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Gesù Cristo venne nel mondo per eseguire la volontà di Dio, la sua morte fu dunque un’esperienza inevitabile

Gesù Cristo venne nel mondo per eseguire un ordine di Dio, quello di morire per noi, in altre parole per compiere la volontà di Dio che era che Lui morisse per noi. Non disse forse Gesù: “Son disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:38)? E qual’era questa volontà se non quella che Lui morisse per noi, che spargesse il suo sangue per santificarci con esso?
Infatti lo scrittore agli Ebrei dice quanto segue:

“Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. Perciò, entrando nel mondo, egli dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrificî per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà. Dopo aver detto prima: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificî, né offerte, né olocausti, né sacrificî per il peccato (i quali sono offerti secondo la legge), egli dice poi: Ecco, io vengo per fare la tua volontà. Egli toglie via il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:1-14).

Allora, spieghiamo queste parole. La Scrittura afferma che la legge di Mosè avendo un’ombra dei futuri beni e non la realtà stesse delle cose, non poteva con quei sacrifici espiatori che venivano offerti anno dopo anno rendere perfetti quanto alla coscienza coloro che li offrivano, infatti gli adoratori continuavano ad avere coscienza di peccati, e questo perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. Ecco perché il Figlio di Dio entrando nel mondo dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrificî per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà”, che sono parole che nel libro dei Salmi troviamo in questi termini: “Tu non prendi piacere né in sacrifizio né in offerta; tu m’hai aperto gli orecchi. Tu non domandi né olocausto né sacrifizio per il peccato. Allora ho detto: Eccomi, vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro” (Salmo 40:6-7; altri traducono: “nel rotolo del libro mi è prescritto”): perché la volontà di Dio era che Gesù Cristo desse “se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, qual profumo d’odor soave” (Efesini 5:2), infatti Dio aveva detto tramite il profeta Isaia: “Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino coi potenti, perché ha dato se stesso alla morte … “ (Isaia 53:12).
Quindi Gesù diede se stesso alla morte – o meglio, come dice Paolo, si fece “ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce” (Filippesi 2:8) – per compiere la volontà di Dio! Ecco perché è scritto che Gesù Cristo “ha dato se stesso per i nostri peccati affin di strapparci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre, al quale sia la gloria ne’ secoli dei secoli. Amen” (Galati 1:4-5).
Fu dunque la volontà di Dio che Cristo morisse, e Gesù questo lo sapeva, infatti nella notte che fu tradito disse al Padre: “Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! PERÒ, NON LA MIA VOLONTÀ, MA LA TUA SIA FATTA” (Luca 22:42). E questa volontà di Dio Gesù la dovette compiere affinché la nostra coscienza fosse purificata con il suo sangue dalle opere morte che la contaminavano, e quindi affinché noi fossimo santificati. Ecco perché è scritto che “in virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Capite? Noi siamo stati santificati in virtù della volontà di Dio che compì Gesù Cristo!
D’altronde Dio aveva preannunciato e quindi prestabilito che avrebbe concluso un nuovo patto con la casa di Israele e con la casa di Giuda, e in questo patto Dio non si sarebbe più ricordato dei peccati, secondo che disse Iddio:

“Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo; non un patto come quello che feci coi loro padri nel giorno che li presi per la mano per trarli fuori dal paese d’Egitto; perché essi non han perseverato nel mio patto, ed io alla mia volta non mi son curato di loro, dice il Signore. E questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. E non istruiranno più ciascuno il proprio concittadino e ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal minore al maggiore di loro, poiché avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati” (Ebrei 8:8-12).

E affinché Dio non si ricordasse più dei nostri peccati, era indispensabile che Gesù morisse per i nostri peccati, che con la sua morte compisse la purificazione dei peccati; in quanto solo con il suo sacrificio espiatorio, compiuto una volta per sempre, noi potevamo essere resi perfetti quanto alla coscienza, e una volta compiuta la purificazione dei peccati, non ci sarebbe stato più bisogno dei sacrifici per il peccato offerti secondo la legge. Il sacrificio di Cristo, unico e irripetibile ed in grado di purificare la coscienza, ha dunque sostituito i sacrifici per il peccato che venivano offerti anno dopo anno che non potevano purificare la coscienza degli adoratori dai loro peccati. Questo dice infatti la Scrittura:

“E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati. E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza. Infatti, dopo aver detto: Questo è il patto che farò con loro dopo que’ giorni, dice il Signore: Io metterò le mie leggi ne’ loro cuori, e le scriverò nelle loro menti, egli aggiunge: E non mi ricorderò più de’ loro peccati e delle loro iniquità. Ora, dov’è remissione di queste cose, non c’è più luogo a offerta per il peccato” (Ebrei 10:11-18).

E’ evidente dunque che la morte espiatoria di Cristo fu un’esperienza inevitabile affinché Dio concludesse il nuovo patto con la casa d’Israele e la casa di Giuda … affinché noi fossimo santificati!
Ed a proposito del nuovo patto, parliamo anche del ruolo di mediatore che ha Gesù Cristo in questo patto, in quanto Egli è chiamato “il mediatore del nuovo patto” (Ebrei 12:24), ed il sangue che ha sparso per la remissione dei nostri peccati è “il sangue del patto” (Ebrei 10:29). Quello che vi dirò è strettamente collegato a quanto vi ho detto poco fa, ed è importante perché conferma che la morte di Gesù fu un’esperienza inevitabile.

Dice la Scrittura:

“Or anche il primo patto avea delle norme per il culto e un santuario terreno. Infatti fu preparato un primo tabernacolo, nel quale si trovavano il candeliere, la tavola, e la presentazione de’ pani; e questo si chiamava il Luogo santo. E dietro la seconda cortina v’era il tabernacolo detto il Luogo santissimo, contenente un turibolo d’oro, e l’arca del patto, tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un vaso d’oro contenente la manna, la verga d’Aronne che avea fiorito, e le tavole del patto. E sopra l’arca, i cherubini della gloria, che adombravano il propiziatorio. Delle quali cose non possiamo ora parlare partitamente. Or essendo le cose così disposte, i sacerdoti entrano bensì continuamente nel primo tabernacolo per compiervi gli atti del culto; ma nel secondo, entra una volta solamente all’anno il solo sommo sacerdote, e non senza sangue, il quale egli offre per se stesso e per gli errori del popolo. Lo Spirito Santo volea con questo significare che la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo. Esso è una figura per il tempo attuale, conformemente alla quale s’offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma. Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna. Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente? Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa. Infatti, dove c’è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. Perché un testamento è valido quand’è avvenuta la morte; poiché non ha valore finché vive il testatore. Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue. Difatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue de’ vitelli e de’ becchi con acqua, lana scarlatta ed issopo, e ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato sia fatto con voi. E parimente asperse di sangue il tabernacolo e tutti gli arredi del culto. E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione. Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse doveano esserlo con sacrificî più eccellenti di questi. Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio” (Ebrei 9:1-26).

Spieghiamo i punti salienti di questo discorso.
Quando lo scrittore dice che “la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo” (Ebrei 9:8), il primo tabernacolo di cui parla è il luogo santo del tabernacolo, perché poco prima nel descrivere il santuario terreno dice: “Infatti fu preparato un primo tabernacolo, nel quale si trovavano il candeliere, la tavola, e la presentazione de’ pani; e questo si chiamava il Luogo santo” (Ebrei 9:2). Luogo santo che, come dice sempre lo scrittore agli Ebrei, “è una figura per il tempo attuale, conformemente alla quale s’offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma” (Ebrei 9:9-10).

Si ponga molta attenzione a queste parole perché esse furono scritte quando il tempio di Gerusalemme esisteva ancora (e quindi i sacerdoti ogni giorno ministravano nel luogo santo e il sommo sacerdote una volta all’anno nel luogo santissimo), ed affermano che il luogo santo o primo tabernacolo è una figura del tempo attuale secondo la quale si offrono doni e sacrifici che non possono cancellare i peccati dalla coscienza di coloro che li offrono (si tenga presente che quel tempo attuale per lo scrittore agli Ebrei era quello in cui scriveva). La Scrittura è come se dicesse: il primo tabernacolo rappresenta il periodo durante il quale si offrono doni e sacrifici che non possono cancellare i peccati. Però anche se questo primo tabernacolo esiste ancora materialmente, e ciò di cui è figura continua a permanere perché ancora oggi vengono offerti sacrifici che non possono togliere i peccati, noi adesso abbiamo la realtà delle cose perché è venuto Cristo Sommo Sacerdote il quale è entrato nel santuario celeste con il suo sangue che ci purifica da ogni peccato. Tutti quei sacrifici espiatori erano delle regole carnali imposte solo per un tempo, e precisamente fino al tempo della riforma. Tempo che si è compiuto con l’entrata di Cristo nel santuario celeste. Dunque si è prodotta la riforma, il cambiamento, perché Cristo è entrato con il suo sangue nel cielo, una volta per sempre; egli, col suo sacrificio compiuto una volta per sempre, ha annullato il peccato rendendo così libero l’accesso al santuario a tutti coloro che si appoggiano alla sua mediazione (cfr. Ebrei 10:19-21).

La morte di Cristo fu dunque un’esperienza inevitabile affinché la via al santuario fosse manifestata e noi avessimo la libertà d’entrare nel santuario, perché Dio aveva stabilito che ciò doveva avvenire mediante il sangue di Cristo.
Quando lo scrittore agli Ebrei parla della purificazione del santuario terreno prima, e poi della purificazione del santuario celeste, ne parla in riferimento alla dedicazione dei due patti infatti poco prima dice:

“Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue” (Ebrei 9:18).

Ed a conferma di quanto stiamo dicendo citiamo le parole precedenti a queste e cioè:

“Infatti, dove c’è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. Perché un testamento è valido quand’è avvenuta la morte; poiché non ha valore finché vive il testatore” (Ebrei 9:16-17).

Ora, considerate attentamente queste parole perché esse gettano molta luce sulle parole che seguono. Difatti, lo scrittore dice che affinché un testamento sia valido bisogna che sia accertata la morte del testatore perché un testamento non è valido fino a che vive il testatore. (Nel caso specifico, il Testamento di Cristo non sarebbe stato valido se Cristo non fosse morto. Dato dunque che Cristo è morto il suo Testamento è valido: ossia dato che Cristo ha sparso il suo sangue per noi il suo Testamento è valido). A questo punto lo scrittore dice: “Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue” (Ebrei 9:18); come dire: non è che solo il secondo patto è stato dedicato con il sangue (in questo caso con il sangue sparso da Cristo) perché anche il primo fu dedicato con del sangue (in questo caso con il sangue di animali). E prosegue spiegando quando fu dedicato questo patto, cioè quando Mosè prese il sangue di vitelli e di becchi e asperse il libro e tutto il popolo, e nella stessa maniera asperse il tabernacolo e tutti i suoi arredi, e poi dice che

“secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione” (Ebrei 9:22).

Quando dunque, poco dopo, lo scrittore dice:

“Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse doveano esserlo con sacrificî più eccellenti di questi” (Ebrei 9:23),

vuol dire: ‘Per questa ragione era necessario che le cose terrene fossero purificate con il sangue di quegli animali, perché secondo la legge quasi ogni cosa è purificata con sangue (e questa purificazione del tabernacolo e i suoi arredi avvenne dopo la purificazione del popolo). Ma siccome che quelle cose terrene raffiguravano le cose celesti, di conseguenza (dato che quelle celesti sono migliori perché vere ed eterne) le cose celesti dovevano essere purificate con un sangue migliore che è appunto quello di Cristo. E difatti Cristo è entrato nel santuario mediante il suo sangue.
La morte di Cristo fu dunque un’esperienza inevitabile affinché il nuovo patto fosse dedicato, affinché le cose celesti fossero purificate. Perché il nuovo patto doveva essere dedicato sulla base di un sangue migliore di quello degli animali usato per dedicare il primo patto, e le cose celesti dovevano essere purificate con un sacrificio più eccellente di quello degli animali che furono offerti per purificare le cose raffiguranti quelle celesti. Il sangue migliore è quello di Cristo, e il sacrificio più eccellente è quello di Cristo.
Come si può vedere, dunque, affinché Dio potesse concludere il secondo patto era indispensabile la morte di Cristo, perché il nuovo patto sarebbe stato concluso sulla base del sangue di Cristo. Mentre il primo patto fu stabilito da Dio con il popolo sulla base del sangue di animali, il secondo patto Dio lo ha stabilito con noi sulla base del sangue di Cristo. Perché mentre le cose raffiguranti quelle celesti dovevano essere purificate con il sangue di sacrifici di animali, le cose celesti stesse dovevano essere purificate con sacrifici più eccellenti. Ecco dunque perché Cristo dovette morire: per entrare mediante il suo sangue nel cielo stesso, per comparire al cospetto di Dio.
E in riferimento a queste parole dello scrittore agli Ebrei:

“Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio” (Ebrei 9:24-26),

voglio che notiate questa espressione: “una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio”. Perché? Perché alla luce di queste parole di Pietro:

“… sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pietro 1:18-20 – Nuova Diodati),

Cristo è stato manifestato “alla fine dei secoli” vuol dire “negli ultimi tempi”, e questa sua manifestazione era stata preordinata da Dio prima della fondazione del mondo per annullare il peccato con il suo sacrificio. Quindi la Scrittura presenta la morte espiatoria di Cristo come una morte preordinata da Dio.

 

[ Tratto dal libro ‘L’Agnello di Dio ben preordinato prima della fondazione del mondo a morire per i nostri peccati!’  di G. Butindaro]

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