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Sulla dolcezza

Gli eletti di Dio devono essere persone che hanno anche la dolcezza come virtù. Essi devono impegnarsi per aggiungere alla loro preziosa fede anche questa virtù che è molto importante e che non va sottovalutata (nessuna virtù va sottovalutate). Infatti il Signore, per mezzo degli apostoli, ci ha ordinato di procacciarla,  siccome è scritto:

“Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati,…di dolcezza…” (Col 3:12),

ed ancora

“Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose, e procaccia…dolcezza.” (1 Tim 6:11).

Oltre ad essere ordinata, tale virtù è compresa nel frutto dello Spirito secondo che è scritto:

“Il frutto dello Spirito, invece, è…dolcezza…” (Gl 5:22)

Ora, che cos’è la dolcezza? Secondo il dizionario essa è un  modo d’agire privo di ruvidità o durezza nei rapporti con le altre persone. Inoltre è anche sinonimo di delicatezza, tenerezza, amabilità, amichevolezza, cordialità, cortesia, disponibilità, garbo, gentilezza. Invece, il contrario della dolcezza è durezza, ruvidità, sgarbatezza, scontrosità, freddezza, distacco, stizzosi.

Dunque la dolcezza si manifesta essendo amichevoli, gentili, disponibili, cordiali, avendo un parlare che non è duro senza motivo e che non causa agitazione, irritazione o fastidi negli altri, avendo un modo di porsi che non è scontroso e stizzoso. Le persone che non hanno questa virtù sono persone che trattano male le altre persone, sono persone sempre scontrose, dure, che causano sempre agitazione quando rispondo o quando vengono interpellate. Invece i credenti non devono essere così, non devono essere persone scontrose, stizzose, dal carattere difficile e che manifestano sempre durezza in ogni occasione.

Inoltre i santi devono correggere con dolcezza coloro che contraddicono secondo che è scritto: “correggendo con dolcezza quelli che contradicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità;” (2 Tim 2:25) e devono essere sempre pronti a rispondere con dolcezza e rispetto a chiunque li domanda della speranza che è in loro, secondo che è scritto: “anzi abbiate nei vostri cuori un santo timore di Cristo il Signore, pronti sempre a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto; avendo una buona coscienza;” (1 Pi 3:15)

Comunque, quantunque i santi devono essere persone dolci alcune volte devono turare la bocca ai cianciatori e ai ribelli (cfr Tito 1:10-16):, riprendere severamente affinchè si sia sani nella fede (cfr Tito 1:10-16) e agire con autorità per una determinata disciplina. Queste cose comportano anche un parlare duro, difficile da ascoltare ma questo non significa che chi faccia tali cose nel modo e nel momento opportuno non siano persone dolci.

Concludo esortandovi a procacciare la dolcezza; e se venite a mancare, confessate il vostro peccato a Dio, chiedeteGli perdono e continuate a procacciare la perfezione.

Haiaty Varotto

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