continuare ad andare avanti fino alla fine per entrare nel riposo di Dio. Nella lettera agli Ebrei lo scrittore esorta diverse volte i santi a perseverare nella fede e dice loro cosa accade al credente se esso si tira indietro. È scritto: “Guardate, fratelli, che talora non si trovi in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che vi porti a ritrarvi dall’Iddio vivente; ma esortatevi gli uni gli altri tutti i giorni, finchè si può dire: ‘Oggi’, onde nessuno di voi sia indurato per inganno del peccato; poichè siamo diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio, mentre ci viene detto: Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori, come nel dì della provocazione” (Ebr. 3:12-15). Fratelli, voglio che sappiate che come un cuore che crede in Dio è un cuore buono, così un cuore incredulo è un cuore malvagio; ma non solo dovete saperlo, dovete pure stare attenti che in nessuno di voi si crei un malvagio cuore incredulo. È chiamato malvagio perchè porta la persona a non credere nella Parola di Dio e gli impedisce di ereditare la vita eterna. Ora, noi sappiamo che Dio dice: “Il mio giusto vivrà per fede; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce” (Ebr. 10:38); quindi, siccome che un malvagio cuore incredulo porta a ritirarsi da Dio e a farci diventare agli occhi di Dio delle persone non gradite, (appunto perchè “senza fede è impossibile piacergli”) (Ebr. 11:6), dobbiamo vegliare affinchè l’incredulità non penetri in noi e ci faccia tirare indietro a nostra perdizione.

La Scrittura insegna che “quante sono le promesse di Dio, tutte hanno in lui il loro sì” (2 Cor. 1:20) e che esse si ereditano per fede e pazienza. Ora, Dio ci ha fatto questa promessa, cioè la vita eterna, infatti Egli ha detto tramite il suo Figliuolo: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; ed io do loro la vita eterna, e non periranno mai” (Giov. 10:27,28), ma sia ben chiaro che noi erediteremo la vita eterna a condizione che perseveriamo fino alla fine nella fede; questo significa che noi abbiamo bisogno di costanza al fine di ottenere la vita eterna che ci è stata promessa. Quando noi diciamo che abbiamo bisogno di costanza, intendiamo dire che sentiamo la necessità di credere nella promessa della vita eterna ogni giorno, o sarebbe meglio dire ad ogni istante, perchè sappiamo che essa la si eredita per fede e pazienza, ma la si perde se si smette di credere in Dio.

La storia del popolo d’Israele nel deserto ci insegna come essi non poterono ereditare la terra promessa a motivo della loro incredulità; Dio aveva promesso loro in Egitto tramite Mosè di dare loro un paese splendido dove scorreva il latte ed il miele ed essi inizialmente avevano creduto in Dio, ma quando essi furono sul punto di doversi impossessare del paese che Dio aveva loro promesso indurirono il loro cuore e rifiutarono di credere in Dio perchè ritennero che Dio non poteva farli entrare nel paese che gli aveva promesso perchè esso era abitato dai giganti. La paura dei giganti li portò a dubitare della promessa di Dio ed essi non ne ottennero l’adempimento. Guardiamoci quindi anche noi dal mettere in forse le promesse di Dio, perchè farlo significa ritenere Dio bugiardo secondo che è scritto: “Chi non crede a Dio l’ha fatto bugiardo” (1 Giov. 5:10). “Sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo” (Rom. 3:4), quindi, siccome che Colui che ci ha promesso la vita eterna non può mentire continuiamo ad avere piena fiducia nella sua promessa fino alla fine senza vacillare per incredulità. Nel riposo di Dio è riserbato d’entrare solo a coloro che credono fino alla fine, ma è negato l’accesso a tutti coloro che si tirano indietro come gli Israeliti nel deserto, quindi, come dice la Scrittura, studiamoci “d’entrare in quel riposo, onde nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza” (Ebr. 4:11).

Esempi di uomini che per fede e pazienza ereditarono le promesse che Dio aveva loro fatto 

Voi sapete che “tutto quello che fu scritto per l’addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinchè mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture, noi riteniamo la speranza” (Rom. 15:4) fino alla fine. Vediamo ora alcuni esempi di uomini che hanno ereditato le promesse di Dio per fede e per pazienza perchè essi ci incoraggiano a ritenere ferma fino alla fine la confessione della nostra speranza e ci consolano in mezzo alle nostre tribolazioni che patiamo per il Regno di Dio.

Ÿ Noè fu un uomo giusto ed integro ai suoi tempi e camminò con Dio. Ma egli visse in mezzo ad una generazione malvagia, così malvagia che Dio, nel vedere che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, si pentì di avere fatto l’uomo e decise di punire gli uomini che erano sulla faccia della terra distruggendoli assieme ad ogni altra carne che aveva un’alito di vita. Per distruggere la terra, Dio mandò il diluvio delle acque, ma prima di mandarlo avvertì Noè e gli comandò di costruire un arca di legno per la salvezza della sua famiglia. La Scrittura dice: “E Dio disse a Noè: ‘Nei miei decreti, la fine d’ogni carne è giunta; poichè la terra, per opera degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. Fatti un arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece, di dentro e di fuori. Ed ecco come la dovrai fare: la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti; la larghezza, di cinquanta cubiti, e l’altezza di trenta cubiti. Farai all’arca una finestra, in alto, e le darai la dimensione di un cubito; metterai la porta da un lato, e farai l’arca a tre piani: uno da basso, un secondo e un terzo piano. Ed ecco, io sto per fare venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere di sotto i cieli ogni carne in cui è alito di vita; tutto quello ch’è sopra la terra, morrà. Ma io stabilirò il mio patto con te; e tu entrerai nell’arca: tu e i tuoi figliuoli, la tua moglie e le mogli dei tuoi figliuoli con te. E di tutto ciò che vive, d’ogni carne, fanne entrare nell’arca due d’ogni specie, per conservarli in vita con te; e siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo le loro specie, del bestiame secondo le sue specie, e di tutti i rettili della terra secondo le loro specie, due d’ogni specie verranno a te, perchè tu li conservi in vita. E tu prenditi d’ogni cibo che si mangia, e fattene provvista, perchè serva di nutrimento a te e a loro” (Gen. 6:13-21). Ora, noi sappiamo, da ciò che dice la Scrittura, che Noè, all’età di cinquecento anni, generò Sem, Cam e Jafet, e che il diluvio venne sulla terra quando egli aveva seicento anni. Noi non possiamo dire però quando Dio avvertì Noè ordinandogli di costruire l’arca perchè la Scrittura tace a tale riguardo; comunque sappiamo che dal momento dell’avvertimento divino al giorno in cui il diluvio delle acque inondò la terra passarono molti anni. E fu durante tutti questi anni che Noè, per fede, mosso da pio timore, preparò l’arca; non fu nell’arco di pochi giorni che quest’uomo vide il compimento della promessa di Dio ma dopo molti anni, durante i quali egli dovette aspettare con pazienza e durante i quali dovette continuare a credere in quello che Dio gli aveva detto. Noè fu avvertito di cose che non si vedevano ancora, ma lui, dopo che Dio gli parlò, credette che Dio avrebbe fatto esattamente come gli aveva detto, cioè che avrebbe mandato il diluvio delle acque per distruggere la terra. Egli non mise in dubbio le parole del Signore, ritenendo che una cosa così fatta non avrebbe mai potuto accadere perchè troppo difficile per il Signore; tutt’altro, egli intimorito dalle parole di Dio si mise a costruire l’arca. Il lavoro fu lungo e faticoso perchè lui dovette costruire quell’arca con quelle dimensioni. Considerando le cose nell’insieme, tenendo anche presente che Noè visse in mezzo a gente che non aveva alcun timore di Dio, dobbiamo dire che sia la fede di Noè e sia la sua pazienza furono messe alla prova da Dio; ma egli fu approvato da Dio perchè non si tirò indietro in mezzo alle lotte che dovette affrontare, ma con fede e pazienza andò avanti fino al giorno che Dio mandò il diluvio sul mondo degli empi, come aveva promesso. Certo, Noè fu provato da Dio ma non fu reso confuso da Dio perchè è scritto che per la sua “fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha mediante la fede” (Ebr. 11:7).

Ÿ Il profeta Geremia parlò da parte di Dio al popolo di Giuda ed agli abitanti di Gerusalemme per molti anni; possiamo dire, da ciò che dice la Scrittura, per decine di anni, perchè dal tempo in cui Dio cominciò a parlargli (il tredicesimo anno del regno del re Giosia) al tempo in cui Gerusalemme cadde nelle mani dell’esercito dei Caldei (l’undicesimo anno del re Sedechia) passarono circa quaranta anni. Egli fu perseguitato e oltraggiato da tutti coloro che non volevano ubbidire alla parola di Dio che lui trasmetteva loro; egli stesso disse un giorno: “Io non do nè prendo in imprestito, e nondimeno tutti mi maledicono” (Ger. 15:10). Ma in mezzo alle sue sofferenze Dio gli fece questa promessa: “Per certo, io ti riserbo un avvenire felice; io farò che il nemico ti rivolga supplicazioni nel tempo dell’avversità, nel tempo dell’angoscia” (Ger. 15:11); in altre parole Dio promise a Geremia che avrebbe fatto sì che quegli stessi suoi nemici che rivolgevano contro lui ogni sorta di menzogna in avvenire sarebbero venuti a lui e gli avrebbero rivolto delle supplicazioni. Ma anche in questo caso, Geremia, prima di ottenere l’adempimento di questa specifica promessa dovette aspettare con pazienza per parecchi anni perchè questa promessa Dio la mandò ad effetto quando Gerusalemme fu presa ed i suoi abitanti portati in cattività, secondo che è scritto: “Tutti i capi delle forze, Johanan, figliuolo di Kareah, Jezania, figliuolo di Hosaia, e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, s’accostarono, e dissero al profeta Geremia: Deh, siati accetta la nostra supplicazione, e prega l’Eterno, il tuo Dio, per noi, per tutto questo residuo (poichè di molti che eravamo, siamo rimasti pochi, come lo vedono gli occhi tuoi); affinchè l’Eterno, il tuo Dio, ci mostri la via per la quale dobbiamo camminare, e che cosa dobbiamo fare” (Ger. 42:1-3).

Ÿ Giacobbe, quando partì da Beer – Sheba alla volta di Charan capitò in un certo luogo (a cui lui dopo pose nome Bethel) dove passò la notte, durante la quale ebbe un sogno in cui Dio gli parlò e gli fece questa promessa: “Ed ecco, io sono teco, e ti guarderò dovunque tu andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poichè io non ti abbandonerò prima d’avere fatto tutto quello che t’ho detto” (Gen. 28:15). Ora, da quello che insegna la Scrittura, Giacobbe, prima di vedere l’adempimento di questa promessa, dovette aspettare venti anni perché tanto fu lungo il suo soggiorno in Mesopotamia. Dopo vent’anni Dio apparve a Giacobbe in Paddam – Aram e gli disse: “Ora levati, partiti da questo paese, e torna al tuo paese natio” (Gen. 31:13). Certo, anche Giacobbe soffrì durante il suo soggiorno in Mesopotamia, però alla fine Dio lo fece tornare in Canaan con delle mogli, dei figli e molti beni; pure lui dovette continuare a credere nella promessa di Dio durante quegli anni, perciò pure lui ebbe bisogno di pazienza al fine di ottenere da Dio quello che Egli gli aveva promesso.

Ÿ Dopo che Gesù fu risuscitato dai morti, al termine dei quaranta giorni durante i quali si fece vedere dai suoi discepoli, disse ai suoi discepoli di non dipartirsi da Gerusalemme, “ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poichè Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4,5). In questo caso i discepoli ottennero l’adempimento di questa specifica promessa del Signore dopo pochi giorni dall’ascensione di Gesù, infatti fu il giorno della Pentecoste che essi furono battezzati con lo Spirito Santo; in questo caso essi dovettero aspettare con pazienza e con fede che lo Spirito Santo discendesse su loro.

Fratelli, ciascuno di noi ha un numero di anni da vivere sulla terra, numero stabilito da Dio che noi non conosciamo; ora, noi non sappiamo se il Signore apparirà dal cielo mentre noi saremo in vita (in questo caso non morremmo) o dopo che noi ci saremo dipartiti da questa tenda terrena (in questo caso gusteremo la morte); comunque sia, noi dobbiamo vivere la vita che ci resta a passare nella carne nella fede nel Figliuolo di Dio fino alla fine dei nostri giorni che Dio ci ha assegnati. Noi, in mezzo alle nostre necessità, in mezzo alle tribolazioni che patiamo per amore del Vangelo, dobbiamo essere pazienti e fiduciosi nelle sacre e fedeli promesse del nostro Redentore, sapendo che è impossibile che Egli abbia mentito. Egli ci ha lasciato detto: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò e v’accoglierò presso di me, affinchè dove sono io siate anche voi” (Giov. 14:2,3); perciò noi sappiamo che Gesù tornerà dal cielo che lo ha accolto; certo, sono passati molti secoli da che il nostro Signore pronunciò quelle parole ma questo non desta in noi nessuna preoccupazione e nessun dubbio perchè noi conosciamo chi è colui che ha detto quelle parole. Noi sappiamo che la prima venuta di Cristo in questo mondo era stata predetta da Dio per mezzo dei profeti molti secoli prima che Egli apparisse in carne simile a carne di peccato. Anche i Giudei dovettero aspettare la redenzione di Gerusalemme con fede e con pazienza per molto tempo, ma alla fine essi videro l’adempimento della promessa della sua venuta. Certo non tutti quelli che aspettarono la venuta del Messia lo videro nei giorni della sua carne perchè molti di loro morirono e “non ottennero quello ch’era stato promesso” (Ebr. 11:39) (secondo che disse Gesù ai suoi discepoli: “Beati gli occhi che veggono le cose che voi vedete! Poichè vi dico che molti profeti e re hanno bramato di vedere le cose che voi vedete, e non le hanno vedute; e di udire le cose che voi udite, e non le hanno udite” [Luca 10:23,24]); però tutti coloro che lo avevano aspettato con pazienza e dopo morirono, morirono in fede credendo che per certo il Messia sarebbe venuto al tempo fissato da Dio. Considerate questo: Gli stessi profeti che parlarono della sua venuta non videro il Figliuolo di Dio nei giorni della sua carne, ma morirono credendo nella promessa della sua venuta e confessando la loro speranza. Se da un lato molti fra i Giudei non ebbero il privilegio di vedere con i loro occhi il Cristo di Dio promesso negli Scritti sacri, dall’altro ci furono coloro che lo videro dopo averlo aspettato per lunghi anni; tra questi vi fu quell’uomo di nome Simeone che “aspettava la consolazione d’Israele” (Luca 2:25) a cui “era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d’avere veduto il Cristo del Signore” (Luca 2:26), il quale, il giorno in cui i genitori di Gesù portarono il bambino nel tempio, prese il bambino Gesù nelle sue braccia e benedisse Iddio; ed anche Anna la profetessa, che aveva ottantaquattro anni quando vide con i suoi occhi la redenzione di Gerusalemme. Pure i discepoli del Signore aspettavano il Messia e furono tra coloro che ebbero la grazia di vederlo e di toccarlo. Vi erano comunque molti altri che in quei giorni aspettavano con pazienza e con fede la redenzione di Gerusalemme, di cui alcuni sono nominati ed altri no. Anche tra di noi molti fratelli e molte sorelle sono morti in fede nell’attesa dell’apparizione del Signore; fino a che rimasero in vita credettero che egli sarebbe venuto e confessarono con la loro bocca di avere aspettato ed amato la sua apparizione. Essi sono rimasti fedeli al Signore fino alla loro morte, e sono andati ad abitare con il Signore nel Paradiso di Dio, ma per entrare nel Regno di Dio hanno dovuto serbare con pazienza la loro fede fino alla fine. Noi che ancora siamo in vita sulla terra siamo chiamati ad imitare quelli che per la loro fede e per la loro pazienza sono di già entrati nel riposo di Dio. Sappiamo che pure la nostra fede sarà messa alla prova nel corso del tempo che ci rimane a vivere perchè Dio ha stabilito di metterla alla prova, ma sappiamo pure che chi passerà questa prova otterrà la corona della vita secondo che è scritto: “Beato l’uomo che sostiene la prova; perchè, essendosi reso approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che l’amano” (Giac. 1:12); quindi fratelli, state saldi nella fede, non gettate via la vostra franchezza, ma ritenete fermamente fino alla fine la confessione della vostra speranza nel nostro Dio perchè fedele è Colui che ha fatto le promesse. Egli per certo verrà e non tarderà; se tarda, aspettiamolo, perchè per certo verrà. Noi non vogliamo essere annoverati tra quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma tra quelli che hanno fede per salvare l’anima. A Colui che con voi ci rende fermi in Cristo per farci comparire davanti a Lui santi e irreprensibili, sia la gloria ora ed in sempiterno. Amen.

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