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Massoneria e magistratura

massoneria-mafia-finanza-magistraturaInnanzi tutto va detto che affiliarsi alla Massoneria non è reato, in quanto la Massoneria non è tra le ‘associazioni segrete’ proibite dalla Costituzione italiana con l’articolo 18 (‘Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare’); tuttavia ‘il Consiglio Superiore della Magistratura ha affermato con chiarezza l’incompatibilità fra affiliazione massonica e l’esercizio delle funzioni di magistrato’ (http://www.legge-e-giustizia.it/), perchè ‘le caratteristiche delle logge massoniche sono quelle di «un impegno solenne di obbedienza, solidarietà, e soggezioni a principi e a persone diverse dalla legge» e determinano perciò «come conseguenza inevitabile una menomazione grave dell’immagine e del prestigio del magistrato e dell’intero ordine giudiziario»’ (‘I magistrati non possono essere massoni’, Corriere della Sera, 17 gennaio 1995, pag. 1); e secondo la Cassazione, il giudice massone può essere ricusato dall’imputato, in quanto l’appartenenza a logge preclude «di per sè l’imparzialità»’ del magistrato (La Cassazione, 5a sezione penale n° 1563 / 98), in altre parole, perchè – come ha detto il giudice Alfonso Amatucci – ‘essere iscritti alla massoneria significa vincolarsi al bene degli adepti, significa fare ad ogni costo un favore. E l’ unico modo nel quale un magistrato può fare un favore è piegandosi ad interessi individuali nell’emettere sentenze, ordinanze, avvisi di garanzia’.


Esistono allora magistrati che sono massoni? Sì. Per esempio ecco cosa si legge nell’articolo dal titolo ‘E sui magistrati massoni indagherà anche Conso’ a firma di Franco Coppola e apparso su La Repubblica il 15 luglio 1993: ‘Smentiscono, querelano, minacciano fuoco e fiamme. Ma i loro nomi sono lì, negli atti giudiziari raccolti dalle procure di Palmi e di Torino. Sono le toghe incappucciate, i magistrati sparsi per il territorio nazionale che hanno giurato fedeltà alla Costituzione e al credo massonico, qualcuno addirittura aderendo alle logge segrete, quelle espressamente vietate anche a chi non fa parte dell’ ordine giudiziario. Per ora sono usciti fuori 36 nomi, due o tre dei quali appartenenti a personaggi ormai in pensione che hanno appeso nell’armadio dei ricordi le toghe da magistrati ma forse non i grembiulini e i cappucci da massoni. E così ora di loro si occupano non più soltanto il Consiglio superiore della magistratura, che può trasferirli d’ufficio ad altra sede o ad altra funzione, ma anche il ministro della Giustizia Giovanni Conso e il procuratore generale della Cassazione Vittorio Sgroi che, come titolari dell’ azione disciplinare, possono avviare un procedimento disciplinare, le cui conseguenze potranno essere, a seconda dei casi, blande o particolarmente severe’ (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/15/sui-magistrati-massoni-indaghera-anche-conso.html)


Ma nella magistratura esistono anche avvocati, cancellieri, docenti di materie giuridiche, ufficiali giudiziari, e così via, che sono affiliati alla massoneria. Ed ovviamente tutti costoro, in virtù del loro giuramento massonico (che recita tra le altre cose: ‘…. prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria, di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato; prometto e giuro di prestare aiuto ed assistenza a tutti i Fratelli Liberi Muratori sparsi su tutta la superficie della Terra….’), devono anche loro aiutare i loro fratelli massoni, per cui è ovvio che quando un massone si troverà indagato o imputato in un processo, egli al ‘momento giusto’ riceverà una qualche forma di aiuto dai suoi fratelli che sono nella magistratura (o nella politica) che si muoveranno come sanno fare loro in questi casi.
Un esempio di inchiesta giudiziaria contro dei massoni ‘affossata’ è quello dell’inchiesta del procuratore di Palmi Agostino Cordova da lui avviata nel 1992, a cui abbiamo accennato prima, che dopo che Agostino Cordova fu trasferito-promosso alla Procura di Napoli nel 1993 e che le indagini vennero trasferite (per «incompetenza tecnica» della Procura di Palmi a occuparsi della materia) alla Procura di Roma nel giugno del 1994, rimase pressoché ferma per quasi sei anni, e poi nel dicembre 2000, il giudice per le indagini preliminari dispose l’archiviazione dell’inchiesta, nonostante fossero stati raccolti centinaia di faldoni e tantissime fonti di prova sulle attività illecite di logge italiane con decine di indagati, coinvolgenti influenti personaggi del mondo imprenditoriale, finanziario, politico e istituzionale, nonché della stessa magistratura, collusi con la ‘ndrangheta con cui avevano costituito delle vere e proprie società di affari, attraverso le quali si spartivano i proventi derivanti dagli accordi perversi del sodalizio criminale. Per capire la portata dell’inchiesta di questo coraggioso magistrato consiglio di leggere Oltre la cupola: massoneria, mafia, politica, scritto da Francesco Forgione e Paolo Mondani, pubblicato da Rizzoli Editore nel 1994.


Un esempio invece di processo in cui erano imputati dei massoni con evidenti prove di colpevolezza contro di essi, e che si è concluso con la loro assoluzione, è quello del ‘golpe Borghese’.


Il ‘golpe Borghese’ fu un colpo di Stato tentato in Italia durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e organizzato e guidato da Junio Valerio Borghese (ex comandante della X Mas nella repubblica sociale italiana, e leader dell’organizzazione neofascista Fronte nazionale), allo scopo di impedire l’accesso del Partito Comunista al governo. Il nome del colpo di stato aveva come nome in codice ‘Operazione Tora Tora’, in ricordo dell’attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. Tra i golpisti c’erano oltre che uomini dei servizi segreti e fascisti, anche massoni e mafiosi. In vista del ‘golpe Borghese’ infatti, la Massoneria aveva chiesto l’aiuto di Cosa nostra e della criminalità organizzata calabrese per averne un appoggio armato.


La sera del 7 dicembre 1970, i congiurati – in gran parte armati, e provenienti da varie regioni d’Italia – si concentrarono nei vari punti prestabiliti della Capitale. Il piano eversivo prevedeva tra le altre cose, l’uccisione del capo della polizia Angelo Vicari, e l’irruzione al Quirinale di una squadra di congiurati armati comandati da Licio Gelli (capo della loggia massonica segreta P2) per sequestrare il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Ma ecco che poco dopo la mezzanotte ai congiurati arriva improvviso il contrordine: l’azione golpista è sospesa e rinviata.


L’inchiesta giudiziaria che ne seguì non riuscirà a chiarire le circostanze dell’improvviso contrordine impartito ai congiurati. Secondo alcuni, la sospensione del golpe è da attribuire alla defezione di un importante personaggio che avrebbe reso impossibile l’attuazione dell’aspetto strategico del golpe. Secondo altri, il golpe non fu attuato, benchè avallato dagli USA, a causa dell’imprevista presenza della flotta russa nel Mediterraneo la notte tra il 7 e l’8 dicembre. Comunque il tentato golpe ci fu.
In merito al procedimento giudiziario e il processo che si tenne contro coloro che furono coinvolti nel ‘Golpe Borghese’, ecco cosa dice il senatore Sergio Flamigni, che ha fatto parte della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2: ‘Nel procedimento giudiziario scaturito dal «golpe Borghese» risulteranno coinvolti piduisti di primo piano: il generale Vito Miceli, promosso capo del Sid per intervento di Licio Gelli presso il ministro della Difesa Mario Tanassi (il cui segretario particolare, Bruno Palmiotti, e il cui fratello, Vittorio Tanassi, sono affiliati alla Loggia segreta); Giuseppe Lo Vecchio, colonnello dell’Aeronautica; Giuseppe Casero, ufficiale dell’Aeronautica; Giovanni Torrisi, ufficiale di Marina; Giovambattista Palumbo, Franco Picchiotti e Antonio Calabrese, ufficiali dei Carabinieri; Giuseppe Santovito, ufficiale dell’Esercito; il banchiere Michele Sindona; l’alto magistrato Carmelo Spagnuolo; il consigliere regionale andreottiano Filippo De Jorio (consigliere di Andreotti a Palazzo Chigi anche dopo il suo coinvolgimento nel tentato golpe). Tutti costoro risulteranno affiliati alla Loggia P2 nel gruppo Centrale, cioè in diretto collegamento con Gelli. Nella «Operazione Tora Tora» risulteranno coinvolti anche altri massoni, tra i quali: Duilio Fanali (capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, che nel tentato golpe aveva il compito di insediarsi nel ministero della Difesa e impartire ordini a tutto l’apparato militare); il costruttore romano Remo Orlandini; Sandro Saccucci (deputato nelle liste del Msi, nel 1972, per avvalersi dell’immunità parlamentare); Salvatore Drago (ufficiale medico della Polizia, fedelissimo del piduista Federico Umberto D’Amato); Gavino Matta e Tommaso Rook Adami (massoni appartenenti alla Comunione di Piazza del Gesù); Giacomo Micalizio. [….] Benchè nella «Operazione Tora Tora» abbia avuto un ruolo centrale, Licio Gelli non viene coinvolto nel processo seguito al «golpe Borghese». Il Venerabile gode infatti di particolari coperture e di ferree protezioni. Nel luglio 1974, nello studio privato del ministro della Difesa Giulio Andreotti, si tiene una riunione alla quale partecipano, oltre al ministro: il nuovo capo del Sid ammiraglio Mario Casardi il comandante dei Carabinieri generale Enrico Mino, il capo dell’ufficio D del Sid generale Gianadelio Maletti (piduista), e gli ufficiali del Sid colonnello Sandro Romagnoli e capitano Antonio Labruna (piduista). Oggetto della riunione è un dossier compilato dai Servizi sul «golpe Borghese», da inviare alla magistratura. Il dossier giunto al ministro Andreotti è già stato sottoposto a numerosi tagli; infatti il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Eugenio Henke, ha disposto la cancellazione di ogni riferimento ad alcuni collaboratori del Sid. Ma a questo punto è Andreotti che suggerisce a Maletti di «sfrondare il malloppo e di eliminare i dati non riscontrabili». Così dal rapporto scompare il nome di Gelli [….]. Il processo per il «golpe Borghese», celebrato presso il Tribunale di Roma, consentirà di accertare una serie di gravissimi fatti. Ma tutti gli imputati piduisti, anche grazie al sotterraneo attivismo di Licio Gelli, verranno assolti. [….]. I gravissimi fatti culminati nel tentato golpe della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 subiranno in fasi processuale un inopinato ridimensionamento. Benchè si sia trattato di un preciso piano eversivo sostenuto da ampi settori dei vertici militari in collegamento con gruppi armati di civili ramificati in tutto il Paese, a conoscenza dei comandi Nato e con la partecipazione di Cosa nostra e della ‘ndrangheta calabrese, nel corso dei vari gradi di giudizio il processo si risolverà in un progressivo insabbiamento, tra proscioglimenti e archiviazioni, fino alla generale assoluzione degli imputati superstiti da parte della Corte di Cassazione. [….] Le sentenze della Corte di assise di Roma del 14 novembre 1978 e della Corte di assise d’appello del 27 novembre 1984, affermando l’insussistenza del delitto di insurrezione armata, predisporranno la Corte di cassazione a trasformare il tentato golpe in un semplice «complotto di pensionati», e ad assolvere tutti gli imputati. Molti anni dopo, il giudice istruttore del Tribunale di Milano Guido Salvini scriverà infatti che «una vasta e continuativa trama golpista, corroborata sul piano probatorio anche da numerosi elementi documentati, [è stata] così ridotta ai progetti velleitari di qualche anziano Ufficiale nostalgico e di poche Guardie forestali. Certamente non è stato così». Il giudice citerà una serie di documenti e testimonianze, prove di un’ampia articolazione eversiva di forze: alti ufficiali delle Forze armate e Massoneria, P2 e servizi segreti, mafia siciliana e ‘ndrangheta calabrese, strutture clandestine di militari e civili e gruppi della destra eversiva e neofascista, con sullo sfondo i comandi della Nato’ (Sergio Flamigni, Trame Atlantiche, Kaos Edizioni, Seconda Edizione 2005, pag. 45-46, 48, 50, 53,54).

 

A conferma che anche nella magistratura si muove la mano della Massoneria vi propongo una parte di un interessante scritto dal titolo ‘«Fratellanza giuridica». I magistrati e la massoneria’ a cura di Solange Manfredi, pubblicato sul blog di Paolo Franceschetti il 20 luglio 2010, che credo renda bene l’idea di questo intreccio, che spiega il perchè certe indagini che coinvolgono massoni vengono ostacolate o affossate, e dei processi contro esponenti della massoneria finiscono con l’assoluzione degli imputati.
[….]. Quando mio padre (avvocato) morì, 15 anni fa, nella cassaforte di casa trovai, insieme al suo tesserino di affiliazione alla massoneria, centinaia di documenti massonici.
Tra questi rinvenni un piccolo libricino rilegato che riportava in copertina:
“Fratellanza Giuridica” Statuto
Appena ne lessi il contenuto rimasi sconvolta, come sconvolti sono rimasti avvocati e giudici (non massoni ovviamente) a cui l’ho mostrato.
L’esistenza di uno Statuto che, all’interno delle varie logge (e quindi tra massoni già vincolati dal giuramento di silenzio, assistenza ed aiuto reciproci e dal divieto di denunciare un fratello al Tribunale profano [ 1]), univa in una “più fraterna collaborazione” avvocati – cancellieri – docenti di materie giuridiche – dottori commercialisti – magistrati – notai – ragionieri ed ufficiali giudiziari, in altri termini tutti i tasselli “sensibili” di un Tribunale, era sconvolgente.
Un legame così stretto tra i protagonisti delle vicende giudiziarie si prestava veramente a deviazioni infinite.
Il fatto, poi, che gli elenchi di questa “Fratellanza Giuridica” fossero a disposizione dei massoni iscritti alle varie logge italiane poteva rendere ogni Tribunale raggiungibile da qualsiasi fratello in cerca di aiuto massonico.
Nessun rischio a chiedere un “aiutino”: il massone infatti ha giurato sia di aiutare sia di non denunciare mai un fratello al Tribunale profano. Non a caso ogni scandalo che ha riguardato magistrati e massoni è sempre stato originato dalla scoperta di documenti durante una perquisizione o, come in questo caso, da intercettazioni telefoniche; ma mai in nessun caso un’indagine ha avuto origine dalla denuncia di un fratello verso un altro fratello.
Se all’interno della stessa loggia, della stessa cittadina, si ritrovano regolarmente per studiare, lavorare, o altro… avvocati, cancellieri, magistrati e ufficiali giudiziari, si sa, l’occasione fa l’uomo ladro. La frequentazione, l’amicizia, ma, soprattutto, il giuramento di reciproco aiuto ed assistenza, fanno sì che in queste “logge” possa scattare la richiesta di “aiutino”. In fondo, per insabbiare un processo, per depistare, per creare confusione, basta poco: una notifica sbagliata, un fascicolo sparito, una nullità non rilevata, ecc.. piccoli errorini, idonei a deviare il corso di un processo; ma errorini per cui in Italia non si rischia assolutamente nulla.
Certo si parla di possibilità, non è detto che accada però, come già sottolineato, l’occasione fa l’uomo ladro.
Proprio per questo i magistrati ed avvocati più attenti a livello deontologico (non vi preoccupate, è una razza ormai quasi estinta) evitano le frequentazioni con avvocati almeno dello stesso foro in cui esercitano.
Il motivo di tale comportamento è chiaro (o dovrebbe esserlo) il giudizio del magistrato, per non lasciare adito ad alcun dubbio, deve essere il più possibile scevro da condizionamenti di qualunque genere.
Chi frequenta i Tribunali, invece, spesso si trova a dover costatare comportamenti ben diversi, e si può incappare in situazioni in cui avvocati e magistrati dello stesso foro dividono l’affitto di una garconier con cui andare con le rispettive amanti.
Sarà, dunque, forse un caso che più di 7 processi su dieci saltano per notifiche sbagliate? Sarà forse un caso che spesso le indagini o processi che vedono coinvolti massoni hanno un iter burrascoso con avocazioni di indagine (Why not, Toghe Lucane), trasferimenti di sede (Piazza Fontana, Golpe Sogno, Scandalo loggia P2) od altro?
Probabilmente si, non vogliamo in alcun modo pensar male anche se, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma, raramente, si sbaglia.
Trascrivo qui il contenuto dello Statuto rinvenuto tra i documenti di mio padre.
Ovviamente, e per estrema correttezza, avverto il lettore che non posso assicurare che detto statuto sia vero, ma, dati i rapporti che intratteneva mio padre (avvocato), ciò che mi aveva detto riguardo i magistrati che frequentavano regolarmente la nostra casa e il fatto di averlo rinvenuto all’interno di una cassaforte insieme a centinaia di documenti giuridici firmati da “fratelli”, mi fa propendere per il si.
Se così fosse parrebbero esistere “Fratellanze” costituite esclusivamente da magistrati, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, professori universitari, ecc.. le cui “deviazioni” potrebbero condizionare il sistema giudiziario ostacolando il corso di processi importanti.

A.G.D.G.A.D.U.
GRAN LOGGIA NAZIONALE
DEI LIBERI MURATORI D’ITALIA
“GRANDE ORIENTE D’ITALIA”
*
STATUTO
DELLA
“FRATELLANZA GIURIDICA”
(Approvato a Roma, il 21 settembre 1968)

1
La Fratellanza Giuridica è costituita da Fratelli attivi e quotalizzanti nelle rispettive Logge della Comunione italiana, appartenenti alle seguenti categorie professionali, e che ne facciano domanda: avvocati e procuratori legali –cancellieri – docenti di materie giuridiche – dottori commercialisti – magistrati – notai – ragionieri – ufficiali giudiziari.

2
La Fratellanza Giuridica ha come principali finalità: a) Dare, quando richiestane, pareri giuridici al Grande Oriente o ai vari Organi massonici, attraverso la Gran Segreteria; b) Promuovere lo studio dei problemi interessanti i vari aspetti del diritto, internazionale e nazionale, e quelli delle singole categorie iscritte alla Fratellanza; c) Consentire una più fraterna collaborazione, nell’ambito di ciascuna categoria, per l’esercizio dell’attività degli iscritti; d) Indicare nominativi di difensori d’ufficio, se richiestane dai Tribunali massonici; e) Curare la raccolta della giurisprudenza delle decisioni degli organi giudiziari massonici, anche comparata con l’opera giudiziaria delle altre Comunioni regolari; f) Studiare ed approfondire ogni altra questione attinente all’esercizio professionale degli iscritti, nel rispetto delle leggi e delle tradizioni massoniche.

3
La Fratellanza Giuridica ha sede presso il suo Presidente effettivo.
Essa può essere sciolta in qualunque momento, o per decisione del Gran Maestro, previo il parere favorevole del Consiglio dell’Ordine, o per decisione dell’Assemblea degli iscritti.
Le elezioni e le decisioni dei vari Organi della Fratellanza Giuridica sono valide a maggioranza semplice ed impegnano anche gli assenti e, per il caso di scioglimento, con il voto favorevole di almeno due terzi degli iscritti.
Le cariche non sono rinunciabili ed impegnano gli eletti sino a quando non siano accettate eventuali loro dimissioni, da inoltrarsi al Consiglio Direttivo.

4
Sono Organi della Fratellanza Giuridica:
a) L’Assemblea degli iscritti;
b) Il Consiglio Direttivo;
c) L’Ufficio di Presidenza;
d) Ufficio di Segreteria e Tesoreria.

5
L’Assemblea degli iscritti è convocata dall’Ufficio di presidenza almeno una volta l’anno, entro il 31 marzo, o quando appaia opportuno, ovvero quando gliene faccia richiesta la maggioranza semplice del Consiglio Direttivo oppure almeno un quinto degli iscritti.
Alla Assemblea sono demandate tutte le decisioni comunque riguardanti la Fratellanza Giuridica, anche nelle materie di spettanza dei singoli Organi.

6
Il Consiglio Direttivo è composto dai Delegati circoscrizionali, che durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
I Delegati circoscrizionali vengono eletti, anche mediante schede inviate per posta, dagli iscritti alla Fratellanza Giuridica, nell’ambito delle circoscrizioni regionali massoniche.
Il Consiglio Direttivo si riunisce per convocazione dell’Ufficio di Presidenza, almeno due volte l’anno, ovvero quando ne faccia richiesta, allo stesso Ufficio di Presidenza, almeno un terzo dei suoi membri.

7
Le riunioni del Consiglio Direttivo sono valide con la presenza di almeno la metà dei suoi componenti. In caso di parità di voti prevale quello del presidente.

8
Ciascun delegato circoscrizionale deve promuovere riunioni di iscritti, iniziative e attività varie, nell’ambito della propria circoscrizione, in armonia con le leggi massoniche, con le finalità della Fratellanza Giuridica, con le deliberazioni dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo.

9
L’Ufficio di Presidenza è composto:
a) Dal Gran Maestro;
b) Dal presidente effettivo, che viene eletto dal Consiglio Direttivo;
c) Da un Vice-Presidente.
Al Presidente effettivo (o, in caso di suo impedimento o assenza, al Vice-Presidente) spettano la rappresentanza, la direzione, le decisioni di ordinaria amministrazione della Fratellanza Giuridica.

10
L’Ufficio di Segreteria è composto:
a) Dal Gran Segretario;
b) Da un Segretario o da un Vice-Segretario, nominati dal Consiglio Direttivo, ai quali spetta la tenuta degli schedari, dei verbali, della corrispondenza della Fratellanza Giuridica. L’Ufficio di Segreteria effettua il controllo annuale della regolare appartenenza alle Logge della Comunione di tutti gli iscritti della Fratellanza.
Il Segretario o il Vice-Segretario possono essere eletti anche al difuori del Consiglio Direttivo, nel qualcaso vi partecipano senza diritto di voto.

11
Il Tesoriere è nominato da Presidente effettivo, anche non fra i Delegati circoscrizionali, nel qual caso partecipa al Consiglio Direttivo senza diritto di voto.
Il Tesoriere cura l’amministrazione, la contabilità, la riscossione delle quote e degli eventuali contributi volontari, e quant’altro attiene alla economia della Fratellanza Giuridica.
Il Tesoriere redige, entro il 31 dicembre di ciascun anno il bilancio consuntivo degli incassi e delle spese, ed un bilancio preventivo per l’anno successivo, da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea.

12
Per far fronte alle spese di organizzazione e funzionamento della Fratellanza Giuridica, tutti gli iscritti devono versare una quota annuale.

13
Entro il 31 maggio di ciascun anno il Consiglio Direttivo:
a) Predispone ed approva bilanci consuntivi e preventivi redatti dal Tesoriere da sottoporre all’Assemblea;
b) Fissa l’ammontare della quota annuale obbligatoria a carico degli iscritti;
c) Redige una relazione morale sull’attività compiuta nell’anno precedente che, se approvata dall’Assemblea, viene inviata alla Gran Maestranza;
d) Delibera la destinazione delle somme pervenute per contributi volontari dai vari iscritti.

14
Ogni notizia relativa agli elenchi degli iscritti potrà essere chiesta e fornita dai rispettivi Delegati circoscrizionali, a ciascuno dei quali tali elenchi verranno consegnati, ovvero, in mancanza, dall’Ufficio di Segreteria.

15
Il presente Statuto potrà essere modificato con delibera di almeno un terzo degli iscritti, i Assemblea.

16
E’ demandata al Consiglio Direttivo la formulazione del regolamento di attuazione del presente Statuto.

Note:
[1] Come rivela una sentenza a sezioni unite del Tribunale massonico del 28/X/1978, per il principio n. 1 Cap. IV degli Antichi Doveri” il massone anche se a conoscenza di un reato non può neanche minacciare di denunciare un fratello a quello che viene definito “Tribunale Profano”, ovvero l’organo giudiziario previsto dalla Costituzione italiana, pena l’immediata espulsione dalla loggia.
Da: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2010/07/fratellanza-giuridica-imagistrati-e-la.html

Peraltro, vorrei anche dire che quando un magistrato (o un politico e così via) afferma: «La massoneria? Io l’ho lasciata da tempo…», e non prova in alcuna maniera questa sua affermazione, quello che intende dire è che in effetti lui non ha lasciato la Massoneria, ma soltanto che si è messo ‘in sonno’, che nel linguaggio massonico significa che un massone ha deciso per sue esigenze personali di autosospendersi dai lavori rituali e dalla vita dell’ordine, ma egli rimane a tutti gli effetti un massone obbligato ad osservare il giuramento massonico, pena gravissime conseguenze per la sua vita; e questa sua condizione di ‘dormiente’ è revocabile in qualsiasi momento e quando uscirà dal suo stato di ‘sonno’ i suoi fratelli massoni faranno festa.

 

Tratto dal libro “La massoneria smascherata” di G. Butindaro

 

6 Comments

  1. HO VISTO VELOCEMENTE,.. MA ESISTE UN ALGORITMO DI RICERCA PER VEDERE SE,..IMMESSO IL NOME DI UN MAGISTRATO,.. CI DICE SE E’ ISRITTO O NO ALLA MASSONERIA ?? OPPURE ESISTONO ELENCHI CONSULTABILI ??? IL CSM PONE UN PROBLEMA GRAVE,.E QUINDI I CITTADINI DEVONO ASSOLUTAMENTE SAPERE SE LE LORO RAGIONI E DIRITTI HANNO A CHE FARE CON UN MAGISTRATO MASSONE,.. FATTO IN CONTRASTO CON LE INDICAZIONI DEL CSM ???
    CHIEDIAMO UNA COMMISSONE D’INCHIESTA SU QUESTI FATTI GRAVISSIMI E LESIVI DELLA COSTITUZIONE,.. IN COERENZA CON IL CSM !!!

    • Giancarlo, non saprei dirti se esiste una tale cosa o se esistono degli elenchi consultabili. Penso non esistano.

  2. ESSERE MASSONI NON E’ UN REATO MA E’ CERTAMENTE UN’ONTA CHE NON SI PUO’ ELIMINARE.
    UNA VERGOGNA DI CUI SI PORTERA’ IL MARCHIO PER TUTTO IL RESTO DELLA VITA

  3. Ho fatto la schiava in uno studio legale, in cui ero stata presa per via delle mie cinque lauree, e sette giorni su sette portavo avanti lo studio, ovviamente tutto ciò che scrivevo veniva firmato dal dominus, che era al mare mentre io lavoravo. Ma non mi dava fastidio, dato l’amore per il mio lavoro. Dopo due anni sono andata via, perché almeno mi pareva giusto un minimo compenso per tutto ciò, 500 euro al mese, che i primi mesi sono arrivati e poi no. Quando ho richiesto quello che mi spettava, mille euro in tutto, sono stata davanti ad altri minacciata, se non la smettevo di chiedere soldi sarei stata da lui rovinata, alludendo al fatto che, essendo massone, poteva far tutto, ed in effetti si è recato alla procura della Repubblica, a detta sua, e all’ordine degli avvocati, raccontando ai suoi amici non si sa che. Ora mi chiedo, che dovrei fare? Devo chinare il capo? Esiste qualcuno che se la sente di aiutarmi o i normali perdono in partenza?

    • Francesca c’è solo Uno che ti può aiutare e il Suo nome è Gesù. Questo mondo e il sistema che lo governa è dominato da Satana e dai suoi servitori, fra i quali i massoni, i quali nonostante parlano di giustizia, tranguggiano iniquità. Piega le tue ginocchia davanti a DIO e spera nella Sua giustizia. Non sarai delusa.

    • Gentilissimi,

      sono un “libero professionista” mancato, ossia un soggetto con appropriati studi tecnici, con iscrizione ad albo professionale, con notevoli specializzazioni, che per libero pensiero non si è confinato nel piano del Compasso (Massoneria), ovvero in un angolo di apertura che può essere anche ottuso.
      Il risultato del voler restare un libero pensatore è stato quello essere stato di fatto estromesso dal mercato del lavoro e di riuscire a sopravvivere solo grazie ad un pò di risorse lasciatemi dai miei cari estinti.

      Comunque la cosa più grave è che nell’ambito della libera professione diverse ragazze accettano di buon grado “compromessi di letto” con “Illuminati” affermati, nella maggioranza dei casi brutti e molto più vecchi di loro, convinte che questa sia la dovuta prassi per entrare in Massoneria e gioco-forza affermarsi, odiandomi per il fatto che cerco di mettere in luce certi misfatti.
      In virtù delle mie esperienze personali sopra introdotte ho cominciato a scrivere un libro che purtroppo sarà censurato dal “potere illuminato”:
      Prima parte di:
      “STORIA DI UN PROFANO CHE OSÒ SOGNARE UN MONDO SENZA LOGGE”
      In un piccolo paese a confine con la parte nord della Maremma passò la sua infanzia, trascorse la sua adolescenza e parte dell’età adulta un soggetto cui alla nascita furono assegnati due nomi, chiamato con disprezzo dai suoi “concittadini” con il nome di un noto esploratore, in parte per la sua predisposizione a viaggi e studi di carattere tecnico-scientifico e soprattutto per sfottò, consuetudine che caratterizza l’ignoranza popolare, in particolare in Toscana.
      Fin dall’infanzia il soggetto in questione era dedito ad esperimenti di vario genere, di chimica, di fisica, di elettrologia etc., fatto che gli valse un appellativo simile a quello di Dr. Jekyll.
      Eppure costui in un altro contesto sociale avrebbe potuto essere apprezzato per il suo eclettismo.
      Ma proseguiamo.
      Il signorino bi-nome era nato da padre proveniente da famiglia benestante e madre di famiglia povera, quindi, soprattutto nel periodo dell’infanzia, visse le tristi esperienze dei contrasti familiari che tale differenza di estrazione generò.
      Le predette esperienze svilupparono nell’infante una notevole sensibilità ed una profondità di analisi, cui però fece da equilibrio un indurimento del carattere con parziale perdita di sentimenti sia verso il mondo strettamente circostante che verso il mondo esterno.
      Il “signorino” ebbe comunque la non comune fortuna di essere fermamente educato da una madre, “maestra per caso” per molto tempo prima di passare di ruolo, e da una signora che aveva sposato in seconde nozze suo nonno, di seguito denominata “zia maestra.”
      La “zia maestra” era di estrazione cattolico-borghese, ossia apparteneva ad una di quelle famiglie definite da un leader politico dei tempi nostri catto-comuniste, e vantava tra i parenti più stretti illustri professionisti, quali medici, Giudici, bancari, etc., molti dei quali, come appurato in seguito, erano in primis “Grandi Illuminati” (esponenti di vario grado di svariate logge).
      Tuttavia il “piccolo studioso” non era ancora in grado di capire chi fossero in verità i soggetti con cui andava interagendo, benché avesse già da tempo avuto modo di “apprezzare” tra tante doti, il bigottismo della zia maestra e della sua “famiglia”, sicuramente fatti loro e ben lungi dall’essere “cosa” mia, vostra o nostra.
      Nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza il ragazzo bi-nome attraversò momenti critici e durante la sua crisi esistenziale frequentò “sconvenienti personaggi”, fino a quando “qualcuno” gioì nel cogliere l’occasione per intaccare duramente la sua immagine e quella dei suoi cari.
      Seguirono molte difficoltà, ma il ragazzo bi-nome le superò, seppur perseguitato dall’astio di “coloro”, che per fortuna “potevano” meno di suo padre anch’egli forse in parte “illuminato, ma ancora Grande Uomo.
      Tuttavia gli ignoranti sparlarono ed i “Grandi Illuminati” poterono in qualche modo giustificare l’estromissione del “signorino” dai “posti di prestigio”, all’insegna del loro “altruismo” e della loro “filantropia”.
      Intanto gli anni passavano, il “signorino” si apprestava a diventare uomo e la sua rabbia cresceva di fronte all’ipocrisia ed all’ostentato perbenismo di quei “raggruppamenti propensi a far del bene”.
      La rabbia del ragazzo bi-nome raggiungeva l’apice ogni volta che, cercando di proporsi in ambienti di alto profilo a lui certamente consoni, veniva rifiutato, in quanto, secondo “elevati pensieri”, per sua ricchezza familiare aveva certamente meno bisogno di altri.
      Cominciò così a prendere forma un’emarginazione pilotata che costrinse il ragazzo di provincia ad andare alla ricerca di città dove contano i fatti e non le illazioni, permettendogli di farsi apprezzare altrove sotto il profilo tecnico.
      Purtroppo, “per caso” o “per sfortuna” vi fu qualcuno che cercò con forte coercizione ed altri ostacoli di distruggere quella immagine, corrispondente al vero, che il “signorino” aveva cercato di far conoscere fuori provincia;
      quindi il ragazzo bi-nome tornò di nuovo nell’ombra e si ripresentò quella situazione kafkiana, orma così “fedele compagna” della sua vita, che lo indusse a rinunciare per sempre a cercare un altra donna per sposarsi.
      Passarono altri anni vissuti nella provincia di origine, tra l’incertezza dell’oggi ed il buio del poi, con il risentimento di una madre che il giorno del concepimento del figlio avrebbe fatto meglio ad andare al cinema e l’ottimismo di un Grande Padre, che, come il nonno, riteneva un dono di Dio quelle capacità tecnico-professionali che il figlio andava via via acquisendo.
      Ma il tempo fu tiranno e nel momento in cui il nonno apprezzò senza limiti il nipote ed il padre riscoprì il proprio figlio, il nonno impazzì ed il padre morì;
      si profilò in seguito uno scenario che fece rivoltare nella tomba il vate Giovanni Verga per il rimpianto di non poter presenziare a momenti della vita del “signorino” che gli avrebbero permesso di superare in verità il successo delle due novelle “I Malavoglia e “Rosso Mal Pelo”.
      Dopo la morte del padre del “signorino” la zia maestra mostrò la sua natura di donna profondamente altruista e filantropa, avanzando pieni diritti sulle proprietà del nonno del “signorino”, proponendosi quale “degna” tutrice di tali beni, supportata in tale opera di bene da suoi congiunti “Illuminati” e “Bravi”, termine di etimologia incerta, probabilmente manzoniana.
      Ma il ragazzo bi-nome, oltre ad avere un fratello adeguatamente opportunista aveva anche una madre Guerriera, che benché minuta era capace di intimorire la ricca armata di “Illuminati”, difendendo gli interessi dei suoi cari in modo cavalleresco, con la spada e con i denti, anche se finti, dato che portava la dentiera.
      Iniziò così una serie di battaglie tra il legale ed il reale, che sembravano decretare vittoriosa quella zia che si era sempre proclamata indegna dei beni del nonno del “signorino”, rinnegando dopo la morte del di lui padre quanto detto e promesso.
      Furono tempi duri ed i legali dei nipoti abiatici, sicuramente altrettanto “Illuminati”, a contatto con la “maestra zia” ed i suoi “luminosissimi congiunti”, perdevano la brillantezza dello spirito ed ancor peggio il lume di intelletto, dando l’impressione di essere banderuole tra le righe e sulle carte.
      Addirittura, durante un incontro-scontro presso un foro di rito, un avvocato che avrebbe dovuto presentarsi al “signorino” ed ai suoi cari, quale sostituto del loro legale ammalato, si scordò di farlo e fu così all’altezza di rappresentarli, che tacque durante tutta l’udienza;
      occorre dire a sua discolpa che in quella sede, dopo la prima “riflessione”, secondo equità, di un Giudice imparziale, scese da una scala, forse “a chiocciola” e forse “illuminata”, con analogia ad un Vecchio Tempio (Tempio di Salomone), il Procuratore Capo dei Capi con l’intenzione ed il risultato di piegare la Giustizia al suo volere.
      In quella occasione il ragazzo bi-nome non poté fare a meno di guardare le coordinate del suo GPS, ritenendo, forse per un buco temporale di essere finito nel profondo Sud della penisola, dove certi soggetti, forse per impedire agli “Illuminati” di appropriarsi di tutto, hanno creato l’etichetta “cosa nostra”.
      Purtroppo non vi era stata alcuna trasposizione spazio-temporale e nella mente del “signorino” cominciò ad aleggiare il sospetto che esistesse qualcos’altro di altrettanto terribile, oltre alle mafie conosciute e che quel qualcosa, al di sopra di ogni sospetto e per questo più efficace e pericoloso, serpeggiasse tra i Palazzi dello Stato: La massoneria!
      Seguirono molteplici sconfitte con considerevoli perdite (economiche) e la guerra pareva ormai perduta, con il fratello del “signorino”, in poltrona a riposarsi, pronto a stringere patti con i “Bravi nemici” e la di lui madre cosparsa di lacrime che si accingeva a deporre la spada e lo scudo, non per resa, ma per la spossatezza che le impediva di brandirli ancora.
      A quel punto il ragazzo bi-nome sentì scorrere nelle sue vene la Forza del nonno e la Grandezza del padre, si improvvisò guerriero e corse da una cara impiegata del foro, probabilmente veramente illuminata, che lo introdusse al cospetto di un uomo burbero, che pareva più matto che legale.
      Eppure costui che suscitava nel “signorino” ed i sui cari scarsa fiducia e molto timore, non fu minimamente scalfito dalla “Luce” dei congiunti della “maestra zia”, che parvero mero pulviscolo di fronte ad un sole che splendeva e splende ancora con elevatissima energia, fortemente al di sopra di ogni loggia.
      Per un po’ fu la quiete;
      ma ben presto ricominciò a tuonare
      Dopo essersi leccati le ferite i “Grandi Illuminati” che facevano quadrato attorno alla “maestra zia” cominciarono a “farsi valere”, come si conviene agli affiliati di quelle appartenenze, per consuetudine definite “obbedienze”.
      Così cominciò un “accorato” interessamento nei confronti del ragazzo bi-nome e dei suoi cari da parte di enti locali e dello Stato, ed in particolare di un Agenzia che dovrebbe avere “a cuore”, indistintamente, la situazione economico-finanziaria di tutti i cittadini.
      Tuttavia il “signorino” ed i suoi cari furono “gli eletti” di quella Agenzia che provvide ad osservarli attentamente da vicino ed a poco o niente valse ricorrere a notai, tecnici legali e commerciali, in quanto anche in un pagliaio può nascondersi uno spillo;
      in ogni carta gli assidui Agenti trovarono un cavillo e poiché, come dice un vecchio detto, “tra gli articoli di Legge non vi è il permesso di ignorare”, fu tempo di pagare.
      Purtroppo l’orologio degli uffici che dovevano riscuotere si fermò e così “qualcuno”, a torto od a ragione, pensò di imitare un vecchio film, “La Storia Infinita”, cambiando trama e soprattutto attori, dando rilevanza al “signorino” ed ai suoi cari.
      Ma negli uffici sopra esposti orbitava un galant’uomo che pareva avulso dal contesto;
      costui, constati gli accadimenti, ritenuti sufficienti i pagamenti, ritenne opportuno di cambiare l’ora e decise che fosse quella di farla finita.
      Per molto tempo il “signorino” ed i suoi cari vissero in pace e contenti.
      Ma la madre del ragazzo bi-nome, dopo aver visto per vari anni il figlio “signorino” vivere una sorta di “pensione priva di stipendio”, cominciò giustamente a batter piedi affinché il figlio provvedesse a collocarsi in qualche dove.
      Anche se non si dovrebbe dire, quella madre Gran Guerriera, non capiva:
      se prima era difficile che si aprisse qualche porta, ora che si era compiuto “cotanto affronto” nei confronti di “Chi del Potere acquisito, forse non meritato, fa libero arbitrio” (altro termine per definire i “Grandi Illuminati”), sarebbe stato impossibile persino intravedere uno spiraglio.
      Essendo precluse le altre vie il “signorino”, pensò di ritornare su quegli antichi passi, che il nonno ormai estinto gli aveva più volte consigliato e che lui non intraprese, non per timore, come era sembrato, ma per “tecnico impedimento”.
      Messi in moto vari meccanismi, emersero, “casualmente”, attestazioni “gelosamente custodite” presso un Ente dello Stato, capaci di render nullo quell’impedimento.
      Che “destino beffardo”, considerato che in un’epoca ormai remota, il nonno ed il padre del “signorino” avrebbero potuto supportarlo nella sua impresa, arginando con la forza di chi ama, la prepotenza di Esseri più o meno Illuminati” ai quali ogni inchino par dovuto.
      Ma la vita continua!?
      Ricomincia dunque l’avventura con il “signorino” imprenditore, ma soprattutto tecnico di valore che qualcuno, anche tra gli “Illuminati”, non poté fare a meno di apprezzare.
      Purtroppo un giorno il “signorino” intravide tra le soglie di un palazzo comunale un pentolaio che con fare tecnico sembrava svolgere un’opera che, per legge, non gli avrebbe dovuto essere familiare;
      Ricco di carattere, il ragazzo bi-nome cominciò a destra e manca a chiedere lumi.
      Si alternarono in risposte articolate vari “Illuminati”, che grazie al loro “spirito elevato”, erano certi di aver la meglio sul misero “profano”, (termine per indicare chi purtroppo o per fortuna è fuori da ogni Tempio), il quale, dopo un primo stordimento, ripensò un attimo al passato e perse il lume della ragione.
      Iniziò così un’altra battaglia contro “forze occulte”, (termine analogo a “Grandi Illuminati”), che aderivano al Comune e contro un tecnico sedicente, in primis pentolaio, che ancor oggi non è dato di sapere se nel lavoro luccica di suo od è anch’egli “Illuminato”.
      Rinacque la cultura in un piccolo paese, rinvigorita da scambi epistolari tra un Comune ed il “signorino”, che, coinvolse per lecito interesse, anche quel legale che, come detto in precedenza, di sole aveva avuto sembianza e consistenza.
      Tuttavia la madre del ragazzo bi-nome, fin qui Attiva Guerriera, forse defessa ed obnubilata dai trascorsi, consigliò la tregua.
      E fu la fine per il capace “signorino” imprenditore, in primis tecnico, dall’impianto ad il motore, passando per il televisore.
      Ritenendo, forse con ragione, che qualche male fosse stato fatto, vari personaggi che qualcosa avevano in Comune, tentarono di “arrampicarsi d’ogni dove, graffiando vari specchi”;
      ma come in genere si dice, ogni “Illuminato” ama suo “Fratello” e tra una Camera ed uno Studio Commerciale, il bravo pentolaio trovò il modo di “elevarsi” a “tecnico speciale”, cui ogni opera fu concessa, dal filo al lampadario e persino l’impianto del vivaio.
      Poté così mostrarsi in piena luce il “matrimonio” tra il Comune ed il pentolaio.
      Ciò convinse taluni “Illuminati” che era tempo di riscossa e che al “signorino”, già umiliato pur nel pieno di ragione, qualche torto ancora era da fare.
      Fu così che in un periodo di ferie si recarono alla casa del ragazzo bi-nome e dei suoi cari due Agenti di Foresta che, forse caldamente invitati da “Bravi Illuminati”, con parola ben forbita, accusarono suo fratello di un misfatto ancora da appurare.
      Il “signorino”, per senso di Legge e di Giustizia chiese ai due agenti di mostrare il lecito permesso per entrare e controllare, ma a niente valse il domandare e nella sua casa si trovò i due a comandare.
      Preso dalla rabbia il ragazzo bi-nome provò a chiamare il gran legale che tanto per lui ed i suoi cari aveva saputo fare, ma in sua assenza, del consiglio di un altro si dovette accontentare.
      Passarono ore ed al momento di rinunciare le guardie fecero promessa al “signorino” che avrebbe pagato per il suo fervente rimostrare e cosa che solo certi “Illuminati” sanno fare, si costruì un castello di bugie per raggiungere lo scopo.
      Ma giunse l’indomani e con l’intervento del gran legale emersero le menzogne e le versioni delle guardie finirono per vacillare.
      L’incubo pareva terminato, ma per gli “Illuminati” il “momento di rivalsa” era appena cominciato.
      In un giorno fortunato in cui il lavoro non era mancato, il “signorino” imprenditore, nell’apprestarsi ad andare via, dimenticò sul bordo di una strada i suoi attrezzi di mestiere in una semplice valigia;
      trascorsi imprecisabili minuti si recò a casa del medesimo ragazzo un “Grande Illuminato”, che aveva proceduto contromano con la sua bella autovettura, per condurre in tale luogo due gendarmi, con in mano “notevoli elementi” per arrestare un “terrorista”.
      Tutto il Paese era in allarme, grandi aree erano state recintate e controllate da tre, o forse quattro pattuglie armate ed intanto qualcuno parlava di elicotteri di artificieri che stavano per arrivare;
      ma quanto stupore nel constatare che in quella fatidica valigia vi era solo attrezzatura per lavorare.
      Tuttavia i gendarmi non si potevano scusare e preferirono informare che sui bordi di una strada una valigia non si deve mai scordare;
      d’altronde il “Grande Illuminato”, sicuramente necessario “per indicare la via” ai suoi seguaci non si poteva denunciare per il falso allarme che era andato a procurare, tante volte qualche Giudice, non “Illuminato”, lo avesse fatto condannare.
      Ed ancora quanta rabbia pervase il “signorino” che avrebbe voluto nuovamente ricorrere al suo caro legale per chiedere Giustizia e per far sì che anche per gli “Intoccabili”, per gli “Illuminati”, od altri termini che preferite per definire chi è di loggia, giungesse l’ora di pagare.
      Ma la madre del ragazzo bi-nome, sentendo le sue forze venir meno e temendo di non riuscire a contenere ben più gravi ritorsioni, memore di un antico poeta, consigliò: “non ti curar di loro, ma guarda e passa!”
      Per il trambusto, forse “per caso”, o forse per gentile intercessione di “Chi nella Luce trova il vero della vita”, (altro termine per definire i “Grandi Illuminati”), la già nota Agenzia mal sopita si risvegliò.
      Fu così che in un’estrazione il “signorino” fu di nuovo vincitore, premesso però il fatto che non c’era da incassare, ma di nuovo da pagare.
      Forse non tutti sanno che in quell’Agenzia si fanno vari studi e fu quindi “per caso” che si prestò interesse al “signorino” ed in special modo al suo settore.
      Convinto di far valere le sue valide ragioni, il ragazzo bi-nome si recò presso quegli Uffici, dove Agenti forti di Diritto, forse in preda ad attimi di “Luce” gli imposero un dovere che se la verità ha una qualsiasi valenza, a lui di certo non era di spettanza.
      Stretto nelle spalle e dal suo ente commerciale vivamente consigliato il ragazzo bi-nome subì con rabbia il gran sopruso, dietro vaga promessa che nel futuro gli sarebbe stato risparmiato un altro abuso.
      Egli volle tuttavia comunicare al Mondo, per iscritto, quanto a lui accaduto, affinché “Qualcuno in Alto” riuscisse almeno a sentire e si adoperasse in altro modo per scovare quell’evasore, le più volte “Illuminato”, che tanto guadagna nel lavoro e si rallegra nel pagare solo per far quadrare lo studio di settore.
      Nel frattempo il “signorino”, conscio che il tempo della sua impresa era finito, si era impegnato in studio e formazione, per rendere intellettuale la sua nuova professione.
      Nella sua “profana ingenuità” il ragazzo bi-nome pensava di potere, con indigestione di cultura, assurgere a “nuova vita” e godere di “nuova musica”;
      ma quanta tristezza vi fu nel constatare che i “musicisti” erano ancora gli stessi, sempre, comunque ed ancora “Illuminati”.
      Ciò che però rattristò maggiormente il “signorino” fu un’ennesima “lotteria” che lo vide di nuovo protagonista presso la più volte menzionata Agenzia.
      Eh sì, era ancora tra gli eletti estratti per pagare il non dovuto.
      Ma questa volta il ragazzo bi-nome si avvalse di tecnici legali-commerciali che promisero a basso costo di portare elevati risultati e così parve.
      Purtroppo dopo qualche tempo il “signorino” ebbe modo di constatare che così non era stato e soprattutto di capire che solo il solare avvocato avrebbe potuto per sua mano o per l’altrui contenere l’abuso dell’erario.
      E seguirono altri fatti, mentre per i fin qui citati ad onor del vero, si lascia, a chi vuol leggere, piena facoltà di intravedervi il caso, la sfortuna o l’assiduo impegno di altruisti.
      Anticipo del finale:
      Per soddisfare i più curiosi, sperando di non arrecar danno a chi vorrebbe godere la fine della storia al suo momento e soprattutto lungi dal voler esser cagione, per le “presunte” verità, di qualche indignazione ed ancor peggio di mirata ritorsione, si fornisce di seguito l’anteprima della conclusione:
      Si giunse dunque ad oltre mezza vita, con il “signorino” ancora intento a cercar quiete e soprattutto un luogo libero da “Società Segrete”.
      Intronato dagli eventi, dovuti “forse al caso” o ad “Illuminati” intraprendenti, il soggetto principale era tornato un po’ bambino e sognava un mondo senza “Logge”, “Strani Architetti” e “Muratorie”, termini e concetti che, “per suo buonismo”, avrebbero dovuto sopravvivere solo in enciclopedie e libri di storia, sotto la voce “Illuminismo”.
      Immaginava quindi una società fantastica, in cui fossero banditi clientelismo e prostrazione, forse “valori di eccezione di certe Affiliazioni”, così che, in verità, capacità e professionalità potessero esprimersi in piena libertà, concedendo ad ognuno i posti meritati e soprattutto in cui bastassero la scuola ed i lampioni a rendere gli esseri umani “Illuminati”.

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