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La caduta dalla quale il giusto non potrà mai rialzarsi

La Sapienza dice che

“il giusto cade sette volte e si rialza” (Proverbi 24:16),

ma da queste cadute è esclusa quella di cui parla lo scrittore agli Ebrei, quando, parlando dei giusti –

“quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire” (Ebrei 6:4-5) –

dice:

“se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia” (Ebrei 6:6).

Perché il giusto non si potrà giammai rialzare da questa caduta? Perché si è tirato indietro a sua perdizione, ha commesso il peccato che mena a morte (cfr. 1 Giovanni 5:16-17). Come dice infatti Dio:

“Il mio giusto vivrà per fede; e se si trae indietro, l’anima mia non lo gradisce” (Ebrei 10:38).

Badiamo a noi stessi, dunque, fratelli. Poiché è scritto che

“siam diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniam ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio” (Ebrei 3:14),

e che siamo la casa di Dio “se riteniam ferma sino alla fine la nostra franchezza e il vanto della nostra speranza” (Ebrei 3:6).

Non tiriamoci indietro come fanno taluni, a loro perdizione, ma serbiamo la fede per salvare l’anima nostra (cfr. Ebrei 10:39).

Ricordatevi che quei giusti che si tirano indietro diventano increduli, per cui il loro nome viene cancellato dal libro della vita e “la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:8). Temiamo Dio.

Giacinto Butindaro

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