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L’omicidio

E’ scritto nella legge: “Non uccidere” (Es. 20:13), per cui noi non dobbiamo togliere la vita al nostro prossimo. Non facciamo come Caino che era dal maligno – dice Giovanni – e uccise suo fratello, e perché l’uccise? “Perché le sue opere erano malvage, e quelle del suo fratello erano giuste” (1 Giov. 3:12). Sotto la grazia però commette omicidio anche chi odia il suo fratello dice infatti Giovanni: “Chiunque odia il suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida ha la vita eterna dimorante in se stesso” (1 Giov. 3:15). E questo perché la legge di Cristo è più severa di quella di Mosè: Gesù disse infatti ai suoi discepoli: “Voi avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere, e Chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale; ma io vi dico: Chiunque s’adira contro al suo fratello, sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto al suo fratello ‘raca’, sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli avrà detto ‘pazzo’, sarà condannato alla geenna del fuoco” (Matt. 5:21-22). Stando così le cose fratelli, badiamo a noi stessi affinché non penetri in noi dell’odio verso un fratello o anche verso una persona del mondo. Amiamoci gli uni gli altri di cuore, intensamente, perché l’amore copre moltitudine di peccati (cfr. 1 Piet. 4:8). Se un fratello pecca contro di noi riprendiamolo pure (con amore), con la speranza che si ravveda, ma non mettiamoci ad odiarlo. Come dice bene la legge: “Non odierai il tuo fratello in cuor tuo, riprendi pure il tuo prossimo, ma non ti caricare d’un peccato a cagion di lui” (Lev. 19:17). Se invece chi ci ha fatto torto è un peccatore sopportiamolo con pazienza, continuando ad amarlo poiché è scritto di amare i nostri nemici e di fare del bene a quelli che ci odiano (cfr. Luca 6:27).

Tra le dodici tribù della dispersione a cui scrisse Giacomo c’erano credenti che uccidevano e Giacomo li chiamò peccatori e li esortò a nettare le loro mani e a umiliarsi davanti a Dio (cfr. Giac. 4:2,8-10). Pietro ci esorta affinché nessuno di noi patisca come omicida (cfr. 1 Piet. 4:15).

Fratelli, la via dell’omicida mena alla fossa infatti è scritto: “L’uomo su cui pesa un omicidio, fuggirà fino alla fossa; nessuno lo fermi” (Prov. 28:17). Dio ha in abominio “le mani che spandono sangue innocente” (Prov. 6:17) e in molti casi fa uccidere chi uccide secondo che è scritto: “Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo, perché Dio ha fatto l’uomo a immagine sua” (Gen. 9:6). L’adempimento di queste parole è sotto gli occhi di tutti: negli ambienti malavitosi chi uccide spesso viene a sua volta ucciso. “Come hai fatto, così ti sarà fatto” (Abdia 15), continua a dire Dio agli empi. Coloro dunque che uccidono si espongono alla morte ed infatti la sapienza nell’esortarci a non dare retta ai peccatori quando essi ci diranno ‘Vieni con noi mettiamoci in agguato per uccidere…’ ci dice: “… non t’incamminare con essi; trattieni il tuo piè lungi dal loro sentiero; poiché i loro piedi corrono al male ed essi s’affrettano a spargere il sangue… costoro pongono agguati al loro proprio sangue, e tendono insidie alla stessa loro vita” (Prov. 1:15-16,18).

Gli omicidi non erediteranno il regno di Dio infatti saranno scaraventati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo (cfr. Ap. 21:8).

Insegnamento tratto dal sito curato da Giacinto Butindaro e Illuminato Butindaro

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