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L’omosessualità è peccato!

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Gli omosessuali violano la legge, in quanto è scritto:

“Chi fa il peccato commette una violazione della legge; e il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4).

La legge che violano è la legge che il solo vero Dio ha dato sul monte Horeb, infatti il comandamento che essi violano è scritto in questa legge, secondo che è scritto:

“Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22).

E la legge è santa, e il comandamento è santo e giusto e buono (cfr. Romani 7:12), perché l’Iddio che l’ha dato è santo e giusto e buono. E quindi se Dio ha dato questo comandamento al suo popolo vuol dire che l’omosessualità è contro la sana dottrina di Dio (cfr. 1 Timoteo 1:8-11).

Gli omosessuali sono schiavi del peccato, in quanto Gesù ha detto che “chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34), e quindi se sono schiavi, ciò vuol dire che hanno bisogno di essere affrancati dal peccato di cui sono schiavi. E questo affrancamento avviene soltanto quando uno crede nel Signore Gesù Cristo, secondo che dice Paolo ai santi di Roma: “Ma sia ringraziato Iddio che eravate bensì servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d’insegnamento che v’è stato trasmesso; ed essendo stati affrancati dal peccato, siete divenuti servi della giustizia” (Romani 6:17-18). E quindi, siccome che la salvezza dal peccato è possibile ottenerla solo per mezzo di Gesù Cristo, perché “in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12), nel parlare della schiavitù dal peccato sotto cui si trovano gli omosessuali occorre parlare della salvezza dal peccato provveduta da Cristo Gesù mediante la sua morte sulla croce, e quindi occorre parlare della liberazione dal peccato che Gesù ci ha provveduto con il suo sangue sulla croce, secondo che è scritto che Gesù “ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue” (Apocalisse 1:5)

Gli omosessuali sono anche debitori nei confronti di Dio, perché hanno violato la Sua legge, secondo che dice la Sapienza: “Chi sprezza la parola si costituisce, di fronte ad essa, debitore” (Proverbi 13:13). Ed essi possono ottenere la remissione di questo loro debito (o peccato) soltanto credendo in Gesù Cristo, secondo che è scritto: “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43). E siccome la remissione dei peccati è possibile grazie allo spargimento del sangue di Cristo sulla croce (cfr. Matteo 26:28), ciò mette in risalto ed esalta la potenza purificatrice del sangue di Cristo (cfr. Ebrei 9:14).

Gli omosessuali sono dal diavolo, in quanto è scritto che “chi commette il peccato è dal diavolo, perché il diavolo pecca dal principio” (1 Giovanni 3:8), e quindi non sono da Dio, in quanto “chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme d’Esso dimora in lui; e non può peccare perché è nato da Dio” (1 Giovanni 3:9). Essi dunque essendo sotto la potestà di Satana devono convertirsi a Dio, e la conversione implica l’abbandono del loro peccato, secondo che è scritto: “Lasci l’empio la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri: e si converta all’Eterno che avrà pietà di lui, e al nostro Dio ch’è largo nel perdonare” (Isaia 55:7).

Secondo il giudizio di Dio gli omosessuali sono meritevoli di morte, secondo che Paolo dice ai Romani che “secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte” (Romani 1:32), infatti la legge che essi violano prevedeva la pena di morte per la violazione di questo ordine di Dio, secondo che è scritto: “Se uno ha con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; dovranno esser messi a morte; il loro sangue ricadrà su loro” (Levitico 20:13). Quindi, visto che c’è un giudizio di morte espresso da Dio nei loro confronti, questo mostra la gravità di questo peccato. E che essi sono meritevoli del giudizio di Dio, l’apostolo Paolo lo conferma quando dice ai Romani che “Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura; e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento” (Romani 1:26-27). Per cui parlare del peccato degli omosessuali comporta anche parlare del giusto giudizio di Dio su di loro. Ed abbiamo un esempio del giudizio di Dio su di essi nel caso delle città di Sodoma e Gomorra i cui abitanti si erano abbandonati a vizi contro natura, e che furono quindi ridotte in cenere dal fuoco e dallo zolfo che Dio mandò su di esse, affinchè servissero d’esempio a quelli che in avvenire vivrebbero empiamente (cfr. 2 Pietro 2:6; Giuda 7).

Gli omosessuali non erediteranno il Regno di Dio (cfr. 1 Corinzi 6:9-10), e questo perché sono dei peccatori. Essi dunque quando muoiono, muoiono nei loro peccati, e scendono nelle fiamme dell’Ades, che è il luogo di tormento destinato alle anime dei peccatori. Quando poi essi risorgeranno nel giorno del giudizio saranno giudicati secondo le loro opere e gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è il luogo di tormento dove i peccatori saranno tormentati anima e corpo per l’eternità (cfr. Apocalisse 21:8). Quindi quando si parla del peccato dell’omosessualità occorre parlare pure della punizione eterna che Dio riserba agli omosessuali (o sodomiti).

Stando dunque così le cose, è evidente che chi proclama con ogni franchezza che l’omosessualità è peccato è pronto a spiegare cosa ciò significa, anzi lo proclama proprio per mostrare cosa comporta il fatto che l’omosessualità è peccato agli occhi di Dio e quindi trae spunto per annunciare la salvezza che è in Cristo Gesù, il Signore. In altre parole, egli non si limiterà a dire che l’omosessualità è peccato, ma anche che coloro che sono omosessuali essendo dei peccatori devono ravvedersi e credere nel Vangelo di Cristo per essere affrancati dal peccato e perdonati ed essere salvati dalla perdizione eterna.

Giacinto Butindaro

Tratto dal blog ‘Chi ha orecchie per udire, oda’ di G. Butindaro

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