Attributi, caratteristiche e virtù che un Cristiano deve possedere: compassione. Siate compassionevoli!
I credenti in Cristo Gesù devono essere persone compassionevoli.
Lo devono essere perchè L’Eterno Iddio è compassionevole, e noi lo dobbiamo imitare, e poi perchè Egli ci comanda ed esorta ad esserlo.
Prima di passare ai passaggi biblici supportano la mia precedente affermazione, vediamo prima che cosè la compassione.
La compassione è:
“Sentimento di pietà verso chi è infelice, verso i suoi dolori, le sue disgrazie, i suoi difetti; partecipazione alle sofferenze altrui” (Treccani)
“dal latino: cum insieme patior soffro. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell’altro. Non un sentimento di pena che va dall’alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un’unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani.” (Una parola al giorno)
“La compassione è un’emozione complessa che coinvolge una profonda consapevolezza della sofferenza altrui e un desiderio autentico di alleviarla.” (web)
“La compassione è la capacità di notare la sofferenza altrui, sentirla senza giudicare e voler fare qualcosa, anche piccola, per alleviarla. Non è pietà (“povero te”) né solo empatia (sentire ciò che prova l’altro): la compassione aggiunge l’azione. La compassione è empatia che si fa cura: una sensibilità che non si limita a sentire, ma cerca di migliorare la situazione, con lucidità e calore.
Esempi pratici: Prima di rispondere di scatto, ti chiedi: “Cosa potrebbe star vivendo questa persona?”. Chiedi chiarimenti, niente sarcasmo; Un collega sbaglia: invece di rimarcare l’errore, dici “Può succedere. Vuoi che lo rivediamo insieme?” e lo aiuti a rimediare; Vedi una persona stanca o anziana: cedi il posto e chiedi “Posso aiutarla con la borsa?”; La cassiera è sotto pressione: mantieni il tono gentile, dici “nessuna fretta” e smorzi eventuali tensioni in fila.” (ChatGpt)
“La compassione è un sentimento e un’azione che nasce dalla consapevolezza della sofferenza altrui, accompagnata da un desiderio genuino di alleviarla, senza giudizio e con un atteggiamento di gentilezza e cura. A differenza dell’empatia, che è una condivisione emotiva, la compassione implica una volontà di agire in modo efficace e consapevole per aiutare chi sta soffrendo. ” (Gemini)
Quindi, da questo comprendiamo che la compassione è un sentimento di pietà verso chi soffre, il che ci porta a a soffrire insieme alla persona che sta soffrendo e ad agire per cercare di recargli sollievo ed ad aiutarla. Al contrario, la persona che non è compassionevole, è spietata, non ha alcuna pietà per la sofferenza dell’altro, ed è fredda, totalmente disinteressata alla sofferenza dell’altro, ed infatti non fa nulla, non agisce, non si muove per poterlo aiutare ad uscire fuori o ad alleviare quella sua sofferenza.
Ora le sacre scritture ci insegnano che L’Eterno è un Dio compassionevole (Sl 111:4, Sl 72:13, Sl 79:8, Sl 145:8, Lam 3:32, Osea 11:8, Giac 5:11); le sue compassioni sono immense (cfr 2 Sam 24:14, Ne 9:31, Sl 51:1, Sl 119:156, Dan 9:18). Infatti svariate volte ebbe compassione del suo popolo in passato (cfr 2 Re 13:33, Ne 9:31, Lam 3:22, Zac 11:6) e continua ad averne ancora oggi verso il suo popolo e verso le sue creature (cfr Sl 145:9, Is 30:18, Os 1:7).
Gesù era compassionevole. Infatti ad esempio ebbe compassione della folla che lo seguiva (cfr Mt 9: 36; Mt 14:14; Mc 6:34).
Egli, avendo sofferto, può avere compassione di coloro che soffrono.
Infine, come detto prima, Iddio vuole che noi, suo popolo, siamo compassionevoli, secondo che è scritto:
“’Così parlava l’Eterno degli eserciti: Fate giustizia fedelmente, e mostrate l’uno per l’altro bontà e compassione;” (Zacc 7:9).
E per mezzo di Paolo esortò i credenti dicendo:
“Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di tenera compassione…” (Col 3:12)
mentre per mezzo di Pietro ci ordina:
“Infine, siate tutti…compassionevoli..”(1 Pi 3:8)
Dunque fratelli e sorelle, sappiate che dovete essere persone compassionevoli e che dovete gettare lungi da voi ogni forma di spietatezza, di freddezza, di disinteresse verso il prossimo. Se succede, se capita, che nella vostra vita incontriate persone che soffrono, voi dovete avere pietà di loro e dovete cercare di aiutarle con ogni sapienza e con carità; dovete agire per aiutarle nel vostro possibile, facendo ciò che si può per farle smettere di soffrire o recare sollievo. Magari qualche volta si tratterà di dare un consiglio; altre volte si tratterà di fare compagnia (stare assieme dando il proprio tempo); altre volte sarà di fare una determinata azione precisa; altre volte sarà soltanto di ascoltare e offrire una spalla su cui piangere.
Ovviamente va sempre fatto tutto con prudenza perchè purtroppo, in questi tempi malvagi che viviamo, ci sono persone che se ne approfittano, e fanno leva sulla pietà per poter sfruttarvi per il loro vantaggio e con scopi non buoni. Quindi state attenti ed esaminate sempre a fondo ogni causa con prudenza, ma siate pieni di compassione. Sappiate che l’uomo che ha compassione è un uomo felice (cfr Sl 112:5).
Haiaty Varotto